sabato 18 novembre 2017

GALILEO GALILEI...

...AVEVA TORTO O RAGIONE?

e Crombette ci dà una mano

...
pag145 Fortunatamente, ...è facile cercare da dove è venuta la Relatività e analizzare le sue basi scientifiche. Questa inchiesta alla quale le circostanze mi hanno portato in un modo del tutto naturale, mi ha permesso di fare al contempo tutto il processo dell'Astronomia moderna... Alla scuola laica, al liceo e al Politecnico, tutti i miei professori avevano acceso nella mia intelligenza l'amore per la verità scientifica basata sugli esperimenti, e devo dire che ancor'oggi tengo molto alto questo amore per la verità scientifica, giacché lo studio dell'universo è certamente un eccellente mezzo per arrivare alla verità. Ora, nel 1921, mentre mi trovavo a Londra, dopo lunghe assenze dalla Francia, si produsse l'offensiva relativista. Tutti possono ricordarsi con quale rapidità e con l'aiuto di quale chiassosa pubblicità Einstein divenne celebre. Articoli, conferenze, incoraggiamenti dalle società scientifiche, tutto fu messo in opera per volgarizzare in pochi mesi la Relatività. Stupito da tutto ciò che leggevo di assurdità e paradossi, ben sapendo che questo movimento non poteva essere nato dall'oggi al domani, cercai di informarmi il più velocemente possibile sulle cause e le origini di questa audace rivoluzione scientifica. Fu in un libro sulla Relatività, del politecnico Becquerel, che scoprii gli altarini. Tralasciando tutto l'apparato matematico di questo libro, tutte le sedicenti dimostrazioni rigorose delle peggiori assurdità, mi resi presto conto che ci doveva essere in queste teorie un grave errore di principio. Fu allora che lessi per la prima volta che esiste un esperimento che prova che la terra non si sposta. Ma ecco il modo in cui lo presenta Becquerel: «Q uesto studio ci condurrà al celebre esperimento col quale Michelson aveva pensato di mettere in evidenza il movimento della terra; vi troveremo, tra l'effetto previsto e il risultato sperimentale, una discordanza completa e cercheremo le cause profonde di questo disaccordo... Non si è mai ottenuto, nell'esperimento di Michelson, nessuno spostamento delle frange in nessuna epoca dell'anno. Tutto appare come se la terra fosse immobile. Il disaccordo tra l'esperimento e la teoria è brutale! » Documentandomi meglio appresi, non senza stupore, che questo esperimento, di cui i miei professori non avevano mai parlato, era stato fatto dallo scienziato Michelson a 145 - La terre ne bouge pas, Douriez-Bataille, Lilla, riedizione del 1934. 146 Chicago, fin dal 1880, e da lui ripetuto numerose volte fino al 1887. Ed è qui che richiamo con insistenza l'attenzione dei lettori. Dal 1880 al 1887, cioè oltre cinquant'anni fa, Michelson aveva cercato, con l'aiuto di un apparecchio studiato in modo molto logico, di svelare e misurare la velocità della terra attorno al sole. Il suo apparecchio aveva sempre risposto "velocità nulla". Logicamente, bisognava concluderne che la terra non gira; ma i maestri della scienza lasciarono questi esperimenti sotto il moggio. Perché non li hanno resi classici come tutti gli altri? Perché non li hanno divulgati? Perché sono stati nascosti ai professori e agli istruttori di allora? Avevano paura di rallentare lo zelo e di raffreddare l'entusiasmo dei tribuni e dei divulgatori che facevano allora a gara per distruggere le antiche credenze nelle masse popolari in nome dell'affare Galileo? E i miei lettori comprenderanno adesso tutta la gravità della questione..., intuiranno con che paziente risoluzione io ne ho scavato le profondità per dodici anni e come sono felice di annunciare... le irrefutabili dimostrazioni, basate su quattro esperimenti, di questa semplice verità: La terra non gira!» Plaisant dettaglia quindi il primo esperimento di Michelson, l'esperimento di Iena, il secondo esperimento di Michelson, quello della girandola elettrica e quello del gravimetro di cui abbiamo già parlato. In un terzo opuscolo146 egli scrive questa frase che può essere considerata come una conclusione: « Ho verificato, in un modo che non può lasciare alcun dubbio, che la Scienza classica moderna nasconde scientemente ai suoi allievi degli esperimenti la cui interpretazione immediata dimostra l'immobilità della terra, e che questa stessa Scienza autorizza i relativisti, che io comparo volentieri a degli estremisti dell'errore moderno, ad avvalersi di questi stessi esperimenti per affermare le loro assurdità e distruggere il buon senso.» Se ci poniamo dal solo punto di vista scientifico, possiamo riassumere come segue il sistema astronomico di Plaisant: egli riprende integralmente l'ipotesi di Tycho Brahè; fa dunque, da questo punto di vista, una netta marcia indietro in rapporto all'ipotesi di Galileo; ma al contempo raggiunge la teoria di Mach e di Einstein sul campo gravifico universale, ed in questo si trova, certo a sua insaputa, tra le truppe d'avanguardia. L'opinione di Plaisant cade dunque sotto il colpo dei due principali rimproveri che si possono fare all'ipotesi di Tycho Brahe, cioè: «Come l'immensità dell'universo, in cui la Via Lattea è, in ogni caso, estremamente lontana dalla terra, potrebbe fare un giro in 24 ore?» Plaisant può ben dirci che le stelle sono molto meno lontane di quanto non pretendano gli astronomi, sono comunque ben oltre gli ultimi pianeti di cui si conosce bene la distanza, il che le obbligherebbe a percorrere milioni di chilometri al secondo, velocità concepibile solo per dei movimenti ondulatori, ma incompatibile con una natura materiale. Ora, se gli astri sono luminosi, non lo sono perché sono luce pura, come suppone Plaisant, ma perché la materia di cui sono formati è portata all'incandescenza; l'analisi permette di riconoscervi la presenza di corpi terrestri e le meteoriti lo confermano. In secondo luogo, né Plaisant né Tycho-Brahe spiegano come la terra potrebbe restare in equilibrio al centro dell'universo essendo sprovvista di qualsiasi movimento. Plaisant ha ragione di dirci che serve un punto fisso a una geometria razionale; ma la geometria è un'astrazione mentre il mondo è concreto. Comparazione non è ragione, e un'affermazione richiede una dimostrazione. Si capisce benissimo che la luna deve girare attorno alla terra per non cadervi sopra; si vede meno come la terra potrebbe non cadere sul sole se non fosse essa stessa animata di un certo movimento. Plaisant ha un bel fare della terra il polo centrale cavo di un campo gravifico a poli asimmetrici, di cui il secondo è il cielo; la sua supposizione richiederebbe per la terra una massa capace di far equilibrio al resto dell'universo, concezione anormale e d'altronde incompatibile con l'idea di una  terra cava. Per di più, niente nella Bibbia, ispiratrice dei nostri due studiosi, richiede la non rotazione della terra su se stessa; noi al contrario abbiamo mostrato, con una traduzione stretta dei Libri Sacri, che essi menzionavano a più riprese questa rotazione. Quanto al campo gravifico universale di Plaisant, esso è esposto alle stesse obiezioni che noi abbiamo fatto a quello di Einstein. Il fatto che Plaisant sia partito da una concezione diversa da quella di Mach, non vi cambia niente se il risultato è lo stesso. La concezione che tutte le forze esterne a un pezzetto di rame farebbero equilibrio alle sue forze interne, lungi dallo spiegare il movimento, è tale da escluderlo poiché vi è equilibrio. Il grande merito di Plaisant, che non deve essere sottostimato, è di aver preso nettamente posizione contro il Relativismo, di averne denunciato gli effetti nefasti e di avergli opposto un saggio di teoria costruttiva. Citeremo ancora di lui, su quest'ultimo punto, i seguenti passaggi: «É risaputo come Nordmann cercò, nei suoi libri e nel Matin, di precipitare la marcia verso l'assurdità e l'agnosticismo dopo che "Tourne-t-elle?" ha convinto i massoni che una teoria seria era oggetto di un tentativo di ritorno alla verità dell'immobilità della terra che avrebbe rimesso in causa tutta la questione religiosa nelle masse popolari. Questo astronomo era senza dubbio stato avvisato che doveva aver luogo una conferenza pubblica su questo argomento, giacché nei quindici giorni che l'hanno preceduta, due articoli sono apparsi in prima colonna sul Matin con dei titoli sensazionali. Ed ecco la conclusione di uno dei due articoli: "Il processo di Galileo non è dunque stato, senza dubbio, che un gigantesco malinteso, nel quale Galileo e i suoi giudici dicevano la stessa cosa con dei linguaggi diversi. Essi ebbero dunque torto a condannarlo, poiché egli affermava gli stessi fatti, ma con altre parole". Avete capito bene: il processo di Galileo, un uomo davanti a dei giudici, la tortura di cui è implicitamente minacciato, il rogo che può domani consumarlo, tutto ciò è un semplice malinteso. Giudici e accusato dicevano la stessa cosa senza avvedersene! 

Interrompiamo la citazione per porre questa domanda: ma allora, quelli che per più di trecento anni hanno veementemente rimproverato alla Chiesa di aver sostenuto "i propri errori" contro "la verità" di Galileo, hanno dunque avuto torto, anch'essi, per la stessa ragione della Chiesa nel condannare Galileo? - Perché non l'hanno detto allora: "è un semplice malinteso?" Perché dirlo solo adesso che gli esperimenti sono contro Galileo?» Plaisant prosegue: «La scienza sostiene di non occuparsi di morale. Aspettate che l'avvocato di un omicida trasporti davanti ai giurati questa bella teoria e che dica semplicemente: "Siamo in presenza di un semplice malinteso. Questo coltello insanguinato che voi credete di vedere sul tavolo non esiste che nella vostra immaginazione, o piuttosto è la stessa cosa sostenere che esiste o che non esiste; non più del cuore della vittima nel quale si è creduto di trovarlo mesi orsono". E non crediate che io esageri. Jeans, segretario perpetuo della Royal Academy, a Londra, ha pubblicato un lungo articolo, il 24 marzo 1928, su Nature, da cui estraggo i seguenti passaggi; l'inizio: "L'antropologia e la geologia ci dicono che l'uomo esiste sulla terra da circa 300.000 anni ed è a questa antichità che dovremo risalire per incontrare il nostro antenato, la scimmia"; e l'ultima frase: "L'immagine che l'uomo vede è forse una semplice creazione della sua mente nella quale nulla esiste eccetto lui. L'universo, che noi studiamo con tanta cura, è forse un sogno e noi siamo forse delle cellule cerebrali nella mente di un sognatore". Se per caso qualcuno sostenesse davanti a voi (questa tesi), non accontentatevi di trattarlo da folle, ma consigliategli di colpire un muro a colpi di pugno fino a soffrirne; e se egli nega la sofferenza fino a sanguinare, e se nega il sangue fino a rompersi la mano, infine fino a quando sia arrivato ad uno stato tale per cui un'anima 148 compassionevole venuta per curarlo avrà (allora) trovato la via della sua ragione e del suo cuore per dirgli: "Ma sì, mio povero amico, il muro esiste, e l'universo anche, e proprio così come noi li vediamo; quelli che vi hanno detto il contrario sono degli insensati, come voi fino a poco fa; sì, dei veri banditi scientifici che le autorità dovrebbero distruggere senza pietà, giacché essi sono gli agenti diretti di Satana che, non potendo distruggere l'universo prima del tempo segnato da Dio, non hanno trovato niente di meglio che pretendere e far insegnare che l'universo, questo testimone fastidioso e irrecusabile dell'esistenza di Dio, non esiste più". É del resto inutile contare attualmente sui poteri pubblici per mandare all'impiccagione o alla ghigliottina gli uomini potenti che seminano tali dottrine e che sono infinitamente più colpevoli dei ladri e degli assassini ai quali essi danno la scusa di credere alla relatività del portamonete, della cassaforte o della vita umana. In Inghilterra o in Francia non c'è manifestazione scientifica dove i ministri non rincarino la dose su queste assurdità con un pomposo elogio della Scienza. Tutti sanno che i ministri dell'Istruzione pubblica e della Giustizia, in Francia, non sono liberi, forse ancor meno su questo terreno scientifico che nei domìni religiosi o politici. Ho avuto un giorno l'opportunità di sondare a fondo la mentalità che impedisce a certi uomini di conservare la chiara nozione della loro libertà di fronte a certi dogmi della Scienza. Era il 1925..., mi trovavo tra Modane e Chambèry, nel corridoio di un vagone, a fianco di due inglesi di circa trent'anni che discutevano del progresso indefinito della Scienza. Forse erano dei professori o degli assistenti di un'università britannica. Entrambi erano convinti che il progresso, malgrado degli alti e bassi, malgrado le guerre e le catastrofi materiali, era assolutamente certo, e la loro affermazione risvegliò in me tali sentimenti che non potei impedirmi di chieder loro di prendere parte alla conversazione. Li portai a parlare di Michelson, di Einstein, dell'idea di Creazione, della Fede, della Bibbia, per la quale essi non nascosero affatto di avere la più completa indifferenza, ed io finii per chieder loro quale sarebbe il loro atteggiamento se un giorno la stessa Scienza scoprisse che tutta la Bibbia è vera, parola per parola. Non dimenticherò mai la fredda risoluzione che c'era negli occhi blu del più attempato di questi britannici quando mi rispose che, anche in questo caso, egli lascerebbe la Bibbia da parte. Erano dei massoni? Forse dei giuramenti solenni li legavano irrevocabilmente a questa corsa sfrenata verso l'impenitenza finale senza alcun diritto di guardare indietro; lo ignoro, ma ho ben misurato, quel giorno, con quali nemici la Verità aveva a che fare; sono stato confermato nella certezza dell'opera abominevole che le riviste Nature, in Inghilterra, e Revue Générale des Sciences, in Francia, hanno la missione di proseguire costi quel che costi, ed ho rabbrividito nel pensare che tanto di filosofi cattolici sono preda di una tale congiura. Ora, nel 1922, lessi in qualche numero scompagnato di una rivista che si occupa di società segrete, una lista di istruzioni generali ad uso dei membri di società di libero pensiero della periferia sud di Parigi; una di queste era di non lasciar mai rimettere in causa la questione della mobilità della terra. Sapevo troppo bene che era per l'affare Galileo che la fede era stata tolta dall'intelligenza delle masse popolari per stupirmi di un tale consiglio e per non considerarlo come una prova, indiretta senza dubbio, ma molto importante, dell'immobilità della terra. La tattica adottata dalla massoneria, e oggi imposta all'umanità da tutto un sindacato internazionale la cui sede sociale dev'essere a Londra o a Chicago, è d'altronde ben comprensibile. La scienza anticattolica, il cui successo demagogico è basato sull'infame leggenda di Galileo, si è rotta il naso in un vicolo cieco e la logica esigerebbe imperiosamente un ritorno indietro; ma siccome essa è riuscita a trascinare l'umanità e anche la Chiesa Cattolica nel suo vicolo cieco, bisogna ad ogni costo impedir loro di pensare di tornare sui propri passi. In quel grande giornale del mattino, la prima colonna è periodicamente affidata ad un astronomo la cui sola missione è di riversare nei cervelli di un milione di lettori 149 l'assurdità e lo scetticismo e di appannare la chiarezza delle intelligenze proprio come gli altri sporcano la purezza dei cuori. É proprio lui che, avendo letto Tourne-t-elle? del 1922 senza neanche accusare ricevuta, e inseguito dalle verità che questo opuscolo racchiude, non ha avuto paura di intitolare La terre tourne-t-elle? un capitolo di 50 pagine nel suo libro odiosamente intitolato Le Royaume des Cieux (1923), di non farvi allusione alcuna al mio opuscolo, ai miei argomenti e al modo in cui io concepisco l'universo, e infine di terminare questo capitolo con l'enormità seguente: La terra gira? Sì, se vi piace; no, se non vi piace. No, signor Nordmann, se la terra gira o non gira, ciò non dipende né da voi né da me, non più di quanto non dipenda da voi essere uomo o donna. O si è l'uno o si è l'altra, e l'esperimento di Michelson ha provato che la terra non gira. Tanto peggio per voi se non vi piace che ci sia un paradiso e un inferno. Speriamo che scegliate la parte buona prima che sia troppo tardi.» 

pag 149:

La teoria di Ollivier 


Dopo Gustave Plaisant, ecco un secondo politecnico, Maurice Ollivier, che, nel suo libro Fisica moderna e realtà, ci dice anche lui che la terra non gira. Citiamo alcuni passaggi del suo studio: «Quando mi ritirai in campagna e, per semplice curiosità, mi misi a scoprire e poi a guardare più da vicino la Fisica contemporanea, non avevo più gli occhi ammirativi dei vent'anni ma nessuna prevenzione contro di essa. Da Newton a Maxwell, quanti nomi illustri avevo imparato a venerare! Dei lavori dei loro successori non sapevo, per contro, quasi nulla, salvo di alcuni esperimenti. Ma come cercare di prendere la misura del "genio" di Einstein? Qual era, almeno per l'essenziale, l'opera di un Niels Bohr, di un Louis de Broglie, di un Heisenberg? Dunque, con libertà di spirito, lessi dei grandi corsi attualmente professati e dei libri. Ci fu subito qualche stupore, della sorpresa. Poteva la realtà essere tale? Ed io rilessi. Gli sviluppi matematici, a prima vista li ammisi. Ma certi ragionamenti mi sembravano dubbi, per non dire viziosi. Dei sofismi? E rilevai delle contraddizioni bizzarre, delle contraddizioni via via più numerose e nei campi più diversi. Da dove provenivano? Poco a poco, il dubbio fece posto allo stupore... Con tanto di potenza intellettuale e di sapere, quale contrasto! E le critiche, venute una dopo l'altra, a precisarsi, a ordinarsi, con le idee, con argomenti nuovi. É allora che, risalendo ai princìpi, e non senza aver esitato davanti allo straordinario di certe conseguenze, intravidi le prospettive scientifica, filosofica, e anche, cosa inattesa, religiosa di un'opera. Il mio lavoro diveniva una appassionante "azione cattolica". Ecco la storia di questo libro. Spero che i... miscredenti non me ne vorranno di questa franchezza, e che le menti devote cercheranno di vederci chiaro senza spirito di parrocchia. Non mi si voglia dunque fare alcun processo di intenzione, soprattutto malevolo! Non si tratta affatto di una fantasia paradossale. Scrivendo con convinzione, io chiedo al lettore dell'obiettività. Di cosa si tratta? Essenzialmente, del reale. Sul reale, quali sono i veri postulati, i postulati fondamentali della Fisica contemporanea? Innanzitutto quello del Vuoto assoluto, cioè del niente: un vuoto infinito al quale si conferisce, almeno in pectore, l'esistenza. É come sottintendere l'esistenza del niente 147 - Les editions du Cédre, 13, R. Mazarìne, Parigi. 150 (sotto la copertura della parola "mezzo"). E, per chiave di questo Vuoto, un numero: la velocità della luce sarebbe sempre misurata con lo stesso numero, per quanto rapido e vario sia il movimento proprio dell'osservatore! Infine... non più traiettoria: tutto saltellerebbe a caso nel Vuoto e nell'istantaneo. C'è da stupirsi che, trattandosi del reale, un irrealismo tanto crudo sia così pieno di contraddizioni?... Non si spiega il reale a prezzo di contraddizioni inveterate. Esiste un ordine vero nello spirito e nelle cose, il tutto insieme. Non avremmo più la forza di credervi? Quanto ai progressi tecnici, argomento minore che è illusorio, non sono di tutti i tempi? Lo si dimentica nel rumore e nella propaganda, mentre, dalla macchina a vapore alla bomba atomica, le teorie si succedono e con delle idee più o meno false sul calore o sull'energia nucleare, gli ingegneri lavorano... Un'arringa di questo tipo non potrebbe dunque soddisfare tutti i filosofi, almeno presumo, né i cristiani riflessivi. La civiltà occidentale, in effetti, se anche fosse più industrializzata, perderebbe persino la sua ragion d'essere se, essendo le cime oscurate da nuvole, pensassimo di poter restare tranquillamente confusi nelle conche di questa incoerenza. Fatto essenziale e dunque primo, c'è del continuo nel nostro universo sensibile, e non "il Vuoto". Fatta questa riflessione e anche a priori, è una certezza, e il resto, tutto il resto, ne consegue. Lo si potrà dotare di ogni sorta di virtù o di tendenze occulte, il niente non è nemmeno un "mezzo di riferimento", ancor meno di casualità: non esiste. Che importa adesso, almeno per uno spirito religioso, che la terra giri o non giri! É lo stesso... Ma essa è immobile, questo è un fatto. Gli esperimenti di Michelson ne danno la prova; e ve ne sono altre... In particolare, avendo la nostra atmosfera del continuo che supporta le onde, le equazioni dell'elettromagnetismo non vi si verificherebbero affatto - non potremmo neanche scriverle - se la terra con la sua atmosfera fosse trasportata nello spazio in vortice. Anche da solo, l'argomento potrebbe bastare. Questo risultato, molto spettacolare, sembra inaudito. Ma rivoltiamo il problema formulando le ipotesi contrarie a quelle che sono ammesse e tutto si chiarisce, sono delle illusioni che cadono. Per esempio, ci si è talmente ripetuto che le stelle sono enormi soli a distanze favolose che, guardando il cielo, non immaginiamo più che possa essere altrimenti. Ma essendo la terra immobile, non si sà più niente di queste distanze (né dei volumi, né delle masse)... Comparati all'enorme inerzia della terra, gli astri sono, in più o in meno secondo la loro natura, dei fenomeni essenzialmente luminosi. Fatto sta che, per l'autore, l'immobilità del nostro habitat è diventata più di una certezza acquisita per esperienza e ragione: è un'evidenza... Davanti al cielo, siamo così riportati alle soglie dell'ignoto. Sono dei punti interrogativi, molti punti interrogativi che conviene porre... Si tratta dello spirito e dei princìpi della Fisica contemporanea. E senza dubbio vi direte anche: "Che ci sia del continuo nella materia, sia! Ma che la terra sia immobile?" Riconosco volentieri che, per uno spirito aperto ma sorpreso, il dubbio è oggi la prima attitudine che conviene. Non è pertanto avere più assoluto nello spirito il pensare che la terra è immobile piuttosto che il contrario... Ho torto? Ho ragione? Nel nostro universo sensibile tempestato da radiazioni, cos'è che gira? Ammetterete dunque, lo spero, che al termine delle sue riflessioni e su questi due punti, che d'altronde sono legati, l'autore sia diventato molto affermativo. Sono i pastori di Caldèa che, nella loro ignoranza ammirativa, vedevano giusto quando la notte, avvolti nei loro mantelli, guardavano sfilare lentamente le stelle. 1

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