lunedì 31 dicembre 2018

Theotokos (Genitrice di Dio).

L'INNO AKATHISTOS
 

  
È uno tra i più famosi inni che la Chiesa Ortodossa dedica alla Theotokos
(Genitrice di Dio).  
Akathistos
 si chiama per antonomasia quest'inno liturgico del secolo V
, che fu e resta il modello di molte composizioni innografiche e litaniche, antiche e recenti."Akathistos" non è il titolo originario, ma una rubrica:"a-kathistos" in greco significa "non-seduti", perché la Chiesa ingiunge di cantarlo o recitarlo "stando in piedi", come si ascolta il Vangelo, in segno di riverente ossequio alla Madre di Dio.
La struttura metrica e sillabica dell'Akathistos si ispira alla celeste Gerusalemme descritta dal cap. 21 dell'Apocalisse, da cui desume immagini e numeri: Maria è cantata come identificazione della Chiesa, quale "Sposa" senza sposo terreno, Sposa vergine dell'Agnello, in tutto il suo splendore e la sua perfezione.
L'inno consta di 24 stanze (in greco: oikoi), quante sono le lettere dell'alfabeto greco con le quali progressivamente ogni stanza comincia. Ma fu sapientemente progettato in due parti distinte, su due piani congiunti e sovrapposti - quello della storia e quello della fede -, e con due prospettive intrecciate e complementari - una cristologica, l'altra ecclesiale -, nelle quali è calato e s'illumina il mistero della Madre di Dio. Le due parti dell'inno a loro volta sono impercettibilmente suddivise ciascuna in due sezioni di 6 stanze: tale suddivisione è presente in modo manifesto nell'attuale celebrazione liturgica. L'inno tuttavia procede in maniera binaria, in modo che ogni stanza dispari trova il suo complemento - metrico e concettuale - in quella pari che segue. Le stanze dispari si ampliano con 12 salutazioni mariane, raccolte attorno a un loro fulcro narrativo o dommatico, e terminano con l'efimnio o ritornello di chiusa: "Gioisci, sposa senza nozze!". Le stanze pari invece, dopol'enunciazione del tema quasi sempre a sfondo cristologico, terminano con l'acclamazione a Cristo: "Alleluia!". Così l'inno si presenta cristologico insieme e mariano, subordinando la Madre al Figlio, la missione materna di Maria all'opera universale di salvezza dell'unico Salvatore.
La prima parte dell'Akathistos (stanze 1-12) segue il ciclo del Natale, ispirato ai Vangeli dell'Infanzia (Lc 1-2; Mt 1-2).

Essa propone e canta il mistero dell'incarnazione (stanze 1-4), l'effusione della grazia su Elisabetta e Giovanni (stanza 5),la rivelazione a Giuseppe (stanza 6), l'adorazione dei pastori(stanza 7), l'arrivo e l'adorazione dei magi (stanze 8-10), la fuga in Egitto (stanza 11), l'incontro con Simeone (stanza 12): eventi che superano il dato storico e diventano lettura simbolica della grazia che si effonde, della creatura che l'accoglie, dei pastori che annunciano il Vangelo, dei lontani che giungono alla fede, del popolo di Dio che uscendo dal fonte battesimale percorre il suo luminoso cammino verso la Terra promessa e giunge alla conoscenza profonda del Cristo.
La seconda parte (stanze 13-24) propone e canta ciò che la Chiesa al tempo di Efeso e di Calcedonia professava di Maria, nel mistero del Figlio Salvatore e della Chiesa dei salvati. Maria è la Nuova Eva, vergine di corpo e di spirito, che col Frutto del suo grembo riconduce i mortali al paradiso perduto (stanza 13); è la Madre di Dio, che diventando sede e trono dell'Infinito, apre le porte del cielo e vi introduce gli uomini (stanza 15); è la Vergine partoriente, che richiama la mente umana a chinarsi davanti al mistero di un parto divino e ad illuminarsi di fede (stanza 17); è la Sempre-vergine, inizio della verginità della Chiesa consacrata a Cristo, sua perenne custode e amorosa tutela (stanza 19); è la Madre dei Sacramenti pasquali, che purificano e divinizzano l'uomo e lo nutrono del Cibo celeste (stanza 21); è l'Arca Santa e il Tempio vivente di Dio, che precede e protegge il peregrinare della Chiesa e dei fedeli verso l'ultima Pasqua (stanza 23); è l'Avvocata di misericordia nell'ultimo giorno (stanza 24).
L'Akathistos è una composizione davvero ispirata. Conserva un valore immenso:
—  a motivo del suo respiro storico-salvifico, che abbraccia tutto il progetto di Dio coinvolgendo la creazione e le creature, dalle origini all'ultimo termine, in vista della loro pienezza in Cristo;
  a motivo delle fonti, le più pure: la Parola di Dio dell'Antico e del Nuovo Testamento, sempre presente in modo esplicito o implicito; la dottrina definita dai Concili di Nicea (325), di Efeso (431) e di Calcedonia (451), dai quali direttamente dipende; le esposizioni dottrinali dei più grandi Padri orientali del IV e del V secolo, dai quali desume concetti e lapidarie asserzioni;
  a motivo di una sapiente metodologia mistagogica, con la quale —assumendo le immagini più eloquenti dalla creazione e dalle Scritture —eleva passo passo la mente e la porta alle soglie del mistero contemplato e celebrato: quel mistero del Verbo incarnato e salvatore che — come afferma il Vaticano II — fa di Maria il luogo d'incontro e di riverbero dei massimi dati della fede (cf Lumen Gentium 65).

Circa l'Autore, quasi tutta la tradizione manoscritta trasmette anonimo l'inno Akathistos. La versione latina redatta dal Vescovo Cristoforo di Venezia intorno all'anno 800, che tanto influsso esercitò sulla pietà del medioevo occidentale, porta il nome di Germano di Costantinopoli ( 733). Oggi però la critica scientifica propende ad attribuirne la composizione ad uno dei Padri di Calcedonia: in tal modo, questo testo venerando sarebbe il frutto maturo della tradizione più antica della Chiesa ancora indivisa delle origini, degno di essere assunto e cantato da tutte le Chiese e comunità ecclesiali.

INNO


PARTE NARRATIVA

1. Il più eccelso degli Angeli fu mandato dal Cielo
per dir "Ave" alla Madre di Dio.
Al suo incorporeo saluto
vedendoti in Lei fatto uomo,
Signore,
in estasi stette,
acclamando la Madre così:
Ave, per Te la gioia risplende;
Ave, per Te il dolore s'estingue.
Ave, salvezza di Adamo caduto;
Ave, riscatto del pianto di Eva.
Ave, Tu vetta sublime a umano intelletto;
Ave, Tu abisso profondo agli occhi degli Angeli.
Ave, in Te fu elevato il trono del Re;
Ave, Tu porti Colui che il tutto sostiene.
Ave, o stella che il Sole precorri;
Ave, o grembo del Dio che s'incarna.
Ave, per Te si rinnova il creato;
Ave, per Te il Creatore è bambino.
Ave, Sposa non sposata!
 
 
2. Ben sapeva Maria
d'esser Vergine sacra e così a Gabriele diceva:
«Il tuo singolare messaggio
all'anima mia incomprensibile appare:
da grembo di vergine
un parto predici, esclamando:
Alleluia!» 
3. Desiderava la Vergine
di capire il mistero
e al nunzio divino chiedeva:
«Potrà il verginale mio seno
mai dare alla luce un bambino?
Dimmelo!»
E Quegli riverente
acclamandola disse così:
Ave, Tu guida al superno consiglio;
Ave, Tu prova d'arcano mistero.
Ave, Tu il primo prodigio di Cristo;
Ave, compendio di sue verità.
Ave, o scala celeste
che scese l'Eterno;
Ave, o ponte che porti gli uomini al cielo.
Ave, dai cori degli Angeli cantato portento;
Ave, dall'orde dei dèmoni esecrato flagello.
Ave, la Luce ineffabile hai dato;
Ave, Tu il «modo» a nessuno hai svelato.
Ave, la scienza dei dotti trascendi;
Ave, al cuor dei credenti risplendi.
Ave, Sposa non sposata!
 
4. La Virtù dell'Altissimo
adombrò e rese Madre
la Vergine ignara di nozze:
quel seno, fecondo dall'alto,
divenne qual campo ubertoso per tutti,
che vogliono coglier salvezza 

cantando così:
Alleluia!

5.
 Con in grembo il Signore
premurosa Maria
ascese e parlò a Elisabetta.
Il piccolo in seno alla madre
sentì il verginale saluto,
esultò,
e balzando di gioia
cantava alla Madre di Dio:
Ave, o tralcio di santo Germoglio;
Ave, o ramo di Frutto illibato.
Ave, coltivi il divino Cultore;
Ave, dai vita all'Autor della vita.
Ave, Tu campo che frutti ricchissime grazie;
Ave, Tu mensa che porti pienezza di doni.
Ave, un pascolo ameno Tu fai germogliare;
Ave, un pronto rifugio prepari ai fedeli.
Ave, di suppliche incenso gradito;
Ave, perdono soave del mondo.
Ave, clemenza di Dio verso l'uomo;
Ave, fiducia dell'uomo con Dio.
Ave, Sposa non sposata!
 
6. Con il cuore in tumulto
fra pensieri contrari
il savio Giuseppe ondeggiava:
tutt'ora mirandoti intatta
sospetta segreti sponsali, o illibata!
Quando Madre ti seppe
da Spirito Santo, esclamò:
Alleluia! 
7. I pastori sentirono
i concerti degli Angeli
al Cristo disceso tra noi.
Correndo a vedere il Pastore,
lo mirano come agnellino innocente
nutrirsi alla Vergine in seno,
cui innalzano il canto:
 

Ave, o Madre all'Agnello Pastore,
Ave, o recinto di gregge fedele.
Ave, difendi da fiere maligne,
Ave, Tu apri le porte del cielo.
Ave, per Te con la terra esultano i cieli,
Ave, per Te con i cieli tripudia la terra.
Ave, Tu sei degli Apostoli la voce perenne,
Ave, dei Martiri sei l'indomito ardire.
Ave, sostegno possente di fede,
Ave, vessillo splendente di grazia.
Ave, per Te fu spogliato l'inferno,
Ave, per Te ci vestimmo di gloria.

Ave, Vergine e Sposa!

 
8. Osservando la stella
che guidava all'Eterno,
ne seguirono i Magi il fulgore.
Fu loro sicura lucerna
andando a cercare il Possente,
il Signore.
Al Dio irraggiungibile giunti,
l'acclaman beati: 
Alleluia! 

9. Contemplarono i Magi
sulle braccia materne
l'Artefice sommo dell'uomo.
Sapendo ch'Egli era il Signore
pur sotto l'aspetto di servo,
premurosi gli porsero i doni,
dicendo alla Madre beata:

Ave, o Madre dell'Astro perenne,
Ave, o aurora di mistico giorno.
Ave, fucine d'errori Tu spegni,
Ave, splendendo conduci al Dio vero.
Ave, l'odioso tiranno sbalzasti dal trono,
Ave, Tu il Cristo ci doni clemente Signore.
Ave, sei Tu che riscatti dai riti crudeli,
Ave, sei Tu che ci salvi dall'opre di fuoco.
Ave, Tu il culto distruggi del fuoco,
Ave, Tu estingui la fiamma dei vizi.
Ave, Tu guida di scienza ai credenti,
Ave, Tu gioia di tutte le genti.

Ave, Vergine e Sposa!
 

10. Banditori di Dio
diventarono i Magi
sulla via del ritorno.
Compirono il tuo vaticinio
e Te predicavano, o Cristo,
a tutti, noncuranti d'Erode,
lo stolto, incapace a cantare:

A
lleluia!
 
11. Irradiando all'Egitto
lo splendore del vero,
dell'errore scacciasti la tenebra:
ché gli idoli allora, o Signore,
fiaccati da forza divina caddero;
e gli uomini, salvi,
acclamavan la Madre di Dio:
Ave, riscossa del genere umano,
Ave, disfatta del regno d'inferno.
Ave, Tu inganno ed errore calpesti,
Ave, degl'idoli sveli la frode.
Ave, Tu mare che inghiotti il gran Faraone,
Ave, Tu roccia che effondi le Acque di Vita.
Ave, colonna di fuoco che guidi nel buio,
Ave, riparo del mondo più ampio che nube.
Ave, datrice di manna celeste,
Ave, ministra di sante delizie.
Ave, Tu mistica terra promessa,
Ave, sorgente di latte e di miele.

Ave, Vergine e Sposa!
 
12. Stava già per lasciare
questo mondo fallace
Simeone, ispirato vegliardo.
Qual pargolo a lui fosti dato,
ma in Te riconobbe il Signore perfetto,
e ammirando stupito
l'eterna sapienza esclamò:

A
lleluia!


PARTE TEMATICA

13. Di natura le leggi
innovò il Creatore,
apparendo tra noi, suoi figlioli:
fiorito da grembo di Vergine,
lo serba qual era da sempre, inviolato:
e noi che ammiriamo il prodigio
cantiamo alla Santa:
Ave, o fiore di vita illibata,
Ave, corona di casto contegno.
Ave, Tu mostri la sorte futura,
Ave, Tu sveli la vita degli Angeli.
Ave, magnifica pianta che nutri i fedeli,
Ave, bell'albero ombroso che tutti ripari.
Ave, Tu in grembo portasti la Guida agli erranti,
Ave, Tu desti alla luce Chi affranca gli schiavi.
Ave, Tu supplica al Giudice giusto,
Ave, perdono per tutti i traviati.
Ave, Tu veste ai nudati di grazia,
Ave, Amore che vinci ogni brama.

Ave, Vergine e Sposa!

 
14. Tale parto ammirando,
ci stacchiamo dal mondo
e al cielo volgiamo la mente.
Apparve per questo fra noi,
in umili umane sembianze l'Altissimo,
per condurre alla vetta
coloro che lieti lo acclamano: 

A
lleluia! 
15. Era tutto qui in terra,
e di sé tutti i cieli
riempiva il Dio Verbo infinito:
non già uno scambio di luoghi,
ma un dolce abbassarsi di Dio verso l'uomo
fu nascer da Vergine,
Madre che tutti acclamiamo:
Ave, Tu sede di Dio, l'Infinito,
Ave, Tu porta di sacro mistero.
Ave, dottrina insicura per gli empi,
Ave, dei pii certissimo vanto.
Ave, o trono più santo del trono cherubico,
Ave, o seggio più bello del seggio serafico.
Ave, o tu che congiungi opposte grandezze,
Ave, Tu che sei in una e Vergine e Madre.
Ave, per Te fu rimessa la colpa,
Ave, per Te il paradiso fu aperto.
Ave, o chiave del regno di Cristo,
Ave, speranza di eterni tesori.

Ave, Vergine e Sposa!
 
16. Si stupirono gli Angeli
per l'evento sublime
della tua Incarnazione divina:
ché il Dio inaccessibile a tutti
vedevano fatto accessibile, uomo,
dimorare fra noi
e da ognuno sentirsi acclamare:
Alleluia! 
17. Gli oratori brillanti
come pesci son muti
per Te, Genitrice di Dio:
del tutto incapaci di dire
il modo in cui Vergine e Madre Tu sei.
Ma noi che ammiriamo il mistero
cantiamo con fede:

Ave, sacrario d'eterna Sapienza,
Ave, tesoro di sua Provvidenza.
Ave, Tu i dotti riveli ignoranti,
Ave, Tu ai retori imponi il silenzio.
Ave, per Te sono stolti sottili dottori,
Ave, per Te vengon meno autori di miti.
Ave, di tutti i sofisti disgreghi le trame,
Ave, Tu dei Pescatori riempi le reti.
Ave, ci innalzi da fonda ignoranza,
Ave, per tutti sei faro di scienza.
Ave, Tu barca di chi ama salvarsi,
Ave, Tu porto a chi salpa alla Vita.

Ave, Vergine e Sposa!
 
18. Per salvare il creato,
il Signore del mondo,
volentieri discese quaggiù.
Qual Dio era nostro Pastore,
ma volle apparire tra noi come Agnello:
con l'umano attraeva gli umani,
qual Dio l'acclamiamo: 

A
lleluia! 
19. Tu difesa di vergini,
Madre Vergine sei,
e di quanti ricorrono a Te:
che tale ti fece il Signore
di tutta la terra e del cielo, o illibata,
abitando il tuo grembo
e invitando noi tutti a cantare:

Ave, colonna di sacra purezza,
Ave, Tu porta d'eterna salvezza.
Ave, inizio di nuova progenie,
Ave, datrice di beni divini.
Ave, Tu vita hai ridato ai nati nell'onta,
Ave, hai reso saggezza ai privi di senno.
Ave, o Tu che annientasti il gran seduttore,
Ave, o Tu che dei casti ci doni l'autore.
Ave, Tu grembo di nozze divine,
Ave, che unisci i fedeli al Signore.
Ave, di vergini alma nutrice,
Ave, che l'anime porti allo Sposo.

Ave, Vergine e Sposa!
 
 
20. Cede invero ogni canto
che presuma eguagliare
le tue innumerevoli grazie.
Se pure ti offrissimo inni
per quanti granelli di sabbia, Signore,
mai pari saremmo ai tuoi doni
che desti a chi canta: 

A
lleluia! 
21. Come fiaccola ardente
per che giace nell'ombre
contempliamo la Vergine santa,
che accese la luce divina
e guida alla scienza di Dio tutti,
splendendo alle menti
e da ognuno è lodata col canto:
Ave, o raggio di Sole divino,
Ave, o fascio di Luce perenne.
Ave, rischiari qual lampo le menti,
Ave, qual tuono i nemici spaventi.
Ave, per noi sei la fonte dei sacri Misteri,
Ave, Tu sei la sorgente dell'Acque abbondanti.
Ave, in Te raffiguri l'antica piscina,
Ave, le macchie detergi dei nostri peccati.
Ave, o fonte che l'anime mondi,
Ave, o coppa che versi letizia.
Ave, o fragranza del crisma di Cristo,
Ave, Tu vita del sacro banchetto.

Ave, Vergine e Sposa!
 
22. Condonare volendo
ogni debito antico,
fra noi, il Redentore dell'uomo
discese e abitò di persona:
fra noi che avevamo perduto la grazia.
Distrusse lo scritto del debito,
e tutti l'acclamano:

A
lleluia! 
23. Inneggiando al tuo parto
l'universo ti canta
qual tempio vivente, o Regina!
Ponendo in tuo grembo dimora
Chi tutto in sua mano contiene, il Signore,
tutta santa ti fece e gloriosa
e ci insegna a lodarti:

Ave, o «tenda» del Verbo di Dio,
Ave, più grande del «Santo dei Santi».
Ave, Tu «Arca» da Spirito aurata,
Ave, «tesoro» inesausto di vita.
Ave, diadema prezioso dei santi sovrani,
Ave, dei pii sacerdoti Tu nobile vanto.
Ave, Tu sei per la Chiesa qual torre possente,
Ave, Tu sei per l'Impero qual forte muraglia.
Ave, per Te innalziamo trofei,
Ave, per Te cadon vinti i nemici.
Ave, Tu farmaco delle mie membra,
Ave, salvezza dell'anima mia.

Ave, Vergine e Sposa!
 
24. Grande ed inclita Madre,
Genitrice del sommo fra i Santi,
Santissimo Verbo,
or degnati accogliere il canto!
Preservaci da ogni sventura, tutti!
Dal castigo che incombe
Tu libera noi che gridiamo:

A
lleluia!


TE DEUM LAUDAMUS










Noi ti lodiamo, Dio *  ti proclamiamo  Signore. 
O eterno Padre, *  tutta la terra ti adora. 

  

A te cantano gli angeli *  e tutte le potenze dei cieli:
 

Santo, Santo, Santo *  il Signore Dio dell'universo. 

  

I cieli e la terra *  sono pieni della tua gloria.
 

Ti acclama il coro degli apostoli *  e la candida schiera dei martiri; 

  

le voci dei profeti si uniscono nella tua lode; *
 

la santa Chiesa proclama la tua gloria, 

adora il tuo unico figlio, * 

e lo Spirito Santo Paraclito. 

  

O Cristo, re della gloria, *  eterno Figlio del Padre,
 

tu nascesti dalla Vergine Madre *  per la salvezza dell'uomo. 

  

Vincitore della morte, *
 

hai aperto ai credenti il regno dei cieli. 

Tu siedi alla destra di Dio, nella gloria del Padre. * 

Verrai a giudicare il mondo alla fine dei tempi. 

  

Soccorri i tuoi figli, Signore, *
 

che hai redento col tuo sangue prezioso. 

Accoglici nella tua gloria * 

nell'assemblea dei santi. 

  

Salva il tuo popolo, Signore, *
 

guida e proteggi i tuoi figli. 

Ogni giorno ti benediciamo, * 

lodiamo il tuo nome per sempre. 

  

Degnati oggi, Signore, *  di custodirci senza peccato.
 

Sia sempre con noi la tua misericordia: *  in te abbiamo sperato. 

  

Pietà di noi, Signore, *  pietà di noi.
 

Tu sei la nostra speranza, *  non saremo confusi in eterno.

 


Te Deum laudámus: * te Dóminum confitémur. 
Te ætérnum Patrem, * omnis terra venerátur. 

Tibi omnes ángeli, * 

tibi cæli et univérsæ potestátes: 

tibi chérubim et séraphim * 

incessábili voce proclamant: 

  

Sanctus, * Sanctus, * Sanctus * 

Dóminus Deus Sábaoth. 

Pleni sunt cæli et terra * maiestátis glóriæ tuae. 

Te gloriósus * Apostolórum chorus, 

te prophetárum * laudábilis númerus, 

te mártyrum candidátus * laudat exércitus. 

Te per orbem terrárum * 

sancta confitétur Ecclésia, 

Patrem * imménsæ maiestátis; 

venerándum tuum verum * et únicum Fílium; 

Sanctum quoque * Paráclitum Spíritum. 

  

Tu rex glóriæ, * Christe.
 

Tu Patris * sempitérnus es Filius. 

Tu, ad liberándum susceptúrus hóminem, * 

non horruísti Virginis úterum. 

Tu, devícto mortis acúleo, * 

aperuísti credéntibus regna cælórum. 

Tu ad déxteram Dei sedes, * in glória Patris. 

Iudex créderis * esse ventúrus. 

Te ergo, quæsumus, tuis fámulis súbveni, * 

quos pretióso sánguine redemísti. 

ætérna fac cum sanctis tuis * in glória numerári. 

  

Salvum fac pópulum tuum, Dómine, * 

et bénedic hereditáti tuæ. 

Et rege eos, * et extólle illos usque in ætérnum. 


Per síngulos dies * benedícimus te; 
et laudámus nomen tuum in sæculum, * 

et in sæculum sæculi. 

Dignáre, Dómine, die isto * 

sine peccáto nos custodíre. 

Miserére nostri, Dómine, * miserére nostri. 
Fiat misericórdia tua, Dómine, super nos, * 

quemádmodum sperávimus in te. 

In te, Dómine, sperávi: * on confúndar in ætérnum.


Tra poche ore






Tra poche ore inizierà un nuovo anno, che auguro sereno e ricco di benedizioni per ciascuno di voi e per le vostre famiglie. 

Vi assicuro a tal fine la mia preghiera e vi imparto di cuore la Benedizione Apostolica, affidando al Signore tutti i Gendarmi in attività e quelli in pensione, [... ... ... ] i vostri familiari e le persone a voi care. 

Per intercessione di Maria, Madre della Chiesa, e di San Michele Arcangelo, vostro Patrono, vi conceda il Bambino Gesù, che contempliamo nel presepe, un nuovo anno illuminato dalla sua gioia e dal suo amore.

Grazie! Buon lavoro e Buon Anno!





No. Tacete. Dite una sola parola: Dio.


31 dicembre 1943


   Dice Gesù: 

   «Due riflessioni necessarie a farsi sempre, e specie più ora che sotto la sferza del demonio i vostri cuori sono portati a vacillare nel dubbio, primo passo verso la disperazione. È quel che vuole Satana. A lui non importano tanto le rovine materiali che produce, ma gli effetti spirituali che esse hanno in voi. Perciò è bene che Io, Maestro, vi ripeta ancora una volta1 la lezione circa il modo di comportarsi per ottenere.


   Dice Marco al capo 6° del suo Vangelo, al versetto 5: "E non poteva (Gesù) fare alcun miracolo e non guarì che pochi infermi".

   Con quanto amore ero andato alla mia patria, solo chi pensa alla perfezione dell’Uomo-Dio, il quale ha sublimato le passioni umane rendendole sante come la sua natura importava, lo può comprendere. Dio non nega e interdice i vostri sentimenti quando essi sono onesti e santi. Condanna unicamente quelli che voi chiamate erroneamente sentimenti ma sono in realtà pervertimenti.


   Io dunque amavo la mia patria, e in essa, di amore particolare, il mio paese. A Nazaret, dalla2 quale ero partito per evangelizzare, il mio cuore tornava ogni giorno con pensiero d’amore e tornavo Io pure, perché l’avrei voluta beneficare e santificare, nonostante la sapessi verso Me chiusa e ostile. Se profusi dovunque3 la potenza del miracolo, a Nazaret avrei voluto che dessa potenza non lasciasse insoluto nessun caso di malattia fisica, di malattia morale, di malattia spirituale, avrei voluto consolare ogni miseria, dare luce ad ogni cuore.



   Ma contro Me era l’incredulità dei miei compaesani. Perciò unicamente ai pochi che vennero a Me con fede e senza superbia di giudizio venne concesso il miracolo.

   Voi mi accusate tante e tante volte di non ascoltarvi e di non4 esaudirvi. Ma esaminatevi, o figli. Come venite a Me? Dove è in voi quella fede costante, assoluta, simile a quella di un bambino innocente che sa che il fratello maggiore, il padre amoroso, il nonno paziente possono aiutarlo e farlo contento nei suoi infantili bisogni poiché lo amano tanto? Dove è tale fede in voi verso di Me? Non sono forse Io fra voi straniero come lo ero a Nazaret, perché l’incredulità e la critica mi vi espellevano quale cittadino?


   Voi pregate. Vi è ancora chi prega. Ma mentre mi chiedete una grazia pensate, senza dirlo neppure a voi stessi, ma lo pensate con il profondo dello spirito: "Dio non mi ascolta. Dio questa grazia non può farmela".

   Non può!! Cosa non può Dio? Pensate che dal nulla ha fatto l’Universo5, pensate che da millenni lancia i pianeti negli spazi e ne regola il percorso, pensate che contiene le acque sui lidi e senza barriere d’argini, pensate che dal fango ha fatto quell’organismo che voi siete, pensate che in esso organismo un seme e poche gocce di sangue che si mescolano creano un nuovo uomo, il quale nel formarsi è in rapporto con fasi astrali, lontane migliaia di chilometri, ma che pure non sono assenti nella opera di formazione di un essere, così come regolano, coi loro eteri e i loro sorgere e tramontare sui vostri cieli, il germinare delle biade ed il fiorire degli alberi; pensate che nel suo potere sapiente ha creato i fiori dotati di organi atti a fecondare altri fiori ai quali fanno da pronubi i venti e gli insetti. Pensate che non vi è nulla che non sia stato creato da Dio, così perfettamente creato, dal sole al protozoo, che voi a tale perfezione non potete nulla aggiungere. Pensate che la sua sapienza ha ordinato, dal sole al protozoo, tutte le leggi per vivere, e convincetevi che nulla è impossibile a Dio, il quale può disporre a suo agio di tutte le forze del cosmo, aumentarle, arrestarle, renderle più veloci, sol che il suo Pensiero lo pensi.


   Quante volte nel corso dei millenni gli abitanti della Terra non sono rimasti stupiti per fenomeni6 stellari di inconcepibile grandezza: meteore dalle luci strane, sole nella notte, comete e stelle che nascono come fiori in un giardino, nel giardino di Dio, e che vengono lanciati negli spazi come per giuoco di bimbo a stupirvi?!

   I vostri scienziati danno ponderose7 spiegazioni di disgregazione e di nucleazione di cellule o di corpi stellari per rendere umane le incomprensibili germinazioni dei cieli. No. Tacete. Dite una sola parola: Dio. Ecco il formatore di quelle lucenti, rotanti, ardenti vite! Dio è quello che, a monito per voi dimentichi, vi dice che Egli è attraverso le aurore boreali, attraverso le guizzanti meteore che fanno di zaffiro, di smeraldo, di rubino o di topazio l’etere da loro solcato, attraverso le comete dalla fiammante coda simile a manto di celeste regina trasvolante per i firmamenti, attraverso l’aprirsi di un altro occhio stellare sulla volta del cielo, attraverso il rotare del sole percepibile a Fatima per persuadervi al volere di Dio. Le altre vostre induzioni sono fumo di umana scienza e nel fumo avviluppano errore.


   Tutto è possibile a Dio. Ma per quanto vi riguarda sappiate che da voi Dio esige unicamente fede per agire. Voi fate argine al potere di Dio con la vostra sfiducia. E le vostre preghiere sono inquinate di sfiducia. Non calcolo poi quelli che non pregano ma che bestemmiano.



   Altro punto del vangelo di Marco è il versetto 13 dello stesso 6° capitolo: "...e ungevano con olio gli infermi e li guarivano". Nella empirica medicina di allora l’olio aveva una parte principale. Né si può dire che fosse più nociva o meno efficace delle vostre complicate medicine di ora. Anzi era di certo più innocua. Ma non era nell’olio che risiedeva il potere di guarigione per gli infermi ai quali gli apostoli miei compievano le unzioni.

    Come sempre, alla pesantezza umana era necessario un segno, visibile. Chi avrebbe potuto credere che il tocco della mano di quei poveri uomini che erano i miei apostoli, conosciuti come pescatori e popolani, potesse risanare? Se lo avessero creduto avrebbero detto: "Risanate per potere del principe dei demoni", come lo hanno detto a Me8. E li avrebbero accusati come posseduti dai demoni. Ciò non doveva essere. Perciò detti loro il mezzo, umano, per essere creduti, se non altro, degli empirici. Ma il potere era Dio che lo infondeva in loro per fare proseliti alla sua dottrina.



   Io l’ho detto: "Coloro i quali credono in Me potranno camminare sui serpenti e scorpioni e compiere le opere che Io faccio"9. Io non mento mai e nella mano di un bambino in Me credente e vivente posso infondere potere divino. La storia del cristianesimo non è colma di tali miracoli? i primi secoli ne sono cosparsi e la fioritura di essi si è andata sminuendo non per sminuito potere di Dio, ma perché siete voi insufficienti al compito di essere i ministri di Dio.

   Abbiate, abbiate, abbiate fede. Essa vi salverà.»



   1 Già detto, ad esempio, il 22 luglio 1943, ne «i quaderni del 1943», pag. 157.

   2 dalla è nostra correzione da dal 

   3 profusi dovunque è nostra costruzione da dovunque profusi 

   4 e di non è nostra correzione da ed

   5 Genesi 1, 1-31.

   6 fenomeni è nostra correzione da fenomini 

   7 ponderose è nostra correzione da ponderosi 

   8 Matteo 12, 24.

   9 Marco 16, 17-18; Luca 10, 19.


AMDG et DVM

sabato 29 dicembre 2018

Non temete, ma credete in Me e nel Nome Mio.


QUADERNI DEL 1944 CAPITOLO 220


30 dicembre 1943

   1Tobia cap. 3 v. 20-222
   
   Dice Gesù
   «Non ti voglio molto stancare perché sei sfinita. Due parole soltanto per te e per tutti quelli che il timore accascia. Fate vostre le parole di Sara che ti ho condotto a leggere. 
   Fatene un pensiero di fede e speranza. 
   La mia misericordia è pronta ad assolvere purché a lei ricorriate con fede e umiltà. La mia bontà è più incline a liberarvi dal male e dalla sventura che a lasciarvici, purché non dubitiate di Me. La mia sapienza sa fino a che punto posso spingere la prova per ogni singolo mio figlio. Se passassi quel segno sarei imprudente, quindi non più perfetto, quindi non Dio.
   Non temete, vi dico, non temete. Credete in Me e nel nome mio.»

   1 Vedi «i quaderni del 1943», pag. 48l, nota 15. 
   2 Secondo la Volgata latina.

Amati piccoli Figli Miei

Mensaje a Discípulo, 25 julio 2018



Mensaje de la Santísima Virgen María, 25 de julio de 2018

Amados, pequeños hijos Míos, Soy Vuestra Señora de la Consolación y del Buen Camino. Madre y Señora de todos los pueblos y naciones.

Hoy quiero hablaros, mis hijos, acerca del valor tan grande espiritual, que tiene en sí mismo el Sacramento de la reconciliación o penitencia.

Cuántas negligencias, olvidos, faltas de respeto a Dios, a Su Palabra, a la caridad con el prójimo, pecados de pensamiento, palabra, obra y omisión. Son omitidos durante la celebración del Sacramento de la penitencia o la reconciliación con Dios.

Entended, Mis pequeños hijos, que no es la reconciliación con un ser humano, ni por medio de un ser humano.

Es la reconciliación con Dios Padre, por medio del Hijo, que perdona desde la persona del sacerdote, del ministro consagrado, que es el único que puede confesar y perdonar los pecados.

Que ha recibido esa autoridad, y en el desempeño de sus funciones el ministro ordinario de la penitencia la reconciliación el sacerdote, debe ser puro en sus actos y sus palabras.

Debe ser un hombre de mucha oración y de mucho conocimiento de las cosas espirituales.

Por lo tanto debe instruirse constantemente en ellas.

No solamente a través de los mensajes que Yo transmito por todo el mundo a través de mis mensajeros, sino también por lo que pueda de ellos y documentarse acerca del tema.

Con la vida de los santos, y los libros antiguos, los libros que en épocas pasadas representaban la fuerza y la bendición espiritual para la Humanidad, y que ahora ha sido relegados a las bibliotecas, a los depósitos de libros guardados que ya no se abren jamás sus páginas para beber de ellas el elixir de lo sagrado y de lo espiritual.

La esencia misma del Sacramento de la penitencia y la reconciliación reside en que el penitente ha reconocido sus faltas y humilde pide perdón a Dios. Y Dios le perdona en ese momento, porque pecado que no se ha confesado en esta vida no será perdonado.

Vosotros queridos hijos, no os podéis confesar directamente con Dios, tenéis que acudir al ministerio de la iglesia. Por los siglos de los siglos se sostendrá este ministerio, porque es para limpiar el pecado y liberarlo de la condenación en los fuegos eternos.

Yo soy Vuestra Señora del Buen Camino, Yo soy Vuestra Señora del Pozo, Madre y Señora y Consoladora Y Reconciliadora de todos los pueblos y naciones.

Entended pequeños Míos, que este sacramento debe realizarse, debe llevarse acabo, debe efectuarse con la más pura sinceridad de corazón.

Ocultar un pecado en la confesión por más mínimo que este sea, por considerar que no tiene tanta importancia, como los pecados graves, es una falta gravísima que cuando mis hijos vayan a recibir el siguiente Sacramento, que es la Eucaristía, el alimento por excelencia del Alma, no estarán capacitados para recibir entonces el alimento del alma y éste no produce efecto y queda inactiva la esencia de la materia, queda sin crear ningún resultado en el alma en lo más profundo del ser humano.

Que es en donde se realiza la verdad y la fuerza y el poder de estos dos sacramentos. Por eso Mis hijos cada vez que vayáis a confesaros, no lo hagáis de prisa.

Vuestro el examen de conciencia debe ser riguroso, porque muchos de mis hijos yo no saben discernir lo que es malo y lo que es bueno. Lo que hay que confesar y lo que no hay que confesar, y así van a recibir el Sagrado Cuerpo de Mi Hijo por eso pregunto:

¿Qué beneficio espiritual, que provecho, que fuerza de voluntad para vencer el pecado y las tentaciones si estáis haciendo de tan grande Sacramento solamente un espacio para sentirnos bien con vosotros mismos?

Así no es mis pequeños hijos!

Este sacramento se realiza en gran belleza y majestad porque tiene el valor de romper las cadenas de las ataduras del pecado y la descendencia del pecado transmitida por las descendencias.

Tiene la facultad de liberar las cadenas de opresión de los engaños del enemigo y os hace más despierta el alma para poder discernir cuando el enemigo quiere quitar la paz y la humildad de vuestros corazones infundiendo la soberbia, la rebeldía y la falta de respeto.

Por eso, tanto como penitente, como consagrado deben llevar una vida pura ante Dios Padre. Sin mancha, sin reclamo alguno dando buen testimonio de vida de oración, de conocimiento para que pueda llevarse a cabo perfectamente este Sacramento que se os ha dado por manos de ángeles y por la institución Misma en Vuestro Señor Jesucristo Mi hijo Amado.

Yo Soy Vuestra Señora del Pozo, Abogada de los pobres, de los humildes, Reconciliadora de los pueblos y naciones y Yo sigo en esta segunda parte de este mensaje que tiene que darse conocer URGENTEMENTE por todo el mundo según los medios que estén a vuestro alcance y según el conocimiento que tengan aquellas personas que alcancen a leerlo o escucharlo.

Principalmente yo que soy vuestra Madre les pido a mis hijos sacerdotes que hagan un examen de conciencia profundo y no se metan al confesionario así nada más.

Cuando practiqueis y vayáis a llevar a cabo este sacramento de la reconciliación, de la confesión, vestid los ornamentos sagrados. No os vistáis cómo civiles, porque es un Sacramento Santo. No escuchéis las confesiones de frente sino de lado con el oído. El penitente cerrerá sus ojos y estará humillado delante de Dios y el sacerdote, ministro consagrado estará atento a la confesión de los pecados, para impartir la bendición no sin antes declarar la penitencia al penitente para que pueda sufragar sus pecados en esta vida y no sufra lo que tiene que sufrir en el purgatorio por ellos.

Segunda parte