mercoledì 31 gennaio 2018

La sua Vita è Luce, Verità e Gioia.

Scriverai le Mie Meraviglie
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10 febbraio 2007

GESÙ:  Quando Dio vi parla, ascoltate la profondità della Sua richiesta, perché Dio desidera essere ascoltato, ciò vuol dire essere obbedito, e non eludere, né prevenire la Sua richiesta.

Figli, ascoltate: Dio è, più che mai, Presente vicino a voi e vi esorta di giorno in giorno a vivere la Sua Vita che è Luce, Verità e Gioia.

Entrate all'interno della  Mia Camera Nuziale dove siete tutti attesi. Piccoli e grandi, ricevete la Mia Parola e trasportatela fino all'estremità della Terra: gli orecchi sono aperti e aspettano l'Informazione.

Tutti sono nell'attesa della Buona Novella e tutti l’aspettano da un momento all’altro, perché il loro cuore è in agitazione, vale a dire preparato ad ascoltarla:

GESÙ ritorna per calmare ogni pena
e salvare l'oppresso dalla sua morsa.

GESÙ ritorna perché il Tempo, da ora, Lo attende, e tutti gli elementi sono pronti a ricevere il Padrone del Mondo. Neanche un filo d'erba può ignorarlo, la natura è al corrente dell'Ora stessa in cui Colui che ha fatto il Cielo e la Terra ritorna per terminare la Sua opera.

Figlia Mia, sai tu qual è il completamento della Mia opera? I fiori lo cantano già: è la Santa Resurrezione di tutti i corpi, viventi o già in attesa di quel Corpo di Grazia che il Signore viene a scambiare con il vostro. Allora, dove sono le paure di un tempo se il Principio e la Fine è già in ciascuno di voi?

Vuoi sapere tutto? Allora, Io continuo. Il Tempo arriva più in fretta del previsto per gli umani che stanno vivendo solo di gioie materiali. Ma ai Miei figli più fedeli del Cielo che della Terra, Io svelo  le Mie Meraviglie.

Riempite i vostri cuori di Gioia: il Mio Amore viene a liberarvi per sempre, ed ecco i Miei Cieli Nuovi che discendono por avvolgere la vostra Terra e ornarla delle Bellezze del Cielo per sempre. Infatti, Dio ritorna presto a camminare in mezzo a voi. Tenetevi pronti! Preparate la Via al Signore per accoglierLo in mezzo a voi.

Figlia Mia, tu scriverai le Mie Meraviglie fino al Mio prossimo Ritorno, perché bisogna che tutti i Miei figli gioiscano già di tutto il Mio Amore venendo a sapere ciò che Io porto con Me.

Dio di Speranza, d’Amore e di Gioia,
il vostro Benamato GESÙ Cristo.
Amen.

"Nessuno è più schiavo di chi si ritiene libero senza esserlo" J. W. Goethe




Manipolazione mentale!





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Libro
Neuroschiavi: manuale scientifico di autodifesa
di
Marco Della Luna e Paolo Cioni


martedì 30 gennaio 2018

"DA MIHI ANIMAS : CAETERA TOLLE" - DAMMI ANIME, SIGNORE! PRENDI PURE TUTTO IL RESTO

Venite, filii, audite Me: timorem Domini docebo vos.

Lettura 


SAN Giovanni Bosco, nato da povera gente presso Castro Novo di Asti, perso il padre, ed educato dalla madre Margherita, mostrò meraviglie di se fin dalla prima età. 

Infatti di indole mite ed incline alla pietà, si comportava con singolare autorità tra i suoi pari, dei quali cominciò a dividere le risse, comporre le facili risa, fermare in tempo le parole turpi e gli scherzi lascivi. 

Allora si diede da fare a chiamarli a se con parole gioiose, inserire preghiere nei giochi, riferire con stupenda abbondanza e dolcezza i discorsi sacri che aveva udito in chiesa. Anche la bellezza modesta del volto, la dolcezza dei costumi e il candore di una vita innocentissima attraevano a lui gli animi di tutti. 

Benché oppresso dalla povertà della famiglia, avesse speso l'adolescenza piena di travagli e fatiche, in ciò solo gioioso e fiducioso in Dio desiderò di essere investito del sacerdozio.






Finalmente reso partecipe del desiderio, prima andò nella città di Chieri e poi a Torino, donde più alacremente, sotto il maestro Giuseppe Cafasso, avanzare sia nella scienza dei santi e dedicare la mente ad imparare la sacra dottrina dei costumi. 

Ma lì da una parte incitato dall'inclinazione della volontà, dall'alta da un istinto superiore, convertì il suo animo ai giovanissimi, per trasmetter loro le fondamenta della sapienza cristiana. Siccome che il loro numero cresceva di giorno in giorno, non senza ispirazione celeste, e superate aspre e lunghe difficoltà, collocò una sede stabile e duratura per radunarli in quella parte della città che è nota come Valdocco, e si dedicò totalmente a quella cosa. 

Poco dopo invero, con l'aiuto della Vergine e Madre di Dio, che a lui da bambino nei sogni gli faceva intravedere il futuro, Giovanni decretò di fondare la Società dei Salesiani, il cui compito doveva essere sopratutto guadagnare per Cristo le anime dei giovani; 

allo stesso modo si incaricò di costituire una nuova famiglia di sacre vergini, che preso il nome dalla Madre di Dio Ausiliatrice dirigessero le giovanissime nelle vie del Signore; 

alle quali infine aggiunse un pio gruppo di ausiliari per favore le opere dei Salesiani con l'impegno e la preghiera. Pertanto in breve accade di conferire grandissima utilità sia alla società cristiana, sia alla civile.






Infiammato infatti di zelo per le anime, non risparmiò nessun lavoro e nessuna spesa, per far scaturire in lungo ed in largo per il mondo, luoghi di ricreazione dei giorni di festa per i giovanissimi, ospizi per gli orfani, scuole per i giovani operai, luoghi per allevare ed educare i bambini e chiese. 

Parimenti non cessò di tutelare la fede nei luoghi subalpini con la parola e l'esempio, di dedicarsi alla scrittura, edizione e divulgazione di ottimi libri per tutta l'Italia, e, più spesso mandandoli alle genti infedeli, di propagare gli annunci del Vangelo. 

Semplice e retto uomo di Dio, pronto ad ogni opera buona, fiorì di ogni tipo di virtù, che nutriva un'ardore di carità accesissimo. 

Con la mente sempre rivolta a Dio e pieno di carismi superiori, il santissimo uomo non sembrava né farsi spaventare dalle minacce, né stancare dalle fatiche, né farsi schiacciare delle preoccupazioni, né turbarsi nelle avversità. 

Raccomandò ai suoi soprattutto tre opere di pietà: 
che frequentassero il più possibile la sacra Confessione e la santa Comunione, 
che fossero devoti con grandissimo amore a Maria Ausiliatrice, 
che fossero ossequiosi al Sommo Pontefice come figli devotissimi. E non va trascurato di dire che in circostanze difficilissime, più di una volta fu accanto al Romano Pontefice, per temperare i mali derivati dalle leggi create in quel tempo contro la Chiesa. 

Completò il corso della vita, colmo di tali e tante opere e fatiche, il 31 gennaio dell'anno 1888, a 73 anni. Il Pontefice Massimo Pio XI lo inseriva nell'ordine dei beati, illustre per molti miracoli, nell'anno 1929; cinque anni dopo, nella solennità della Pasqua, nel diciannovesimo secolo dal completamento della Redenzione del genere umano,[1933] mentre i popoli confluivano a Roma da tutto il mondo, lo inseriva negli ordini dei Santi.

V. E tu, o Signore, abbi pietà di noi.
R. Grazie a Dio.

Preghiamo
O Signore, che in San Giovanni Bosco, tuo Confessore, hai suscitato il padre ed il maestro della gioventù e, per mezzo di Maria SS. Ausiliatrice, lo hai ispirato ad istituire nella tua Chiesa due nuove famiglie religiose, dacci la grazia di essere accesi come lui da una fiamma di carità per salvare le anime e servire a te solo.
Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, in unità con lo Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.
R. Amen.

"Siate sempre allegri nel Signore,
lo ripeto, state allegri. Il Signore  è vicino"

AMDG et DVM

Ecco perché sono cattolico

Testimonianza Shock Zichichi 






AMDG et DVM

Passate l'informazione... e agite subito. Come si prende un treno in marcia.

23 Agosto 2002 - Maria Santissima a Conchiglia 

 "Oh... Mamma del Cielo,
aiutami a superare ogni difficoltà
con la speranza e la certezza
che presto tutto cambierà
in grande gioia e immensa felicità"

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La Santa Chiesa e la Madre di Dio

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8 febbraio 2007

MARIA:    La Santa Chiesa rinascerà dalle sue ceneri nella Santa Umiltà della Vergine Madre. La Chiesa ascolterà la sua Parola e verrà ai suoi piedi a chiederLe il suo Perdono e la Grazia di essere accolta da Colui che è il suo Maestro e il suo Dio, il Suo Divin Figlio GESÙ Cristo.

" O Maria concepita senza peccato, prega per noi

che a Te ricorriamo. "

I figli della Chiesa aspettano la loro sovrana Maestra per essere guidati verso la Santa Umiltà che farà di loro dei figli di Luce che la Chiesa attende. I Sacerdoti devono, infatti, illuminare il Mondo con il Cristo GESÙ, Luce del Mondo.

Figlia Mia, dì al tuo Prete che la Santa Autorità del Figlio di Dio passa attraverso l'obbedienza al  Padre Suo che è Dio come Lui. Nessuno può sminuirsi seguendo il Cammino della Umiltà e della Obbedienza. In questo caso, Io chiedo al figlio Mio Prete di rimanere disponibile nella Chiesa, di restarle fedele e di accettare questo compito che Noi gli affidiamo vicino a te.

La figlia Mia ha bisogno della mediazione di un Prete per informare il Mondo della Parola del Salvatore, che attualmente, deve diffondersi da un punto all'altro della Terra.

Non è più il momento di discernere la santità dei Miei figli scelti, ma di trovare la Santa Verità di Dio che continua ad informare il Mondo per il più grande salvataggio di tutto il pianeta e di tutti i suoi figli.

Io ve lo ripeto con il Mio Figlio GESÙ Cristo: passate l’informazione, tenete a mente il suo contenuto, e agite subito. Prendete l'informazione come si prende un treno in marcia. Siate il semplice passeggero che sa dove va e ciò che deve fare. Tutto vi sarà dato. La Samaritana deve sapere, oggi, che l'acqua che elimina la sete non è in un pozzo pieno d'acqua, ma nel bicchiere d'acqua che Dio vi offre oggi. Prendetelo,

è l’Acqua della Vita in Dio.
GESÙ e MARIA.


RICERCATE LA CARITA'. ASPIRATE PURE ANCHE AI DONI DELLO SPIRITO, SOPRATTUTTO ALLA PROFEZIA. Lettera di san Paolo ai Corinzi : 1 Cor. 12,3 - 14,3 .



[3]Ebbene, io vi dichiaro: come nessuno che parli sotto l'azione dello Spirito di Dio può dire «Gesù è anàtema», così nessuno può dire «Gesù è Signore» se non sotto l'azione dello Spirito Santo.

Diversità e unità dei carismi

[4]Vi sono poi diversità di carismi, ma uno solo è lo Spirito; [5]vi sono diversità di ministeri, ma uno solo è il Signore; [6]vi sono diversità di operazioni, ma uno solo è Dio, che opera tutto in tutti. [7]E a ciascuno è data una manifestazione particolare dello Spirito per l'utilità comune: [8]a uno viene concesso dallo Spirito il linguaggio della sapienza; a un altro invece, per mezzo dello stesso Spirito, il linguaggio di scienza; [9]a uno la fede per mezzo dello stesso Spirito; a un altro il dono di far guarigioni per mezzo dell'unico Spirito; [10]a uno il potere dei miracoli; a un altro il dono della profezia; a un altro il dono di distinguere gli spiriti; a un altro le varietà delle lingue; a un altro infine l'interpretazione delle lingue. [11]Ma tutte queste cose è l'unico e il medesimo Spirito che le opera, distribuendole a ciascuno come vuole.

Paragone del corpo

[12]Come infatti il corpo, pur essendo uno, ha molte membra e tutte le membra, pur essendo molte, sono un corpo solo, così anche Cristo. [13]E in realtà noi tutti siamo stati battezzati in un solo Spirito per formare un solo corpo, Giudei o Greci, schiavi o liberi; e tutti ci siamo abbeverati a un solo Spirito. [14]Ora il corpo non risulta di un membro solo, ma di molte membra. [15]Se il piede dicesse: «Poiché io non sono mano, non appartengo al corpo», non per questo non farebbe più parte del corpo. [16]E se l'orecchio dicesse: «Poiché io non sono occhio, non appartengo al corpo», non per questo non farebbe più parte del corpo. [17]Se il corpo fosse tutto occhio, dove sarebbe l'udito? Se fosse tutto udito, dove l'odorato? [18]Ora, invece, Dio ha disposto le membra in modo distinto nel corpo, come egli ha voluto. [19]Se poi tutto fosse un membro solo, dove sarebbe il corpo? [20]Invece molte sono le membra, ma uno solo è il corpo. [21]Non può l'occhio dire alla mano: «Non ho bisogno di te»; né la testa ai piedi: «Non ho bisogno di voi». [22]Anzi quelle membra del corpo che sembrano più deboli sono più necessarie; [23]e quelle parti del corpo che riteniamo meno onorevoli le circondiamo di maggior rispetto, e quelle indecorose sono trattate con maggior decenza, [24]mentre quelle decenti non ne hanno bisogno. Ma Dio ha composto il corpo, conferendo maggior onore a ciò che ne mancava, [25]perché non vi fosse disunione nel corpo, ma anzi le varie membra avessero cura le une delle altre. [26]Quindi se un membro soffre, tutte le membra soffrono insieme; e se un membro è onorato, tutte le membra gioiscono con lui. [27]Ora voi siete corpo di Cristo e sue membra, ciascuno per la sua parte.

La gerarchia dei carismi. Inno alla carità

[28]Alcuni perciò Dio li ha posti nella Chiesa in primo luogo come apostoli, in secondo luogo come profeti, in terzo luogo come maestri; poi vengono i miracoli, poi i doni di far guarigioni, i doni di assistenza, di governare, delle lingue. [29]Sono forse tutti apostoli? Tutti profeti? Tutti maestri? Tutti operatori di miracoli? [30]Tutti possiedono doni di far guarigioni? Tutti parlano lingue? Tutti le interpretano?
[31]Aspirate ai carismi più grandi! E io vi mostrerò una via migliore di tutte.
Corinzi 1 - Capitolo 13  
[1]Se anche parlassi le lingue degli uomini e degli angeli, ma non avessi la carità, sono come un bronzo che risuona o un cembalo che tintinna.
[2]E se avessi il dono della profezia e conoscessi tutti i misteri e tutta la scienza, e possedessi la pienezza della fede così da trasportare le montagne, ma non avessi la carità, non sono nulla.
[3]E se anche distribuissi tutte le mie sostanze e dessi il mio corpo per esser bruciato, ma non avessi la carità, niente mi giova.
[4]La carità è paziente, è benigna la carità; non è invidiosa la carità, non si vanta, non si gonfia, [5]non manca di rispetto, non cerca il suo interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto, [6]non gode dell'ingiustizia, ma si compiace della verità. [7]Tutto copre, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta. [8]La carità non avrà mai fine. Le profezie scompariranno; il dono delle lingue cesserà e la scienza svanirà. [9]La nostra conoscenza è imperfetta e imperfetta la nostra profezia. [10]Ma quando verrà ciò che è perfetto, quello che è imperfetto scomparirà. [11]Quand'ero bambino, parlavo da bambino, pensavo da bambino, ragionavo da bambino. Ma, divenuto uomo, ciò che era da bambino l'ho abbandonato. [12]Ora vediamo come in uno specchio, in maniera confusa; ma allora vedremo a faccia a faccia. Ora conosco in modo imperfetto, ma allora conoscerò perfettamente, come anch'io sono conosciuto.
[13]Queste dunque le tre cose che rimangono: la fede, la speranza e la carità; ma di tutte più grande è la carità!

Corinzi 1 - Capitolo 14  

Gerarchia dei carismi in vista dell'utilità comune

[1]Ricercate la carità. Aspirate pure anche ai doni dello Spirito, soprattutto alla profezia. [2]Chi infatti parla con il dono delle lingue non parla agli uomini, ma a Dio, giacchè nessuno comprende, mentre egli dice per ispirazione cose misteriose. [3]Chi profetizza, invece, parla agli uomini per loro edificazione, esortazione e conforto.

Vieni, Spirito Santo, vieni:  per mezzo della potente intercessione del Cuore Immacolato di Maria, tua Sposa amatissima”
AMDG et DVM

FESTA DELLA PRESENTAZIONE DI GESU' AL TEMPIO, FESTA DELLA VITA CONSACRATA, FESTA DELLA CANDELORA: 2.2.2018

DE  - EN  - ES  - FR  - IT  - PT ]

SANTA MESSA PER I RELIGIOSI E LE RELIGIOSE
NELLA FESTA DELLA PRESENTAZIONE DEL SIGNORE

GIORNATA DELLA VITA CONSACRATA
OMELIA DI SUA SANTITÀ BENEDETTO XVI

Basilica Vaticana
Giovedì, 2 febbraio 2006

Cari fratelli e sorelle!

L'odierna festa della Presentazione al tempio di Gesù, a quaranta giorni dalla sua nascita, pone davanti ai nostri occhi un momento particolare della vita della santa Famiglia: secondo la legge mosaica, il piccolo Gesù viene portato da Maria e Giuseppe nel tempio di Gerusalemme per essere offerto al Signore (cfr Lc 2, 22). Simeone ed Anna, ispirati da Dio, riconoscono in quel Bambino il Messia tanto atteso e profetizzano su di Lui. Siamo in presenza di un mistero, semplice e solenne al tempo stesso, nel quale la santa Chiesa celebra Cristo, il Consacrato del Padre, primogenito della nuova umanità.

La suggestiva processione dei ceri all'inizio della nostra celebrazione ci ha fatto rivivere il maestoso ingresso, cantato nel Salmo responsoriale, di Colui che è "il re della gloria", "il Signore potente in battaglia" (Sal 23, 7.8). Ma chi è il Dio potente che entra nel tempio? È un Bambino; è il Bambino Gesù, tra le braccia di sua madre, la Vergine Maria. La santa Famiglia compie quanto prescriveva la Legge: la purificazione della madre, l'offerta del primogenito a Dio e il suo riscatto mediante un sacrificio. Nella prima Lettura la Liturgia parla dell'oracolo del profeta Malachia: "Subito entrerà nel suo tempio il Signore" (Mal 3, 1). Queste parole comunicano tutta l'intensità del desiderio che ha animato l'attesa da parte del popolo ebreo nel corso dei secoli. Entra finalmente nella sua casa "l'angelo dell'alleanza" e si sottomette alla Legge: viene a Gerusalemme per entrare in atteggiamento di obbedienza nella casa di Dio.

Il significato di questo gesto acquista una prospettiva più ampia nel brano della Lettera agli Ebrei, proclamato oggi come seconda Lettura. Qui ci viene presentato Cristo, il mediatore che unisce Dio e l'uomo abolendo le distanze, eliminando ogni divisione e abbattendo ogni muro di separazione. Cristo viene come nuovo "sommo sacerdote misericordioso e fedele nelle cose che riguardano Dio, allo scopo di espiare i peccati del popolo" (Eb 2, 17). Notiamo così che la mediazione con Dio non si attua più nella santità-separazione del sacerdozio antico, ma nella solidarietà liberante con gli uomini. Egli inizia, ancora Bambino, a camminare sulla via dell'obbedienza, che percorrerà fino in fondo. Lo pone ben in luce la Lettera agli Ebrei quando dice: "Nei giorni della sua vita terrena offrì preghiere e suppliche... a colui che poteva liberarlo da morte ... Pur essendo Figlio, imparò l'obbedienza dalle cose che patì e, reso perfetto, divenne causa di salvezza eterna per tutti coloro che gli obbediscono" (cfr Eb 5, 7-9).

La prima persona che si associa a Cristo sulla via dell'obbedienza, della fede provata e del dolore condiviso è sua madre Maria. Il testo evangelico ce la mostra nell'atto di offrire il Figlio: un'offerta incondizionata che la coinvolge in prima persona: Maria è Madre di Colui che è "gloria del suo popolo Israele" e "luce per illuminare le genti", ma anche "segno di contraddizione" (cfr Lc 2, 32.34). E lei stessa, nella sua anima immacolata, dovrà essere trafitta dalla spada del dolore, mostrando così che il suo ruolo nella storia della salvezza non si esaurisce nel mistero dell'Incarnazione, ma si completa nell'amorosa e dolorosa partecipazione alla morte e alla risurrezione del Figlio suo. Portando il Figlio a Gerusalemme, la Vergine Madre lo offre a Dio come vero Agnello che toglie i peccati del mondo; lo porge a Simeone e ad Anna quale annuncio di redenzione; lo presenta a tutti come luce per un cammino sicuro sulla via della verità e dell'amore.

Le parole che in quest'incontro affiorano sulle labbra del vecchio Simeone - "I miei occhi han visto la tua salvezza" (Lc 2, 30) - trovano eco nell'animo della profetessa Anna. Queste persone giuste e pie, avvolte dalla luce di Cristo, possono contemplare nel Bambino Gesù "il conforto d'Israele" (Lc 2, 25). La loro attesa si trasforma così in luce che rischiara la storia. 

Simeone è portatore di un'antica speranza e lo Spirito del Signore parla al suo cuore: per questo può contemplare colui che molti profeti e re avevano desiderato vedere, Cristo, luce che illumina le genti. In quel Bambino riconosce il Salvatore, ma intuisce nello Spirito che intorno a Lui si giocheranno i destini dell'umanità, e che dovrà soffrire molto da parte di quanti lo rifiuteranno; ne proclama l'identità e la missione di Messia con le parole che formano uno degli inni della Chiesa nascente, dal quale si sprigiona tutta l'esultanza comunitaria ed escatologica dell'attesa salvifica realizzata. 

L'entusiasmo è così grande che vivere e morire sono la stessa cosa, e la "luce" e la "gloria" diventano una rivelazione universale. Anna è "profetessa", donna saggia e pia che interpreta il senso profondo degli eventi storici e del messaggio di Dio in essi celato. Per questo può "lodare Dio" e parlare "del Bambino a tutti coloro che aspettavano la redenzione di Gerusalemme" (Lc 2, 38). La lunga vedovanza dedita al culto nel tempio, la fedeltà ai digiuni settimanali, la partecipazione all'attesa di quanti anelavano il riscatto d'Israele si concludono nell'incontro con il Bambino Gesù.

Cari fratelli e sorelle, in questa festa della Presentazione del Signore la Chiesa celebra la Giornata della Vita Consacrata. Si tratta di un'opportuna occasione per lodare il Signore e ringraziarlo del dono inestimabile che la vita consacrata nelle sue differenti forme rappresenta; è al tempo stesso uno stimolo a promuovere in tutto il popolo di Dio la conoscenza e la stima per chi è totalmente consacrato a Dio. Come, infatti, la vita di Gesù, nella sua obbedienza e dedizione al Padre, è parabola vivente del "Dio con noi", così la concreta dedizione delle persone consacrate a Dio e ai fratelli diventa segno eloquente della presenza del Regno di Dio per il mondo di oggi. 

Il vostro modo di vivere e di operare è in grado di manifestare senza attenuazioni la piena appartenenza all'unico Signore; la vostra completa consegna nelle mani di Cristo e della Chiesa è un annuncio forte e chiaro della presenza di Dio in un linguaggio comprensibile ai nostri contemporanei. È questo il primo servizio che la vita consacrata rende alla Chiesa e al mondo. All'interno del Popolo di Dio essi sono come sentinelle che scorgono e annunciano la vita nuova già presente nella nostra storia.

Mi rivolgo ora in modo speciale a voi, cari fratelli e sorelle che avete abbracciato la vocazione di speciale consacrazione, per salutarvi con affetto e ringraziarvi di cuore per la vostra presenza. Un saluto speciale rivolgo a Mons. Franc Rodé, Prefetto della Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica, e ai suoi collaboratori, che concelebrano con me in questa Santa Messa. Il Signore rinnovi ogni giorno in voi e in tutte le persone consacrate la risposta gioiosa al suo amore gratuito e fedele. Cari fratelli e sorelle, come ceri accesi, irradiate sempre e in ogni luogo l'amore di Cristo, luce del mondo. Maria Santissima, la Donna consacrata, vi aiuti a vivere appieno questa vostra speciale vocazione e missione nella Chiesa per la salvezza del mondo.
Amen!


Ghirlandaio - Presentazione di Maria Santissima al Tempio,1490
AMDG et DVM

© Copyright 2006 - Libreria Editrice Vaticana 

lunedì 29 gennaio 2018

La separazione dalla moglie e il mantenimento dei figli ha gettato sul lastrico un esercito di padri. - La condizione di indigenza colpisce numerosi uomini italiani che portano il peso di essere “papà separati”.

La guerra contro i papà

Padri separati: quell'esercito di uomini vittime di una "violenza di genere" che fa meno rumore

FEDERICO CENCI
Papà abbraccia i figli
Papà abbraccia i figli
S
empre più spesso le persone in coda nelle mense della Caritas o in fila per un pacco alimentare, hanno il volto consunto dal dolore della lontananza dai propri figli. Non solo immigrati, la condizione di indigenza colpisce numerosi uomini italiani che portano il peso di essere “papà separati”.
La separazione dalla moglie e il mantenimento dei figli ha gettato sul lastrico un esercito di padri. Quando il matrimonio fallisce, la situazione precipita. Sono migliaia gli uomini che in Italia, a seguito di un divorzio o una separazione, si ritrovano a vivere di stenti, senza nemmeno avere un tetto sopra la testa.



I numeri e le conseguenze

I dati Istat parlano chiaro: nel 2015 l’aumento degli scioglimenti delle unioni è stato del 57% rispetto all’anno precedente. Oltre 82mila coppie hanno divorziato e più di 91mila si sono separate. L’approvazione del “divorzio breve” ha sicuramente incrementato le distruzioni di nuclei familiari.
Situazioni che, oltre alla povertà materiale, portano con sé la recisione del legame affettivo con i figli. A pagarne il tributo sono nel 94,1% dei casi i padri, obbligati in aula di tribunale a versare gli assegni di mantenimento. E costretti, nel 60% dei casi, a cedere l’abitazione alla moglie, dato che arriva al 69% quando la madre ha almeno un figlio minorenne.



Le speranze della legge disattese

Una tendenza sfavorevole nei confronti degli uomini che non è cambiata, nonostante nel 2006 sia stata approvata la legge 54, per cui il giudice è tenuto ad effettuare l’affido condiviso in via prioritaria rispetto all’affidamento esclusivo a uno dei due genitori.
“A dodici anni da quella legge concettualmente positiva - spiega Massimiliano Gobbi, coordinatore nazionale di Adiantum (Associazione nazionale per la tutela dei minori) - il quadro è rimasto pressoché immutato”. Gobbi, papà separato, ritiene che “la discrezionalità dei giudici fa sì che la legge rimanga troppo spesso lettera morta”.
È così che ai figli viene negato il diritto a godere dell’affetto di entrambi i genitori, benché disuniti. “Che questa legge non venga applicata - afferma Gobbi - lo dimostra il fatto che nel 2015 il Miur abbia diffuso una circolare ai dirigenti scolastici per ribadire il diritto del bambino alla bigenitorialità, ossia a ricevere cure, educazione ed istruzione da entrambi i genitori”.



Il "pregiudizio culturale" negativo verso gli uomini

Ma da che deriva quella che Gobbi non esita a chiamare una “discriminazione” nei confronti dei papà? Egli parla di “un pregiudizio culturale” secondo cui l’uomo è ritenuto il colpevole per antonomasia di ogni frattura all’interno della coppia. E l’idea per cui l’uomo sia una sorta di cerbero da cui la donna, sesso debole, deve essere difesa, in tempi di allarmi mediatici sulle "violenze di genere" è lungi dall’essere superata.
A rimetterci, tuttavia, sono non gli aguzzini, ma l’esercito di nuovi poveri che rispondono al nome di papà separati. Gobbi ci tiene a togliere il velo su un’altra grave realtà, quella delle false accuse da parte delle madri nei confronti dei papà separati. “Come evidenziato da uno studionel 92,4% dei casi l’accusato risulta poi innocente”, osserva. È un fenomeno criminoso, che usano troppe donne - spiega - “per estromettere il padre dalla vita dei figli”.



Condizioni insostenibili

Estromissione dagli affetti ed indigenza. “Viviamo condizioni insostenibili - spiega Gobbi -: in media ogni figlio ci costa per il mantenimento 480euro al mese, a cui vanno aggiunte le spese di affitto o del mutuo, così molti papà spendono più dei due terzi dello stipendio”. Il coordinatore di Adiantum ricorda poi che “l’assegnazione della casa alla moglie” significa “essere cacciati via dall’abitazione per cui stiamo pagando il mutuo o per cui abbiamo speso i risparmi di una vita”.
Per i padri la povertà è quasi sempre, dunque, una conseguenza inevitabile della separazione. “Le spese, quando ci si separa, raddoppiano: due case, doppie utenze, doppie manutenzioni e mobili, doppi regali per i figli”, riflette Gobbi. Ed è così che in tanti finiscono sotto i ponti e tengono stretto tra le mani il piattino per chiedere un pasto caldo alla Caritas e alle altre strutture per i poveri. Povertà materiale, ma anche crisi emotive e di nervi sono gli effetti di questo disastro sociale.



L'allarme dell'Europa

“L’allarme - racconta Gobbi - l’ha lanciato anche la Corte europea dei diritti dell’uomo, che ha condannato l’Italia per non aver consentito lo sviluppo di una vita affettiva ai padri separati”. Il nostro Paese - rileva il coordinatore nazionale di Adiantum - “ha tassi di affido esclusivo al padre dello 0,7%, otto volte meno della Spagna, dieci volte meno della Francia e quasi venti volte in meno della Germania. In pratica nemmeno di fronte a gravi casi di inidoneità materna il giudice italiano ritiene di dover prendere in considerazione l’affido al padre”.
E ancora, Gobbi sottolinea che “i minori che trascorrono almeno un terzo del tempo con uno dei genitori dopo la separazione della coppia genitoriale (cosiddetto affido materialmente condiviso) sono il 70% in Svezia, il 50% in Belgio e il 49% in Danimarca. Da noi è il 5%”.
A conferma della resistenza culturale a valorizzare la figura del padre il fatto che tra Camera e Senato giacciono ben nove disegni di legge. Qualcosa comunque si muove. Gobbi rivolge un plauso al Registro della bigenitorialità, “istituito - spiega - in diversi Comuni italiani, per consentire ad entrambi i genitori, anche se separati, di ricevere informazioni e comunicazioni comunali relative ai propri figli”.

La Casa di Accoglienza di Tor San Lorenzo

Ma qualcosa si muove anche nell’ambito della solidarietà. Dal 15 gennaio è operativa a Tor San Lorenzo, litorale meridionale di Roma, la Casa di Accoglienza per i papà separati intitolata “Monsignor Dante Bernini”, realizzata dalla Diocesi di Albano. La struttura ospita già quattordici papà separati. All’inaugurazione era presente anche Gobbi, il quale ha espresso la sua soddisfazione per “un lavoro di anni che finalmente si realizza”. “Come Adiantum - ha aggiunto - collaboreremo con Caritas, le Suore di Gesù Buon Pastore, le associazioni di volontariato e le amministrazioni per la buona riuscita del progetto”. Il progetto più importante, tuttavia, è cambiare una cultura che penalizza e umilia il padre, addolora i figli, distrugge le famiglie, rovina la società.
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AMDG et DVM

IGNAZ PHILLIP SEMMELWEISS - medico ungherese - 1818-1865. Il mondo ha fatto tesoro delle sue scoperte, ma in pochi ricordano il suo nome e le sue tribolazioni. Requiem aeternam dona ei, Domine...

di Elia Dallabrida
Il 13 agosto di molti anni fa moriva un grande uomo, che oggi viene ricordato raramente nel mondo accademico: si chiamava Ignaz Semmelweis, e diede inizio alla vera e propria rivoluzione sanitaria per la prevenzione della trasmissione delle malattie infettive.

La vicenda ha inizio intorno al 1840, nella divisione della clinica ostetrica di un ospedale di Vienna diretto dal professor Klein (la sua struttura al tempo era nota come “clinica della morte”, a causa dell’alto numero di donne che vi moriva). A quel tempo infatti la mortalità per la febbre puerperale era molto elevata, ma nessuno sembrava interessato realmente alle cause di tutti questi decessi: la sofferenza delle donne e dei loro bambini passava attraverso un'indifferenza che oggi non faticheremmo a definire "criminale". 

La scienza di quel periodo aveva formulato solo alcune teorie per dare una risposta al numero elevatissimo di morti fra le puerpere, senza però fare mai nulla di concreto per provare ad arrestarle.

Ecco alcune di quelle ipotesi:
a) I fluidi provenienti dall'utero dopo il parto possono non avere una libera fuoriuscita, ma stagnare, andando così incontro a putrefazione e, risalendo poi nei tessuti e nel sangue, provocare dolore, febbre e infine la morte;
b) Durante la gravidanza l'utero ingrossato, premendo sull'intestino, determina una stasi fecale con conseguente immissione nelle vene di veleni provenienti dalle feci;
c) Un agente esterno, con ogni probabilità identificabile nell'aria impura circolante nelle corsie in cui sono ospitate le donne, provoca un'epidemia che colpisce le partorienti all'utero, determinando la lochioschesi (ritenzione dei flussi).
C'era però qualcuno che aveva preso a cuore questo problema, e ne stava seriamente studiando le possibili cause: il dott. Ignaz Semmelweis, un brillante e coraggioso medico ungherese a cui venne un'intuizione geniale. Ebbe modo di osservare che le morti fra le puerpere erano molto più elevate nel reparto dove esercitavano i medici (e anche gli studenti di medicina), i quali andavano a toccare le pazienti nelle loro parti più intime dopo aver dissezionato cadaveri in sala anatomica. Curiosamente però nella divisione gestita da ostetriche e levatrici, le morti erano inferiori di tre volte, e nessuno si era mai chiesto il motivo. (La mortalità nel padiglione gestito dalle ostetriche era inferiore perché loro non eseguivano dissezioni sui cadaveri, mentre i medici si, e poi con le mani sporche andavano a toccare le donne incinte).

Semmelweis svolse approfonditi studi e giunse alla conclusione che queste morti dipendesero in qualche modo dal fatto che nessun medico si lavasse le mani prima di assistere le sue pazienti. Decise quindi di sfidare l'intero mondo accademico, e di praticare e far praticare ai suoi sottoposti il lavaggio delle mani con cloruro di calce prima di andare a toccare una partoriente. La mortalità, che nel 1846 era all'11,4%, scese nel 1848, dopo un anno di lavaggi delle mani, all'1,27%.

I suoi colleghi però, sorprendentemente, non la presero per niente bene. Nessuno volle credere alle sue teorie ed iniziarono le derisioni pubbliche: lo tacciandolo di essere un matto, uno stupido (il termine complottista al tempo non esisteva ancora, ma sono sicuro che lo avrebbero usato volentieri), un incapace. D’altronde ai medici non piace gli si dica di essere la causa della morte per centinaia di migliaia di donne, c’è il rischio che possano perdere credibilità e autorevolezza.
Le derisioni però arrivavano in contemporanea con i risultati: infatti il numero dei casi di morte da febbre puerperale nel suo reparto era stato praticamente abbattuto. Ma a nessuno interessavano i dati, nemmeno all'ospedale di Vienna dove il dott. Semmelweis stava prestando un ottimo servizio salvando la vita a migliaia di donne. Fu infatti licenziato per aver dato disposizione di cambiare i protocolli vigenti senza averne alcuna autorità.
Tornò a Pest, nel suo Paese, facendosi assumere all'ospedale S. Rocco ottenendo anche qui un abbattimento del numero di decessi grazie al suo innovativo sistema del lavaggio mani. Nonostante tutto però le critiche e le infamie da parte dell'intera comunità scientifica non cessavano di arrivare, e anche a fronte di tutti i risultati ottenuti nella prevenzione della febbre puerperale gli attacchi dei suoi colleghi contemporanei arrivarono a seppellirlo. Alla fine venne rinchiuso in manicomio dove morì pestato a sangue dai guardiani, nel 1865, un anno dopo le scoperte di Pasteur riguardanti la contaminazione batterica, le quali gli davano praticamente ragione.
E questo solo perché si lavava le mani e salvava la vita alla gente.
Ci vollero più di 40 anni prima che le sue teorie venissero accettate ed applicate in sanità (periodo durante il quale gli studi di Semmelweis vennero screditati e la gente tornò a morire come prima), grazie alle quali oggi abbiamo rigidi protocolli e linee guida importanti riguardanti il lavaggio delle mani che è attualmente considerato la prima prevenzione per la trasmissione delle malattie infettive.
Ma da allora sono passati circa 170 anni e i tempi sono cambiati, la scienza si è evoluta così come si sono evolute le infamie. Ora i medici considerati "eretici" non vengono più fatti crepare in manicomio, è sufficiente scagliar loro addosso i media e minacciarli di radiarli o radiarli direttamente dall'Ordine, impedendo loro di esercitare la professione. La sola cosa che accomuna i nostri tempi a quelli del dott. Semmelweis sono la totale noncuranza per i risultati, i quali vengono platealmente ignorati, nascosti ed insabbiati per la difesa della verità assoluta pretesa da Big Pharma.
Elia Dallabrida (Decalagon)

C.S.P.B. Crux Sancti Patris Benedicti La Croce del Santo Padre Benedetto

LA MEDAGLIA O CROCE DI SAN BENEDETTO
Uno degli episodi più noti di possessione diabolica, riportato in vari libri per la documentazione storicamente esatta che ci ha tramandato i fatti, è quello riguardante i due fratelli Burner, di Illfurt (Alsazia), che furono liberati con una serie di esorcismi nel 1869. Ebbene, un giorno, tra i tanti gravissimi dispetti del demonio, si sarebbe dovuta rovesciare la carrozza che trasportava l'esorcista, accompagnato da un monsignore e da una suora. Ma il demonio non poté attuare il suo proposito perché, al momento della partenza, era stata data al cocchiere una medaglia di San Benedetto, a scopo protettivo e il cocchiere se l'era messa devotamente in tasca.
(da Don Gabriele Amorth, "Un esorcista racconta" Ed. Dehoniane, Roma)
Notizie storiche
Le origini della medaglia di San Benedetto sono antichissime. Papa Benedetto XIV ne ideò il disegno e col "Breve" del 1742 approvò la medaglia concedendo delle indulgenze a coloro che la portano con fede. Sul diritto della medaglia, San Benedetto tiene nella mano destra una croce elevata verso il cielo e nella sinistra il libro aperto della santa Regola. Sull'altare è posto un calice dal quale esce una serpe per ricordare un episodio accaduto a San Benedetto: il Santo, con un segno di croce, avrebbe frantumato la coppa contenente il vino avvelenato datogli da monaci attentatori. Attorno alla medaglia, sono coniate queste parole: "EIUS IN OBITU NOSTRO PRESENTIA MUNIAMUR" (Possiamo essere protetti dalla sua presenza nell'ora della nostra morte). Sul rovescio della medaglia, figura la croce di San Benedetto e le iniziali dei testi. Questi versi sono antichissimi. Essi appaiono in un manoscritto del XIV sec. a testimonianza della fede nella potenza di Dio e di San Benedetto. La devozione della Medaglia o Croce di San Benedetto, divenne popolare intorno al 1050, dopo la guarigione miracolosa del giovane Brunone, figlio del conte Ugo di Eginsheim in Alsazia. Brunone, secondo alcuni, fu guarito da una grave infermita', dopo che gli fu offerta la medaglia di San Benedetto. Dopo la guarigione, divenne monaco benedettino e poi papa: é san Leone IX, morto nel 1054. Tra i propagatori bisogna annoverare anche san Vincenzo de' Paoli.  

Grazie che si ottengono con la medaglia. I fedeli hanno sperimentato la sua potente efficacia mediante l'intercessione di S. Benedetto, nei seguenti casi:
-contro i malefici e le altre opere diaboliche
-per allontanare da qualche luogo gli uomini male intenzionati
-per curare e sanare gli animali dalla peste oppure oppressi dal maleficio
-per tutelare le persone dalle tentazioni, dalle illusioni e vessazioni del demonio specie quelle contro la castità
-per ottenere la conversione di qualche peccatore, particolarmente quando si trova in pericolo di morte
-per distruggere o rendere inefficace il veleno
-per allontanare la pestilenza
-per restituire la salute a quelli che soffrono di calcolosi, di dolori ai fianchi, di emorragie, di emottisi; a quanti sono morsi da animali contagiosi
-per ottenere l'aiuto divino alle mamme in attesa onde evitare l aborto
-per salvare dai fulmini e dalle tempeste 

SPIEGAZIONE DELLE INIZIALI

C.S.P.B.
Crux Sancti Patris Benedicti
La Croce del Santo Padre Benedetto

C.S.S.M.L.
Crux Sacra Sit Mihi Lux
La Croce Santa sia la mia luce.

N.D.S.M.D.
Non Drago Sit Mihi Dux
Non sia il demonio il mio condottiero

V.R.S.
Vade Retro, Satana!
Allontanati, Sanata!

N.S.M.V.
Numquam Suade Mihi Vana
Non mi attirare alle  vanità 
   
S.M.Q.L.
Sunt Mala Quae Libas
Son mali le tue bevande

I.V.B.
Ipse Venena Bibas
Bevi tu stesso i tuoi veleni.

Preghiera: "Croce del Santo Padre Benedetto. Croce santa sii la mia luce e non sia mai il demonio mio capo. Va' indietro, Satana; non mi persuaderai mai  di cose vane; sono cattive le bevande che mi offri, bevi tu stesso il tuo veleno. Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen." 

La Medaglia di San Benedetto non è magica!
Numerosi sono gli effetti benefici attribui-ti alla stessa: guarigioni, protezione contro il demonio, grazia di preparazione ad una santa morte... Ma attenzione, la medaglia non e un talismano che annullerebbe le prove della nostra vita, ma un mezzo che ci aiuta a supe-rarle. Le parole scritte attorno alla croce sono quelle che Benedetto pronunciò rispondendo alla tentazione del demonio. Possiamo farle nostre in uno spirito di fede, sapendo che la Croce di Cristo è pegno della nostra vittoria e della nostra salvezza. Questa medaglia è un sacramentale della Chiesa Cattolica, un segno sacro dal quale sono signifìcati e ottenuti effetti, grazie alla preghiera della Chiesa. Per trarre vantaggi da questa preghiera e da questa medaglia, non basta farla benedire e portarla come se fosse un portafortuna: i benefici che speriamo di ottenere sono proporzionati alla crescita della nostra fede e della nostra fiducia in Dio e in San Benedetto

Benedizione della Medaglia di San Benedetto
Può essere recitata solo da un sacerdote
Io ti esorcizzo per Dio  + Padre Onnipotente, che ha fatto il cielo e la terra, il mare e tutto ciò che si trova in essi: ogni potenza del nemico, tutto l'esercito del diavolo, ogni influenza di Satana sia strappato e sia messo in fuga da questa medaglia, affinché a tutti coloro che ne faranno uso, procuri la salvezza dell'anima e la salute del corpo. Te lo chiediamo nel nome di Dio Padre + Onnipotente, di Gesù Cristo + suo Figlio e Signore nostro e dello Spirito Santo + Consolatore e nell'amore del medesimo Signore nostro Gesù Cristo, che verrà a giudicare i vivi e i morti e regnerà nei secoli dei secoli. Amen.
Preghiamo O Dio Onnipotente, dispensatore di ogni bene, noi ti supplichiamo ardentemente, per l'intercessione del nostro Padre San Benedetto: fa' scendere la tua benedizione su questa medaglia, affinché tutti coloro che la porteranno e compiranno opere di bene, meritino di ottenere la salute dell'anima e del corpo, la grazia della santificazione, le indulgenze a loro concesse; con il soccorso della tua misericordia, possano sfuggire le insidie del demonio e presentarsi un giorno santi e immacolati davanti al tuo cospetto nella carità (Ef 1,4). Per Cristo nostro Signore. Amen.

Promessa di S. Benedetto ai suoi devoti
S. Benedetto è invocato per ottenere una buona morta e la salvezza eterna. Egli apparve un giorno a S. Geltrude, dicendo: " Chiunque mi ricorderà la dignità per cui il Signore ha voluto onorarmi e beatificarmi, concedendomi di fare una morte così gloriosaio lo assisterò fedelmente in punto di morte e mi opporrò a tutti gli attacchi del nemico in quell'ora decisiva. L'anima sarà protetta dalla mia presenza, essa resterà tranquilla malgrado tutte le insidie del nemico, e felice si slancerà verso le gioie eterne."

PREGHIERA QUOTIDIANA A SAN BENEDETTO:
"S. Benedetto mio caro padre, per quella dignità con la quale il Signore si degnò di onorarti e beatificarti con una così gloriosa morte, ti prego di assistermi con la tua presenza nel momento della mia morte, beneficiandomi di tutte quelle promesse fatte alla Santa vergine Geltrude. Amen" 

AMDG et DVM