martedì 28 aprile 2026

San Juan Diego Cuauhtlatoatzin Veggente di Guadalupe

 



Nel 1474, nell’attuale Città del Messico, in un piccolo villaggio nasce Cuauhtlatoatzin (in lingua azteca significa “colui che parla come un’aquila”). 

Durante la dominazione spagnola e in seguito all’insediamento dei missionari francescani, nel 1524 l’umile contadino, all’età di cinquant’anni, è uno dei primi indios a farsi battezzare. E gli viene imposto il nome cristiano Juan Diego. Anche la moglie Malintzin si fa battezzare cambiando il suo nome in Maria Lucia. 

Il povero contadino è affascinato dalla figura di Gesù e della Madonna. Così, fin dalle prime ore del mattino, percorre a piedi scalzi tanta strada per poter frequentare il catechismo impartito dai frati francescani e apprendere il messaggio del Vangelo. Rimasto vedovo dopo quattro anni di matrimonio, Juan Diego si dedica ai lavori umili dei campi e alla preghiera.
Il mattino di sabato 9 dicembre 1531 Juan Diego sta percorrendo la strada per recarsi al catechismo. Ai piedi del Colle di Tepeyac (a nord di Città del Messico) sente un canto melodioso di uccelli. Si ferma estasiato dal suono che all’improvviso s’interrompe. Una dolce voce femminile lo chiama teneramente per nome ed ecco apparire una bellissima ragazza, splendente, che gli dice di essere la Madre di Gesù e aggiunge le seguenti parole: 

«Io sono Madre misericordiosa per tutti quelli che mi amano, mi invocano e in Me confidano». 

La Madonna gli chiede di andare dal vescovo per chiedergli di costruire una chiesa nel luogo dell’apparizione, affinché i fedeli possano andare a pregare. Juan Diego, emozionatissimo, corre dal vescovo che, però, non crede al suo racconto e gli chiede una prova.


Juan Diego il 12 dicembre si reca di nuovo ai piedi della collina e, affranto, racconta alla Madonna di non sentirsi degno del compito ricevuto, ma la Madre Celeste lo rassicura e lo incoraggia mandandolo in cima alla collina a raccogliere dei fiori. Quale stupore quando il contadino vede stupende rose tutte fiorite, nel mese di dicembre e in una pietraia! Juan Diego raccoglie le splendide rose e le porge alla Madonna la quale le ripone nel grembiule di tela grezza dell’indio (la tilma, un mantello usato dagli indios poveri per ripararsi dal freddo), dicendogli di portarle al vescovo. Juan Diego ubbidisce. 

Davanti al vescovo e ad altri presenti, apre il grembiule dal quale cadono rose profumate, mentre nella tela rimane miracolosamente impressa la figura della visione del contadino: la Madonna con un mantello colmo di stelle, circondata dai raggi del sole.
Il vescovo si inginocchia, chiede perdono, accompagna Juan Diego sul colle delle apparizioni e in quel luogo fa costruire una chiesa, dove il veggente si ritira come sacrestano e trascorre diciassette anni della sua vita da eremita, pregando e accogliendo i pellegrini, fino alla sua morte avvenuta nel 1548. Oggi quella chiesa è diventata il santuario mariano più grande del mondo, la “Basilica di Nostra Signora di Guadalupe”, dove milioni di credenti affluiscono da ogni angolo della Terra. La tilma di Juan Diego, con impressa l’immagine della Madonna, si trova in questa cattedrale.


Il santuario è dedicato alla “Madonna di Guadalupe”, così come richiesto dalla Madonna stessa a uno zio di Juan Diego, Juan Bernardino, da lei guarito. E guadalupe, in lingua indigena, significa: “Colei che schiaccia la testa del serpente”, ovvero del Maligno. 

Recenti studi scientifici hanno evidenziato che il mantello della Madonna di Guadalupe contiene l’esatta costellazione presente nel cielo del 12 dicembre 1531, e nelle sue pupille, con un microscopio, sono state scoperte immagini che raffigurano il vescovo mentre stupito si inginocchia davanti al grembiule di Juan Diego. Immagini talmente piccole da non poter essere state dipinte, in alcun modo, da nessuno. San Juan Diego è protettore dei contadini e dei raccolti agricoli. E dall'ottobre 2002 é Patrono del Nuovo Movimento d'Amore riservato ai Sacerdoti... ai Carismatici e agli Scienziati tutti. Tale Movimento d'Amore si chiama... <<Movimento d'Amore San Diego>> in memoria della Apparizione della Madre Divina a Juan Diego a Guadalupe.  ... Una Nuova Vera Comunità d'Amore, un'Oasi di pace conosciuta in tutto il Mondo...

come in tutto il Mondo sarà la Divina Croce Luminosa di Dozulé.



Autore: Mariella Lentini

AMDG et DIVINAE VIRGINIS MARIAE

domenica 19 aprile 2026

COME PREGARE LA "FIAMMA D'AMORE" ?


<<  Ave Maria gratia plena Dominus tecum, 

benedicta tu in mulieribus et benedictus fructus 

ventris tui Iesus, Splendor Paternae Claritatis 

et figura substantiae eius.

Sancta Maria, Mater Dei, ora pro nobis peccatoribus. 

Perfunde omnem humanitatem gratia, 

per actionem Flammae Amoris Tui, 

nunc et in hora mortis nostrae. AMEN >>



AMDG et DIVINAE VIRGINIS MARIAE

venerdì 17 aprile 2026

PERCHE' ?





Perché la Messa, perché l’Eucarestia, perché la Confessione non vi santificano come dovrebbe avvenire? Perché sono per voi dei pro-forma, non li rendete fecondi con l’attenzione alla mia Parola. Peggio: soffocate la mia Parola, che Io lancio dal­l’alto del Cielo a richiamo e a luce vostra, sotto la tiepidezza, l’ipocrisia, la colpa più o meno grave.

   Non mi amate: ecco tutto. Amare non vuol dire fare di tanto in tanto una visita superficiale di mondana cortesia. Amare vuol dire vivere con l’anima unita, fusa, accesa ad un unico fuoco che alimenta un’altra anima. Allora nella fusione avviene anche la comprensione. 


AVE MARIA!

L'Opera, essendo mia, è come Me segno di contraddizione.....

 "Se non credono a Mosè e ai profeti non crederanno neppure a chi resuscitasse per loro dandogli un segno: il segno richiesto da essi per credere"

RICORDIAMOCENE SEMPRE!

10 marzo 1949

   Dice Gesù
 «Quali segni si vogliono ancora? La tua vita è tutta un segno. Un segno sempre più forte più procede verso la liberazione dal carcere terreno. 
 È segno per chi vuoi vedere. Ma per chi non vuole vedere nessun segno avrebbe altro valore fuorché quello di esser tentazione e condanna. "Se non credono a Mosè e ai profeti non crederanno neppure a chi resuscitasse per loro dandogli un segno: il segno richiesto da essi per credere"1. È vecchia storia! 
 Non so quale altro segno più grande dei molti che hai loro fornito con la tua vita e il tuo contegno antico e recente potresti dare. Per chi nonvolle credere neppure l'apparizione del Risorto fu utile. Lasciali dire. Un segno certo lo darai, e anche essi lo daranno. Io lo so. Un segno di vita in Dio tu. Un segno di vita nella carne d'Adamo essi. Perché la carne d'Adamo pecca, se non nella concupiscenza della carne, nelle altre due concupiscenze: le peggiori e più gravi perché le meno domabili e perché sono le concupiscenze delle parti più elette dell'uomo. 
   Quanti saranno condannati per aver agito male con te e con l'Opera! L'Opera, essendo mia, è come Me segno di contraddizione, mezzo di salute per chi l'accoglie, mezzo di condanna per chi la schernisce o anche soltanto la ostacola. 
   Tu, essendo un piccolo Cristo, sei come Io lo fui oggetto di contraddizione. Però ricorda. Il Battista diceva di Me "Egli col suo ventilabro in mano pulirà la sua aia e raccoglierà il frumento nel suo granaio, ma la paglia la brucerà col fuoco inestinguibile"2. Il mio ventilabro è il mio inesorabile e perfetto giudizio su tutte le creature e sulle loro azioni. Non come appaiono, sotto menzogneri aspetti, ma nella loro segretaverità. 
   Non entrerà il loglio, che quando vegeta e fiorisce appare più bello del frumento, nel mio granaio. Ma solo il grano eletto, invano mortificato dal loglio che lo avvinse nei suoi viticci ornandosi nel contempo di inutili fiori e di velenosi semi prodotti da quei fiori che erano solo apparenza. Il frumento entrerà nel mio granaio. Ossia i miei veri servi. Quelli che non hanno aspetto appariscente, ma sono tutta spiga buona, tutta farina da ostie. Quelli entreranno da Me, nella mia Dimora eterna. E fatti, da "ostie", beati in eterno, vedranno quelli che li sfarinarono sotto la macina della loro autorità ingiusta gemere e gridare: "Perché non riconoscemmo il Signore? Perché non accogliemmo i suoi 'piccoli' in suo Nome? Perché non demmo loro quel sorso giustizia che invocavano da noi?". 
   Ma ormai il giudizio sarà stato dato e ognuno avrà ciò che ha meritato d'avere, e nulla servirà a mutarlo. Ti dico: Per alcuni sarà giudizio eterno. Per altri si consumerà nei secoli e poi avranno perdono perché avranno espiato. 
   Ma non uno di quelli che mi respinsero e chi respinge l'Opera respinge Me, e chi inchioda l'Opera inchioda Me, e chi nega questo Pane della mia Parola alle turbe languenti pecca nella duplice carità verso Me-Dio, verso il prossimo suo ma non uno di chi male opera contro l'Opera sarà esente da duro castigo. E tu conoscerai i nomi dei principali tuoi avversar! perché te li indicherà prima la loro morte e il genere della stessa, poi il vederli là dove espieranno il loro peccato».

 AVE MARIA!

   1 Lc 16, 31

   2 Mt 3, 12

martedì 10 marzo 2026

MARIA VALTORTA. BELLISSIMA PAGINA DEGLI ANNI '40: <<...questo solo è necessario: vivere della mia Parola, credere alla mia Parola, camminare secondo la mia Parola.

 



QUADERNI DEL 1943 CAPITOLO 94


18 agosto 1943

   Dice Gesù:
   «Continuo a spiegarti i passi che credo opportuni.
   È detto:[253] “Al vincitore darò a mangiare dell’albero di vita...”. E si è applicato tal pensiero a Me.
   Sì, sono albero di vita eterna e mi do a voi per cibo nell’Eucarestia e la mia vista sarà cibo gaudioso dei vincitori nell’altra vita. Ma vi è un altro significato che molti ignorano, appunto perché molti che mi commentano non sono “vincitori”.
   Chi è vincitore? Cosa occorre per esserlo? Opere risuonanti di eroismo? No. Allora sarebbero troppo pochi coloro che vincono. Sono vincitori coloro che vincono in sé la Bestia che vorrebbe avere ragione di loro. In verità tra il martirio atroce ma breve, aiutato da coefficienti soprannaturali e naturali, e la lotta segreta, oscura e continua, è, sulle bilance di Dio, di maggior peso, o quanto meno di un peso di diversa razza, ma prezioso, quest’ultima.
   Nessun tiranno è maggior tiranno della carne e del Demo­nio. E coloro che sanno vincere la carne e il Demonio e fare della carne uno spirito e del Demonio un vinto, sono i “vincitori”.
   Ma per esserlo bisogna essersi dati totalmente all’Amore. Totalmente: colui che ama con tutte le sue forze non riserba nulla per se stesso, e non serbando per se stesso non serba per la carne e per il Demonio. Dà tutto al suo Dio e Dio dà tutto al suo amatore.
   Gli dà il suo Verbo. Ecco ciò che dà al vincitore da mangiare, sin da questa Terra, né poteva dargli cosa più grande. Dà Me, Verbo del Padre, per esser cibo dello spirito consacrato al Cielo.
   La mia Parola scende a nutrire le anime date tutte al loro Signore Iddio. Viene la mia Parola per esservi sacerdote e guida a voi che cercate la guida vera e che vedete tante deboli guide per le turbe che periscono senza guida vera. Voi, che avete capito la Verità, sapete che questo solo è necessariovivere della mia Parola, credere alla mia Parola, camminare secondo la mia Parola.
   Che te ne pare di uno che vuol vivere di dolciumi, liquori e fumo? Tu dici che colui morrà perché non è quello il cibo che necessita a viver sani. Lo stesso è di chi si affatica in mille esteriorità e non bada a quello che è nucleo di tutta la vita dell’anima: la mia Parola.
   Perché la Messa, perché l’Eucarestia, perché la Confessione non vi santificano come dovrebbe avvenire? Perché sono per voi dei pro-forma, non li rendete fecondi con l’attenzione alla mia Parola. Peggio: soffocate la mia Parola, che Io lancio dal­l’alto del Cielo a richiamo e a luce vostra, sotto la tiepidezza, l’ipocrisia, la colpa più o meno grave.
   Non mi amate: ecco tutto. Amare non vuol dire fare di tanto in tanto una visita superficiale di mondana cortesia. Amare vuol dire vivere con l’anima unita, fusa, accesa ad un unico fuoco che alimenta un’altra anima. Allora nella fusione avviene anche la comprensione.
   Io parlo, non più lontano, dall’alto dei Cieli, ma prendo dimora[254] - e con Me il Padre e lo Spirito, perché siamo una cosa sola - Io prendo dimora nel cuore che mi ama, e la mia parola non è più sussurro ma Voce piena, non è più isolata ma continua. Sono allora il “Maestro” vero. Sono Colui che 20 secoli or sono parlava alle turbe instancabilmente e che ora trova la sua delizia a parlare ai suoi prediletti che lo sanno ascoltare e di cui faccio i miei canali di grazia.
   Quanta Vita vi do! Vita vera, Vita santa, Vita eterna, Vita gau­­diosa con la mia Parola che è Parola del Padre e Amore dello Spirito. Sì, che in verità Io do al “ vincitore” da mangiare il frutto dell’albero di Vita. Ve lo do da questa Terra con la mia spirituale dottrina, che torno a portare fra gli uomini acciò non tutti gli uomini periscano. Ve lo do nell’altra vita col mio essere fra voi in eterno.
   Io sono la Vita vera. Permanete in Me, miei diletti, e non conoscerete morte.»

[253] È detto in Apocalisse 2, 7.
[254] prendo dimora, come è detto in Giovanni 14, 23.

AMDG et DIVINAE VIRGINIS MARIAE