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domenica 9 ottobre 2022

Sogno di don Bosco

9 - La pastorella e il gregge. La missione futura (1844)

MB II, 243-245. MO Déc. II, 134-136

“La seconda Domenica di ottobre di quell'anno (1844) doveva partecipare a' miei

giovanetti, che l'Oratorio sarebbe stato trasferito in Valdocco. Ma l'incertezza del luogo, dei mezzi,

delle persone mi lasciavano veramente sopra pensiero. La sera precedente andai a letto col cuore

inquieto. In quella notte feci un nuovo sogno, che pare un'appendice di quello fatto la prima volta

ai Becchi quando aveva circa nove anni. Io giudico bene di esporlo letteralmente.

Sognai di vedermi in mezzo ad una moltitudine di lupi, di capre e capretti, di agnelli,

pecore, montoni, cani ed uccelli. Tutti insieme facevano un rumore, uno schiamazzo, o meglio un

diavolio da incutere spavento ai più coraggiosi. [244]

Io voleva fuggire, quando una Signora, assai ben messa a foggia di pastorella, mi fe' cenno

di seguire ed accompagnare quel gregge strano, mentre Ella precedeva. Andammo vagabondi per

vari siti: facemmo tre stazioni o fermate: ad ogni fermata molti di quegli animali si cangiavano in

agnelli, il cui numero andavasi ognor più ingrossando. Dopo avere molto camminato, mi trovai in

un prato, dove quegli animali saltellavano e mangiavano insieme, senza che gli uni tentassero di

mordere gli altri.

Oppresso dalla stanchezza, voleva sedermi accanto ad una strada vicina, ma la pastorella

mi invitò a continuare il cammino. Fatto ancora breve tratto di via, mi sono trovato in un vasto

cortile con porticato attorno, alla cui estremità eravi una Chiesa. Qui mi accorsi che quattro quinti

di quegli animali erano diventati agnelli. Il loro numero poi divenne grandissimo. In quel momento

sopraggiunsero parecchi pastorelli per custodirli: ma essi fermavansi poco, e tosto partivano.

Allora succedette una meraviglia. Molti agnelli cangiavansi in pastorelli, che aumentandosi,

prendevano cura degli altri. Crescendo i pastorelli in gran numero, si divisero, e andavano altrove

per raccogliere altri strani animali e guidarli in altri ovili.

Io voleva andarmene, perchè mi sembrava tempo di recarmi a celebrare la S. Messa, ma la

pastorella mi invitò a guardare al mezzodì. Guardando, vidi un campo, in cui era stata seminata

meliga, patate, cavoli, barbabietole, lattughe e molti altri erbaggi. - Guarda un'altra volta, mi disse.

E guardai di nuovo, e vidi una stupenda ed alta Chiesa. Un'orchestra, una musica istrumentale e

vocale mi invitavano a cantar messa. Nell'interno di quella Chiesa era una fascia bianca, in cui a

caratteri cubitali stava scritto: HIC DOMUS MEA, INDE GLORIA MEA. Continuando nel sogno,

[245] volli domandare alla pastora dove mi trovassi; che cosa voleva indicare con quel camminare,

colle fermate, con quella casa, Chiesa, e poi altra Chiesa. - Tu comprenderai ogni cosa, mi rispose,

quando cogli occhi tuoi materiali vedrai di fatto quanto ora vedi cogli occhi della mente. - Ma

parendomi di essere svegliato, dissi: - Io vedo chiaro, e vedo cogli occhi materiali; so dove vado

e quello che faccio. - In quel momento suonò la campana dell'Ave Maria nella Chiesa di S. Francesco d'Assisi, ed io mi svegliai.

 AMDG et DVM

giovedì 31 gennaio 2019

San Giovanni Bosco



Giovanni Bosco, nato da povera gente, dopo una fanciullezza travagliata ed innocentissima, studiò a Chieri, dove si distinse assai per ingegno e virtù. 

Consacrato sacerdote, andò a Torino, dove si fece tutto a tutti, ma soprattutto si dedicò ad aiutare i giovani poveri ed abbandonati.

Con i corsi di istruzione, con le scuole per artigiani, con i ritrovi festivi si sforzò in tutti i modi di salvare la gioventù dai pascoli velenosi dell'errore e del vizio: al cui scopo fondò nella Chiesa due famiglie, una di uomini, l'altra di vergini. 

Scrisse lui stesso molti libri pieni di cristiana sapienza. 

Fu molto benemerito della salvezza degli infedeli, attuata fondando delle missioni con i membri del suo istituto. 

Con la mente costantemente rivolta a Dio l'uomo santissimo non si lasciava atterrire da minacce, né stancare da fatiche, né opprimere da affanni, né turbare da avversità. 

Morì nell'anno 1888, a 73 anni di età. Fu aggiunto al catalogo dei santi dal sommo Pontefice Pio XI.

V. E tu, o Signore, abbi pietà di noi.
R. Rendiamo Grazie a Dio.


Preghiamo

O Signore, che in San Giovanni Bosco, tuo Confessore, hai suscitato il padre ed il maestro della gioventù e, per mezzo di Maria SS. Ausiliatrice, lo hai ispirato ad istituire nella tua Chiesa due nuove famiglie religiose, dacci la grazia di essere accesi come lui da una fiamma di carità per salvare le anime e servire a te solo.

Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, in unità con lo Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.

venerdì 11 gennaio 2019

Chiesa cattolica e chiese eretiche

LE CHIESE DEGLI ERETICI NON HANNO
I CARATTERI DELLA DIVINITA'...

LA CHIESA DEGLI ERETICI
NON E' LA CHIESA DI GESU' CRISTO

" Cosicché si possono chiamare inviati non da Dio, ma da satana
a predicare e diffondere l'empietà fra gli uomini "

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PARTE QUARTA
Fondamenti della Religione Cattolica

I. Idea generale della vera Religione.

D. Cosa s'intende per Religione?

R. Per religione s'intende una virtù, con cui l'uomo rende a Dio l'ossequio e l'onore a Lui solo dovuti, come a supremo Signore e Padrone di tutte le cose.

D. Come deve l'uomo praticare la Religione?

R. L'uomo deve praticare la Religione col credere tutte le verità da Pio rivelate, e coll'osservare la sua santa legge; cioè coll'esatto adempimento dei Comandamenti di Dio e della Chiesa da Lui fondata e stabilita.

D. A chi fu rivelata la vera Religione?

R. La vera Religione fu primieramente da Dio rivelata ad Adamo, che fu il primo uomo del mondo: quindi dallo stesso Dio, e talvolta col ministero degli Angeli, venne rivelata ai Santi Patriarchi, che la praticarono, e ai Profeti, i quali coi loro miracoli dimostrarono di essere da Dio ispirati, perché Dio solo è autore de' veri miracoli, né li può fare, o concedere che altri li faccia, in prova dell'errore e della menzogna. Gli uni e gli altri confermarono questa rivelazione anche con profezie, cioè con predizioni riguardanti l'avvenire, che esattamente si avverarono, dimostrando così di avere una missione divina, poiché solamente Iddio sa l'avvenire, e può rivelarlo agli uomini.

2. Una sola è la vera Religione.

D. Le varie religioni, che si praticano nel mondo, possono essere ugualmente vere?

R. No certamente, perché la verità è sempre una sola, e non può trovarsi in cose opposte. Ora le varie religioni insegnando cose diverse, le une contrarie ed opposte alle altre, ne viene che una sola dev'essere la vera religione, e tutte le altre debbono esser fondate su credenze erronee, sicché professandole si segue l'errore, si è fuori della via della salvezza.

D. Portate qualche similitudine.

R. Siccome quello che è nero non può essere bianco; le tenebre non son luce; il giorno non può essere la notte; così quando una credenza è opposta ad un'altra, o l'una o l'altra dev'essere erronea.

D. Ci sono gli Ebrei, i Maomettani, gli Scismatici, i Protestanti, cioè i Calvinisti, i Luterani e i così detti Evangelici, e c'è la Chiesa Cattolica Romana; in quale di queste principali società noi possiamo con certezza trovare la vera Religione?

R. Prima della venuta di Gesù Cristo la vera religione rivelata, sebbene non ancora piena e perfetta, si trovava presso gli Ebrei. Dopo la venuta di Gesù Cristo la vera religione non può essere se non quella insegnata da Lui, il quale con la sua vita, con i suoi miracoli e specialmente con la sua risurrezione dimostrò di essere il vero Figlio di Dio, mandato dal Padre per salvare gli uomini e per insegnare loro la vera religione piena e perfetta. Tutti coloro pertanto che non riconoscono Gesù Cristo come Figlio di Dio e non professano la sua dottrina, non sono nella vera religione: e tali sono gli attuali Ebrei e i Maomettani. Fra le varie società poi che si professano cristiane e pretendono di essere fondate da Gesù Cristo, noi possiamo trovare la vera religione soltanto nella Chiesa Cattolica Romana:

D. Datene la ragione.

R. Noi possiamo trovare la vera Religione solamente nella Chiesa Cattolica Romana, perché essa sola conserva intatta la divina rivelazione; essa sola fu fondata da Gesù Cristo vero Dio e vero Uomo, propagata dagli Apostoli e dai loro successori sino ai nostri giorni; motivo per cui essa sola presenta i caratteri della divinità.

D. Quali sono i caratteri, mediante i quali noi Possiamo con certezza conoscere la vera Chiesa di Gesù Cristo?

R. I veri caratteri che ci fanno con certezza conoscere la divinità della Chiesa di Gesù Cristo, sono quattro, cioè essa deve essere Una, Santa, Cattolica, Apostolica.

La vera Chiesa deve essere, Una, perché essendovi un solo vero. Dio, una sola fede, un solo Battesimo, non può esservi che una sola vera Chiesa, e perché Gesù Cristo volle che la Chiesa da Lui fondata fosse riunita sotto il governo di un solo Capo.
Santa, perché deve essere fondata e governata da Dio, fonte di ogni santità, e insegnare cose sante per condurre gli uomini alla santità ed alla salvezza. eterna.
Cattolica, ossia. universale, perché deve esser adatta per tutti gli uomini, professare tutta la dottrina di Gesù Cristo, e, secondo le parole dello stesso divin Salvatore, dilatarsi in tutto il mondo, abbracciare i fedeli di tutti i tempi e di tutti i luoghi, e durare visibile sino alla consumazione de' secoli.
Apostolica, ossia deve insegnare e credere tutto ciò che hanno insegnato e creduto gli Apostoli, da Gesù Cristo inviati a predicare il Vangelo a tutte le creature; e credere altresì che coloro i quali attualmente l'amministrano sono realmente i successori degli Apostoli.
La Chiesa che ha questi quattro caratteri è senza dubbio la Chiesa di Gesù Cristo.

D. Quale è la Chiesa che presenta questi quattro caratteri della divinità?
R. La Chiesa Romana è la sola che possa con verità vantare questi caratteri della divinità; essa sola infatti:

1. E' Una, perché tutti i veri cattolici sparsi per le varie parti del mondo, anche nei più lontani paesi della terra, professano una medesima fede, una medesima dottrina, e dipendenti tutti da un solo capo, il Romano Pontefice, quale regola e governa come padre amoroso tutta quanta la cattolica famiglia.

2. E' Santa per la santità del suo Capo e Fondatore, che è Gesù Cristo: è santa la fede e la legge che professa: santi sono i Sacramenti che pratica; molti Santi con luminosi miracoli la illustrarono in ogni tempo; e più milioni di martiri, da Dio confortati, sparsero il loro sangue in testimonianza della divinità di essa.

3. La Chiesa Romana è Cattolica, cioè universale, perché è istituita e adatta per tutti gli uomini, si estende a tutti i luoghi, a tutti i tempi, e abbraccia e professa tutta la dottrina di Gesù Cristo. Egli promise che il suo Vangelo sarebbe predicato per tutta la terra, e noi vediamo che la Chiesa Romana in tutto il mondo ha dei figli, i quali strettamente uniti col Papa professano la dottrina di Gesù Cristo; e questa si predicò e si va predicando nei più lontani paesi.
La Chiesa Romana si estende a tutti i tempi, perché in tutti i tempi, in mezzo alle più sanguinose persecuzioni, fu, sempre conosciuta Come una società visibile di fedeli riuniti nella medesima fede, sotto la guida di un medesimo. Capo, il Romano Pontefice, che qual padre d'una gran famiglia, condusse in passato, e guiderà per l'avvenire tutti i buoni credenti pel sentiero della verità, sino alla fine dei secoli.

4. La Chiesa Romana è Apostolica, perché crede ed insegna tutto ciò che gli Apostoli hanno creduto e insegnato, e ha per Capi e Pastori i successori degli Apostoli.
Il Vangelo e la testimonianza di diciannove secoli mostrano ad evidenza che Gesù Cristo ha stabilito S. Pietro Capo della Chiesa, e che questi e gli altri Apostoli hanno propagata la dottrina del Vangelo per tutto il mondo. A S. Pietro succedettero altri Sommi Pontefici, i quali senza interruzione governarono la Chiesa fino ai nostri giorni. Agli altri Apostoli succedettero i Vescovi, i quali in ogni tempo e in ogni luogo formarono un solo ovile, riconoscendo solo Gesù Cristo per Pastore supremo e Capo invisibile, e il Pontefice di Roma per supremo Pastore e Capo visibile. Tutte le volte che qualcuno osò insegnare massime contrarie agli ammaestramenti della Chiesa Romana, queste tosto vennero di comune accordo condannate dai Papi e dai Vescovi, come contrarie al Vangelo e a quanto insegnò lo stesso Gesù Cristo. Questa prerogativa della Chiesa Romana è consolantissima per noi cattolici, perché soltanto la nostra Chiesa può, a cominciare dal regnante Pontefice, rimontare da un Papa all'altro senza alcuna interruzione fino a S. Pietro, Principe degli Apostoli, stabilito Capo della Chiesa da Gesù Cristo medesimo.

3. Le Chiese degli eretici non hanno i caratteri della divinità.

D. Le Chiese dei Valdesi e dei Protestanti non possono avere i caratteri della vera Chiesa?

R. Le Chiese dei Valdesi, dei Protestanti e di tutti gli altri eretici non possono avere i caratteri della vera Chiesa.

1. Non sono Une, perché non hanno la medesima fede, né la medesima dottrina, né uno stesso Capo. Anzi è difficile trovar due ministri di una medesima setta eretica, i quali vadano d'accordo sopra tutti i punti principali di lor credenza. Ne vengono continue divisioni in cose di primaria importanza. La sola Chiesa protestante, non molto dopo la sua fondazione, era già divisa in più di duecento sètte. In esse alcuni ammettono la Messa, ed altri la disprezzano; alcuni credono a sette Sacramenti, altri non ne ammettono che cinque, o tre, o due, o nessuno. Dove dunque, in mezzo a tante e, sì enormi contraddizioni, si può avere unità di fede?

2. Non sono Sante, perché rigettano tutti o in parte i sette Sacramenti, da cui solo deriva la vera santità; e professano più cose contrarie al Vangelo, ripugnanti a Dio medesimo. Fra tutti gli eretici, gli increduli e gli apostati, non si può citarne nessuno che sia stato santo, nessuno che abbia fatto pur un solo miracolo. Che anzi i principali autori delle sètte si deturparono con vizi e delitti. Calvino e Lutero asserivano fin dai loro tempi che i cattolici erano assai migliori dei riformati. Ed Erasmo, benché favorevole al Protestantesimo, ebbe a dire che tutti gli uomini illustri della Riforma, ben lungi dal far miracoli, non han potuto guarire nemmeno un cavallo zoppo.

3. Non sono Cattoliche, perché sono ristrette in alcuni luoghi, e in questi luoghi medesimi cambiano la loro dottrina a seconda dei tempi. Neppure sono cattoliche riguardo al tempo, giacché non contano che pochi secoli d'esistenza. Prima di Fozio non si conosceva lo Scisma Greco; prima di Lutero e Calvino non si sapeva che fosse Protestantesimo o Riforma, Luteranismo o Calvinismo; prima di Pietro Valdo niuno mai nominò i Valdesi; prima di Enrico VIII non si era mai parlato di Anglicanismo. In generale tutte le eresie cominciarono ad essere nominate o ad esistere all'epoca dei loro fondatori; niuna si estende fino a Gesù Cristo.

4. Non sono Apostoliche, perché non professano, anzi rigettano molte cose dagli Apostoli credute e insegnate. Niuna delle società eretiche può risalire colla serie de' suoi membri fino agli Apostoli. Finalmente esse non sono unite al Romano Pontefice, che è successore di S. Pietro, Capo e Principe degli Apostoli.

D. Non c'è diversità tra la dottrina della Chiesa Cattolica d'oggidì e la dottrina di Gesù Cristo, che gli Apostoli predicarono?

R. No; non c'è alcuna diversità. Chiunque abbia letto, studiato e confrontato fra loro queste dottrine, non può non restare convinto che le verità predicate da Gesù Cristo e dagli Apostoli sono quelle stesse che si predicarono in tutti i tempi e si predicano anche presentemente nella Chiesa Cattolica, Apostolica, Romana.

D. Quale conseguenza si deduce da quanto qui si è esposto?

R. Per noi cattolici se ne ricavano consolantissime conseguenze. La Chiesa Cattolica ha sempre condannato ogni cosa contraria al Vangelo, di mano in mano che si palesava fra i cristiani, e ha sempre difesa e professata la medesima dottrina; né vi fu pure un sol Papa che richiamasse in vita una massima condannata da un suo antecessore, o mettesse in dubbio una verità prima di lui proclamata. Ora la condanna costante dell'errore e la proclamazione delle stesse verità, dal Pontefice oggi regnante fino a Gesù Cristo, ci dà, per così dire, nelle mani il santo Vangelo puro ed intiero come Gesù Cristo medesimo lo ha insegnato e come gli Apostoli lo hanno predicato per tutta la terra.

D. Fuori della Chiesa Cattolica, Apostolica, Romana si può avere salute?

R. No: Chi per propria colpa si trova fuori di questa Chiesa non può salvarsi. Nella stessa maniera che quelli i quali non furono nell'Arca di Noè, dice S. Girolamo, perirono nel diluvio, così perisce inevitabilmente colui che si ostina a vivere e morire separato dalla Chiesa Cattolica Apostolica, Romana, unica Chiesa di Gesù Cristo, sola conservatrice della vera Religione.

4. La Chiesa degli eretici, non è la Chiesa di Gesù Cristo.

D. Non può darsi che gli Ebrei, i Maomettani, i Valdesi, i Protestanti (cioè i Calvinisti e i Luterani), e simili, quantunque non siano nella Chiesa Cattolica, Apostolica, Romana, tuttavia abbiano la vera Religione?

R. Tutti costoro non hanno la vera Religione, perché non la ricevono dalla Chiesa Cattolica, sola vera Chiesa di Gesù Cristo, unica depositaria della verità e legittima interprete della dottrina del suo divin Maestro.

D. Qual è il più grande errore degli Ebrei?

R. Il più grande errore degli Ebrei è questo, che essi, aspettando ancora la venuta del Messia, non credono a Gesù Cristo, né al suo santo angelo.

D. Che cosa devono fare gli Ebrei per potersi salvare?

R. Gli Ebrei per potersi salvare debbono riconoscere Gesù Cristo per Messia, ricevere il santo Battesimo, e osservare i Comandamenti di Dio e della Chiesa.

D. Chi fu il capo del1a Religione maomettana?

R. Maometto, il quale disseminò i suoi errori sul principio del secolo settimo dell'èra cristiana. La sua religione è un miscuglio di Ebraismo, di Cristianesimo, e di Paganesimo con aggiunte, variazioni e favole, che in pratica giungono a distruggere ogni principio di sana morale.

D. Chi fu l'autore dello Scisma Greco?

R. I Greci scismatici riconoscono per autore del loro scisma Fozio, famoso patriarca di Costantinopoli, che nel secolo IX si ribellò al Romano Pontefice.

D. Chi fu il capo dei Valdesi, i quali in gran numero vivono nella valle di Luserna vicino a Pinerolo?

R. Il capo dei Valdesi fu Pietro Valdo, negoziante di Lione. Egli cominciò a propagare l'erronea sua dottrina verso la metà del secolo XIII.

D. è vero che la dottrina dei Valdesi è stata sempre la stessa dal tempo degli Apostoli fino a noi?
R. è falsissimo per ogni verso. Prima di Pietro Valdo non si parlò mai di questa dottrina; e dopo di lui i suoi seguaci la modificarono ancora, adottando gli errori di Viclefo e di Hus. Nel secolo decimo sesto poi essa degenerò in Calvinismo; e ai nostri giorni i così detti Valdesi sono veri Protestanti, per quanto si chiamino Evangelici.

D. Chi sono i capi dei Protestanti?

R. I capi dei Protestanti sono Lutero e Calvino, vissuti alla metà del secolo decimosesto: Lutero, frate che uscì dal convento, commise i più gravi disordini, fra cui quello di sposare una monaca legata dai voti, essendo egli pure legato da voti solenni e perpetui. Calvino, chierico simoniaco, fu condannato a grave pena per un delitto ignominioso.

D. Questi uomini, Maometto, Fozio, Pietro Valdo, Lutero e Calvino, diedero qualche prova di esser mandati da Dio?

R. Costoro non erano uomini mandati da Dio: non fecero alcun miracolo, né in loro si avverò alcuna profezia. Propagarono i loro errori e le loro superstizioni colla violenza e col libertinaggio. La loro religione scioglie il freno a tutti i vizi, apre la strada a tutti i disordini. Cosicché si possono chiamare inviati non da Dio, ma da Satana a predicare e diffondere l'empietà fra gli uomini.

D. Dunque costoro non sono nella Chiesa di Gesù Cristo?

R. Costoro, non avendo per capo Gesù Cristo, non possono appartenere alla sua Chiesa; ma, come insegna S. Girolamo, appartengono alla sinagoga dell'Anticristo, cioè ad una Chiesa opposta a quella di Gesù Cristo.

5. Del Capo della Chiesa Cattolica.

D. Chi è il Capo della Chiesa Cattolica?
R. Il Fondatore, il Capo invisibile di tutta la Chiesa è Gesù Cristo, il quale dopo aver deputato S. Pietro a governarla, assicurò ch'Egli l'avrebbe assistita dal Cielo sino alla fine dei secoli: Et ecce ego vobiscum sum omnibus diébus, usque ad consummationem saéculi (MATTH., XVIII, 20).

D. Chi è il Capo visibile della Chiesa Cattolica ?
R. Il Capo visibile della Chiesa Cattolica è il Sommo Pontefice, detto comunemente il Vicario di Gesù Cristo o il Papa.

D. Il Romano Pontefice da chi è stato stabilito Capo della Chiesa?
R. Il Romano Pontefice è stato stabilito Capo Supremo della Chiesa nella persona di S. Pietro dal medesimo Gesù Cristo.

D. Con quali parole Gesù Cristo stabilì S. Pietro Capo della Chiesa?

R. Gesù Cristo stabilì S. Pietro Capo e fondamento della Chiesa con queste parole: E io dico a te, che tu sei Pietro, e sopra questa pietra edificherò la mia Chiesa, e le porte dell'inferno non avran forza contro di lei (MATTH., XVI, 18).

D. Che parte ha dunque S. Pietro nella Chiesa?

R. S. Pietro nella Chiesa è quello che sono le fondamenta in un edifizio. Ogni parte di un edifizio che non poggi sopra le fondamenta, non può reggersi, e rovina certamente. Così ogni credenza, ogni autorità, ogni Chiesa che non riconosca l'autorità di Pietro e non sia a questa ubbidiente, non appartiene più alla Chiesa di Gesù Cristo, perché non è appoggiata sopra il vero fondamento della Chiesa, che, come dice S. Paolo, è quella grande colonna sopra cui s'appoggia ogni verità: Quae est Ecclésia Dei vivi, columna et firmaméntum veritàtis (I Tim., III, 15).

D. Quale autorità diede il Salvatore a San Pietro?

R. Gesù Cristo diede a San Pietro un'autorità assoluta: che suole denominarsi Primato di onore e di giurisdizione, in forza della quale egli può comandare e proibire tutto ciò che giudica opportuno pel nostro bene spirituale ed eterno.

D. Con quali parole Gesù Cristo diede tale autorità al Capo della Chiesa?

R. Gesù Cristo diede tale autorità al Capo della Chiesa con le parole dette a S. Pietro: E a te io darò le chiavi del regno de' Cieli; e qualunque cosa avrai legata sopra la terra, sarà legata anche nei Cieli; e qualunque cosa avrai sciolta sopra la terra, sarà sciolta anche nei Cieli (MATTH., XVI, 19).

D. Che cosa significano le parole Primato di onore e di giurisdizione del Romano Pontefice?

R. Le parole Primato d'onore e di giurisdizione significano che il Romano Pontefice nella Chiesa ha un potere assoluto sopra tutti i cristiani, siano laici, o preti, o vescovi o di qualunque altro grado e condizione: tutti devono sottomettersi alle sue proibizioni ed a' suoi comandi e da lui dipendere, se vogliono esser sicuri di appartenere alla Chiesa di Gesù Cristo, che, come dice S. Girolamo, è l'unica arca di salvamento.

D. I Principi, i Re e gli altri Potentati della terra sono anche soggetti al Sommo Pontefice?

R. I Principi, i Re e tutti i Potentati della terra, fossero anche padroni di tutto il mondo, nelle cose di Religione devono sottomettersi al Sommo Pontefice, se vogliono appartenere alla vera Chiesa e salvarsi l'anima; perché l'autorità di costoro è tutta temporale, e in faccia alla Religione essi non sono che semplici fedeli, obbligati come gli altri ad obbedire al Capo della Religione.

D. Con quali parole Gesù Cristo diede questo primato a S. Pietro?

R. Gesù Cristo diede a S. Pietro questo primato colle parole già sopra esposte, e con quelle ancora che si leggono nel Vangelo di S. Giovanni al capo XXI, v. 1517.
Dopo la sua gloriosa risurrezione il Salvatore comparve a' suoi Discepoli sul lago di Genezaret, e preso con loro alquanto cibo, per meglio assicurarli ch'era realmente risuscitato, si volse a Pietro e gli disse: Simone, figliuolo di Giovanni, mi ami tu più di questiCertamente, Signore, rispose Pietro, tu sai che io ti amo. Gesù soggiunse: Pasci i miei agnelli. E replicò la domanda: Simone, figliuolo di Giovanni, mi ami tuCertamente, Signore, rispose tosto Pietro, tu sai che io ti amo. E Gesù ripeté ancora: Pasci i miei agnelli. Poi una terza volta gli chiese: Simone, figliuolo di Giovanni, mi ami tu? Pietro nel vedersi interrogato la terza volta sopra il medesimo punto, rimase turbato. Gli tornarono alla mente le promesse da lui fatte altra volta, e purtroppo violate, e temette che Gesù Cristo non credesse alle sue proteste, e fosse per predirgli altre negazioni. Perciò rispose umilmente: Signore, tu sai tutto, tu conosci che io ti amo. Cioè Pietro era sicuro in quel punto della sincerità dei suoi affetti; ma non lo era egualmente per l'avvenire. E Gesù che conosceva il suo desiderio di amarlo e la schiettezza de' suoi affetti, lo confortò dicendo: Pasci le mie pecorelle.

D. Che cosa fece Gesù con queste parole?

R. Con queste parole. Gesù Cristo costituì San Pietro Principe degli Apostoli e Pastore universale della Chiesa e di ciascuno dei cristiani; infatti gli agnelli qui significano tutti i fedeli cristiani spinsi nelle varie parti del mondo, che devono essere sottomessi al Capo della Chiesa, come agnelli al loro pastore. Le pecore poi significano i Vescovi e gli altri sacri ministri, i quali dànno bensì il pascolo della dottrina di Gesù Cristo ai fedeli cristiani, ma sempre d'accordo, sempre uniti e sempre sottomessi al Sommo Pastore della Chiesa, che è il Romano Pontefice, il Vicario di Gesù Cristo sopra la terra.

D. Questa dottrina fu professata sempre dai cattolici?

R. I cattolici di tutti i tempi, appoggiandosi sopra queste parole di Gesù Cristo, hanno sempre creduto come verità di fede che S. Pietro fu costituito da Gesù Cristo suo Vicario in terra e Capo supremo visibile della Chiesa, e che ricevette da Lui la pienezza dell'autorità sopra gli altri Apostoli e sopra tutti i fedeli.
è chiaro poi che l'autorità di Pietro doveva durare quanto la Chiesa, cioè sino alla fine dei secoli (giacché il fondamento deve certo durare quanto l'edifizio che vi sta sopra); e che perciò dopo di lui essa doveva passare ne' suoi successori, i quali sono i Romani Pontefici.

6. Dell'infallibilità pontificia.

D. Qual è la prerogativa più importante dell'autorità del Romano Pontefice?
R. La prerogativa più importante dell'autorità del Romano Pontefice, e nel tempo stesso la più consolante per i cattolici, è la sua infallibilità.

D. Che cosa vuol dire infallibilità pontificia?

R. Infallibilità pontificia vuol dire che il Capo della Chiesa nel giudicare delle cose riguardanti la fede ed i costumi è infallibile, cioè non può cadere in errore, non può quindi né ingannarsi né ingannare.

D. Dov'è contenuta la dottrina dell'infallibilità pontificia?
R. La dottrina dell'infallibilità pontificia si ricava dai passi già citati del Vangelo e ancora dal capo XXII, verso 32 del Vangelo di S. Luca, dove il Salvatore dice a S. Pietro: Ma io ho pregato per te, affinché la tua fede non venga meno: e tu una volta ravveduto conferma i tuoi fratelli.

D. Che cosa si deve osservate in questi detti del Salvatore?

R. In questi detti del Salvatore dobbiamo specialmente notare tre cose:
1. Il Salvatore pregò per S. Pietro, affinché la sua fede non venisse meno; e siccome niuno oserà mettere in dubbio che la preghiera del Salvatore ottenga il suo effetto, così niuno oserà mettere in dubbio, anzi ognuno deve credere fermamente che non sia mai per mancare la fede di Pietro, il quale perciò è infallibile.
2. Pietro è incaricato di confermare nella fede non solamente i semplici cristiani, ma i suoi stessi fratelli, cioè gli Apostoli: e tutti i Vescovi loro successori.
3. Quando Pietro nella persona dei Papi suoi successori proclama una sentenza intorno a questioni di fede o di costumi, noi dobbiamo crederla come verità rivelata da Dio, sebbene non sia ancora stata approvata da alcun Concilio o dai Vescovi, separatamente o radunati.

D. Quale fu la dottrina dei cattolici intorno a questa verità?

R. In tutti i tempi e da tutti i cattolici si è costantemente creduto all'infallibilità del successore di S. Pietro, del Vicario di Gesù Cristo. I Romani Pontefici esercitarono sempre questa autorità suprema nelle controversie religiose, e tutti i veri cattolici hanno sempre accolto rispettosamente le loro dichiarazioni, quali verità da non mettersi più in discussione, uscite dalla bocca stessa del divin Salvatore, del quale i Papi sono i Vicari sopra la terra; ma l'infallibilità stessa non fu mai definita e proclamata verità di fede fino al Concilio Vaticano.

D. Se tutti i fedeli già credevano all'infallibilità del Sommo Pontefice, che necessità c'era di definirla?

R. Non ci sarebbe stata alcuna necessità, se non fossero sorti alcuni eretici ad impugnarla, come i Giansenisti; e se dalla mancanza di un'espressa definizione alcuni sconsigliati cattolici non avessero presa occasione di porla in dubbio. E però, come la Chiesa definì la divinità di Gesù Cristo nel Concilio di Nicea, benché creduta da tutti i cattolici, perché Ario aveva osato impugnarla; come il Concilio di Trento definì tante altre verità già comuni nella Chiesa, perché Lutero le aveva negate; così il Concilio Vaticano definì l'infallibilità pontificia per premunire i fedeli contro chi l'aveva messa in dubbio o apertamente negata.

D. Com'è concepita questa definizione?

R. Questa definizione venne proclamata ed approvata nel Concilio Vaticano il 18 luglio 1870, da oltre settecento Vescovi presieduti dallo stesso Romano Pontefice, con queste parole: «Noi definiamo che il Romano Pontefice, quando parla ex cathedra, ossia, adempiendo 1'uffizio di Pastore e Maestro di tutti i cristiani per la sua suprema autorità apostolica definisce qualche dottrina della fede e dei costumi da tenersi da tutta la Chiesa; a cagione della divina assistenza, a lui promessa nella persona del beato Pietro, gode della stessa infallibilità, della quale il divin Redentore volle fornire la sua Chiesa nel definire le dottrine della fede e dei costumi. Poiché queste definizioni del Romano Pontefice sono per sé stesse, e non pel consenso della Chiesa, irreformabili. Che se alcuno oserà contraddire a questa nostra definizione, che Iddio ce ne guardi, sia anatema».

D. Questa infallibilità si estende a tutte le azioni, a tutte le parole del Sommo Pontefice?

R. No: quando chiamiamo il Papa infallibile, lo consideriamo non come cittadino, non come sacerdote o vescovo, né come sovrano; ma soltanto nella sua qualità di Papa, di Capo della Chiesa, quando definisce cose riguardanti la fede ed i costumi e intende di obbligare tutti i fedeli cristiani.

D. In queste definizioni il Papa fa nuovi dommi?
R. In queste definizioni né il Papa né la Chiesa fanno nuovi dommi; ma dichiarano soltanto che quella tal verità fu veramente rivelata da Dio, che è contenuta nella parola di Dio scritta, vale a dire nella sacra Bibbia, o nella sua parola orale; cioè nella tradizione.

D. Datene un esempio.

R. Per esempio, fu sempre costante credenza della Chiesa che la Santa Vergine sia stata concepita senza colpa originale; ma non si era mai definita come verità di fede. Finalmente il Santo Padre Pio IX il giorno 8 dicembre 1854 definì che tale credenza era appoggiata sopra la Sacra Scrittura e la tradizione, e perciò si doveva accettare e tenere per verità di fede. D'allora in poi fu tolto ogni dubbio, né più fu permesso ad alcuno di disputarvi contro, rimanendo anzi tutti obbligati ad annoverarla fra i dommi di nostra santa Religione.

7. Vantaggi della definizione dell'infallibilità pontificia.

D. Quali vantaggi apporta ai cattolici la definizione dell'infallibilità pontificia?

R. La definizione dell'infallibilità pontificia porta con sé molti vantaggi. I principali sono cinque:
1. Essa circondò di nuovo splendore la vene. randa persona del Sommo Pontefice, e per conseguenza tutta la famiglia cristiana, essendo naturale che l'onore del padre ridondi sui figli.
2. Somministrò un mezzo più spedito per Sciogliere le questioni religiose, e condannare gli errori contrari alla fede. Difatti prima di questa definizione, per sciogliere le questioni di religione con autorità infallibile e condannare gli errori, secondo alcuni era necessaria la sentenza di un Concilio generale o di tutta la Chiesa insegnante dispersa. Le quali due cose essendo sempre assai difficili ad aversi, ne seguiva per i fedeli una prolungata incertezza nel credere a certe verità, e il pericolo di abbracciare 1'errore. Ma ora che la Chiesa universale ha proclamato infallibile il Romano Pontefice, viene assai più prontamente da lui dichiarata la verità e condannato l'errore.
3. Con essa, la Chiesa universale assicura i fedeli che, credendo e facendo quello che il Papa propone a credere e ad operare, non potranno mai errare nelle cose necessarie alla loro eterna salute, e che perciò credono ed operano precisamente quello che vuole Dio stesso.
4. Giova altresì a tutta la civile società; poiché, facendo la parola infallibile del Pontefice udire più autorevolmente agli uomini l'obbligo di star soggetti alle autorità della terra, e condannando la ribellione contro le medesime, il Papato diventa di sua, natura il più valido sostegno dei poteri costituiti e della pubblica quiete.
5. è vantaggiosa agli stessi eretici, perché, proclamato il Papa per giudice e maestro infallibile, scompare ogni pericolo di discordie e contraddizioni religiose. Essi devono sentirsi come attratti a rientrare nel seno della Chiesa Cattolica, dove trovano quella regola certa di fede che invano han ricercata nell'eresia; perché, mancando tra gli eretici un'autorità suprema infallibile, e potendo ognuno credere come gli pare e piace, tutto è dubbio ed incertezza desolante, nelle cose più essenziali per l'eterna salute. Non così nella Chiesa Cattolica [*v. P. SECONDO FRANCO. L'infallibilità pontificia ("Letture Cattoliche", anno XIX)].

D. Che cosa rispondere a quelli che dicono essere alcuni Papi caduti in errore?

R. Questa asserzione si deve negare assolutamente, rispondendo che i fatti addotti o sono calunnie inventate contro i Papi, o si riferiscono a cose non riguardanti la fede. Tutti quelli che han fatto uno studio profondo ed imparziale della storia ecclesiastica, convengono che queste asserzioni sono false; e chi insegna diversamente, o s'inganna, o vuole ingannare.

D. Che male farebbe chi negasse l'infallibilità pontificia?

R. Chi negasse l'infallibilità pontificia, ora ch'è stata definita dal Concilio Vaticano, commetterebbe una grave disubbidienza alla Chiesa; e se fosse ostinato nel suo errore, diverrebbe eretico e non apparterrebbe più alla Chiesa di Gesù Cristo e come eretico noi dovremmo fuggirlo. Se non ascolta nemmeno la Chiesa, dice il Vangelo, abbilo per gentile e per pubblicano (MATTH., XVIII, 17), cioè scomunicato.

8. Una risposta ai protestanti.

D. Che cosa rispondere quando i protestanti dicono: Noi crediamo a Cristo e al Vangelo, perciò siamo nella vera Chiesa?

R. Quando i protestanti parlano così, noi dobbiamo rispondere: Voi protestanti dite di credere a Gesù Cristo e al Vangelo: ma non è vero, perché non credete a tutto quello che c'insegna Gesù Cristo nel Vangelo, e rigettate molte altre verità le quali, sebbene non registrate nel Vangelo, per ordine di Lui furono predicate da' Santi Apostoli, e si devono credere da tutti per potersi salvare. Lo stesso S. Paolo scriveva che di alcune cose avrebbe ragionato e disposto verbalmente, quando si fosse trovato con quei cristiani di Corinto a cui indirizzava la sua lettera: Cétera autem, cum vénero, disponam (I Cor., XI, 34). Inoltre, o protestanti, voi non Credete alla sua Chiesa, non credete al Sommo Pontefice, stabilito dallo stesso Gesù Cristo per governare la sua Chiesa. Poi, permettendo ad ognuno la libera interpretazione del Vangelo, fate un'orribile confusione dei Sacramenti e delle altre verità di fede, ed aprite con ciò una lunga via all'errore, nel quale l'uomo cade inevitabilmente, quando è guidato solo dal proprio lume. Perciò voi protestanti siete come rami tagliati dall'albero, come membra di un corpo senza capo, come pecore senza pastore, come discepoli senza maestro, separati dal fonte della vita, che è Gesù Cristo.

D. Non è possibile che alcun protestante si salvi?

R. Tra i protestanti si possono salvare:
1. I fanciulli che muoiono prima dell'uso della ragione, purché siano stati validamente battezzati.
2. Possono anche salvarsi coloro che sono in buona fede, cioè sono fermamente persuasi di trovarsi nella vera religione. Costoro nel loro cuore sono cattolici, perché se conoscessero bene la Religione cattolica, certamente l'abbraccerebbero.

D. Che cosa devono fare i protestanti per salvarsi ?

R. I protestanti per salvarsi devono rinunziare ai loro errori, rientrare nella Chiesa Cattolica, Apostolica, Romana, da cui un tempo si separarono; unirsi al Vicario di Gesù Cristo, che è il Papa. Chi si ostina a vivere da lui separato, perisce eternamente.

9 I protestanti convengono che i cattolici sono nella vera Chiesa

D. Che cosa dicono in particolare i protestanti intorno alla Religione Cattolica?

R. I protestanti dicono che nella Chiesa Cattolica vissero grandi Santi, i quali operarono luminosi miracoli, e che noi vivendo secondo i precetti della Chiesa Cattolica possiamo salvarci.

D. Noi cattolici che cosa diciamo della setta protestante?

R. Noi cattolici, seguendo la dottrina, infallibile della nostra Chiesa, diciamo che i protestanti, se non fanno ritorno alla Chiesa Cattolica, non possono salvarsi.

D. Dunque?

R. Dunque, convenendo i protestanti nel dire che nella Chiesa Cattolica si può avere la salute, mentre i cattolici affermano che questa non si può avere nella Chiesa protestante, ne segue che i protestanti stessi in qualche modo riconoscono che i cattolici, essendo sulla retta via della salute, sono anche nella verità. E se si pensa che la Chiesa Cattolica si proclama infallibile ed unica depositaria della vera religione di Gesù Cristo, ne segue ancora che i protestanti, riconoscendo implicitamente la verità della dottrina cattolica, riconoscono la falsità della loro propria credenza. Per lo meno, ogni uomo assennato deve concludere che è più sicura la dottrina cattolica che non la protestante.

D. Non vi sarebbe qualche esempio a questo riguardo?

R. Ne abbiamo molti: Eccone uno ricavato dalla storia ecclesiastica. Enrico IV, Re di Francia, quando salì sul trono era capo del partito dei Calvinisti; ma Iddio lo illuminò, facendogli conoscere la vera Religione. Dapprima egli procurò di istruirsi rettamente nei dommi della Religione cattolica; poi fece venire alla sua presenza i ministri protestanti, e domandò loro se credevano che egli nella Chiesa Romana avrebbe potuto salvarsi. Dopo seria riflessione risposero di sì. Allora il Re saviamente rispose: «Perché dunque voi l'avete abbandonata? I cattolici affermano che niuno può ottenere salute nella vostra setta; voi convenite che nella loro si può averla; ragion vuole ch'io mi attenga alla via più sicura, e preferisca quella religione, in cui per comune sentimento mi posso salvare lì. E abiurò l'eresia, rientrando nel seno della vera Religione.

D. Che cosa presenta di speciale la Chiesa Cattolica nel suo rapporto colle società eretiche ?

R. La Chiesa Cattolica nel suo rapporto colle società eretiche ha questo di speciale, che:

1. Sebbene sia stata in ogni tempo perseguitata dagli Ebrei, dai Gentili, dagli eretici e dai cattivi cattolici, riportò in tutti gli assalti compiuto trionfo, conservandosi pura e inalterabile, quale fu da Dio fondata, senza che abbia ad altri mossa la minima persecuzione. I nemici della nostra fede si sforzano bensì di addurre, travisandoli, alcuni fatti, come sarebbe la guerra contro gli Albigesi, la giornata di S. Bartolomeo, per provare che la Chiesa Cattolica ha talvolta mosso persecuzioni. Ma costoro sono in errore, giacché tali fatti non furono mai dalla Chiesa né comandati, né approvati.

2. Non si legge che alcuno consapevole di sé stesso abbia in punto di morte abbandonata la Chiesa Cattolica per abbracciare qualche altra credenza. Al contrario si trovano nelle storie moltissimi casi di uomini i quali in punto di morte rinunziarono all'eresia, per morire nel seno della Santa Romana Chiesa e assicurarsi così l'eterna salvezza. Di molti celebri personaggi, che in vita o in punto di morte abbandonarono l'errore per vivere o per morire nella Religione Cattolica, si può leggere in vari autori di storia ecclesiastica e specialmente nell'opera: Storia del Giacobinismo dell'abate Barruel (Miscellanea di filosofia, Parigi, 1808).

3. Niuno mai abbandonò il Cattolicismo per condurre vita più virtuosa. Per l'opposto sappiamo dalla storia che tutti quelli i quali l' hanno abbandonato, lo fecero per abbracciare qualche altra credenza, in cui potessero condurre vita più libera e disordinata. Segno evidente che a ciò erano mossi non dalla cognizione della verità, ma dal desiderio di una credenza più rilassata e più favorevole alle loro passioni.

D. Che cosa dobbiamo fare noi cattolici?

R. Noi cattolici dobbiamo: 1. Ringraziare Dio d'averci creati in quella Religione, che unica può condurre a salvamento chi la pratica fedelmente. 2. Pregarlo di cuore che ci conservi fedeli alla sua grazia e al suo santo servizio, e pregarlo altresì per tutti coloro che vivono da Lui lontani, separati dalla vera Chiesa, perché li illumini e li conduca tutti, Egli ch'è il buon Pastore, al suo ovile. 3. Ma insieme dobbiamo guardarci bene dai protestanti, e da quei cattivi cattolici che disprezzano i precetti della Chiesa e sparlano del Vicario di Gesù Cristo e degli altri suoi ministri, per trascinarci nell'errore. 4. Mostrarci grati a Dio colla fermezza nella fede e colla pratica esatta de' suoi precetti e di quelli della sua Santa Chiesa.

10. Tre ricordi per la gioventù.

D. Come deve regolarsi un giovane cattolico in questi tempi per non essere ingannato in fatto di religione?
R. Credo che voi, o giovani cristiani, non sarete ingannati in fatto di religione, se metterete in pratica i seguenti avvisi:
1. Fuggire, per quanto è possibile, la compagnia di coloro che parlano di cose oscene, o cercano di deridere il Papa, i Vescovi e gli altri ministri della nostra santa Religione.
2. Se per motivo di studio, di professione o di parentela dovrete trattare con costoro, non entrate mai in dispute di religione; e se cercano di farvi difficoltà, rispondete semplicemente: Quando sono infermo, vado dal medico; se ho lite, mi reco dall'avvocato e dal procuratore; se ho bisogno di rimedi, dal farmacista. In fatto poi di religione, siccome quelli che di proposito l' hanno studiata sono i preti, così mi rivolgo a loro.
3. Non leggete mai e poi mai libri o giornali cattivi. Se per caso qualcuno vi offrisse libri e giornali irreligiosi, aborriteli e rigettateli da voi con quell'orrore e disprezzo con cui rifiutereste una tazza di veleno. E se ne aveste presso di voi, consegnateli al fuoco. E meglio bruciate il libro o il giornale, che mettere l'anima vostra in pericolo di andar a bruciare per sempre nelle fiamme dell'inferno.

D. E quando siamo burlati perché pratichiamo la nostra Religione?
R. Quando siete burlati perché praticate la vostra Religione, voi dovete disprezzare ogni burla e mettervi sotto i piedi ogni diceria mondana. Rispondete poi schiettamente ai derisori, che col Signore non si burla, e quindi nemmeno si deve burlarsi di quello che riguarda il suo divin culto. E richiamate alla memoria la sentenza del Salvatore contro quelli che per rispetto umano si lasciano trascinare al male. «Chiunque, Egli dice, si lascia intimorire, e per rossore non si manifesta per cristiano quando ne è in dovere, sarà svergognato da me quando si presenterà al mio divin Tribunale. Nam qui me erubuerit et meos sermones: hunc Filius hominis erubéscet cum vénerit in majestàte sua, et Patris, et sanctorum Angelorum» (Luc., IX, 26). Lasciate dunque dire chi vuole: purché facciate il bene e vi salviate l'anima per l'eternità, tutto il resto poco importa.

D. E quando dicono che siamo in tempo di libertà, e perciò ognuno può vivere come vuole?
R. Noi dobbiamo rispondere che la libertà di cui parlano, non è data da Dio, ma dagli uomini, e perciò non si deve mischiare per niente nelle cose di Religione; oppure rispondere che, se siamo in tempo di libertà, ci lascino anche liberi di professar la nostra Religione, e di praticarla come a noi piace.
Un giovanetto ben educato era deriso da certi suoi compagni maligni, perché andava a confessarsi e si asteneva delle carni nei giorni proibiti dalla Chiesa. Essi gli adducevano che ai nostri giorni tutto è permesso. Allora il giovane accortamente rispose: «Se tutto è permesso, sarà anche permesso a me di praticare la mia Religione, e se voi siete ben educati, dovete lasciarmi libero di osservarne le pratiche».

D. La Chiesa di Gesù Cristo non verrà meno per le persecuzioni?
R. No certamente; anzi, più sarà dagli uomini perseguitata, più trionferà, perché è stata fondata da Gesù Cristo sopra una pietra, contro cui niente varranno tutti gli sforzi dell'inferno. La storia ci racconta come in passato alcuni sovrani abusando del loro potere spogliarono il Papa, dispersero, imprigionarono Vescovi e Cardinali; il Capo della Chiesa era condotto èrrante di città in città e chiuso in prigione. Ma la mano di Dio non tardò a gravare sugli oppressori; la loro potenza fu abbattuta, i loro eserciti disfatti, ed essi dal colmo della gloria caddero nell'ignominia e poi nella tomba.

Ed i Pontefici? I Pontefici, acquietatesi le burrasche politiche, poterono ritornare gloriosi in Roma a ripigliare possesso del loro trono e ad esercitare la pienezza del lor potere su tutto il mondo. è vero che talvolta, quando la Religione è disprezzata in certi paesi, Dio permette che sia trasportata altrove. Ma ciò è sempre a danno degli uomini, e mai della Religione. Difatti noi vediamo che tutti i passati persecutori della Chiesa non esistono più, e la Chiesa esiste tuttora; tutti quelli che la perseguitano presentemente, di qui a qualche tempo scompariranno anche loro, e la Chiesa di Gesù Cristo sarà sempre la stessa, perché Iddio ha impegnata la sua parola di proteggerla e di essere sempre con lei, e vuole che duri sino alla fine del mondo, per unire la Chiesa militante alla Chiesa trionfante, formando di tutti i buoni un sol regno nella patria dei beati. Così sia.

* * *

Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno (MARC., XIII, 31).

Chi persevererà sino alla fine, si salverà (MATTH., X, 22).

Chi prega, certamente si salva; chi non prega, certamente si danna (S. ALFONSO, Del gran mezzo della preghiera).

Chi non ha la Chiesa per madre, non può avere Dio per padre (S. CIPRIANO).

Il primato è dato a Pietro, affinché una sola Chiesa ed una sola Cattedra di Cristo sia mostrata ai cristiani. Primatus Petro datur, ut una Christi Ecclésia, et Cathedra una monstrétur(San CIPRIANO, De unitate Eccl., IV).

Dove è Pietro, cioè il Sommo Pontefice suo Successore, ivi si trova la vera Chiesa di Gesù Cristo. Ubi Petrus, ibi Ecclesia (S. AMBROGIO).

Chiunque si separa dalla Chiesa Cattolica, sia pur buona la vita di lui, non possederà mai la vita eterna, ma la collera di Dio verrà sopra di lui pel solo delitto di essere separato dall'unità di Gesù Cristo. Questa bontà e probità, che non è sommessa alla Chiesa, è un'ipocrisia sottile e Perniciosa (S. AGOSTINO).

Io non crederei neppure al Vangelo, se non mi movesse l'autorità della Chiesa Cattolica. Ego vero Evangélio non créderem, nisi me Catholicae Ecclésiae commovéret auctoritas (s. AGOSTINO).

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I marziani? Sono tra noi da un pezzo!
https://www.sanpiox.it/images/stories/P_Rimini/PDF/Veritas/Veritas_093.pdf

AVE MARIA PURISSIMA!

mercoledì 14 novembre 2018

San Giovanni Bosco


Qui di seguito riporto una pagina del trattato popolare sulla vera religione dal titolo «Il Cattolico istruito nella sua religione: trattenimenti di un padre di famiglia co’ suoi figliuoli, secondo i bisogni del tempo, epilogati dal Sacerdote Bosco Giovanni» (1853) per fare un po’ di chiarezza, alquanto necessaria in questi tempi……

Il dialogo citato è tra un padre di famiglia preoccupato per la salvezza dell’anima dei figli ed il figlio maggiore che parla a nome di tutti gli altri fratelli:

Se vi piace, io vi parlerò delle altre cominciando dal Maomettismo.
F. Sì, sì, cominciate per dirci che cosa s’intenda per Maomettismo?
P. Per Maomettismo s’intende una raccolta di massime ricavate da varie
religioni, le quali praticate giungono a distruggere ogni principio di moralità.
F. Il Maomettismo da chi ebbe principio?
P. Il Maomettismo ebbe principio da Maometto.
F. Oh! di questo Maometto abbiamo tanto piacere di sentire a parlare: diteci lutto quello che sapete di lui.
P. Troppo lungo sarebbe il riferirvi tutto quello che le storie raccontano di questo famoso impostore: lo procurerò soltanto di farvi conoscere chi egli fosse, e come abbia fondata la sua Religione.
Nacque Maometto da povera famiglia, di padre gentile e di madre ebrea, l’anno 570, nella Mecca, città dell’Arabia. poco distante dal Mar Rosso. Vago di gloria e desideroso di migliorare la sua condizione andò vagando per più paesi, e riuscì a farsi agente di una vedova mercantessa di Damasco, che poscia lo sposò. Egli era così astuto che seppe approfittare delle sue infermità e della sua ignoranza per fondare una religione. Patendo di epilessia, male caduco, affermava che quelle sue frequenti cadute erano altrettanti rapimenti a tener colloquio coll’Angelo Gabriele
 
F. Che impostore, ingannar la gente in questa maniera! Avrà egli pure tentato di operar miracoli in conferma della sua predicazione?
P. Maometto non poteva fare alcun miracolo in conferma della sua religione,
perchè non era mandato da Dio. Dio solo è autore dei miracoli. Siccome però
vantavasi superiore a Gesù Cristo, subito gli si chiese che al par di lui facesse
miracoli. Egli alteramente rispondeva che i miracoli erano stati
Con tutto ciò vantavasi di averne operato uno, e diceva che, essendo caduto un pezzo della luna nella sua manica, egli aveva saputo racconciarla; in memoria di questo ridicolo miracolo i Maomettani presero per divisa la mezza luna.
Voi ridete, o miei figli, e ben con ragione, perciocchè un uomo di simil fatta
doveva piuttosto considerarsi qual ciarlatano, non già predicatore di una nuova religione. Appunto per questo si sparse la fama che egli era un impostore, e come perturbatore della pubblica tranquillità, i suoi concittadini volevano imprigionarlo e porlo a morte. Pel che egli prese la fuga, e ritirossi nella città di Medina con alcuni libertini che l’aiutarono a rendersene padrone.
F. In che cosa propriamente consiste la religione di Maometto?
P. La religione di Maometto consiste in un mostruoso mescolamento di
giudaismo, di paganesimo e di cristianesimo. Il libro della legge Maomettana è detto Alcorano, ossia libro per eccellenza. Questa religione dicesi anche Turca perchè è molto diffusa nella Turchia; Musulmana da Musul, nome che i Maomettani danno al direttore della preghiera; Islamismo, dal nome di alcuni suoi riformatori; ma è sempre la medesima religione fondata da;Maometto.
F. Perchè Maometto fece quel mescolamento di varie religioni?
P. Perchè i popoli dell’Arabia essendo parte Giudei, parte Cristiani, ed altri
Pagani, egli, per indurli tutti a seguirlo, prese una parte della religione da loro professata. e trascelse specialmente quei punti che possono maggiormente favorire i piaceri sensuali.
F. Bisognava proprio che Maometto fosse un uomo dotto?
P. Niente affatto, sapeva nemmeno scrivere; e per comporre il suo Alcorano fu aiutato da un Ebreo e da un monaco apostata. Parlando di cose contenute nella Storia Sacra confonde un fatto coll’altro; per esempio, attribuisce a Maria, sorella di Mosè, più fatti che riguardano Maria, madre di Gesù Cristo, con moltissimi altri spropositi.
F. Questa mi par bella: se Maometto era ignorante, nè fece alcun miracolo, come 
potè propagare la sua religione.
P. Maometto propagò la sua religione, non con miracoli o colla persuasione delle parole, bensì colla forza delle armi. Religione che, favorendo ogni sorta di libertinaggio, in breve tempo fece diventar Maometto capo di una formidabile  truppa di briganti. Insieme con costoro scorreva i paesi dell’Oriente guadagnandosi i popoli, non coll’insinuare la verità, non con miracoli o con profezie; ma per unico argomento egli innalzava la spada sul capo dei vinti gridando: o credere o morire.
F. Canaglia, sono questi gli argomenti da usarsi per convertire la gente? Senza dubbio, essendo Maometto tanto ignorante, avrà disseminato nell’Alcorano molti errori?
P. L’Alcorano si può dire una serie di errori i più madornali contro la
morale e contro il culto del vero Dio. Per esempio, scusa dal peccato chi
nega Dio per timore della morte; permette la vendetta; assicura a’ suoi
seguaci un paradiso, ma pieno di soli piaceri terreni. Insomma la dottrina di
questo falso profeta permette cose tanto oscene, che l’ animo cristiano ha
orrore di nominare.
F. Che differenza passa tra la Chiesa Cristiana e la Maomettana?
P. La differenza è grandissima. Maometto fondò la sua religione colla violenza e colle armi: Gesù Cristo fondò la sua Chiesa con parole di pace, servendosi de’ poveri suoi discepoli.
https://www.radiospada.org/2013/08/islam-un-promemoria-da-san-giovanni-bosco/


AMDG et DVM

martedì 30 gennaio 2018

"DA MIHI ANIMAS : CAETERA TOLLE" - DAMMI ANIME, SIGNORE! PRENDI PURE TUTTO IL RESTO

Venite, filii, audite Me: timorem Domini docebo vos.

Lettura 


SAN Giovanni Bosco, nato da povera gente presso Castro Novo di Asti, perso il padre, ed educato dalla madre Margherita, mostrò meraviglie di se fin dalla prima età. 

Infatti di indole mite ed incline alla pietà, si comportava con singolare autorità tra i suoi pari, dei quali cominciò a dividere le risse, comporre le facili risa, fermare in tempo le parole turpi e gli scherzi lascivi. 

Allora si diede da fare a chiamarli a se con parole gioiose, inserire preghiere nei giochi, riferire con stupenda abbondanza e dolcezza i discorsi sacri che aveva udito in chiesa. Anche la bellezza modesta del volto, la dolcezza dei costumi e il candore di una vita innocentissima attraevano a lui gli animi di tutti. 

Benché oppresso dalla povertà della famiglia, avesse speso l'adolescenza piena di travagli e fatiche, in ciò solo gioioso e fiducioso in Dio desiderò di essere investito del sacerdozio.






Finalmente reso partecipe del desiderio, prima andò nella città di Chieri e poi a Torino, donde più alacremente, sotto il maestro Giuseppe Cafasso, avanzare sia nella scienza dei santi e dedicare la mente ad imparare la sacra dottrina dei costumi. 

Ma lì da una parte incitato dall'inclinazione della volontà, dall'alta da un istinto superiore, convertì il suo animo ai giovanissimi, per trasmetter loro le fondamenta della sapienza cristiana. Siccome che il loro numero cresceva di giorno in giorno, non senza ispirazione celeste, e superate aspre e lunghe difficoltà, collocò una sede stabile e duratura per radunarli in quella parte della città che è nota come Valdocco, e si dedicò totalmente a quella cosa. 

Poco dopo invero, con l'aiuto della Vergine e Madre di Dio, che a lui da bambino nei sogni gli faceva intravedere il futuro, Giovanni decretò di fondare la Società dei Salesiani, il cui compito doveva essere sopratutto guadagnare per Cristo le anime dei giovani; 

allo stesso modo si incaricò di costituire una nuova famiglia di sacre vergini, che preso il nome dalla Madre di Dio Ausiliatrice dirigessero le giovanissime nelle vie del Signore; 

alle quali infine aggiunse un pio gruppo di ausiliari per favore le opere dei Salesiani con l'impegno e la preghiera. Pertanto in breve accade di conferire grandissima utilità sia alla società cristiana, sia alla civile.






Infiammato infatti di zelo per le anime, non risparmiò nessun lavoro e nessuna spesa, per far scaturire in lungo ed in largo per il mondo, luoghi di ricreazione dei giorni di festa per i giovanissimi, ospizi per gli orfani, scuole per i giovani operai, luoghi per allevare ed educare i bambini e chiese. 

Parimenti non cessò di tutelare la fede nei luoghi subalpini con la parola e l'esempio, di dedicarsi alla scrittura, edizione e divulgazione di ottimi libri per tutta l'Italia, e, più spesso mandandoli alle genti infedeli, di propagare gli annunci del Vangelo. 

Semplice e retto uomo di Dio, pronto ad ogni opera buona, fiorì di ogni tipo di virtù, che nutriva un'ardore di carità accesissimo. 

Con la mente sempre rivolta a Dio e pieno di carismi superiori, il santissimo uomo non sembrava né farsi spaventare dalle minacce, né stancare dalle fatiche, né farsi schiacciare delle preoccupazioni, né turbarsi nelle avversità. 

Raccomandò ai suoi soprattutto tre opere di pietà: 
che frequentassero il più possibile la sacra Confessione e la santa Comunione, 
che fossero devoti con grandissimo amore a Maria Ausiliatrice, 
che fossero ossequiosi al Sommo Pontefice come figli devotissimi. E non va trascurato di dire che in circostanze difficilissime, più di una volta fu accanto al Romano Pontefice, per temperare i mali derivati dalle leggi create in quel tempo contro la Chiesa. 

Completò il corso della vita, colmo di tali e tante opere e fatiche, il 31 gennaio dell'anno 1888, a 73 anni. Il Pontefice Massimo Pio XI lo inseriva nell'ordine dei beati, illustre per molti miracoli, nell'anno 1929; cinque anni dopo, nella solennità della Pasqua, nel diciannovesimo secolo dal completamento della Redenzione del genere umano,[1933] mentre i popoli confluivano a Roma da tutto il mondo, lo inseriva negli ordini dei Santi.

V. E tu, o Signore, abbi pietà di noi.
R. Grazie a Dio.

Preghiamo
O Signore, che in San Giovanni Bosco, tuo Confessore, hai suscitato il padre ed il maestro della gioventù e, per mezzo di Maria SS. Ausiliatrice, lo hai ispirato ad istituire nella tua Chiesa due nuove famiglie religiose, dacci la grazia di essere accesi come lui da una fiamma di carità per salvare le anime e servire a te solo.
Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, in unità con lo Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.
R. Amen.

"Siate sempre allegri nel Signore,
lo ripeto, state allegri. Il Signore  è vicino"

AMDG et DVM