domenica 25 novembre 2012

Santa Chiara d'Assisi: La pratica della santa orazione


Capitolo 13

La pratica della santa orazione

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19.          E come, nella carne, era già morta alle esigenze della carne, così era del tutto estranea al mondo, con l’anima continuamente impegnata in sante preghiere e lodi divine.
Aveva ormai fissato nella Luce lo sguardo ardentissimo del desiderio interiore e, trascesa la sfera delle vicissitudini umane, spalancava in tutta la sua ampiezza il campo del suo spirito alla pioggia della grazia.
Per lunghi tratti dopo Compieta prega con le sorelle, e i fiumi di lacrime che la inondano eccitano al pianto anche le altre. Poi, quando tutte le altre erano andate a ristorare sui duri giacigli le membra stanche, ella rimaneva, vigilante e invitta, in orazione, per accogliere furtivamente le vene del divino sussurro[i], mentre le altre giacevano nel sonno(47).
Spessissimo prostrata in orazione col volto a terra, bagna il suolo di lacrime(48) e lo sfiora con baci: così che pare avere sempre tra le braccia il suo Gesù, i cui piedi inondare di lacrime, su cui imprimere baci.
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Mentre una volta piangeva, in piena notte, le apparve l’angelo delle tenebre in forma di nero fanciullo, e così la ammonì: «Non piangere tanto, perché diventerai cieca!». Ma, rispondendogli lei subito: «Non sarà cieco chi vedrà Dio», confuso si allontanò.
La stessa notte, dopo Mattutino, mentre Chiara pregava bagnata, come sempre, da un rivolo di pianto, il consigliere fraudolento le si accostò: «Non piangere tanto – le ripeté – se non vuoi che ti coli alla fine dalle narici il cervello liquefatto: perché poi ne avrai il naso storto». Alla pronta risposta di lei: «Nessuna deformazione subisce chi serve il Signore», tosto fuggendo svanì.

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20.          Quanta forza e sostegno riceva nella fornace della preghiera ardente, quanto le sia dolce la bontà divina in quella fruizione, lo testimoniano comprovati indizi.
Allorché infatti ritornava nella gioia dalla santa orazione, riportava dal fuoco dell’altare del Signore parole ardenti, tali da infiammare il cuore delle sorelle.
Esse constatavano infatti con ammirazione che si irradiava dal suo volto una certa dolcezza e che la sua faccia pareva più luminosa del solito.
Certamente, nella sua dolcezza, Dio aveva dato convito alla poverella e, dopo averle inondato l’animo nell’orazione con la sua Luce vera[ii], lo manifestava al difuori sensibilmente(49).
Così nel mondo mutevole unita immutabilmente al suo nobile Sposo, trova continua delizia nelle cose superne; così, sostenuta da ferma virtù nel volgersi della mobile ruota del mondo e racchiudendo in un vaso d’argilla un tesoro di gloria, con il corpo dimora quaggiù sulla terra, ma con lo spirito nell’alto.
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Era solita, per Mattutino, prevenire le giovinette e, svegliandole senza rumore con cenni, le invitava alle lodi di Dio. Spesso, mentre tutte dormivano ancora, accendeva le lampade; spesso suonava lei stessa, con le sue mani, la campana(50).
Non v’era posto nel suo monastero per la tiepidezza, non v’era posto per l’accidia lì dove la pigrizia era scossa da un pungente impulso a pregare e a servire il Signore.





(47) Proc. I, 7; X, 3.
(48) Proc. III, 7; VI, 4.
(49) Proc. I, 9; IV, 4; VI, 3.
(50) Proc. II, 9; X, 3; Cfr. nota 36.




[i] Gb. 4, 12.
[ii] Sal. 67, 11;… Gv. 1, 9.


LAUDETUR  JESUS  CHRISTUS!
LAUDETUR  CUM  MARIA!
SEMPER  LAUDENTUR!



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