sabato 10 novembre 2012

“Dio, patria e famiglia: restano questi i valori più importanti”



"Dio, Patria e Famiglia". Ecco l'unica speranza per il nostro futuro

“Dio, patria e famiglia: restano questi i valori più importanti”. È la Repubblica a intitolare così, il 13 marzo 2012, un ampio commento all’indagine realizzata dal CENSIS, in occasione delle celebrazioni del 150° anniversario dell’Unità d’Italia. 

di Roberto de Mattei

“Dio, patria e famiglia: restano questi i valori più importanti”. È la Repubblica a intitolare così, il 13 marzo 2012, un ampio commento all’indagine realizzata dal CENSIS, in occasione delle celebrazioni del 150° anniversario dell’Unità d’Italia. 

La priorità del 65% degli italiani è la famiglia. Viene poi il luogo – l’Italia – dove più si è affinata la qualità della vita e il culto della bellezza. A seguire la fede, anche nelle vesti della tradizione religiosa. È questa la scala dei valori in cui oggi credono gli italiani. 

Eppure, secondo la stessa indagine, il processo di erosione della famiglia non si arresta. Nel periodo 2000-2010 sono diminuite le coppie coniugate con figli (-739.000), mentre sono aumentate le coppie non sposate con figli (+274.000) e le famiglie con un solo genitore (+345.000). 

Nel periodo 1998-2009 sono aumentate le unioni libere (+541.000, arrivando in totale a 881.000) che, inclusi i figli, coinvolgono oltre 2,5 milioni di persone. Complessivamente, sono 5,9 milioni gli italiani che hanno «sperimentato nella loro vita una forma di convivenza libera». Le famiglie “ricostituite”, formate da partner con un matrimonio alle spalle, sono diventate 1.070.000. Quelle ricostituite coniugate sono aumentate di 252.000 unità, arrivando in totale a 629.000. 

Il crollo delle forme di vita non matrimoniali porta inevitabilmente a un calo della fecondità e alla crescita di figli fuori dal matrimonio. Per non parlare delle unioni omosessuali che una recente sentenza della Corte di Cassazione parifica alla famiglia, riconoscendo loro la fissazione di un assegno di mantenimento, con l’assegnazione della casa, i diritti successori, la reversibilità della pensione. 

Il colpo inferto alla famiglia si inserisce in un processo dissolutivo avviato dall’introduzione del divorzio in Italia, nel 1972. Basti ricordare un dato concreto e reale: le famiglie dove i genitori divorziano diventano molto più povere e i dati della Caritas ci dicono che oggi molti degli uomini che si rifugiano nei suoi ostelli, sono padri separati che non ce la fanno più con il loro stipendio a pagare sia l’assegno di sostegno che l’affitto di un appartamento (poiché la casa rimane spesso alla madre con i figli).

Questo processo di disgregazione viene da lontano, ed è deliberato. Si potrebbe ricordare l’opera del marchese Sade, che fu il più coerente protagonista intellettuale della Rivoluzione Francese; ma se si considera provocatorio riferirsi al suo programma, basterebbe fare il nome di Federico Engels, il celebre sodale di Karl Marx, autore di un’opera su Le origini della famiglia, della proprietà privata e dello Stato, in cui pretende di dimostrare scientificamente che l’origine della famiglia non è naturale, ma storica, perché nulla esiste di spirituale e immutabile: l’uomo e le istituzioni sociali sono realtà materiali in perenne evoluzione. 

In questa prospettiva, la famiglia e lo Stato vengono considerate come sovrastrutture storiche destinate a essere superate nell’irreversibile itinerario dell’umanità verso l’utopica società senza classi, che è propriamente la società anarchica, senza Dio, senza Patria, senza famiglia. 

Fu la concezione degli anarco-socialisti, che cercarono di imporla con le bombe; dei comunisti che pretesero di affermarla con la lotta di classe; ed è oggi la concezione dei eurotecnocrati, che propongono di raggiungere la medesima meta attraverso strumenti monetari e fiscali che minano alla base il substrato economico delle famiglie a cominciare dalla legittima proprietà della casa, penalizzata da forme espropriatrici di prelievo fiscale.

Il processo viene da lontano, ma in Italia, la famiglia ha resistito più dello Stato a questo attacco mortale. Gli artefici del Risorgimento rispettarono la famiglia naturale, sia pure laicamente intesa e in essa videro, accanto alla Patria, il fondamento della società. Patria e Famiglia furono considerati come valori degni di tutela pubblica, seppure svincolati dal terzo valore, quello religioso. Dio, lungi da rappresentare il fondamento dei primi due pilastri, doveva essere relegato nella sfera privata. 

Questa concezione ottocentesca della morale, che sopravviverà fino alla Seconda Guerra Mondiale ebbe il suo manifesto nel romanzo Cuore di De Amicis (1886), sui cui valori si sarebbero formate generazioni di italiani. Tra il 1861 e il 1945, Patria e famiglia furono le due colonne portanti della vita sociale italiana. E negli anni tragici della Seconda Guerra Mondiale, soprattutto nel periodo dal settembre ‘43 all’aprile ‘45, quando l’Italia era divisa e sommersa da eserciti stranieri, la famiglia rappresentò l’unico elemento vivo e solido che sorresse gli individui e salvò l’unità nazionale. 

La parallela caduta del fascismo e della Monarchia, decretò la morte della Patria, ma la famiglia, fondata sul matrimonio indissolubile, sopravvisse stabilmente fino agli anni Settanta quando, con l’introduzione del divorzio, iniziò la crisi in cui tuttora si dibatte. 

Oggi si tenta di distruggerla attraverso le leggi e di screditarla attraverso i mass-media, ma chi tiene in piedi l’Italia sul piano economico è ancora la famiglia. L’economista Giacomo Vaciago in un’intervista al Corriere della Sera del 3 marzo 2012, ha dichiarato che per capire che cosa sta succedendo nelle case degli italiani, dobbiamo «partire dalla definizione di che cosa è la famiglia: è la più grande macchina volontaria di welfare». «Non so perché – ha aggiunto – il ministro Fornero passa il suo tempo a discutere con i sindacati, che non rappresentano più nessuno, e non si occupa delle famiglie». «Le statistiche dicono che un giovane su tre non ha lavoro. E come mangia? C’è la famiglia. La famiglia è una grande invenzione italiana unica al mondo, perché si occupa di garantire i consumi delle varie generazioni. Quando leggo che un giovane su 3 è disoccupato, penso a suo padre e a suo nonno, che sono molto preoccupati perché con il loro reddito devono mantenere i giovani e perciò devono tirare la cinghia».

Tutto questo però si paga. Il tasso di disoccupazione ha in Italia conseguenze meno gravi che in altri Paesi perché i figli sono economicamente protetti dalle famiglie, che li ospitano a casa e danno loro il sussidio necessario per vivere. Ma per mantenere figli e nipoti, i genitori e i nonni devono ridurre drasticamente i loro consumi, rinunziare al risparmio, vivere talvolta in una condizione di semi-povertà. 

Senza un aiuto economico alle famiglie, e soprattutto senza una protezione morale a ciò che esse rappresentano, sarà impossibile evitare la spirale della recessione destinata ad aprire anche in Italia drammatici scenari di tensioni sociali.

L’unica soluzione è nel ritorno a quelli che restano i valori primari degli italiani: Dio, Patria e famiglia. Difendiamo la famiglia, difendiamo la Patria, difendiamo Patria e famiglia in nome di Dio, fondamento ultimo della società e a Lui affidiamo tutta la nostra vita, nella certezza infallibile che a chi cerca prima di tutto il Regno di Dio e la sua giustizia, anche sociale, tutto il resto 

RC n. 73 - Aprile 2012