martedì 20 novembre 2012

La devozione verso la Madonna mi spinge .... a far conoscere le dolcissime considerazioni del grande Bernardo di Chiaravalle




Bernardo di Chiaravalle

Lodi della Vergine Madre




PREFAZIONE

La devozione verso la Madonna mi spinge a scrivere qualche cosa, ma le occupazioni me lo impediscono. Ora però che la malattia non mi consente di partecipare alla vita comune, non voglio passare in ozio quel po’ di tempo che ho a disposizione, rubandone magari un poco anche al sonno della notte. 
Mi piace pertanto accingermi soprattutto a ciò che spesso da tempo desideravo, ossia, dire qualcosa in onore della Vergine Madre, commentando quel testo evangelico in cui san Luca narra la storia dell’Annunciazione del Signore. 

A questo lavoro non sono tenuto da alcuna necessità o utilità per i monaci, al profitto dei quali io sono obbligato a lavorare; tuttavia, dal momento che non mi sarà impedito per questo di essere sempre a disposizione dei loro bisogni, ritengo che essi non abbiano motivo di lamentarsi se io soddisfo alla mia devozione.



OMELIA I

L’Angelo Gabrielefu mandato da Dio in una città della Galilea chiamata Nazaret, ad una vergine promessa sposa ad un uomo della casa di David, di nome Giuseppe, e il nome della vergine era Maria ecc. (Lc 1, 26-27).

1. Perché mai l’Evangelista ha voluto indicare tante cose con il loro nome in questo passo? Credo che l’abbia fatto perché noi non trascurassimo nulla di quanto egli con tanta diligenza si è studiato di raccontare. 

Nomina infatti il Nunzio che viene inviato e il Signore da cui fu mandato, la Vergine alla quale è mandato, e anche lo Sposo della Vergine, la discendenza di entrambi, la loro città e la loro regione. 

E questo perché? Pensi forse che siano indicazioni superflue? No, certamente. Se infatti non cade una foglia senza una ragione, né cade sulla terra un passero all’insaputa del Padre celeste, potrei io forse pensare che dalla bocca del santo Evangelista sia uscita una parola superflua, specialmente nel racconto della storia sacra del Verbo (incarnato)? Non lo penso.

 Tutte quelle parole infatti sono piene di profondi misteri e spandono una celeste soavità, a condizione che uno le mediti con diligenza e sappia succhiare il miele dalla roccia (Dt 32, 13). 

In verità, in quel giorno i monti hanno stillato dolcezza, e i colli fecero scorrere latte e miele (G13, 18; Es 3, 8) quando dall’alto dei cieli stillava la rugiada e le nubi piovevano il giusto e la terra si apriva, germogliando con letizia il Salvatore (Is 45, 8; 35, 2); quando, manifestando il Signore la sua benignità, e dando la nostra terra il suo frutto, su quel monte eccelso, pingue e ferace, la misericordia e la verità si incontrarono, la giustizia e la pace si baciarono (Sal 84, 13. 11; 67, 16). 

Pure in quel tempo, questo beato Evangelista, uno, e non piccolo, tra gli altri monti, con il mellifluo linguaggio ci ha descritto il desiderato inizio della nostra salvezza e, quasi investito dal vento caldo (austro) e dai raggi del Sole di giustizia, ormai vicino a nascere ha sparso il profumo di celesti aromi. 

Si degni ancora Dio di mandarci la sua parola e spanda anche per noi; faccia soffiare il suo spirito, e ci renda intelligibili le parole del Vangelo: siano esse al nostro cuore più desiderabili che l’oro e le pietre molto preziose, e ci diventino anche più dolci che un favo di miele.
...


COR SANCTISSIMUM MARIAE
FONS LUCIS ET GRATIAE
FONS AETERNAE VITAE
ora pro nobis

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