mercoledì 5 giugno 2013

L'uomo giusto e l'uomo ingrato.


IV
«Un giovane mi mostrò l'uomo giusto e l'uomo ingrato

L'anima dell'uomo giu­sto è bellissima, ma il suo corpo sempre soffre. Lavora e vive nella pena e nell'an­goscia; ha da sopportare ogni specie di mali e di persecuzioni; e, in mezzo a tutto ciò, non pensa a sé, ma pensa a Dio che vive in lui. 
Tutto quello che fa, lo fa per Dio e non per sé; si dimentica interamente. Dimentica il suo corpo, la sua salute, il suo benessere, per non pensare che a Dio. 

Giunge alla fine della sua vita, muore ed è portato in Dio; ma quando egli è in Dio, non sembra più un uomo, ma un Dio. Ed allora la sua carne, che ha maltrattato, gli rende omaggio e lo ringrazia di averla trattata in quel modo. I suoi capelli, le sue ossa, i suoi occhi, le sue orecchie, i suoi piedi, le sue mani sono fieri di appartenergli, di essere stati a suo servizio, e ven­gono a rendergli omaggio e lo ringraziano di averli trattati così come ha fatto. Tut­tavia tutte queste lodi, sebbene rivolte all'uomo, ritornano a Dio.

 La terra si com­piace di averlo portato, di essere stata calpestata da lui quando camminava; gli animali si reputano felici di essere stati immolati per lui e di essere diventati sua carne. Gli alberi si rallegrano di aver portato dei frutti da assimilare alla sua carne; le case, di averlo alloggiato; il sole, la luna e le stelle, di averlo illuminato. Le nu­vole, la pioggia, le sorgenti, il mare, i pesci rendono omaggio a quest'uomo ed es­si sono felici di averlo servito.


L'uomo ingrato, durante la sua vita, pensa a ben trattare il suo corpo, accor­dandogli tutto ciò che è buono, dolce, delicato. E, in mezzo a tutto ciò, que­st'uomo non pensa a Dio, non pensa che a se stesso, alle soddisfazioni, alle gran­dezze, alle ricchezze, ai godimenti. 
Se egli potesse essere re del cielo e della terra, se potesse detronizzare Dio per farsi Dio lui stesso, lo farebbe. Non pensa che riceve tutto da Dio, che è Dio che gli ha dato tutto. 

E quest'uomo che sem­bra voler assorbire il mondo intero, vede arrivare la sua fine. E muore. Mi è par­so che i suoi capelli lo detestassero e che i suoi occhi, le sue orecchie, i suoi pie­di, le sue mani, le sue unghie, tutto il suo corpo lo detestasse, e che fossero vergognosi e furiosi di averlo servito, di essergli appartenuti; se avessero potuto maledire il tempo in cui sono stati con lui, lo avrebbero fatto. 

La terra è vergo­gnosa e furiosa di essere stata da lui calpestata, e lo maledice. 
Gli alberi sono fu­riosi contro di lui e fremono di rabbia per aver portato dei frutti da convertirsi in suo nutrimento.
 Le bestie, il sole, la luna, le stelle, le fontane, il mare, i pesci so­no furiosi per essere stati a suo servizio e d'accordo lo maledicono. 

E tutte que­ste maledizioni seguono quelle di Dio, perché Dio maledice l'ingrato, ed è per­ché Dio lo maledice che tutta la creazione lo maledice a sua volta.

 È per la stessa ragione che la benedizione di Dio sul giusto gli attira le benedizioni di tutte le creature. E il giovane mi ha detto: Hai visto, hai sentito, mettiti dalla parte del giusto. Ed è sparito».

Ave giglio bianco della Trinità


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