domenica 9 settembre 2012

“Mamma! Io sento! Oh! Signore, io ti adoro!”. La folla è presa dal solito entusiasmo e tanto più lo è perché si chiede: “E come può già saper parlare se mai udì parola da quando è nato? Un miracolo nel miracolo! Gli ha slegato la favella e aperto le orecchie e insieme lo ha istruito a parlare. Viva Gesù di Nazaret!


DOMENICA XXIII, Anno B, Tempo Ordinario: 9 sett. 2012.
Vangelo
Marco 7,31-37:
31Di nuovo, uscito dalla regione di Tiro, passando per Sidone, venne verso il mare di Galilea in pieno territorio della Decàpoli. 32Gli portarono un sordomuto e lo pregarono di imporgli la mano. 33Lo prese in disparte, lontano dalla folla, gli pose le dita negli orecchi e con la saliva gli toccò la lingua; 34guardando quindi verso il cielo, emise un sospiro e gli disse: «Effatà», cioè: «Apriti!». 35E subito gli si aprirono gli orecchi, si sciolse il nodo della sua lingua e parlava correttamente. 36E comandò loro di non dirlo a nessuno. Ma più egli lo proibiva, più essi lo proclamavano 37e, pieni di stupore, dicevano: «Ha fatto bene ogni cosa: fa udire i sordi e fa parlare i muti!».


*
[da L’Evangelo come mi è stato rivelato, 341.4-6]
[Gesù, con i suoi apostoli, si dirige verso Cedes. Al tramonto si fermano alla prima casa di un paese, accolti da una donna premurosa]


“È quasi sera. Fermatevi in casa mia. Casa da poveri. Ma di onesti. Posso darvi del latte non appena tornano i miei figli con le pecore. Il mio uomo vi accoglierà volentieri”.
“Grazie, donna. Se il Maestro vorrà, resteremo qui”.
La donna va alle sue faccende mentre gli apostoli chiedono a Gesù cosa devono fare.
“Sì. È bene. Domani andremo a Cedes e poi verso Paneade. Ho pensato, Bartolomeo. Conviene fare come tu dici. Mi hai dato un buon consiglio. Spero trovare così altri discepoli e mandarli avanti a Me a Cafarnao. So che a Cedes devono ormai esservene stati alcuni, fra i quali i tre pastori libanesi”.
Torna la donna e chiede: “Ebbene?”.
“Sì, donna buona. Restiamo qui per la notte”.
“E per la cena. Oh! graditela. Non mi pesa. E poi ci è stata insegnata la misericordia da alcuni che sono i discepoli di quel Gesù di Galilea, detto il Messia, che fa tanti miracoli e predica il Regno di Dio. Ma qui non c’è mai venuto. Forse perché siamo ai confini siro-fenici. Ma sono venuti i suoi discepoli. Ed è già molto. Per la Pasqua noi del paese vogliamo andare tutti in Giudea per vedere se lo vediamo questo Gesù. Perché abbiamo dei malati e i discepoli ne hanno guariti alcuni, ma altri no. E fra questi c’è un giovane figlio di un fratello della moglie di mio cognato”.
“Che ha?”, chiede Gesù sorridendo.
“È… Non parla e non sente. Nato così. Forse un demonio è entrato nel seno della madre per farla disperare e soffrire. Ma è buono, come indemoniato non fosse. I discepoli hanno detto che per lui ci vuole Gesù di Nazaret, perché deve essere con qualche cosa di mancante, e solo questo Gesù… Oh! ecco i miei figli e il mio sposo! Melchia, ho accolto questi pellegrini in nome del Signore e stavo raccontando di Levi… Sara, va’ presto a mungere il latte e tu, Samuele, scendi a prendere olio e vino nella grotta, e porta mele dal solaio. Spicciati, Sara, prepareremo i letti nelle stanze alte”.
“Non ti affaticare, donna. Staremo bene da per tutto. Potrei vedere l’uomo di cui parlavi?”.
“Sì… Ma… Oh! Signore! Ma sei forse Tu il Nazareno?”.
“Sono Io”.
La donna crolla in ginocchio strillando: “Melchia, Sara, Samuele! Venite ad adorare il Messia! Che giorno! Che giorno! E io l’ho in casa mia! E gli parlavo così! […] Oh! Melchia! Il Messia da noi”.



“Sì. Ma sta’ buona, donna, e non lo dire a nessuno. Va’ piuttosto a prendere il sordomuto e portamelo qui…”, dice Gesù sorridendo…



…E presto Melchia torna col giovane sordomuto e con i parenti di lui e mezzo paese almeno… La madre dell’infelice adora Gesù e lo supplica.
“Sì, sarà come tu vuoi”, e preso per mano il sordomuto lo attira un po’ fuori dalla folla che si accalca […]. Gesù si accosta bene il sordomuto, gli pone gli indici nelle orecchie e la lingua sulle labbra socchiuse, poi, alzando gli occhi al cielo che imbruna, alita sul volto del sordomuto e grida forte: “Apritevi!”, e lo lascia andare.
Il giovane lo guarda un momento mentre la folla bisbiglia. È sorprendente la mutazione del volto prima apatico e mesto del sordomuto e poi sorpreso e sorridente. Si porta le mani alle orecchie, le preme e le stacca… Si persuade che sente per davvero e apre la bocca dicendo:



 “Mamma! Io sento! Oh! Signore, io ti adoro!”.
La folla è presa dal solito entusiasmo e tanto più lo è perché si chiede: “E come può già saper parlare se mai udì parola da quando è nato? Un miracolo nel miracolo! Gli ha slegato la favella e aperto le orecchie e insieme lo ha istruito a parlare. Viva Gesù di Nazaret! Osanna al Santo, al Messia!”.
E si premono contro di Lui […], mentre alcuni, istruiti dalla donna della casa, si bagnano il viso o le membra con le superstiti gocce rimaste nel catino.
Gesù li vede e grida: “Per la vostra fede siate tutti guariti. Andate alle vostre case. Siate buoni, onesti. Credete nella parola del Vangelo. E tenete ciò che sapete per voi finché sia l’ora di bandirlo sulle piazze e per le vie della Terra. La mia pace sia con voi”.
Ed entra nella vasta cucina, dove splende il fuoco e tremolano le luci di due lucerne.


a cura di Claudia Vecchiarelli © Centro Editoriale Valtortiano


Cor Sanctissimum Mariae, ora pro nobis.

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