martedì 2 febbraio 2016

L'AFFASCINANTE STORIA DI MOSE'


STORIA DI MOSE'

Ritorno in Egitto (Es 4, 18‑27)

Decise allora di ritornare in Egitto conducendo con sé la moglie e il figlio. Nel viaggio, come dice la storia, gli andò incontro un angelo, che gli minac­ciò la morte, ma la donna riuscì a placarlo con il sangue della circoncisione del figlio.
Anche Aronne, suo fratello, venne a incontrarlo e a parlargli secondo l’ordine che aveva ricevuto da Dio.

Per la liberazione del popolo (Es 4, 28‑31; 5, 1‑19)

Il popolo che viveva disperso in mezzo agli Egi­ziani e oppresso sotto i lavori forzati, fu da loro convocato in assemblea, dove essi promisero a tut­ti la liberazione dalla schiavitù. Il proposito fu ma­nifestato al sovrano da Mosè stesso, ma quello si mise a opprimere ancor più gli Israeliti, mostran­dosi più esigente con i sovraintendenti ai lavori. Or­dini più severi imposero la raccolta di una quanti­tà maggiore di argilla, di paglia e di stoppa.

Gli indovini egiziani e i serpenti (Es 7, 8‑13)

Quando il Faraone, tale era il nome del tiranno degli egiziani, fu informato dei portenti che Mosè aveva compiuto in mezzo al suo popolo, escogitò dei raggiri servendosi degli indovini. Era convinto che le arti magiche di costoro avrebbero potuto ripro­durre lo stesso portento delle verghe trasformate da Mosè in serpente al cospetto di tutti gli Egiziani.
In realtà, anche le verghe degli indovini diven­nero serpenti, ma il serpente uscito dalla verga di Mosè si lanciò su di loro e li divorò.
Questo bastò a smascherare l’errore e mostrare che la magia aveva saputo procurare alle verghe sol­tanto una vita effimera, capace di destare l’ammi­razione di persone facili a lasciarsi ingannare.

Le piaghe d’Egitto (Es 7, 14‑11, 36)

Quando Mosè s’accorse che anche il popolo egi­ziano appoggiava pienamente il despota autore di quei raggiri, procurò di colpirli tutti indistintamen­te, con dei castighi.
Gli stessi elementi del mondo materiale, quasi un esercito agli ordini di Mosè, si schierarono con­tro gli Egiziani: la terra, l’acqua, l’aria, il fuoco mu­tarono le loro qualità naturali, ma soltanto quan­do si trattava di castigare gli Egiziani maldisposti verso gli Ebrei. Quando qualcuno di questi elemen­ti causava la punizione dei primi, contemporanea­mente e nel medesimo luogo lasciava immuni gli altri, perché innocenti.

Le acque mutate in sangue (Es 7, 14‑25)

Così le acque d’Egitto si mutarono in sangue coagulato che, formando una massa compatta, fe­ce morire i pesci. Ma per gli Ebrei l’acqua restò quella che era, anche se, per il suo apparente colo­re, poteva essere scambiata per sangue.
Gli indovini presero a pretesto l’apparenza di sangue che aveva l’acqua usata dagli Ebrei, per or­dire nuovi inganni.

Le rane (Es 7, 26; 8, 11)

Una moltitudine di rane riempì in seguito tutto l’Egitto. Esse non venivano da una eccezionale pro­liferazione della natura, ma le fece accorrere in nu­mero straordinario un ordine di Mosè. Penetraro­no così in tutte le case degli Egiziani, causando gra­vi danni, ma non toccarono quelle degli Ebrei.

Le tenebre (Es 10, 21‑23)
Ill nuovo castigo degli Egiziani fu di non riuscire più a distinguere il giorno dalla notte. Restarono avvolti in una oscurità continua, mentre gli Ebrei non trovarono mutato il consueto alternarsi di luce e tenebre.

Altre calamità (Es 8,12‑10, 20)

Molte altre calamità vennero suscitate da Mosè contro gli Egiziani: la grandine, il fuoco, le mosche, le pustole, i topi, gli sciami di cavallette. Tutte que­ste cose procurarono danni di maggiore o minore entità in conformità con la loro specifica natura. Come sempre, gli Ebrei non subirono danno alcu­no, ma ne venivano a conoscenza dalle grida e dal­le informazioni dei loro vicini Egiziani.

La morte dei primogeniti (Es 12,29‑30)

Tuttavia il fatto che rese più evidente questa di­versità tra Ebrei ed Egiziani, fu la morte dei pri­mogeniti. Davanti ai loro figli più cari trovati mor­ti, gli Egiziani levarono grandi grida di dolore, men­tre tra gli Ebrei c’era piena tranquillità e sicurez­za. Essi infatti avevano segnato gli stipiti delle por­te di ogni loro casa con il sangue degli agnelli uc­cisi e questa fu la ragione della loro salvezza.

La partenza degli Ebrei (Es 12,37‑42)

Mosè non appena vide gli Egiziani colpiti indi­stintamente con la morte dei loro primogeniti e, per tanta disgrazia, immersi nel dolore e nel pian­to, diede agli Israeliti l’ordine della partenza, ren­dendoli docili con l’invito a chiedere agli Egiziani le loro suppellettili, a titolo di prestito.

L’inseguimento (Es 14,5‑9)

Per tre giorni gli Ebrei camminarono fuori dei confini dell’Egitto, ma l’Egiziano, ci dice la storia, dispiaciuto che Israele non fosse più sottoposto al­la sua schiavitù, decise di assalirli con la forza, mandando contro di loro un esercito di cavalieri. Alla vista dell’esercito con armi e cavalli gli Ebrei, poco pratici di guerra e non abituati a tali spetta­coli, si spaventarono e si ribellarono a Mosè. Ma qui la storia riferisce sul conto di questi un fatto quasi incredibile: mentre infatti egli moltiplicava le energie per incoraggiare i suoi, esortandoli a nu­trire buone speranze, nel suo intimo supplicava il Signore che li liberasse dalle angustie.
Riferiscono che Dio intese quel grido silenzioso, consigliando a Mosè come scampare dal pericolo.

La nube (Es 13,21‑22)

Intanto era apparsa una nube a far da guida al popolo. Essa non consisteva di vapori umidi, sog­getti a condensazione, come normalmente avviene. Era una nube dalla straordinaria composizione cui corrispondevano altrettanto straordinari effetti. In­fatti era guidata dal Signore e, se stiamo alle infor­mazioni del racconto, avveniva questo: quando i raggi del sole splendevano con forza, la nube face­va da riparo al popolo, mandando ombra a chi le stava sotto e insieme una sottile rugiada, che rin­frescava l’aria infuocata; di notte invece, si trasfor­mava in fuoco che, da sera fino all’alba, mandava luce sul cammino degli Israeliti[1].





[1] Questi elementi della scienza fisica antica relativi alla composizione delle nubi, sono trattati da Gregorio anche in al­tre sue opere come l’Explicatio in Exaemeron (PG 44, 97 D), e i Libri contra Eunomium (PG 45, 344 B ‑ 577 A).

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