lunedì 5 ottobre 2020

Quelle cose che sono perfetta letizia

 


CAPITOLO VIII

Come andando per cammino santo Francesco e frate Leone, gli spuose quelle cose che sono perfetta letizia.

1836. 

Venendo una volta santo Francesco da Perugia a santa Maria degli Angioli con frate

Lione a tempo di verno, e 'l freddo grandissimo fortemente il crucciava, chiamò frate Lione

il quale andava innanzi, e disse così: « Frate Lione, avvegnadiochè li frati Minori in ogni

terra dieno grande esempio di santità e di buona edificazione, nientedimeno scrivi e nota

diligentemente che non è quivi perfetta letizia ». 


E andando più oltre santo Francesco, il

chiamò la seconda volta: « O frate Lione, benchè il frate Minore allumini li ciechi e distenda

gli attratti, iscacci le dimonia, renda l' udire alli sordi e l' andare alli zoppi, il parlare alli

mutoli e, ch'è maggiore cosa, risusciti li morti di quattro dì; iscrivi che non è in ciò perfetta

letizia ». 


E andando un poco, santo Francesco grida forte: « O frate Lione, se 'l frate Minore

sapesse tutte le lingue e tutte le scienze e tutte le scritture, sì che sapesse profetare e rivelare,

non solamente le cose future, ma eziandio li segreti delle coscienze e delli uomini; iscrivi che non è in ciò perfetta letizia ». 


Andando un poco più oltre, santo Francesco chiamava ancora forte: « O frate Lione, pecorella di Dio, benchè il frate Minore parli con lingua d'Agnolo e

sappia i corsi delle istelle e le virtù delle erbe, e fussongli rivelati tutti li tesori della terra, e

conoscesse le virtù degli uccelli e de' pesci e di tutti gli animali e delle pietre e delle acque;

iscrivi che non è in ciò perfetta letizia ». 


E andando ancora un pezzo, santo Francesco

chiamò forte: « O frate Lione, benchè 'l frate Minore sapesse sì bene predicare, che

convertisse tutti gl' infedeli alla fede di Cristo; iscrivi che non è ivi perfetta letizia ».


           E durando questo modo di parlare bene di due miglia, frate Lione con grande

ammirazione il domandò e disse: « Padre, io ti priego dalla parte di Dio che tu mi dica dove

è perfetta letizia ». 

E santo Francesco si gli rispuose: « Quando noi saremo a santa Maria

degli Agnoli, così bagnati per la piova e agghiacciati per lo freddo e infangati di loto e afflitti 

di fame, e picchieremo la porta dello luogo, e 'l portinaio verrà adirato e dirà: Chi siete voi?

e noi diremo: Noi siamo due de' vostri frati; e colui dirà: Voi non dite vero, anzi siete due

ribaldi ch' andate ingannando il mondo e rubando le limosine de' poveri; andate via; e non

ci aprirà, e faracci stare di fuori alla neve e all' acqua, col freddo e colla fame infino alla

notte; allora se noi tanta ingiuria e tanta crudeltà e tanti commiati sosterremo pazientemente

sanza turbarcene e sanza mormorare di lui, e penseremo umilemente che quello portinaio

veramente ci conosca, che Iddio il fa parlare contra a noi; o frate Lione, iscrivi che qui è

perfetta letizia. 


E se anzi perseverassimo picchiando, ed egli uscirà fuori turbato, e come

gaglioffi importuni ci caccerà con villanie e con gotate dicendo: Partitevi quinci, ladroncelli

vilissimi, andate allo spedale, chè qui non mangerete voi, nè albergherete; se noi questo

sosterremo pazientemente e con allegrezza e con buono amore; o frate Lione, iscrivi che

quivi è perfetta letizia. 


E se noi pur costretti dalla fame e dal freddo e dalla notte più

picchieremo e chiameremo e pregheremo per l' amore di Dio con grande pianto che ci apra

e mettaci pure dentro, e quelli più scandolezzato dirà: Costoro sono gaglioffi importuni, io li

pagherò bene come son degni; e uscirà fuori con uno bastone nocchieruto, e piglieracci per

lo cappuccio e gitteracci in terra e involgeracci nella neve e batteracci a nodo a nodo con

quello bastone: se noi tutte queste cose sosterremo pazientemente e con allegrezza,

pensando le pene di Cristo benedetto, le quali dobbiamo sostenere per suo amore; o frate

Lione, iscrivi che qui e in questo è perfetta letizia. 


E però odi la conclusione, frate Lione. Sopra tutte le grazie e doni dello Spirito Santo, le quali Cristo concede agli amici suoi, si è di vincere se medesimo e volentieri per lo amore di Cristo sostenere pene, ingiurie e obbrobri e disagi; imperò che in tutti gli altri doni di Dio noi non ci possiamo gloriare, però che non sono nostri, ma di Dio, onde dice l'Apostolo: Che hai tu, che tu non abbi da Dio? e se tu l' hai avuto da lui, perchè te ne glorii, come se tu l' avessi da te? Ma nella croce della tribolazione e dell'afflizione ci possiamo gloriare, però che dice l'Apostolo: Io non mi voglio gloriare se non nella croce del nostro Signore Gesù Cristo >>.

 A laude di Gesù Cristo e del poverello Francesco. Amen. 

https://www.assisiofm.it/uploads/221-Fioretti%20di%20san%20Francesco.pdf


AMDG et DVM

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