martedì 7 giugno 2011

SE VOGLIAMO SALVARCI


          <<Conclusione: non dobbiamo mai cessare di pregare. 
Sicché se vogliamo salvarci, dobbiamo fare come faceva Davide, che teneva sempre gli occhi rivolti al Signore, per implorare il suo soccorso, e non restare vinto dai suoi nemici: Gli occhi miei sono sempre rivolti al Signore: perché egli trarrà dai lacci i miei piedi (Sal 24,15).

           Siccome il demonio, non lascia di tenderci continue insidie per divorarci, secondo quel che scrive san Pietro (1 Pt 5,8), così dobbiamo noi continuamente star con le armi alla mano, per difenderci da un tal nemico, e dire col Profeta regale: Io non lascerò mai di combattere, sino a tanto che non vedrò sconfitti i miei avversari (Sal 17,37).

          Ma come potremo noi ottenere questa vittoria, così per noi importante e così difficile? Solo con le preghiere, ci risponde sant'Agostino, ma preghiere perseverantissime. E sino a quando? Sino che durerà il combattimento.

       Siccome di continuo dobbiamo combattere, così, dice S. Bonaventura, di continuo dobbiamo chiedere a Dio l'aiuto per non essere vinti (De uno conf. Serm. 5). 

          Guai, dice il Savio, a chi in questa battaglia lascia di pregare! (Ecli 2,16). Noi ci salveremo, ci avvisa l'Apostolo, ma con questa condizione: se saremo costanti a pregare sempre con confidenza sino alla morte (Eb 3,6). 


      Diciamo dunque con lo stesso Apostolo, animati dalla misericordia di Dio, e dalle sue promesse: chi avrà da dividerci dall'amore di Gesù Cristo? Forse la tribolazione, il pericolo di perdere i beni di questa terra? le persecuzioni dei demoni o degli uomini? i tormenti dei tiranni? (Rm 8,35). No, egli diceva, nessuna tribolazione, nessuna angustia, pericolo, persecuzione o tormento potrà mai separarci dall'amore di Cristo: perché vinceremo tutto col divino aiuto, e combattendo per amore di quel Signore che ha data la vita per noi (Rm 8,37).

           Il P. Ippolito Denazzo in quel giorno in cui risolse di lasciar la prelatura di Roma, e di darsi tutto a Dio, con l'entrare nella Compagnia di Gesù, temendo della sua infedeltà per causa della debolezza, diceva a Dio: “Signore, or che mi sono dato tutto a voi, per pietà non mi abbandonate”. Ma sentì dirsi da Dio nel suo cuore: “Tu non mi abbandonare”. Più presto, gli diceva Iddio, io dico a te che non mi lasci. E così finalmente il servo di Dio, confidato nella divina bontà e nel suo aiuto, concluse dicendo: Dunque, mio Dio, voi non lascerete me, ed io non lascerò voi.

          Se vogliamo in conclusione che Dio non ci lasci, non dobbiamo lasciar noi di pregarlo sempre a non abbandonarci. Facendo così certamente egli sempre ci assisterà, e non permetterà mai che lo perdiamo, e ci separiamo dal suo amore. 

          Ed a questo fine non solamente procuriamo di chiedere sempre la perseveranza finale, e le grazie necessarie per ottenerla, ma cerchiamo nello stesso tempo la grazia di seguire a pregare. 

          Questo fu appunto quel gran dono che egli promise ai suoi eletti per bocca del Profeta: E spanderò sopra la casa di Davide, sopra Gerusalemme lo spirito di grazia e di orazione (Zc 12,10).
 Oh! che grazia grande è lo spirito delle preci, cioè la grazia che Dio concede ad un'anima di sempre pregare! 

          Non lasciamo dunque di chiedere sempre a Dio questa grazia, e questo spirito di preghiera, perché se pregheremo sempre, otterremo certamente dal Signore la perseveranza, ed ogni altro dono che desideriamo, poiché non può mancare la sua promessa di esaudire chi lo prega. Con questa speranza di sempre pregare, possiamo tenerci per salvi (Rm 8,24). “Questa speranza, diceva il Venerabile Beda, ci darà l'entrata sicura nella Città del Paradiso” (In Solemn. omn. Ss. Hom. 2)>>.

Fonte:  "Del Gran Mezzo della Preghiera" di S. Alfonso de' Liguori.

AMDG et BVM

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