sabato 23 ottobre 2021

Scienza di Paolo e amore a Paolo




FIGURA DI SAN PAOLO

Ossia l’ideale della vita apostolica

Siate miei imitatori

(Filippesi 3, 17)

APPROVAZIONI della presente edizione

NULLA OSTA Sac. G. Pelliccia

Roma, 15 giugno 1942

IMPRIMATUR

Can. P. Gianolio, Vic. Gen.

Alba, 20 giugno 1942.

SCHEMA DEL TRATTATO

Prefazione

Avvertimenti per la lettura di questo opuscolo.

Testo del Trattato di Cornelio A Lapide 

<<Effigies Divi Pauli sive Idea Vitae apostolicae>>

Introduzione.

Capo I. - Virtù e rapporti di Paolo verso Dio.

Capo II. - Virtù e rapporti di san Paolo verso di sé.

Capo III. - Virtù di Paolo verso il prossimo.

Appendice. - Profezia di Isaia sull’evangelizzazione dei Cinesi.

NOTIZIA SU CORNELIO ALAPIDE

PREFAZIONE

 1. In occasione di due centenari compiutisi nell’anno 1937, cioè il XIX

centenario della conversione di S. Paolo e il III centenario della morte del

P. Cornelio A Lapide S. J., è stata pubblicata dalla tipografia dell’Abbazia

Cistercense di Westmalle (Belgio), la 27.a edizione del trattato dello stesso

P. A Lapide sulle virtù di San Paolo. Questa edizione l’aveva preparata il

P. Romualdo Galdos S. J., Professore di ebraico e greco biblico nella

Pontificia Università Gregoriana, specialmente conosciuto per i suoi studi

e scritti sull’A Lapide.

 E’ sulla suddetta edizione che fu condotta la presente versione italiana, ed

è dalla Prefazione del P. Romualdo Galdos S. J. che vennero presi tutti i

dati necessari per spiegare l’occasione, la ragione e la finalità di questo

opuscolo, e gli Avvertimenti per la lettura del medesimo.

 2. Per migliore intelligenza, si comincia a spiegare l’importanza che ha

questo opuscolo, fra le opere del P. Cornelio A Lapide S. J.

 Per dare qualche idea relativa al valore di questo opuscolo, basta

segnalare il fatto che il Commentario sulle Lettere Paoline è, tra tutte le

opere di Cornelio A Lapide, quella che detiene il primato; primato

riconosciuto anche dal consenso unanime degli studiosi.

 Questo primato è prima di tutto cronologico, poiché il Commentario sulle

Lettere Paoline è la prima opera dell’A Lapide; in secondo luogo è un

primato di affetto, poiché l’autore predilesse e preelesse questa sua opera.

 Dopo quindici anni (dal 1596) di insegnamento della Sacra Scrittura nel

celebre collegio della Compagnia di Gesù in Lovanio, Cornelio A Lapide

conosceva perfettamente il Nuovo ed il Vecchio Testamento, anzi aveva

già approfondito i singoli libri dei due Testamenti. Quando, per consiglio

di amici e per comando dei superiori, egli si decise a stampare il primo suo

libro di esegesi, la scelta cadde subito, tra tutti i libri dei due Testamenti,

sui Commentari delle Lettere Paoline.

 Ecco la ragione di questa preferenza: «Ho esordito dalle Lettere di san

Paolo, sia perché queste sono importantissime e difficilissime; sia perché,

per la terza volta ed accuratamente, ebbi modo di tenere su esse le lezioni a

preferenza degli altri Libri Sacri; sia perché i nostri avversari e settari

assiduamente strepitano che Paolo è dalla loro parte, e ciò vanno

blaterando presso il volgo ignorante; sia perché Paolo, come vaso di

elezione e Dottore delle genti, con le sue Lettere istruisce e forma alla

sapienza, alla virtù ed alla perfezione cristiana tanto i Presuli ed i Pastori,

come i Principi ed i Magistrati, come ogni cristiano, di qualsiasi

condizione, stato e grado...»

 3. Quella che fu la prima opera, riguardo al tempo, rimase pure la prima

per dottrina ed erudizione, e la prima presso l’estimazione e l’opinione dei

lettori. Così fu la prima per successo editoriale.

 L’opera paolina raggiunse l’undicesima edizione, mentre era ancora in

vita l’A Lapide; dopo la di lui morte raggiunse oltre la cinquantesima

edizione. E ciò a ragione, poiché nei medesimi Commentari Cornelio A

Lapide dimostra veramente una eccezionale conoscenza della vita e delle

gesta di Paolo, ed una straordinaria ed intima scienza della sua dottrina e

delle sue Lettere. Non solo scienza e dottrina: ovunque dimostra un pari

amore verso l’Apostolo.

 Anche negli altri commentari manifesta spessissimo queste due cose:

scienza di Paolo e amore a Paolo; specialmente nei Commentari sugli Atti

degli Apostoli, che costituiscono l’integrazione storica e scritturale al

Commentario sulle Lettere Paoline. Anzi, di questa scienza paolina e di

questo amore paolino ce ne rimane un prezioso monumento, nei

prolegomeni agli Atti degli Apostoli, in ciò che dall’A Lapide è chiamata:

la "Effigies divi Pauli" la Figura di S. Paolo.

 Questa "effigies" è un prezioso documento della scienza paolina della

quale era adorno l’A Lapide, ed nel medesimo tempo un’insigne prova e

monumento dell’amore paolino di cui ardeva il suo cuore d’esegeta e di

apostolo.

 4. Fu ed è sempre desiderio dell’amante tenere presso di sé l’immagine ed

il profilo dell’amato o dell’amata, se non sulla carta, almeno nella mente e

nel cuore. Se l’amante poi, dopo essersi scolpito nella mente e nel cuore lo

figura della persona amata, può con le sue proprie mani esternarla ed

ornarla con la penna e col pennello, allora questo è ritenuto come il

supremo trionfo dell’amore: e giustamente l’A Lapide ottenne tale trionfo.

 Ardente di amore verso l’Apostolo delle genti, del quale portava la figura

nella mente e nel cuore, poté esternare tale figura e perfettissimamente

pitturarla con la penna. Trasse diligentemente ogni singola linea dalle frasi

delle Lettere paoline; la luce ed i colori li trovò presso i santi Padri,

specialmente presso S. Giovanni Crisostomo; fu un fortunato ed esauriente

attingitore.


5. Ho detto figura od immagine, prendendo dallo stesso A Lapide il primo

nome; ma più giustamente dirò che tre furono le figure di san Paolo

descritte e pitturate dall’A Lapide. Vorrei anzi dire che da lui venne ideato

ed esternato con la penna, assai felicemente, un artistico trittico di san

Paolo.

 Il nostro autore, in questo opuscolo, dopo fatti gli elogi generali di Paolo,

intendendo partitamente dipingere le virtù dell’Apostolo, «affinché

possiamo meglio contemplarlo, ammirarlo ed imitarlo», distingue queste

virtù, «per motivo di ordine e di memoria, in tre capi: Primo: virtù verso

Dio; secondo: verso di sé; terzo: verso il prossimo».

 Questi tre capi, come sono concepiti dall’A Lapide, ispirano tre scene di

un unico trittico. Prima scena: Paolo rapito al cielo per amore verso Dio e

verso Gesù; seconda scena: Paolo, per il medesimo duplice amore, si

immola vittima a Dio; terza scena: Paolo, per il medesimo duplice amore,

si prodiga per la salute delle anime.

 E’ cosa degna di ammirazione il vedere come l’A Lapide descriva e

spieghi in ogni parte di questo trittico tante e così scelte virtù di san Paolo.

L’A Lapide seppe, con felice inchiostro e penna fortunata, nella sua figura

di san Paolo, fedelmente riprodurre tutte queste virtù.

 Se l’avido lettore vuole contemplare più accuratamente questa pittura di

Paolo, fatta dall’A Lapide, circonfusa da maggior luce, legga specialmente

nei Commentari paolini del medesimo autore il completo e dotto proemio:

De praerogativis sancti Pauli. Se inoltre desidera conoscere le Lettere di

Paolo, la sua vita ed il suo spirito, l’erudizione dell’A Lapide, la sua

scienza ed il suo animo, legga allora, lo prego, anche i Commentari sugli

Atti degli Apostoli e massimamente sulle Lettere di san Paolo, scritti dal

nostro Cornelio A Lapide.

 6. Chi legge tali commentari si convincerà di certo, che, a ragione, il

nostro autore è considerato tra i principali e primi interpreti fioriti nel

secondo periodo aureo dell’esegesi cattolica; egualmente si convincerà che

il nostro Cornelio A Lapide può essere meritamente aggiunto come terzo,

accanto agli stessi speciali commentatori di san Paolo: i sommi Guglielmo

Estio e Benedetto Giustiniani. E’ inferiore ad essi nella parte linguistica,

anzi, nelle spiegazioni grammaticali, non è sempre preciso; ma, più

stringato di Giustiniani, accoglie veri tesori dai commentari dei Padri, e

dimostra una mirabile erudizione ed un’intima conoscenza delle Lettere

paoline. Per tali ragioni, i commentari dell’A Lapide su Paolo sono

giustamente preferiti alle altre sue opere esegetiche, e con verità debbono

essere avvicinati ai migliori commentari.

 Tra i migliori commentari di Cornelio A Lapide, non ultimo posto merita

questo opuscolo che ci presenta il vero ritratto di san Paolo.

 7. Si deve notare come questo opuscolo venga denominato dall’autore

anche con un altro titolo: "Idea vitae apostolicae", ossia "L’ideale della

vita apostolica". Prima di tutto san Paolo è, per Cornelio A Lapide,

"modello dell’uomo apostolico". Ciò ci svela lo spirito apostolico, di cui

arse continuamente il nostro autore, e che, volente o nolente, trapela in

ogni suo scritto: spirito apostolico vivo ed immortale. Cominciò il suo

lavoro di esegesi con vero spirito apostolico; lo continuò col medesimo

spirito, e con eguale spirito lo condusse felicemente a termine ed a

compimento.

 In tutti i volumi si hanno moltissime citazioni sulle missioni od allusive ad

esse, in nessun volume mancano le spiegazioni adattabili alle missioni, od

esempi missionari od altri, dedotti dai Santi e dagli uomini apostolici.

 Così, per esempio, il nome del grande santo Francesco Saverio si trova

spesso citato in tutti gl’indici analitici, coi quali termina ogni singolo

volume. Lo stesso deve dirsi, con più ragione, per il nome di san Paolo.

Questo spirito apostolico dell’A Lapide raggiunge in più volumi un tono

assai elevato, dominante, come nei Commentari sui Vangeli, sugli Atti

degli Apostoli, e massimamente su tutte e singole le Lettere di san Paolo.

Anzi l’A Lapide curò di inserire il medesimo spirito apostolico nello stesso

Antico Testamento, e vi riuscì felicemente, in modo speciale nei

Commentari sui Profeti. Ivi si trova la celebre profezia di Isaia (49, 12),

che l’A Lapide, non senza probabilità, interpreta applicandola al popolo

Cinese, che dev’essere chiamato ad entrare nella Chiesa. Questa

interpretazione, tanto curiosa quanto erudita, abbiamo pensato di riportarla

in una speciale Appendice, messa alla fine di questo nostro opuscolo.

 Terminiamo la nostra breve prefazione, con la preghiera veramente

apostolica, che il medesimo P. A Lapide pose al termine del suo proemio

De praerogativis sancti Pauli [Nei prolegomeni ai Commentari sulle

Lettere Paoline].

AMDG et DVM

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