giovedì 21 giugno 2012

*****A proposito del fatto che molti si dannano c’è un fatto che si verificò durante la predicazione del beato A. Baldinucci gesuita(Firenze, 1665 – Pofi, 7 novembre 1717). Si era in agosto, tempo nel quale non sogliono cadere foglie dagli alberi . Il beato Baldinucci stava facendo davanti ad un folto gruppo di persone una predica durante una missione . Ad un tratto, evidentemente illuminato da Dio, il gesuita disse : “Volete sapere quante sono le persone che vanno all’inferno ? Ebbene sono quante le foglie che cadono da questo albero.” Dette quelle parole, per un prodigio misterioso praticamente tutte o quasi le foglie dell’albero caddero a terra …. Udite quelle parole e visto quanto accadeva, la gente rimase grandemente impressionata e vari si convertirono ….



Ven Espíritu Santo, ven por medio de la poderosa intercesión del Corazón Inmaculado de María, tu amadísima Esposa
L'odierno post tratta un tema veramente impegnativo. Lo ripubblico per favorirne la diffusione.  Vuole appunto essere un aiuto per i predicatori affinché tornino a parlare con competenza dell’inferno …..e vuole essere anche un aiuto per tutti gli uomini perché , come dice il Vangelo, si sforzino di andare per la via stretta che conduce alla vita del Cielo e abbandonino la via larga, che molti percorrono, e che conduce alla dannazione eterna.
 Spero serva a vincere la immoralità dilagante. Occorre molta ma molta preghiera. Il santo ROSARIO! E la santa Penitenza.

Grazie a don Tullio Rotondo per il prezioso servizio offerto alla comunità del Web.



L'inferno esiste 
e molti si dannano

Scritti biblici , del Magistero , dei santi e di altri importanti autori sull’inferno e sui molti che vi cadono
di don Tullio Rotondo

Testi relativi al gran numero delle anime che si dannano
Carissimi iniziamo un tema veramente impegnativo ma importante soprattutto per vincere l'immoralità dilagante.
Diciamo anzitutto che nell'Eucaristia Cristo ci dona sé stesso, dunque veramente abbiamo sovrabbondante luce e forza in Lui per salvarci , santificarci e aiutare gli altri a santificarsi ..... perciò coloro che si dannano si dannano per colpa propria. Il
 Catechismo della Chiesa Cattolica afferma .
"Dio non predestina nessuno all'inferno questa è conseguenza di un'avversione volontaria a Dio (peccato mortale), in cui si persiste sino alla fine. Nella liturgia eucaristica e nelle preghiere quotidiane dei fedeli, la Chiesa implora la misericordia di Dio, il quale non vuole che "alcuno perisca, ma che tutti abbiano modo di pentirsi"(2Pt 3,9).
Noi dobbiamo credere che Dio vuole salvarci e ci dona tutto a questo fine ma dobbiamo insieme impegnarci a raccogliere quanto Egli ci dona perché è attraverso questo che Egli ci salva: cioè Lui opera la parte superprincipale, ma noi anche dobbiamo collaborare con impegno: con tutto noi stessi: amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore ....
Ripeto: chi si danna lo fa per propria colpa e non per mancanza imputabile a Dio.
Carissimi il motivo per cui batto sul tema del "numero" mi pare che sia ottimamente indicato da quel grande oratore p. Bordaloue s.J.. Egli affermava (vedi Migne Orat. Sacrees "Penses sur la salut .Petit nombre des elus" ) che ci si può domandare se è cosa utile spiegare al popolo questa verità del piccolo numero essa infatti può creare problemi alle anime e scoraggiarle. E rispondeva: cosa c'è di più sottolineato nel Vangelo di questo piccolo numero degli eletti? Cosa è che il Signore ha ripetuto a noi più frequentemente? "Molti sono chiamati, ma pochi eletti" "Il cammino che conduce alla perdizione è largo ..." C'è qualcosa di più preciso che queste parole?
Ecco l'insegnamento pubblico di Cristo! Sappiamo noi meglio di Lui ciò che conviene? Predichiamo il Vangelo ma predichiamolo senza nulla tagliare o addolcire.
Si dice che questa verità fa tremare ... ma l'Apostolo non dice che dobbiamo cercare la nostra salvezza con timore e tremore?
E' bene mettere problemi alle coscienze, a volte .. per svegliarle e non farle dormire ... perché non si sveglino all'inferno.
Bene intesa e spiegata questa verità ha una potenza insuperata che ci spinge a sforzarci ad entrare veramente nella strada e nella porta santa di Cristo.
Si può parlare di questa verità senza rovinare la speranza e infatti Bourdaloue dice che i principi che occorre rilevare in questo discorso sono i seguenti
1) Tutti dobbiamo sperare che saremo nel numero degli eletti
2) Abbiamo il dovere di sperare che saremo in tale numero
3) Ogni peccatore, anche il peggiore deve sperare in questo (e convertirsi)
Se si intendono queste cose il rischio di disperazione può riguardare coloro che vogliono conciliare la santità con il piacere e le mollezze, quelli che non vogliono veramente salvarsi.
Il frutto eccellente di questa affermazione del piccolo numero è questo:
1) raddoppiare la vigilanza
2) non rimanere un solo giorno in peccato mortale ma correre incessantemente al rimedio
3) separarsi dalla moltitudine e dal mondo (peccaminoso)almeno in spirito, nel cuore
4) seguire il piccolo numero dei cristiani veramente cristiani, regolati nella condotta e fedeli ai loro doveri
5) prendere risolutamente la via stretta vincendo gli ostacoli
6) pregare incessantemente, come vuole il Signore per avere la grazia proprio per entrare e perseverare in questa via stretta
Beati i predicatori che portano i loro uditori a disposizioni così sante!
Il loro lavoro è ben impiegato. Ogni soggetto che fa nascere dei sentimenti e delle disposizioni simili non può essere che solidissimo e utilissimo.
E a proposito di Bourdaloue, che non sia un teologo qualunque te lo mostra questo testo che è di Papa Benedetto XIV nota bene
Nella costituzione “Apostolica” dice
E per non mostrarci eccessivamente fautori di chi afferma che i nostri ragionamenti e quelli che si faranno d’ordine Nostro sono troppo rigoristi, pensiamo di uniformarci a quanto scrisse all’inizio del Giubileo il celebre Padre Bourdaloue della Compagnia di Gesù (Sermoni, tomo 2, p. 517 e ss., seconda ed. di Parigi del 1709).”
….. ossia un celebre gesuita a detta di un Papa ossia un teologo provato, serio e per di più conosciuto e approvato.
Affermazioni di s. Gregorio Magno Papa e Dottore della Chiesa su questo tema
XL Homiliarum in Evangelia libri duo , lib. : 1, hom. : 19, cap. : 5
“Sed post haec terribile est ualde quod sequitur: multi enim sunt uocati, pauci uero electi, quia et ad fidem plures ueniunt, et ad caeleste regnum pauci perducuntur.
Ecce enim ad hodiernam festiuitatem quam multi conuenimus, ecclesiae parietes implemus, sed tamen quis sciat quam pauci sunt qui in illo electorum dei grege numerentur?
Ecce enim uox omnium christum clamat, sed uita omnium non clamat. ….
Vocante enim domino, super numerum multiplicantur fideles, quia nonnunquam etiam hi ad fidem ueniunt, qui ad electorum numerum non pertingunt.
Hic enim fidelibus per confessionem admisti sunt, sed propter uitam reprobam illic numerari in sorte fidelium non merentur.
Hoc ouile sanctae ecclesiae haedos cum agnis recipit; sed, attestante euangelio, cum iudex uenerit, bonos a malis separat, sicut pastor segregat oues ab haedis.”
Traduco la frase più decisiva : “alla fede i più giungono ma al regno celeste pochi sono condotti”
Moralia in Iob
Cl. 1708 , SL 143, lib. : 5, par. : 28, linea : 26 [*]
“Et quoniam ualde in humano genere pauci sunt qui a desideriorum temporalium sorde purgati, ad perceptionem sancti spiritus ipsa hac purgatione dilatentur, uerbum hoc absconditum dicitur, quia illud a quibusdam procul dubio in corde concipitur quod a maxima hominum parte nescitur.
Sed haec quae allegorica indagatione transcurrimus, oportet ut per omnia etiam iuxta historiam teneamus.
Quae tamen nunc idcirco praetereo, quia haec aperta esse legentibus non ignoro.
Diebus autem persecutionis ultimae, quia multi sunt qui pereunt, et pauci sunt qui saluantur; idcirco uir sanctus passionis suae tempore et pauca de bonis, et multa de peruersis loquitur.
Ad laeuam quoque dilatatur, dum ad se quosdam etiam in iniquitate permansuros admittit.
Propter hanc multitudinem, quae extra electorum numerum iacet, in euangelio dominus dicit: multi sunt uocati, pauci uero electi.
Sed quia hoc quod electis aliis alii conteruntur, de merito patientis est, non de iniquitate punientis: non enim iniquus deus, qui infert iram. Apte subiungitur: nouit enim opera eorum et idcirco inducit noctem et conterentur. Sciendum summopere est quod iniquus quisque duobus modis in nocte conteritur, uel cum exterioris iudicii tribulatione percutitur, uel cum occulta sententia interius caecatur. »
Traduciamo alcune affermazioni più decisive « …nel genere umano pochi sono coloro che , purgati dai desideri temporali sono aperti alla percezione dello Spirito Santo … A causa di questa moltitudine che giace fuori del numero degli eletti , nel Vangelo dice il Signore “Molti sono chiamati e pochi sono scelti”
Lo stesso ma in modo più preciso afferma il
Papa Innocenzo III ( Sermo X “Domenica in septuagesima” P.L. CCXVII col. 357)
“Non atterrisca al di sopra di quanto è giusto che “molti sono chiamati ma pochi eletti” perché in questa pochezza vi è una grande moltitudine ; poiché tanti uomini devono essere salvati quanti furono gli angeli . Secondo quello che si legge “costituisti i confini delle genti secondo il numero degli angeli di Dio” . Ma sono detti pochi rispetto ai cattivi perché “il numero degli stolti è infinito” e i perversi difficilmente sono corretti. …Molti sono vocati ma pochi eletti …Dunque per eletti ….non possono essere intesi se non i beati che sono universalmente eletti ….”In ogni terra si è diffuso l’annuncio della predicazione evangelica ma non tutti credono al Vangelo di Cristo. Chi non crede è già giudicato. ; per cui essendo di più gli increduli che i fedeli , senza dubbio “molti sono chiamati ma pochi eletti” dannandosi anche molti dei fedeli quelli cioè che rinnegano la fede con le opere (loro n.d.t.) ..”
S. Leone Magno Papa e Dottore della Chiesa (Sermo XLIX ( XI De Quadragesima) )

“Si compie così in tutto la sentenza della Verità per cui impariamo che è angusta e ardua la via che conduce alla vita (Matteo 7,14) e mentre la larghezza della strada che conduce alla morte è frequentata da molte folle (di persone n.d.t.), dei pochi che entrano nelle vie della salvezza sono rare le orme . Perché la via sinistra è più popolata della destra se non perché la moltitudine è proclive ai piaceri mondani e corporali? …Così sebbene siano innumerevoli quelli che desiderino le cose visibili, a stento si trovano quelli che pongono le cose eterne alle temporali.”
S. Agostino
In modo più forte di tutti, per quanto mi consta, afferma che gli eletti, cioè coloro che effettivamente si salvano, sono pochi in comparazione a quanti si dannano.
Dice in “Il discorso del Signore sulla montagna”l.2 23. 77.
“ Dice il Signore : Entrate per la porta stretta, perché larga è la porta e spaziosa la via che conduce alla perdizione e sono molti quelli che entrano per essa; quanto stretta è invece la porta e quanto angusta la via che conduce alla vita e sono pochi quelli che la trovano 211. Non dice questo perché il giogo del Signore è aspro e il carico pesante, ma perché pochi vogliono terminare i lavori giacché non credono a lui che chiama : Venite a me voi tutti che siete affaticati ed oppressi e io vi ristorerò. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me perché sono mite e umile di cuore; infatti il mio giogo è soave e il mio carico leggero 212. Però molti respingono, pochi accettano il giogo dolce e il carico leggero e ne consegue che angusta è la via che conduce alla vita e stretta la porta per cui vi si entra.”
Discorso 117
(Sermo 90)
“Molti sono chiamati pochi eletti” dunque pochi non vengono cacciati. ….Lasciate i pochi cacciate i molti. Molti sono infatti i buoni, ma in confronto dei cattivi i buoni sono pochi. È nato molto frumento, ma in confronto della paglia il grano è poco. I medesimi buoni, molti per se stessi, in confronto dei cattivi sono pochi. …Molti verranno dall'Oriente e dall'Occidente 16. Sono dunque nel medesimo tempo molti quelli che sono pochi; molti presi a sé, pochi a paragone dei cattivi”
Discorso 123
(Sermo 95)

“Senza dubbio gli eletti non sono scacciati: ed essi erano i pochi che rimasero coricati (al convito n.d.t.) molti dunque erano raffigurati in quell'unico (uomo n.d.t.), poiché quest'unico sprovvisto dell'abito di nozze significa un unico corpo di cattivi”.
Discorso 142
(Sermo 111)

“3. Sono certamente pochi quelli che si salvano. Ricordate la questione del Vangelo ora letta per noi? Al Signore viene detto “Sono pochi quelli che si salvano?” Cosa (risponde n.d.t.) a ciò il Signore ? Non dice : non sono pochi ma molti quelli che si salvano. Ma cosa disse appena udì “Sono pochi quelli che si salvano” “Sforzatevi di entrare per la porta stretta” Quando udì “Sono pochi quelli che si salvano” il Signore confermò ciò che aveva udito. Per la via stretta entrano pochi…Pochi sono dunque coloro che si salvano in comparazione dei molti che si perdono. Ma i pochi formeranno una gran massa. Non è contrario chi disse “Pochi sono quelli che entrano per la porta stretta , molti periscono per la strada larga” Contrario a sé sarebbe colui che disse una volta: “Molti vengono dall’Oriente e dall’Occidente?” Vengono molti certamente pochi . E pochi e molti …gli stessi pochi sono molti , pochi in comparazione con i dannati, molti nella società degli angeli” angeli.”
S. Tommaso d’Aquino 
CATENA AUREA IN MATTHAEUM CP22 LC-1
Et quia in convivio nuptiali non initium, sed finis quaeritur, subditur multi enim sunt vocati, pauci vero electi. Hilarius in Matth.. In invitante enim sine exceptione, publicae bonitatis humanitas est; in invitatis vero, vel vocatis, de iudicio meritorum probitatis electio Est. Gregorius. Nonnulli enim bona nec incipiunt, nonnulli vero in bonis quae inceperunt, minime persistunt.
085 REM SUPER EVANGELIUM MATTHAEI CP17LC1
45 quia nisi elevemur ad deum super omnes
46 creaturas, quas dominus his sex diebus creavit,
47 non possumus pervenire ad regnum dei.
48 item assumpsit petrum, iacobum
49 et ioannem. quare non omnes? ad
50 designandum, quod non omnes, qui vocati
51 sunt, pervenient; unde infra xx, 16: multi
52 sunt vocati, pauci vero electi. et quare tres
53 tantum? ad designandum, quod nulli pervenient
54 nisi in fide trinitatis. marc. xvi, 16:
55 qui crediderit, et baptizatus fuerit, hic salvus
56 erit. sed quare plus istos quam alios? ratio
57 est, quia petrus magis fervidus erat. ioannes,
58 quia specialiter dilectus erat. item iacobus,
59 quia praecipuus debellator erat adversariorum
Traduco il passo decisisivo “Perché non tutti? Per indicare che non tutti quelli che sono chiamati pervengono ; per cui ..”Molti sono chiamati ma pochi gli eletti”
085 REM SUPER EVANGELIUM MATTHAEI CP20LC1
468 novissimi, erunt primi; deut. xxviii, 44: advena
469 erit super te, et erit in caput, tu in
470 caudam. vel aliqui qui erant primi, propter
471 negligentiam fient novissimi: et hoc praecedenti
472 respondet, quia inceperunt a novissimis.
473 sed posset aliquis dicere: nonne
474 omnes primi salvabuntur?
475 dicit: multi sunt vocati, pauci vero electi,
476 quia qui fide credunt, omnes vocati sunt;
477 sed illi electi, qui bona opera faciunt, et isti
478 sunt pauci, ut supra vii, 14: arcta est via,
479 quae ducit ad vitam, et pauci sunt qui inveniunt
480 eam.
Traduco l’affermazione più decisiva“Dice “Molti sono chiamati ,pochi però sono scelti” perché coloro che credono per la fede, tutti sono chiamti; ma sono scelti quelli che realizzano opere buone e questi sono pochi, come sopra (Mt.7,14) “La via che conduce alla vita è difficile e sono pochi quelli che la trovano”
085 REM SUPER EVANGELIUM MATTHAEI CP22LC1
384 ascendit semper, ps. lxxiii, 23. vel potest
385 dici in resurrectione, quia non solum in anima,
386 sed etiam in corpore punientur; vel quia
387 calorem et frigora patientur; iob xxiv, 19:
388 transibunt ab aquis nivium ad calorem
389 nimium.
390 deinde concludit multi sunt vocati,
391 pauci vero electi, quia quidam nolunt
392 venire, quidam non habent vestem nuptialem.
393 unde supra vii, 14: arcta est via quae ducit
394 ad vitam, et pauci sunt qui inveniunt eam.
Traduco la parte più importante “Quindi conclude « Molti sono chiamati ma pochi scelti » perché alcuni non vogliono venire, alcuni non hanno la veste nuziale per cui sopra (Mt.7,14) “Difficile è la strada che conduce alla vita e pochi sono quelli che la trovano””
 R1T SUPER AD THESS. I CP- LC-
1 multiplicatae sunt aquae, etc.. gen. vii, 17.
2 haec verba competunt materiae huius
3 epistolae. ecclesia enim figuratur per arcam,
4 sicut dicitur i petr. iii, 20, quia sicut
5 in arca, caeteris pereuntibus, paucae animae
6 salvatae sunt, ita in ecclesia pauci, id est,
7 soli electi salvabuntur.
8 per aquas autem significantur tribulationes.
9 primo quia aquae impellunt irruendo, sicut
10 tribulationes. matth. vii, 25: venerunt flumina,
11 et flaverunt venti, et irruerunt in domum
12 illam. sed impulsu fluminum ecclesia
13 non movetur. unde subdit et non cecidit.
14 secundo aqua extinguit ignem. eccli. xxx:
Traduco la parte più decisiva per noi “ “La Chiesa è figurata attraverso l’arca come dice 1 Pt.3,20 perché come nell’arca, morendo gli altri, poche anime sono state salvate, così nella Chiesa pochi , cioè solo gli eletti saranno salvati.”
SUMMAE THEOLOGIAE PRIMA PARS QU-2++3 AR-7AG-2
Ad tertium dicendum quod bonum proportionatum communi statui naturae, accidit ut in pluribus; et defectus ab hoc bono, ut in paucioribus. Sed bonum quod excedit communem statum naturae, invenitur ut in paucioribus; et defectus ab hoc bono, ut in pluribus. Sicut patet quod plures homines sunt qui habent sufficientem scientiam ad regimen vitae suae, pauciores autem qui hac scientia carent, qui moriones vel stulti dicuntur: sed paucissimi sunt, respectu aliorum, qui attingunt ad habendam profundam scientiam intelligibilium rerum. Cum igitur beatitudo aeterna, in visione Dei consistens, excedat communem statum naturae, et praecipue secundum quod est gratia destituta per corruptionem originalis peccati, pauciores sunt qui salvantur. Et in hoc etiam maxime misericordia Dei apparet, quod aliquos in illam salutem erigit, a qua plurimi deficiunt secundum communem cursum et inclinationem naturae.
Traduco le affermazioni più decisive “ ….il bene che supera il comune stato di natura si ritrova in meno individui ; e la mancanza di questo in più individui …Poiché la beatitudine eterna …eccede lo stato comune di natura ….quelli che si salvano sono in numero più piccolo (rispetto a quelli che si dannano) . E anche in questo appare massimamente la misericordia divina che erige alcuni a quella salvezza dalla quale la maggior parte (degli uomini) vengono meno secondo il comune corso e l’inclinazione della natura. “
  •  TERTIA PARS QU-5++2 AR-7RA-2
1 ad secundum dicendum quod, cum apostolus dicit,
2 gratia dei in plures abundavit,
3 ly plures non est accipiendum comparative, quasi plures numero
4 sint salvati per gratiam christi quam damnati per peccatum adae,
5 sed absolute, ac si diceret quod gratia unius christi abundavit
6 in multos, sicut et peccatum unius adae pervenit ad multos. sed
7 sicut peccatum adae ad eos tantum pervenit qui per seminalem
8 rationem carnaliter ab eo descenderunt, ita gratia christi ad
9 illos tantum pervenit qui spirituali regeneratione eius membra
10 sunt facti. quod non competit pueris
11 decedentibus cum originali peccato.
“Al secondo si deve dire che quando l’apostolo dice che la grazia di Dio abbondò nei più quel più non va preso in senso comparativo come se i più per numero siano salvati per la grazia di Cristo rispetto ai dannati per il peccato di Adamo, ma in modo assoluto, come se dicesse che la grazia di Cristo abbondò in molti come il peccato di un solo Adamo pervenne a molti”
A Fatima la Madonna ha detto questo: 
- Pregate, pregate molto e fate sacrifici per i peccatori, perché molte anime vanno all'inferno, perché non c'è chi si sacrifica e prega per loro.
E i veggenti di Fatima hanno confermato che molti si dannano infatti
dalla “Storia di Fatima scritta da Lucia” si afferma
In pochi minuti i nostri rifornimenti erano distribuiti al gregge. E così passammo la giornata a digiuno, proprio come i più austeri certosini. Gia­cinta stava ancora seduta sulla roccia, con l'aria pensierosa e domandò
- Quella Signora ha detto anche che molte anime andavano all'inferno! Che cos'è l'inferno?
- una buca piena di animali e con un fuoco grande grande (così me lo spiegava mia madre) e ci va chi fa i peccati e non si confessa; e il fuoco brucia sempre sempre.
- E non si esce mai di là?
- No.
- E dopo tanti, ma tanti anni?
- No, l'inferno non finisce mai.
- E il cielo nemmeno?
- Chi va in cielo non esce più di lassù.
- E neanche quelli che vanno all'inferno?!
- Non capisci che sono eterni, che non finiscono mai!
Facemmo allora per la prima volta la meditazione sull'inferno e sull'eter­nità. La cosa che più impressionò Giacinta fu l'eternità. Anche durante i giochi, ogni tanto domandava: “Ma senti! Allora, dopo tanti, tanti anni, l'in­ferno non sarà ancora finito?”. E altre volte: 'Quella gente che c'è li a bruciare, non muore? E non diventano cenere? E se noi preghiamo molto per i peccatori, nostro Signore li libererà di li? E anche con i sacrifici? Poverini! Dobbiamo pregare e fare molti sacrifici per loro!'. Dopo aggiungeva: “Come era buona quella Signora? Subito ci ha promesso di portarci in cielo”
(Giacinta )Ogni tanto chiamava me o il fratello, come se si svegliasse dal sonno: «Francesco! Francesco! Non state a pregare con me? Bisogna pregare molto per liberare le anime dall'inferno. Tante vanno laggiù, tante!».
Un ulteriore testo su questo tema lo traggo dall'Osservatore Romano del 7-2-1954(edizione settimanale ).
P. Riccardo Lombardi parla di una intervista a lui concessa da suor Lucia .... 
"Le domandai "Mi dica se "Mondo migliore" è la risposta della Chiesa alle parole della Vergine da lei udite" Mi rispose "Padre certamente c'è bisogno di questo grande rinnovamento. Se non si fa , constatando lo svolgimento attuale dell'umanità, solo una limitata parte del genere umano si salverà" .......
Riprese
p. Lombardi "Lei crede veramente che molti vadano all'inferno?
Io spero che Dio ne salvi molti” (non per nulla un mio libro ha per titolo "La salvezza di chi non ha fede").
Rispose suor Lucia
"Padre , si dannano molti"
Riprese p. Lombardi " Si, il mondo è una sentina di vizi . Ma c'è sempre una speranza di salvezza." Rispose suor Lucia " No , Padre, molti , molti si perderanno". Disse il p. Lombardi "Quelle parole mi scossero ."
S. Alfonso Dottore della Chiesa sul tema del numero degli eletti
Dall’”Apparecchio alla morte” c. 17
In somma Dio, se sopporta, non sopporta sempre. Se fosse che Dio sempre sopportasse, niuno si dannerebbe; ma la sentenza più comune è che la maggior parte anche de' cristiani (parlando degli adulti) si danna: «Lata porta et spatiosa via est, quae ducit ad perditionem, et multi intrant per eam» (Matth. 7. 13).Chi offende Dio colla speranza del perdono, «irrisor est non poenitens», dice S. Agostino
Il testo completo è il seguente
PUNTO I
Si ha nella parabola della zizania1 in S. Matteo (cap. 13) che essendo cresciuta in un campo la zizania2 insieme col grano, volevano i servi andare ad estirparla: «Vis, imus, et colligimus ea?»3 Ma il padrone rispose: No, lasciatela crescere, e poi si raccoglierà e si manderà al fuoco: «In tempore messis dicam messoribus, colligite primum zizania, et alligate ea in fasciculos ad comburendum».4 Da questa parabola si ricava per una parte la pazienza che il Signore usa co' peccatori; e per l'altra il rigore che usa cogli ostinati. Dice S. Agostino5 che in due modi il demonio inganna gli uomini: «Desperando, et sperando». Dopo che il peccatore ha peccato, lo tenta a disperarsi6 col terrore della divina giustizia; ma prima di peccare, l'anima al7 peccato colla speranza della divina misericordia. Perciò il santo avverte ad ognuno:8 «Post peccatum spera misericordiam; ante peccatum pertimesce iustitiam». Sì, perché non merita misericordia chi si serve della misericordia di Dio per offenderlo. La misericordia si usa con chi teme Dio, non con chi si avvale di quella per non temerlo. Chi offende la giustizia, dice l'Abulense,9 può ricorrere alla misericordia, ma chi offende la stessa misericordia, a chi ricorrerà?Difficilmente si trova peccatore sì disperato, che voglia proprio dannarsi. I peccatori voglion peccare, senza perdere la speranza di salvarsi. Peccano e dicono: Dio è di misericordia; farò questo peccato, e poi me lo confesserò. «Bonus est Deus, faciam quod mihi placet», ecco come parlano i peccatori, scrive S. Agostino10 (Tract. 33. in Io.). Ma oh Dio così ancora dicevano tanti, che ora sono già dannati.Non dire, dice il Signore: Son grandi le misericordie che usa Dio; per quanti peccati farò, con un atto di dolore sarò perdonato. «Et ne dicas: miseratio Domini magna est, multitudinis peccatorum meorum miserebitur» (Eccli. 5. 6). Nol dire, dice Dio; e perché? «Misericordia enim, et ira ab illo cito proximant, et in peccatores respicit ira illius» (Ibid.). La misericordia di Dio è infinita, ma gli atti di questa misericordia (che son le miserazioni) son finiti. Dio è misericordioso ma è ancora giusto. «Ego sum iustus, et misericors», disse il Signore un giorno a S. Brigida;11 «peccatores tantum misericordem me existimant». I peccatori, scrive S. Basilio,12 voglion considerare Dio solo per metà: «Bonus est Dominus, sed etiam iustus; nolite Deum ex dimidia parte cogitare». Il sopportare chi si serve della misericordia di Dio per più offenderlo, diceva il P.M. Avila (san  Juan de Avila) 13 che non sarebbe misericordia, ma mancamento di giustizia. La misericordia sta promessa a chi teme Dio, non già a chi se ne abusa.14 «Et misericordia eius timentibus eum»,15 come cantò la divina Madre. Agli ostinati sta minacciata la giustizia; e siccome (dice S. Agostino)16 Dio non mentisce nelle promesse; così non mentisce ancora nelle minacce: «Qui verus est in promittendo, verus est in minando».Guardati, dice S. Gio. Grisostomo,17 quando il demonio (ma non Dio) ti promette la divina misericordia, affinché pecchi; «Cave ne unquam canem illum suscipias, qui misericordiam Dei pollicetur» (Hom. 50. ad Pop. Antioch.). Guai, soggiunge S. Agostino,18 a chi spera per peccare: «Sperat, ut peccet; vae a perversa spe» (In Ps. 144). Oh quanti ne ha ingannati e fatti perdere, dice il santo,19 questa vana speranza. «Dinumerari non possunt, quantos haec inanis spei umbra deceperit». Povero chi s'abusa della pietà di Dio, per più oltraggiarlo! Dice S. Bernardo20 che Lucifero perciò fu così presto castigato da Dio, perché si ribellò sperando di non riceverne castigo. Il re Manasse fu peccatore, poi si convertì, e Dio lo perdonò; Ammone suo figlio, vedendo il padre così facilmente perdonato, si diede alla mala vita colla speranza del perdono; ma per Ammone non vi fu misericordia. Perciò ancora dice S. Gio. Grisostomo21 che Giuda si perdé, perché peccò fidato alla benignità di Gesu-Cristo: «Fidit in lenitate magistri». In somma Dio, se sopporta, non sopporta sempre. Se fosse che Dio sempre sopportasse, niuno si dannerebbe; ma la sentenza più comune è che la maggior parte anche de' cristiani (parlando degli adulti) si danna: «Lata porta et spatiosa via est, quae ducit ad perditionem, et multi intrant per eam» (Matth. 7. 13).Chi offende Dio colla speranza del perdono, «irrisor est non poenitens», dice S. Agostino.22 Ma all'incontro dice S. Paolo che Dio non si fa burlare: «Deus non irridetur» (Galat. 6. 7).23 Sarebbe un burlare Dio seguire ad offenderlo, sempre che si vuole, e poi andare al paradiso. «Quae enim seminaverit homo, haec et metet» (Ibid. 8). Chi semina peccati, non ha ragione di sperare altro che castigo ed inferno. La rete con cui il demonio strascina all'inferno quasi tutti quei cristiani che si dannano, è quest'inganno, col quale loro dice: Peccate liberamente, perché con tutt'i peccati vi salverete. Ma Dio maledice chi pecca colla speranza del perdono. 24 «Maledictus homo qui peccat in spe». La speranza del peccatore dopo il peccato, quando vi è pentimento, è cara a Dio, ma la speranza degli ostinati è l'abbominio di Dio: «Et spes illorum abominatio» (Iob. 11. 20). Una tale speranza irrita Dio a castigare, siccome irriterebbe il padrone quel servo che l'offendesse, perché il padrone è buono.
Dalla “ Storia e Refutazione delle eresie “ conf. 13
21. Sono bensì nelle sacre scritture grandi argomenti di sperare la vita eterna, la confidenza e la preghiera, mentre Dio ci fa sapere: Nullus speravit in Domino, et confusus est2. E Gesù Cristo ci fa quella gran promessa: Amen, amen dico vobis: Si quid petieritis Patrem in nomine meo, dabit vobis3. Ma se fosse vero che la certezza della nostra speranza è nel riguardarci, secondo dice l'autore, come contenuti nel numero degli eletti, dimando qual fondamento certo di salute avremmo noi nelle scritture di essere contenuti nel numero degli eletti? Quando ivi più presto troviamo argomenti in contrario, trovando che gli eletti son molto pochi a rispetto de' reprobi: Multi sunt vocati, pauci vero electi1. Nolite timere pusillus grex etc.2. Ma per concludere il punto, ripetiamo le parole del concilio di Trento. Il concilio dice: In Dei auxilio firmissimam spem collocare omnes debent etc. Posto che Dio comanda a tutti di collocare nel suo aiuto una speranza certa di salvarci, ha dovuto darci un fondamento certo di avere una tale speranza. La promessa fatta agli eletti è fondamento certo per gli eletti, ma non per noi in particolare che non sappiamo di essere stati eletti. Dunque il fondamento certo a ciascuno di noi di sperar la salute non è la promessa particolare fatta a' soli eletti, ma la promessa generale del suo aiuto fatta a tutti i fedeli di salvarli, purché non manchino alla grazia. Più in breve: se tutti i fedeli sono obbligati a sperar certamente la salute nell'aiuto divino, dunque un tale aiuto non a' soli eletti, ma è promesso a tutti, ed in questo aiuto ciascun fedele dee fondare la sua speranza.
Dal SERMONE III. - PER LA DOMENICA III. DELL'AVVENTO
MEZZO III. Della resistenza alle tentazioni.
È troppo vero che nelle occasioni pericolose, quando con confidenza ricorriamo a Dio egli ci soccorre; ma talvolta in certe occasioni più istiganti vorrà il Signore che ci mettiamo anche la parte nostra con farci violenza a resistere. Non basterà allora che una o due volte ricorriamo a Dio, ma bisognerà che replichiamo le preghiere, con andare più volte a gemere davanti la beata Vergine ed a' piedi del crocifisso, esclamando con lagrime: Madre mia, Maria, aiutatemi: Gesù mio Salvatore, salvatemi; per pietà non mi abbandonate, non permettete ch'io vi abbia da perdere.
Ricordiamoci del vangelo che dice: Quam angusta porta, et arcta via est, quae ducit ad vitam! et pauci sunt, qui inveniunt eam1. La via del paradiso è stretta; come suol dirsi, non vi passa la carrozza; chi vuole andarvi in carrozza, non vi potrà entrare; e perciò pochi giungono al paradiso, perché pochi voglion farsi forza a resistere alle tentazioni: Regnum coelorum vim patitur, et violenti rapiunt illud2. Il regno de' cieli vim patitur, spiega un autore, vi quaeritur, invaditur, occupatur; bisogna cercarlo, ed acquistarlo con farsi violenza; chi vuole acquistarlo senza incomodo, con menare una vita sciolta e molle, non l'acquisterà e ne resterà escluso.
I santi per salvarsi sono andati chi a vivere in un chiostro, chi ad intanarsi in una grotta, chi ad abbracciare i tormenti e la morte, come hanno fatto i santi martiri: Violenti rapiunt illud. Alcuni si lamentano che non hanno confidenza in Dio; ma non si avvedono che la loro poca confidenza nasce dalla loro poca risoluzione di servire a Dio. Dicea s. Teresa: Di anime irresolute non ha paura il demonio. E scrisse il Savio: Desideria occidunt pigrum3. Alcuni vorrebbero salvarsi, vorrebbero farsi santi, ma non mai si risolvono a pigliarne i mezzi, la meditazione, la frequenza dei sacramenti, il distacco dalle creature; oppure pigliano e lasciano. Si pascono in somma di desiderj inefficaci, e frattanto seguono a vivere in disgrazia di Dio, oppure nella loro tepidezza, che finalmente li porta a perdere Dio, e così si avvera che desideria occidunt pigrum.
Se dunque vogliamo salvarci e farci santi, bisogna che facciamo una forte risoluzione, non solo in generale di darci a Dio, ma anche in particolare di prendere i mezzi opportuni; e dopo averli presi di non tralasciarli; e perciò bisogna che non lasciamo mai di pregare Gesù Cristo e la sua ss. madre, affinché ci ottengano la s. perseveranza.”
Dalla “Istruzione al popolo “PARTE I. CAP. VI. Del sesto precetto.
Non fornicare.
“9. E ciò in quanto al castigo di questa vita; ma che ne sarà de' disonesti nell'altra? Tu dici che questo peccato Dio lo compatisce; ma s. Remigio dice che de' cristiani adulti pochi si salvano, e tutti gli altri si dannano per lo vizio disonesto: Ex adultis propter carnis vitium pauci salvantur15.( A causa del vizio di lussuria pochi si salvano degli adulti) E 'l p. Segneri dice che di coloro che si dannano tre parti si dannano per questo peccato.”

Dalla “Selva di materie predicabili”
CAP. VI. Del peccato d'incontinenza.
“L'incontinenza è chiamata da s. Basilio peste viva, da s. Bernardino da Siena vizio il più nocivo di tutti: Vermis quo nullus nocentior; perché, secondo dice s. Bonaventura, l'impudicizia distrugge i germogli di tutte le virtù: Luxuria omnium virtutum eradicat germina. Perciò ella è da s. Ambrogio chiamata il seminario e la madre di tutti i vizj: Luxuria seminarium est, et origo omnium vitiorum; mentre questo vizio tira seco anche gli altri, odj, furti, sacrilegj e simili. E quindi giustamente disse s. Remigio che, exceptis parvulis, maior pars hominum ob hoc vitium damnatur. E il p. Segneri disse che siccome l'inferno per la superbia è pieno d'angeli, così per la disonestà è pieno d'uomini. Negli altri vizj il demonio pesca coll'amo, in questo pesca colla rete; sicché fa più guadagno per l'inferno con questo vizio che con tutti gli altri. E Dio all'incontro per l'incontinenza ha mandati i maggiori castighi nel mondo, punendola dal cielo con diluvj d'acque e di fuoco.”
Non si dica che quanto sto presentando è assurdo o giansenista perché appunto s. Alfonso anti-giansenista per eccellenza lo ha detto e con lui parecchi altri santi ….
S. Giovanni Cassiano 
Nel suo libro “Sugli istituti dei cenobi” nel l.IV al cap. 38 afferma
“Stretta è la porta e difficile è la via che conduce alla vita e sono pochi quelli che la trovano. Considerati fatto dei pochi eletti e non ti raffreddare per l’esempio e la tiepidezza della moltitudine; ma vivi come pochi per poter meritare di essere trovato nel regno di Dio. Molti infatti sono chiamati, pochi scelti e piccolo è il gregge , al quale è piaciuto al Padre dare l’eredità”
S. Nilo Abate
Nella lettera 159 afferma
“Stretta è la porta e difficile è la via che porta alla vita e pochi la trovano. Se dunque coloro che la trovano sono pochi la molto meno (pauciores) saranno quelli che avranno la forza di entrare; in verità non entrano per propria negligenza ”
S. Ignazio di Loyola praticamente lo afferma nei suoi “Esercizi
“S. Ignazio negli esercizi al n. 52 dice
[52] 1 Il terzo. Ugualmente fare altrettanto sul terzo: il peccato particolare di uno che per un peccato mortale sia andato all'inferno , e molti altri innumerevoli che vi sono andati per meno peccati di quanti ne ho fatto ioa. 
2 Dico fare altrettanto sul terzo peccato particolare: richiamare alla memoria la gravità e malizia del peccatob contro il proprio Creatore e Signore;
 
3 discorrere con l'intelligenza come giustamente è stato condannato per sempre chi ha peccato e agito contro la bontà infinita; concludere con la volontà, come sta detto.
e poi, ancora
[102] 1 Il primo preludio è richiamare la storia del mistero che devo contemplarea: come le tre divine Persone osservano tutta la superficie o rotondità di tutto il mondo piena di uominib; 
2 come, vedendo che tutti scendevano all'infernoc, decidono nella loro eternità che la seconda Persona si faccia uomo, per salvare il genere umano;
 
3 e così, giunta la pienezza dei tempi , inviano l'angelo san Gabriele a nostra Signorad.
e ulteriormente
[106] 1 Il primo punto è vedere le persone, le une e le altre. 
Primo, quelle della faccia della terra, in tanta diversità tanto nei vestiti quanto nei gesti:
 
2 alcuni bianchi e altri neri, alcuni in pace e altri in guerra, alcuni che piangono e altri che ridono, alcuni sani e altri infermi, alcuni che nascono e altri che muoiono, ecc.;
 
3 secondo, vedere e considerare come le tre Persone divine, sedute sul loro soglio regale o trono di sua divina maestà, guardanoa tutta la superficie ricurva della terra, e tutte le genti in tanta cecità, e come queste muoiono e scendono nell'inferno;
 
4 terzo, vedere nostra Signora e l'angelo che la saluta e riflettere per ricavare frutto da tale vistab.
Un eccellente gesuita grande conoscitore degli esercizi come san Roberto Bellarmino Dottore della Chiesa, afferma che molti si dannano e pochi si salvano
Dice infatti “del tutto minore (rispetto a quello di reprobi) è il numero degli eletti”(De Gemitu columbae p.3 m.54) e aggiunge dopo poco “Isaia …descrivendo il piccolo numero di quelli che si troveranno salvi alla fine dei tempi usa il paragone della vigna dopo la vendemmia … paragone che incute un massimo orrore” “Così il numero dei reprobi è paragonato alla vendemmia nella quale si riempiono molti vasi dai grappoli d’uva che sono raccolti da molti agricoltori ; il piccolo numero degli eletti è paragonato ai pochi grappoli che sono ritrovati accidentalmente nella vigna” E ancora “ Il numero dei dannati è più ampio del numero di quelli che devono essere salvati” (De arte moriendi l.2 c.3)
S. Antonio M. Claret
« 205. Igualmente me obliga a predicar sin parar el ver la multitud de almas que caen [en] los infiernos, pues que es de fe que todos los que mueren en pecado mortal se condenan. ¡Ay! Cada día se mueren ochenta mil personas (según cálculo aproximado), ¡y cuántas se morirán en pecado y cuántas se condenarán! Pues que talis vita, finis ita. Tal es la muerte según ha sido la vida.
206. Y como veo la manera con que viven las gentes, muchísimas de asiento y habitualmente en pecado mortal, no pasa día que no aumenten el número de sus delitos. Cometen la iniquidad con la facilidad con que beben un vaso de agua, como por juguete y por risa obran la iniquidad. Estos desgraciados, por sus propios pies, marchan a los infiernos como ciegos, según el Profeta Sofonías: Ambulaverunt ut caeci quía Domino peccaverunt.” (autobiografia)
Traduco "Mi obbliga a predicare la moltitudine di anime che cadono all’inferno giacché è di fede che chi muore in peccato mortale va all’inferno …..Come è la vita così è il termine (della vita). Così è la morte come è stata la vita. E .. vedo il modo in cui vive la gente moltissima …abitualmente in peccato mortale e non passa giorno che non aumentino i loro delitti "
Si noti a riguardo: ai tempi in cui viveva s. Antonio Maria Claret non c’era ancora la moda della minigonna ….non c’erano le spiagge affollate di gente seminuda ….non c’erano i film pornografici, non c’erano i siti pornografici che oggi ci sono …..non c’era la valanga di aborti …che oggi ci sono …..ossia oggi pare di dover affermare che la situazione è immensamente peggiore che allora . Oggi addirittura in Spagna ….si riconoscono i matrimoni omosessuali cioè tra uomini e uomini e donne e donne ….e addirittura si permette ad essi di adottare bambini ….ossia si è giunti a riconoscere una tutela giuridica oltre che all’aborto, anche a certe pratiche di vita che la Scrittura Sacra bolla come peccati che gridano vendetta al cospetto di Dio ….per non dire della valanga di pedofilia che dilaga attraverso le sette sataniche.
S. Leonardo da Porto Maurizio in un celebre sermone sul numero dei salvati cita i Dottori e i grandi teologi che affermano che la maggior parte non solo degli uomini ma dei cattolici si dannano e afferma che tale sentenza teologica pare sia stata rivelata dal Signore a s. Simeone Stilita che perciò si diede ad una vita di somma penitenza.

ALBERO CON FOGLIE

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ALBERO CON POCHISSIME FOGLIE


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A proposito del fatto che molti si dannano c’è un fatto che si verificò durante la predicazione del beato A. Baldinucci gesuita (Firenze, 1665Pofi, 7 novembre 1717). Si era in agosto, tempo nel quale non sogliono cadere foglie dagli alberi . Il beato Baldinucci stava facendo davanti ad un folto gruppo di persone una predica durante una missione . Ad un tratto, evidentemente illuminato da Dio, il gesuita disse : “Volete sapere quante sono le persone che vanno all’inferno ? Ebbene sono quante le foglie che cadono da questo albero.” Dette quelle parole, per un prodigio misterioso praticamente tutte o quasi le foglie dell’albero caddero a terra …. Udite quelle parole e visto quanto accadeva, la gente rimase grandemente impressionata e vari si convertirono ….
Ecco il frutto che deve produrre in noi quanto ho detto finora: la conversione ….la liberazione dal lassismo e da qualsiasi deviazione nel campo della teologia e in particolare della teologia morale, l’impegno forte ad entrare tra gli eletti. Dio vuole salvi tutti e dunque se noi viviamo secondo i suoi comandamenti, se frequentiamo i sacramenti, Dio vuole salvarci e ci salva…

Catecismo para niños

AVE MARIA PURISSIMA!

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