sabato 27 aprile 2013

Perché mai tanta lentezza? ... "Gatta ci cova"




A proposito del mancato ripristino del per molti nel Messale.



Ad onta della celerità con cui sono recepite norme di segno opposto (come ad esempio la distribuzione ai fedeli della Comunione nella mano), non si può non notare la lentezza con cui le Conferenze Episcopali si stanno adeguando alle indicazioni della Congregazione per il Culto Divino contenute nella Lettera del 17 Ottobre 2006 ai Presidenti delle Conferenze Episcopali. 

In quella Istruzione il Card. Arinze, a nome del Pontefice, dava disposizioni perché nei Messali nazionali venisse sostituita la più corretta traduzione per tutti al posto di per molti, sulla base del testo latino del Messale in cui nella consacrazione del Prez.mo Sangue si dice pro multis.

Si noti che la Lettera del 17 Ottobre 2006 non è mai stata pubblicata nel sito della Santa Sede, ma può essere reperita inNotitiae, bollettino della Congregazione per il Culto Divino (n. 481/482, Sett./Ott. 2006, pagg. 9-10).

Nel novembre del 2010, in una votazione, su 187 vescovi votanti soltanto 11 approvarono il per molti. A favore del mantenimento del per tutti votò una maggioranza schiacciante, incurante delle indicazioni vaticane. Poco prima, anche le conferenze episcopali delle sedici regioni ecclesiastiche italiane, con la sola eccezione della Liguria, si erano pronunciate per il mantenimento della formula per tutti. Strano comportamento, invero: un'assemblea sottoposta alla suprema autorità del Papa si permette di mettere ai voti una norma che non lascia alcun margine di discussione alle Conferenze Episcopali, ma che dev'essere semplicemente messa in pratica. 


Siamo ormai nel 2013 e c'è da chiedersi per quale ragione, se non per disobbedienza al Pontefice Romano e per coerenza ideologica con la nuova dottrina del Vaticano II, la Conferenza Episcopale Italiana continui a disattendere alle disposizioni di un Dicastero Romano. 

Don Ariel Stefano Levi di Gualdo auspica l'uso dell'autorità da parte della Gerarchia, per metter fine all'anarchia degli ultimi cinquant'anni. Ma quale autorità si può invocare su un organo collegiale come la CEI, che dovrebbe essere per primo esecutore della volontà del Papa in Italia? Quale esempio ne trarranno le singole Diocesi, le Parrocchie, i Sacerdoti e i fedeli, quando hanno sotto gli occhi la disobbedienza del supremo organo di governo ecclesiastico del proprio Paese, la cui sede si trova a pochi minuti dal Vaticano?

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