venerdì 30 maggio 2014

Sant'Antonio di Padova

La spiritualità di sant'Antonio di Padova


«Come Pietro per la Chiesa, così Francesco d’Assisi per l’Ordine serafico fu fondatore, direttore e pastore; come Paolo per la Chiesa, così Antonio di Padova per l’Ordine fu predicatore, dottore ed erudito». (Vita prima)
Questa frase scolpisce mirabilmente la figura di sant'Antonio quale fu presentata dal papa Gregorio IX il 30 maggio 1232, quando lo dichiarò santo e confermò la sua sapienza invocandolo con le parole riservate ai dottori della Chiesa: “O Doctor optime”. Benché nella tradizione abbiano prevalso i popolari e devozionali appellativi di “taumaturgo” e “Santo dei miracoli”, sarebbe troppo riduttivo considerare sant'Antonio come un semplice distributore automatico di miracoli e nulla più.

Il contemplativo
La liturgia ama presentare l’aspetto contemplativo della vita di sant'Antonio con la visione del Signore che il Santo ebbe prima della sua morte e con l’immagine di lui che sorregge fra le braccia il Bambino Gesù. La spiritualità di Luca Giordano, LA MADONNA E SAN GIUSEPPE CON SANT'ANTONIO, 1653, Brera, Milanofrate Antonio si consolida a contatto con l’atmosfera mistica francescana, permeata di sola vita vissuta e di religioso entusiasmo, ricco di confidenza, di semplicità e di affetto nei rapporti con Dio e con il mondo soprannaturale. Come Francesco d’Assisi, definito l’alter Christus, fu un incomparabile imitatore delle virtù evangeliche, così pure Antonio di Padova fu un uomo che, sulle orme del padre san Francesco, si unì a Dio in maniera concreta, viva, personale: a Dio per mezzo del suo Figlio unigenito, Cristo. Il Santo di Padova scrive che la vita contemplativa è la più preziosa di tutte le opere. Egli manifesta la grandezza e la ricchezza della sua anima non tanto nella sua suggestiva predicazione, né nella sua fama di taumaturgo, quanto nella sua continua, intima unione con Dio.
Frate Antonio, il quale scelse Dio come unico amore della sua vita, pose tutte le sue energie, tutte le sue qualità personali, il suo tempo, la sua vita nelle mani di Cristo, in una tale fusione con lui da avverare le parole paoline: “Vivo io ma non più io, è Cristo che vive in me; la mia vita è Cristo”. Il Santo comprese appieno il linguaggio di Cristo e, unito a lui nella preghiera, nella carità fraterna e nella donazione continua al prossimo, portò frutti di santità. In Cristo lo vediamo inserito come tralcio vivo e fruttifero nella vite, nella volontà di imitare la sua passione. Sant'Antonio digiuna, prega, rinnega se stesso. Così diventa come un giardino ben irrigato e come un inesauribile sorgente d’acqua viva.

L’uomo di Dio
Il caratteristico e fondamentale atteggiamento di Antonio fin dal momento del suo ingresso nella vita religiosa è quello biblico della povertà. Più le facoltà dell’uomo sono svMiguel Jacinto Melendez, SANT'ANTONIO DI PADOVA, 1732, Museo Bellas Artes de Asturias, Oviedouotate dal desiderio e dall’attaccamento alle cose di quaggiù, più esse si raccolgono nella pace e nel silenzio interiore e raggiungono Dio. Per Antonio si tratta di sostituire alle prospettive di una brillante carriera mondana, facilitata dalla consistente posizione sociale della famiglia, l’ardua via della mortificazione e della croce. Distaccato dal mondo e aperto ai valori dello Spirito, Antonio è pronto ad accogliere la parola di Dio che gli giunge in modo nuovo e originale, prima attraverso il carisma dell’Ordine dei canonici regolari di sant'Agostino e poi attraverso quello dell’Ordine Serafico. Non avendo ancora raggiunto la vera povertà interiore quando riceve l’abito di san Francesco, frate Antonio chiede di essere mandato missionario nel Marocco e aspira alla gloria del martirio. Il suo io non si era ancora annullato nell’obbedienza come invece accadrà un anno più tardi, ad Assisi, nel capitolo delle stuoie. Sconosciuto e trascurato, egli è incaricato di celebrare la messa per i frati dell’eremo di Montepaolo. Il suo desiderio è ormai fare la volontà di Dio che gli è espressa dalla voce dei superiori. La disponibilità alla volontà divina, il riconoscimento della pochezza e della miseria umana, il disprezzo di sé sono le condizioni essenziali per l’elevazione spirituale che si traduce in Antonio nell’appassionata ricerca di Dio in Cristo, l’unico suo bene.

L’uomo di preghiera
Anche per sant’Antonio valgono le stesse parole di uno dei primi biografi di san Francesco: “Il suo porto più sicuro era la preghiera, non di pochi minuti, né vuota, né presuntuosa, ma di lunga durata, serena ed umile”. Per Antonio la preghiera è anzitutto un rapporto di amore che crea un’intima unione con la persona amata (cioè tra l’uomo e Dio) e spinge poi a colloquiare dolcemente con lei, provando una gioia ineffabile. Il Santo attua il precetto evangelico di pregare sempre attraverso la cosiddetta “orazione del cuore”: orientare all’amato ogni azione, ogni gesto, ogni pensiero. La liturgia della Chiesa mette in rilievo un altro modo di pregare incessantemente di frate Antonio: la fedeltà al proprio dovere con la forza dell’amore e della silenziosa immolazione. In ogni sua azione egli glorificava Dio.
Dai primi biografi si sa che, dopo il capitolo generale delle stuoie, Antonio ottenne da frate Graziano, ministro provinciale della Romagna, il permesso di ritirarsi nell’eremo di Montepaolo. Il Santo sente la necessità della solitudine fisica, del silenzio esteriore, per condurre una più intensa vita di preghiera e di contemplazione. La solitudine non è però per lui separazione, perché essa l’avvicina spiritualmente agli altri, permettendogli di comprendere la gente che vive nell’inquieta e rumorosa società. Come il padre san Francesco, sant’Antonio alternava la vita apostolica della predicazione itinerante con periodi più o meno lunghi di ritiro nella solitudine, per dedicarsi alla meditazione, alla preghiera, alla mortificazione e alla contemplazione. Nella preghiera Antonio ascolta la voce di Dio: si nasconde, si umilia e trova pace e gioia nell’abbandono alla volontà del Signore.

Nell’adolescenza il Santo si avvicinò alla cultura profana, dedicandosi allo studio delle arti liberali. La successiva formazione scientifica che il giovane Antonio ricevette in Portogallo tra gli agostiniani, nei disegni di Dio, non doveva essere che uno stupendo preludio ad una più stupenda azione che il Santo avrebbe svolta tra i confratelli dell’Ordine serafico. I primi francescani erano giudicati uomini che ignoravano le lettere ma che ne insegnavano il valore con il comportamento. All’ecMarcantonio Bassetti, SANT'ANTONIO CHE LEGGE, 1620, Museo di Castelvecchio, Veronacezionale intuito di san Francesco non poteva sfuggire il pericolo che i suoi frati potessero essere risucchiati dalla suggestione dei movimenti ereticali dell’epoca. All’inizio bastava mostrare con il linguaggio dell’esempio la rettifica cattolica dell’eresia. Ma con l’andar del tempo san Francesco si convinse che era necessario dare ai suoi frati una sostanziosa formazione culturale, poiché i loro interventi apostolici li ponevano sovente in diretto confronto con gli eretici, i quali li mettevano in serie difficoltà. Nessuna meraviglia, quindi, se notiamo, dapprima nell’Italia settentrionale, roccaforte dell’eresia, lo sforzo di dare ai frati una cultura adeguata alla situazione. Non appena fu rivelato il grande talento di frate Antonio, il superiore gli affidò l’incarico della predicazione. In realtà da diverse parti si era fatta pressione su Antonio affinché si prestasse ad istruire anche gli altri frati. San Francesco non esitò a mostrarsi favorevole, a patto, però, che lo studio non intaccasse l’autentico spirito dell’Ordine.
Il saggio è, secondo l’Antico Testamento, colui che riconosce che la sapienza proviene da Dio e consiste nell’accettare serenamente il suo piano e la sua logica. Sant’Antonio predilesse e ricercò fin dalla giovinezza questa sapienza, che non fa parte del corredo naturale dell’uomo ma è qualcosa di soprannaturale. Consapevole della propria debolezza e della propria ignoranza, il Santo meritò di ottenere la sapienza, perché egli fu fedele alla Parola del Signore. Sant’Antonio non appartiene alla categoria di coloro i quali si reputano sapienti e scaltri perché seguono criteri umani di valutazione, ma a quella dei semplici, di quelli che il Vangelo definisce i piccoli. Egli è l’uomo prudens, la cui vita si svolge tutta nella disponibilità e nella docilità necessarie per accogliere una sapienza irraggiungibile con le sole forze umane.

L’intercessore
Nel giorno della solennità dFilippino Lippi, SANT'ANTONIO INTERCEDE PER UN FRATE PRESSO LA MADONNA, 1480, Museo di Belle Arti, Budapestel Beato Confessore Antonio l’assemblea liturgica esulta. L’orazione ne presenta il motivo: Dio non può ricusare la supplica di sant’Antonio che gode della sua amicizia. Tra i beati della chiesa trionfante sant’Antonio non dimentica le necessità della Chiesa militante, la quale gioisce per la sua beatitudine e fa affidamento sulla sua intercessione. Il Santo di Padova, poiché non distolse mai la sua anima dalla contemplazione di Dio, interviene presso di lui a sollecitare la salvezza delle anime. L’intercessione del Santo si esercita anzitutto nell’ordine spirituale, per il conseguimento della vita eterna. Lo stesso Santo ammonisce nei suoi scritti di non rovesciare i valori dell’essere e della vita, riducendo la preghiera a una semplice richiesta di cose terrene. Chiedere Dio a Dio: nella scala antoniana dei valori spirituali questa è la prima richiesta che dovrebbe stare alla base di ogni preghiera. Questo, naturalmente, non esclude che si chiedano al Signore anche grazie d’ordine materiale per intercessione del Santo di Padova. Nell’opinione comune pochi santi sono riusciti a meritarsi il titolo di taumaturgo così come sant’Antonio. La santità è riconosciuta dalla sua efficacia. La guarigione può venire solo da Dio e serve per dimostrare che colui, per la cui intercessione essa è stata ottenuta, appartiene alla corte celeste, è amico di Dio.

L’apostolo
L’azione apostolica di sant’Antonio non si spiegherebbe senza il mistico sostegno dell’unione con Dio. Per lui la sorgente dell’apostolato è un intensissimo amor di Dio. La sua vita si svolge tra azione e contemplazione, fra solitudine e apostolato. Il santo di Padova svolge il lavoro faticoso della predicazione evangelica in ambiente difficile. I contrasti politico-religiosi fornivano alimento alla miscredenza e all’errore; le eresie, specialmente quella càtara, pullulavano e turbavano la cristianità. La corruzione morale in ogni ceto sBonifacio Veronese, SANT'ANTONIO SUL NOCE, 1540, Santuario del Noce, Camposampieroociale, non escluso quello ecclesiastico, gli errori dottrinali e l’ignoranza delle masse in materia di fede erano tali che il clero secolare spesso risultava insufficiente e inadatto alla cura delle anime. In mezzo alle tenebre dell’eresia Antonio è il messaggero di Dio, il docile strumento dello Spirito Santo nella Chiesa. Per mezzo di lui Dio parla al suo popolo, rivelandogli la sua volontà. Il frate non si limita a combattere le eresie e a migliorare la condotta morale dei laici e del clero. Rientra nel quadro del suo apostolato – come in quello dei santi in genere e soprattutto di quelli francescani – l’essere amico dei poveri e dei sofferenti. La predicazione di questo umile frate minore era vita vissuta. Alla disonestà, all’impurità, alla falsità e irreligiosità, egli contrapponeva il suo comportamento coerente con il Vangelo. Il suo zelo per le anime era tenace e inesauribile. Spesso digiunava fino al tramonto del sole per insegnare, predicare, amministrare il sacramento della riconciliazione. Frate Antonio fu posto da Dio a illuminare le genti. Mediante le sottili ed estenuanti dispute dottrinali con gli eretici, nelle quali porta la conoscenza profonda e luminosa della sacra scrittura e la finezza della mente addestrata al ragionamento, il dubbio si dissipa e l’ansia scompare. Muovere i cuori dei peccatori alla penitenza e alla conversione è la grande manifestazione della potenza divina in Sant’Antonio di Padova. Pur collocato in posti di responsabilità e di prestigio dai suoi superiori, il Santo non cercò mai l’ammirazione altrui. Il fine del suo ministero apostolico consisteva nel ricordare Dio agli uomini e nell’invitarli alla conversione e alla gioiosa riconoscenza verso il Padre celeste.
I santi non hanno una natura diversa dalla nostra, ma un modo personalissimo d’orientare verso Dio la loro vita. Per questo essi sono ammirevoli. Antonio di Padova impostò tutta la sua vita con assoluta fedeltà al Vangelo e divenne il Santo per eccellenza. La Chiesa cattolica lo venera solennemente come uomo di Dio, vero apostolo, sapiente dottore evangelico e potente intercessore, raccomandandone l’imitazione.
(Liberamente tratto da LITURGIA E SPIRITUALITÀ ANTONIANA, Antonio Giuseppe Nocilli, Edizioni Messaggero Padova, 1980)

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