sabato 22 settembre 2018

La perfetta letizia

…dai grandi testi della Chiesa: «I fioretti di S. Francesco d’Assisi»

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Era una giornata d’inverno molto fredda. Pioveva e soffiava un vento gelido. San Francesco e
frate Leone venivano a piedi da Perugia a Santa Maria degli Angeli. Ad un tratto san
Francesco si fermò, chiamò frate Leone, che si trovava qualche passo più avanti, e gli disse:
«O frate Leone, anche se i frati minori dessero in ogni terra grande esempio di santità, scrivi e
tieni bene a mente che non sarebbe in questo la perfetta letizia».

Proseguirono la strada e, dopo un poco, per la seconda volta san Francesco chiamò frate
Leone: «O frate Leone, se anche i frati minori potessero ridare la vista ai ciechi, l’udito ai
sordi e la parola ai muti, guarire gli storpi e gli zoppi, e, cosa maggiore di tutte, risuscitare un
morto da quattro giorni, scrivi che non sarebbe in ciò la perfetta letizia».

Ripreso il cammino, ancora san Francesco si fermò e gridò forte: «O frate Leone, se il frate
minore conoscesse tutte le lingue del mondo e possedesse tutta la scienza tanto da saper fare
profezie e rivelare i segreti delle coscienze e degli animi, scrivi che nemmeno in ciò sarebbe
la perfetta letizia.

Andato un poco più oltre, san Francesco chiamò ancora con forza frate Leone: «O frate
Leone, pecorella di Dio, per quanto il frate minore parli in una lingua angelica e conosca il
corso delle stelle e le proprietà delle erbe e tutti i tesori della terra e tutti gli uccelli, i pesci e
gli altri animali e gli alberi, le pietre, le radici, le acque, tuttavia scrivi che neppure in questo
sarebbe la perfetta letizia.»

Fecero ancora un po’ di strada e san Francesco, di nuovo fermatosi, continuò: «O frate Leone,
anche se i frati minori sapessero predicare così bene da convertire tutti gli infedeli alla fede di
Cristo, scrivi che neppure qui sarebbe perfetta letizia».

E siccome questo modo di parlare durava da ben due miglia, frate Leone, meravigliato da
queste parole, chiese allora a Francesco: «Padre, io ti prego in nome di Dio: dimmi dove è
perfetta letizia». 

San Francesco gli rispose: «Quando noi arriveremo al nostro convento di
Santa Maria degli Angeli, e, bagnati di pioggia, gelati per il freddo, infangati e pieni di fame,
busseremo alla porta e il portinaio, verrà adirato a chiederci “Chi siete voi?”, e diremo “Noi
siamo due vostri confratelli!”, ma questi ci risponderà “Voi mentite, anzi siete dei briganti,
che andate per il mondo a ingannare e rubare le elemosine dei poveri”, cosicché non ci farà
entrare e ci costringerà a stare fuori per tutto il giorno e la notte sotto la pioggia e la neve, ma
noi sopporteremo con pazienza e senza protestare e arrabbiarci la sua crudeltà, presumendo
che non ci abbia riconosciuti, scrivi che qui è perfetta letizia. 

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E se riproveremo più volte a
chiedere al guardiano di aprirci la porte e costui dapprima ci caccerà con parolacce e ceffoni,
e poi alla nostra insistenza risponderà picchiandoci duramente, e noi riusciremo a sopportare
tutto questo pensando alle pene subite dal Cristo Signore, scrivi che qui è perfetta letizia. 

E
ora, frate Leone, ascolta la conclusione: il dono più grande che Cristo può concederci è di
vincere noi stessi e saper sopportare per amor suo disagi, dolori, insulti. Solo di questa nostra
capacità ci possiamo gloriare, perché tutto il resto appartiene a Dio.»

Estratti in italiano contemporaneo da un testo della prima metà del 1300


AVE MARIA PURISSIMA!

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