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lunedì 20 aprile 2020

La Compassione


17 aprile 2012
“Quel giorno tanto atteso”
Noi siamo collegati gli uni agli altri.
Siamo una catena vivente ma incompleta, perché vi è ancora tanto disaccordo tra di noi.
Voi siete i vasi comunicanti della terra  ─  ci dice il Signore  ─ Affinché nulla possa mancare né agli uni né agli altri, DIO ha messo nel cuore di ogni figlio il modo di poter uscire da qualsiasi situazione della vita: è la compassione.
Nella vita c’è “l’altro”, l’amico che possiede ciò che manca a te. E se egli non sa condividere, guai a lui! Perché il sovrappiù di quanto ha, spetta a te, per i tuoi bisogni primari. E’ DIO che dona!
La comunicazione con DIO è una informazione generale, quando non è confidenziale. Essa deve essere trasmessa subito, dappertutto: è la Santa Verità di DIO per tutti.
Perché la vita di questo Mondo si va indebolendo?
Perché siete voi che lo fate morire di sfinimento e di mancanza di rispetto.
Non accumulate per il domani. Ad ogni giorno basta la sua pena.
Gli uccelli non hanno granaio, eppure non manca loro il nutrimento.
Siate generosi, come Gesù Cristo vi ha insegnato. Condividete il troppo o meglio ancora: condividete il poco, perché è quel poco che diventa “la moltiplicazione dei pani del Signore”.
Prima di fare provviste in vista di una eventuale carestia, nessuno pensi di salvare solo se stesso. Questo è impossibile a un vero figlio del Signore.
Provate a farlo! Rimarrete delusi!
Voi sarete salvati gli uni per gli altri,
e vi ritroverete tutti uniti sulla Terra … il Giorno in cui
DIO vi chiamerà a vivere con LUI nel Suo Regno della Terra!
In questo giorno, DIO vi informa che avete bisogno di riprendere le lezioni del Signore che insegna a tutti, piccoli e grandi, in che modo possiamo ancora salvare la Terra e i suoi figli.
Il Signore, che è AMORE e compassione, chiede a tutte le sue “voci” che Lo ascoltano, di avvertire coloro che dormono ancora sui loro progetti di morte, di smetterla di elevare “la Torre di Babele”. Con essa si cerca di superare DIO modificando le Sue Leggi con altre leggi infami, costruite dall’orgoglio insensato degli uomini che agiscono unicamente per il loro profitto, seminando la paura e la collera, l’odio e il disprezzo contro DIO e i suoi figli che lo seguono.
DIO ci avverte che non dobbiamo più attribuire a Lui tutte la catastrofi che si accumulano sulla Terra, dovute ai mari, all’aria, al fuoco.
E’ l’Uomo che non rispetta più la volontà di DIO né le sue opere e la vita delle sue creature; è solo l’Uomoresponsabile della ribellione degli elementi che ciecamente si scatenano contro gli uomini.
Se l’Umanità accusa DIO di punirla mediante gli elementi scatenati contro di essa, rifletta a sua volta e riconosca che è l’Uomo l’unico responsabile.
Con il suo disordine, diventa carnefice di se stesso, e si condanna alla morte.
E’ il suo egoismo che lo porta a rifiutare il pane ai poveri, a custodire gelosamente il suo denaro bene al sicuro nella sua Banca. E’ il rifiuto del povero, del malato, del bimbo nascituro, della vecchiaia che si annuncia “lunga, inutile e pesante”.
Tutto questo è da eliminare presto e bene!  dicono gli uomini tra di loro.
Quest’uomo che giudica e punisce chi osa disturbarlo nel suo piccolo programma personale di vita, si mette al posto di DIO,e giudica DIO!
E’ allora che tutto si ritorce contro di lui, contro l’Uomo che diventa un insieme, una “massa di Umanità insolente” che accusa DIO di tutti i disastri che avvengono sulla Terra.
Non è forse Gesù che comandò alle onde in tempesta di calmarsi, quando la barca era scossa violentemente e i suoi apostoli temevano il peggio?
Gli uomini continuano a uccidersi tra loro. Si puniscono inquinando tutto, l’aria, l’acqua, la terra. L’Uomo si distrugge da solo; e ogni giorno accusa il suo Creatore, il suo DIO che solo può salvarlo.
E DIO VIENE A SALVARLO!
Oggi l’Uomo è in attesa, nella “stazione della Terra”.
Attende di essere chiamato per entrare nella “Grande Purificazione” delle anime che devono raggiungere la “Nuova Terra”, quel Paradiso perduto a causa di una cattiva scelta dell’uomo  ADAMO.
L’attesa che vivete dove vi trovate presentemente, in quel tale luogo, su questa stessa Terra è la prova che dovete sostenere al fine di definire il luogo che sceglierete in piena conoscenza.
Tutto vi sarà svelato in “quella situazione”, in quell’attesa che vi aiuterà a “vedervi così come siete”, con i gradi d’intelligenza che avrete acquisito, soprattutto sulla via (percorsa) con DIO.
Voi siete già nell’Avanti-Regno: e già state vivendo la vostra spiritualità.
Approfittate dunque di istruirvi e agire ragionevolmente, perché è proprio qui che si prepara la VERA Partenza, per proseguire il cammino che “l’Uomo Nuovo” dovrà percorrere fino a raggiungere il Regno di DIO.
Questo nuovo tratto di strada è ancora una scelta libera per l’uomo che non ha ancora realizzato il suo cambiamento, ed è in cerca della “sua via”.
L’Uomo è ancora carnale, continua ad aprire porta dopo porta, fino a trovare il suo luogo di predilezione e scegliere il Tempo in cui si deciderà ad andare verso DIO, che lo rivestirà della sua spiritualità, che è “l’abito di DIO”.
Tutto avviene spiritualmente. Dovunque ci troviamo, senza muoversi, le situazioni delle anime cambiano!
Tu non hai alcun merito. DIO ha scelto da sempre “i suoi araldi” per annunciare la Buona Novella. E tu hai detto “Sì” a DIO.
Ecco il Regno di DIO che dovete annunciare. E’ arrivato il tempo in cui “La Vergine e il Figlio” sono in cammino per venire a incontrare coloro ai quali hanno promesso assistenza, al fine di proseguire sulla via che voi avete scelto per guidare coloro che DIO vi ha fatto conoscere e che aspettano il vostro arrivo.
Sono Io che preparo tutto per l’incontro di quelli che devono seguirvi.
Comincia a dire loro di prepararsi.
“Tu lo sai benissimo che sono Io che ti chiamo! Non portate niente con voi.
Preparateli a somigliare a tutti quei bambini che sanno amare, perdonare, condividere. Senza alcun rancore, siano pronti a donare tutto e a donare se stessi.
Figlia mia, il Tempo non cammina più. Il Tempo corre!
Il vostro DIO che riunisce le sue pecore. Amen!

mercoledì 26 aprile 2017

Svégliati!

AMORE - PERDONO - COMPASSIONE


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9 agosto 2010
Il Signore GESÙ Cristo mi dice: «Svegliati! Esci da questo letargo dove ti ha immersa la maldicenza del mondo. Ritirati da essa! Non è questo il Mio Cammino. La Mia Parola non può essere dimenticata, né nascosta sotto il moggio. È con Essa che Io nutro i Popoli che devono mettersi in marcia: tutti hanno bisogno del Mio nutrimento per ricevere la Mia Luce, che li guiderà verso la Speranza.

Che fate voi della Mia Parola...?

La Mia Terra ha bisogno di voi, come voi avete bisogno di Essa. La sua forza deve rinascere in lei, anche attraverso la stessa cura che voi le prodigate, perché è proprio recuperando il Suo nuovo vigore, che voi realizzerete quel cambiamento tanto atteso da tutti gli Angeli e da tutti i Santi. Un cambiamento che farà di questa Umanità straziata «dei figli e delle figlie di DIO», che avranno l'Identità promessa dal «Figlio Unigenito di DIO».

Tutta l'Umanità fa parte integrante della Creazione, e quindi non ne è separata. DIO spera molto nei Suoi Figli. Non sapete che, nella Nuova Creazione, la persona gioca un ruolo importante nella decisione degli eventi ?

La Preghiera fa ancora dei miracoli... La Preghiera è una forma di avvicinamento alle forze stesse della Terra, perché tutto è stato creato dal Padre di ogni Bontà. Tutte le speranze attuali non possono realizzarsi se l'essere umano non diventa ciò che chiede nella preghiera per sé, e per coloro con i quali condivide la propria vita.

Dovete diventare AMORE, PERDONO E COMPASSIONE.

Ed è allora che, pregando con le mani giunte come la Madre di DIO, voi potete estendere la vostra preghiera a DIO per la PACE, fino in capo al mondo ! E se più persone si riuniscono insieme con gli stessi sentimenti di PACE, di AMORE, di PERDONO e di COMPASSIONE, allora sì che, con l'animo sincero, possono dare vita a un cambiamento fino all'altro capo del mondo, implorando l'Onnipotente!

Se la Pace è questa realtà nel Piano di DIO, essa deve diventare, nel gruppo di preghiera, realtà sperata da ogni singolo partecipante. Allora, raggiungendo DIO con la vostra sincerità, voi potrete tutto sperare e attendere TUTTO dal vostro Creatore Beneamato.

Nell'AMORE di DIO
GESÙ Cristo.


  

mercoledì 2 novembre 2016

IL SACERDOTE


LA CARITÀ COMPASSIONEVOLE VERSO TUTTI
Il sacerdote è debitore a Dio e al prossimo: a Dio deve la preghiera, al prossimo deve una tenera e compassionevole carità.
Nostro Signore che nell’Evangelo ci ha dato un si grande numero di divini insegnamenti di tenerezza verso i peccatori e ci ha insegnato le parabole si commoventi del figlio prodigo, della pecorella sperduta, la storia della donna adultera, è egli stesso il modello della tenera carità che deve avere il pastore delle anime.
«Che il pastore, scrive San Gregorio, sia avvicinato da tutti i suoi fedeli per la sua compassione: che con le viscere della sua misericordia attiri a sé e prenda su di sé per caricarle, le infermità di tutti. Che il pastore si mostri in modo tale che i fedeli non abbiano alcuna ripugnanza a rivelargli quanto hanno di più segreto, e quando i piccoli sono agitati dai flutti delle tentazioni facciano ricorso a lui, come al seno d’una madre, «quas; ad matris sinum!».
CAPITOLO VII
L’UNIONE A DIO NELLA PREGHIERA
Quando la carità compassionevole, la tenerezza paterna e anche materna deve avvicinare il pastore ai suoi fedeli, altrettanto lo zelo della preghiera deve mantenerlo unito a Dio.
Il pastore è l’uomo di Dio: non può nulla se non con l’aiuto della grazia: deve ricevere da Dio le istruzioni di Dio: da Dio deve sollecitare le grazie necessarie e a sé e al suo gregge. Come farà se prima di tutto egli non sarà uomo di preghiera?
Dice San Paolo: Noi siamo gli ambasciatori di Gesù Cristo: «Pro Christo legatione fungimur» (2 Cor. 5,20). Ora, ogni ambasciatore deve ricevere le istruzioni di colui che lo manda per farne gl’interessi: perciò come il sacerdote potrà adoperarsi per gl’interessi di Dio presso le anime se da Dio non ebbe una parola? E come avrà egli una parola da Dio se non con la preghiera?
E qui ritorna l’affermazione di San Pietro che abbiamo più volte ricordata: «Noi invece ci dedicheremo alla preghiera e al ministero della parola» (At. 6,4). Dove si vede che l’Apostolo pone prima di ogni cosa la preghiera nella quale riceverà le luci di Dio che poi trasmetterà ai fedeli con la predicazione. «Preghiera e ministero della parola». La parola che non è stata «pregata» sarà sempre un vano rumore; impotente e infeconda: invece di essere la parola di Dio sarà la parola dell’uomo. Perciò, prima di tutto e sopra tutto: bisogna pregare.
CAPITOLO VIII
L’UMILTÀ
Il sacerdote ha doppiamente bisogno della grazia di Dio: ne ha bisogno per se stesso, ne ha bisogno per il suo gregge. Siccome poi Iddio, seguendo la più che saggia legge della sua misericordia e della sua giustizia, resiste ai superbi e dà la sua grazia agli umili, ne consegue che il sacerdote ha una duplice necessità, una necessità più viva, di quanto ne hanno i fedeli, di essere veramente umile. Ha bisogno di conoscere le vie di Dio e i suoi segreti; ha bisogno di conciliarsi la grazia di Dio e di conciliarla alle anime delle quali è pastore. Come potrà egli essere mediatore associato a Dio se non è umile? Forse Iddio si rivelerà all’uomo che vuol penetrare nei suoi segreti per rapirgli la sua gloria e attribuirla a sé stesso? Farà Iddio canale della sua grazia l’uomo che col suo orgoglio si fa nemico della grazia? Come potrà trattare con Dio della riconciliazione delle anime colpevoli chi pone sé stesso in rivolta con Dio col suo orgoglio?
Senza umiltà non c’è ministero possibile: Dio certamente ci vuole elargire la sua grazia, ma non vuole che lo rapiniamo della sua gloria: e dal momento che un sacerdote cerca la gloria per sé, cessa di essere il mediatore della grazia: «Dio resiste ai superbi; agli umili invece dà la sua grazia» (Giac. 4,6).
CAPITOLO IX
DELLO ZELO DELLA GIUSTIZIA
Lo zelo della giustizia è perfetta abnegazione agli interessi di Dio e negli interessi di Dio sono necessariamente compresi gl’interessi delle anime: perché Dio vuole la salvezza delle anime; è lo stesso interesse di Dio, dal momento che lì sta la sua maggior gloria.
Gl’interessi di Dio sovente sono compromessi dagli uomini: in questo caso il pastore, che sta tra Dio e gli uomini, si troverà spesse volte in lotta con gli uomini per difendere gl’interessi di Dio. Lotta che non è senza difficoltà: poiché se il pastore deve sé stesso a Dio di cui è l’uomo, deve anche sé stesso alle anime delle quali è pastore, e pastore responsabile. Se egli vede gl’interessi di Dio, per così dire con un occhio solo, si affaticherà in un modo imperfetto e comprometterà le anime: e, per altro, se mira a non compromettere le anime, potrà tuttavia mancare gl’interessi di Dio.
La difficoltà è grande, sovente estrema: vi è un pericolo d’ambo i lati. Da un lato il pastore dovrà temere di venir meno nei riguardi di Dio e dall’altro di mancare verso le anime.
In un tale modo di essere le cose, lo zelo non è un consigliere sufficiente: può, se è solo, far cadere negli eccessi e può compromettere lo stesso bene che cerca. Con lo zelo ci vuole anche la scienza; con la scienza, l’umiltà, la purezza delle vedute e dell’intenzione; cose tutte che il pastore non troverà mai se non è prima di tutto uomo di preghiera: «Orationi… instantes erimus».
AVE MARIA!

venerdì 30 gennaio 2015

Dalle Lettere di san Giovanni Bosco



Imitare Gesù e lasciarsi guidare dall'amore

Se vogliamo farci vedere amici del vero bene dei nostri allievi, e obbligarli a fare il loro dovere, bisogna che voi non dimentichiate mai che rappresentate i genitori di questa cara gioventù, che fu sempre tenero oggetto delle mie occupazioni, dei miei studi, del mio ministero sacerdotale, e della nostra Congregazione salesiana. Se perciò sarete veri padri dei vostri allievi, bisogna che voi ne abbiate anche il cuore; e non veniate mai alla repressione o punizione senza ragione e senza giustizia, e solo alla maniera di chi vi si adatta per forza e per compiere un dovere.

Quante volte, miei cari figliuoli, nella mia lunga carriera ho dovuto persuadermi di questa grande verità! E' certo più facile irritarsi che pazientare, minacciare un fanciullo che persuaderlo: direi ancora che è più comodo alla nostra impazienza ed alla nostra superbia castigare quelli che resistono, che correggerli col sopportarli con fermezza e con benignità. La carità che vi raccomando è quella che adoperava san Paolo verso i fedeli di fresco convertiti alla religione del Signore, e che sovente lo facevano piangere e supplicare quando se li vedeva meno docili e corrispondenti al suo zelo.

Difficilmente quando si castiga si conserva quella calma, che è necessaria per allontanare ogni dubbio che si opera per far sentire la propria autorità, o sfogare la propria passione.

Riguardiamo come nostri figli quelli sui quali abbiamo da esercitare qualche potere. Mettiamoci quasi al loro servizio, come Gesù che venne ad ubbidire e non a comandare, vergognandoci di ciò che potesse aver l`aria in noi di dominatori; e non dominiamoli che per servirli con maggior piacere. 
Così faceva Gesù con i suoi apostoli, tollerandoli nella loro ignoranza e rozzezza, nella loro poca fedeltà, e col trattare i peccatori con una dimestichezza e familiarità da produrre in alcuni lo stupore, in altri quasi lo scandalo, ed in molti la santa speranza di ottenere il perdono da Dio. Egli ci disse perciò di imparare da lui ad essere mansueti ed umili di cuore (Mt 11, 29).

Dal momento che sono i nostri figli, allontaniamo ogni collera quando dobbiamo reprimere i loro falli, o almeno moderiamola in maniera che sembri soffocata del tutto. Non agitazione dell'animo, non disprezzo negli occhi, non ingiuria sul labbro; ma sentiamo la compassione per il momento, la speranza per l'avvenire, ed allora voi sarete i veri padri e farete una vera correzione.

In certi momenti molto gravi, giova più una raccomandazione a Dio, un atto di umiltà a lui, che una tempesta di parole, le quali, se da una parte non producono che male in chi le sente, dall'altra parte non arrecano vantaggio a chi le merita.

Ricordatevi che l'educazione è cosa del cuore, e che Dio solo ne è il padrone, e noi non potremo riuscire a cosa alcuna, se Dio non ce ne insegna l'arte, e non ce ne mette in mano le chiavi.

Studiamoci di farci amare, di insinuare il sentimento del dovere del santo timore di Dio, e vedremo con mirabile facilità aprirsi le porte di tanti cuori ed unirsi a noi per cantare le lodi e le benedizioni di colui, che volle farsi nostro modello, nostra via, nostro esempio in tutto, ma particolarmente nell'educazione della gioventù.


Dalle «Lettere» di san Giovanni Bosco
(Epistolario, Torino, 1959, 4, 202. 294-205. 209)


Orazione

O Dio, che in san Giovanni Bosco hai dato alla tua Chiesa un padre e un maestro dei giovani, suscita anche in noi la stessa fiamma di carità a servizio della tua gloria per la salvezza dei fratelli. Per il nostro Signore.



COR JUSTISSIMUM, 
ORA PRO NOBIS

lunedì 25 novembre 2013

L’ossessione

CRUDELTA’
La crudeltà che l’uomo ha nei confronti del suo prossimo, il tutto a causa di un motivo in mente, la soddisfazione di sé, ha raggiunto il punto più alto. L’ossessione dei propri bisogni è un peccato agli occhi del Mio Eterno Padre.
Tante false scuse, costruite in nome dell’autostima, sono totalmente inaccettabili e contrari ai Miei insegnamenti. 
Amatevi gli uni gli altri; trattate gli altri come voi stessi vorreste essere trattati. Pensate ai bisogni degli altri prima che ai vostri. Impegnatevi per i diritti umani dei vostri fratelli e delle vostre sorelle quando sono vittime dell’ingiustizia degli altri.
Non giustificatevi mai di aver danneggiato una persona per il conseguimento di un vantaggio materiale. 
Mostrate amore e compassione anche per i vostri nemici. Non è un compito facile a causa dell’insicurezza materiale che i Miei figli patiscono. 
I sintomi dell’egoistica ossessione per la ricchezza, la bellezza e quello che si chiama successo, che molte persone credono essere naturali attributi dell’essere umano, creano una terribile confusione.
L’idea secondo la quale la gente è stata indottrinata di mettere i propri bisogni in primo piano nel nome del benessere personale, è stata seminata nello spirito umano da molto tempo, ma questa filosofia è stata rafforzata dalla potenza della comunicazione moderna. Quando i Miei figli sentono questi messaggi quasi quotidianamente attraverso la televisione, i media, il cinema, la musica e Internet, essi li accettano come cose molto importanti.
Malgrado le false promesse che queste convinzioni rappresentano, le quali sono interessanti poiché offrono auto-gratificazione che è difficile da rifiutare, i Miei figli accettano la menzogna. Menzogna che è stata impiantata dal Seduttore – Satana.   Continua a leggere...

giovedì 21 marzo 2013

9. La pazienza di Maria

CORDA JESU ET MARIAE SACRATISSIMA
NOS BENEDICANT ET CUSTODIANT

Poiché questa terra è luogo di merito, giustamente viene chiamata valle di lacrime. Qui siamo tutti destinati a patire e con la pazienza a salvare le nostre anime nella vita eterna, come disse il Signore: «Con la vostra pazienza salverete le vostre anime» (Lc 21,19)

Dio ci diede la Vergine Maria come esempio di tutte le virtù, ma specialmente come esempio di pazienza. 

San Francesco di Sales osserva che alle nozze di Cana Gesù diede alla santa Vergine quella risposta, con cui [sembrava] mostrare di tenere poco conto delle sue preghiere: « Che importa più a me e a te, o donna?», come per dare a noi l'esempio della pazienza della sua santa Madre. 
Ma tutta la vita di Maria fu un esercizio continuo di pazienza. 

L'angelo rivelò a santa Brigida che la beata Vergine visse sempre tra le pene: « Come la rosa cresce tra le spine, così la santa Vergine crebbe fra le tribolazioni in questo mondo ». La compassione delle pene del Redentore bastò a fare di lei una martire della pazienza. Perciò san Bonaventura dice: « Colei che fu crocifissa concepì il crocifisso ». 

Quanto poi Ella soffrì durante il viaggio e la permanenza in Egitto, come in tutto il tempo che visse con il Figlio nella bottega di Nazaret, l'abbiamo già considerato parlando dei suoi dolori. Basta la sua presenza accanto a Gesù moribondo sul Calvario, a far capire quanto costante e sublime fu la sua pazienza: « Vicino alla croce di Gesù stava sua madre » (Gv 19,25)

Proprio per merito di questa sua pazienza, dice Sant' Alberto Magno, Maria divenne nostra madre che ci partorì alla vita della grazia. 
Se desideriamo dunque essere figli di Maria, bisogna che cerchiamo d'imitarla nella pazienza. «Che cosa mai, dice san Cipriano, può arricchirci più di meriti in questa vita e di gloria nell'altra, che il soffrire le pene con pazienza?». 

«Chiuderò la tua via con una siepe di spine», dice il Signore per bocca di Osea (Os 2,6 Volg.). E san Gregorio aggiunge: «Le vie degli eletti sono cosparse di spine». Come la siepe protegge la vigna, così Dio circonda di tribolazioni i suoi servi, affinché non si attacchino alla terra. 

San Cipriano conclude dunque che la pazienza ci libera dal peccato e dall'inferno. La pazienza è quella che fa i santi: « Rende l'opera perfetta» (Gc 1,4), facendoci sopportare in pace le croci che ci vengono direttamente da Dio, cioè l'infermità, la povertà, ecc. e quelle che ci vengono dagli uomini: persecuzioni, ingiurie, ecc. 
San Giovanni vide tutti i santi con le palme - segno del martirio - nelle mani: «Dopo ciò apparve una gran folla... avevano palme nelle loro mani» (Ap 7,9); il che significa che tutti gli adulti che si salvano devono essere martiri di sangue o di pazienza. Rallegriamoci dunque, esclama san Gregorio, «possiamo essere martiri senza strumenti di martirio, se siamo pazienti»; 
se soffriremo le pene di questa vita, come dice san Bernardo
« pazientemente,  volentieri,  gioiosamente »

Quanto ci frutterà in cielo ogni pena sofferta per Dio! Perciò l'Apostolo ci incoraggia: «Il minimo di sofferenza attuale ci procura una quantità smisurata ed eterna di gloria» (2Cor 4,17). Belli sono i pensieri di santa Teresa a tale proposito. Diceva: «Chi abbraccia la croce, non la sente». E altrove: «Quando uno è risoluto a patire, è finita la pena». 
Quando ci sentiamo oppressi dalle croci, ricorriamo a Maria, che la Chiesa chiama «Consolatrice degli afflitti» e san Giovanni Damasceno «Rimedio di tutti i dolori dei cuori». 


Signora mia dolcissima, tu innocente soffristi con tanta pazienza e io che ho meritato l'inferno rifiuterò di soffrire? Madre mia, questa grazia oggi ti chiedo: non di essere liberato dalle croci, ma di sopportarle con pazienza. Per amore di Gesù ti prego di ottenermi da Dio questa grazia. Da te la spero.



MARIA!