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mercoledì 28 marzo 2018

ATTENZIONE AL NEMICO NUMERO UNO, IL TENTATORE PER ECCELLENZA, IL NEMICO OCCULTO

Il problema del male

Paolo VI: Il demonio è il nemico numero uno, è il tentatore per eccellenza. Sappiamo così che questo Essere oscuro e conturbante esiste davvero, e che con proditoria astuzia agisce ancora; è il nemico occulto che semina errori e sventure nella storia umana


PAOLO VI

UDIENZA GENERALE


Mercoledì, 15 novembre 1972

«Liberaci dal male»
Quali sono oggi i bisogni maggiori della Chiesa?

Non vi stupisca come semplicista, o addirittura come superstiziosa e irreale la nostra risposta: uno dei bisogni maggiori è la difesa da quel male, che chiamiamo il demonio.
Prima di chiarire il nostro pensiero invitiamo il vostro ad aprirsi alla luce della fede sulla visione della vita umana, visione che da questo osservatorio spazia immensamente e penetra in singolari profondità. E, per verità, il quadro che siamo invitati a contemplare con globale realismo è molto bello. È il quadro della creazione, l’opera di Dio, che Dio stesso, come specchio esteriore della sua sapienza e della sua potenza, ammirò nella sua sostanziale bellezza (Cfr. Gen. 1, 10, etc.).

Poi è molto interessante il quadro della storia drammatica della umanità, dalla quale storia emerge quella della redenzione, quella di Cristo, della nostra salvezza, con i suoi stupendi tesori di rivelazione, di profezia, di santità, di vita elevata a livello soprannaturale, di promesse eterne (Cfr. Eph. 1, 10). A saperlo guardare questo quadro non si può non rimanere incantati (Cfr. S. AUG. Soliloqui): tutto ha un senso, tutto ha un fine, tutto ha un ordine, e tutto lascia intravedere una Presenza-Trascendenza, un Pensiero, una Vita, e finalmente un Amore, così che l’universo, per ciò che è e per ciò che non è, si presenta a noi come una preparazione entusiasmante e inebriante a qualche cosa di ancor più bello ed ancor più perfetto (Cfr. 1 Cor. 2, 9; 13, 12; Rom. 8, 19-23). La visione cristiana del cosmo e della vita è pertanto trionfalmente ottimista; e questa visione giustifica la nostra gioia e la nostra riconoscenza di vivere per cui celebrando la gloria di Dio noi cantiamo la nostra felicità (Cfr. il Gloria della Messa).

L’INSEGNAMENTO BIBLICO

Ma è completa questa visione? è esatta? Nulla ci importano le deficienze che sono nel mondo? le disfunzioni delle cose rispetto alla nostra esistenza? il dolore, la morte? la cattiveria, la crudeltà, il peccato, in una parola, il male? e non vediamo quanto male è nel mondo? specialmente, quanto male morale, cioè simultaneamente, sebbene diversamente, contro l’uomo e contro Dio? Non è forse questo un triste spettacolo, un inesplicabile mistero? E non siamo noi, proprio noi cultori del Verbo i cantori del Bene, noi credenti, i più sensibili, i più turbati dall’osservazione e dall’esperienza del male? Lo troviamo nel regno della natura, dove tante sue manifestazioni sembrano a noi denunciare un disordine. Poi lo troviamo nell’ambito umano, dove incontriamo la debolezza, la fragilità, il dolore, la morte, e qualche cosa di peggio; una duplice legge contrastante, una che vorrebbe il bene, l’altra invece rivolta al male, tormento che S. Paolo mette in umiliante evidenza per dimostrare la necessità e la fortuna d’una grazia salvatrice, della salute cioè portata da Cristo (Cfr. Rom. 7); già il poeta pagano aveva denunciato questo conflitto interiore nel cuore stesso dell’uomo: video meliora proboque, deteriora sequor (OVIDIO, Met. 7, 19). Troviamo il peccato, perversione della libertà umana, e causa profonda della morte, perché distacco da Dio fonte della vita (Rom. 5, 12), e poi, a sua volta, occasione ed effetto d’un intervento in noi e nel nostro mondo d’un agente oscuro e nemico, il Demonio. Il male non è più soltanto una deficienza, ma un’efficienza, un essere vivo, spirituale, pervertito e pervertitore. Terribile realtà. Misteriosa e paurosa.

Esce dal quadro dell’insegnamento biblico ed ecclesiastico chi si rifiuta di riconoscerla esistente; ovvero chi ne fa un principio a sé stante, non avente essa pure, come ogni creatura, origine da Dio; oppure la spiega come una pseudo-realtà, una personificazione concettuale e fantastica delle cause ignote dei nostri malanni. Il problema del male, visto nella sua complessità, e nella sua assurdità rispetto alla nostra unilaterale razionalità, diventa ossessionante. Esso costituisce la più forte difficoltà per la nostra intelligenza religiosa del cosmo. Non per nulla ne soffrì per anni S. Agostino: Quaerebam unde malum, et non erat exitus, io cercavo donde provenisse il male, e non trovavo spiegazione (S. Aug. Confess. VII, 5, 7, 11, etc.; PL, 32, 736, 739).

Ed ecco allora l’importanza che assume l’avvertenza del male per la nostra corretta concezione cristiana del mondo, della vita, della salvezza. Prima nello svolgimento della storia evangelica al principio della sua vita pubblica: chi non ricorda la pagina densissima di significati della triplice tentazione di Cristo? Poi nei tanti episodi evangelici, nei quali il Demonio incrocia i passi del Signore e figura nei suoi insegnamenti? (P. es. Matth. 12, 43) E come non ricordare che Cristo, tre volte riferendosi al Demonio, come a suo avversario, lo qualifica «principe di questo mondo»? (Io. 12, 31; 14, 30; 16, 11) E l’incombenza di questa nefasta presenza è segnalata in moltissimi passi del nuovo Testamento. S. Paolo lo chiama il «dio di questo mondo» (2 Cor. 4, 4), e ci mette sull’avviso sopra la lotta al buio, che noi cristiani dobbiamo sostenere non con un solo Demonio, ma con una sua paurosa pluralità: «Rivestitevi, dice l’Apostolo, dell’armatura di Dio per poter affrontare le insidie del diavolo, poiché la nostra lotta non è (soltanto) col sangue e con la carne, ma contro i Principati e le Potestà, contro i dominatori delle tenebre, contro gli spiriti maligni dell’aria» (Eph. 6, 11-12).

E che si tratti non d’un solo Demonio, ma di molti, diversi passi evangelici ce lo indicano (Luc. 11, 21; Marc. 5, 9); ma uno è principale: Satana, che vuol dire l’avversario, il nemico; e con lui molti, tutti creature di Dio, ma decadute, perché ribelli e dannate (Cfr. DENZ.-SCH. 800-428); tutte un mondo misterioso, sconvolto da un dramma infelicissimo, di cui conosciamo ben poco.

IL NEMICO OCCULTO CHE SEMINA ERRORI

Conosciamo tuttavia molte cose di questo mondo diabolico, che riguardano la nostra vita e tutta la storia umana. Il Demonio è all’origine della prima disgrazia dell’umanità; egli fu il tentatore subdolo e fatale del primo peccato, il peccato originale (Gen. 3; Sap. 1, 24). 

Da quella caduta di Adamo il Demonio acquistò un certo impero su l’uomo, da cui solo la Redenzione di Cristo ci può liberare. È storia che dura tuttora: ricordiamo gli esorcismi del battesimo ed i frequenti riferimenti della sacra Scrittura e della liturgia all’aggressiva e alla opprimente «potestà delle tenebre» (Cfr. Luc. 22, 53; Col. 1, 13).
È il nemico numero uno, è il tentatore per eccellenza. Sappiamo così che questo Essere oscuro e conturbante esiste davvero, e che con proditoria astuzia agisce ancora; è il nemico occulto che semina errori e sventure nella storia umana. 

Da ricordare la rivelatrice parabola evangelica del buon grano e della zizzania, sintesi e spiegazione dell’illogicità che sembra presiedere alle nostre contrastanti vicende: inimicus homo hoc fecit (Matth. 13, 28). È «l’omicida fin da principio . . . e padre della menzogna», come lo definisce Cristo (Cfr. Io. 8, 44-45); è l’insidiatore sofistico dell’equilibrio morale dell’uomo.
È lui il perfido ed astuto incantatore, che in noi sa insinuarsi, per via dei sensi, della fantasia, della concupiscenza, della logica utopistica, o di disordinati contatti sociali nel gioco del nostro operare, per introdurvi deviazioni, altrettanto nocive quanto all’apparenza conformi alle nostre strutture fisiche o psichiche, o alle nostre istintive, profonde aspirazioni.
Sarebbe questo sul Demonio e sull’influsso, ch’egli può esercitare sulle singole persone, come su comunità, su intere società, o su avvenimenti, un capitolo molto importante della dottrina cattolica da ristudiare, mentre oggi poco lo è. Si pensa da alcuni di trovare negli studi psicanalitici e psichiatrici o in esperienze spiritiche, oggi purtroppo tanto diffuse in alcuni Paesi, un sufficiente compenso. Si teme di ricadere in vecchie teorie manichee, o in paurose divagazioni fantastiche e superstiziose. Oggi si preferisce mostrarsi forti e spregiudicati, atteggiarsi a positivisti, salvo poi prestar fede a tante gratuite ubbie magiche o popolari, o peggio aprire la propria anima - la propria anima battezzata, visitata tante volte dalla presenza eucaristica e abitata dallo Spirito Santo! - alle esperienze licenziose dei sensi, a quelle deleterie degli stupefacenti, come pure alle seduzioni ideologiche degli errori di moda, fessure queste attraverso le quali il Maligno può facilmente penetrare ed alterare l’umana mentalità. Non è detto che ogni peccato sia direttamente dovuto ad azione diabolica (Cfr. S. TH. 1, 104, 3); ma è pur vero che chi non vigila con certo rigore morale sopra se stesso (Cfr. Matth. 12, 45; Eph. 6, 11) si espone all’influsso del mysterium iniquitatis, a cui San Paolo si riferisce (2 Thess. 2 , 3-12), e che rende problematica l’alternativa della nostra salvezza.
La nostra dottrina si fa incerta, oscurata com’è dalle tenebre stesse che circondano il Demonio. Ma la nostra curiosità, eccitata dalla certezza della sua esistenza molteplice, diventa legittima con due domande. Vi sono segni, e quali, della presenza dell’azione diabolica? e quali sono i mezzi di difesa contro così insidioso pericolo?

PRESENZA DELL'AZIONE DEL MALIGNO

La risposta alla prima domanda impone molta cautela, anche se i segni del Maligno sembrano talora farsi evidenti (Cfr. TERTULL. Apol. 23). Potremo supporre la sua sinistra azione là dove la negazione di Dio si fa radicale, sottile ed assurda, dove la menzogna si afferma ipocrita e potente, contro la verità evidente, dove l’amore è spento da un egoismo freddo e crudele, dove il nome di Cristo è impugnato con odio cosciente e ribelle (Cfr. 1 Cor. 16, 22; 12, 3), dove lo spirito del Vangelo è mistificato e smentito, dove la disperazione si afferma come l’ultima parola, ecc. Ma è diagnosi troppo ampia e difficile, che noi non osiamo ora approfondire e autenticare, non però priva per tutti di drammatico interesse, a cui anche la letteratura moderna ha dedicato pagine famose (Cfr. ad es. le opere di Bernanos, studiate da CH. MOELLER, Littér. du XXe siècle, I, p. 397 ss.; P. MACCHI, Il volto del male in Bernanos; cfr. poi Satan, Etudes Carmélitaines, Desclée de Br. 1948). Il problema del male rimane uno dei più grandi e permanenti problemi per lo spirito umano, anche dopo la vittoriosa risposta che vi dà Gesù Cristo. «Noi sappiamo, scrive l’Evangelista S. Giovanni, che siamo (nati) da Dio, e che tutto il mondo è posto sotto il maligno» (1 Io. 5, 19).

LA DIFESA DEL CRISTIANO

All’altra domanda: quale difesa, quale rimedio opporre alla azione del Demonio? la risposta è più facile a formularsi, anche se rimane difficile ad attuarsi. Potremmo dire: tutto ciò che ci difende dal peccato ci ripara per ciò stesso dall’invisibile nemico. La grazia è la difesa decisiva. L’innocenza assume un aspetto di fortezza. E poi ciascuno ricorda quanto la pedagogia apostolica abbia simboleggiato nell’armatura d’un soldato le virtù che possono rendere invulnerabile il cristiano (Cfr. Rom. 13, 1 2 ; Eph. 6, 11, 14, 17; 1 Thess. 5; 8). Il cristiano dev’essere militante; dev’essere vigilante e forte (1 Petr. 5, 8); e deve talvolta ricorrere a qualche esercizio ascetico speciale per allontanare certe incursioni diaboliche; Gesù lo insegna indicando il rimedio «nella preghiera e nel digiuno» (Marc. 9, 29). E l’Apostolo suggerisce la linea maestra da tenere: «Non lasciarti vincere dal male, ma vinci nel bene il male» (Rom. 12, 21; Matth. 13, 29).
Con la consapevolezza perciò delle presenti avversità in cui oggi le anime, la Chiesa, il mondo si trovano noi cercheremo di dare senso ed efficacia alla consueta invocazione della nostra principale orazione: «Padre nostro, . . . liberaci dal male!».

A tanto giovi anche la nostra Apostolica Benedizione.

AMDG et DVM

mercoledì 20 gennaio 2016

ANNALIESE MICHEL


 
 
ANNALIESE MICHEL
SINTESI


Senza dubbio noi viviamo oggi in un tempo, in cui la grande massa della gente, anche nelle regioni cristiane dell'Occidente, che vive come se dopo la morte non ci fosse più niente e con la morte tutto fosse finito, come se ci fosse soltanto una vita terrena, che si deve godere quanto più è possibile. Si vivono giornalmente le conseguenze della perdita del timor di Dio, come rapine, uccisioni e terrori di ogni specie. Perfino bambini vengono uccisi a milioni con l'aborto, per crearsi una vita più comoda.
Insegnanti cattolici di religione negano l'esistenza del diavolo, oppure non ne parlano, rendendosi così corresponsabili della scomparsa del timor di Dio. Molti sacerdoti hanno tradito la loro vocazione e si sono presi una donna...
In questo tempo una giovane nella Germania centrale visse uno spaventoso martirio da parte dei demoni e alla fine offrì la sua giovane vita, affinché altre persone fossero risparmiate dalla tremenda sorte della dannazione eterna. Si tratta di Annalisa Michel, di Klingenberg sul Meno, nella Diocesi di Wúrzburg, da ultimo studentessa di pedagogia e di teologia, morta il primo luglio 1976.

Annalisa Michel fu nella sua vita posseduta da molti demoni, cosa però che si manifestò solo negli ultimi an-ni della sua vita. Il Vescovo mons. Giuseppe Stangl di Wiirzburg, dopo lungo tergiversare, ha concesso finalmente l'esorcismo per questo motivo, cioè la preghiera per cacciare i demoni, e ha incaricato a questo esorcismo il salvatoriano padre Arnoldo Renz superiore, allora parroco in Riick-Schippach. All'esorcismo partecipò in parte il parroco Ernesto Alt di Ettleben che già da qualche tempo si era occupato del caso di Annalisa.
I demoni avevano fin dalla sua fanciullezza simulato in essa malattie di ogni genere, ragion per cui, dapprima, nessuno conobbe l'ossessione, anzi nemmeno se ne ebbe il minimo sospetto e sua madre continuò a portare da un medico all'altro la sua figliola, apparentemente malata. Tuttavia quando la stessa Annalisa riconobbe in sé l'ossessione demoniaca e quindi l'inutilità dei trattamenti medici e temette di essere ricoverata in una clinica neurotica a causa degli attacchi del tutto simili a quelli di epilessia e affini, essa obbligò i suoi genitori e i due esorcisti di impedire questo. Perciò nei due ultimi mesi di vita, quando i demoni le impedirono di prendere qualsiasi nutrimento ed essa dimagriva spaventosamente, rimase senza assistenza medica. L'esorcismo non riuscì a cacciare i demoni. Annalisa morì.

II tribunale di Aschaffenburg dichiarò quindi i genitori e i due esorcisti responsabili della morte di Annalisa e condannò ciascuno di essi a sei mesi di libertà vigilata e al pagamento delle spese di tribunale.
Dopo queste condanne fu fatta istanza per la revisione del processo, - che era possibile - ma poi ritirata, in parte per motivi finanziari, in parte per mancanza di fi
ducia nella giustizia. Purtroppo, per questa ragione, rimase nella gente in genere la convinzione, favorita da quanto pubblicato dalla stampa e dalla televisione, che non c'è alcun diavolo, quindi che la sentenza era stata giusta.
Per questo motivo, per il primo anniversario della sentenza, i121.4.1979 io ho pubblicato lo scritto esplicativo "Condannati innocenti" ed ho esposto in esso che Annalisa non era per niente colpita da epilessia o demenza, ma era ossessa e che essa, a seguito delle medicine ordinate dai medici ossia lo Zentropil e il Tegretol, deve essere morta! Lo scritto ebbe una larga diffusione e accoglienza. Il demonio, durante un esorcismo su un'altra ossessa, dichiarò che Annalisa morì di inedia, denutrita.
In seguito fui pregato di approfondire e pubblicare in un nuovo scritto la vita di Annalisa Michel e le risposte dei demoni durante gli esorcismi. Io volevo tuttavia lasciare questo compito ai due esorcisti, che conobbero appunto personalmente Annalisa, come pure all'Arcivescovo di Wùrzburg, il quale, a seguito di ripetute dichiarazioni dei demoni per ordine della Madonna, aveva ricevuto la registrazione su nastro dell'esorcismo. Ma siccome non uscì una competente e seria pubblicazione delle risposte e delle affermazioni dei demoni, mi voglio assumere questo compito e in questa occasione premettere anche una breve storia della sua vita e dei suoi mali. Sono inoltre, ben convinto, che tanti teologi cattolici, che ancora credono all'esistenza dei demoni e alla possibilità di ossessioni, sono dell'opinione che non ci si dovrebbe occupare delle espressioni dei diavoli, questi neri compagni, perché essi dicono soltanto bugie e portano pertanto su una strada sbagliata.

Riguardo alla domanda se costoro dicono sempre soltanto bugie o magari anche talvolta la verità a nostro bene, perché il Cielo li costringe a ciò, io mi sono riferito a parecchi passi della Sacra Scrittura già nella mia pubblicazione "Condannati innocenti". Tuttavia non si vuol credere che Dio trovi necessario impiegare anche i demoni per la nostra salvezza!
Io ci vedo invece tale necessità, data dal fatto che, oggi, dei teologi cattolici falsano la Sacra Scrittura, negano l'esistenza dei demoni o per lo meno non ne parlano, come se fossero morti! In tal modo essi negano il pericolo della dannazione eterna. E da queste perverse dottrine non solo ne è colpita gran parte del popolo, ma anche dei sacerdoti. Quando finalmente, dopo anni di pazienza, si condannò il professor Kiing, si alzò una grande ondata di proteste perché finalmente si era presa posizione contro uno che camminava nell'errore.

Oggi c'è ancora un sacerdote che ha il coraggio di insegnare agli scolari l'esistenza dei demoni? Se c'è, questi corre il rischio di essere tolto via dall'insegnamento della religione. Anche dei parlamentari, della SPD e della FDP della Dieta di Baviera, presero a protestare contro la rinnovazione dell'incarico di catechista al parroco Alt, che aveva attivamente lavorato nell'esorcismo di Klingenberg, e con risultato, grazie all'autorità ecclesiastica di Wiirzburg!
Quindi non c'è da meravigliarsi in un tempo del genere se il Signore ci fa dare un insegnamento religioso per mezzo dei demoni.
Annalisa infatti, ha conosciuto potenti rappresentanti dell'inferno nel loro abissale odio contro Dio e gli uomini e nella loro totale perfidia, e con lei anche i suoi familiari, gli esorcisti e i loro cooperatori.
Di questo e soprattutto delle istruzioni dateci per ordine del Cielo, se ne deve parlare. Anche se un solo lettore trae le conseguenze e si allontana dal male e salva la sua anima, la spesa per questo libro è ben ripagata.


Gaspare Bullinger


SI RIPORTA LA PARTE FINALE DEL FILM " THE EXORCISM OF EMILY ROSE "
CHE RAPPRESENTA LA VERA STORIA DI ANNALIESE MICHEL
DOVE FU CAMBIATO SOLO IL NOME CON EMILY ROSE.





Cose dette dai demoni
 in generale

L'ossessione di Annalisa Michel è, per molte ragioni, un caso straordinario nella storia della Chiesa. Infatti non si era quasi mai sentito che un esorcismo ordinato dal Vescovo del luogo non avesse il suo scopo e la esorcizzata morisse. È anche stato molto raro che una persona, direttamente o indirettamente, sia stata così tanto tormentata corporalmente e spiritualmente come Annalisa. (La celebre mistica Maria de Vallees, bretone, fu per 46 anni, nel Seicento, anima vittima, né poterono liberarla gli esorcismi, e pure ella era stata maleficiata come Annalisa.
C'è poi da considerare la ossessione dei demoni su Annalisa e quanto essi dissero, che dà motivo di seria riflessione. Potenze dell'inferno, demoni conosciuti del tempo antico, ma anche uomini-demoni, finora mai apparsi, del tempo moderno, si sono acquartierati in Annalisa; alcuni perfino già dopo la maledizione data ad Annalisa ancora prima della sua nascita; altri solo con l'andar del tempo e precisamente:
Lucifero, come unico angelo-demonio, il capo degli angeli precipitati nell'inferno, Giuda Iscariota, il primo traditore fra i seguaci di Cristo, Nerone, come rappre-sentante di un antico potere terreno, che perseguitò a sangue la giovane Chiesa, Caino, il primo fratricida nella storia dell'umanità, Hitler, l'uccisore di grandi masse di persone e nemico della Chiesa del nostro tempo, Fleischmann, un sacerdote indegno del 16° secolo, altri dannati del tempo antico e nuovo.
Quale colorita masnada!

Che cosa significano per noi i diversi demoni? Forse che non hanno innumerevoli seguaci in tutto il mondo? Per es.: fra quelli cosiddetti intellettuali, che non piegano la loro testa e le loro ginocchia davanti al Creatore e Redentore, come fece un tempo Lucifero;
nei traditori che gettano la Chiesa in braccio ai suoi nemici come Giuda;
nelle potenze terrene che perseguitano la Chiesa e i cristiani fino al sangue, come Nerone;
nei malfattori prepotenti, omicidi, terroristi, che assomigliano a Caino, la cui uccisione del fratello gridò vendetta al cielo; in coloro che vogliono essere ritenuti come dèi e sono tiranni e uccisori di moltitudini, come Hitler; in coloro che vanno verso la dannazione eterna per la loro appartenenza a organizzazioni nemiche del cristianesimo, come quella nazista del terzo Reich, che però, per comprensibili motivi non si sono rivelati con il nome; in coloro che non si pentono dei loro delitti e perciò non vogliono riparare, come sul Calvario il ladrone crocifisso alla sinistra di Gesù; in coloro le cui passioni e la vita mondana fanno sì che arrivino al punto d'impedire la nascita dei bambini, come si trova alla fine con la testimonianza delle donne dannate.
Quale incarico hanno avuto da eseguire i demoni?
Quattro evangelisti hanno scritto per noi la vera dottrina di Cristo e l'hanno trasmessa per la salvezza della nostra anima, per ordine dell'Alto.

Quattro demoni principali, che parlano nell'esorcismo di Klingenberg e precisamente, Lucifero, Giuda, Nerone e Fleischmann, dovettero ora con le loro affermazioni ricordarci la vera dottrina di Cristo, anch'essi per ordine dell'Alto, anche per la salvezza delle nostre anime, e così dare un insegnamento religioso, perché da parte di certi teologi cattolici l'insegnamento di Cristo in parte è falsificato o diluito o ignorato. È cosa interessante che questi quattro oratori del mondo dell'abisso dovettero perfino trasmettere al signor parroco Alt, di Ettleben, l'incarico di comunicare al "Superiore di Wiirzburg" la registrazione su nastro di quanto avevano detto, affinché egli lo rendesse pubblico. Altri importanti incarichi o discorsi o cose precise dette, p. e. che il sacerdote come tale deve essere riconoscibile attraverso il suo abito; che la comunione sulla mano e ricevuta in piedi era opera dell'inferno, ecc. ecc. dovettero essere affermate pure da diversi demoni.
Ora hanno essi mentito o hanno detto la verità? Ripetutamente alcuni di loro si sono contrassegnati come "padre della menzogna". Forse che questo non è vero? Lucifero ne diede prova e si è mostrato menzognero con la sua affermazione che egli era il più alto degli esseri spirituali e invece lo è Dio. Ma costretto dall'Alto egli dovette pure ammettere che egli era un creatura, e soltanto il supremo capo dei demoni nell'inferno. Giuda non poté esimersi dal dire che era dannato, mentre Pie-tro "dall'alto" guarda in giù, però talora dice anche lui è lassù, dove sono gli altri, e che non era dannato! Ma anche qui le bugie hanno le gambe corte. Egli dovette poi molte volte confessare che è proprio dannato, per tutta l'eternità e questo con urla spaventose, tali che agghiacciavano le ossa sino alle midolla!

Una volta un sacrestano, sulla cinquantina, ebbe a far conoscenza con questo Giuda. Egli mi raccontò di aver avuto l'occasione di assistere, come ospite, a una seduta di esorcismo. Giuda parlò per bocca di una donna, senza che si muovessero la bocca o le labbra di lei.
Anche qui egli si mostrò prima come padre della menzogna, ma poi gli sciorinò i peccati non confessati. "Questo è vero! Dice il vero! Questa volta non mente!". Gridò il sacrestano e si fece poi dare l'assoluzione (dal sacerdote esorcizzante). Da allora egli non ebbe più in seguito alcuna voglia di assistere un'altra volta ad un esorcismo. Quando, poi, durante il processo per gli esorcismi in Aschaffenburg, alla televisione fu fatta sentire anche una registrazione delle risposte dei demoni egli riconobbe nuovamente la voce di Giuda! (Quel processo fu seguito in televisione da 50.000.000 di persone in Germania!). Nelle cose dette dai demoni, oltre che con le menzogne dirette, bisogna fare i conti anche con le esagerazioni e generalizzazioni, come per esempio quando Nerone, il 10.10.1975, disse che i vescovi olandesi sono eretici e che anche i vescovi vanno all'inferno. È tanto scurrile, indelicato, tipico del mondo infernale, il modo di esprimersi dei demoni nei riguardi di Cristo, i santi, i vescovi, gli esorcisti, e rispetto ad altre persone presenti, anzi anche perfino tra loro. In ciò appare l'odio abissale e la illimitata rozzezza. Sono espressioni che si sentono anche fra gente triviale, per esempio scrofa, cane lurido, maiale, ecc. Una volta che una donna osò entrare nella discussione durante un esorcismo, subito da parte del demonio le fu rinfacciato: "Chiudi il becco, scrofa!". È Dio che permette tali espressioni e anche la loro grossolanità pure nel trattamento della loro vittima, affinché sappiamo quali fiori spettano a coloro che cadono sotto le unghie di queste bestie, e perché possiamo impedire con la preghiera e la riparazione questa disgrazia. Unicamente e solamente la Madre di Dio in questi esorcismi viene risparmiata da quelle crude espressioni diaboliche. Lei ha infatti posto il suo piede sul capo del dragone. Quando essi, per ordine di Lei, devono dire qualche cosa, parlano come di "quella là", specialmente quando Annalisa doveva indicare la statua della Madonna, oppure "per incarico della Dama", dell`Alta", o di "Madama".

Estremamente odiosi e perciò irripetibili i titoli dati dai demoni agli oggetti benedetti, per esempio la stola, le statue, le croci, le reliquie, ecc. L'acqua santa è per loro l'acqua lurida, la stola, similmente, e così l'esorcismo, la preghiera del rosario "il cicaleccio", i luoghi benedetti o di grazia, come luoghi di pellegrinaggio, sono per loro il porcile.
Non sempre riesce all'esorcista di far rettificare le sue espressioni. "Questo non lo posso" oppure "questo non mi va" oppure risponde con un deciso "no"; egli si rifiuta di ubbidire al comando. Spesso l'esorcista deve domandare: "per esempio vuoi dire la mèta del pellegrinaggio, 'san Damiano oppure Montichiari', 'la santacomunione', la Chiesa?". Oppure cose simili a cui di solito il demonio risponde "sì". In seguito, o secondo le circostanze, le espressioni del demonio sono appena accennate.
Non si può di per sé escludere che un demonio, in una sua espressione, possa essersi sentito chiamare l'incaricato da Cristo o dalla Madonna, se ciò non corrispondesse al vero. Alle volte un ordine dall'Alto può essere riconosciuto dal tono strozzato del demonio. Allora si rileva che egli fu costretto a questo. Però anche nell'eseguire un incarico un demonio si sforza di aggiungere una bugia. Anche se riguardo alle loro frasi si deve essere molto prudenti, sarebbe tuttavia fondamentalmente sbagliato, escludere o rifiutare per principio, o ignorarle. Ciò sarebbe altrettanto sbagliato, come credere senz'altro alle loro espressioni e accettarle. Come è ripetutamente accaduto nell'esorcismo "Un avvertimento dall'Aldilà". Il padre Arnoldo Renz, nella sua introduzione a questo scritto, ha detto che i demoni cercano sempre di mentire durante l'esorcismo. Perciò quello che essi dicono lo si deve esaminare fino in fondo. Ci viene offerta l'occasione a questo con il confronto con il Vangelo, gli insegnamenti della Chiesa, le rivelazioni a persone particolarmente favorite, ecc.

Come già si è rivelato una volta, le espressioni dei diavoli sono state apposte in maniera confusa, ad arte, fra loro; una volta questo, una volta quello. Forse il senso vero e proprio è andato talora perduto. Tuttavia noi vogliamo sapere che cosa dicono i demoni di se stessi, di altri demoni e dell'inferno; come si sono comportati con la loro vittima; che cosa essi hanno effettivamente detto
ad Annalisa; che cosa sanno loro delle situazioni del nostro tempo, soprattutto nella Chiesa; che cosa essi hanno da dire e quali messaggi ci hanno da trasmettere; come essi si sono comportati con gli esorcisti, che cosa avevano essi ancora da dire. Tutto questo fu raccolto e messo insieme, mediante registrazioni e nel corso degli esorcismi.
Quanto ora segue lo potrà dimostrare.






 NOVENA
ad Anneliese Michel


Prima Giornata

Cara Anneliese Michel, Tu eletto fiore sofferente di Gesù Cristo, mi rivolgo a Te con molta fiducia. Ti prego di implorare la Grazia per me...
Ti prego anche di concedermi la Grazia affinché io sia in grado di cercare Dio e la Sua magnificenza come prima cosa sulla Terra!
Le necessità della vita terrena devono restare al secondo posto nella mia vita!
Tu, cara Anneliese, all'età di 18 anni hai scritto in una lettera:
"Io pongo Dio al primo posto nella mia vita!".

Anche per me Dio deve essere e rimanere al primo posto! Aiutami, affinché io ami Dio al di sopra di ogni altra cosa, al fine di poter raggiungere il Cielo, dove sarò pienamente felice in eterno, perché la mia vera patria è il Cielo!

Padre Nostro che sei nei cieli...
Ave o Maria...
Gloria al Padre...


Seconda Giornata

Mia amatissima sorella celeste Anneliese, io ti prego, implora per me la Grazia.
Aiutami anche a sopportare pazientemente ogni giorno ed in nome dell'amore per amore tutte le croci e le avversità della vita passeggera, perché Gesù ti disse:
"Le mie croci sono i più grandi regali della Grazia!".

Non solo la forza interiore di saper sopportare la croce ma anche la croce stessa è una Grazia! Aiutami a comprendere sempre più profondamente che per ogni croce che avrò portato, diventerò più degno di rag-giungere il Cielo. Nel fiore della giovinezza Tu fosti sfi-gurata da tante sofferenze e colpita sulla croce. Il tuo cammino terreno pieno di spine ti condusse a quella patria felice, dove fioriscono le rose senza spine! Oh, aiutami a vivere per questa patria, dove un giorno sarò pienamente felice in Dio insieme ad altri milioni di anime, perché la nostra patria è il Cielo eterno!

Padre Nostro che sei nei cieli...
Ave o Maria...
Gloria al Padre...
Terza Giornata

Cara Anneliese Michel, Tu prediletta di Gesù e di Maria, pieno di fiducia ti prego, implora per me la Grazia... Altrettanto fervidamente ti prego di concedermi la Grazia di sottomettermi, di subire e sopportare pazientemente le sofferenze quotidiane che non com-prendo, perché il Salvatore ti disse:
"Ogni sofferenza, è ovvio, porta molti frutti
se viene congiunta alle mie sofferenze".

Mio amato fiore sofferente Anneliese, implora per me l'immensa Grazia di rendermi capace di sopporta-re per amore di Gesù tutto ciò che decide il Padre cele-ste. Lo so, dopo le brevi sofferenze del tempo, ci aspet-ta la beatitudine del Cielo!
Implora che io possa anelare a quella terra dove è nota la giovinezza eterna, e che sarà eterna nell'amore! Oh, come sarà bello il Cielo!

Padre Nostro che sei nei cieli...
Ave o Maria...
Gloria al Padre...

Quarta Giornata

Anneliese, mio amato fiore sofferente, pieno di fidu-cia ti prego di implorare la Grazia per me...
Aiutami, affinché io diventi sempre più disposto al sacrificio e precisamente che ciò provenga dall'amore per Gesù, - dall'amore per Dio, perché l'amore vale
solo presso Dio. Io voglio anche accogliere le sofferen-ze come espiazione per coloro che si trovano su una strada sbagliata che porta all'Inferno e che, nell'ipocri-ta felicità del Diavolo, sono essi stessi felici. Che essi possano imboccare la strada che porta al Cielo in tempo, prima che sia troppo tardi. Tu fosti prescelta da Gesù per soffrire ed espiare le colpe di questi uomini che vanno incontro alla sofferenza eterna, per-ché il Salvatore ti disse:
"Tu soffrirai ed espierai i peccati già da ora".

Il mio attuale spirito di sacrificio in nome dell'amo-re, è veramente il momento decisivo per la beatitudine eterna! Aiutami ad essere coraggioso, cosicché anche tramite me molti di quegli uomini possano ottenere la felicità che solo il Cielo ci può dare!

Padre Nostro che sei nei cieli...
Ave o Maria...
Gloria al Padre...

Quinta Giornata

Anneliese Michel, Tu fiore sofferente prescelto da Gesù e prediletta di Maria, sii il mio intercessore pres-so Dio ed invoca per me la Grazia...
Due preti completamente diversi tra loro erano pre-senti al Tuo martirio d'espiazione. Il pastore Fleis-chmann dall'Inferno e Padre Pio dal Cielo. Tra il Cielo e l'Inferno si è compiuta la tua inconcepibile sofferen-za, - naturalmente ha vinto il Paradiso. In questa sof-ferenza tra Paradiso e Inferno, Tu hai compreso la dignità dei preti.
Riempici con l'ardente desiderio di pregare per i preti santi, - ma anche per quelli che sono diventati infedeli al loro alto incarico, cosicché anche questi possano imboccare la retta via per il Cielo e al fine di non guidare le loro anime infedeli verso l'Inferno, bensì verso la beatitudine eterna, perché Gesù ti disse:
"Prega e sacrificati molto per i miei preti!
Non ti ho mostrato per niente la grandezza
e la dignità di uno di quei preti, ma l'ho fatto
perché Tu rabbrividissi di rispetto profondo
nei loro confronti".

Aiuta tutti i preti affinché essi diventino quei pastori che guidano il gregge di Cristo verso il pascolo eterna-mente verde, sino alla splendente cima della beatitu-dine eterna.
Un'inconcepibile beatitudine eterna ci attende lassù nel Cielo!

Padre Nostro che sei nei cieli...
Ave o Maria...
Gloria al Padre...

Sesta Giornata

Mia amata sorella Anneliese Michel, Tu hai dovuto sopportare profonde umiliazioni come espiazione per la superbia del Mondo.
La Tua anima è stata abbandonata a soffrire per un tempo determinato nelle mani delle potenze dell'In-ferno. Al tuo corpo è stata rubata ogni bellezza nel più bel fiore della giovinezza. - Come è stato detto al Salvatore dopo la spietata flagellazione: "Guardate che uomo". - Così ti hanno potuto dire, cara Annelie-se: "Guardate che ragazza".
Con la più profonda umiliazione, Tu hai espiato ogni superbia che era stata manifestata da altri e rica-duta su chi non ne era responsabile. Perciò ti prego di donarmi la Grazia dell'umiltà e la Grazia...
Aiutami a non condannare i preti indegni, ma a pre-gare per loro, cosicché essi si possano rendere conto di quanto profonda sia la loro responsabilità e quanto importante sia la loro elezione. Gesù ti disse:

"Rifletti, anche il prete indegno è un secondo Cristo. Non condannare nessuno, per non essere ' condannato. Lascia a me questo compito!".

Salvatore divino, nella più profonda umiltà, con spi-rito espiatore ed in preghiera lascio tutto alla tua divi-na magnanimità; non solo gli errori dei Tuoi fedeli e gli errori di coloro che ti hanno abbandonato, ma anche i miei stessi errori. A Te, amato Salvatore, non interessano i miei errori, ma il mio amore per Te e per i miei simili, perciò do-nami un grande amore, con il quale io possa essere d'aiuto a molti uomini lungo la strada dell'amore, pronto al sacrificio per conquistare quella patria, dove l'eterna giovinezza attende nell'amore eterno, e questa patria è il Cielo!

Padre Nostro che sei nei cieli...
Ave o Maria...
Gloria al Padre...

Settima Giornata

Anneliese, rosa sbocciata nelle sofferenze per il Paradiso! Le dure prove della giovinezza ti hanno condotta all'immensa fortuna dell'eternità di Dio! Invoca per me dal Cielo la Grazia... per la quale ti prego fervidamente! Aiutami a riporre tutta la mia fiducia in Gesù e ad essere sotto la protezione della Madre dei cieli, Maria! Anch'io voglio stare sotto la protezione di Maria per essere quotidianamente lega-to a Gesù totalmente nella preghiera!
Con Gesù si possono superare tutti gli esami, le sof-ferenze sono ancora così grandi, esse passano conti-nuamente! - Gesù ti disse:
"Tu supererai tutte le tue prove; ma sarai chiamata a compierne ancora altre. Ti concederò la mia Grazia. Sarai fedele sino alla morte!".

Cara Anneliese, ti prego di concedermi la Grazia di essere fedele in tutte le prove sino alla morte!
Nell'ultimo giorno della Tua vita, nel Tuo ultimo "giorno d'esame", hai dato l'impressione di non aver superato l'ultima prova, - come se Tu fossi "passata volando". Sì, cara Anneliese, effettivamente sei passa-ta volando col Salvatore, dal Tempo all'eternità di Dio. Tu sei atterrata in quel paese dove non ci saranno più prove per l'eternità, ma solo gioia, - eterna gioia nel Regno dei cieli!

Padre Nostro che sei nei cieli...
Ave o Maria...
Gloria al Padre...


Ottava Giornata

Cara Annaliese Michel, quando la mia preghiera in onore di Dio è la mia salvezza, così io ti prego, esaudi-scimi.
Aiutami anche in tutte le demoniache contestazioni!
Aiuta molti uomini a raggiungere la mèta eterna! Ac-corri in aiuto ai sofferenti, a chi interpreta male, a tutti i solitari e porta loro il desiderio della piena felicità in cielo! Riempili con un desiderio di Dio, Dio è la vita! In-segna loro a pregare! Aiuta i genitori a ottenere una ve-ra e profonda fede, con la quale facciano crescere i loro figli, non solo per le cose terrene, ma per la felicità del cielo. Implora la forza della giovinezza a scansare il peccato e il desiderio - non l'effimera, ma l'eterna gioventù a gustare il cielo meraviglioso.
Miracolosi desideri sono possibili solo là, dove la gra-zia di Dio è disponibile e la Grazia deve essere eredita-ta, perciò ti dice l'amato Salvatore:
"Prega e implora incessantemente per il tuo prossi-mo, affinché anch'egli possa raggiungere la patria eterna".

Aiutaci a pregare volentieri, a scansare il peccato, a santificare le domeniche e i giorni feriali, a venerare profondamente Gesù e ognissanti nell'eucaristia, ad ac-cogliere la Santa Comunione con cuori puri.
Aiutaci, Maria, a dimostrare nel rosario di ogni gior-no la nostra vita.
Aiutaci a essere buoni con gli altri.
Così andiamo insieme verso l'alta felicità, questa ci aspetta lassù nel cielo meraviglioso.

Padre Nostro che sei nei cieli...
Ave o Maria...
Gloria al Padre...


Nona Giornata

Cara Anneliese Michel, alla nona giornata ti prego di farmi la Grazia...
Sarò grato in eterno per ogni Grazia tramite la quale opererò per raggiungere un giorno la mia mèta, per-ché ogni Grazia per me è la più grande ricchezza, ora e per sempre!
Oh, come bramo per quella Grazia tramite la quale tutti i popoli e le nazioni della Terra si riconosceranno in Dio, come Figli di Dio si ameranno vicendevolmen-te e tutti allo stesso tempo AMERANNO DIO AL DI SOPRA DI OGNI ALTRA COSA, - come in Cielo, così in Terra!
Vorremmo imboccare tutti insieme la strada verso la celestiale Gerusalemme, dove sono pronti per noi de-gli appartamenti eterni, per vivere con Te l'eterna gio-vinezza e l'amore eterno.

Padre Nostro che sei nei cieli...
Ave o Maria...
Gloria al Padre...

 
 
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mercoledì 15 luglio 2015

L'Abitino

LO SCAPOLARE DELLA MADONNA DEL CARMELO
LA GRANDE PROMESSA DELLA MADONNA DEL CARMINE

PER CHI PORTA L"'ABITINO"


La Regina del Cielo, apparendo tutta raggiante di luce, il 16 luglio 1251, al vecchio generale dell'Ordine Carmelitano, San Simone Stock (il quale L'aveva pregata di dare un privilegio ai Carmelitani), porgendogli uno scapolare -detto comunemente «Abitino»- così gli parlò: «Prendi figlio dilettissimo, prendi questo scapolare del tuo Ordine, segno distintivo della mia Confraternita, privilegio a te e a tutti i Carmelitani. CHI MORRA' RIVESTITO DI QUESTO ABITO NON SOFFRIRA' IL FUOCO ETERNO; questo è un segno di salute, di salvezza nei pericoli, di alleanza di pace e di patto sempiterno».
Detto questo, la Vergine scomparve in un profumo di Cielo, lasciando nelle mani di Simone il pegno della Sua Prima «Grande Promessa».

La Madonna, dunque, con la Sua rivelazione, ha voluto dire che chiunque indosserà e porterà per sempre l'Abitino, non solo sarà salvato eternamente, ma sarà anche difeso in vita dai pericoli.

Non bisogna credere minimamente, però, che la Madonna, con la sua Grande Promessa, voglia ingenerare nell'uomo l'intenzione di assicurarsi il Paradiso, conti­nuando più tranquillamente a peccare, o forse la speranza di salvarsi anche privo di meriti, ma piuttosto che in forza della Sua Promessa, Ella si adopera in maniera efficace per la conversione del peccatore, che porta con fede e devozione l'Abitino fino in punto di morte. 

CONDIZIONI PER OTTENERE IL FRUTTO DELLA GRANDE PROMESSA DELLA MADONNA 

1) Ricevere al collo l'Abitino dalle mani di un sacerdote, il quale, imponendolo, recita una sacra formula di consacra­zione alla Madonna (RITO DI IMPOSIZIONE DELLO SCAPOLARE). Ciò è necessario solo la prima volta che s'indossa l'Abitino. Dopo, quando s'indossa un nuovo «Abitino», esso si mette al collo con le proprie mani. 
2) L'Abitino, deve essere tenuto, giorno e notte, indosso e precisa­mente al collo, in modo che una parte scenda sul petto e l'altra sulle spalle. Chi lo porta in tasca, nella borsetta o appuntato sul petto non partecipa alla Grande Promessa. 
3) È necessario morire rivestivo del sacro abitino. Chi l'ha portato per tutta la vita e sul punto di morire se lo toglie, non partecipa alla Grande Promessa della Madonna. 

ALCUNI CHIARIMENTI

L'Abitino (che non è altro che una forma ridotta dell'abito dei religiosi carmeli­tani), deve essere necessariamente di panno di lana e non di altra stoffa, di forma quadrata o rettangolare, di colore marrone o nero. L'immagine su di esso, della Beata Vergine, non è necessaria ma è di pura devozione. Scolorandosi l'immagine o staccandosi l'Abitino vale lo stesso.
L'Abitino consumato si conserva, o si distrugge bruciandolo, e il nuovo non ha bisogno di benedizione. 
Chi, per qualche motivo, non può portare l'Abitino di lana, può sostituirlo (dopo averlo indossato di lana, in seguito all'imposizione fatta dal sacerdote) con una medaglietta che abbia da una parte l'effige di Gesù e del Suo Sacro Cuore e dall'altra quella della Beata Vergine del Carmelo. 
L'Abitino si può lavare, ma prima di toglierlo dal collo è bene sostituirlo con un altro o con una medaglietta, in modo che non si resti mai privi di esso.
Non è necessario che l'Abitino tocchi direttamente il corpo, ma può portarsi sugl'indumenti, purché sia messo al collo. 
Chi porta l'Abitino, pur non essendo obbligato, è bene che reciti spesso la giaculatoria: «O Maria Santissima del Carmelo pregale per noi».
Baciando lo Scapolare o la medaglia propria o quello di altra persona si lucra l'indulgenza parziale.


IL PRIVILEGIO SABATINO 

Il Privilegio Sabatino, è una seconda Promessa (riguardante lo scapolare del Carmine) che la Madonna fece in una Sua apparizione, ai primi del 1300, al Pontefice Giovanni XXII, al quale, la Vergine comandò di confermare in terra, il Privilegio ottenuto da Lei in Cielo, dal Suo diletto Figlio.
Questo grande Privilegio, offre la possibilità di entrare in Paradiso, il primo sabato dopo la morte. Ciò vuol dire che, coloro che otterranno questo privilegio, staranno in Purgatorio, massimo una settimana, e se avranno la fortuna di morire di sabato, la Madonna li porterà subito in Paradiso.
Non bisogna confondere la Grande Promessa della Madonna con il Privilegio Sabatino. Nella Grande Promessa, fatta a S. Simone Stock, non sono richieste né preghiere né astinenze, ma basta portare con fede e devozione giorno e notte indosso, fino al punto di morte, la divisa carme­litana, che è l'Abitino, per essere aiutati e guidati in vita dalla Madonna e per fare una buona morte, o meglio per non patire il fuoco dell'Inferno. 
Per quanto riguarda il Privilegio Sabatino, che riduce ad una settima­na, massimo, la sosta nel Purgatorio, la Madonna chiede che oltre a portare l'Abitino si facciano anche preghiere e alcuni sacrifici in Suo onore. 

CONDIZIONI VOLUTE DALLA MADONNA PER OTTENERE IL PRIVILEGIO SABATINO 

1) Portare, giorno e notte indosso, l’«Abitino», come per la Prima Grande Promessa. 
2) Essere iscritti nei registri di una Confraternita Carmelitana ed essere, quindi, confratelli Carmelitani. 
3) Osservare la castità secondo il proprio stato. 
4) Recitare ogni giorno le ore canoniche (cioè l'Ufficio Divino o il Piccolo Ufficio della Madonna). Chi non sa recitare queste preghiere, deve osservare i digiuni della S. Chiesa (salvo se non è dispensato per legittima causa) e astenersi dalle carni, nel mercoledì e nel sabato per la Madonna e nel venerdì per Gesù, eccettuato il giorno del S. Natale. 
La S. Chiesa, per venire incontro ai fedeli, dà al Sacerdote, che impone l'Abitino, la facoltà di commutare la recita delle ore canoniche e l'astinenza del mercoledì e del sabato in alcune facili preghiere e in un po' di penitenza, a piacimento del sacerdote stesso. Tutte queste pratiche, generalmente vengono commutate nella recita quotidiana del Santo Rosario oppure di 7 Pater, 7 Ave, 7 Gloria e nell'astinenza dalla carne il mercoledì, in onore della Madonna del Carmine. 

ALCUNE PRECISAZIONI

Chi non osserva la recita delle suddette preghiere o l'astinenza dalle cami non commette alcun peccato; dopo la morte, potrà entrare anche subito in Paradiso per altri meriti, ma non godrà del Privilegio Sabatino.
La commutazione dell'astinenza dalle carni in altra penitenza si può chiedere a qualunque sacerdote.

ATTO DI CONSACRAZIONE ALLA BEATA VERGINE DEL CARMINE
  Maria, Madre e decoro del Carmelo, a te con­sacro oggi la mia vita, quale piccolo tributo di gratitu­dine per le grazie che attraverso la tua intercessione ho ricevuto da Dio. Tu guardi con particolare benevolenza coloro che devotamente portano il tuo Scapolare: ti supplico perciò di sostenere la mia fragilità con le tue virtù, d'illuminare con la tua sapienza le tenebre della mia mente, e di ridestare in me la fede, la speranza e la carità, perché possa ogni giorno crescere nell'amore di Dio e nella devozione verso di te. Lo Scapolare richiami su di me lo sguardo tuo materno e la tua protezione nella lotta quotidiana, sì che possa restare fedele al Figlio tuo Gesù e a te, evi­tando il peccato e imitando le tue virtù. Desidero of­frire a Dio, per le tue mani, tutto il bene che mi riu­scirà di compiere con la tua grazia; la tua bontà mi ottenga il perdono dei peccati e una più sicura fedeltà al Signore. O Madre amabilissima, il tuo amore mi ottenga che un giorno sia concesso a me di mutare il tuo Scapolare con l'eterna veste nuziale e di abitare con te e con i Santi del Carmelo nel regno beato del Figlio tuo che vive e regna per tutti i secoli dei secoli. Amen.

PREGHIERA ALLA MADONNA DEL CARMINE PER LE ANIME DEL PURGATORIO
Ricordati, o pietosissima Vergine Maria, gloria del Libano, onore del Carmelo, della consolante promessa che saresti discesa a liberare dalle pene de Purgatorio le Anime dei tuoi devoti. Incoraggiati da questa tua promessa, Ti supplichiamo, Vergine Consolatrice, di aiutare le care Anime, del Purgatorio, e specialmente… O Madre dolce e pietosa, rivolgi al Dio di amore e di misericordia con tutta la potenza della tua mediazione: offri il Sangue prezioso del tuo santissimo Figlio insieme ai tuoi meriti ed alle tue sofferenze: avvalora le nostre preghiere e quelle della Chiesa tutta, e libera le Anime del Purgatorio. Amen. 3 Ave, 3 Gloria.  

LODE ALLA MADONNA DEL CARMELO 

L'abitino che io porto
è sicuro mio conforto,
e lo stimo mio tesoro più d'argento, gemme e oro. 
Da Voi spero, Gran Signora, ciò che voi diceste allora
a Simone Vostro amato, dando l'abito sacrato.
Prometteste, certamente,
a chi il porta piamente,
esentar da cruda sorte ed in vita e dopo morte. 
Ed il sabato che viene, esentarlo dalle pene
col sovrano Vostro zelo e condurlo poi nel Cielo.
Orsù dunque, Verginella,
Madre, Sposa, tutta bella, me infelice liberate d'ogni male e consolate. 
Aiutatemi nei guai mentre afflitto sono assai,
specialmente, allora, quando il mio fiato sta spirando.
Allora sì datemi aiuto,
d'impetrar l'eterna vita, e sfuggire in tutti i modi di Lucifero le frodi.
Fate allora che io gioiendo e con gli Angeli godendo, canti dolce melodia,
Viva, viva del Carmine Maria. Salve Regina
Chi può, diffonda questo foglio tramite fotocopie. 

TESTIMONIANZA SULLA POTENZA DELLO SCAPOLARE

Sulla Piazza di Jlfurt in Alsazia (Francia) vi è una Statua monumentale in bronzo dell'Immacolata, con questa iscrizione:

«In memoria della liberazione dei due ossessi - Teobaldo e Giuseppe Burner - ottenuta per l'inter­cessione della B.V. M. Immacolata - Anno del Signore 1869».

Questi due fratelli furono invasi dal demonio per circa quattro anni (1864-69; curati inutilmente e visitati da molti Medici e specialisti, quando varie volte finalmente furono esorcizzati dal Parroco Brey e da tre Sacerdoti e Religiosi, incaricati dalla Curia di Strasburgo. Molte volte furono presenti, oltre ai genitori e parenti, anche il Sindaco del luogo Tresch e persone importanti, tra cui il Deputato Sig Ignazio Spies.
Teobaldo morì poi il 3-4-1871, all'età di 16 anni. Giuseppe morì più tardi - 1882 - a 25 anni. 

Molti fatti diabolici sono pure registrati nel Vangelo e in molte Vite di Santi.
Quindi non è fantasia: il demonio esiste, come l'Inferno!!!

I due ossessi erano soggetti a fenomeni straordinari, per es.:
- Torcere il collo o le gambe all'indietro, in modo straziante.
- Arrampicarsi sugli alberi, fino a tenui rami, che non si rompevano.
- Vomitare fuoco, schiuma, piume che appestavano la casa.
- Parlavano tutte le lingue e dialetti.
- Svelavano colpe segrete o delitti di persone presenti, che fuggivano.
- Quando i visitatori si erano prima Confessati, i ragazzi ossessi (per opera del demonio) dicevano: Prima siete stati nel porcile (la Chiesa) a togliere lo sterco dalle vostre coscienze!
- Al contrario quando si presentavano coloro che vivevano male o in peccato, dicevano: Oh! ecco uno dei nostri!... Che brava gente! Dovrebbero essere tutti così!... Risparmiano fatica al nostro padrone, e 'gli guadagnano molte anime. - ecc...
- Quando la camera o altre cose, a loro insaputa, venivano benedette con l'Acqua santa, dicevano: l'hanno spalmata col lordume!...
Bestemmiavano Dio, Gesù, l'Eucarestia, La Chiesa, i Santi... e mai la Madonna.
Fu loro chiesto: Perché bestemmiate Tutti... e mai la Madonna?
- Perché la Marionetta (Gesù) sulla Croce ce lo ha proibito!
Che pensate dell'Immacolata Concezione?
- Vattene alla malora con la tua Grande Signora!
Gli si mise addosso l'Abitino della Madonna del Carmine a Teobaldo, senza che se ne accorgesse.
Ma tosto egli gridò: toglimi questo strazio! Mi brucia...!
- Non è uno straccio - si rispose - e te lo toglierò solo quando tu mi dirai cos'è.
L'Abitino della Grande Signora!
Un'altra persona chiede a Giuseppe: Che cosa odiate di più nei Cristiani?
- ... La Devozione alla Grande Signora!... - fu risposto. 

Capite? Oh! Come dobbiamo essere grati alla Mamma del Cielo, che ci vuol vestire del Suo Santo Abitino: lo Scapolare!!!  

AVE MARIA PURISSIMA!

giovedì 2 ottobre 2014

"Vi chiamo"


Dalle rivelazioni di Gesù a Maria Valtorta: “Pentitevi dei vostri peccati per essere perdonati e pronti al Regno. Levate da voi l’anatema del peccato. Ognuno ha il suo. Ognuno ha quello che è contrario ai dieci comandamenti di salute eterna. Vogliate pentirvi. Non a parole. Dio non si irride e non si inganna. Ma pentitevi con la volontà ferma, che vi porti a mutare vita, a rientrare nella Legge del Signore. Il Regno dei Cieli vi aspetta. Domani!”

Dalle rivelazioni di Gesù alla mistica Maria Valtorta

capitolo 59. Visione.

 L’indemoniato guarito nella sinagoga di Cafarnao

Maria Valtorta:
Vedo la sinagoga di Cafarnao. E’ già piena di folla in attesa. Gente sulla porta occhieggia sulla piazza ancora assolata, benché sia verso sera. Finalmente un grido: “Ecco il Rabbi che viene ! La gente si volta tutta verso l’uscio, i più bassi si alzano sulle punte dei piedi o cercano di spingersi avanti. Qualche disputa, qualche spintone, nonostante i rimproveri degli addetti alla sinagoga e dei maggiorenti della città.“La pace sia su tutti coloro che cercano la Verità.” Gesù sulla soglia e saluta benedicendo a braccia tese in avanti. La luce vivissima che nella piazza assolata ne staglia l’alta figura, inondandola di luce. Egli ha deposto il candido abito ed nel suo solito azzurro cupo. Si avanza fra la folla che si apre e si rinserra intorno a Lui, come onda intorno ad una nave.
“Sono malato, guariscimi! geme un giovane che mi pare tisico nell’aspetto, e prende Gesù per la veste. Gesù gli pone la mano sul capo e dice: “Confida. Dio ti ascolterà. Lascia ora che Io parli al popolo, poi verrò a te” Il giovane lo lascia andare e si mette quieto. “Che ti ha detto? “ gli chiede una donna con un bambino in braccio. “Mi ha detto che dopo aver parlato al popolo verrà a me.” “Ti guarisce, allora?” “Non so. Mi ha detto: “Confida Io spero.”
“Che ha detto? Che ha detto? La folla vuole sapere. La risposta di Gesù ripetuta fra il popolo.
“Allora io vado a prendere il mio bambino.” “Ed io porto qui il mio vecchio padre.” “Oh! se Aggeo volesse venire! Io provo… ma non verrà.
Gesù ha raggiunto il suo posto. Saluta il capo della sinagoga ed è salutato da questi. E’ un ometto
basso, grasso e vecchiotto. Per parlare a lui, Gesù si china. Pare una palma che si curvi su un arbusto più largo che alto.
“Che vuoi che ti dia? chiede l’archisinagogo.
“Quello che credi, oppure a caso. Lo Spirito guiderà”
“Ma… e sarai preparato?”
“Lo sono. Dai a caso. Ripeto: lo Spirito del Signore guiderà la scelta per il bene di questo popolo.”
L’archisinagogo stende una mano sul mucchio dei rotoli, ne prende uno, apre e si ferma a un dato

Gesù prende il rotolo e legge il punto segnato:
“su alzati e santifica il popolo e di’ loro: Santificatevi per domani, perché dice il Signore Dio di Israele, l’anatema è in mezzo a voi, o Israele; tu non potrai stare a fronte dei tuoi nemici fino a tanto che sia tolto di mezzo a te chi sia contaminato con tal delitto”.
Si ferma, arrotola il rotolo e lo riconsegna.
La folla attentissima. Solo bisbiglia alcuno: “Ne udremo delle belle contro i nemici! E’ il Re d’Israele, il Promesso, che raccoglie il suo popolo!” Gesù tende le braccia nella solita posa oratoria. Il silenzio si fa completo.
Gesù parla:
“Chi è venuto per santificarvi, si è alzato. E’ uscito dal segreto della casa dove si è preparato a questa missione. Si è purificato per darvi esempio di purificazione. Ha preso la sua posizione di fronte ai potenti del Tempio e al popolo di Dio, e ora è fra voi. Io sono. Non come, con mente annebbiata e fermento nel cuore, alcuni fra voi pensano e sperano. Più alto e più grande è il Regno di cui sono il Re futuro e a cui vi chiamo. Vi chiamo, o voi di Israele, prima d’ogni altro popolo, perché voi siete quelli che nei padri dei padri ebbero promessa di quest’ora e alleanza col Signore Altissimo. Ma non con turbe di armati, non con ferocie di sangue sarà formato questo Regno, e ad esso non i violenti, non i prepotenti, non i superbi, gli iracondi, gli invidiosi, i lussuriosi, gli avari, ma i buoni, i miti, i continenti, i misericordiosi, gli umili, gli amorosi del prossimo e di Dio, i pazienti, avranno entrata. Israele! Non contro i nemici di fuori sei chiamato a combattere. Ma contro i nemici di dentro. Contro quelli che sono in ogni tuo cuore. Nel cuore dei dieci e dieci e dieci mila tuoi figli. Levate l’anatema del peccato da tutti i vostri singoli cuori, se volete che domani Dio vi raduni e vi dica: o popolo, a te il Regno che non sarà più sconfitto, né invaso, né insediato da nemici Domani. Quale, questo domani? Fra un anno o fra un mese? Oh! non cercate! Non cercate con sete malsana di sapere ciò che futuro con mezzo che ha sapore di colpevole stregoneria. Lasciate ai pagani lo spirito pitone. Lasciate a Dio Eterno il segreto del suo tempo. Voi da domani, il domani che sorgerà dopo quest’ora di sera, e quella che verrà di notte, che sorgerà col canto del gallo, venite a purificarvi nella vera penitenza.
Pentitevi dei vostri peccati per essere perdonati e pronti al Regno. Levate da voi l’anatema del peccato. Ognuno ha il suo. Ognuno ha quello che è contrario ai dieci comandamenti di salute eterna. Esaminatevi ognuno con sincerità e troverete il punto in cui avevate sbagliato. Umilmente abbiatene pentimento sincero. Vogliate pentirvi. Non a parole. Dio non si irride e non si inganna. Ma pentitevi con la volontà ferma, che vi porti a mutare vita, a rientrare nella Legge del Signore. Il Regno dei Cieli vi aspetta. Domani.
Domani? vi chiedete? Oh! sempre un domani sollecito l’ora di Dio, anche se viene al termine di una vita longeva come quella dei Patriarchi. L’eternità non ha per misura di tempo lo scorrere lento della clessidra. E quelle misure di tempo che voi chiamate giorni, mesi anni, secoli, sono palpiti dello Spirito Eterno che vi mantiene in vita. Ma voi eterni siete nello spirito vostro, e dovete, per lo spirito, tenere lo stesso metodo di misurazione del tempo che ha il Creatore vostro. Dire, dunque:
“Domani sarà il giorno della mia morte Anzi non morte per il fedele. Ma riposo di attesa, in attesa del Messia che apra le porte dei Cieli. E in verità vi dico che fra i presenti solo ventisette morranno dovendo attendere. Gli altri saranno già giudicati prima della morte, e la morte sarà il passaggio a Dio o a Mammona senza indugio, perché il Messia è venuto, fra voi e vi chiama per darvi la Buona Novella, per istruirvi alla Verità per salvarvi al Cielo. Fate penitenza! Il domani del Regno dei Cieli imminente. Vi trovi mondi per divenire possessori dell’eterno giorno. La pace sia con voi.”
Si alza a contraddirlo un barbuto e impaludato israelita. Dice:
“Maestro, quanto Tu dici mi pare in contrasto con quanto detto nel libro secondo dei Maccabei, gloria d’Israele; Lì è detto: ‘ infatti è segno di grande benevolenza il non permettere ai peccatori di andare dietro per lungo tempo ai loro capricci, ma di dare subito mano al castigo. Il Signore non fa come le altre nazioni, che le aspetta con pazienza per punirle, venuto il giorno del giudizio, quando colma è la misura dei peccati. ‘ Tu invece parli come se l’Altissimo potesse essere molto lento nel punirci, attendendoci come gli altri popoli, fino al tempo del giudizio, quando sarcà colma la misura dei peccati. Veramente i fatti ti smentiscono. Israele punito come dice lo storico dei Maccabei. Ma se fosse come Tu dici, non vi è dissapore fra la tua dottrina e quella chiusa nella frase che ti ho detto?”
“Chi sei, Io non so. Ma chiunque tu sia, Io ti rispondo. Non c’è dissapore nella dottrina, ma nel modo di interpretare le parole. Tu le interpreti secondo il modo umano. Io secondo quello dello spirito. Tu, rappresentante della maggioranza, vedi tutto con riferimenti al presente e al caduco. Io, rappresentante di Dio, tutto spiego e applico all’eterno e al soprannaturale. Vi ha colpito, si Geoav nel presente, nella superbia e nella giustizia d’esser un popolo secondo la terra. Ma come vi ha amati e come vi usa pazienza, più che con ogni altro, concedendo a voi il Salvatore, il suo Messia, perché lo ascoltiate e vi salviate prima dell’ora dell’ora divina! Non vuole più che voi siate peccatori. Ma se nel caduco vi ha colpiti, vedendo che la vostra ferita non sana, ma anzi ottunde sempre più il vostro spirito ecco che vi manda non punizione ma salvezza. Vi manda Colui che vi sana e vi salva. Io che vi parlo.”
“Non trovi essere audace nel professarti rappresentante di Dio? Nessuno dei Profeti osa tanto e Tu… Chi sei, Tu che parli? E per ordine di chi parli?”
Gesù: “Non potevano i Profeti dire di loro stessi ciò che Io di me stesso dico. Chi sono? L’atteso, il Promesso, il Redentore. Già avete udito colui che lo precorre dire: ‘ Preparate la via del Signore…Ecco il Signore Iddio che viene… Come un pastore pascerà il suo gregge, pure essendo l’agnello della Pasqua vera. E fra voi sono quelli che hanno udito dal Precursore (Giovanni il Battista) queste parole, e hanno visto balenare il cielo per una luce che scendeva in forma di colomba, e udito una voce che parlava dicendo chi ero. Per ordine di chi parlo? Di Colui che e che mi manda.”
“Tu lo puoi dire, ma puoi essere anche un mentitor e o un illuso. Le tue parole sono sante, ma talora Satana ha parole di inganno tinte di santitper trarre in errore. Noi non ti conosciamo.”
“Io sono Gesù di Giuseppe della stirpe di Davide, nato a Bethem Efrata, secondo le promesse, detto nazareno perché a Nazaret ho casa. Questo secondo il mondo. Secondo Dio sono il suo Messo. I miei discepoli lo sanno.”
“Oh! loro! Possono dire ciò che vogliono e ciò che Tu fai loro dire.”
Gesù: “Un altro parlerà che non mi ama, e dirà chi sono. Attendi che Io chiami uno di questi presenti.”
Gesù guarda la folla che stupita dalla disputa, urtata e divisa tra opposte correnti. La guarda, cercando qualcuno coi suoi occhi di zaffiro, poi chiama forte: “Aggeo! Vieni avanti. Te lo comando.”
Grande brusio tra la folla, che si apre per lasciar passare un uomo tutto scosso da un tremito e sorretto da una donna.
“Conosci tu quest’uomo?”
“Si. E’ Aggeo di Malachia, qui di Cafarnao. Posseduto da uno spirito malvagio che lo dissenna in furie repentine.”
“Tutti lo conoscono?”
La folla grida: “Si ”
“Può dire alcuno che fu meco in parole, anche per pochi minuti?”
La folla grida: “No, no, è quasi ebete e non esce mai dalla sua casa e nessuno ti ha visto in essa.”
“Donna: portalo a Me davanti.”
La donna lo spinge e trascina, mentre il poveretto trema più forte. L’archisinagogo avverte Gesù:
“Sta attento! Il demonio sta per tormentarlo… e allora si avventa, graffia, morde.” La folla fa largo, pigiandosi contro le pareti.
I due sono ormai di fronte. Un attimo di lotta. Pare che l’uomo, uso al mutismo, stenti a palare e mugola, poi la voce si forma in parola: “Che c’è fra noi e Te, Gesù di Nazaret? Perché sei venuto a tormentarci? Perché a sterminarci, Tu, padrone del Cielo e della Terra? So chi sei: il Santo di Dio. Nessuno, nella carne, fu più grande di Te, perché nella tua carne d’uomo è chiuso lo Spirito del Vincitore Eterno. Già mi hai vinto in… ”
Gesù: “Taci! Esci da costui!. Lo comando.”
L’uomo è preso come da un parossismo strano. Si dimena a strattoni, come se ci fosse chi lo maltratta con urti e strapponate, urla con voce disumana, spuma e poi viene gettato al suolo da cui poi si rialza, stupito e guarito.
“Hai udito? Che rispondi ora?” chiede Gesù al suo oppositore.
L’uomo barbuto e impaludato fa una alzata di spalle e, vinto, se ne va senza rispondere. La folla lo sbeffeggia e applaude Gesù.
“Silenzio. Il luogo è sacro!” dice Gesù e poi ordina: “A Me il giovine al quale ho promesso aiuto da Dio.”
Viene il malato. Gesù lo carezza: “Hai avuto fede! Sii sanato. Va’ in pace e sii giusto.”
Il giovane ha un grido. Chissà che sente? Si prostra ai piedi di Gesù e li bacia ringraziando: “Grazie per me e per la madre mia!”
Vengono altri malati: un bimbo dalle gambine paralizzate. Gesù lo prende tra le braccia, lo carezza e lo pone i terra… e lo lascia. E il bambino non cade, ma corre dalla mamma che lo riceve sul
cuore piangendo, e che benedice a gran voce ‘il Santo d’Israele’. Viene un vecchietto cieco, guidato dalla figlia. Anche lui viene sanato con una carezza sulle orbite malate. La folla un tumulto di benedizioni.
Gesù si fa largo sorridendo e per quanto sia alto, non arriverebbe a fendere la folla se Pietro, Giacomo, Andrea e Giovanni non lavorassero di gomito generosamente, e si aprissero un varco dal loro angolo sino a Gesù e poi lo proteggessero sino all’uscita nella piazza dove ora non c’è più sole.
La visione termina così…