mercoledì 14 agosto 2013

SGUARDO AL CROCIFISSO


CAPITOLO XLI

PIO SGUARDO AL CROCIFISSO


Un venerdì, mentre Geltrude rimirava il Crocifisso, fu penetrata tutta di dolore e d'amore. Ella disse fiduciosamente a Gesù: «Dolcissimo e amantissimo Salvatore, quanto hai sofferto oggi per la mia salvezza! Ed io miserabile ho trascorso l'intera giornata in occupazioni futili, senza ricordare quanto ogni ora hai patito per me Tu che, essendo la vita, sei morto per amore del mio amore!».

Gesù dall'alto della Croce le rispose: «Io ho supplito alle tue negligenze, raccogliendo oggi, d'ora in ora, nel mio Cuore, quanto avresti dovuto radunare nel tuo, ed è così colmo di grazie per te, che ne è come ingombro, così che aspettavo ansiosamente il momento in cui tu mi avresti diretta questa preghiera perchè senza di essa, tutto quanto ho accumulato per Te non ti avrebbe giovato a nulla. Con questa preghiera invece tu puoi appropriartelo davanti a Dio Padre, come cosa tua».

Riconosciamo l'amore di Dio per gli uomini! Appena l'anima negligente ha formulato un solo pensiero di rimpianto, Gesù offre a Dio Padre, soddisfazione per essa e lo fa con tale pienezza che ogni colpa resta riparata. Oh, quanto merita di essere benedetta e ringraziata una tale misericordia!

Un giorno, mentre Geltrude contemplava con divozione il Crocifisso, comprese che l'anima, guardando amorosamente l'emblema della nostra Redenzione, merita che Dio rivolga con bontà il suo sguardo verso di lei. Sotto l'influsso del medesimo sguardo essa diviene brillante come uno specchio, ove si riflette l'immagine del Salvatore; la Corte celeste si rallegra a tale vista e l'anima ne ha aumento di merito per l'eterna ricompensa.

Geltrude ricevette anche questo insegnamento: quando l'uomo guarda il Crocifisso con divozione, deve pensare che Gesù gli dica con bontà: « Ecco come per tuo amore ho voluto essere appeso nudo, sfigurato, coperto di piaghe, con le membra violentemente distese su d'una Croce! Il mio Cuore è così appassionatamente amante del tuo che, se per salvarti fosse necessario, sopporterei di bel nuovo, volentieri per te sola, tutto quanto ho sofferto per il mondo intero!». 

Tali pensieri devono ridestare nei cuori sentimenti di riconoscenza, perchè è sempre effetto di una grazia divina che gli occhi degli uomini incontrino l'immagine della Croce, e non ve li fissino mai senza che l'anima ne risenta salutari impressioni. La contemplazione dei dolori di Gesù è sempre di profitto; perciò sarebbe assai colpevole il cristiano ingrato che trascurasse di venerare Colui che si è offerto come prezzo inestimabile del nostro riscatto.

Altra volta, mentre il suo spirito era immerso nella considerazione dei patimenti del Redentore, comprese che le preghiere, o meditazioni che hanno qualche relazione con tali misteri, portano all'anima maggior frutto degli altri esercizi. 

Infatti come è impossibile maneggiare la farina senza impolverarsi, così l'anima non può meditare la Passione, sia pure con poco fervore, senza trarne qualche vantaggio. 

Quando una persona legge qualche punto dei dolori di Gesù, essa procura all'anima sua una specie di attitudine e facilità a ricevere i frutti dei medesimi dolori, giacchè l'intenzione di chi medita frequentemente la Passione è più fruttuosa delle innumerevoli intenzioni di altri che non se ne occupano mai. Sforziamoci dunque di coltivare tale sacro ricordo, affinchè diventi per noi favo di miele alla bocca, melodia armoniosa all'orecchio, allegrezza ineffabile al cuore.

"Pater ignosce illis..." Luc. 33, 34

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