domenica 4 agosto 2013

Parabola sui figli



Le parabole di Gesù
(029)
Parabola sui figli (364.9)


Un tempo vi fu un uomo il quale per alcuni suoi impegni dovette assentarsi per lungo tempo da casa lasciando dei figli ancora poco più che fanciulli. Dal luogo in cui si trovava scriveva lettere ai suoi figli maggiori per tenerli sempre nel rispetto del padre lontano e per ricordare loro i suoi insegnamenti. L'ultimo, nato quando egli era partito, era ancora a balia presso una donna lontana di lì, dei paesi della moglie, che non era della sua razza.


La moglie venne a morire mentre questo figlio era ancora piccolo e lontano da casa. I fratelli dissero:
"Lasciamolo là dove è, presso i parenti di nostra madre. Forse il padre se ne scorderà e noi ne avremo utile, avendo a dividere con uno di meno, quando nostro padre verrà a morte". E così fecero.
In questa maniera il fanciullo lontano visse allevato dai parenti materni, ignorando gli insegnamenti del padre, ignorando di avere un padre e dei fratelli, o peggio conoscendo l'amarezza della riflessione: "Essi tutti mi hanno ripudiato come fossi un bastardo" , e giunse persino a crederlo di esserlo, tanto si sentiva reietto dal padre.


Il caso volle che fatto uomo, e messosi ad un impiego - perchè, inasprito come era dai pensieri sopraddetti, aveva preso in odio anche la famiglia di sua madre che riputava colpevole di adulterio - questo giovane andasse nella città dove era il padre suo. E senza sapere chi fosse lo avvicinò ed ebbe modo di sentirlo parlare. L'uomo era saggio. Non avendo soddisfazioni dai figli lontani - che ormai facevano da sè mantenendo solo rapporti convenzionali con il padre lontano, tanto da ricordargli che essi erano i "suoi" figli, e che perciò se ne ricordasse nel testamento - si occupava molto di dare retti consigli ai giovani che aveva modo di avvicinare nella terra dove era.

Il giovane fu attratto da quella rettezza che era paterna verso tanti giovani, e non solo si accostò a lui ma fece tesoro di ogni suo parola, facendo buono il suo animo inasprito.
L'uomo si ammalò, dovette decidersi a tornare in patria. E il giovane gli disse: "Signore, tu solo mi hai parlato con giustizia, elevando l'animo mio. Lascia che io ti segua come servo. Non voglio ricadere nel male di prima".
"Vieni con me. Starai al posto di un figlio di cui non ho più potuto avere notizia". E tornarono insieme alla casa paterna.

Nè il padre, nè i fratelli, nè lo stesso giovane, intuirono che il Signore aveva riuniti di nuovo quelli di un sangue sotto un unico tetto. Ma il padre ebbe molto a piangere per i figli a lui noti, perchè li trovò dimentichi dei suoi insegnamenti, avidi, duri di cuore, non più con la fede in Dio ma sibbene con molte idolatrie in cuore: superbia, avarizia e lussuria erano i loro dèi, e non volevano sentire di altro che utile umano fosse.
Lo straniero, invece, sempre più si accostava al Signore, si faceva giusto, buono, amoroso, ubbidiente. I fratelli lo odiavano perchè il padre amava quello straniero. Egli perdonava e amava perchè aveva capito che nell'amore è la pace.

Il padre, un giorno, disgustato dalla condotta dei figli disse: "Voi vi siete disinteressati dei parenti di vostra madre, e persino del fratello vostro. Mi ricordate la condotta dei figli di Giacobbe verso il loro fratello Giuseppe. Voglio andare a quelle terre per sapere di lui. Può darsi che lo ritrovi e che ne abbia conforto.
E si accomiatò tanto dai figli noti come dal giovane sconosciuto, dando a questo viatico di denaro perchè potesse tornare al luogo da dove era venuto e mettervi un piccolo commercio.

Giunto alle terre della moglie morta, i parenti di essa gli raccontarono che il figlio abbandonato, dal nome primitivo di Mosè era passato a quello di Manasse, perchè realmente egli col suo nascere aveva fatto dimenticare al padre di essere giusto avendolo abbandonato.
"Non fatemi torto! Mi era stato detto che del fanciullo si erano perdute le tracce, e neppure speravo di trovare più alcun di voi. Ma ditemi di lui. Come è? E' cresciuto forte? Assomiglia alla mia amata sposa che si esaurì nel darmelo? E' buono? Mi ama?"

"Forte, è forte, e bello è come la madre sua, solo che ha gli occhi di un nero schietto. Ma persino della madre ha preso la voglia di carruba sul fianco. Di te invece ha la pronuncia lievemente blesa. Andò da adulto via di qui, inasprito della sua sorte, avendo dubbi sull'onestà della madre, e per te avendo rancore.
Buono sarebbe stato se non avesse avuto questo rancore nell'anima. Andò oltre i monti e fiumi fino a Trapezius per...."
"A Trapezius dite? Nel Sinopio? Oh! dite! Io là ero e vidi un giovane che era lievemente bleso, solo e triste, e buono tanto sotto la sua crosta di durezza. E' lui? Dite?"
"Forse lui sarà. Ricercalo. Sul fianco destro ha la carruba rilevata e scura come l'aveva la moglie tua."

L'uomo partì a precipizio, sperando ritrovare ancora lo straniero alla sua casa. Era partito per tornare verso la colonia di Sinopio. E l'uomo dietro... Lo trovò. Lo fece venire per scoprirgli il fianco. Lo riconobbe. Cadde in ginocchio lodando Iddio per avergli reso il figlio, e buono più degli altri che sempre più imbestiavano mentre questo, nei mesi che erano intercorsi, si era sempre più fatto santo. E al figlio buono disse: "Tu avrai la parte dei fratelli perchè tu, senza amore da parte di alcuno, ti sei fatto giusto più di ogni altro."

Santa Maria, 
in Te ogni grazia di vita e di verità

Nessun commento:

Posta un commento