lunedì 19 gennaio 2015

Santa Gertrude di Helfta: Araldo dell’amore divino

Santa Gertrude di Helfta: Araldo dell’amore divino


"La sua vita rimane una scuola di vita cristiana, di retta via, e ci mostra che il centro di una vita felice, di una vita autentica, è l'amicizia con Gesù, il Signore".


Silenzio, preghiera, studio, pratica esimia della liturgia... Ecco alcune delle principali caratteristiche dello stato monastico, abbracciato da numerose anime eccellenti nel corso dei tempi. Una vita di completa rinuncia delle glorie mondane che, paradossalmente, ha reso i monasteri un efficacissimo pilastro della cultura e della fede, in tante epoche della Storia. Essi sono stati sempre – afferma un noto storico – "focolai di luce, di calore religioso, di vita liturgica, e non solo hanno mantenuto accesa la fede e il fervore religioso nei popoli cristiani, ma hanno anche evangelizzato e civilizzato nazioni intere, conquistate alla Chiesa di Roma".1

   Francisco Lecaros
Santa Gertrude di Helfta.jpg
Santa Gertrude di Helfta Museo d’Arte
Religiosa di Puebla (Messico)
Nel XIII secolo, la vita sociale e religiosa dell'Europa era illuminata dall'Ordine di Cister, le cui abbazie irradiavano l"ora et labora" benedettino, rinnovato dalla santità, forza di personalità ed eloquenza travolgente di San Bernardo.
A Helfta, nel centro della Germania attuale, fioriva uno di questi monasteri benedettini del ramo femminile, il quale, avendo adottato usi e costumi cistercensi, diventò il palco di grandi manifestazioni mistiche. In quell'epoca vi risplendettero i primi albori della devozione al Sacro Cuore di Gesù e convissero tre grandi Sante che hanno segnato la storia del monachesimo: Santa Matilde di Magdeburgo, Santa Matilde di Hackeborn e Santa Gertrude Magna, "una delle mistiche più famose, unica donna tedesca ad aver ricevuto l'appellativo di 'Grande', per la statura culturale e evangelica".2

Anima eletta posta in un frutteto profumato

Non si conosce quasi niente della prima infanzia di Santa Gertrude, neanche chi siano stati i suoi genitori o dove sia nata. Si suppone sia stato a Eisleben, nell'Alta Sassonia. Ciò che si sa di sicuro è che venne alla luce durante la festa dell'Epifania, il 6 gennaio del 1256, e che, fin da piccola, entrò nel Monastero di Santa Maria di Helfta, dove fu accolta nella scuola di clausura e ricevette un'elevata formazione intellettuale e religiosa.
La piccola Gertrude è così descritta nel panegirico che inizia la compilazione dei suoi scritti: "Anima eletta che fu collocata [da Dio], per pura grazia, come un giglio risplendente nel giardino della sua Chiesa, in un frutteto profumato, cioè, tra le anime sante, poiché a cinque anni la tolse dai lavori del mondo e la nascose nel talamo della vita religiosa, e aumentò a tal punto la sua purezza con ogni genere di fiori, che apparve graziosa agli occhi di tutti e inclinò su di lei l'attrazione di molti".3
Più tardi, Cristo stesso rivelò il motivo per cui l'aveva scelta così piccola, senza genitori o parenti: "Io l'ho scelta per abitare in lei, perché Mi diletto del fatto che tutto quanto si ama in lei è opera mia, di modo che chi non riesce a intendere i doni interiori – cioè spirituali – che possiede, per lo meno ama i miei doni esteriori che risplendono in lei, come la sua intelligenza, la sua eloquenza e altri che provengono da Me, perciò l'ho allontanata da tutti i suoi parenti perché nessuno l'amasse per via dei legami di parentela, ma che Io sia la causa dell'amore che i suoi amici le professano".4

Cuore innocentissimo, intelligenza brillante

Di fatto, era stata favorita da Dio con un'intelligenza brillante e con molti doni naturali, e nella sua gioventù dimostrava un vero entusiasmo per gli studi, acquisendo una solida cultura universale. Studiò latino, filosofia e teologia e si dilettava con la lettura di autori classici, come Virgilio, Cicerone e Aristotele.
Anche la musica la incantava. Si distingueva per la bella voce e ricevette l'incarico di seconda cantora negli atti comunitari del monastero. La Liturgia delle Ore canoniche e il cerimoniale l'attraevano notevolmente, e molto contribuirono alla sua continua crescita spirituale. "Nella sacra liturgia il suo spirito trovava sostegno per alte contemplazioni mistiche, e nell'incorrere in qualche versetto, antifona, responsorio, canto o azione rituale, si elevava e si univa a Dio con un amore ardente".5
Gertrude era affabile, simpatica, comunicativa e possedeva un temperamento molto vivo. La sua purezza riluceva nel modo di essere e non osò mai fissare il volto di un uomo, mantenendo intatta non solo la verginità del corpo, ma soprattutto quella del cuore, conservandosi innocentissima. Esimia nel compimento della regola, era docile, obbediente e disponibile in tutte le funzioni della vita comunitaria, edificando chi con lei si rapportasse.

Inizia la convivenza con il Divino Sposo

Tuttavia, come suole capitare alle anime elette, si considerava solo una monaca corretta, che compiva i suoi doveri con freddezza, presa invece da un eccessivo interesse per la cultura e per gli studi. Nell'Avvento del 1280, quando stava per compiere 26 anni, sentiva che le pesava il fardello dell'osservanza regolare, cosa che la sprofondò in uno stato di grande malinconia e tenebre interiori. Si credeva orgogliosa e diceva di vivere in una torre di vanità e curiosità, "nella quale era cresciuta la mia superbia, che – oh, che dolore! – portava il nome e l'abito della Religione". 6

Il 27 gennaio 1281 – data indimenticabile nella sua vita – avviene la prima visita mistica di Gesù, che chiama "conversione", e inaugura una serie ininterrotta di rapporti col suo Divino Sposo. Dopo la Compieta, essendo nel dormitorio – racconta Gertrude –, "ho visto un giovane amabile e delicato sui 16 anni, il cui aspetto esteriore non lasciava nulla da desiderare ai miei occhi. Con un viso attraente e una voce piacevole, disse: 'Presto arriverà la salvezza. Perché ti consumi nella tristezza? Per caso non hai qualcuno che ti consigli, per abbattere così il dolore?'".7
Sebbene sapesse che fisicamente si trovava nel dormitorio, le sembrava, tuttavia, di trovarsi nel coro, nel luogo esatto dove faceva le sue preghiere. Allora il giovane le disse: "Non avere paura, Io ti salverò e ti libererò". E stringendole la mano destra nella sua destra tenera e soave, aggiunse per ratificare le sue promesse: "Lambiranno la polvere i suoi nemici (Sal 72, 9) e il miele tra la spine. Infine, giratevi a Me e Io vi disseterò al torrente delle mie divine delizie (Sal 36, 9)".8

Vide, allora, una valle che la separava da Lui, di una larghezza tale che non era possibile discernere il suo principio né la sua fine, e la cui parte superiore era coperta di spine. Ardeva dal desiderio di essere a fianco di Colui che tanto l'attirava e non trovava la maniera per farlo. Fu allora trascinata vicino a Lui e poté, alla fine, contemplare i gioielli delle sacre piaghe che brillavano in quelle mani, riconoscendo l'identità del suo Creatore e Redentore. RendendoGli le sue più umili e appassionate grazie, rimase per sempre conquistata da Lui: "pacificata da una gioia spirituale interamente nuova, mi disposi a seguire il delicato odore del tuo profumo e a capire quanto dolce fosse il tuo giogo e lieve il tuo carico (Mt 11, 30), cosa che prima mi sembrava insopportabile".9
Thomas Guffler (CC-3)
Santa Maria de Helfta.jpg
Veduta attuale del monastero di Santa Maria de Helfta, la cui vita
comunitaria è stata ripristinata nel 1999
Gertrude rinunciò alla letteratura e alla retorica per consegnarsi senza riserve all'amore di Dio. La sua "conversione" fu anche intellettuale, poiché a partire da questa esperienza mistica sostituì gli studi profani con i sacri, dedicandosi a fondo alla teologia scolastica e mistica, alla Sacra Scrittura e ai grandi Padri e Dottori della Chiesa, in particolare a Sant'Agostino, San Gregorio Magno e San Bernardo.

Spiritualità dell'unione e dell'abbandono

L'intima unione con Dio e l'abbandono alla sua sacratissima volontà caratterizzavano la spiritualità di Santa Gertrude. Un giorno d'inverno, trovò una breve preghiera che chiedeva a Nostro Signore di respirare in Lui, come aria amena, e di desiderarLo come la vera felicità. Inoltre, chiedeva che le sue santissime ferite gli fossero impresse nel cuore, "perché si ecciti il dolore della tua compassione e si accenda in me l'ardore del tuo amore. Concedimi anche che ogni creatura non sia nulla per me e solo Tu sia dilettevole per il mio cuore".10

Questa preghiera le piaceva così tanto ed esplicitava così bene il desiderio che nutriva nell'anima, che la ripeteva innumerevoli volte, con fervore crescente. Passati alcuni giorni, dopo i Vespri – racconta lei stessa –, "ripassando con devozione nella mia memoria queste cose, ho sentito che, nel più profondo della mia indegnità, ricevevo tutto quello che la preghiera aveva chiesto, cioè, che nell'intimo del mio cuore e, per così dire nei luoghi determinati, si imprimevano le stigmate, degne di rispetto e di adorazione, delle tue sante piaghe, piaghe attraverso le quali Tu hai sanato la mia anima e l'hai inebriata con il nettare del tuo amore".11

In un'altra occasione, lei manifestò a Gesù le fiamme che consumavano la sua anima: "Quello che desidero, più di ogni altra gioia è che si compia, in me e in tutte le creature, la tua dolcissima e lodevolissima volontà. E perché questo si realizzi, sarei disposta a esporre ognuna delle mie membra a qualsiasi sofferenza". Al che le rispose il Signore: "Visto che con una pietà così viva ti sei dedicata a promuovere la mia volontà, ecco che, secondo la mia abituale benevolenza, ricompenso i tuoi sforzi, concedendoti di apparire così gradita ai miei occhi come se mai avessi pur minimamente omesso la mia volontà".12

Nonostante la mancanza di salute che la obbligava a rimanere a letto con frequenza, non erano pochi quelli che venivano a chiederle consiglio, per via della sua grande fama di santità. Per tutti "aveva una parola dolce e penetrante, la sua eloquenza era così abile e il suo discorso così persuasivo, efficace e seducente, che la maggior parte di quelli che l'ascoltavano davano testimonianza evidente dello spirito di Dio che parlava in lei. [...] Ad alcuni ispirava con le sue parole il pentimento di cuore che doveva salvarli, altri li illuminava riguardo alla conoscenza di Dio o le loro stesse debolezze, ad alcuni concedeva il sollievo della gioiosa consolazione, e infiammava i cuori di altri con il fuoco ardente dell'amore divino".13

Primizie della devozione al Sacro Cuore di Gesù

Precorritrice della devozione al Sacro Cuore di Gesù – consacrata da Santa Margherita Maria Alacoque solo nel XVII secolo – con alcune centinaia di anni d'anticipo, Santa Gertrude penetrò nell'amore intimo del suo Sposo, non con la vocazione di vittima espiatoria per i peccati del mondo, ma posando il capo sul suo petto e assaporando le sue divine e misericordiose pulsazioni, come San Giovanni Evangelista. Per questo si può affermare che lei è la teologa del Sacro Cuore, fornace ardente di carità, la cui piaga rappresenta per lei una porta scintillante di diletti, dove trova rifugio e si purifica.
Un giorno, durante la Santa Messa, al momento dell'elevazione, offrendo al Padre la Sacra Forma, in riparazione delle sue imperfezioni e negligenze, seppe che la sua anima era stata accettata dalla divina Maestà allo stesso modo in cui accoglieva il sacrificio dell'Agnello senza macchia sull'altare, in quell'istante. Mentre rendeva gioiose grazie per un tale meraviglioso favore, "il Signore le fece capire che ogni volta che qualcuno assiste con devozione alla Messa, unendosi a Dio che in questo Sacramento offre Se stesso per la salvezza del mondo, Dio Padre lo contempla con lo stesso compiacimento con cui guarda l'Ostia Sacrosanta che Gli è offerta".14

 Gustavo Kralj  
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Santa Gertrude di Helfta Museo
degli Scalzi, Lima
Conoscitrice dell'intima unione tra Madre e Figlio, Gertrude sapeva per esperienza mistica che la devozione a Maria è necessaria per l'intimità con il Cuore di Gesù, poiché Lei è il tabernacolo gradevolissimo della Sapienza Eterna e Incarnata. Per questo Le chiedeva "un cuore adorno di così tante virtù, che anche a Dio piacesse abitarci",15 con gaudio simile a quello che sentiva abitando in Lei.

Gli Esercizi spirituali – un'altra delle opere da lei composte che ci sono giunte – presentano mirabili parafrasi di testi liturgici, dotate di precisione teologica e affascinante poesia. Tuttavia, è nell'Araldo dell'amore divino che lei registra l'infinita misericordia del Sacro Cuore di Gesù.
Di fronte a una certa riluttanza da parte della nostra Santa nell'annotare quello che le era rivelato, il Divino Salvatore insiste: "Se tu sai che la mia volontà, a cui nessuno può resistere, è che tu scriva questo libro, perché ti preoccupi? Io stesso sovrasto colei che scrive che lo faccia, l'aiuterò fedelmente e manterrò indenne ciò che è mio. [...] Questo libro si chiamerà Legatus divinæ pietatis, perché in esso si assaporerà in un certo modo la sovrabbondanza della mia divina pietà. [...] Concedo in virtù della mia divinità che chi lo legga con fede sincera, umile devozione e pietosa gratitudine, per la mia gloria, e cerchi in esso la propria edificazione, abbia il perdono dei suoi peccati veniali e ottenga la grazia, consolazione spirituale e disposizione per grazie più elevate".16

Una scuola di vita cristiana

Morta il 17 novembre del 1302, Santa Gertrude figura oggi come stella di prima grandezza tra i mistici cattolici. I suoi scritti, che rivelano una vita d'insigne santità ed eminente dottrina, ben possono figurare accanto a quelli di Santa Teresa d'Avila, Santa Caterina da Siena, Santa Teresina del Bambino Gesù o Santa Ildegarda di Bingen, le grandi Dottori della Chiesa.
"L'esistenza di Gertrude rimane una scuola di vita cristiana, di retta via, e ci mostra che il centro di una vita felice, di una vita autentica, è l'amicizia con Gesù, il Signore. E quest'amicizia si impara nell'amore per la Sacra Scrittura, nell'amore per la liturgia, nella fede profonda, nell'amore per Maria, in modo da conoscere sempre più realmente Dio stesso e così la vera felicità, la meta della nostra vita".17

Richiesta di dichiarazione come Dottore della Chiesa
Dal 2012, gli ordini Cistercense, Trappista e le congregazioni che fanno parte della famiglia benedettina stanno promuovendo la postulazione della dichiarazione di Santa Gertrude come Dottore della Chiesa, richiesta alla quale si sono unite personalità come l'Arcivescovo di Milano, il Cardinale Angelo Scola, l'Arcivescovo di Firenze, il Cardinale Giuseppe Betori, l'Arcivescovo di Rio de Janeiro, il Cardinale Orani João Tempesta, OCist, e numerosi Vescovi, teologi e specialisti. Più informazioni riguardo questa causa, così come le linee guida per realizzare una lettera postulatoria di appoggio all'iniziativa, si possono trovare nel sito della Conferenza delle Comunità Monastiche del Cono Sud, http://www.surco.org/santagertrudis, o scrivendo alla postulatrice Suor Augusta Tescari, OCist, Monastero Trappiste. Via Della Stazione, 23. 01030. Vitorchiano (Viterbo) Italia. E-mail: statescari31@gmail.com.

1 GARCÍA-VILLOSLADA, SJ, Ricardo. Historia de la Iglesia Católica. Edad Media: la Cristiandad en el mundo europeo y feudal. 6.ed. Madrid: BAC, 1999, vol.II, p.636-637.
2 Benedetto XVI, Udienza Generale, del 6/10/2010.
3 Araldo. I, 1, 1. Gran parte degli scritti di Santa Gertrude che oggi si conservano proviene dalla compilazione, divisa in cinque libri, fatta da una religiosa anonima, sua contemporanea e amica. Il secondo e più importante fra questi, intitolato Legatus divinæ pietatis ou Araldo dell'amore divino, redatto personalmente dalla Santa, ha finito per dare il nome all'insieme dell'opera. Gli scritti gertrudiani saranno riportati in questo articolo nella loro forma classica, tradotti dalla seguente edizione: SANTA GERTRUDES DE HELFTA. Mensaje de la misericordia divina. (El Heraldo del amor divino). Madrid: BAC, 1999.
4 Araldo. I, 16, 5.
5 GARCÍA-VILLOSLADA, op. cit., p.651.
6 Araldo. II, 1, 1.
7 Idem, 2.
8 Idem, ibidem.
9 Idem, ibidem.
10 Idem, 4, 1.
11 Idem, 3.
12 Idem, III, 11, 2.
13 Idem, I, 1, 3.
14 Idem, III, 18, 8.
15 Idem, 19, 1.
16 Idem, Prologo.
17 BENEDETTO XVI, op. cit.
(Rivista Araldi del Vangelo, Novembre/2014, n. 139, p. 30 - 33)
Autore : Juliane Vasconcelos Almeida Campos, EP

Fi­glia mia, tu rassomigli ad una vigna.

B.Maria Baouardy

L'indomani, durante l'orazione vide lo stesso uomo che aveva già visto più vol­te. 1 suoi occhi erano dolci e graziosi; i capelli biondi gli ricadevano sulle spalle. «Quest'uomo, lei diceva, è ricco e povero nello stesso tempo. L'ho visto in mezzo al coro, sorridente verso tutte le suore, le quali formavano una bianca corona attor­no a Lui. Ben presto ho visto questa corona dividersi in tre parti. Quell'uomo mi ha detto: Voi dovete dividervi in tre, ma sarete tutte insieme nel cielo». La fondazione di Mangalore e, più tardi, quella di Betlemme, così meravigliosa, dimostreranno la verità di questa profezia.

Il 4 febbraio 1869, dopo compieta, ella cadde in estasi e raccontò, in questo sta­to, la sua orazione del mattino: «Piangevo i miei peccati durante l'orazione, disse, e il pensiero che sono sempre malata veniva a turbarmi ed a inquietarmi. Il Signo­re mi ha detto con dolcezza (Oh! Come la sua voce mi ha restituito la pace!): Fi­glia mia, tu rassomigli ad una vigna. Guarda come il vignaiolo lavora, coltiva la sua vigna; vanga la terra attorno al piede della vite. La terra simboleggia il tuo corpo: io, lavoro la mia vigna con la sofferenza. Per fare fruttificare la sua vigna, il vignaiolo taglia i rami cattivi e monda i buoni: anche io mi servo delle tentazio­ni, delle umiliazioni, del disprezzo, per mondare la mia vigna e tagliare i rami cat­tivi e inutili: l'orgoglio e l'amor proprio, che bisogna fare morire.

Il padrone della vigna non lavora per niente; spera, agende il frutto, lavora molto la sua vigna, rivolta più spesso la terra, taglia più volte i rami inutili. Il giar­diniere che lavora il suo giardino non lavora inutilmente: si nutre col frutto del suo lavoro. Vuole che tutti i suoi alberi portino frutto, non si contenta del frutto di uno solo. Qui ho degli alberi: li taglio, li lavoro perché portino frutto. Entro spesso nel loro cuore e faccio sentire loro la mia voce. Spesso gli alberi non vi fanno atten­zione, non mi vedono. Fate attenzione: Bisogna portare frutto. Il Signore taglia gli alberi che non portano frutto, getta nel fuoco gli alberi cattivi e ne pianta altri.

Ho detto al Signore: Signore, se tu mi abbandoni, sarò come la cenere che non porta alcun frutto. Ma se tu mi guardi, divento una terra buona, una terra dolce che porta buoni frutti, che è coperta di verde e di fiori. Signore, guardaci sempre, sii con noi».

sabato 17 gennaio 2015

Che gran tesoro è l' "Evangelo come mi è stato rivelato" di Maria Valtorta


"Prendete, prendete quest’opera e ‘non sigillatela’, ma leggetela e fatela leggere"
Gesù (cap 652, volume 10), a proposito del
"Evangelo come mi è stato rivelato"
di Maria Valtorta

Domenica 18 Gennaio 2015, II Domenica del Tempo Ordinario - Anno B

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Giovanni 1,35-42.
Il giorno dopo Giovanni stava ancora là con due dei suoi discepoli e, fissando lo sguardo su Gesù che passava, disse: «Ecco l'agnello di Dio!». E i due discepoli, sentendolo parlare così, seguirono Gesù. Gesù allora si voltò e, vedendo che lo seguivano, disse: «Che cercate?». Gli risposero: «Rabbì (che significa maestro), dove abiti?». Disse loro: «Venite e vedrete». Andarono dunque e videro dove abitava e quel giorno si fermarono presso di lui; erano circa le quattro del pomeriggio. Uno dei due che avevano udito le parole di Giovanni e lo avevano seguito, era Andrea, fratello di Simon Pietro. Egli incontrò per primo suo fratello Simone, e gli disse: «Abbiamo trovato il Messia (che significa il Cristo)» e lo condusse da Gesù. Gesù, fissando lo sguardo su di lui, disse: «Tu sei Simone, il figlio di Giovanni; ti chiamerai Cefa (che vuol dire Pietro)».
Traduzione liturgica della Bibbia


Corrispondenza nel "Evangelo come mi è stato 
rivelato" di Maria Valtorta : Volume 1 Capitolo 47 pagina 295.

Vedo Gesù che cammina lungo la striscia verde che costeggia il Giordano. E’ tornato su per giù al posto che ha visto il suo battesimo. Presso il guado che pare fosse molto conosciuto e frequentato, per passare all’altra sponda, verso la Parea. Ma il luogo, dianzi tanto affollato di gente, ora appare spopolato. Solo qualche viandante, a piedi o a cavallo di asini o cavalli, lo percorre. Gesù pare non accorgersene neppure. Procede per la sua strada risalendo a nord, come assorto nei suoi pensieri. Quando giunge all’altezza del guado, incrocia un gruppo di uomini di età diverse che discutono animatamente fra loro e che poi si separano, parte andando verso sud e parte risalendo a nord. Fra quelli che si dirigono a nord vedo esservi Giovanni e Giacomo. Giovanni vede per primo Gesù e lo indica al fratello e ai compagni. Parlano fra loro un poco, e poi Giovanni si dà a camminare velocemente per raggiungere Gesù. Giacomo lo segue più piano. Gli altri non se ne occupano. 


Camminano lentamente, discutendo. Quando Giovanni è presso a Gesù, alle sue spalle, lontano appena un due o tre metri, grida: “Agnello di Dio che levi i peccati del mondo!” Gesù si volge e lo guarda. I due sono a pochi passi l’uno dall’altro. Si osservano. Gesù col suo aspetto serio e indagatore. Giovanni col suo occhio puro e ridente nel bel viso giovanile che pare una fanciulla. Gli si danno sì e no vent’anni, e sulla gota rosata non vi è altro segno che quello di una peluria bionda, che pare una velatura d’oro. “Chi cerchi?” chiede Gesù. “Te, Maestro.” “Come sai che sono maestro?” “Me lo ha detto il Battista.” “E allora perché mi chiami Agnello?” “Perché ti ho udito indicare così da lui un giorno che Tu passavi, poco più di un mese fa.” “Che vuoi da Me?” “Che Tu ci dica le parole di vita eterna e che ci consoli.” “Ma chi sei?” “Giovanni di Zebedeo sono, e questo è Giacomo mio fratello. Siamo di Galilea. Pescatori siamo. Ma siamo pure discepoli di Giovanni. Egli ci diceva parole di vita e noi lo ascoltavamo perché vogliamo seguire Dio e con la penitenza meritare il suo perdono, preparando le vie del cuore alla venuta del Messia. Tu lo sei. Giovanni l’ha detto, perché ha visto il segno della colomba posarsi su di Te. A noi l’ha detto: “ Ecco l’Agnello di Dio”. Io ti dico: Agnello di Dio che togli i peccati del mondo, dacci la pace, perché non abbiamo più chi ci guidi e l’anima è turbata.” 

“Dove è Giovanni?” “Erode l’ha preso. In prigione è, a Macheronte. I più fedeli fra i suoi hanno tentato di liberarlo. Ma non si può. Torniamo di là. Lasciaci venire con Te, Maestro. Mostraci dove abiti.” “Venite. Ma sapete cosa chiedete? Chi mi segue dovrà tutto lasciare: e casa, e parenti, e modo di pensare, e vita, anche. Io vi farò miei discepoli e miei amici, se volete. Ma Io non ho ricchezze e protezioni. Sono, e più lo sarò, povero sino a non avere dove posare il capo, e perseguitato più di sperduta pecora dai lupi. La mia dottrina è ancora più severa di quella di Giovanni, perché interdice anche il risentimento. Non tanto all’esterno si volge, quanto allo spirito. Rinascere dovete se volete essere miei. Lo volete voi fare?” “Sì, Maestro. Tu solo ai parole che ci dànno luce. Esse scendono e, dove era tenebra di desolazione perché privi di guida, mettono chiarore di sole.” “Venite, dunque, e andiamo. Vi ammaestrerò per via.”

Dice Gesù: “Il gruppo che mi aveva incontrato era numeroso. Ma uno solo mi riconobbe. Colui che aveva anima, pensiero e carne limpida da ogni lussuria. Insisto sul valore della purezza. La castità è sempre fonte di lucidità di pensiero. La verginità affina, poi, e conserva la sensibilità intellettiva ed affettiva a perfezione, che solo chi è vergine prova.Vergine si è in molti modi. Forzatamente, e questo specie per le donne, quando non si è stati scelti per nozze di sorta. Dovrebbe esserlo anche per gli uomini. Ma non lo è. E ciò è male, perché da una gioventù anzitempo sporcata dalla libidine non potrà che venire un capo famiglia malato nel sentimento e sovente anche nella carne. 

Vi è la verginità voluta, ossia quella di coloro che si consacrano al Signore in uno slancio dell’animo. Bella verginità! Sacrificio gradito a Dio! Ma non tutti sanno poi permanere in quel loro candore di giglio che sta rigido sullo stelo, teso al cielo, ignaro del fango del suolo, aperto solo al bacio del sole di Dio e delle sue rugiade. Tanti restano fedeli materialmente al solo fatto. Ma infedeli col pensiero che rimpiange e desidera ciò che ha sacrificato. Questi non sono vergini che a metà. Se la carne è intatta, il cuore non lo è. Fermenta, questo cuore, ribolle, sprigiona fumi di sensualità, tanto più raffinata e riprovata quanto più è creazione del pensiero che accarezza, pasce, e aumenta continuamente immagini di appagamenti illeciti anche a chi è libero, più che illeciti a chi è votato.Viene allora l’ipocrisia del voto. L’apparenza c’è, ma la sostanza manca. 

Ed in verità vi dico che fra chi viene a Me col giglio spezzato dall’imposizione di un tiranno e chi vi viene col giglio non materialmente spezzato, ma sbavato dal rigurgito di una sensualità accarezzata e coltivata per empire di essa le ore di solitudine, Io chiamo ‘vergine’ il primo, e ‘non vergine’ il secondo. E al primo dò corona di vergine e duplice corona di martirio per la carne ferita e per il cuore piagato dalla non voluta mutilazione. Il valore della purezza è tale che, tu lo hai visto, Satana si preoccupa per prima cosa di convincermi dell’impurità. Esso lo sa bene che la colpa sensuale smantella l’anima e la fa facile preda alle altre colpe. La cura di Satana si è vòlta a questo punto capitale per vincermi.Il pane, la fame, sono le forme materiali per l’allegoria dell’appetito, degli appetiti, che Satana sfrutta ai suoi fini. Ben altro è il cibo che esso mi offriva per farmi cadere come ebbro ai suoi piedi! Dopo sarebbe venuta la gola, il denaro, il potere, l’idolatria, la bestemmia, l’abiura alla legge divina. Ma il primo passo per avermi, era questo. Lo stesso che usò per ferire Adamo. Il mondo schernisce i puri. I colpevoli di impudicizia li colpiscono. Giovanni Battista è una vittima della lussuria di due osceni. Ma se il mondo ha ancora un poco di luce, ciò si deve ai puri del mondo. Sono essi i servi di Dio e sanno capire Dio e ripetere le parole di Dio. 

Io ho detto: “ Beati i puri di cuore perché vedranno Dio”. Anche dalla terra. Essi, ai quali il fumo del senso non turba il pensiero, ‘vedono’ Dio, e l’odono e lo seguono, e l’additano agli altri.Giovanni di Zebedeo è un puro. E’ il Puro fra i miei discepoli. Che anima di fiore in un corpo di angelo! Egli mi chiama con le parole del suo primo maestro e mi chiede di dargli la pace. Ma la pace l’ha in sé per la sua vita pura, ed Io l’ho amato per questa sua purezza, alla quale ho affidato gli insegnamenti, i segreti, la Creatura più cara che avessi.E’ stato il mio primo discepolo, il mio amante dal primo momento che m’aveva visto passare lungo il Giordano e m’aveva visto indicare dal Battista. Se anche non mi avesse incontrato poi, al mio ritorno dal deserto, m’avrebbe cercato tanto da riuscire a trovarmi, perché chi è puro, è umile e desideroso di istruirsi nella scienza di Dio e viene, come va l’acqua al mare, verso quelli che riconosce maestri nella dottrina celeste.”

Dice ancora Gesù: “Non ho voluto che tu parlassi sulla tentazione sensuale del tuo Gesù. Anche se la tua interna voce ti aveva fatto comprendere il movente di Satana per attirarmi al senso, ho preferito parlare Io. E non vi pensare oltre. Era necessario parlarne. Ora passa avanti. Il fiore di Satana lascialo sulle sue sabbie. Vieni dietro a Gesù come Giovanni. Camminerai fra le spine, ma troverai per rose le stille di sangue di Chi le sparse per te, per vincere anche in te la carne. 

Prevengo anche un’osservazione. 

Dice Giovanni nel suo Vangelo parlando del suo incontro con Me: “E il giorno seguente” Sembra perciò che il Battista mi indicasse il giorno seguente al battesimo e subito Giovanni e Giacomo mi seguissero. Cosa che contrasta con quanto dissero gli altri Evangelisti circa i quaranta giorni passati nel deserto. Ma leggete così: “(Avvenuto ormai l’arresto di Giovanni) un giorno in seguito i due discepoli di Giovanni Battista, ai quali egli mi aveva indicato dicendo: ‘Ecco l’Agnello di Dio’, rivedendomi mi chiamarono e mi seguirono.” Dopo il mio ritorno dal deserto.E insieme tornammo sulle rive del lago di Galilea, dove Io avevo preso rifugio per iniziare da lì la mia evangelizzazione, e i due parlarono di Me -dopo esser stai con Me per tutto il cammino e per un’intera giornata nella casa ospitale di un amico di casa mia, del parentado- agli altri pescatori. Ma l’iniziativa fu di Giovanni, al quale la volontà di penitenza aveva reso l’anima, già tanto limpida per la sua purezza, un capolavoro di limpidità su cui la Verità si rifletteva nitidamente, dandogli anche la santa audacia dei puri e dei generosi, che non temono mai di farsi avanti dove vedono che vi è Dio, e verità e dottrina e via di Dio. Quanto l’ho amato per questa sua semplice ed eroica caratteristica!”
Estratto di "l'Evangelo come mi è stato rivelato" di Maria Valtorta ©Centro Editoriale Valtortiano http://www.mariavaltorta.com/

Mère du Salut : Soit vous acceptez la Parole de Dieu, écrite par Lui, soit vous ne l’acceptez pas / Mercredi 7 janvier 2015 à 16h30

Mercredi 7 janvier 2015 à 16h30

Mes chers enfants, vous devez vous préparer aux Plans de mon Fils pour vous racheter tous à Ses Yeux. Le moment de Son Intervention pour réveiller l’esprit qui est en vous est proche.

Priez, priez, priez pour tous les enfants perdus du monde qui ont coupé tout lien avec mon Fils bien qu’ils aient été nourris de la Vérité. Bientôt ils n’auront plus de doute quant à Son Existence et vous devez prier pour que l’orgueil et le respect humain ne viennent pas s’interposer entre eux et la Miséricorde de Dieu. Vous devez prier tout spécialement pour ces âmes qui ont trahi mon Fils, de diverses façons, pour que leur soit donné le courage de se rendre humbles devant Lui et de demander Miséricorde.

Chers enfants, la Vérité donnée à l’humanité par la Manifestation de mon Père Éternel, par Son Fils unique Jésus-Christ, est mise en pièces. N’embrassez aucune doctrine qui ne respecte pas la Vérité dans son ensemble. Ne dites jamais qu’une telle partie de la Vérité est importante tout en récusant le reste. Soit vous acceptez la Parole de Dieu écrite par Lui, soit vous ne l’acceptez pas. Le temps n’a pas d’importance. Ce qui a été transmis à l’homme il y a des milliers d’années, à travers la Parole de Dieu, n’a pas changé, et ne peut pas changer. Tout ce qui vient de Dieu doit rester intact, même si c’est difficile. Rester fidèle aux Enseignements de Dieu requiert une grande force, de l’endurance et une ferme détermination.

L’amour est le moyen par lequel vous pouvez rester fidèles à mon Fils, mais cet amour doit être inconditionnel. Il ne doit jamais être souillé par l’amour-propre parce que cela ne rend pas gloire à Dieu. Si vous aimez véritablement Dieu, vous devez rester loyaux envers Sa Parole. Si vous vous dites disciples de mon Fils, Jésus-Christ, alors vous devez suivre Ses Enseignements, sans condition. Vous devez vous aimer les uns les autres comme Il vous aime – sans condition. Vous ne pouvez dire que vous aimez Dieu si vous ne vous aimez pas les uns les autres. Vous ne pouvez marchez dans Ses Pas si vous ne pardonnez pas à ceux qui vous offensent.

Ce n’est que lorsque vous vous conformerez aux Lois de Dieu que vous entrerez dans Son Glorieux Royaume.

Votre Mère bien-aimée
Mère du Salut


Mehr Infos: http://www.internetgebetskreis.com/fr/messages/janvier-2015/

La vocazione di sant'Antonio, Abate



Dalla «Vita di sant'Antonio» scritta da sant'Atanasio, vescovo
(Capp. 2-4; PG 26,842-846)
La vocazione di sant'Antonio, Abate


    Dopo la morte dei genitori, lasciato solo con la sorella ancor molto piccola, Antonio, all'età di diciotto o vent'anni, si prese cura della casa e della sorella. Non erano ancora trascorsi sei mesi dalla morte dei genitori, quando un giorno, mentre si recava, com'era sua abitudine, alla celebrazione eucaristica, andava riflettendo sulla ragione che aveva indotto gli apostoli a seguire il Salvatore, dopo aver abbandonato ogni cosa. Richiamava alla mente quegli uomini, di cui si parla negli Atti degli Apostoli, che, venduti i loro beni, ne portarono il ricavato ai piedi degli apostoli, perché venissero distribuiti ai poveri. Pensava inoltre quali e quanti erano i beni che essi speravano di conseguire in cielo.
    Meditando su queste cose entrò in chiesa, proprio mentre si leggeva il vangelo e sentì che il Signore aveva detto a quel ricco: «Se vuoi essere perfetto, va', vendi quello che possiedi, dallo ai poveri, poi vieni e seguimi e avrai un tesoro nei cieli» (Mt 19,21).
    Allora Antonio, come se il racconto della vita dei santi gli fosse stato presentato dalla Provvidenza e quelle parole fossero state lette proprio per lui, uscì subito dalla chiesa, diede in dono agli abitanti del paese le proprietà che aveva ereditato dalla sua famiglia - possedeva infatti trecento campi molto fertili e ameni - perché non fossero motivo di affanno per sé e per la sorella. Vendette anche tutti i beni mobili e distribuì ai poveri la forte somma di denaro. Partecipando un'altra volta all'assemblea liturgica, sentì le parole che il Signore dice nel vangelo: «Non vi angustiate per il domani» (Mt 6,34). Non potendo resistere più a lungo, uscì di nuovo e donò anche ciò che gli era ancora rimasto. Affidò la sorella alle vergini consacrate a Dio e poi egli stesso si dedicò nei pressi della sua casa alla vita ascetica, e cominciò a condurre con fortezza una vita aspra, senza nulla concedere a se stesso.
    Egli lavorava con le proprie mani: infatti aveva sentito proclamare: «Chi non vuol lavorare, neppure mangi» (2Ts 3,10). Con una parte del denaro guadagnato comperava il pane per sé, mentre il resto lo donava ai poveri.
    Trascorreva molto tempo in preghiera, poiché aveva imparato che bisognava ritirarsi e pregare continuamente (cfr. 1Ts 5,17). Era così attento alla lettura, che non gli sfuggiva nulla di quanto era scritto, ma conservava nell'animo ogni cosa al punto che la memoria finì per sostituire i libri. Tutti gli abitanti del paese e gli uomini giusti, della cui bontà si valeva, scorgendo un tale uomo lo chiamavano amico di Dio e alcuni lo amavano come un figlio, altri come un fratello.

RESPONSORIO         Cfr. Mt 19,21; Lc 14,33
R. Se vuoi essere perfetto, va', vendi quello che possiedi e dallo ai poveri; * vieni e seguimi, e avrai un tesoro nel cielo.
V. Dice il Signore: Chi non rinunzia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo,
R. vieni e seguimi, e avrai un tesoro nel cielo.

ORAZIONE

    O Dio, che hai ispirato a sant'Antonio abate di ritirarsi nel deserto, per servirti in un modello sublime di vita cristiana, concedi anche a noi per sua intercessione di superare i nostri egoismi per amare te sopra ogni cosa. Per il nostro Signore Gesù Cristo.

Benediciamo il Signore.
R. Rendiamo grazie a Dio.