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martedì 9 dicembre 2025

San Juan Diego

 

09 dicembre

San Juan Diego Cuauhtlatoatzin, 

Veggente di Guadalupe

Ad un tratto, scorge, sulla tilma, il ritratto di Nostra Signora. Vi è Maria, come impressa sul mantello, bellissima e piena di dolcezza.

Breve biografia
Nel dicembre 1531 la Madonna apparve a Guadalupe, in Messico, scegliendo come suo interlocutore un povero indio, Juan Diego, nato verso il 1474 e morto nel 1548, che prima di convertirsi al cattolicesimo portava un affascinante nome azteco, Cuauhtlotatzin, che sta a significare “colui che parla come un’aquila”.

Cuauhtlotatzin fu tra i primi a ricevere il battesimo, nel 1524, all’eta’ di cinquant’anni, con il quale gli fu imposto il nuovo nome cristiano di Juan Diego, e con lui venne battezzata anche la moglie Malintzin, che prese a sua volta il nome di Maria Lucia. Rimasto vedovo dopo solo quattro anni di matrimonio, orientò tutta la sua vita a Dio.

Dopo le apparizioni della S. Vergine sulla collina del Tepeyac visse santamente per 17 anni in una casetta che il vescovo Zumàrraga gli aveva fatto costruire a fianco della cappella eretta in onore della Vergine di Guadalupe. Giovanni Paolo II nel 1990 lo ha dichiarato beato, per proclamarlo infine santo nel 2002.


Messaggi di Nostra Signora di Guadalupe all'indigeno San Juan Diego

  • Ascolta figlio mio, piccolo mio, sappi che sono molti i miei servitori e messaggeri che potrei incaricare per comunicare il mio messaggio e la mia volontà. Ma io ti prego molto, figlio mio, il più piccolo tra i miei figli, e con forza ti domando che ancora una volta, domani mattina, tu vada a trovare il Vescovo, parlagli a nome mio e fagli sapere interamente la mia volontà, che deve cioè adoperarsi perché si faccia il tempio che gli chiedo. E digli che sono io in persona, la sempre Vergine Santa Maria, Madre di Dio, che ti invio.
  • Non sono la tua Madre misericordiosa, la Madre di tutte le nazioni? Ascolta e senti bene nel tuo cuore: Ciò che ti spaventa e ti perturba non è nulla. Non ci sono io, tua Madre? Non sei sotto la mia ombra e la mia protezione? Non sei avvolto dalle mi braccia e protetto nel mio mantello? Non sono la fonte della tua vita?" 
  • Figlio mio, piccolo mio, dove stai andando? Non ci sono qua io che sono la tua cara Mamma? Non ti affliggere per nulla.

Preghiere alla Madonna di Guadalupe
<<Santa Maria, che con il titolo di Nostra Signora di Guadalupe sei invocata come Madre dagli uomini e dalle donne del popolo del Messico e dell'America Latina, incoraggiati dall'amore che ci ispiri, riponiamo nuovamente nelle tue mani materne la nostra vita.Tu che sei presente in questi giardini vaticani, regina nel cuore di tutte le madri del mondo e nel nostro cuore.

Con grande speranza, a Te ricorriamo e in Te confidiamo. Ave Maria...
Nostra Signora di Guadalupe, prega per noi!San Juan Diego Cuauhtlatoatzin, prega per noi!>>

Preghiera di P. Thelían A. Corona Cortés
<<Grazie o Maria, immacolata, ausiliatrice di Guadalupe, continua ad essere, per questo continente della speranza, madre, regina, avvocata, rifugio, potente ausilio per il tuo popolo che t’invoca con tanta fiducia.

Continua ad essere per tutta l’America la Madonna dei tempi difficili, come amava chiamarti Don Bosco.

Ti affidiamo la vita delle nostre famiglie, la vita di grazia della nostra gioventù, i laici impegnati nella nuova evangelizzazione, le nostre autorità civili, le cause sociali più difficili e che in questo momento sono motivo di preoccupazione per la pace in tanti luoghi del mondo, ma soprattutto nei luoghi in cui tu hai vissuto.Oggi chiediamo, o Maria, che tu ripeta per noi le parole che hai detto a Juan Diego: “Qui, non sono forse io tua madre? Non sei tu per caso sotto la mia protezione? Non sono io la tua salute? Non sei forse nel mio grembo? Cosa ti preoccupa?”. Maria di Guadalupe: monstra te esse matrem... mostraci che sei nostra Madre. Amen.>>

Oh Maria, Madre di Dio e Madre nostra
<<Come potremo ringraziarti per gli innumerevoli benefici che ci hai fatto? Hai posto i tuoi occhi misericordiosi sopra di noi e della nostra famiglia, considerandoci tua proprietà. Grazie, Signora!
Gli Angeli ti lodino per questo insigne favore; tutti i popoli e le nazioni ti benedicano e noi, prostrati ai tuoi piedi, ti offriamo tutto il nostro amore e ti cantiamo, come Israele a Giuditta:
Tu sei la Gloria del nostro popolo!
Chiedesti un Tempio e noi te ne offriamo migliaia, giacché ti consacriamo le nostre famiglie e vogliamo che Tu regni nei nostri cuori. Ci chiami: "Miei cari figliolini" e noi, accettando così dolce titolo, vogliamo chiamarti nostra Regina, Madre nostra, ed essere non solo tuoi fedeli vassalli e figli tuoi amatissimi, ma tuoi umilissimi servi.
Comanda, oh altissima Signora, noi siamo pronti ad obbedirti.
Regna nelle nostre famiglie e liberale da ogni male; regna nelle anime nostre e fa che siamo sempre fedeli a Dio; regna nella nostra Patria, nel nostro Paese, nella Chiesa diffusa su tutta la terra...
e donaci la Pace!
Perdona i figli ingrati e prevaricatori, fortifica la fede di quelli che ti acclamano e invocano e concedici che, formando la tua corte qui sulla terra, oh dolcissima Madre, possiamo cantare con Te le lodi eterne davanti al trono di Dio.Amen.>>

Preghiera a San Juan Diego Cuauhtlatoatzin
di Giovanni Paolo II
<<Benedetto Juan Diego, indio buono e cristiano, che il popolo semplice ha sempre considerato come un vero santo! Ti chiediamo di accompagnare la Chiesa pellegrina in Messico, perché ogni giorno sia sempre più evangelizzatrice e missionaria. Incoraggia i Vescovi, sostieni i sacerdoti, suscita nuove e sante vocazioni, aiuta tutti coloro che offrono la propria vita per la causa di Cristo e per la diffusione del suo Regno.
Felice Juan Diego, uomo fedele ed autentico! Ti affidiamo i nostri fratelli e sorelle laici, perché sentendosi chiamati alla santità, impregnino tutti gli ambiti della vita sociale con lo spirito evangelico. Benedici le famiglie, sostieni gli sposi nel loro matrimonio, appoggia gli sforzi dei genitori per educare cristianamente i loro figli. Guarda benigno il dolore di quanti soffrono nel corpo e nello spirito, di quanti patiscono povertà, solitudine, emarginazione o ignoranza. Che tutti, governanti e sudditi, agiscano sempre secondo le esigenze della giustizia e il rispetto della dignità di ogni uomo, perché così si consolidi la vera pace.
Amato Juan Diego, “l’aquila che parla”! Insegnaci il cammino che conduce alla Virgen Morena del Tepeyac, affinché Ella ci accolga nell’intimo del suo cuore, giacché Ella è la Madre amorosa e compassionevole che ci conduce fino al vero Dio. Amen.>>



Nome: San Juan Diego Cuauhtlatoatzin
Titolo: Veggente di Guadalupe
Nascita: 1474 circa, Città del Messico
Morte: 1548, Città del Messico
Ricorrenza: 9 dicembre
Martirologio: edizione 2004

Beatificazione:

6 maggio 1990, Roma, papa Giovanni Paolo II
Canonizzazione:

31 luglio 2002, Messico, papa Giovanni Paolo II


Memoria facoltativa


SAN JUAN DIEGO CUAUHTLATOATZIN
*
AMDG et D.V.MARIAE



venerdì 1 giugno 2018

OGNI VOLTA CHE SEI IN DIFFICOLTA' CHIAMAMI. Chiamami sempre senza alcun timore...Sono accanto ad ogni figlio"

Non sono qui forse io, che sono tua madre?


Oggi sabato, giorno dedicato alla Madonna e giorno precedente a quello della memoria della Beata Vergine del Rosario, vi offriamo un breve dialogo svoltosi tra San Juan Diego e Maria Santissima.

Nel dicembre 1531 la Madonna apparve a Guadalupe, in Messico, scegliendo come suo interlocutore un povero indio, Juan Diego. Giovanni Paolo II nel 1990 l'ha dichiarato beato, per proclamarlo infine santo nel 2002.

In questo dialogo vediamo con quale affetto si rivolge a Lei e come la Madonna gli risponde usando il suo stesso linguaggio. Un bell’esempio di come dev'essere il nostro modo di parlare con la Madre del Cielo…



“Fanciulla mia, Figlia mia la più piccola, Bambina mia, spero che tu sia contenta; come ti sei svegliata? Sta bene la tua salute, Signora mia, Bambina mia? Con pena angustierò il tuo volto, il tuo cuore: ti faccio sapere, Fanciulla mia, che un tuo servitore, mio zio, è gravemente ammalato. Una grave malattia lo ha colpito, certamente ne morirà presto. E voglio andare in fretta alla tua piccola casa di México, per chiamare qualcuno degli amati di Nostro Signore, dei nostri sacerdoti, affinché vada a confessarlo e a prepararlo, poiché in realtà è per questo che siamo nati, noi che veniamo ad aspettare il travaglio della nostra morte.  Ma, se vado a farlo, poi tornerò qui di nuovo per andare a portare il tuo respiro, la tua parola, Signora, Fanciulla mia. Ti prego di perdonarmi, abbi con me ancora un po' di pazienza, poiché non ti sto ingannando, Figlia mia la più piccola, Bambina mia, domani senz'altro verrò in tutta fretta".


Non appena ebbe ascoltato le ragioni di Juan Diego, la Misericordiosa Perfetta Vergine gli rispose:


"Ascolta, riponilo nel tuo cuore, figlio mio più piccolo, non è nulla ciò che ti ha spaventato, che ti ha afflitto, non si turbi il tuo volto, il tuo cuore: non temere per questa malattia né per alcun'altra infermità, né per altre cose critiche, dolorose.

Non sono qui forse io, che sono tua madre? Non stai sotto la mia ombra e la mia protezione? Non sono io la fonte della tua gioia? Non stai nel cavo del mio mantello, nella croce delle mie braccia? Di cos'altro hai bisogno?

Che nessun'altra cosa ti affligga, ti turbi; che non ti dia pena la malattia di tuo zio, perché non ne morirà per adesso. Sii certo che sta già bene".

SALUS NOSTRA IN MANU TUA EST O MARIA
RESPICE NON TANTUM 
ET LAETI SERVIEMUS REGI DOMINO


sabato 30 dicembre 2017

Un codice con tutti gli elementi della cultura Mexica

LA SINDONE DI MARIA SANTISSIMA
IL SUO UNICO VERO VOLTO
Maria Santissima Nostra Signora di Guadalupe, La Perfetta
9 - 12 dicembre 1531 - Città del Messico



Guadalupe - Gli enigmi della Tilma

Miracolo-La Madonna di Guadalupe-La Tilma

AMDG et DVM

domenica 17 dicembre 2017

Sigillo di benedizione il mantello di san Juan Diego

San Juan Diego e la Madonna di Guadalupe


(di Cristina Siccardi) Se su Google si digita il termine Madonna al primo posto salta fuori «Madonna.com>Home», il sito ufficiale della trasgressiva diva pop statunitense Louise Veronica Ciccone, in arte Madonna; al secondo posto «Madonna (cantante) – Wikipedia» e al terzo posto, non la Madonna, bensì «Maria (madre [minuscolo ndr] di Gesù)».
La figura di Maria Santissima è oggi decisamente scomoda e non solo per Google. Lei è la (Ma) Donna delle non pari opportunità, è la (Ma) Donna non femminista, è la Beata fra tutte le donne (come Lei stessa disse di Sé nel Magnificat) a dispetto della cultura odierna, nonché della banalizzazione e dello schiacciamento terreno che della Madonna hanno fatto, a partire dal Concilio Vaticano II in poi, molti apologeti della secolarizzazione (protestantizzazione) cattolica al fine di rendere la Madonna una donna feriale, una donna desacralizzata, una donna come tutte le altre, si pensi a questo proposito alle speculazioni mariane di Monsignor Tonino Bello oppure di Enzo Bianchi.
A san Juan Diego Cuauhtlatoatzin (Chuauhtitlàn1474 – Città del Messico 1548), contadino del popolo azteco convertito a Cristo – la cui ricorrenza liturgica cade il 9 dicembre – non apparve una donna, bensì la Madonna di Guadalupe, la cui festa si  celebra il  12 dicembre. Nel 1524, all’età di 50 anni, Cuauhtlatoatzin viene battezzato con il nome di Juan Diego insieme alla moglie Malintzin, che prende il nome di Marìa Lucìa. Rimasto vedovo quattro anni più tardi, divide il suo tempo fra il lavoro dei campi e le pratiche religiose, fra cui l’ascolto della catechesi impartita agli indigeni neoconvertiti dai missionari spagnoli a Tlatelolco, un sobborgo di Città del Messico.
Sette anni dopo, secondo la tradizione, la mattina del 9 dicembre 1531 sulla collina di Tepeyac, a nord di Città del Messico, la Madonna gli si manifesta per chiedere di far erigere una chiesa in quel luogo. Il veggente corre a riferire il fatto al Vescovo Juan de Zumarrága, che non gli crede. La sera, ripassando sul colle, Juan Diego vede per la seconda volta Maria Santissima, la quale lo incarica di ritornare l’indomani dal Vescovo. Questa volta il presule gli chiede un segno per provare la veridicità del suo racconto. Torna, quindi, sul Tepeyac (dove sorgeva un tempio dedicato alla dea locale Tonantzin) e qui incontra nuovamente la Madonna, che gli promette un segno per il giorno seguente. Ma Juan Diego non potrà recarsi a causa della malattia di suo zio.
La situazione precipita e il 12 dicembre si mette in cerca di un sacerdote per la confessione del parente; tuttavia Nostra Signora di Guadalupe gli appare lungo la strada, per la quarta e ultima volta. Gli comunica che lo zio è già guarito e lo invita a salire sul Tepeyacper cogliere dei fiori. Allora l’uomo trova il segno promesso: bellissimi fiori della regione spagnola di Castiglia, sbocciati fuori stagione in una desolata pietraia… li raccoglie e li pone nel proprio mantello. Quando, di fronte al Vescovo e ad altre sette persone testimoni, il giovane lo apre per mostrare la prova, improvvisamente sul tilmàtli si imprime l’immagine della Vergine Maria: Vescovo e presenti cadono in ginocchio.
La mattina dopo, Juan Diego accompagna de Zumarrága al Tepeyac per indicargli il sito dove la Madonna vuole che si costruisca un luogo di culto. Viene subito eretta una cappella, sostituita nel 1557 da una cappella più ampia e poi da un Santuario, consacrato nel 1622. 
Nel 1976 sarà inaugurata l’attuale Basilica di Nostra Signora di Guadalupe, dove è custodito il mantello miracoloso sul quale è raffigurata la Vergine, ritratta come una giovane meticcia (fatto singolare, visto che a quel tempo i meticci erano ancora pochi) e proprio per la sua carnagione è chiamata dai fedeli Virgen morenita (Vergine meticcia).
Nel 1921 Luciano Pèrez, un attentatore inviato dal Governo anticattolico, nasconderà una bomba in un mazzo di fiori posti ai piedi dell’altare: l’esplosione danneggerà la Basilica, però, sia il mantello che il vetro di protezione rimarranno intatti.
Il nome Guadalupe era stato pronunciato dalla Madonna a Juan Diego: alcuni hanno ipotizzato che sia la trascrizione in spagnolo dell’espressione azteca Coatlaxopeuh, ovvero «colei che schiaccia il serpente» (cfr. Genesi 3,14-15), oltre che il riferimento al Real Monasterio de Nuestra Señora de Guadalupe fondato nel 1340 da Re Alfonso XI di Castiglia nel comune spagnolo di Guadalupe.
Occorre ricordare che nel 1517 gli spagnoli con Francisco Hernández de Córdoba avevano raggiunto la costa della penisola dello Yucatán provenienti da Cuba. Diego Velázquez de Cuéllar inviò 4 navi comandate dal nipote Juan de Grijalva nel 1518. Una terza spedizione del 1519, guidata da Hernán Cortés, prese terra a Cozumel. I conquistatori spagnoli inizialmente vennero accolti pacificamente dall’imperatore azteco Montezuma, poiché in base a segni premonitori e ad antiche leggende gli uomini di Cortes vennero scambiati per emissari di Quetzalcoatl, una delle principali divinità azteche.
È evidente che il mantello del convertito Juan Diego con l’effigie della Madonna è sigillo della benedizione data da Dio all’evangelizzazione missionaria del Nuovo Mondo, all’epoca solo agli esordi.  L’immagine non è stata dipinta da mano umana, dunque è acheropita. Diversi studi sono stati condotti nel corso del tempo, ma nessuno di essi è riuscito a dare risposte di carattere naturale.
Il mantello è costituito da due teli di ayate (fibra d’agave) cuciti insieme; nonostante in Messico il clima sia caratterizzato da una forte presenza di salnitro, che deteriora i tessuti di fibra vegetale nell’arco di pochi anni, il tilmàtli è pressoché inalterato da 500 anni; la disposizione delle stelle sul manto azzurro che copre la Vergine rispecchia l’area del cielo che era possibile vedere da Città del Messico durante il solstizio d’inverno; nel 1929, il fotografo Alfonso Marquè Gonzales, studiando alcuni negativi dell’effigie, osservò che nell’occhio destro della Madonna  si vedeva una figura umana; nel 1951, Carlos Salinas, fotografo ufficiale della Basilica di Guadalupe, affermò di aver constatato che una figura umana si notava anche nell’occhio sinistro.
A questo punto iniziarono ad interessarsi anche gli scienziati. Uno di essi, Raffael Torija Lavoignet, fra il 1956 e il 1958, compì cinque indagini servendosi di lenti di ingrandimento e oftalmoscopi, confermando così la presenza di figure umane negli occhi. La tecnica digitale, grazie all’ingegnere Josè Aste Tonsman ha poi permesso di ingrandire, filtrare e migliorare le immagini di persone contenute nelle pupille della Vergine e che appartengono a due scene distinte.
Nella prima sono raffigurate le persone testimoni del miracolo del mantello; mentre nella seconda è rappresentata una famiglia azteca composta da padre, madre, nonni e tre bambini (l’importanza della famiglia naturale!). Le scoperte di Tonsmann sono rafforzate dalle parole con le quali la Madonna si era rivolta a Juan Diego nel sollecitare la costruzione di una chiesa: «Per realizzare ciò che vuole il mio sguardo compassionevole e misericordioso».
Quarant’anni dopo le apparizioni e il miracolo del tilmàtli, nel 1571, l’ammiraglio genovese Gianandrea Doria possedeva una copia del dipinto divino, dono del Re Filippo II di Spagna, e la portò sulla propria nave, che contribuì, con le flotte cristiane della Lega Santa, federate sotto le insegne pontificie, alla vittoria della battaglia di Lepanto. (Cristina Siccardi)
"Vero Volto di Maria Santissima,
 Madre del Vero Dio, Immacolata e Perfetta
Nostra Signora di Guadalupe"

martedì 12 dicembre 2017

SUL TEPEYAC CON MARIA DIVINA e san Juan Diego

La Madonna di Guadalupe, 

Madre di tutti gli uomini.



Nel dicembre del 1531, sul Tepeyac, un colle poco fuori da Città del Messico, la «Perfetta Sempre Vergine Santa Maria, la madre del verissimo e unico Dio» è apparsa a Juan Diego, un indio da poco convertitosi al cristianesimo. Prova tangibile di questo evento soprannaturale è l’immagine acheropita della Madonna stessa, rimasta impressa sul mantello (comunemente chiamato Tilma o Ayate) di Juan Diego, tutt’oggi conservato presso la moderna Basilica di Guadalupe.

Nel ‘500 il Messico era parte integrante dell’impero atzeco, che raggiunse l’apice dello sviluppo nel XV-XVI secolo. Tuttavia, nel 1519 giunsero in Messico i conquistatori spagnoli guidati di Cortes e con essi i missionari, i quali cominciarono con gradualità a sovvertire la visione del mondo degli indios, trasmettendo loro la cultura europea e la religione.

In ogni caso, fu il miracolo della Vergine di Guadalupe a rigenerare definitivamente in Cristo il popolo messicano. Ma come avvenne questo miracolo? Una narrazione seria ed esauriente la si trova nel documento Nican Mopohua (Qui si racconta), redatto da Valeriano tra il 1548 e il 1555. Esso riporta il susseguirsi dei fatti avvenuti tra il 9 – quando Juan Diego “vide una giovane Signora che stava lì in piedi e lo invitava ad avvicinarsi”, per poi dirgli di essere “la Perfetta Sempre Vergine Maria” e chiedergli di costruire per lei una casa ai piedi del colle e di andare a riferire questo suo desiderio al vescovo Juan de Zumarraga – è il 12 dicembre 1531. Qui basti sapere che martedì 12 dicembre Juan Diego andò sulla cima del colle a cogliere dei fiori, quale segno concreto da portare al vescovo. Nonostante fosse dicembre ne trovò una grande varietà e li racchiuse in mazzetti nel suo mantello. Una volta giunto dal vescovo Juan aprì il mantello, sul quale era comparsa l’immagine della Madre di Dio. Subito tutti credettero e la “casa” chiesta dalla Signora venne in breve tempo costruita.

Sotto il profilo scientifico sono diversi gli aspetti inspiegabili della Tilma, che dal 1666 a oggi è stata oggetto di numerose e approfondite indagini. Tra questi, il fatto che il telo – fatto di una fibra vegetale deperibile e composto da due pezze tenute insieme da un filo di cotone – sia ancora intatto dopo cinquecento anni; un telo che ha una temperatura costante di 36,6° (come quella del corpo umano) e che respinge la polvere e gli insetti. L’immagine raffigurata è stata realizzata con quattro differenti tecniche (olio, tempera, acquerelli e affresco) e con colori chimici, che però nel XVI secolo non erano ancora stati inventati! Inoltre, le stelle raffigurate sul manto della Vergine sono direttamente collegate a quelle del solstizio d’inverno del 1531 e, fatto molto interessante, la retina degli occhi della Madre di Dio si contrae in base alla luce e all’interno dell’iride – del diametro di 8mm – sono state rinvenute immagini umane, raffiguranti il momento della consegna del mantello al Vescovo da parte di Juan Diego. E l’elenco degli aspetti scientificamente oscuri potrebbe continuare…

La Tilma della Morenita è un miracolo portatore di un messaggio universale, destinato a durare nei secoli, pur conservando tratti specifici e conformi al momento storico e al luogo in cui si è verificato. “Ancora oggi, infatti, l’Immagine della Morenita è frutto di conversioni e «continua a essere un ‘segno’ e a svelare a poco a poco i suoi segreti». Ad esempio, quando il 24 aprile del 2007 in Messico è stato legalizzato l’aborto – ovvero l’uccisione deliberata di esseri umani, esattamente come facevano gli Aztechi prima che la Vergine apparisse a Juan Diego – il ventre della Vergine della Tilma si è illuminato, assumendo la conformazione di un embrione a poche settimane dal concepimento. Tutto questo appare in perfetta consonanza con il significato teologico sotteso alle apparizioni di Guadalupe: la Santa Vergine Maria è la Madre di tutti ed è Avvocata, Ausiliatrice, Soccorso e Mediatrice per i suoi figli, soprattutto i più piccoli e indifesi come i bambini non ancora nati” (F. Agnoli – G. Tanel, Miracoli – Irruzione del soprannaturale nella storia, Lindau 2013, pp. 60-61).

D’altronde non avrebbe potuto essere altrimenti, dal momento che la Chiesa ha approvato ufficialmente il miracolo di Guadalupe il 25 maggio del 1754 e papa Benedetto XV ha eletto la Madonna di Guadalupe a patrona e a principale protettrice del Messico, fissandone la festa liturgica il 12 dicembre.

Giulia Tanel
Fonte: Notizia Pro Vita

lunedì 11 dicembre 2017

LA B.V. MARIA DI GUADALUPE



SANTA MARIA DI GUADALUPE

STAMPATASI SUL MANTELLO DI SAN JUAN DIEGO
 
Un giorno in cui contemplava una riproduzione dell'Immagine di Nostra Signora di Guadalupe, Papa Giovanni Paolo II fece questa confidenza: «Mi sento attirato da quest'Immagine, perché il viso è pieno di tenerezza e di semplicità; mi chiama...». Più tardi, il 6 maggio 1990, in occasione di un pellegrinaggio in Messico, il Santo Padre beatificava il messaggero di Nostra Signora, Juan Diego, e diceva: «La Vergine ha scelto Juan Diego fra i più umili, per ricevere quella manifestazione affabile e benigna che fu l'apparizione di Nostra Signora di Guadalupe. Il suo viso materno sulla santa Immagine che ci lasciò in dono ne è un ricordo imperituro». Nel secolo XVI, la Santa Vergine, piena di pietà per il popolo azteco che, vivendo nelle tenebre dell'idolatria, offriva agli idoli innumerevoli vittime umane, si è degnata di prendere in mano essa medesima l'evangelizzazione degli Indiani dell'America Centrale che erano anch'essi suoi figli. Un dio degli Aztechi, cui era attribuita la fertilità, si era trasformato, con l'andar del tempo, in dio feroce. Simbolo del sole, quel dio, in lotta permanente con la luna e le stelle, aveva bisogno – così si credeva – di sangue umano per restaurare le proprie forze, poiché, se fosse perito, la vita si sarebbe spenta. Sembrava dunque indispensabile offrigli, in perpetuo sacrificio, sempre nuove vittime.

Un'aquila su un cactus

I sacerdoti aztechi avevano profetizzato che il loro popolo nomade si sarebbe insediato nel luogo in cui si fosse mostrata un'aquila che, appollaiata su un cactus, divorasse un serpente. L'aquila figura sulla bandiera del Messico attuale. Giunti su un'isola palustre, in mezzo al lago Texcoco, gli Aztechi vedono compiersi il preannunciato presagio: un'aquila, appollaiata su un cactus, sta divorando un serpente; siamo nel 1369. Fondano quindi lì la città di Tenochtitlán, che diventerà Città del Messico. Essa si sviluppa fino a diventare una vasta città su palafitte con numerosi giardini in cui abbondano fiori, frutti e verdure. 
L'organizzazione progressiva del regno azteco fa di esso un impero gerarchizzato e molto strutturato. Le conoscenze dei matematici, degli astronomi, filosofi, architetti, medici, artisti ed artigiani sono molto avanzate per l'epoca. Ma le leggi fisiche rimangono poco note. La potenza e la prosperità di Tenochtitlán sono dovute soprattutto alla guerra. Le città conquistate devono pagare un tributo di derrate varie e di uomini per la guerra e per i sacrifici. I sacrifici umani e l'antropofagia degli Aztechi hanno pochi riscontri analoghi nel corso della storia.

Nel 1474, nasce un bambino cui vien dato il nome di Cuauhtlatoazin («aquila parlante»). Alla morte di suo padre, è lo zio che si incarica del piccolo. Fin dall'età di tre anni, gli si insegna, come a tutti i bambini aztechi, a partecipare ai lavori domestici ed a comportarsi dignitosamente. A scuola, impara il canto, la danza e soprattutto la religione con i suoi molteplici dèi. I sacerdoti hanno una grande influenza sulla popolazione, che mantengono in una sottomissione che va fino al terrore. Cuauhtlatoazin ha tredici anni, quando si procede alla consacrazione del gran Tempio di Tenochtitlán. Nel corso di quattro giorni, i sacerdoti sacrificano al loro dio 80.000 vittime umane. Dopo il servizio militare, Cuauhtlatoazin si sposa con una ragazza della sua condizione. Insieme, conducono una modesta vita di agricoltori.

Nel 1519, lo spagnolo Cortés sbarca nel Messico, alla testa di più di 500 soldati. Conquista il paese per conto della Spagna, ma non senza zelo per l'evangelizzazione degli Aztechi; nel 1524, ottiene la venuta a Città del Messico di dodici Francescani. I missionari s'integrano facilmente nella popolazione; la loro bontà contrasta con la durezza dei sacerdoti aztechi e con quella di certi conquistatori. Si cominciano a costruire chiese. Tuttavia, gli Indiani si mostrano assai refrattari al Battesimo, soprattutto a causa della poligamia che dovrebbero abbandonare.
Cuauhtlatoazin e sua moglie sono fra i primi a ricevere il Battesimo, ed assumono rispettivamente i nomi di Juan Diego e Maria Lucia. Alla morte di quest'ultima, nel 1529, Juan Diego si ritira a Tolpetlac, a 14 km da Città del Messico, presso lo zio Juan Bernardino, diventato pure lui cristiano.
Il 9 dicembre 1531, come sempre il sabato, egli parte prestissimo la mattina per assistere alla Messa celebrata in onore della Santa Vergine, presso i Frati francescani, vicino a Città del Messico. Passa ai piedi della collina di Tepeyac. Improvvisamente, sente un canto dolce e sonoro che gli sembra provenga da una gran moltitudine di uccelli. Alzando gli occhi verso la cima della collina, vede una nuvola bianca e sfavillante. Guarda intorno a sé e si chiede se non stia sognando. Improvvisamente il canto tace ed una voce di donna, dolce e delicata, lo chiama: «Juanito! Juan Dieguito!» S'inerpica rapidamente sulla collina e si trova davanti ad una giovane bellissima, le cui vesti brillano come il sole.
 
«Un tempio in cui manifesterò il mio amore»

Rivolgendosi a lui in nahuatl, la sua lingua materna, gli dice: «Figlio mio, Juanito, dove vai? – Nobile Signora, mia Regina, vado a Messa a Città del Messico per apprendervi le cose divine che ci insegna il sacerdote. – Voglio che tu sappia con certezza, caro figlio, che io sono la perfetta e sempre Vergine Maria, Madre del vero Dio da cui proviene ogni vita, il Signore di tutte le cose, Creatore del cielo e della terra. Ho un grandissimo desiderio: che si costruisca, in mio onore, un tempio in cui manifesterò il mio amore, la mia compassione e la mia protezione. Sono vostra madre, piena di pietà e d'amore per voi e per tutti coloro che mi amano, hanno fiducia in me e a me ricorrono. Ascolterò le loro lamentele e lenirò la loro afflizione e le loro sofferenze. Perché possa manifestare tutto il mio amore, va’ ora dal vescovo, a Città del Messico, e digli che ti mando da lui per fargli conoscere il grande desiderio che provo di veder costruire, qui, un tempio a me consacrato».
 
Juan Diego si reca immediatamente al vescovado. Monsignor Zumárraga, religioso francescano, primo vescovo di Città del Messico, è un uomo pio e pieno di zelo il cui cuore trabocca di bontà per gli Indiani; ascolta attentamente il pover'uomo, ma, temendo un'illusione, non gli dà credito. Verso sera, Juan Diego prende la via del ritorno. In cima alla collina di Tepeyac, ha la felice sorpresa di ritrovare l'Apparizione; rende conto della sua missione, poi aggiunge: «Vi supplico di affidare il vostro messaggio a qualcuno più noto e rispettato, affinché possa essere creduto. Io sono solo un modesto Indiano che avete mandato da una persona altolocata in qualità di messaggero. Perciò non sono stato creduto ed ho potuto soltanto causarvi una gran delusione. – Figlio carissimo, risponde la Signora, devi capire che vi sono persone molto più nobili cui avrei potuto affidare il mio messaggio, e tuttavia è grazie a te che il mio progetto si realizzerà. Torna domani dal vescovo... digli che sono io in persona, la Santa Vergine Maria, Madre di Dio, che ti manda».

La domenica mattina dopo la Messa, Juan Diego si reca dal vescovo. Il prelato gli fa molte domande, poi chiede un segno tangibile della realtà dell'apparizione. Quando Juan Diego se ne torna a casa, il vescovo lo fa seguire discretamente da due domestici. Sul ponte di Tepeyac, Juan Diego scompare ai loro occhi, e, malgrado tutte le ricerche effettuate sulla collina e nei dintorni, essi non lo ritrovano più. Furenti, dichiarano al vescovo che egli è un impostore e che non bisogna assolutamente credergli. Durante il medesimo tempo, Juan Diego riferisce alla bella Signora, che lo aspettava sulla collina, il nuovo colloquio avuto con il vescovo: «Torna domattina a prendere il segno che reclama», risponde l'Apparizione.

Rose, in pieno inverno!


Tornando a casa, l'Indiano trova lo zio malato e il giorno seguente deve rimanere al suo capezzale per curarlo. Poiché la malattia si aggrava, lo zio chiede al nipote di andare a cercare un sacerdote. All'alba, il martedì 12 dicembre, Juan Diego si avvia verso la città. Quando si avvicina alla collina di Tepeyac, giudica preferibile fare una deviazione per non incontrare la Signora. Ma, improvvisamente, La vede venirgli incontro. Tutto confuso, le espone la situazione e promette di tornare non appena avrà trovato un sacerdote per dare l'olio santo allo zio. «Figliolo caro, replica l'Apparizione, non affliggerti per la malattia di tuo zio, perché egli non morirà. Ti assicuro che guarirà... Va’ fin in cima alla collina, cogli i fiori che ci vedrai e portameli». Arrivato in cima, l'Indiano è stupefatto di trovarvi un gran numero di fiori sbocciati, rose di Castiglia, che spandono un profumo quanto mai soave. In questa stagione invernale, infatti, il freddo non lascia sussistere nulla, ed il luogo è troppo arido per permettere la coltura dei fiori. Juan Diego coglie le rose, le deposita nel mantello, o tilma, poi ridiscende dalla collina. «Figlio caro, dice la Signora, questi fiori sono il segno che darai al vescovo... Questo lo disporrà a costruire il tempio che gli ho chiesto». Juan Diego corre al vescovado.

Quando arriva, i domestici lo fanno aspettare per lunghe ore. Stupiti che sia tanto paziente, e incuriositi da quel che porta nella tilma, finiscono per avvertire il vescovo, il quale, malgrado si trovi in compagnia di parecchie persone, lo fa entrare immediatamente. L'Indiano racconta la sua avventura, apre la tilma e lascia sparpagliarsi per terra i fiori ancora brillanti di rugiada. Con le lacrime agli occhi, Monsignor Zumárraga cade in ginocchio, ammirando le rose del suo paese. Ad un tratto, scorge, sulla tilma, il ritratto di Nostra Signora. Vi è Maria, come impressa sul mantello, bellissima e piena di dolcezza. I dubbi del vescovo lasciano il posto ad una solida fede e ad una speranza incantata. Prende la tilma e le rose, e le deposita rispettosamente nel suo oratorio privato. Il giorno dopo, si reca con Juan Diego sulla collina delle apparizioni. Dopo aver esaminato i luoghi, lascia che il veggente torni dallo zio. Juan Bernardino è effettivamente guarito. La guarigione si è prodotta all'ora stessa in cui Nostra Signora appariva a suo nipote. Racconta: «L'ho vista anch'io. È venuta proprio qui e mi ha parlato. Vuole che le si eriga un tempio sulla collina di Tepeyac e che si chiami il suo ritratto «Santa Maria di Guadalupe». Ma non mi ha spiegato perché». Il nome di Guadalupe è ben noto agli Spagnoli, poiché esiste nel loro paese un antichissimo santuario consacrato a Nostra Signora di Guadalupe.
La notizia del miracolo si sparge rapidamente; in poco tempo, Juan Diego diventa popolare: «Accrescerò la tua fama», gli aveva detto Maria; ma l'Indiano rimane sempre altrettanto umile. Per facilitare la contemplazione dell'Immagine, Monsignor Zumárraga fa trasportare la tilma nella cattedrale. Poi intraprende la costruzione di una chiesetta e di un eremo, per Juan Diego, sulla collina delle apparizioni. Il 25 dicembre seguente, il vescovo consacra la cattedrale alla Santissima Vergine, al fine di ringraziarla per i favori insigni di cui Ella ha ricolmato la diocesi; poi, in una magnifica processione, l'Immagine miracolosa viene portata verso il santuario di Tepeyac, che è appena stato ultimato. Per manifestare la loro gioia, gli Indiani tirano frecce. Una di esse, lanciata senza precauzioni, trafigge la gola di uno dei presenti che cade a terra, ferito mortalmente. Subentra un silenzio impressionante ed una supplica intensa sale verso la Madre di Dio. Improvvisamente, il ferito, che è stato depositato ai piedi dell'Immagine miracolosa, riprende i sensi e si rialza, pieno di vigore. L'entusiasmo della folla è al colmo.

Milioni d'Indiani diventati Cristiani

Juan Diego si sistema nel piccolo eremo e veglia alla manutenzione ed alla pulizia del luogo. La sua vita rimane molto modesta: coltiva con cura un campo messo a sua disposizione presso il santuario. Riceve i pellegrini, sempre più numerosi, parlando loro con molto piacere della Santa Vergine e raccontando senza stancarsi i particolari delle apparizioni. Gli vengono affidate intenzioni di preghiere di ogni genere. Ascolta, compatisce, conforta. Passa una gran parte del suo tempo libero in contemplazione davanti all'immagine della sua Signora; i suoi progressi sulla via della santità sono rapidi. Un giorno dopo l'altro, compie la sua missione di testimone, fino alla morte che avverrà il 9 dicembre 1548, diciassette anni dopo la prima apparizione.
Quando gli Indiani appresero la notizia delle apparizioni di Nostra Signora, si sparsero fra loro un entusiasmo ed una gioia indicibili. Rinunciando agli idoli, alle superstizioni, ai sacrifici umani ed alla poligamia, molti chiesero il Battesimo. Nei nove anni che seguirono le apparizioni, nove milioni di loro furono convertiti alla fede cristiana, vale a dire 3000 al giorno!
I particolari dell'Immagine di Maria colpiscono profondamente gli Indiani: quella donna è più grande del “dio-sole”, poiché appare in piedi davanti al sole; supera il “dio-luna”, poiché tiene la luna sotto ai suoi piedi; non è più di questo mondo, poiché è circondata di nuvole ed è tenuta al di sopra del mondo da un angelo; le mani giunte la mostrano in preghiera, il che significa che c'è qualcuno di più grande di lei...
Ma, ancora oggi, il mistero dell'Immagine miracolosa è grande. La tilma, vasto grembiule tessuto a mano con fibre di cactus, porta l'Immagine sacra di un'altezza di 1,43 m. Il viso della Vergine è perfettamente ovale e di un color grigio che tende al rosa. Gli occhi hanno un'intensa espressione di purezza e di dolcezza. La bocca sembra sorridere. La bellissima faccia, simile a quella di un'Indiana meticcia, è incorniciata da una chioma nera che, vista da vicino, comporta capelli di seta. Un'ampia tunica, di un rosa incarnato che non si è mai potuto riprodurre, la copre fino ai piedi. Il mantello, azzurro-verde, è bordato di un gallone d'oro e cosparso di stelle. Un sole di vari toni forma uno sfondo magnifico in cui brillano raggi d'oro.
La conservazione della tilma, dal 1531 ad oggi, rimane inspiegabile. In capo a più di quattro secoli, la stoffa, di qualità mediocre, conserva la stessa freschezza, la stessa vivacità di toni che aveva in origine. In confronto, una copia dell'Immagine di Nostra Signora di Guadalupe, dipinta con gran cura nel secolo XVIII e conservata nelle stesse condizioni climatiche di quella di Juan Diego, si è completamente degradata in pochi anni. All'inizio del secolo XX, periodo doloroso di rivoluzioni per il Messico, una carica di dinamite fu depositata da miscredenti sotto l'Immagine, in un vaso pieno di fiori. L'esplosione ha distrutto i gradini di marmo dell'altare maggiore, i candelabri, tutti i portafiori; il marmo dell'altare fu fatto a pezzi, il Cristo di ottone del tabernacolo si piegò in due. I vetri della maggior parte delle case circostanti la basilica si ruppero, ma quello che proteggeva l'Immagine non fu nemmeno incrinato; l'Immagine rimase intatta. 

<< Figlio carissimo, risponde la Signora, devi capire che vi sono persone molto più nobili cui avrei potuto affidare il mio messaggio, e tuttavia è grazie a te che il mio progetto si realizzerà. Torna domani dal vescovo... digli che sono io in persona, la Santa Vergine Maria, Madre di Dio, che ti manda >>

 

Dom Antoine Marie OSB

Abbazia Saint-Joseph de Clairval
21150 Flavigny-sur-Ozerain
                                         France

venerdì 18 agosto 2017

Torrenti di Amore e di Misericordia





Città del Messico, 5 dicembre 1994. Cenacolo nazionale del M.S.M nel Santuario della
Madonna di Guadalupe.

La pupilla dei miei occhi

« Con quale amore vi guardo, sacerdoti e fedeli del mio Movimento, che vi trovate qui, in questo mio così venerato Santuario, a fare il vostro grande Cenacolo, che conclude quelli fatti in tante città del Messico, questa terra da Me particolarmente protetta e benedetta!

Faccio scendere dal mio Cuore Immacolato torrenti di amore e di misericordia su tutti voi, sulla Chiesa e su questa povera umanità.

Come nei miei occhi sta impressa l'immagine del piccolo Juan Diego, a cui sono apparsa, così anche voi siete impressi negli occhi e nel cuore della vostra Mamma Celeste.

Siete la pupilla dei miei occhi, perché siete i miei più piccoli bambini, completamente a Me consacrati, e così su di voi Io posso effondere tutta la tenerezza del mio amore materno.

Siete la pupilla dei miei occhi, perché vi lasciate condurre da Me con tanta docilità. Voi mi ascoltate, assecondate le mie richieste, camminate sulla strada che Io vi ho tracciato e così, per mezzo di voi, Io posso realizzare il grande disegno del trionfo del mio Cuore Immacolato
nel mondo.

Siete la pupilla dei miei occhi, perché attraverso di voi Io posso diffondere la luce della fede nei giorni della grande apostasia, il profumo della grazia e della santità nel tempo della grande perversione e la forza vittoriosa dell'amore nell'ora della violenza e dell'odio.

Siete la pupilla dei miei occhi, per il grande amore che voi avete a Gesù Eucaristico. Con quale gioia vi guardo, quando andate davanti al Tabernacolo per dare a Gesù il vostro sacerdotale omaggio di amore, di adorazione e di riparazione.
Nel tempo in cui Gesù Eucaristico è circondato da tanta indifferenza, da tanto vuoto, voi diffondete ancora le solenni ore di adorazione eucaristica, circondate Gesù Eucaristico di fiori e di luci come segni indicativi del vostro amore e della vostra tenera pietà.

Siete la pupilla dei miei occhi, perché siete semplici, poveri, umili e così mi amate con tutto il candore del vostro cuore di bimbi.
Hai visto, mio piccolo figlio, con quanto entusiasmo sono amata, pregata e glorificata da tutti questi miei figli messicani.
Per questo da qui incomincerà la mia grande vittoria contro tutte le forze massoniche e sataniche, per il più grande trionfo di mio figlio Gesù.
Ti confermo che per il grande giubileo del duemila [giubileo, per intercessione della Vergine Maria Madre e Regina, prolungato fino a questi giorni] avverrà il trionfo del mio Cuore Immacolato, che vi ho predetto a Fatima ed esso si realizzerà con il ritorno di Gesù nella gloria, per instaurare il suo Regno nel mondo.
Così potrete finalmente vedere coi vostri occhi i cieli nuovi e la nuova terra.

Con tutto il mio amore di Mamma, da voi consolata e glorificata, vi benedico 
nel Nome del Padre... 
e del Figlio 
e dello Spirito Santo ».

 <<Maranathà: 
Vieni Signore Gesù!>>