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mercoledì 22 settembre 2021

San Pio e la conversione di un'attrice

 

PADRE PIO E LA CONVERSIONE DELL'ATTRICE
Lea Padovani voleva il miracolo della guarigione del convivente, ma Padre Pio la respinse a malo modo perché non voleva lasciare quell'uomo, ma poi... (VIDEO: Padre Pio e Lea Padovani)
di Corrado Gnerre

Vi raccontiamo un grande miracolo che toccò all'attrice Lea Padovani (1920-1991). Molto famosa negli anni del secondo dopoguerra.
Questa era innamoratissima di un uomo con cui conviveva. Ma era un uomo sposato. L'attrice si trovava all'estero per motivi cinematografici quando venne a sapere che al suo compagno era stato diagnosticato un gravissimo tumore maligno. Gli avevano dato solo sei mesi di vita. Rientrò disperata. Accompagnò l'uomo da altri medici, perfino all'estero, ma la terribile diagnosi venne confermata.
La Padovani era a conoscenza della straordinarietà di Padre Pio da Pietrelcina. Insieme al compagno si recò a San Giovanni Rotondo. Cercarono di farsi ricevere dal frate, ma non vi fu nulla da fare. Successivamente ella ci riuscì. Padre Pio - ovviamente - fu categorico e la respinse a malo modo perché sapeva che i due vivevano nel peccato non essendo sposati, e che desideravano solo una guarigione fisica senza poi preoccuparsi di rispettare la Legge di Dio. Le fece dunque capire la necessità di lasciare quell'uomo.
L'attrice rimase molto colpita. Nei giorni successivi sentì una forza interiore che la spinse a formulare una promessa al Signore. Chiese che il suo innamorato potesse guarire, in cambio lo avrebbe definitivamente lasciato. Dopo pochi giorni, l'uomo iniziò a sentirsi meglio. In una visita di controllo i medici, con sorpresa, constatarono la completa e inspiegabile guarigione.
L'attrice capì che la sua richiesta era stata esaudita e rimase fedele alla promessa: lasciò quell'uomo di cui era tanto innamorata. Andò poi da Padre Pio. Comprese che dietro quel suo gesto vi erano state le preghiere del santo frate e decise di divenire sua figlia spirituale e quindi di cambiare totalmente vita.
Ma l'uomo che aveva beneficiato della guarigione non comprese bene ciò che era avvenuto e si unì con un'altra donna. Insomma, quel grande miracolo era stata l'occasione per la salvezza di Lea Padovani e - speriamo di no - forse per la dannazione di quell'uomo.
Cosa sarebbe accaduto se l'attrice invece di incontrare Padre Pio, avesse parlato con un sacerdote di oggi a cui s'impone la pastorale contemporanea sui divorziati risposati?

Nota di BastaBugie: nel seguente video (durata: 4 minuti) dal titolo "L'attrice Lea Padovani si confessa da Padre Pio" si può vedere la scenda della conversione dell'attrice, interpretata da Tosca D'Aquino in un recente film sul santo di Pietrelcina.


https://www.youtube.com/watch?v=2VYC9Rx7spw

 
Titolo originale: Il miracolo che toccò a Lea Padovani. Cosa sarebbe accaduto se l'attrice avesse praticato la pastorale contemporanea?
Fonte: I Tre Sentieri, 15 giugno 2021

venerdì 22 gennaio 2021

COSE ... MIRABILI

 


Viaggi e profumi


Padre Pio ebbe ed ha il dono di viaggiare in ogni parte del mondo per aiutare gli ammalati, prevenire incidenti, raddrizzare le coscienze, risolvere problemi. Viaggi dopo la morte.  Padre Pio va in sogno. Il profumo di Padre Pio.

I viaggi di Padre Pio in BILOCAZIONE.

 

 

Giovanna Rizzani

 

 

Giovanna Rizzani

Convento di Sant'Elia a Pianisi ai tempi di Padre Pio

Da Sant'Elia a Pianisi a Udine

Durante la permanenza a Sant’Elia a Pianisi, a 17 anni, il 18 gennaio 1905, accadde il primo fenomeno di bilocazione, che lo stesso fra Pio, dopo circa un mese, descrisse su un foglio: «Giorni fa mi è capitato un fatto insolito: mentre mi trovavo in coro con fra Anastasio, erano circa le ore 23 del 18 del mese scorso [gennaio 1905], quando mi ritrovai lontano, in una casa signorile, dove il padre moriva, mentre una bambina nasceva. Mi apparve allora Maria Santissima che mi disse: “Affido a te questa creatura; è una pietra preziosa allo stato grezzo: lavorala, levigala, rendila il più lucente possibile, perché un giorno voglio adornarmene”... “Come sarà possibile, se io sono ancora un povero chierico e non so se un giorno avrò la fortuna e la gioia di essere sacerdote? Ed anche se sarò sacerdote, come potrò pensare a questa bambina, essendo io molto lontano da qui?”. La Madonna soggiunse: “Non dubitare, sarà lei che verrà da te, ma prima la incontrerai in San Pietro...”. Dopo di ciò mi sono ritrovato nuovamente in Coro." ( Epistolario IV, 1027-9) (D'Apolito, Padre Pio, 315-6)

Quanto scritto da fra Pio poteva anche far pensare ad un sogno. Ma si rimane profondamente colpiti quando si viene a sapere che l’intera vicenda si è poi realizzata esattamente così come scritto su quel foglio. Si ritiene di aprire una breve parentesi per accennare a quanto effettivamente avvenuto.

 

Pagina autografa di Padre Pio riguardo alla bilocazione, febbraio 1905

 

La neonata Giovanna Rizzani con la madre

 

 

Da Udine a Roma

Giovanna Rizzani: questo il nome della bambina nata a Udine intorno alle ore 23 del 18 gennaio 1905, mentre il padre, il marchese Giovanni Battista Rizzani, colpito da infarto, moriva. Dopo la morte del marchese, la famiglia si trasferì a Roma. In un tardo pomeriggio dell’estate 1922, Giovanna, ormai diciassettenne studentessa liceale, si recò con una amica nella Basilica di San Pietro, dove, visto un frate cappuccino, lo pregò di ascoltare la sua confessione. Il frate le rispose di si ed entrò nel secondo confessionale a sinistra entrando nella Basilica. Giovanna gli disse: «Padre, non sono venuta per confessarmi, ma per essere illuminata in tanti dubbi di fede, che mi tormentano, specialmente quello sul mistero della SS. Trinità». Il frate ebbe per lei affettuose parole di conforto, e con calma e pazienza seppe dissiparle ogni ombra di dubbio. Giovanna, ricevuta la benedizione, rasserenata e piena di gioia, si spostò dallo sportello del confessionale e andò verso l’amica dicendole: «Quanto è buono questo frate! È un sacerdote dotto e santo. Mi ha dissipato ogni dubbio… Aspettiamo che esca dal confessionale per chiedergli l’in-dirizzo della sua residenza, così quando avremo bisogno di confessione e di consigli, andremo da lui». Al sagrista, che annunciava la chiusura della Basilica, le due ragazze dissero che aspettavano il frate confessore. Il sagrista, avvicinatosi al confessionale, disse: «Signorine, qui non c’è nessuno». Il frate si era come volatilizzato. (D'Apolito, Padre Pio, 317-21)

Confessionale nella Basilica di San Pietro

 

Giovanna Rizzani

 

 

San Giovanni Rotondo

L’anno dopo, nelle vacanze estive del 1923, Giovanna, avendo sentito parlare di Padre Pio, si recò con una zia e due amiche a San Giovanni Rotondo. E qui si mescolò alla folla che gremiva il corridoio che dalla sagrestia immette nella clausura del Convento. Giovanna si trovava in prima fila aspettando il passaggio di Padre Pio. E il Padre, passando, appena la vide le si avvicinò, le porse a baciare la mano e le disse: «Giovanna, io ti conosco. Tu sei nata il giorno in cui morì tuo padre». Giovanna rimase sbalordita, chiedendosi come il Padre poteva sapere che ella era nata lo stesso giorno in cui suo padre stava morendo. Il mattino del giorno successivo andò a confessarsi. Accostatasi al confessionale, subito Padre Pio le disse: «Figlia mia, finalmente sei venuta! Da quanti anni ti sto aspettando…». E Giovanna: «Padre, io non vi conosco. È la prima volta che vengo a S. Giovanni Rotondo. Ho accompagnato la zia. Forse mi avete scambiata con qualche altra ragazza». Padre Pio replicò: «No, non mi sono sbagliato, né ti ho scambiato con un’altra ragazza. Noi già ci siamo incontrati l’anno scorso. Rammenti? In un pomeriggio d’estate venisti con un’amica in San Pietro, a Roma, in cerca di un sacerdote che dissipasse dalla tua mente i dubbi che ti affliggevano. Quel frate cappuccino ero io!». E poi: «Figlia mia, tu mi appartieni. Sei stata affi-data alle mie cure dalla Madonna. Quando io risposi alla Madonna che mi sarebbe stato impossibile prendere cura della tua anima a causa della lontananza, Ella mi disse: “Non dubitare, sarà lei che verrà da te, ma prima la incontrerai a San Pietro”. L’anno scorso t’incontrai in S. Pietro, ora sei venuta qui, a S. Giovanni Rotondo, spontaneamente, senza che io ti avessi chiamata. È ora che io prenda cura dell’anima tua, come vuole la Mamma celeste». Giovanna, in lacrime, gli chiese: «Padre, poiché io vi appartengo, prendetevi cura di me. Ditemi che cosa debbo fare. Mi devo fare suora?». E Padre Pio: «Nulla di questo. Tu verrai spesso a San Giovanni Rotondo; io avrò cura della tua anima e conoscerai la volontà di Dio». Giovanna, benedetta da Padre Pio, emozionata e in lacrime, si tolse dal confessionale. Da allora, più volte lasciò Roma per recarsi da Padre Pio. Dopo qualche tempo Padre Pio vestirà Giovanna da terziaria, imponendole il nome di suor Iacopa, la quale si sposò e continuò a recarsi frequentemente a San Giovanni Rotondo. (D'Apolito, Padre Pio, 322-7)

Incontro con Padre Pio in eta' matura

 

In seguito, Giovanna riuscì ad avere da padre Agostino il foglio nel quale Padre Pio aveva descritto nel lontano 1905 la nascita di una bimba mentre il padre moriva. Padre Agostino, al quale il foglio era stato consegnato dallo stesso Padre Pio, lo aveva conservato per poi, dopo molti anni, darlo alla diretta interessata. Giovanna mostrò il foglio a Padre Pio, il quale ne confermò l’autenticità. Allora, fattene alcune fotocopie, consegnò il foglio al Superiore del convento di San Giovanni Rotondo perché fosse messo a disposizione della Curia Arcivescovile di Manfredonia, dove poi ella sarà chiamata a testimoniare. (D'Apolito, Padre Pio, 328) (Ruffin, Padre Pio, 66-70)

Qualche giorno prima della morte di Padre Pio Giovanna Rizzani sentì la voce di Padre Pio che gli disse: Vieni subito a San Giovanni Rotondo perché' me ne vado. Se ritardi non mi vedrai più. Giovanna si precipitò, con l'amica Margherita Hamilton. Si confesso' e al termine Padre Pio le disse: "Questa e' l'ultima confessione che fai con me. Ora ti dò l'assoluzione di tutti i peccati commessi dall'uso della ragione fino a questo momento." (D'Apolito, Padre Pio, 332-3)

Giovanna assistette in visione alle ultime due ore della vita, sino alla morte di Padre Pio, e ne diede un racconto dettagliato all'amica Margherita. (D'Apolito, Padre Pio, 333-41). (Schug, A Padre, 14-30) (Bruno, Roads, (105-11) (Capuano, Con P. Pio, 247-50) (Ingoldsby, Padre Pio, 26-9) (Chiron, Padre Pio, 39-41)

Il 23 settembre 1983, la signore Giovanna Rizzani incontro un frate sul sagrato della chiesa di Santa Maria delle Grazie. Lo fermò e gli disse: "Lei e' padre Paolo Covino. L'ho visto la notte che mori' Padre Pio, il 23 settembre 1868. Lei gli amministrò l'olio santo nella sua cella." (Covino, Ricordi, 241-2)

Padre Alberto D'Apolito

 

 

Padre Paolo Covino assiste Padre Pio all'altare nell'ultima messa

 

 

 

 

Madre Teresa Salvadores

Madre Teresa Salvadores, selle suore di San Vincenzo dei Paoli, superiora del convento della medaglia miracolosa in Montevideo, Uruguay, era gravemente inferma e costretta a stare a letto nel mese di novembre del 1921. La suora aveva cancro all stomaco e doveva essere nutrita per iniezione, aveva anche una malformazione cardio-aortica, e sul fianco si era sviluppata una infiammazione della misura di un pugno. Il vicario della diocesi di Salto, in Uruguay, Mons. Vincenzo Damiani, era appena tornato da San Giovanni Rotondo con un guanto usato da Padre Pio. Madre Teresa Salvadores riporta: "Il 31 dicembre 1921 mi applicarono il guanto sul fianco e sulla gola. Io mi addormentai. Nel sogno vidi Padre Pio che toccava il mio fianco e la mia bocca, e mi disse molte cose che non sono di questo mondo. Quando mi svegliai, dopo tre ore, mi rivestii dell'abito religioso e andai giu' nella cappella, poi andai al refettorio e mangiai normalmente. Io non avevo fatto nessuno di queste cose negli ultimi tre mesi. Da allora non ho avuto alcun ritorno del cancro." (Napolitano, 139-141)  (De Liso, Padre Pio, 98-9)

 

Su questo fatto c'è la testimonianza del dr. Morelli, professore alla facoltà di medicina di Montevideo. Egli visitò madre Teresa Salvadores nel mese di gennaio del 1922, e di nuovo nel gennaio del 1925. Egli constatò che la suora era stata grandemente impegnata in tutte le sue attività nei tre anni trascorsi, senza nessun trattamento medico.

 

 

Monsignor Vincenzo Damiani

11 settempre 1941: Mons. Damiani, Uruguay

Il vicario generale di Salto, Uruguay, Mons. Vincenzo Damiani, che soffriva di cuore, in una visita a San Giovanni Rotondo si fece promettere da Padre Pio che lui l'avrebbe aiutato nei momenti finali della vita. L'11 settembre 1941, si svolgeva a Salto un convegno sulle vocazioni,  a cui parteciparono Mons. Damiani, il vescovo di Salto Mons. Alfredo Viola, e l'arcivescovo di Montevideo Mons. Antonio Maria Barbieri, lui stesso cappuccino, insieme ad altri vescovi e a tanti altri membri del clero.  Quella sera, appena dopo mezzanotte Mons Damiani ebbe un attacco cardiaco. Nello stesso momento Mons. Barbieri sentì aprire la porta della sua camera e una voce disse: "Va ad aiutare Mons. Damiani che sta morendo." Mons. Barbieri corse da Mons. Damiani. Mons. Damiani era ancora cosciente e chiese l'Estrema Unzione. Quattro vescovi e sei sacerdoti erano presenti al rito. Mons. Damiani morì raccolto in pace, pochi minuti dopo il rito. Sul comodino fu trovato un foglio di carta dove Mons. Damiani aveva scritto come per mandare un telegramma: "Padre Pio. San Giovanni Rotondo. Continui dolori cardiaci mi stanno consumando."

 

Diversi anni dopo, il 12 marzo 1949, Mons. Barbieri si recò a San Giovanni Rotondo, e volle parlare con Padre Pio di quanto era successo anni prima a Mons. Damiani. Padre Pio cercò di evitare le domande, e con un sorriso disse: "Se tu hai capito quello che successe, è inutile insistere." Anche Mons. Viola visitò Padre Pio, il 3 maggio 1949, e lasciò al convento uno scritto intorno alla morte di Mons. Damiani. (Agostino, Diario, 210-12, note 65, 66, 67)  (Ruffin, Padre Pio, 243-5) (Winowska, Il vero, 100-101) (Capuano, Con P. Pio, 251-2) (McCaffery, Tales, 33-4) (Bruno, Roads, 24-5) ( Gallagher, Padre Pio, 124) (Chiron, Padre Pio, 165-7) (De Robeck, Padre Pio, 86) (Ingoldsby, Padre Pio, 90) (Fernando da Riese, Crocifisso, 217-8)

 

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Monsignor Alfredo Viola parla con Padre Pio

Castellammare di Stabia

Padre Francesco Napolitano presentò a Padre Pio un gruppo di pellegrini provenienti da Castellammare di Stabia. Una delle donne del gruppo disse a Padre Pio: "Padre, io vi invoco tante volte al giorno!" Padre Pio: "E tu credi che io sono sordo. Mi esasperi lamentandoti continuamente di tante cose insignificanti. Sarebbe meglio che tu avessi un po' più di fede in Dio." (Napolitano, Padre Pio, 183)

 

St. Vincent, New York

Padre Giuseppe Pio ricordava una signora americana che si presentò al convento nel 1967. Poche settimane prima giaceva in un letto d'ospedale a St. Vincent Hospital, Greenwich, New York, morendo di cancro. Padre Giuseppe Pio ricordava particolarmente quella donna perché lui stesso è di New York. La donna disse che pregava Padre Pio mentre stava morendo. Padre Pio le comparve accanto al letto, le sorrise, la benedisse, e se ne andò senza dire una parola. La signora guarì completamente e fece il viaggio a San Giovanni Rotondo. (Gallagher, Padre Pio, 125)

Padre  Joseph Pius di New York

 

New York

Padre Francesco Napolitano descriveva ai frati radunati in refettorio il suo viaggio in America, specialmente a New York, che lui aveva visitato per la prima volta. Padre Pio lo ascoltò attentamente, poi disse: "Tu a new York ci sei stato una volta sola. Io ci sono stato centinaia di volte." (Napolitano, Padre Pio, 183)

 

Milwaukee

Padre Dominic Meyer, di Milwaukee, fu per tanti anni assistente di Padre Pio. Suo Padre un giorno gli disse: "Figlio mio, tu conosci così bene Padre Pio. Tu sei suo amico. Puoi chiedergli di venire ad aiutarmi quando arriva il mio momento?" Padre Dominic si fece coraggio e presento' a Padre Pio la richiesta del suo padre. Padre Pio non disse una parola, ma gli diede uno sguardo d'intesa e fece di sì col capo. Due anni dopo il padre morì a casa della sorella sposata, in Milwaukee. Quando Padre Dominic fu informato si precipitò a tornare ma arrivò ad esequie finite.  La sorella e il marito riferirono che un giorno, dato che era una bella giornata, lo sistemarono sul terrazzo a prendere il sole. Egli non girava da solo per la casa, e aveva bisogno di aiuto. Quando tornarono dopo poco sul terrazzo, non lo trovarono. Lo cercarono dovunque e finalmente lo trovarono nella sua stanza, morto. La sorella aggiunse: " Aveva la bocca semichiusa, e sulla bocca c'era un'Ostia."  (McCaffey, Tales, 33-4)

Padre Dominic Meyer di Milwaukee

 

America

Padre Rosario da Aliminusa scrisse di suo pugno negli annali del convento che ad un'anziana signora in America era comparso Padre Pio, e il tumore di cui lei soffriva era scomparso, e la donna ora menava una vita normale. Padre Eusebio da Castelpetroso lesse la storia e disse a Padre Pio: "Così ogni tanto tu te ne vai in America. Ho appena saputo che andasti a visitare una signora con un tumore." Padre Pio: "Come l'hai saputo?" (Napolitano, Padre Pio, 183-4)

Padre Rosario da Aliminusa (tiene in mano un giornale)

 

Siete venuti a curiosare?

Il reverendo John Esseff, di Scranton, in Pennsylvania, a maggio del 1959 fece il suo primo viaggio in Europa, accompagnato dal suo amico il reverendo Bob Calligan. Dopo aver visitato Roma, i due volevano vedere Padre Pio, ma furono sconsigliati di andarci perche' era difficile avvicinarlo, a meno che, una volta giunti a San Giovanni Rotondo non chiedessero di una persona chiamata Mary Pyle, che poteva aiutarli a incontrare Padre Pio. "Noi non parlavamo italiano. Dicemmo solo Mary Pyle e dopo poco Mary venne e ci invitò a casa sua offrendoci del pane e del formaggio, dato che era nel primo pomeriggio. Mary poi si offrì di vedere dove potevamo passare la notte nel vicinato. Mentre Mary si dava da fare, io vidi Padre Pio entrare nella stanza dove stavamo. Egli mi disse: "Che fate qua? Siete venuti a curiosare?" Io rimasi completamente sorpreso! Ma gli risposi e gli domandai perché era così importante avere le stigmate, mentre l'Eucaristia sembra che sia più importante. Di lì continuammo a parlare di Gesù e dell'Eucaristia. Parlammo per circa venti minuti e poi Padre Pio se ne andò. Io mi voltai verso Mary Pyle e domandai: "Egli viene spesso qui?" La risposta di Mary fu strana: "Noi non lo sapevamo che egli fosse qui. Se ha avuto una conversazione con te, vuol dire che è venuto a vedere te. Nessun altro di noi seduti a tavola lo ha visto. Lui fa così frequentemente. Egli ha il dono della bilocazione." Io non ne avevo mai sentito parlare, ma in seguito venni a conoscenza di tanti episodi di bilocazione da parte di Padre Pio." (Esseff, Brothers, 141-4)

   Mons. John Esseff    

   Mons. Esseff con Mother Theresa

 

 

Un uomo in paese

Padre Carmelo da Sessano riportò che nel 1953, quando lui era superiore del convento, Padre Pio stava assistendo a una recita nella sala dei terziari, insieme agli altri frati e a un numeroso pubblico. Durante l'intervallo egli appoggiò le braccia solle schienale della sedia davanti a lui e poggio la testa sulle braccia, rimanendo in silenzio e senza muoversi per circa cinque minuti. Poi alzò la testa rimanendo seduto normalmente. Nessuno diede importanza alla cosa. Il giorno dopo Padre Carmelo andò a visitare un uomo malato in paese. Questi, quando lo vide, lo ringraziò per avergli mandato Padre Pio il giorno prima. Padre Carmelo rimase sconcertato.  Il malato e i suoi familiari avevano tutti visto Padre Pio nella stanza. Quando Padre Carmelo domandò a che ora avevano visto Padre Pio, il tempo corrispondeva esattamente alla durata dell'intervallo della recita quando Padre Pio era sembrato assopito. (McCaffery, Tales, 26) (Ruffin, Padre Pio, 325)

      

Padre Carmelo da Sessano con Padre Pio

 

Un uomo di Maglie

Un frate cappuccino del convento di Maglie, vicino a Lecce, aveva il padre costretto permanentemente a letto a cause di una malattia alla spina dorsale. Un giorno il frate scrisse una lettera a Padre Pio pregandolo di intercedere per il padre che stava lentamente morendo. Padre Pio rispose assicurandolo delle preghiere. Il tempo passò e la malattia aveva preso un rapido corso per il peggio. Un pomeriggio il malato vide un frate con la barba accanto al suo letto, che gli disse: "Tu stai soffrendo! Soffri con pazienza!" Lo stesso accadde per i nove giorni seguenti, e il malato peggiorava invece di migliorare. Il decimo giorno si penso' di dare al malato l'estrema unzione. Il frate apparve e questa volta disse: "Basta adesso! Hai sofferto abbastanza!" Da quel momento in malato comincio' a migliorare finche guarì completamente. Dopo poche settimane egli riprese il suo lavora nei campi. Il frate scrisse a Padre Pio una lettera di ringraziamento. (Cataneo, Padre Pio, 100-1)

 

 

 

Il sagrato

Dr. Sala, il medico di Padre Pio che lavorava alla Casa Sollievo, riporta che una sera mentre stava attraversando lo spiazzale di Santa Maria delle Grazie alla fine del lavoro, vide Padre Pio che camminava a piedi verso il convento attraverso la piazza. Egli salutò, ma Padre Pio non rispose al saluto. Poi Padre Pio continuò a camminare verso il convento e attraversò la porta chiusa, senza bussare e senza usare la chiave, e scomparve dentro. Il giorno dopo il dr. Sala chiese a Padre Pio perché non lo aveva salutato la sera prima mentre attraversava la piazza. Padre Pio non negò e disse: "Evidentemente non ti ho sentito." (Bruno, Road, 26)

Il dr. Giuseppe Sala con Padre Pio

Vigliacco

  Uno dei suoi figli spirituali residente a Roma era abituato togliersi il cappello in segno di rispetto, passando davanti a una chiesa. Un giorno passando davanti a una chiesa ebbe vergogna di togliersi il cappello perché stava in allegra compagnia. Una voce ben conosciuta gli gridò all'orecchio: "Vigliacco." La prossima volta che vide Padre Pio, il Padre gli disse: "Questa volta non hai avuto che una sgridata. Ma la prossima volta avrai un sonoro scapaccione." (Winowska, Il vero, 149-50) (Gaudiose, Prophet, 163)

 

Padre Benedetto

Il 18 luglio 1948 Padre Benedetto, che era stato direttore spirituale  e superiore provinciale di Padre Pio, stava morendo nel convento di San Severo. Il Padre Guardiano del convento chiese a Padre Benedetto se voleva che chiedesse a Padre Pio di venire a visitarlo. Padre Benedetto: "No. Non è necessario. Padre Pio è qui vicino a me." (Ruffin, Padre Pio, 192)

Raffaelina Cerase

Quando Padre Pio era ancora a Foggia, il 25 marzo 1960, Padre Nazareno da Arpaise e Padre Pio Si recarono a trovare donna Raffaelina Cerase gravemente ammalata. Padre Nazareno testimoniò : "Prima di lasciarla, le ho dato l'assoluzione in articulo mortis, ed io e Padre Pio siamo rientrati al convento. Alle quattro del mattino bussarono alla porta del convento e un uomo mi chiese quattro candelabri da mettere intorno alle spoglie di donna Raffaelina, che era appena morta. Andai subito ad avvertire Padre Pio per annunciargli la morte della Cerase.  Padre Pio, senza agitarsi, mi rispose: "L'ho assistita io: è andata direttamente in Paradiso." (Chiron, 88-9)

 

Basilica di San Pietro

Don Orione (ora San Luigi Orione) disse al Papa Pio XI che egli aveva personalmente visto Padre Pio, nella Basilica di San Pietro in Roma, Durante il rito di Beatificazione di San Teresa del Bambino Gesù. Il Papa disse: "Siccome sei stato tu a dirmelo, io ti credo." (Napolitano, Padre Pio, 185) (Gallagher, Padre Pio, 124) (Winowska, Il vero, 103)

 

San Luigi Orione

 

25 ottobre 1921: Cardinal Silj

 

Il Cardinale Augusto Silj, cugino del cardinal Gasoarri, fu a San Giovanni Rotondo in visita a Padre Pio il 25 ottobre 1921. Scrisse sul registro dei visitatori: "Ho con molta soddisfazione spirituale visitato il reverendo Padre Pio nel conventodi San Giovanni Rotondo. Raccomando alle sue orazioni tutte le mie intenzioni espostegli a voce, e ringrazio il molto reverendo padre guardiano della cortese ospitalità riservata a me e al mio compagno di viaggio, mons. Giuseppe De Angelis.

Secondo la conessa Virginia Silj, cognata del cardinale, la visita di questi a Padre Pio avvenne per ordine del papa Benedetto XV "per vedere, inquisire, e osservare , e poi riferire a lui quanto riguardava il movimento intorno a Padre Pio::: e all'operato dei cappuccini in S. Maria delle Grazie. " (Epistolario IV, pag. 17)

 

 

La reliquia

La contessa Virginia Silj, cugina del cardinale Pietro Gasparri e cognata del cardinal Silj, aveva invitato diversi dignitari ecclesiastici, incluso Padre Pio delle Piane di San Francesco di Paola, suo confessore, per la dedicazione della cappellina privata che lei aveva fatto costruire nel suo appartamento in Via del Tritone a Roma. Tra gli invitati c'erano il suo cugino cardinal Gasparri, e suo cognato il cardinal Silj.

Mentre si discuteva per decidere a quale santo dedicare la cappella quando entrò in casa una giovane suora che diede alla contessa una reliquia della Santa Croce dicendo che la sera prima era venuto a visitarla Padre Pio "in carne e ossa" e l'aveva pregata di consegnare la reliquia alla contessa Silj il mattino seguente. La cappellina fu dedicata alla Santa Croce. Quando tempo dopo la contessa visitò Padre Pio, egli confermò di aver dato personalmente la reliquia alla suora. (Napolitano, Padre Pio, 187-8).

 

Lo studio di Papa Pio XI

Papa Pio XI si trovava nel suo studio discutendo con alcuni cardinali sull'argomento della sospensione "a divinis" di Padre Pio, quando improvvisamente vide entrare un frate cappuccino, con le mani entro le maniche del saio, che, procedendo con passo claudicante, si reca direttamente da lui, senza che i presenti possano fermarlo e, prostratosi al bacio del sacro piede, gli dice: "Santità, per il bene della Chiesa non permettete questo." Quindi, chiesta la benedizione e baciando nuovamente il sacro piede, uscì. Superato il momento di smarrimento, alcuni prelati si recano alla porta per chiedere alle guardie il motivo per cui abbiano fatto entrare il frate; ma si sentono rispondere che nessuno si e' avvicinato e tantomeno entrato nella sala. Il Papa non da' seguito al fatto, ma, intuendo di che cosa possa trattarsi, interrompe la riunione e chiamato a se il cardinale Augusto Silj, ci cui conosceva l'ammirazione per Padre Pio, l'incarica di recarsi a San Giovanni Rotondo per indagare se Padre Pio si fosse allontanato dal convento quel giorno. Silj, come è ovvio riceve la conferma dal Padre Guardiano (al quale però non rivela il motivo della richiesta) che Padre Pio, in quella data e ora, stava in coro a pregare. A seguito di questo fatto il Papa dopo aver esclamato "qui' c'è il dito di Dio, ordina l'archiviazione della pratica. (Peroni, Padre Pio, 325-6) (Ruffin, Padre Pio, 198) La notizia e' stata resa nota dalla cognata del cardinale Contessa Virginia Silj, soltanto dopo la morte del papa Pio XI.  La contessa Silj aveva viaggiato a San Giovanni Rotondo col cardinal Silj (Peroni, Padre Pio, 329-30, nota 25)

 

 

A maggio 1924 visitò San Giovanni Rotondo, con il padre e uno zio, la contessa Virginia Silj, cognata del card. Augusto Silj e cugina del cardinale Pietro Gasparri: la contessa era lì naturalmente per colloqui con Padre Pio; al convento lasciò pure un'offerta  in denaro e un messale del costo di lire 193, come annota nel suo diario e nei registri del convento il superiore del tempo, Padre Ignazio. (Mischitelli, 458, prosieguo di nota 2)

 

 

 

 

 

 

Pope Pius XI

 

Sua Eminenza Augusto Silj

 

Madre Speranza

La venerabile Madre Speranza da Collevalenza, attestò nel 1970 che: "Quando io lavoravo al Sant'Offizio in Vaticano, vidi Padre Pio ogni giorno per un anno intero. Egli usava avere i mezzi guanti sulle mani per nascondere le stimmate. Io lo salutavo, baciavo la sua mano, e qualche volta scambiavamo delle parole. Questo avvenne tra il 1937 e il 1939. (Schug, A Padre Pio, 45-6) Madre Speranza confermò il fatto, diversi anni dopo,  a Padre Alberto D'Apolito (D'Apolito, Padre Pio, 362-4)

 

Madre Speranza

 

Padre Gemelli

Rina Giordanelli: "Un giorno del luglio 1959, mentre ero a San Giovanni in attesa della nascita del mio terzo figlio, Padre Pellegrino mi mise al corrente di un episodio straordinario, che lo aveva particolarmente colpito ed edificato. "Padre Pio mi ha chiamato e io sono andato immediatamente nella sua camera: l'ho trovato tutto rosso in volto, emozionato e contento come un bambino. Non poté' fare a meno di confidarmi che aveva confessato Padre Agostino Gemelli in punto di morte." Padre Gemelli morì il 15 luglio del 1959.   (Pronzato, Padre Pio un santo, 40)

Padre Agostino Gemelli

 

Daniel Batonnier

Daniel Batonnier di Alencon, in Francia, di anni sei, era in pericolo di morte colpito da meningite cerebro spinale. Ricoverato in ospedale, si dibatte e delira contro i tormenti di un'agonia sempre più  vicina. Per i medici gli resta un solo giorno di vita. La madre è al colmo del dolore. I vicini di casa si offrono di mandare un telegramma a Padre Pio chiedendogli di pregare per Daniel. Il telegramma viene inviato alle 13:30 del 29 gennaio 1957 dall'ufficio postale di Alencon, destinazione: Padre Pio da Pietrelcina, San Giovanni Rotondo. Alle ore 15, la signora Batonnier sta vicino al figlio in ospedale. Daniele ha 41 di febbre ed è in preda a terribili convulsioni.  Alle 16 la febbre scende a 37. La mamma, che aveva il marito e altri sette figli da accudire, torna a casa. L'indomani mattina torna in ospedale e trova Daniele perfettamente guarito. Il medico lo esamina e dice: "Non ci capisco niente, suo figlio non solo è salvo, ma è completamente guarito."  La mamma torna a casa e partecipa la sua gioia con i vicini di casa. Una donna le da' da leggere un libro su Padre Pio, con una sua foto sulla copertina. La mamma torna in ospedale con il libro sotto il braccio, si avvicina al letto del figlio, e questo, guarda la copertina del libro e dice: 'Mamma, io lo conosco quel prete. E' già venuto a trovarmi due volte stamattina sul tardi, per non farmi paura. Poi se ne è andato. Mamma, quando divento grande voglio diventare un prete come lui." (Chiron, Padre Pio, 270-1)

 

Il cardinal Joseph Mindszenty

Il cardinal Joseph Mindszenty, primate di Ungheria, si trovava in carcere a Budapest sin dal 1949, condannato all'ergastolo dal regime comunista. E' stato riportato che un frate con la barba portava frequentemente tutto l'occorrente perché' il cardinale potesse celebrare la Messa. (Allegri, La vita, 558)

Padre Pio porta al Cardinal Mindszenty in prigione pane e vino per celebrare la Messa. Mosaico nella cripta di San Pio.

 

Padre Bonaventura

Padre Bonaventura, un frate cappuccino di Napoli, riportò che nel 1956, mentre egli stava predicando verso le 7 di sera nella basilica dello Spirito Santo in Napoli, lui e tutti i presenti in chiesa videro Padre Pio che in silenzio nella navata centrale ascoltando la predica. Stette in piedi per almeno quaranta minuti, anche durante le preghiere. Padre Bonaventura scrisse a Padre Carmelo, il superiore del convento di San Giovanni Rotondo, chiedendogli di domandare a Padre Pio se lui era veramente stato a Napoli quella sera. Padre Pio: "Sì è vero. E' vero." (Schug, A Padre, 6)

 

Padre Placido e l'impronta della mano

Nel luglio del 1957, Padre Placido fu ricoverato urgentemente nell'ospedale di San Severo per una grave forma di cirrosi epatica. La notte egli vide Padre Pio presso il suo letto che lo confortava e gli assicurava la guarigione. Poi lo vide avvicinarsi alla finestra della camera, posare la mano sul vetro, e scomparire. La mattina dopo Padre Placido guardò verso la finestra e vide l'impronta di una mano. Si avvicinò e riconobbe l'impronta della mano di Padre Pio. Si convinse allora che la visita di Padre Pio non era stato un sogno, ma una realta'. La notizia si sparse nell'ospedale e in città e molti vennero a vedere la finestra con l'impronta della mano. Si cercò di pulire il vetro con detersivo, ma riappariva sempre. Io, Padre Alberto D'Apolito, chiesi a Padre Pio  se era stato a San Severo da Padre Placido. Padre Pio: "E tu ne dubiti? Sì sono andato." (D'Apolito, Padre, 141-2) (Ingoldsby, Padre Pio, 91-2)

Padre Placido da San Marco in Lamis

 

Ma è proprio lui!

La signora Concetta Bellarmini di S. Vito Lanciano, farmacista, nel 1926 aveva contratto una malattia che, per un'infezione generale del sangue e una sopravvenuta broncopolmonite, l'aveva ridotta in condizioni disperate. La sua pelle aveva assunto un colore giallastro. Allora una parente, visto che i medici non vi potevano far più nulla, le consigliò di rivolgersi a Padre Pio, che l'ammalata non aveva mai conosciuto. I figli però vi si opponevano, perché non credevano affatto a tutto quello che si andava dicendo del Frate del Gargano. La signora Concetta invece vi credeva e cominciò a pregarlo fervidamente.

Un giorno, mentre stava a letto, si vide comparire nel mezzo della stanza un Cappuccino, il quale senza toccarla, le sorrise e la benedisse. L'ammalata non ebbe paura di questa apparizione, ma invece ne sentì pace e tranquillità. Poi chiese se la sua venuta significasse la grazia della conversione dei figli o quella della sua guarigione. Il Cappuccino le rispose: «Domenica mattina starai bene». Detto questo, scomparve lasciando dietro di sé una scia d'intenso profumo, che fu sentito anche dalla domestica della casa. Venuta la domenica la signora Concetta si sentì guarita e inoltre constatò che la sua pelle era ritornata normale. Allora volle andare a S. Giovanni Rotondo per conoscere e ringraziare Padre Pio e in questo viaggio si fece accompagnare dal fratello. Quando giunsero si portarono al convento e chiesto alla gente chi fosse Padre Pio, se lo videro additare mentre egli passava in mezzo alla folla. Allora la signora Bellarmini, guardandolo lo confrontò col Cappuccino che le era apparso nella sua casa di S. Vito Lanciano e subito esclamò: «Ma è lui, è proprio lui!» (Cataneo, Padre Pio, 136-7) (Del Fante, Per la storia, 471-2)


AMDG et DVM

sabato 22 febbraio 2020

Il Papa... abortito


“IL PAPA… ABORTITO” 

Caro lettore nel 1974 ci fu il referendum sul divorzio. 
In Italia vinsero i divorzisti. E fu la rovina della famiglia. 
Oggi non ci si sposa neppure più in municipio, si convive, punto e basta, “finché ci piace, poi si cambia compagno/a”. 
Ma nella mia cittadina vinsero gli anti-divorzisti. Merito anche (soprattutto) del parroco che nelle domeniche precedenti, dal pulpito, letteralmente “tuonò” contro il divorzio. 

Nel maggio 1981 ci fu il referendum sull’aborto. In Italia vinsero gli abortisti e fu la strage degli innocenti, che tuttora perdura. Ma nella mia cittadina vinsero i difensori della vita nascente, perché lo stesso parroco tuonò, più forte del Savonarola, contro l’aborto, peccato gravissimo, orribile delitto, non solo interruzione della gravidanza, ma uccisione di un bambino che non può difendersi in alcun modo. 

Se tutti i preti allora, in quelle due circostanze, avessero “tuonato” così, forse non avrebbero vinto i divorzisti e poi gli abortisti, e oggi non ci sarebbe la pena di morte per i più innocenti degli esseri umani, i bambini non ancora nati. 

Quante famiglie sono state disgregate dal divorzio? 
Quanti bambini sono stati uccisi dall’aborto? Migliaia, milioni! 
E, oggi, chi tra i preti e vescovi, parla contro divorzio e aborto, chi illustra la bellezza, il dovere, la gioia vera del matrimonio cristiano, della vita concepita, destinata a nascere e fiorire? 

Si parla dello sfinimento, dell’accoglienza ai migranti, della custodia della natura, ma dei “principi non negoziabili”, di famiglia e vita, chi parla? Silenzio o quasi! 

Nella biografia di S. padre Pio da Pietrelcina c’è questo episodio bello e interessante: 

«Ad una donna, recatasi al suo confessionale, padre Pio disse: " Chiudi gli occhi e dimmi che cosa vedi”. La signora obbedì, chiuse gli occhi e disse: “Vedo un’immensa piazza con tanta gente. Tra quella gente vedo un corteo che avanza solenne. Vedo in quel corteo molti sacerdoti, vescovi e cardinali: tutti precedono un Papa che è portato in trono. Sì, vedo proprio un Papa sul trono (era la sedia gestatoria) e gran folla osannante a questo Papa, molto bello…Ma che significa tutto questo?”. Le rispose padre Pio: “Il bambino che hai ucciso nel tuo grembo con l’aborto, nei disegni di Dio doveva diventare quel Papa”. La povera donna diede un grido e svenne accanto al confessionale». (da: E. Boninsegna, Ero “curato”, ora sono da “curare”, Verona, pro manuscripto, 2019, pag. 139)

Che cosa si può aggiungere, che cosa rispondere davanti a un fatto così? Diventa sempre più apostolo della famiglia e della vita, secondo la mente e la volontà di Gesù Cristo. Diversamente, è la fine!

Insurgens

SANCTA MARIA, 
FONS MISERICORDIAE,
ORA PRO NOBIS!

sabato 21 aprile 2018

Testimonianze... eclatanti su Padre Pio e il Libro dell'Amore

Padre Pio e i suoi figli spirituali 

Sono molto felice di poter aprire oggi, un nuovo sito su Padre Pio, su i suoi figli spirituali, su testimonianze documentate, sul suo insegnamento e il suo Amore per Gesù, Maria, S. Giuseppe, le Sacre Scritture e l'uomo. 
Molti hanno parlato e scritto di questo umile frate pur non conoscendolo di persona, io che ho avuto questa fortuna ho deciso di portare su internet l'esperienza di chi ha passato 18 anni come la mia cara mamma, insieme a documenti (inediti) di alcuni figli spirituali prediletti come Cleonice Morcaldi resa famosa dal film su Padre Pio di Mediaset (con Sergio Castellitto); ed infine ci sarà anche la mia testimonianza per i 9 anni passati accanto al S. frate. 
Voglio subito dirvi che la forma della lingua italiana cui mi esprimerò non sarà mai delle più corrette, perchè con questa materia non sono mai andato troppo d'accordo, quindi la mia scrittura non sarà particolarmente brillante; ma vi prometto di farvi conoscere cose e documenti fino ad ora rimasti gelosamente custoditi dalla mia famiglia. Per iniziare voglio farvi conoscere la storia della mia famiglia vissuta accanto a Padre Pio; in particolare quella della mia mamma Angela Musolesi in Drioli una delle più importanti figlie spirituali insieme alla Cleonice stessa e la Rina Teifener. Non ultimo questo sito si propone di trattare anche le Sacre Scritture tanto care al nostro Padre Pio da fargli dire: non ci sarebbe stato un solo versetto che un giorno non si sarebbe avverato. Vedendo poi ciò che sta avvenendo nel mondo e nella società, sarebbe bene riflettere tutti sulla veridicità delle Sacre Scritture, in particolare del Vangelo e del libro dell'Apocalisse. 

Piero Pio Maria Drioli figlio spirituale di Padre Pio

https://youtu.be/4womp16mXJM

https://youtu.be/eqlxSQ4xGFs
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Piero Pio Maria Drioli riceve la prima comunicone da Padre Pio

Padre Pio e il libricino

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La reincarnazione nel cristianesimo
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Il Vero Segreto di Padre Pio 
La fotografia miracolosa scattata da suor Marta Lombardi


Mail di Piero Drioli a Suor Marta Lombardi
Cara suor Marta volevo segnalarvi il mio sito su Padre Pio, troverà anche le lettere scritte da Cleonice Morcaldi a mia mamma,( erano molto amiche), e con loro la contessa Tina Tefner, e la nipote Pia. Che Dio la benedica!!!!

Risposta di Suor Marta Lombardi a Pietro Drioli
La ringrazio signor Piero per aver ricordato l'avvenimento così importante per me , perche' padre PIO E' LA PERSONA A CUI HO DONATO TUTTA LA MIA VITA PERCHE', DONI A GESU' TUTTO IL MIO OPERATO E LA MIA ESISTENZA. LA SALUTO E LE CHIEDO DI RICORDARMI NELLE SUE PREGHIERE, PERCHE' POSSA FARE DEL BENE A TUTTE LE PERSONE CHE NE HANNO BISOGNO. MADRE MARTA LOMBARDI 


A sinistra la foto miracolosa di Padre Pio scattata da suor Marta Lombardi nella cella vuota.

APRILE 1968 - PADRE PIO MI HA DETTO:
«LE PAROLE DEL QUADERNO”
SONO SCRITTE... IN CIELO»

Apocalisse capitolo 10
Vidi poi un altro angelo, possente, discendere dal cielo, avvolto in una nube, la fronte cinta di un arcobaleno; aveva la faccia come il sole e le gambe come colonne di fuoco. Nella mano teneva un piccolo libro aperto. Avendo posto il piede destro sul mare e il sinistro sulla Terra
Poi la voce che avevo udito dal cielo mi parlò di nuovo: «Và, prendi il libro aperto dalla mano dell’angelo che sta ritto sul mare e sulla Terra».
Allora mi avvicinai all’angelo e lo pregai di darmi il piccolo libro. Ed egli mi disse:
«Prendilo e divoralo; ti riempirà di amarezza le viscere, ma in bocca ti sarà dolce come il miele». Presi quel piccolo libro dalla mano dell’angelo e lo divorai; in bocca lo sentii dolce come il miele, ma come l’ebbi inghiottito ne sentii nelle viscere tutta l’amarezza.
Allora mi fu detto: «Devi profetizzare ancora su molti popoli, nazioni e re». 

È solo l’uomo che giudica l’uomo.
L’amore è perdono per tutti e per tutte le colpe dell’uomo.

Quaderno dell’Amore

AMARE È DONARE AMORE:

—        a chi non lo conosce
—        a chi lo chiede
—        a chi non lo possiede
—        a chi non lo ha ricevuto in dono
—        a chi non sa domandarlo
—        a chi non sa cosa sia
—        a chi non conosce il suo potere
—        a chi si crede indegno di riaverlo ancora 
per essergli stato infedele.

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TESTIMONIANZA DI LUCA SERAFINI (giornalista).

Ero già uscito dalla redazione, erano ormai quasi le otto di sera. Stavo attraversando Corso Europa che unisce San Babila a Piazza Fontana. Lavoravo al civico 7, nel palazzo della Silvio Berlusconi Editore che vantava il settimanale più venduto in Europa, Tv Sorrisi & canzoni, 3 milioni di copie, Telepiù, Ciak, Tutto (musica e spettacolo) Forza Milan!il mensile ufficiale del club rossonero.
Come spesso mi accade, giunto all¹imbocco della metropolitana mi toccai le tasche, preso da un dubbio che diventò immediatamente certezza: avevo dimenticato le chiavi di casa sulla scrivania. La redazione di Forza Milan! era al secondo piano del palazzo, in fondo a un corridoio non troppo ampio. Ci stavamo dentro in due, io e Angelo Pinasi, un amabilissimo collega di lungo corso. Il caporedattore Martino Pizzi, infatti, e il direttore Gigi Vesigna dividevano le loro cariche con Tv Sorrisi & canzoni e avevano uffici propri. La porta della stanza dove lavoravamo io e Pinasi era proprio di fronte all¹ufficio posta. La SBE aveva un ufficio posta proprio, naturalmente: si può immaginare quale fosse l¹attività di un gruppo editoriale che pubblicava 5 testate così diffuse, così popolari. Centinaia, migliaia di lettere, pacchi, buste, scatole, ogni giorno, ogni ora. In entrata e in uscita.
Rimasi soddisfatto e stupito aprendo la porta della redazione: avevo lasciato la scrivania insolitamente, straordinariamente, sorprendentemente ordinata e pulita. Senza i soliti cumuli di giornali, foto, appunti, oggetti, penne. Vicino al telefono era sistemata con cura una busta chiusa, una lettera con timbro postale di Bordighera indirizzata a ³Silvio Berlusconi Editore, Corso Europa 5/7, Milano². Mi stupii che fosse sul mio tavolo: primo, perché l¹ufficio posta della SBE era già chiuso quando ero uscito poco prima; secondo, perché non c¹era alcuna altra indicazione che la lettera fosse indirizzata specificatamente alla nostra redazione e tanto meno direttamente a me. Non so dire perché mi sedetti per aprirla, non so proprio dirlo. L¹iter sarebbe stato quello di consegnarla in segreteria, dove avrebbero dovuto provvedere ad aprirla e smistarla a chi di dovere una volta esaminato il contenuto. La aprii io, invece. Sentivo di doverlo fare.
Dal doppio foglio scritto a penna con una calligrafia un po¹ disordinata e infantile, sbucò una piccola foto, delle dimensioni di una foto tessera, che ritraeva Padre Pio e cadde sul tavolo. Con grandissimo stupore alla prima riga lessi: ³Gentile signor Luca SerafiniŠ². Grazie all¹educazione cristiana ricevuta dalla mia famiglia, grazie a molte esperienze dirette vissute da me e dai miei parenti (mia mamma in particolare), il caso, o la coincidenza, o il destino, sono parole cui credo poco in situazioni come quella. Immediatamente sono portato, fui portato, a recepire che quella lettera dovesse essere lì, sulla mia scrivania, era per me, doveva arrivare a me. Quella sera, né prima né dopo. Come ci fosse arrivata, non aveva e non ebbe più alcuna importanza in futuro se non per convincermi e convincere altri che, appunto, il fato non avesse cittadinanza. Nemmeno l¹esoterico, tanto per liberare il campo da possibili equivoci.
Piero Drioli era il firmatario della lettera. E¹ un sanguigno, un cattolico integralista, un passionale. Fu una fortuna che si fosse ricordato di scrivermi il suo indirizzo almeno all¹interno della lettera, così fu possibile rispondergli, entrare in contatto con lui, conoscerlo. Mi scriveva dei suoi grandi amori, il suo trasporto per Gesù, Padre Pio, il Milan. Di famiglia umile, raccontava di un episodio che sarà lui a evocare nei prossimi capitoli in questo libro: la conoscenza diretta della bilocazione di Padre Pio. Non fu questo però a catturare la mia attenzione. Piero si soffermava su due episodi terribili accaduti al Milan nel giro di pochissimi giorni: a Belgrado il giovedì, durante la partita Stella Rossa-Milan, era rimasto a terra a seguito di uno scontro di gioco Roberto Donadoni (un ragazzo molto serio, educato, intelligente, fervente cristiano, che da ragazzo si fece costruire una statua della Madonna nel giardino di casa) rimase a terra con le gambe che tremavano impazzite, la lingua ritratta in gola, gli occhi rovesciati. Fu salvato dopo un grandissimo spavento. La domenica successiva più o meno la stessa cosa accadde a durante Torino-Milan a Roberto Mussi.
Piero sosteneva che quegli episodi dovessero essere colti come monito, che ci fosse un ³disegno² negativo nei confronti del Milan e di Silvio Berlusconi. Il motivo di questo accanimento presunto è anche il motivo che a distanza di più di 20 anni ci ha indotto a scrivere questo libro. In quella lettera Piero mi parlava di Luigi Gaspari, del ³Quaderno dell¹amore², di un¹amica milanese di nome Maddalena. Conoscerete un po¹ alla volta, come è successo a me, questi uomini, queste donne, il Quaderno, leggendo le pagine di questo libro-testimonianza.
Per ora mi limiterò a dire che non ho mai conosciuto nella mia vita invece un fervente più convinto, devoto, fedele di Piero. E¹ un ragazzo umile, semplice, dotato di slanci potenti, di una voglia di vita dirompente nonostante le durissime prove cui viene sovente sottoposto. Mi limito per il momento soltanto ad accennare a molte sue premonizioni, sull¹esito di eventi di vita e anche sportivi, tutte esatte. Mi limito per il momento a dire che il suo incontro ha cambiato la mia vita. 



La conoscenza di Piero Drioli è dunque legata al calcio, nell’episodio, ma è cresciuta ed è maturata attraverso dialoghi, riflessioni e vita vissuta profondamente in molti altri aspetti della quotidianità. Gioie e sofferenze personali e familiari, un legame forte, stretto nel segno di Padre Pio che ha battezzato idealmente il nostro incontro.
La cocciutaggine integralista di Piero nel sostenere le sue idee, nel coltivare le proprie ferree convinzioni, nell’inseguire i suoi ideali danno luce e misura al suo spirito buono, pulito, leale ai confini con l’ingenuità. Questa premessa per meglio spiegare come le sue intuizioni, non volendo chiamarle né previsioni né tanto meno profezie nell’accezione più minimalista del termine, hanno finito con il convincere a fondo sulla bontà dell’anima, della trasparenza cristallina del suo amore per la fede e per Padre Pio.
Nel tentativo di diffondere il “Quaderno dell’amore” di uno dei figli spirituali più vicini a Padre Pio, Luigi Gaspari, nel 1998 Piero – che divide la sua fede cristiana con quella calcistica altrettanto sanguigna – cominciò a pronosticare il Milan campione d’Italia sin dall’estate. Era una squadra che, esauriti i cicli straordinari con in panchina prima Arrigo Sacchi, poi Fabio Capello, era reduce da qualche stagione dimessa e non brillava per compattezza e completezza come le edizioni che l’avevano preceduta. A fronte di un attacco che vantava campioni come Leonardo, Bierhoff, Weah, Ganz alternava una difesa non solida come in passato, mescolandosi i vari Sala, Helveg, N’Gotty, Ayala, Ziege a campioni di fama collaudata come Costacurta e Maldini. In mezzo al campo, con Albertini, Ambrosini e l’alterno Boban, si mischiano meteore come Guly, Ba, Giunti. I rossoneri galleggiano nelle prime posizioni in classifica, senza mai dare veramente l’impressione di potersi inserire concretamente per la vittoria tricolore. Specialmente quando, a 8 giornate dalla fine, pareggia 0-0 sul campo della lanciatissima Lazio che sembra inarrestabile nella marcia trionfale. Piero non smette di sorridere, di ostentare sicurezza alla faccia di tutti i pronostici e tutti i tifosi rossoneri: “Il Milan vincerà lo scudetto perché sarà più facile la diffusione del ‘Quaderno’ da Berlusconi a giocatori di grande fede che indossano quella maglia”. Comincia la striscia incredibile di 5 vittorie consecutive che mantiene la squadra di Zaccheroni a ridosso dei biancocelesti romani. A 2 giornate dalla fine ci sono in programma Fiorentina-Lazio e Milan-Sampdoria. Piero prevede: “Sarà una partita difficilissima, rischieremo di perderla o pareggiarla, sembrerà tutto finito ma all’ultimo respiro vinceremo”. Strano, la Sampdoria non appre avversario così consistente. La Lazio viene sorprendentemente battuta a Firenze, il Milan incespica, traballa, segna, si fa rimontare, è sul 2-2 a una manciata di secondi dalla fine, rischia il 2-3 ma sugli sviluppi di un calcio d’angolo, a seguito di una mischia furibonda, Maurizio Ganz trova la zampata di mestiere, classe e fortuna che risolve la gara: 3-2, i rossoneri scavalcano in classifica i laziali e 7 giorni dopo – vincendo a Perugia – conquisteranno il 16° scudetto. Senza nessuna sorpresa, in Italia, soltanto da parte di Piero Drioli.
Con questi toni si ripete la stagione 2006-2007 successiva a “Calciopoli” e alla pesante penalizzazione subita da un Milan sfiduciato e dimesso. Un Milan che nel 2005 ha perso la più incredibile finale di Coppa dei Campioni (Champions League) facendosi rimontare in 6’ da 3-0 a 3-3 a Istanbul contro il Liverpool. Piero sentenzia che i rossoneri torneranno ad essere campioni d’Europa a fine stagione, tra sorrisi ironici e spallucce. Sostiene che le sentenze che hanno riguardato il Milan abbiano un forte sapore politico e il riscatto avverrà sul campo. Anche questa previsione risulterà azzeccata: dopo una marcia incredibile che porta alla vittoria decisiva in semifinale con la famosa “partita perfetta” a San Siro (3-0 al Manchester United di Cristiano Ronaldo e Rooney), il Milan approda in finale ad Atene ancora contro il Liverpool ed è l’apoteosi, una rivincita senza appello sugli inglesi, 2-1. Respira la fede mia e di Piero, una persona della quale ci si deve fidare.
Né suggestione né fanatismo hanno accompagnato queste nostre esperienze comuni, bensì l’unità di intenti e delle spiegazioni superiori a quelli che sembrano episodi prettamente terreni. 



TESTIMONIANZA DI 

CARLO ANCELLOTTI 

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Il VERO SEGRETO DI PADRE PIO
Con questo libricino scritto dal dottor Luigi Gaspari figlio spirituale prediletto del frate di Pietrelcina,
 Padre Pio aiutò per ben tre volte il Milan con un testimone eccezionale: il giornalista sportivo Mediaset Luca Serafini

4 novembre 2013 

La notizia è sicuramente clamorosa, e se volete, incredibile; ma io, capitato in questo disegno più grande di me, non posso esimermi di renderla al più presto pubblica, considerati i tempi che stiamo vivendo.
Il Signore ci ha fatto dono del Suo Amore con il " Quaderno dell’ Amore, il libricino descritto nel 10° Capitolo del libro dell' Apocalisse. Le parole di questo libretto sono le parole dello Spirito Santo dettate all'uomo tramite il figlio spirituale prediletto di Padre Pio Dott. Luigi Gaspari. Noi sappiamo che nell'antico testamento, subito dopo il Diluvio Universale, Dio promise a Noè che non avrebbe mai più mandato un Diluvio Universale, ma un Diluvio di Amore per la salvezza del mondo intero. So bene che in pochi crederanno in quello che sto scrivendo: ma in questa storia ci sono dei testimoni illustri, come Luca Serafini, giornalista sportivo Mediaset e scrittore, che ha vissuto la storia intera a partire dal 1988 con la prima vittoria del Milan in Coppa dei Campioni nel 1989 fino al 2007 con la conquista della settima Coppa dei Campioni, Daniele Gallo, giornalista ed editore, che ha potuto vedere e testimoniare quello che è successo dalla seconda vittoria del Milan con lo scudetto del 1999 fino alla vittoria nel 2007 in Coppa contro il Liverpool, il Presidente Silvio Berlusconi e suo fratello Paolo, testimoni della vittoria della squadra di Zaccheroni nel 1999 e Carlo Ancelotti, testimone in prima persona della vittoria del 2007 in Coppa.
Spero che, oltre a Luca Serafini e Daniele Gallo, anche Carlo Ancelotti e i fratelli Berlusconi si sentano di testimoniare senza timore ciò che io ho scritto. Voglio solo premettere che il Signore come in tutte le cose è giusto e non ha ne tolto ne dato in più a nessuna squadra. La l°finale fu vinta contro lo Steaua Bucarest che vinse ai rigori la Coppa 2 anni prima. Lo scudetto del 1999 fu,se così si può dire, restituito alla Lazio l'anno dopo all'ultima giornata con le note polemiche con Ia Juventus. Il Milan fu privato della vittoria nella finale del 2005 con il Liverpool dopo una partita che ha avuto dell'incredibile. Questo dimostra che non si mette in dubbio la capacità e la bravura dei giocatori o degli allenatori; d'altronde quella partita Ancelotti l'aveva vinta; ma lo Spirito Santo ha voluto restituire in anticipo ciò che due anni dopo, grazie al piccolo libro, si sarebbe preso, per dimostrare la potenza delle parole del Quaderno dell'Amore che porteranno al mondo la "Nuova Era dell' Amore", descritta nel libro dell'Apocalisse. Apocalisse= Rivelazione
Ho deciso quindi dì portare a conoscenza del mondo dopo 25 anni la mia storia, non per interessi economici (perché non sono io il custode del " Quaderno dell' Amore"), ma per obbedienza allo Spirito Santo, a Padre Pio e a Luigi Gaspari. Voglio inoltre ricordare a coloro che gestiscono il Quaderno che non si possono imprigionare le parole dello Spirito Santo, perché come volevano Padre Pio e Luigi Gaspari, esse devono entrare nelle case di tutto il mondo. Voglio altresì ricordare ai miei amici del Quaderno che il libro dell' Apocalisse dice espressamente: “guai a coloro che toglieranno o aggiungeranno una sola virgola al Sacro libro”. Quindi chiedo umilmente che il Quaderno dell'Amore venga donato al mondo così come era in origine e come lo aveva voluto il dott. Luigi Gaspari, perché tutti gli uomini possano vedere con i loro occhi la potenza delle parole del "Quaderno dell’Amore".
Da oggi vi segnalo di fare bene attenzione a quello che succederà nella squadra del Milan, a Kakà, atleta di Cristo e a Mario Balotelli che in questo momento vivono una situazione di grave disagio. Da oggi invece tutto cambierà, spero che questo possa bastare per convincere e convertire molte anime che aspettano impazienti l'Amore di Dio. Molti si chiederanno perché Dio si debba occupare di calcio, e io vi rispondo che il Signore è tutto un mistero, mistero che per far conoscere il Suo grande Spirito di Amore verso l'uomo, può usare qualsiasi strumento e qualsiasi persona.
Vi abbraccio tutti!!! Sia lodato Gesù:Maria e Giuseppe!!!...

Ecco le prove: 
In questa  parte voglio svelarvi il Vero Segreto di Padre Pio, che ha come protagonista il libriccino di cui parla Giovanni nel decimo capitolo dell' Apocalisse e di un Papa destinato a riceverlo e a diffonderlo nelle case di tutto il mondo.  Questo libricino è il grande dono di Gesù per tutti coloro che al primo posto mettono l' "Amore", e attendono la Verità e la salvezza voluta dalla misericordia di Nostro Signore.... Ma cominciamo dall'inizio. Nel lontano 1987 ricevetti in dono il libro " Padre Pio Profeta dell' Era dell' Amore", la cui lettura mi commosse così intensamente che ne volli conoscere l' autore, Luigi Gaspari, figlio spirituale prediletto del Santo di Pietrelcina. Quando lo incontrai nella sua casa di Bologna trovai una persona squisita, dotata di grande carisma e dolce spiritualità, per farla breve: mi sembrava di conoscerlo da sempre.... Mi regalò un libriccino, il " Quaderno dell' Amore", che mi disse essere stato ispirato dallo Spirito Santo nel giorno del suo 42° compleanno. Lo lessi d'un fiato e ne fui letteralmente conquistato, sbalordito nel veder svanire dal mio cuore ogni senso di colpa, ogni pesantezza. Da quel giorno la mia vita sarebbe completamente cambiata. Ero abituato a fare sogni profetici, dall'alto del valore simbolico, confermati poi negli accadimenti della realtà, ma da quel momento i sogni premonitori si moltiplicarono: in uno di essi Padre Pio mi confortò e abbracciandomi mi disse: vieni a riposarti con me!!! Non dissi nulla a nessuno per paura che quel vieni a riposarti con me potesse significare la mia prossima dipartita, invece  Luigi Gaspari,  due giorni dopo, (senza esserne al corrente ) mi invitava a casa sua a Cesenatico usando  le stesse parole pronunciatemi dal Padre due giorni prima. In quel momento iniziò un intensa amicizia come dimostrerò nei fatti che seguono.
Io sono un grande tifoso del Milan e nell' ottobre del 1988 ero preoccupato per la devastante e strana serie di infortuni che i suoi giocatori stavano subendo e che stava compromettendo la stagione agonistica. Mi decisi a scrivere una lettera alla redazione di "Silvio Berlusconi Editore", paventando una specie di sortilegio negativo e indicando in Luigi Gaspari la persona giusta per sanarlo. La busta fu inviata anonimamente. Dopo un ,mese venne a farmi visita Luigi Gaspari nella mia Bordighera, e mi chiese se fossi stato io a scrivere al Milan. Allora mi fece parlare con il giornalista che aveva ricevuto la lettera, Luca Serafini, questi rimase molto colpito dal fatto che quella lettera fosse finita sulla sua scrivania; ma nessuno dei fattorini, ne i postini gliela aveva consegnata. Nacque allora una grande amicizia anche con Luca Serafini che mi promise che se il Milan si fosse ripreso si sarebbe prestato per una mia assunzione in quel di Milano.
Dopo aver consegnato il Quaderno dell' Amore ai giocatori del Milan nel marzo 1989,  si era alla vigilia della grande partita Real Madrid Milan,  una mattina sognai Padre Pio che mi rassicurò per il mio lavoro, e subito dopo mi apparve Pelé dicendomi che la cosa era troppo importante per cui tutto sarebbe finito bene....Il Milan vinse 5 - 0 e conquistò successivamente la Coppa dei Campioni dopo entusiasmanti partite. Naturalmente non pensiamo che il frate di Pietrelcina sia un tifoso del Milan; ma crediamo che i fatti accaduti siano stati strumentali per farci capire l'importanza delle parole del " Quaderno dell' Amore", infatti  Padre Pio  prima della sua morte, disse a Luigi Gaspari suo figlio spirituale prediletto, che avrebbe dovuto scrivere un libricino che sarebbe stato ispirato dallo Spirito Santo per la salvezza di tutti gli uomini.  Nel 1989 come da promessa Serafini mi fece assumere da un suo amico editore Daniele Gallo che fu entusiasta di entrare nel progetto della diffusione del " Quaderno dell' Amore". Nel 1996, dopo la scomparsa del mio caro papà, cercai di contattare il Presidente Berlusconi attraverso diversi canali per metterlo a conoscenza di ciò che era successo. Lo scopo naturalmente era quello di riuscire a convincerlo ad occuparsi della stampa di questo libretto. Dopo vari tentativi riuscii ad avere l' indirizzo di sua madre Rosa.
Le scrissi una lettera con il dettaglio di quanto era successo e successivamente le telefonai. La signora Rosa mi mostrò subito molta simpatia, e mi raccontò di  suo figlio Silvio quando era piccolo dopo un grande spaventò , fu portato da sua zia Marina  a San Giovanni Rotondo e Padre Pio in una dedica scritta di suo pugno lo rassicurò che se si fosse comportato sempre bene, la Madonna non avrebbe mai permesso che gli fosse fatto del male. Inizia così uno splendido rapporto con mamma Rosa, che sarebbe continuato fino alla sua scomparsa.  Nel 1998 scomparve mia madre e nello stesso anno decisi  di far conoscere il libricino alla Chiesa e scelsi di portarlo all' allora cardinale di Genova Tettamanzi., attraverso il suo assistente don Guido Marini, ora cardinale del Papa.
Nell' incontro avuto a Genova con ques'ultimo, approfondimmo insieme alcuni passi delle Sacre Scritture che confermavano la sacralità del nostro progetto. Si parlò del riapparire in spirito di Elia e il Battista, di Davide e Giovanni l' evangelista, di questo famoso libricino descritto nel 10 capitolo dell' Apocalisse.. Forse i tempi allora non erano maturi e nulla successe.
Nel febbraio del 1999 inviai dei documenti a mamma Rosa da consegnare a suo figlio Silvio perché anche lui fosse a conoscenza di ciò che era successo con la vittoria in Coppa dei campioni.  In quei giorni sognai Padre Pio, che per rendermi credibile a Berlusconi mi chiese di anticipargli che il Milan avrebbe vinto inaspettatamente, lo scudetto. La profezia avrebbe indotto il Presidente a credere nel nostro progetto.
Il Milan vinse lo scudetto contro ogni pronostico, e in circostanze che profumavano di trascendenza. Per la seconda volta Padre Pio si serviva di una squadra di calcio, il Milan, per dimostrare la veridicità del suo progetto di salvezza.  Nel dicembre del 2006 il Milan era nuovamente in difficoltà e capii che aveva nuovamente bisogno di un aiuto celeste. inviai una lettera al suo allenatore Carlo Ancelotti, accompagnata dal Quaderno dell' Amore, esortandolo ad avere tanta fede nel misterioso libretto, e che avrebbe aiutato lui e il Milan a vincere addirittura la Coppa dei Campioni, evento assolutamente improbabile in quel momento. Nella lettera spiegai all'allenatore che la squadra sarebbe stata ancora una volta aiutata da Padre Pio che, come gesto di riconoscenza avrebbe chiesto che il " Quaderno dell' Amore" fosse consegnato nelle mani del Presidente Berlusconi e del Santo Padre. E, per la terza volta, il Milan fu aiutato e vinse, clamorosamente, la Coppa dei campioni, a dimostrazione della potenza del messaggio del " Quaderno dell' Amore". Purtroppo ancora una volta ne il Milan, ne Carlo Ancelotti, ne il Presidente Berlusconi mantennero per diversi motivi l'impegno di occuparsi della stampa di questo misterioso libretto, indicato nel 10 capitolo dell' "Apocalisse".
Il libro dell' Apocalisse ci parla dell 'importanza di questo libricino che l' angelo fa vedere a Giovanni e gli dice che in  un giorno futuro avrebbe dovuto profetizzare ancora a molti popoli nazioni e re. Luigi Gaspari cercò in tutti i modi, dopo aver ricevuto la conferma dell' importanza del libricino da Paolo VI in persona, di donare alla S. Chiesa queste parole; ma come tutti i profeti fu perseguitato da una parte del Clero che forse non voleva accettare che lo Spirito Santo avesse scelto un laico  per farsi conoscere...Padre Pio e PaoloVI dicevano che le parole scritte in questo piccolo libro, così piccole davanti al mondo, erano grandissime davanti a Dio, perché esse sono scritte in cielo, e porteranno presto a tutti gli uomini di buona volontà Nuovi Cieli e Nuove Terre. Provate a portare con Amore nel vostro cuore queste parole e vi assicuro che potrete ottenere tutte quelle grazie di cui avete necessariamente bisogno..
Chiedo ancora umilmente alla S. Chiesa, a tutti gli editori e a tutti gli uomini di buona volontà, di lavorare attraverso tutti i canali possibili per far  conoscere finalmente l' importanza  questo illuminante libricino, preannunciato anche, come diceva Padre Pio, nel III Segreto di Fatima.Vi abbraccio tutti!!!

                                                                                                        Piero Pio Maria 

AMDG et DVM