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giovedì 15 novembre 2018

Sant'ALBERTO MAGNO, vescovo e dottore della Chiesa


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Alberto nacque a Lauingen, nella Svevia sulle rive del Danubio. 
Fu soprannominato «grande» per la sua vasta cultura. 
Fin da piccolo ebbe una istruzione assai curata. Per seguire gli studi andò ad abitare a Padova; incoraggiato dal beato Giordano, allora maestro generale dei Predicatori, ostacolato inutilmente da uno zio materno chiese di entrare nell'ordine dei Domenicani. 
Entrato in comunità, fu molto osservante delle regole e dedito alla preghiera. 
Amò molto la vergine Maria e nutrì molto zelo per la salvezza del prossimo. 
Per completare gli studi, fu inviato a Colonia. Poi insegnò a Hidelsheim, a Friburgo, a Regensburg e a Strasburgo. 
Fu rinomatissimo professore di Parigi. Suo scolaro carissimo fu san Tommaso d'Aquino, del quale lui stesso misurò e scoprì la grandezza dell'ingegno. 
Ad Anagni, alla presenza di Alessandro IV, vinse la polemica contro Guglielmo, che aveva attaccato gli ordini Mendicanti. Fu consacrato vescovo di Regensburg. 
Fu un ottimo consigliere, e un grande riappacificatore: addirittura venne soprannominato il «conciliatore della pace». 

Pubblicò molte opere in ogni settore dello scibile, soprattutto nel campo religioso, e scrisse cose magnifiche sull'Eucaristia. 

Già noto per le virtù e per i miracoli morì nel 1280. Pio XI favorì il culto che già molte città e l'ordine dei Domenicani, con permessi pontifici, gli tributavano, e, accogliendo una proposta della Congregazione dei Riti, ampliò il culto a tutta la Chiesa, dopo aver concesso a sant'Alberto il titolo di dottore della Chiesa. 
Pio XII lo dichiarò patrono degli scienziati.

V. E tu, o Signore, abbi pietà di noi.
R. Rendiamo Grazie a Dio.
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*   *   *

BENEDETTO XVI
UDIENZA GENERALE
Piazza San Pietro
Mercoledì, 24 marzo 2010  
 [Video]
 
Sant'Alberto Magno
Cari fratelli e sorelle,

uno dei più grandi maestri della teologia medioevale è sant’Alberto Magno. Il titolo di “grande”
(magnus), con il quale egli è passato alla storia, indica la vastità e la profondità della sua dottrina,
che egli associò alla santità della vita. Ma già i suoi contemporanei non esitavano ad attribuirgli
titoli eccellenti; un suo discepolo, Ulrico di Strasburgo, lo definì “stupore e miracolo della nostra
epoca”.

Nacque in Germania all’inizio del XIII secolo, e ancora molto giovane si recò in Italia, a Padova,
sede di una delle più famose università del Medioevo. Si dedicò allo studio delle cosiddette “arti
liberali”: grammatica, retorica, dialettica, aritmetica, geometria, astronomia e musica, cioè della
cultura generale, manifestando quel tipico interesse per le scienze naturali, che sarebbe diventato
ben presto il campo prediletto della sua specializzazione. 

Durante il soggiorno a Padova, frequentò la chiesa dei Domenicani, ai quali poi si unì con la professione dei voti religiosi. 
Le fonti agiografiche lasciano capire che Alberto maturò gradualmente questa decisione. Il rapporto
intenso con Dio, l’esempio di santità dei Frati domenicani, l’ascolto dei sermoni del Beato
Giordano di Sassonia, successore di san Domenico nella guida dell’Ordine dei Predicatori, furono
i fattori decisivi che lo aiutarono a superare ogni dubbio, vincendo anche resistenze familiari.
Spesso, negli anni della giovinezza, Dio ci parla e ci indica il progetto della nostra vita. Come per
Alberto, anche per tutti noi la preghiera personale nutrita dalla Parola del Signore, la frequenza ai
Sacramenti e la guida spirituale di uomini illuminati sono i mezzi per scoprire e seguire la voce di
Dio. Ricevette l’abito religioso dal beato Giordano di Sassonia.

Dopo l’ordinazione sacerdotale, i Superiori lo destinarono all’insegnamento in vari centri di studi
teologici annessi ai conventi dei Padri domenicani. Le brillanti qualità intellettuali gli permisero di
perfezionare lo studio della teologia nell’università più celebre dell’epoca, quella di Parigi. Fin da
allora sant’Alberto intraprese quella straordinaria attività di scrittore, che avrebbe poi proseguito
per tutta la vita.

Gli furono assegnati compiti prestigiosi. Nel 1248 fu incaricato di aprire uno studio teologico a
Colonia, uno dei capoluoghi più importanti della Germania, dove egli visse a più riprese, e che
divenne la sua città di adozione. Da Parigi portò con sé a Colonia un allievo eccezionale,
Tommaso d’Aquino. Basterebbe solo il merito di essere stato maestro di san Tommaso, per
nutrire profonda ammirazione verso sant’Alberto. Tra questi due grandi teologi si instaurò un
rapporto di reciproca stima e amicizia, attitudini umane che aiutano molto lo sviluppo della
scienza. Nel 1254 Alberto fu eletto Provinciale della “Provincia Teutoniae” – teutonica - dei Padri
domenicani, che comprendeva comunità diffuse in un vasto territorio del Centro e del NordEuropa.
Egli si distinse per lo zelo con cui esercitò tale ministero, visitando le comunità e
richiamando costantemente i confratelli alla fedeltà, agli insegnamenti e agli esempi di san
Domenico.

Le sue doti non sfuggirono al Papa di quell’epoca, Alessandro IV, che volle Alberto per un certo
tempo accanto a sé ad Anagni - dove i Papi si recavano di frequente - a Roma stessa e a Viterbo,
per avvalersi della sua consulenza teologica. Lo stesso Sommo Pontefice lo nominò Vescovo di
Ratisbona, una grande e famosa diocesi, che si trovava, però, in un momento difficile. Dal 1260 al
1262 Alberto svolse questo ministero con infaticabile dedizione, riuscendo a portare pace e
concordia nella città, a riorganizzare parrocchie e conventi, e a dare nuovo impulso alle attività
caritative.

Negli anni 1263-1264 Alberto predicava in Germania ed in Boemia, incaricato dal Papa Urbano IV,
per ritornare poi a Colonia e riprendere la sua missione di docente, di studioso e di scrittore.
Essendo un uomo di preghiera, di scienza e di carità, godeva di grande autorevolezza nei suoi
interventi, in varie vicende della Chiesa e della società del tempo: fu soprattutto uomo di
riconciliazione e di pace a Colonia, dove l’Arcivescovo era entrato in duro contrasto con le
istituzioni cittadine; si prodigò durante lo svolgimento del II Concilio di Lione, nel 1274, convocato
dal Papa Gregorio X per favorire l’unione con i Greci, dopo la separazione del grande scisma
d’Oriente del 1054; egli chiarì il pensiero di Tommaso d’Aquino, che era stato oggetto di obiezioni
e persino di condanne del tutto ingiustificate.

Morì nella cella del suo convento della Santa Croce a Colonia nel 1280, e ben presto fu venerato
dai confratelli. La Chiesa lo propose al culto dei fedeli con la beatificazione, nel 1622, e con la
canonizzazione, nel 1931, quando il Papa Pio XI lo proclamò Dottore della Chiesa. Si trattava di
un riconoscimento indubbiamente appropriato a questo grande uomo di Dio e insigne studioso
non solo delle verità della fede, ma di moltissimi altri settori del sapere; infatti, dando uno sguardo
ai titoli delle numerosissime opere, ci si rende conto che la sua cultura ha qualcosa di prodigioso,
e che i suoi interessi enciclopedici lo portarono a occuparsi non solamente di filosofia e di teologia,
come altri contemporanei, ma anche di ogni altra disciplina allora conosciuta, dalla fisica alla
chimica, dall’astronomia alla mineralogia, dalla botanica alla zoologia. Per questo motivo il Papa
Pio XII lo nominò patrono dei cultori delle scienze naturali ed è chiamato anche “Doctor
universalis” proprio per la vastità dei suoi interessi e del suo sapere.

Certamente, i metodi scientifici adoperati da sant’Alberto Magno non sono quelli che si sarebbero
affermati nei secoli successivi. Il suo metodo consisteva semplicemente nell’osservazione, nella
descrizione e nella classificazione dei fenomeni studiati, ma così ha aperto la porta per i lavori
futuri.

Egli ha ancora molto da insegnare a noi. Soprattutto, sant’Alberto mostra che tra fede e scienza
non vi è opposizione, nonostante alcuni episodi di incomprensione che si sono registrati nella
storia. Un uomo di fede e di preghiera, quale fu sant’Alberto Magno, può coltivare serenamente lo
studio delle scienze naturali e progredire nella conoscenza del micro e del macrocosmo,
scoprendo le leggi proprie della materia, poiché tutto questo concorre ad alimentare la sete e
l’amore di Dio. La Bibbia ci parla della creazione come del primo linguaggio attraverso il quale Dio
– che è somma intelligenza – ci rivela qualcosa di sé. Il libro della Sapienza, per esempio, afferma
che i fenomeni della natura, dotati di grandezza e bellezza, sono come le opere di un artista,
attraverso le quali, per analogia, noi possiamo conoscere l’Autore del creato (cfr Sap. 13,5). 

Con una similitudine classica nel Medioevo e nel Rinascimento si può paragonare il mondo naturale a  un libro scritto da Dio, che noi leggiamo in base ai diversi approcci delle scienze (cfr Discorso ai
partecipanti alla Plenaria della Pontificia Accademia delle Scienze, 31 Ottobre 2008). Quanti
scienziati, infatti, sulla scia di sant’Alberto Magno, hanno portato avanti le loro ricerche ispirati da
stupore e gratitudine di fronte al mondo che, ai loro occhi di studiosi e di credenti, appariva e
appare come l’opera buona di un Creatore sapiente e amorevole! Lo studio scientifico si trasforma
allora in un inno di lode. Lo aveva ben compreso un grande astrofisico dei nostri tempi, di cui è
stata introdotta la causa di beatificazione, Enrico Medi, il quale scrisse: “Oh, voi misteriose
galassie ..., io vi vedo, vi calcolo, vi intendo, vi studio e vi scopro, vi penetro e vi raccolgo. Da voi
io prendo la luce e ne faccio scienza, prendo il moto e ne fo sapienza, prendo lo sfavillio dei colori
e ne fo poesia; io prendo voi stelle nelle mie mani, e tremando nell’unità dell’essere mio vi alzo al
di sopra di voi stesse, e in preghiera vi porgo al Creatore, che solo per mezzo mio voi stelle potete
adorare” (Le opere. Inno alla creazione).

Sant’Alberto Magno ci ricorda che tra scienza e fede c’è amicizia, e che gli uomini di scienza
possono percorrere, attraverso la loro vocazione allo studio della natura, un autentico e
affascinante percorso di santità.

La sua straordinaria apertura di mente si rivela anche in un’operazione culturale che egli
intraprese con successo, cioè nell’accoglienza e nella valorizzazione del pensiero di Aristotele. Ai
tempi di sant’Alberto, infatti, si stava diffondendo la conoscenza di numerose opere di questo
grande filosofo greco vissuto nel quarto secolo prima di Cristo, soprattutto nell’ambito dell’etica e
della metafisica. Esse dimostravano la forza della ragione, spiegavano con lucidità e chiarezza il
senso e la struttura della realtà, la sua intelligibilità, il valore e il fine delle azioni umane.

Sant’Alberto Magno ha aperto la porta per la recezione completa della filosofia di Aristotele nella
filosofia e teologia medioevale, una recezione elaborata poi in modo definitivo da S. Tommaso.
Questa recezione di una filosofia, diciamo, pagana pre-cristiana fu un’autentica rivoluzione
culturale per quel tempo. Eppure, molti pensatori cristiani temevano la filosofia di Aristotele, la
filosofia non cristiana, soprattutto perché essa, presentata dai suoi commentatori arabi, era stata
interpretata in modo da apparire, almeno in alcuni punti, come del tutto inconciliabile con la fede
cristiana. Si poneva cioè un dilemma: fede e ragione sono in contrasto tra loro o no?

Sta qui uno dei grandi meriti di sant’Alberto: con rigore scientifico studiò le opere di Aristotele,
convinto che tutto ciò che è realmente razionale è compatibile con la fede rivelata nelle Sacre
Scritture. 
In altre parole, sant’Alberto Magno, ha così contribuito alla formazione di una filosofia
autonoma, distinta dalla teologia e unita con essa solo dall’unità della verità. Così è nata nel XIII
secolo una chiara distinzione tra questi due saperi, filosofia e teologia, che, in dialogo tra di loro,
cooperano armoniosamente alla scoperta dell’autentica vocazione dell’uomo, assetato di verità e
di beatitudine: ed è soprattutto la teologia, definita da sant’Alberto “scienza affettiva”, quella che
indica all’uomo la sua chiamata alla gioia eterna, una gioia che sgorga dalla piena adesione alla
verità.

Sant’Alberto Magno fu capace di comunicare questi concetti in modo semplice e comprensibile.
Autentico figlio di san Domenico, predicava volentieri al popolo di Dio, che rimaneva conquistato
dalla sua parola e dall’esempio della sua vita.

Cari fratelli e sorelle, preghiamo il Signore perché non vengano mai a mancare nella santa Chiesa
teologi dotti, pii e sapienti come sant’Alberto Magno e aiuti ciascuno di noi a fare propria la
“formula della santità” che egli seguì nella sua vita: “Volere tutto ciò che io voglio per la gloria di
Dio, come Dio vuole per la sua gloria tutto ciò che Egli vuole”, conformarsi cioè sempre alla
volontà di Dio per volere e fare tutto solo e sempre per la Sua gloria.
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AMDG et DVM

giovedì 4 gennaio 2018

Mio Dio e mio Tutto, che cosa mi potrà mancare, se possiedo voi?

DEUS MEUS ET OMNIA!

PIO ESERCIZIO QUOTIDIANO 

-RIDOTTO IN FORMA DI PREGHIERA- 

PER MANTENERSI CONTINUAMENTE ALLA PRESENZA ATTUALE DI DIO 


Pensa di aggiungere a quanto è stato detto una formula di preghiera adatta all’esercizio giornaliero di cui si è parlato, per un maggior progresso dell’anima.

L’uomo si riconosce peccatore

O Gesù, mio Signore e mio Dio! che vi dirò? Io piego, in spirito le ginocchia dinanzi a voi, depongo il mio cuore ai vostri piedi e riconosco i miei falli.
Ho peccato, o mio Dio, ho fatto il male in vostra presenza, ho peccato contro il mio Creatore, contro il mio Redentore, contro il mio Benefattore e Padre.
Ahimè! sono sempre stato troppo ingrato e infedele verso voi; io sono tutto ciò che vi è di più miserabile e spregevole, sono cenere, polvere; non sono niente, Signore.
O Signore, abbiate pietà di me!

2. L’uomo domanda la grazia e il perdono

Io vengo a deporre tutte le mie iniquità, le mie negligenze, le mie mancanze (e voi sapete, Signore, quale ne sia l’enormità e il numero) nelle vostre piaghe adorabili.
Vengo a gettarle nell’immenso braciere del vostro amore, a inabissarle nell’oceano infinito della vostra misericordia.
Perché, o Signore, vi ho offeso?
Perché ho messo un ostacolo alla vostra grazia?
Come mi dolgo di non aver sempre cercato di piacervi, di obbedire alle vostre sante ispirazioni e alla vostra divina volontà in tutte le cose!

3. Egli si propone di essere più fedele in avvenire

Io mi propongo, con l’aiuto della vostra grazia, di evitare d’ora in avanti tutto ciò che vi dispiace, pronto a morire mille volte piuttosto che volere qualcosa che possa offendervi.
O dolce Gesù, siatemi propizio, per i meriti della vostra santa umanità, per quelli della vostra beatissima Madre e di tutti i vostri santi.
Lavatemi nel vostro sangue prezioso, purificatemi completamente, guaritemi e santificatemi senza riserva.

Il peccatore benedice e glorifica Gesù Cristo per le sue infinite misericordie
Vi adoro, vi lodo, vi glorifico, vi benedico, vi ringrazio, mio Signore Gesù, per tutte le vostre misericordie e i vostri benefici. Vi ringrazio, o Figlio del Dio vivente, Altissimo Dio, che nell’eccesso della vostra carità per me, vi siete degnato di farvi uomo.
Per me, siete nato in una stalla, siete stato avvolto in povere fasce, avete riposato in una mangiatoia, avete avuto per nutrimento il latte verginale della vostra Santa Madre, avete sopportato la povertà, l’indigenza, e per trent’anni siete stato aggravato di una infinità di lavori e di fatiche; per me avete voluto che un sudore di sangue stillasse dalle vostre membra fra tante angosce; per me siete stato preso ignominiosamente e caricato d’indegni ferri, avete voluto soggiacere al peso di una ingiusta condanna, siete stato coperto di vergognosi sputi, avete ricevuto schiaffi, siete stato rivestito in segno di scherno di una veste bianca, il cui uso rendeva ridicoli, siete stato esposto ad ogni specie di scherni, avete voluto essere crudelmente lacerato a colpi di frusta, e spietatamente coronato di spine, inumanamente inchiodato a una croce e abbeverato di fiele e aceto.
Voi, o mio Dio, che avete rivestito gli astri di tanto splendore, siete stato disprezzato, denudato, coperto di ferite, abbattuto da dolori immensi, sospeso ad una croce infame.
Per me voi avete sparso il vostro sangue così prezioso; per me infine siete morto!...

4. Il peccatore chiede a Gesù Cristo la grazia di amarlo

O mio dolce Gesù, unica salvezza della mia anima! fate ch’io vi ami col più ardente amore e che dal più profondo del cuore compatisca i vostri dolori.
Io abbraccio la vostra croce adorabile e la bacio per amor vostro e per la vostra gloria.
Io saluto le piaghe da voi sofferte per me e nelle quali è inciso il mio nome.
Vi saluto, mille volte vi saluto, o piaghe benefiche del mio Salvatore, del Dio che mi ha tanto amato!

5. Buoni proponimenti del peccatore

O mio adorabile Salvatore! io, il più miserabile dei peccatori, mi metto in vostra presenza al disotto di ogni creatura.
Io non merito che la terra mi sopporti. Fra tutti gli uomini non ve n’è uno che non debba essere preferito a me.
Io mi metto al disotto di tutti, e mi faccio volontariamente il servitore di tutti. Nei trasporti di una sincera carità, abbraccio tutti gli uomini, specialmente quelli che mi tormentano e mi perseguitano.
Per amor vostro rinuncio ad ogni peccato, ad ogni vanità, a tutti i piaceri mondani, a tutto ciò che è contrario all’ordine; rinuncio anche alla mia propria volontà, abbandono e disdegno tutto ciò che è meno di voi e vi preferisco a tutto.
Accetto i vostri disegni sopra di me.
Io desidero che la vostra santa volontà si compia sempre in me, nel tempo e nella eternità.
Io mi offro a voi, pronto a soffrire, con l’aiuto della vostra grazia e per la gloria del vostro nome, ogni specie d’ignominia, d’ingiuria, di disprezzo e di obbrobri, ogni specie di tribolazione e di dolori.
Io sono pronto a soffrire la privazione assoluta di ogni consolazione sensibile.
Io non mi rifiuto di vivere, se tale è la vostra volontà, in quella povertà e fra quelle afflizioni in cui voi stesso siete vissuto.

6. Il peccatore domanda le virtù cristiane

O amabilissimo Gesù, fate morire in me tutto ciò che vi dispiace.
Ornate la mia anima delle vostre virtù e dei vostri meriti.
Datemi la vera umiltà, la vera obbedienza, la vera dolcezza, la vera pazienza, la vera carità.
Datemi un assoluto impero sulla mia lingua, su tutte le mie membra, su tutti i miei sensi.
Datemi la libertà interiore, lo spirito di povertà, la purezza e la perfetta contemplazione di voi stesso.
Rendete la mia anima conforme all’anima umana che faceva parte della vostra santa umanità, e il mio corpo conforme a quel corpo così puro e così privo di ogni macchia, che voi avete rivestito.
Spandete in me la luce serena e brillante della vostra divinità.

7. Egli desidera di essere trasformato in Cristo

Io credo fermamente che abitate in me con la vostra divinità.
Degnatevi dunque di vedere coi miei occhi, di udire con le mie orecchie, di parlare con la mia bocca, di agire, insomma, con tutto il mio essere, per operare in me ciò che vi piace.
Liberatemi da tutto ciò che mi imbarazza e mi impedisce di essere unito a voi perfettamente (83).
Per mezzo delle vostre piaghe adorabili introducetemi fino al fondo della mia anima, affinché conoscendomi, io conosca voi stesso e vi ami e vi sia intimamente unito e mi riposi tranquillamente nel godimento delle vostre perfezioni, per la gloria del vostro nome.
Esauditemi, o Signore, non in ragione della mia volontà ma della vostra.
Esauditemi nella misura che vi sembra conveniente alla vostra gloria e alla mia salvezza.

8. Preghiera alla Vergine Maria e ai Santi

O Maria, o tenera Madre di Dio, o gloriosa Regina del cielo, abbiate pietà di me.
Intercedete per me, voi, ch’io posso chiamare un giglio puro e profumato, opera perfetta della risplendente e pacifica Trinità.
Ottenetemi la grazia di amare il vostro divin Figlio Gesù Cristo d’un amore perfetto, e di diventare un’anima secondo il suo cuore.
O voi tutti, Santi e Sante di Dio! voi, Angeli beati, soccorretemi.
Pregate per me, immortali abitanti della patria celeste, affinché io possa col vostro aiuto, piacere al supremo Re, la cui contemplazione immediata e piena di dolcezza vi inonda di una gioia inesauribile.

9. Preghiera per tutti gli uomini

O Gesù, salvatore misericordioso, abbiate pietà della vostra Chiesa; abbiate pietà di tutti quelli per i quali avete versato il vostro sangue.
Convertite i poveri peccatori, richiamate gli eretici e gli scismatici, illuminate gli infedeli che non vi conoscono. Soccorrete tutti coloro che sono in preda a qualche difficoltà o a qualche tribolazione.
Soccorrete quanti si sono raccomandati alle mie preghiere o desiderano di raccomandarvisi.
Soccorrete i miei parenti, i miei amici, i miei benefattori; rendeteli tutti graditi ai vostri occhi.
Concedete il perdono e la vostra grazia ai vivi e il riposo e la luce eterna ai defunti.
Per tutti, Signore, io vi offro il vostro sangue prezioso e tutto ciò che avete voluto fare e soffrire per la nostra salvezza, vi offro tutti i meriti della vostra umanità.

10. Preghiera alla Trinità

O Trinità! Dio altissimo, clementissimo, misericordiosissimo, Padre, Figlio, Spirito Santo, Dio uno, voi lo vedete, io spero in voi. Istruitemi, dirigetemi, sostenetemi.
O Padre, con la vostra infinita potenza, fissate in voi la mia memoria e riempitela di santi e divini pensieri.
O Figlio, con la vostra eterna sapienza, illuminate il mio intelletto, accordategli la conoscenza della vostra suprema verità e della mia bassezza.
O Spirito Santo, che siete l’amore del Padre e del Figlio, con la vostra incomprensibile bontà, trasportate la mia volontà in voi e infiammatela del fuoco inestinguibile della vostra carità.
Perché non posso io, adorabile Trinità, lodarvi e amarvi così perfettamente come i santi e gli angeli del cielo? Almeno, o Signore, ch’io glorifichi come mi è possibile la vostra saggia e benefica potenza.
Io benedico la vostra onnipotente e benefica saggezza; e glorifico la vostra saggia e onnipotente misericordia.
Ma poiché io non posso abbastanza lodarvi, degnatevi, ve ne scongiuro, di lodarvi voi stesso in me, con tutta la perfezione che meritate.
Oh! se avessi tutto l’amore di tutte le creature, con quanta gioia mi affretterei a volgerlo verso di voi e ad impiegarlo per amarvi!

11. L’uomo chiede a Dio di immergerlo in lui

O mio Signore e mio Dio! mio principio e mio fine, o essenza supremamente semplice, supremamente tranquilla e supremamente amabile, o abisso di dolcezze e di delizie! o mia amabile luce, e suprema felicità della mia anima! o torrente d’ineffabile diletto! oceano di gioie inesprimibili! pienezza perfetta di ogni bene, mio Dio e mio Tutto, che cosa mi potrà mancare, se possiedo voi?
Voi siete il mio bene unico ed immutabile. Io non devo cercare che voi.
Io non cerco e non desidero che voi solo. O Signore, attiratemi a voi.
Infuocatemi del fuoco del più cocente amore.
Considerate tutta la mia povertà, la mia inanità, la mia ignoranza, la mia cecità. Io busso, apritemi!

Aprite ad un orfano che vi implora. Immergetemi nell’abisso della vostra divinità; rendetemi un solo spirito con voi, affinché io possa un giorno possedere in me le vostre soavi e sante delizie.

Alberto Magno, "L'UNIONE CON DIO
IHS
Gesù Gesù Gesù aiutami Tu!
Gesù Gesù Gesù soccorrimi Tu!

martedì 14 novembre 2017

sabato 12 marzo 2016

«L'unione con Dio è questo averlo presente in ogni momento per lodarlo o invocarlo. Fatelo e progredirete nella vita dello spirito».

291. Marziam scopre perché Gesù prega ogni giorno all'ora nona.

Ha avuto ragione il mercante. Giornata più bella non poteva concedere ottobre ai pellegrini. Dissipate le nebbie leggere che velavano la campagna, come se la natura avesse voluto stendere un velo sul sonno delle piante nella notte, la campagna appare nella sua maestosa distesa di colture che il sole scalda. 
Pare che le nebbie si siano raccolte a infiocchettare di una spuma trasparente delle cime lontane, facendole ancor più
sfumate nel cielo sereno.

«Che sono quelle? Montagne che dobbiamo salire?», chiede impensierito Pietro.
«No, no. Sono i monti di Auran. Noi restiamo nella pianura, al di qua di essi. Entro sera saremo a Bozra di Auranite. Bella e buona città. Molti commerci», conforta il mercante e loda, lui che a base di bellezza di un
luogo mette sempre la prosperità commerciale.

Gesù è tutto solo, indietro, come talora fa quando vuole isolarsi. Marziam si volta a guardarlo più volte. Poi non resiste più, lascia Pietro e Giovanni di Zebedeo, si siede sul bordo della via, su un cippo che deve essere
un segno militare romano, e aspetta. Quando Gesù è alla sua altezza, il bambino si alza e senza parlare si mette al fianco di Gesù, stando un poco indietro per non dargli noia neppure con la vista, e osserva, osserva...
E continua ad osservare finché Gesù esce dalla sua meditazione e si volge, sentendo la pedata leggera alle sue spalle, e sorride tendendo la mano al bambino, dicendo: «Oh! Marziam! Che fai qui tutto solo?».
«Ti guardavo. Sono dei giorni che ti guardo. Tutti hanno gli occhi, ma non tutti vedono le stesse cose. Io ho visto che Tu ogni tanto ti metti solo, solo... I primi giorni pensavo che fossi offeso da qualche cosa. Ma poi ho visto che Tu lo fai sempre alle stesse ore e che la Mamma, che sempre ti consola quando sei triste, non ti
dice nulla quando Tu prendi quel viso. Ma anzi, se parla, tace anche Lei e si raccoglie tutta. Io vedo, sai?
Perché guardo sempre Te e Lei, per fare ciò che voi fate. L'ho chiesto agli apostoli che fai, perché certo fai qualcosa. Mi hanno detto: "Prega". E io ho chiesto: "Che dice?". Nessuno mi ha risposto perché non lo sanno. Sono con Te da anni e non lo sanno. Oggi ti sono venuto dietro tutte le volte che ho visto che Tu facevi quel viso e ti ho guardato quando pregavi. Ma non è sempre lo stesso viso. Questa mattina all'aurora
parevi un angelo di luce. Guardavi le cose con certi occhi che io credo che più del sole levassero loro dalle tenebre. Le cose e le persone. E poi guardavi il cielo e avevi il viso che hai quando offri il pane, alla mensa.
Più tardi, quando traversavamo quel paesino, Tu ti sei messo solo, in ultimo, e mi parevi un padre tanto eri affannoso di dire, passando, parole buone ai poveri di quel paese. A uno hai detto: "Sopporta con pazienza, ché presto Io ti solleverò e solleverò altri tuoi pari". Era lo schiavo di quel brutto uomo che ci ha lanciato
contro i suoi cani. Poi, mentre si preparava il cibo, Tu ci guardavi con occhi di una bontà tutt'amore. 
Parevi  una mamma... Ma ora il tuo viso è stato di dolore... Che pensi, Gesù, in quest'ora, che sei sempre così?...
Però anche a sera delle volte, se non dormo, ti vedo molto serio. Mi dici come preghi, perché preghi?».

«Certamente te lo dirò. Così tu pregherai con Me. La giornata ce la dà Iddio. Tutta, quella luminosa come quella oscura, il giorno e la notte. É un dono vivere e avere la luce. E un modo di santificazione quello come si vive. Non è vero? Allora occorre santificare i momenti del giorno intero, per conservarsi in santità e tenere
presente al cuore l'Altissimo e le sue bontà, e nel contempo tenere lontano il Demonio. Osserva gli uccellini.

Al primo raggio di sole cantano. Benedicono la luce. Anche noi dobbiamo benedire la luce che è un dono di Dio, e benedire Dio che ce la concede e che Luce è. 
Avere desiderio di Lui fin dalla prima luce del mattino quasi per mettere un sigillo di luce, una nota di luce su tutto il giorno che viene avanti, che sia tutto luminoso e santo. E unirsi a tutto il creato per osannare il Creatore. 

Poi, come le ore passano, e col passare ci portano la constatazione di quanto dolore e ignoranza è nel mondo, ancora pregare perché il dolore sia sollevato e l'ignoranza cada e Dio sia conosciuto, amato, pregato da tutti gli uomini, che se conoscessero Dio sarebbero sempre consolati anche nel loro soffrire. E nell'ora di sesta pregare per amore della famiglia. Gustare di questo dono di essere uniti con chi ci ama. Anche questo è un dono di Dio. E pregare che il cibo non si muti, da utilità, in peccato. 

E al tramonto pregare pensando che la morte è il tramonto che ci aspetta tutti. Pregare perché sia, il nostro tramonto, giornaliero o vitale, sempre compiuto con l'anima in grazia. E quando si
accendono i lumi pregare per dire grazie del giorno finito e per chiedere protezione e perdono, onde distenderci nel sonno senza paure di improvviso giudizio, di assalti demoniaci. 

Pregare, infine, nella notte - ma questo è per coloro che non sono bambini - per riparare ai peccati della notte, per allontanare dai deboli
Satana, perché nei colpevoli sorgano riflessione e contrizione e buoni propositi che diverranno realtà al primo sole. Ecco come prega e perché prega un giusto durante il giorno tutto».

«Ma non mi hai detto perché ti astrai, così serio e imponente, all'ora di nona...».
«Perché... Io dico: "Per il sacrificio di quest'ora venga il tuo Regno nel mondo e siano redenti tutti coloro che credono nel tuo Verbo". Di' così anche tu...».
«Che sacrificio è? L'incenso, Tu lo hai detto, si offre mattina e sera. Le vittime alle stesse ore, ogni giorno, sull'altare del Tempio. Le vittime, poi, per voti e espiazioni, si offrono a tutte le ore. Non c'è l'ora di nona indicata con rito speciale».
Gesù si ferma e prende il bambino a due mani, e lo alza tenendolo fermo di fronte a Sé, e come se recitasse un salmo, a viso alzato, dice: «E fra sesta e nona Colui che è venuto Salvatore e Redentore, Colui di cui parlano i profeti, consumerà il suo sacrificio, dopo aver mangiato il pane amaro del tradimento e dato il dolce
Pane della Vita, dopo aver spremuto Se stesso come grappolo nel tino e dissetato di Sé uomini ed erbe, e fatto a Sé porpora di re col suo sangue, e cinto serto, e preso scettro, e portato il suo trono sull'alto luogo, perché lo vedesse Sionne, Israele e il mondo. Alzato nella porpurea veste delle sue piaghe infinite, nelle tenebre per dare Luce, nella morte per dare Vita, morrà all'ora di nona e sarà redento il mondo».

Marziam lo guarda spaventato, impallidito, con una gran voglia di piangere sulle labbra e negli occhi sgomenti. Con voce insicura dice: «Ma il Salvatore sei Tu! E allora sarai Tu che morirai a quell'ora?». Le lacrime cominciano a scendere lungo le gote e la piccola bocca le beve mentre, socchiusa, attende una smentita.
Ma Gesù dice: «Io sarò, piccolo discepolo. E anche per te». E poiché il bambino rompe in singhiozzi convulsi, Egli se lo raccoglie sul cuore e dice: «Ti duole dunque che Io muoia?».
«Oh! mia unica gioia! Io non voglio questo! Io... Fammi morire al tuo posto...».
«Tu devi predicarmi per tutto il mondo. É detto. Ma ascolta. Io morirò contento perché so che tu mi ami. E poi risusciterò. Ti ricordi di Giona? Uscì più bello dal ventre della balena, riposato, forte. Anche Io, e verrò subito da te e ti dirò: "Piccolo Marziam, il tuo pianto mi ha levato la sete. Il tuo amore mi ha fatto compagnia nel sepolcro. Ora vengo a dirti: 'Sii mio sacerdote"', e ti bacerò con ancora l'odore del Paradiso su Me».
«Ma io dove sarò? Non con Pietro? Non con la Madre?».
«Io ti salverò dalle onde infernali di quei giorni. I più deboli e i più innocenti Io li salverò. Meno uno... Marziam, piccolo apostolo, vuoi tu aiutarmi a pregare per quell'ora?».
«Oh! sì, Signore! E gli altri?».
«Questo è segreto fra Me e te. Un grande segreto. Perché Dio ama svelarsi ai piccoli... Non piangere più. Sorridi pensando che dopo Io non soffrirò mai più e ricorderò solo tutto l'amore degli uomini, il tuo per primo. Vieni, vieni. Guarda come sono lontani gli altri. Facciamo una corsa per raggiungerli», e lo mette a
terra e, tenendolo per mano, si dànno a correre finché si riuniscono al gruppo.

«Maestro, che hai fatto?».
«Spiegavo a Marziam le ore del giorno».
«E il ragazzo ha pianto? Sarà stato cattivo e Tu lo scusi per bontà», dice Pietro.
«No, Simone. Mi ha osservato pregare. Voi non lo avete fatto. Me ne ha chiesto ragione. Gliel'ho data. Il bambino si è commosso per le mie parole. Ora lasciatelo stare. Va' da mia Madre, Marziam. E voi udite tutti. Non farà male neppure a voi la lezione». 

E Gesù spiega di nuovo l'utilità della preghiera nelle ore principali del giorno, omettendo la spiegazione dell'ora di nona e terminando: «L'unione con Dio è questo averlo presente in ogni momento per lodarlo o invocarlo. Fatelo e progredirete nella vita dello spirito».

Bozra ormai è vicina. Stesa nella pianura, appare vasta e sembra bella, con mura e torri. La sera che scende smorza i toni delle case e delle campagne in un lilla grigiognolo pieno di anguore, nel quale si confondono i contorni, mentre belati e grugniti delle pecore e dei porci, chiusi nei recinti fuori le mura, rompono il silenzio della campagna. Silenzio che cessa non appena, varcata la porta, la carovana entra in un dedalo di stradette che deludono chi dall'esterno giudicava bella la città. Voci, odori e... fetori stagnano nelle viuzze contorte e accompagnano i pellegrini fino ad una piazza, certo un mercato, nella quale è l'albergo. E l'arrivo a Bozra è
avvenuto.
*
Marziamfanciullo discepolo di Gesù. Si chiamava prima Jabè e conduceva vita stentatissima e nascosta presso il nonno, contadino di Doras nella pianura di Esdrelon. Viene dal nonno indicato a Gesù 3.191 e a Lui affidato per il viaggio a Gerusalemme per la Pasqua del secondo anno 3.191 - 3.195. Pietro lo vorrebbe adottare come figlio, ma Gesù glielo nega perché vuole Pietro libero da qualsiasi attaccamento che gli impedisca di compiere la sua futura missione. Arrivati a Betania, Maria Ss. appianerà le difficoltà proponendo Porfirea per le cure materne al bambino, che sarà destinato sia a questa che a Pietro nell'ambito del gruppo apostolico 3.199
Marziam all'esame della maggiore età 3.201 seguito dalla festicciuola offerta da Giuseppe d'Arimatea 3.201, mentre l'Iscariota si ecclissa per non parteciparvi. Sulla via verso Betsur, Marziam, nel ricordo della crudeltà di Doras verso suo nonno, ha una crisi di nervi placata poi da Gesù 3.208. Accanto a Gesù nella piscina Probatica alla guarigione del paralitico 3.225
Tornati a Betsaida, Marziam viene affidato a Porfirea 4.228. Marziam insegna il "Pater noster" alla Maddalena4.240. Alla prima moltiplicazione dei pani Marziam è quello che distribuisce con più fede 4.273. Marziam rivede il nonno a Gerusalemme per i Tabernacoli 4.281. Marziam vede nettamente la sua via 4.281. Partecipa al grande viaggio apostolico oltre Giordano e si affiata molto anche con Giovanni di Endor 4.281. Sua passeggiata in groppa al cammello a Cerasa 4.289. Andando verso Bozra osserva i tempi quando Gesù si tiene isolato per pregare e gliene domanda il perché, e Gesù gli spiega le ore delle preghiere del giorno e ciò che avverrà fra sesta e nona 4.291. Marziam aiuta il miracolo della guarigione della bambina Rachele a Nazaret con un suo sacrificio 5.309. Marziam, alla partenza di Giovanni di Endor e di Sintica per l'esilio, promette di scrivere ciò che può dei discorsi di Gesù per il maestro lontano 5.312 - 5.362 - 6.364; e quando Tolmai di Antigonio porterà una lettera dei due esiliati, Gesù alla risposta unirà anche gli scritti di Marziam 6.366
Marziam presente alla morte del nonno 7.443 - 7.444
Dopo i Tabernacoli del terzo anno della vita pubblica, Gesù rimanda Marziam a Betsaida da Porfirea che aveva già informata 7.465 - 8.509 - 8.511, perché sia tenuto lontano da Gerusalemme durante la Sua Passione e Morte. 
Gesù farà con lui la Pasqua supplementare dopo la Sua risurrezione 10.636. Prima della Sua Ascensione Gesù imporrà a Marziam il nome di Marziale in ricordo del piccolo orfano ucciso dai suoi nemici 10.638. Marziam seguirà Pietro quando questi lascerà la Palestina 10.649

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lunedì 7 marzo 2016

ESERCITIAMOCI. Militia est vita hominis super terram - “La vida del hombre sobre la tierra es lucha”. (Giobbe 7,1)


Disposizioni abituali dell'anima che vuole  unirsi a Dio 

Nostro contegno riguardo a Dio

Riguardo al Signore devi esercitarti in sette disposizioni principali:

Un amore ardentissimo;
Un timore sommo;
Il rispetto di sua Maestà;
Uno zelo perseverante;
Il ringraziamento e la lode;
Un'ubbidienza pronta e universale;
Un gusto vivo, per quanto è possibile, delle soavità divine.

Devi dunque chiedere continuamente queste disposizioni dicendo:

 - << Buon Gesù, fate ch'io sia, fino nel più intimo del cuore e dell'anima, pervaso d'amore, di timor sommo, di rispetto e di zelo ardente per la gloria vostra, di modo che, geloso del vostro onore, io provi il più violento orrore contro tutti gli oltraggi che vi si fanno, principalmente, o mio Dio, contro quelli che sono stati compiuti in me, da me o per causa mia.
Fate inoltre ch'io vi riconosca e vi adori umilmente come mio Signore e mio Creatore, e che per i vostri benefizi io non cessi di rendervi fervide grazie.
Fate che sempre e in ogni Cosa io vi benedica, vi lodi e vi glorifichi nell'allegrezza e nel giubilo del Cuore; che, ubbidendovi in ogni cosa, io possa, nonostante la mia indegnità e la mia ingratitudine,
gustare eternamente le vostre ineffabili dolcezze cogli angeli e apostoli vostri.>>

Nostro contegno riguardo a noi stessi

Riguardo a te stesso, esercitati in sette altre disposizioni;
Confusione profonda riguardo ai tuoi vizi e ai tuoi difetti;
Dolore acutissimo e amarissimo che ti faccia piangere e deplorare i tuoi peccati, perché hanno offeso Dio e macchiato l'anima tua;
Umiliazione di te stesso con disprezzo: riguardati come un oggetto vile e corrotto e desidera d'esser disprezzato; 
Stretto rigore per macerare il tuo corpo; risoluzione di trattarlo come una sozzura di peccato, anzi come un luogo immondo, una sentina, un ammasso di corruzione;
Odio implacabile contro tutti i tuoi vizi e tutto ciò che t'induce al peccato;
Vigilanza energica sopra tutti i tuoi sensi, tutte le tue azioni e tutte le tue potenze che devi rigorosamente tener disposte al bene;
Discrezione perfetta, ossia moderazione: in tutte le cose osserva diligentemente la giusta misura tra il troppo e il troppo poco, l'esagerato e l'insufficiente, di modo che tu non faccia né più né meno di quello che bisogna.

Nostro contegno riguardo al prossimo

Riguardo al prossimo, esercitati in sette altre disposizioni:

Tenera compassione che ti faccia sentire i mali e gl'incomodi del prossimo come se fossero tuoi;
Dolce piacere del bene che loro avviene come se avvenisse a te stesso;
Paziente tolleranza e perdono dell'ingiurie, che riceverai con calma e perdonerai con tutto il tuo cuore;
Affabilità piena di benevolenza che ti renderà amabile verso tutti ne' tuoi atti e nelle tue parole;
Umile rispetto: preferirai gli altri a te stesso, li onorerai tutti e nel tuo Cuore ti sottometterai a loro come ai tuoi padroni;
Concordia perfetta; per quanto puoi e Dio te lo permette, sii del parere altrui, segui i loro desideri legittimi e considerati come una sola cosa con essi;
Dono della tua vita ad esempio di Gesù: come Lui sarai pronto a dare la salute per tuoi fratelli.
Avrai cura di pregare e di lavorare giorno e notte perché essi s'uniscano intimamente a Gesù e Gesù ad essi.

Tuttavia da questi ultimi consigli non concluderai che tu non debba evitare e fuggire con tutte le tue forze i vizi degli uomini. 
Anzi ogni volta che la compagnia dei cattivi e dei tiepidi può esser per te un pericolo e distoglierti dalla perfezione, devi fuggirli come si fuggono i serpenti e i mostri. 
Perché il carbone più ardente si spegne nell'acqua o si raffredda; invece il più freddo s'accende al contatto d'altri carboni ardenti. Ma se questo pericolo di corruzione non esiste, distogli semplicemente gli occhi dai difetti del prossimo, oppure, se non puoi non vederli, sopportali con compassione, come i tuoi.

Nostro contegno riguardo alle cose temporali

Per regolare la tua condotta riguardo alle cose dell'eternità e delle cose del tempo, procura d'acquistare verso queste ultime le quattro disposizioni seguenti:

Dipòrtati come un pellegrino e uno straniero: considera tutte queste cose esteriori ed estranee a tal segno che gli stessi tuoi abiti ti siano così indifferenti come se fossero nell'India;
Paventa l'abbondanza nella tua vita come un veleno e come un mare che t'inghiottisse;
All'opposto, ama di provare l'indigenza, d'esser nel bisogno: è la scala che fa salire alle eterne ricchezze del Paradiso;
Evita la compagnia, il commercio e il fasto dei ricchi e dei grandi, ma senza disprezzo, Ama solamente la compagnia dei poveri. Sia per te un piacere ricordarti di loro, vederli, conversar con loro.
Sono essi l'immagine di Cristo: con loro, come con dei re, vivi pieno di lieto rispetto e orgoglioso della loro compagnia. 

San Vincenzo Ferreri, cap.III, Tratt. vita spirit. 

<<SPIRITO SANTO, ISPIRAMI.
AMORE DI DIO, CONSUMAMI.
NEL VERO CAMMINO, CONDUCIMI.
MARIA MADRE MIA, GUARDAMI.
CON GESU’ BENEDICIMI.
DA OGNI MALE, DA OGNI ILLUSIONE,
DA OGNI PERICOLO, PRESERVAMI.>>