domenica 27 luglio 2014

Il Resto dell’Unica Chiesa

MAGGIO 2012


18 Maggio 2012 -Il Resto dell’Unica Chiesa che resterà in piedi, imbattuto, fino alla nascita della Nuova Gerusalemme.

Mia amatissima figlia, sappi ora che la profusione del Mio Santo Spirito sta per inondare il mondo.
La Fiamma della Verità catturerà il mondo e riempirà molte anime con la semplice meraviglia della Mia Grande Misericordia.
Molta conversione avrà luogo e sarà allora che il Resto del Mio Esercito si leverà per diventare una forza potente nella battaglia contro l’anticristo.
Il Resto della Mia Chiesa Cristiana diffonderà il Santo Vangelo in ogni angolo della terra.
Incendi si riverseranno su coloro che cercheranno di danneggiare il Resto della Mia Chiesa. Pochi saranno in grado di reggere la Verità della Mia Santa Parola quando verrà mostrata loro.
Saranno così tanti da superare i 20 milioni.
Emergeranno delle guide tra di voi e dovrete praticare la vostra fede nascosti in alcuni ambienti.
Condurrete una Crociata dei Miei Insegnamenti e la Mia Crociata di Preghiere sarà la vostra arma per sconfiggere il nemico.
Gli stranieri si faranno più vicini, le persone provenienti da paesi diversi si uniranno e le religioni dilaniate nel passato attraverso le loro differenze si uniranno in una.
Il Resto dell’Unica Chiesa che resterà in piedi, imbattuto, fino alla nascita della Nuova Gerusalemme.
Ecco quando la Mia Seconda Venuta avrà luogo.
Quando la Mia Nuova Gerusalemme risorgerà dalle ceneri in cui tutti coloro che Mi avevano combattuto avevano creduto che la Mia Chiesa sulla terra fosse stata rasa al suolo.
E’ allora che succederà.
Il Nuovo Inizio.
La Nuova Era.
Il Nuovo Cielo e la Nuova Terra.
Il tempo di realizzare finalmente la Divina Volontà del Padre Mio. 
Si levi adesso il Mio esercito. Diversificatevi e spiegate le vostre ali. Non deviate mai dalla verità contenuta nella Sacra Bibbia.
Mai dubitare delle parole contenute nella Sacra Scrittura.
Per quanti tra voi lo fanno, compresi i membri della Mia Chiesa sulla terra, allora è necessario aprire il vostro cuore alla Verità.
La Bibbia contiene la Santa Parola di Dio. La Bibbia contiene tutta la Verità.
E non mente.
Se si nega la Verità in essa contenuta si nega la Parola di Dio.
Il Tuo Salvatore
Gesù Cristo

sabato 26 luglio 2014

L'obiettivo è essere agnelli, cioè assomigliare all'Agnello, anche perché, parliamoci chiaro, se non ci fosse Lui, l'Agnello, che ci ama pazzamente, obbedire non avrebbe nessun senso.

OBBEDIRE E' MEGLIO: IL MIO NUOVO LIBRO
In pochi giorni è diventato il libro più venduto su Amazon
di Costanza Miriano

Ore 19 e 02. Calcolando che la strada è rallentata dai lavori, basta uno in doppia fila che faccia scendere la nonna finta invalida e posso contare ancora in un'ora e diciotto minuti prima che gli ospiti arrivino. Devo solo: preparare la cena, tutta tranne la carne – quella l'ho già bruciata (ho dovuto mettere la muta alla Barbie surfista nel momento decisivo, e secondo me lei era un po' ingrassata) – apparecchiare (ho solo sei forchette uguali, ma pare che la tavola spaiata faccia molto degagee), correggere due dettati e riascoltare storia, fornire a quattro figli quattro travestimenti da ragazzi a modo, possibilmente della taglia giusta o con una ragionevole approssimazione, più alcune rapide formalità tipo demolire il fortino costruito sul divano con le insegne delle femmine ("io mi lamento per principio" e "vietato ai maschi"), nascondere con poche abili mosse orsi dentro a ripostigli e furetti sotto i letti.

Sposi prima di tutto del Signore


DA:
CHI COLMA IL CUORE DELLA DONNA?
Ecco la relazione, che avevo preparato per il convegno per i 25 anni della ''Mulieris Dignitatem''..
di Costanza Miriano



...Ogni attesa disattesa – perché l'amore non è quell'unione simbiotica spontanea, gratuita, facile, che prende il nome di amore, almeno nella cultura occidentale dal romanticismo in poi – ogni attesa disattesa, dicevo, dunque non è che lo scartavetramento della vita sul nostro ego, su quella parte di noi che è ferita dal peccato originale e che quindi non funziona, non ci permette di entrare in un rapporto vero e personale con Dio. 

Ogni uomo e ogni donna sono chiamati a essere sposi prima di tutto del Signore, sia che siano consacrati, e allora è direttamente lui lo sposo, sia che siano invece sposati, e quindi l'altro diventa la via privilegiata per amare e ricevere amore da Dio, che rimane sempre però il nostro sposo. 

Quello che guarisce i rapporti è ricordare che se il fine oggettivo del matrimonio è quello di generare figli, quello soggettivo è generare se stessi, quindi, poiché esattamente come per le persone consacrate, è il rapporto con Dio che ci definisce, lo sposo è la via per realizzare questa unione con Dio. 

Amando lo sposo, la sposa, si ama Dio, e questo ci permette innanzitutto di uscire dalla logica "del ragioniere" che sembra prevalere in tante coppie. E poi, ad un livello molto più profondo, l'uomo maschio e femmina è a immagine di Dio, quindi necessariamente il rapporto con l'altro ci dice qualcosa di decisivo su noi stessi.

L'altro dunque, così diverso, che così spesso ci fa arrabbiare, venire i nervi, ci delude, ci ferisce, non è sbagliato, ma è semplicemente il "segnaposto del totalmente Altro", come lo definisce il cardinal Scola, e ci costringe a una domanda sul senso, ci costringe alla conversione. Ci porta a una forma di amore 

Loro sanno che ogni giorno è grazia

LA FEDE? NON BASTA RECITARE IL CREDO
Siamo nati per la vita eterna: ecco perché si può accettare serenamente la croce (che, in fondo, è provvisoria)
di Costanza Miriano



Io credo, per carità, non c'è che dire. Anzi, il Credo è una delle mie preghiere preferite, in chiesa mi spolmono a proclamarlo, e presto diventerò una di quelle vecchiette che rimangono indietro di vari secondi, e vanno per conto loro sempre a voce un po' troppo alta. Ma la mia fede fieramente declamata reggerebbe a qualsiasi colpo? 

Conosco una famiglia che sa cosa sia davvero credere. Hanno un bambino che soffre di leucemia da quando aveva tre anni. Un primo trapianto, andato bene, una ricaduta. Un secondo trapianto, con un'altra tecnica, andato miracolosamente bene. Poi di nuovo una ricaduta, un ricovero in un ospedale lontano, la difficoltà di gestire i due fratellini che nel frattempo i coraggiosi genitori hanno avuto, rimanendo aperti alla vita. Adesso il terzo intervento (e speriamo il miracolo definitivo: lo stiamo chiedendo a Giovanni Paolo II).
Non ho mai sentito un'imprecazione che sia una da parte di questi genitori, mai un "perché a me", mai un "ma perché Dio permette questo?", mai un "allora le preghiere non servono a nulla". Io che vado nel panico per ogni doloretto allo stinco dei miei figli (era la botta data in scivolata all'albero di limoni), per ogni mal di gola (probabilmente il bagno in piscina e l'aria condizionata in macchina): "saranno i linfonodi ingrossati? Quanti giorni di vita gli resteranno?"

La croce – che comunque è sempre provvisoria – insegna all'uomo la sua realtà, cioè che siamo piccoli, impotenti, deboli, non in grado di controllare praticamente nulla della nostra vita. Questa è la verità. Forse ora mentre scrivo è già partito l'embolo che mi porterà alla morte (nel caso che l'articolo esca postumo, sappiate che amo molto i mughetti, confido di riceverne da qualcuno un ramoscello, da morta, visto che mio marito non li distingue dagli altri fiori) mentre io mi illudo di controllare tutto della mia vita e di quella dei miei cari. A volte mi viene il dubbio che io consideri Dio un bel complemento a una vita che però fondamentalmente gestisco di testa mia.

I genitori di quel bambino invece sono dipendenti da Dio come un malato dalla bombola di ossigeno. È quella è la nostra verità. Loro sanno che ogni giorno è grazia, che i nostri capelli sono contati da un Padre che ci ama, sanno che siamo nati per la vita eterna. Per questo non impazziscono, per questo sorridono. Perché credono.

“Ecco, Io sto con voi tutti i giorni sino alla fine del mondo”
(Mt., XXVIII, 20).

Santi Nazario e Celso Martiri: 28 luglio



Santi Nazario e Celso Martiri
Paolino, biografo di sant’Ambrogio riferisce che il vescovo di Milano ebbe un’ispirazione che lo guidò sulla tomba sconosciuta di due martiri negli orti fuori città. Erano Nazario e Celso. Il corpo del primo era intatto e fu trasportato in una chiesa davanti a Porta Romana, dove sorse una basilica a suo nome. Sulle reliquie di Celso, le ossa, sorse una nuova basilica. Nazario aveva predicato in Italia, a Treviri e in Gallia. Qui battezzò Celso che aveva nove anni. Furono martirizzati a Milano nel 304, durante la persecuzione di Diocleziano. (Avvenire)                                                                           
Etimologia: Nazario = consacrato a Dio, dall'ebraico                                  
Celso = alto, elevato, eccelso, dal                                                           
Emblema: Palma                                                                                   
Martirologio Romano: A Milano, santi Nazario e Celso, martiri, i cui corpi furono rinvenuti da sant’Ambrogio                                                                                                                                                                                                                                                                                 


"… San Nazaro cittadino Romano, discepolo di S. Pietro fu battezzato da S. Lino non ancora Papa, incontrò per questo, la disgrazia del di lui padre, di religione Ebreo, e dell’imperatore Nerone persecutore dei Cristiani, per esimersi dalla malignità dell’uno e dell’altro, usci Nazaro da Roma, e, predicando Gesù Cristo, traversate alcune città lombarde, entrò in Piacenza, portossi indi a Milano: ivi trovò, per fede carcerati i santi fratelli Gervasio e Protasio, ed amorosamente confortatali, li animò a soffrire coraggiosamente il martirio. Di questo fatto informato il Prefetto Romano, condannò Nazaro alla frusta e all’esilio. Volse allora Nazaro alla Francia seguitando a predicare in ogni luogo la fede in Gesù Cristo.

Arrivato in Francia, da una cospicua Matrona gli fu presentato un assai grazioso fanciullo di nove anni. E fu pregato a volerlo avviare nella legge e religione da lui predicata. Con lieta cortesia accettò Nazaro il presentato infante, e dopo la conveniente istruzione, lo battezzò imponendogli il nome di Celso. E trovata angelica la indole del suo allievo, lo dichiarò compagno del suo apostolato, sebbene ancora non fosse uscito da puerizia. Non furono li Santi senza incontri in quella città. 

Infieriva in quel tempo in Roma e nelle province dell’impero, la dichiarata persecuzione di Nerone ed i Ss. Nazaro e Celso, stretti di catene il collo, furono imprigionati. Atterrita da tristo sogno, la moglie di Prefetto romano, ne ottenne la liberazione. Simile avventura provarono in Treviri dove molto fruttuosa riusciva la loro predicazione. Gran numero di quelli cittadini ricevevano il Battesimo, per tale motivo irritato quel prefetto fece arrestare li due Santi. Imprigionò Nazaro e consegnò Celso ad una donna pagana, acciò lo conducesse all’idolatria; ma non riuscì essa all’intento. 

Non si mosse Celso per carezze, né per schiaffi, né per sferzate dal santo proposito. Invocando Gesù Cristo, mai cessò da piangere fin che fu riunito a Nazaro suo maestro. Nazaro intanto fu indarno tentato a rinunciare alla religione cristiana da quel prefetto; ma perché cittadino Romano non fu tormentato nella persona, stretto in catene, fu con il suo allievo spedito a Nerone a Roma. 



Ivi, come era successo in Treviri, Celso fu separato dal suo maestro e tentato di rinunziare a Gesù Cristo restò sempre fermo nella fede, e con animo virile sopportò ogni tormento e minacciò al prefetto: "Dio a cui servo ti giudicherà" né mai poté acquietarsi privo del suo maestro. 

Per comando di Nerone fu Nazaro strascinato nel tempio di Giove con la intenzione di sacrificare a quel falso nume sotto pena di morte. Non si sgomentò per questo, entrato egli nel tempio caddero tosto a terra infranti quegli idoli tutti. Si vide Nazaro tutto splendente di luce celeste e comparve vero apostolo di Gesù Cristo. 

Conosciuta Nerone la ferma risoluzione delli Santi ordinò che fossero ambidue gittati in mare. Scortati perciò a Civitavecchia, rinchiusi furono in una appostata barca ed avviata questa in alto, li nostri Santi furono sommersi in mare. Non erano ancora in allora compiuti i disegni di Dio, a questi la Divina Provvidenza, (a noi genovesi mai sempre propizia, e benefica) li riservava, fu quindi risparmiata la corona del martirio tanto desiderata. 



Una subita tempesta di mare minacciava di assorbire la barca colla quale erano stati precipitati i Santi, mentre essi andavano a piedi asciutti passeggiando sulle onde del mare in placida calma. Spaventati del temuto naufragio li marinari esecutori del tirrenico decreto di Nerone, ed illuminati dalla prodigiosa situazione dei Santi conobbero il loro fallo risolvettero di riceverli di nuovo in barca e dopo breve preghiera delli medesimi videro il mare in subita bonaccia. 
Da tali prodigi persuasi quei marinari della santità delle persone da loro oltraggiate, e della religione da essi predicata, chiesero ed ottengo dai Santi istruzione e Battesimo. Dopo tali avvenimenti quei novelli cristiani non si azzardavano ritornare a Nerone, e pieni della speranza in Dio, confortati della compagnia dei Santi abbandonarono le vele alla direzione della Provvidenza. 



Prosperamente navigando entrato nel nostro mare il fortunato naviglio volse la prora verso Genova città allora libera e alleata col Romano Impero. Distanti ancora da quelle mura 600 incirca passi videro sopra una delle colline di Albaro un tempio e una torre con intorno un’area circondata da macerie. Qui per ispirazione divina approdarono i Santi ed atterrati gli idoli che ritrovarono in quel tempio, consacrato alla falsa deità dei loro morti, cominciarono a predicare la fede in Gesù Cristo con felice riuscimento e senza veruno incontro, battezzarono quanti si convertirono; vi celebrarono il Divino Sacrificio e diedero così ad Albaro il vanto di essere la prima terra, non solo del Genovesato, ma di tutta la Italia, dove si è palesemente predicata e ricevuta la fede di Cristo, e dove è stata celebrata la prima Messa quietamente. 

Da Albaro passarono a predicare in Genova, dove in pochi giorni videro ricevuta e radicata la santa nostra religione, che per grazia particolare dell’Altissimo da poco meno di secoli diciotto conserviamo purissima, mai turbata dalla eresia, né mai amareggiata per sangue sparso da’ martiri della nostra terra. Compiuto con tanta felicità e frutto il loro apostolato in Genova, passarono i nostri Santi a Milano, premuroso Nazaro delli sovra lodati Gervasio e Protasio ivi tutt’ora in catene, di vieppiù fortificarli a soffrire per la fede di Gesù Cristo. 



Reggeva in allora quella Provincia a nome del crudele Nerone, il crudelissimo Antolino nella qualità di Prefetto. Inteso questo dell’operare dei Santi (che mai cessarono di predicare Gesù Cristo) li fece imprigionare, e trovati inutili quanti seppe trovare, li tentativi, e tormenti, li condannò l’uno e l’altro ad essere decapitati. Fregente e glorioso retaggio dell’Apostolato; e fuori della porta Romana fu eseguita l’empia condanna nel luogo allora detto "le tre muraglie" nell’anno di nostra salute 76. … Informati del glorioso martirio delli suddetti loro Santi Apostoli seguito in Milano, sul terminare del primo secolo, memori de’ benefici da loro ricevuti eressero a loro nome un tempio in distanza dalla prememorata torre di passi circa 60, luogo dove approdato avevano li Santi".

Fonte:
Sito Convento e Parrocchia San Francesco d'Albaro - Genova