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venerdì 13 maggio 2016

FATIMA! FESTEGGIAMO LA MADRE IN QUESTO GIORNO TANTO CARO AL SUO CUORE IMMACOLATO

LA MADRE AVVISAVA AMMONIVA PIANGEVA
Anniversario della Prima Apparizione
della Madre Santissima ai pastorelli Santi in Fatima nel 1917
RegaliamoLe Rosari e chiediamoLe le Grazie 
per noi e i nostri cari

Beata Giacinta Marto, Lucia Dos Santos, e Beato Francisco Marto



MARIA!
Quasi cent'anni or sono le Apparizioni di Fatima
han gridato al mondo che l'inferno esiste
è eterno
e basta un peccato mortale
per andarci
e restarci

Dopo Fatima e Manduria, Medjugorje e Dozulé il Cielo ha detto proprioTutto

sabato 23 agosto 2014

LETTERA AD UN AMICO/A - FATIMA: «Riprendete in mano il rosario!»




Carissimo Amico/a

Nel 1985, il Cardinale Joseph Ratzinger, allora prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, venne interrogato dal giornalista italiano Vittorio Messori a proposito della terza parte del «segreto di Fatima», che non era ancora stata svelata. 
Al giornalista che si mostrava preoccupato di qualche cosa di «terribile» che si supponeva ci fosse in questo segreto, il futuro Papa rispondeva: «Se anche ci fosse, ebbene, questo non farebbe che confermare la parte già nota del messaggio di Fatima. Da quel luogo è stato lanciato un segnale severo, che va contro la faciloneria imperante, un richiamo alla serietà della vita e della storia, ai pericoli che incombono sull'umanità. È quanto Gesù stesso ricorda assai spesso, non temendo di dire: Se non vi convertite tutti, perirete (Lc 13,3). La conversione – e Fatima lo ricorda in pieno – è un'esigenza perenne della vita cristiana» (Rapporto sulla fede: Vittorio Messori a colloquio con il cardinale Joseph Ratzinger, Edizioni Paoline, Cinisello Balsamo (Milano), 1985, p. 111).

Questo appello alla conversione, per quanto sia esigente, è quello del Cuore infinitamente amante di Nostro Signore. Nella sua sollecitudine materna nei nostri confronti, la Santissima Vergine è venuta a rivolgercelo nuovamente. Nel corso delle sue apparizioni successive a Fatima, la Madonna, modello di saggezza e di una bontà senza pari ci manifesta la sua pedagogia soprannaturale. 

In occasione della prima apparizione, il 13 maggio 1917, Ella innalza i tre giovani veggenti al desiderio del Cielo: mentre Maria di una bellezza straordinaria, tutta luminosa, vestita di un lungo abito bianco e di un velo che scende fino ai piedi, sta davanti a lei, Lucia, la più grande del gruppo, le chiede: «Da dove viene, Signora? – Vengo dal Cielo. – E che cosa desidera da noi? – Vengo a chiedervi di trovarvi qui sei volte di seguito, a questa stessa ora, il 13 di ogni mese. Dopo, vi dirò chi sono e quello che desidero da voi. – Lei viene dal Cielo!... ed io, andrò in Cielo? – Sì, ci andrai. – E Giacinta? – Anche. – E Francesco? – Anche lui ci andrà; che reciti anche il suo rosario « »

Il Cielo è il fine della nostra esistenza. «Dio, infinitamente Perfetto e Beato in Se stesso, per un disegno di pura bontà, ha liberamente creato l'uomo per renderlo partecipe della sua vita beata» (Catechismo della Chiesa Cattolica, CCC,1). Coloro che muoiono nella grazia e nell'amicizia di Dio, e che sono perfettamente purificati, entrano nel Cielo dove sono per sempre simili a Dio, perché Lo vedono così come Egli è (1Gv 3,2), a faccia a faccia (cfr. 1Co 13,12). Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio (Mt 5,8). Questa vita di perfetta comunione e di amore con la Santissima Trinità, con la Vergine Maria, gli angeli e i santi, pur essendo frutto di un dono gratuito di Dio, è la realizzazione delle aspirazioni più profonde dell'uomo, lo stato di felicità suprema e definitiva. Dio, infatti, ha messo nel cuore dell'uomo il desiderio della felicità al fine di attirarlo a Se. La speranza del Cielo ci insegna che la vera felicità non si trova né nella ricchezza o nel benessere, né nella gloria umana o nel potere, né in alcuna attività umana, per quanto utile possa essere, come le scienze, le tecniche e le arti, né in alcuna creatura, ma in Dio solo, sorgente di ogni bene e di ogni amore (cfr. CCC, 1723). «Solo Dio appaga», afferma san Tommaso d'Aquino.



«Noi lo vogliamo!»


Dopo aver fortificato i bambini con la promessa inestimabile del Cielo, la Signora li introduce nel mistero della Redenzione al quale, con una squisita delicatezza, essa chiede loro di associarsi: «Volete offrirvi a Dio per fare dei sacrifici e accettare volentieri tutte le sofferenze che Egli vorrà mandarvi, in riparazione dei peccati che offendono la sua divina Maestà? Volete soffrire per ottenere la conversione dei peccatori, per riparare le bestemmie nonché tutte le offese fatte al Cuore Immacolato di Maria? – Sì, lo vogliamo! risponde Lucia. – Avrete molto da soffrire, ma la grazia di Dio vi assisterà e vi sosterrà sempre». Mentre parlava, l'Apparizione ha aperto le mani, e questo gesto diffonde sui veggenti un fascio di luce misteriosa, che penetra le loro anime, per cui vedono se stessi in Dio.

Il 13 luglio successivo, la Santa Vergine svela agli occhi dei bambini una terrificante realtà: «La Madonna ci mostrò un grande mare di fuoco, che sembrava trovarsi sotto terra e, immersi in quel fuoco, i demoni e le anime, come se fossero braci trasparenti, nere o bronzee, con una forma umana. Essi fluttuavano in quell'incendio, sollevati dalle fiamme che uscivano da loro stessi, con nuvole di fumo. Essi ricadevano da ogni parte, come ricadono le scintille nei grandi incendi, senza peso né equilibrio, con grida e gemiti di dolore e di disperazione che suscitavano orrore e facevano tremare di spavento. I demoni si distinguevano per le loro forme orribili e disgustose di animali spaventosi e sconosciuti, ma trasparenti e neri. Questa visione durò solo un istante, grazie alla nostra buona Madre del Cielo che prima ci aveva preavvisati, promettendoci di condurci in Cielo. Altrimenti, credo che saremmo morti di spavento e di paura. In seguito, alzammo gli occhi verso la Madonna, che ci disse con bontà e tristezza: «Avete visto l'Inferno, dove vanno le anime dei poveri peccatori. Per salvarli, Dio vuole stabilire nel mondo la devozione al mio Cuore Immacolato. Se si farà quello che vi dirò, molte anime saranno salvate e si avrà la pace»».


Una prova di più


L'esistenza dell'Inferno suscita contestazioni. Suor Lucia scriveva, qualche anno prima della sua morte sopraggiunta il 13 febbraio 2005: «Nel mondo, non mancano gli increduli per negare queste verità, ma esse continuano a esistere nonostante il fatto che siano negate; e questa incredulità non li libera dai tormenti dell'Inferno se la loro vita di peccato ve li conduce... A Fatima, (Dio) ci ha inviato il suo Messaggio come una prova in più di queste verità. Questo Messaggio ce le ricorda perché noi non ci lasciamo ingannare dalle false dottrine degli increduli che le negano e dei pervertiti che le deformano. A questo scopo, il Messaggio ci assicura che l'Inferno è una verità e che le anime dei poveri peccatori vi cadono» (Appels du Message de Fatima, éd. Secrétariat des Pastoureaux, 2003, cap. 14).

Nel corso della sua vita pubblica, il nostro Salvatore Gesù ritorna spesso sul tema dell'Inferno, della Geenna, del fuoco inestinguibile (cfr. Mc 9,43-48), riservato a coloro che rifiutano fino alla fine della loro vita di credere e di convertirsi, e in cui possono perdersi al tempo stesso l'anima e il corpo (cfr. Mt 10,28). 

Il Compendio del Catechismo della Chiesa Cattolica (n. 395) ce lo ricorda: «Il peccato mortale distrugge in noi la carità, ci priva della grazia santificante, ci conduce alla morte eterna dell'Inferno se non ci si pente». 

Il Magistero della Chiesa si è espresso molto sovente a questo riguardo; il Papa Pio XII sottolineava, il 23 marzo 1949: «La predicazione delle prime verità della fede e dei fini ultimi non solo nulla ha perduto della sua opportunità ai nostri tempi, ma anzi è divenuta più che mai necessaria ed urgente. Anche la predica sull'Inferno. Senza dubbio si deve trattare un simile argomento con dignità e saggezza. Ma quanto alla sostanza stessa di queste verità, la Chiesa ha, dinanzi a Dio e agli uomini, il sacro dovere di annunziarla, d'insegnarla senza alcuna attenuazione, come Cristo l'ha rivelata, e non vi è alcuna condizione di tempi che possa far scemare il rigore di quest'obbligo. Esso lega in coscienza ogni sacerdote a cui, nel ministero ordinario o straordinario, è affidata la cura di ammaestrare, di ammonire e di guidare i fedeli. È vero che il desiderio del Cielo è un motivo in se stesso più perfetto che non il timore delle pene eterne; ma da ciò non consegue che esso sia per tutti gli uomini anche il motivo più efficace per tenerli lontani dal peccato e convertirli a Dio».


La sollecitudine di una Madre


Non è quindi il caso di essere sorpresi dell'intervento della Madonna presso i bambini di Fatima. Come una buona Madre che si cura di noi, essa dà degli avvertimenti per la nostra salvezza eterna e la nostra conversione. Il 13 ottobre 1917, la Vergine dice ai piccoli veggenti: «Bisogna che gli uomini si correggano, che chiedano perdono dei loro peccati; che non offendano più Dio Nostro Signore, che è già troppo offeso». Da quel momento, i bambini non potevano trattenere le lacrime ricordando la tristezza del viso dell'Apparizione. Lucia commenterà così le parole della Madonna: «Quale amoroso rimprovero esse contengono e quale supplica! Oh! come vorrei che risuonassero nel mondo intero e che tutti i figli della Madre celeste ascoltassero la sua voce!»

Il messaggio di Fatima è essenzialmente quello del Vangelo. Fin dall'inizio della sua vita pubblica, Nostro Signore ha proclamato: Il regno di Dio è vicino« Convertitevi e credete al Vangelo (Mc 1,15). Questo appello è costantemente al centro della predicazione della Chiesa. San Benedetto lo fa sentire fin dal prologo della sua Regola: «Ascolta, figlio mio, i precetti del Maestro, e inclina l'orecchio del tuo cuore. Accogli volentieri l'ammonimento di un padre pieno di tenerezza, e mettilo efficacemente in pratica, in modo che la fatica dell'obbedienza ti riconduca a colui da cui ti aveva allontanato l'ignavia della disobbedienza« È per la correzione dei nostri peccati che i giorni di questa vita ci sono prolungati come una tregua, come dice l'Apostolo: Ignori forse che la pazienza di Dio t'invita alla penitenza? (Rm 2,4). Infatti il nostro Signore misericordioso dice anche: Non voglio la morte del peccatore, ma che si converta e viva (Ez 18,23)».

Convertirsi, cambiare vita, significa ritornare verso Dio testimoniandogli il nostro rimpianto per averLo offeso. Particolarmente colpito dalla tristezza della Madonna quando chiede che non si offenda più suo Figlio, Francesco desiderava consolarLo cominciando con l'astenersi da qualsiasi peccato. «Amo tanto Nostro Signore! Ma Lui è così triste a causa di tutti i peccati. No! noi non faremo più nessun peccato». 

Così, i tre bambini sono pronti ad affrontare le persecuzioni e la morte piuttosto che mentire per liberarsi dalle contestazioni. Ma il cambiamento di vita comporta, oltre alla confessione sacramentale per ricevere il perdono dei peccati, la mortificazione del cuore e dei sensi per riparare i peccati passati e unirsi al Cristo nella sua Passione. Fatto molto notevole: le apparizioni accesero nei cuori dei tre veggenti uno zelo ardente di prendere parte alle sofferenze del Cristo. Per esempio, essi decidono di donare la loro merenda quotidiana a dei bambini poveri e di accontentarsi di quello che avrebbero potuto trovare nella natura. 

Un giorno, la madre di uno dei bambini li chiama per far loro mangiare dei fichi di una varietà succulenta. Giacinta si siede vicino al cestino e già si diletta al pensiero di mangiare dei frutti così belli. Essa ne prende uno. Poi, improvvisamente, si ricrede: «Non abbiamo ancora fatto nessun sacrificio per i peccatori. Facciamo questo». E ripone il fico nel cestino.

Quando la grazia di Dio è entrata in un'anima, questa non si accontenta più di fare penitenza per i suoi propri peccati, essa vuole anche sacrificarsi per gli altri. Così, durante la lunga e crudele malattia che la condurrà alla morte il 20 febbraio 1920, Giacinta è incoraggiata dalla certezza che le sue sofferenze, unite a quelle del Salvatore, convertiranno dei peccatori ed eviteranno loro la dannazione. Questa bambina delicata, naturalmente imbronciata, è diventata paziente e persino forte di fronte alla sofferenza. 

Poco tempo prima della sua morte, essa dice a Suor Maria-Purificazione Godinho, la religiosa che si prende cura di lei: «La mortificazione e i sacrifici fanno molto piacere a Nostro Signore! Oh! Fuggite il lusso. Fuggite le ricchezze. Amate molto la santa povertà. Siate molto caritatevole, anche nei confronti dei cattivi. Non dite mai male di nessuno e fuggite coloro che parlano male degli altri. Siate molto paziente, perché la pazienza conduce in Cielo. Pregate molto per i peccatori! Pregate molto per i sacerdoti, per i religiosi, e per i governi. I sacerdoti dovrebbero occuparsi solo delle questioni che riguardano la Chiesa. Essi devono essere puri, molto puri! La disobbedienza dei preti e dei religiosi ai loro superiori e al Santo Padre offende molto Nostro Signore».


La penitenza che Dio aspetta


Quali sono i sacrifici che piacciono di più a Dio? Qualche mese prima dell'apparizione iniziale della Madonna, i bambini ricevettero la visita di un Angelo. Questi disse loro: «Soprattutto, accettate e sopportate le sofferenze che il Signore vi manderà». 
Molti anni dopo, nel 1943, Suor Lucia scriverà: «Il Buon Dio desidera grandemente il ritorno della pace, ma Egli è addolorato al vedere un così piccolo numero di anime in stato di grazia e disposte a praticare le rinunce che Egli chiede loro per aderire alla sua Legge. Ed è precisamente la penitenza che il Buon Dio esige ora, è il sacrificio che ciascuno deve imporsi per vivere una vita giusta in conformità con la sua Legge. Egli vuole per mortificazione lo svolgimento semplice e onesto dei compiti quotidiani e l'accettazione delle pene e delle preoccupazioni, e desidera che si faccia conoscere chiaramente questa via alle anime, perché molte, prendendo la parola penitenza nel senso di «grandi mortificazioni», e non sentendosene né le forze né la generosità, si scoraggiano e cadono in una vita d'indifferenza e di peccato». 
Nostro Signore dirà ancora a Lucia: «Il sacrificio richiesto a ciascuno è il compimento del suo proprio dovere e l'osservanza della mia Legge; è la penitenza che ora chiedo ed esigo».

La raccomandazione del Rosario è, anch'essa, al centro delle apparizioni di Fatima. La Santa Vergine ne parla a più riprese. Nel 1917, il mondo conosce ancora gli orrori della prima guerra mondiale, senza che nessuno ne veda la via d'uscita. Durante la terza apparizione, il 13 luglio, la Madonna insiste: «Bisogna recitare tutti i giorni il rosario in onore della Santa Vergine per ottenere la fine della guerra attraverso la sua intercessione, perché non c'è che Lei che vi possa soccorrere». E il 13 ottobre, dice lei stessa di chiamarsi «Madonna del Rosario». Essa chiede, quando si dice questa preghiera tradizionale, di aggiungere, alla fine di ogni decina, l'invocazione: «O Gesù mio, perdona le nostre colpe, preservaci dal fuoco dell'Inferno, porta in Cielo tutte le anime, specialmente le più bisognose della tua misericordia». In effetti, il soccorso della grazia di Dio si estende il più lontano possibile; nessuno è escluso dalla volontà salvifica di Dio, né, di conseguenza, dalla sollecitudine materna di Maria, che ci insegna il ruolo fondamentale della preghiera nell'opera della salvezza. «Bisogna pregare molto per impedire alle anime di andare all'Inferno», ripeteva spesso Giacinta.


«Riprendete in mano il rosario!»


«Il Rosario è uno dei percorsi tradizionali della preghiera cristiana applicata alla contemplazione del volto di Cristo« A questa preghiera la Chiesa ha riconosciuto sempre una particolare efficacia, affidando ad essa, alla sua recita corale, alla sua pratica costante, le cause più difficili. In momenti in cui la cristianità stessa era minacciata, fu alla forza di questa preghiera che si attribuì lo scampato pericolo e la Vergine del Rosario fu salutata come propiziatrice della salvezza» (Giovanni Paolo II, Rosarium Virginis Mariae, 16 ottobre 2002, n. 18, 39). Per questo oggi, in un momento in cui il nostro mondo che ha rifiutato Gesù Cristo corre verso l'abisso, per il più grave danno delle anime, il ricorso al santo Rosario è più che mai necessario. Seguiamo quindi la raccomandazione di San Giovanni Paolo II: «Bisogna tornare a pregare in famiglia e a pregare per le famiglie, utilizzando ancora questa forma di preghiera. La famiglia che prega unita, resta unita.  Guardo a voi, fratelli e sorelle di ogni condizione, a voi, famiglie cristiane, a voi, ammalati e anziani, a voi giovani: riprendete con fiducia tra le mani la corona del Rosario. Che questo mio appello non cada inascoltato!» (ibid. 41, 43).


«Abbi pietà del Cuore di tua Madre!»


Il messaggio di Fatima comporta anche la devozione al Cuore Immacolato di Maria. Il 13 giugno 1917, la Vergine mostra ai bambini il suo Cuore ferito in mezzo alle spine, e dice a Lucia: «Bisogna che tu rimanga sulla terra. Gesù vuole servirsi di te per farMi conoscere e amare; Egli vuole diffondere nel mondo la devozione al mio Cuore Immacolato. Io prometto la salvezza a coloro che abbracceranno questa devozione. Le loro anime saranno predilette da Dio, come fiori posti da Me davanti al suo Trono». 

In occasione di un'apparizione posteriore, al convento di Pontevedra (Spagna), il 10 dicembre 1925, la Madonna ha mostrato il suo Cuore a Suor Lucia, mentre presso di lei stava il Bambino Gesù. Quest'ultimo dice a Lucia: «Abbi pietà del Cuore della tua santa Madre, che è coperto di spine che gli uomini ingrati vi configgono in ogni istante senza che ve ne siano che facciano atto di riparazione per strapparle via». E Maria aggiunge: «Guarda, figlia mia, il mio Cuore circondato di spine che gli uomini ingrati vi configgono in ogni istante con le loro bestemmie e le loro ingratitudini. Tu, almeno, abbi cura di consolarmi, e di' da parte mia a tutti coloro che, il primo sabato di cinque mesi consecutivi, dopo essersi confessati, riceveranno la santa Comunione, diranno un Rosario e mi terranno compagnia per un quarto d'ora meditando i misteri del Rosario con lo scopo di offrirmi riparazione, che prometto di assisterli nell'ora della morte, con tutte le grazie necessarie per la salvezza delle loro anime».

Ci si può chiedere quali siano questi oltraggi che addolorano così tanto il Cuore della Madonna. In generale, sono tutti i peccati che offendono Dio. Tra di essi, alcuni offendono particolarmente il Cuore della nostra Madre Celeste: prima di tutto le bestemmie contro i suoi tre grandi privilegi, la sua Immacolata Concezione, la sua Verginità perpetua, la sua Maternità divina; poi, gli oltraggi contro le immagini che la rappresentano, infine il delitto di coloro che insegnano ai bambini il disprezzo, la derisione, e perfino l'odio della loro Madre Celeste. Certo bisogna anche considerare come particolarmente offensivi per il suo Cuore Immacolato le mancanze alla virtù della purezza. 

A questo proposito, Giacinta confiderà a Suor Maria-Purificazione le parole ricevute dalla Madonna: «I peccati che gettano il maggior numero di anime nell'Inferno sono i peccati contro la purezza. Verranno certe mode che offenderanno molto Nostro Signore. Le persone che servono Dio non devono seguire queste mode». La stessa Giacinta, poco prima della sua morte, diceva ancora a Lucia: «Tu resterai ancora quaggiù per far sapere agli uomini che il Signore vuole diffondere nel mondo la devozione al Cuore Immacolato di Maria. Ricorda bene a tutti che è attraverso il Cuore Immacolato di Maria che il Buon Dio vuole concederci le sue grazie; è a questo Cuore Immacolato che bisogna chiederle« Il Cuore di Gesù vuole che il Cuore Immacolato di Maria sia venerato insieme con il suo».

Il messaggio di Fatima è sempre di attualità. Alle soglie del terzo millennio, il papa Giovanni Paolo II si esprimeva nel modo seguente in occasione della beatificazione di Francesco e Giacinta: «Il messaggio di Fatima è un richiamo alla conversione, facendo appello all'umanità affinché non stia al gioco del drago, il quale con la coda trascinava giù un terzo delle stelle del cielo e le precipitava sulla terra (Ap 12,4). L'ultima meta dell'uomo è il Cielo, sua vera casa dove il Padre celeste, nel suo amore misericordioso, è in attesa di tutti. Dio vuole che nessuno si perda; per questo, duemila anni fa, ha inviato sulla terra suo Figlio a cercare e salvare quel che era perduto (Lc 19,10). Egli ci ha salvati con la sua morte sulla Croce. Nessuno renda vana quella Croce! Gesù è morto è risorto per essere il primogenito di molti fratelli (Rm 8,29). Nella sua sollecitudine materna, la Santissima Vergine Maria è venuta qui, a Fatima, per chiedere agli uomini di «non offendere più Dio, Nostro Signore, che è già molto offeso». È il dolore di mamma che l'obbliga a parlare; è in palio la sorte dei suoi figli. Per questo Ella chiede ai pastorelli: «Pregate, pregate molto e fate sacrifici per i peccatori; tante anime finiscono nell'Inferno perché non c'è chi preghi e si sacrifichi per loro»» (13 maggio 2000).
Impegniamoci a contribuire all'introduzione nel mondo della devozione al Cuore Immacolato di Maria per condurre un gran numero di anime alla conversione e a un ardente amore per Gesù e Maria.

<<Cor Mariæ Immaculatum, intercede pro nobis>>

Dom Antoine Marie osb

domenica 9 giugno 2013

L'inferno visto dai santi. Ottimo servizio del carissimo Padre Antonio Di Monda

titolo l'inferno visto dai santi

a cura di Padre Antonio di Monda o.f.m.conv. 1


inferno


Parlo d'inferno... e mi sembra già di sentire gli sghignazzamenti, i risolini ironici, i giudizi sprezzanti di tutti i... superuomini arrivati. Beati loro! Alla convinzione che l'inferno è una favola, un'invenzione di anime tristi che, consapevolmente o no, appestano l'aria con queste fantasie mefitiche. Sull'inferno purtroppo oggi forse si scherza troppo: fioriscono barzellette e battute che, per lo più, tendono appunto a svuotare di significato una realtà ritenuta fantasia e creazione di preti e di gente triste. Come si può oggi - dicono tanti - parlare ancora d'inferno, nell'era della tecnica onnipotente e di conquiste quasi incredibili? Ma, sia detto a scanso di equivoci: lazzi e sorrisetti ironici e altre cose del genere, non devono impressionare troppo, perché alla verità non si perviene con negazioni idiote e ironie stupide. Se tutto il mondo arrivasse alla pazzia di affermare che il sole è un'illusione, non per questo il sole cesserebbe di essere. La verità è indistruttibile ed eterna come Dio, e l'inferno è una realtà di ragione e di rivelazione, che niente e nessuno, nonostante i tanti interrogativi che solleva, potrà vanificare. È vero, molti - e sono soprattutto agnostici, razionalisti e materialisti e uomini dalla dubbia condotta - non credono all'inferno, adducendo ragioni su ragioni che non provano niente. L'inferno - dicono molti di loro - è qui sulla Terra. E ora diamo la parola a chi - per grazia speciale di Dio - ha potuto visitare il luogo dell'eterno castigo.


«Non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, ma non hanno potere di uccidere l'anima; temete piuttosto colui che ha il potere di far perire e l'anima e il corpo nella Geenna» (Mt 10, 28).
«Meglio entrare nella vita monco o zoppo, che avere due mani e due piedi ed essere gettato nel fuoco eterno» (Mt 18, 8).
«Se il tuo occhio ti scandalizza, cavalo: è meglio per te entrare nel regno di Dio con un occhio solo, che essere gettato con due occhi nella Geenna, dove il loro verme non muore e il fuoco non si estingue» (Mc 9, 42).


l L'inferno visto da Santa Teresa d'Avila

santa teresa d'avilaMonaca e riformatrice del Carmelo, Teresa di Gesù, nata ad Avila in Spagna il 28 marzo 1515 e morta ad Alba il 4 ottobre 1582, è una dei Santi che ha visto l'inferno. Lo racconta essa stessa nella vita scritta da lei in questi termini: «Un giorno mentre ero in orazione; mi trovai tutt'a un tratto trasportata intera nell'inferno. Compresi che Dio mi voleva far vedere il luogo che i demoni mi avevano preparato, e che io mi ero meritato con i miei peccati. 
Fu una visione che durò pochissimo, ma vivessi anche molti anni, mi sembra di non poterla più dimenticare. L'ingresso mi pareva un cunicolo molto lungo e stretto, simile a un forno assai basso, buio e angusto; il suolo tutto una melma puzzolente piena di rettili schifosi. In fondo, nel muro, c'era una cavità scavata a modo di nicchia, e in essa mi sentii rinchiudere strettamente. 

E quello che allora soffrii supera ogni umana immaginazione, né mi sembra possibile darne solo un'idea perché cose che non si sanno descrivere. Basti sapere che quanto ho detto, di fronte alla realtà sembra cosa piacevole. Sentivo nell'anima un fuoco che non so descrivere, mentre dolori intol­lerabili mi straziavano orrendamente il corpo. 

Nella mia vita ne ho sofferto moltissimi, dei più gravi che secondo i medici si possano subire sulla Terra, perché i miei nervi si erano rattrappiti sino a rendermi storpia, senza dire dei molti altri di diverso genere, causatimi in parte dal demonio. 
Tuttavia, non sono nemmeno da paragonarsi con quanto allora ho sofferto, specialmente al pensiero che quel tormento doveva essere senza fine e senza alcuna mitigazione. Ma anche questo era un nulla innanzi all'agonia dell'anima. 

Era un'oppressione, un'angoscia, una tristezza così profonda, un così vivo e disperato dolore che non so come esprimermi. Dire che si soffrano continue agonie di morte è poco, perché almeno in morte pare che la vita ci venga strappata da altri, mentre qui è la stessa anima che si fà in brani da sé. Fatto sta che non so trovare espressioni né per dire di quel fuoco interiore né per far capire la disperazione che metteva il colmo a così orribili tormenti. 

Non vedevo chi me li faceva soffrire, ma mi sentivo ardere e dilacerare, benché il supplizio peggiore fosse il fuoco e la disperazione interiore. Era un luogo pestilenziale, nel quale non vi era più speranza di conforto, né spazio per sedersi o distendersi, rinserrata com'ero in quel buco praticato nella muraglia. Orribili a vedersi, le pareti mi gravavano addosso, e mi pareva di soffocare. Non v'era luce, ma tenebre fittissime; eppure quanto poteva dar pena alla vista si vedeva ugualmente nonostante l'assenza della luce: cosa che non riuscivo a comprendere. 

Per allora Dio non volle mostrarmi di più, ma in un'altra visione vidi supplizi spaventosissimi, fra cui i castighi di alcuni vizi in particolare. A vederli parevano assai più terribili, ma non mi facevano tanta paura perché non li sperimentavo, mentre nella visione di cui parlo il Signore volle farmi sentire in ispirito quelle pene ed afflizioni, come se le soffrissi nel corpo [...]. Sentir parlare dell'inferno è niente. Vero è che io l'ho meditato poche volte perché la via del timore non è fatta per me, ma è certo che quanto si medita sui tormenti dell'inferno, su quello che i demoni fanno patire, o che si legge nei libri, non ha nulla a che fare con la realtà, perché totalmente diversa, come un ritratto messo a confronto con l'oggetto ritrattato. Quasi neppure il nostro fuoco si può paragonare con quello di laggiù. Rimasi spaventatissima e lo sono tuttora mentre scrivo, benché siano già passati quasi sei anni, tanto da sentirmi agghiacciare dal terrore qui stesso dove sono. 

Mi accade intanto che quando sono afflitta da qualche contraddizione o infermità, basta che mi ricordi di quella visione perché mi sembrino subito da nulla persuadendomi che ce ne lamentiamo senza motivo. Questa fu una delle più grandi grazie che il Signore m'abbia fatto, perché mi ha giovato moltissimo non meno per non temere le contraddizioni e le pene della vita che per incoraggiarmi a sopportarle, ringraziando il Signore d'avermi liberata da mali così terribili ed eterni, come mi pare di dover credere».

l L'inferno visto da Santa Veronica Giuliani

Santa Veronica Giuliani (Orsola) nacque il 27 dicembre 1660. Entrò nel monastero delle Clarisse Cappuccine di Città di Castello. Morì il 9 luglio 1727. Una visione dell'inferno, avuta nel 1696, è così raccontata da Santa Veronica: «Parvemi che il Signore mi facesse vedere un luogo oscurissimo; ma dava incendio come fosse stata una gran fornace. Erano fiamme e fuoco, ma non si vedeva luce; sentivo stridi e rumori, ma non si vedeva niente; usciva un fetore e fumo orrendo, ma non vi è, in questa vita, cosa da poter paragonare. In questo punto, Iddio mi dà una comunicazione sopra l'ingratitudine delle creature, e quanto gli dispiaccia questo peccato. E qui mi si dimostrò tutto appassionato, flagellato, coronato di spine, con viva, pesante croce in spalla. Così mi disse: "Mira e guarda bene questo luogo che non avrà mai fine. Vi sta, per tormento, la mia giustizia ed il rigoroso mio sdegno". In questo mentre, mi parve di sentire un gran rumore. Comparvero tanti demoni: tutti, con catene, tenevano bestie legate di diverse specie. Le dette bestie, in un subito, divennero creature(uomini), ma tanto spaventevoli e brutte, che mi davano più terrore che non erano gli stessi demoni. Io stavo tutta tremante, e mi volevo accostare dove stava il Signore. Ma, contuttoché vi fosse poco spazio, non potei mai avvicinarmi più. Il Signore grondava sangue, e sotto quel grave peso stava. O Dio! Io avrei voluto raccogliere il Sangue, e pigliare quella Croce, e con grand'ansia desideravo il significato di tutto. In un istante, quelle creature divennero, di nuovo, in figura di bestie, e poi, tutte furono precipitate in quel luogo oscurissimo, e maledicevano Iddio e i Santi. Qui mi si aggiunge un rapimento, e mi parve che il Signore mi facesse capire, che quel luogo era l'inferno, e quelle anime erano morte, e, per il peccato, erano divenute come bestie, e che, fra esse, vi erano anche dei religiosi [...]. Misanta veronica giuliani pareva di essere trasportata in un luogo deserto, oscuro e solitario, ove non sentivo altro che urli, stridi, fischi di serpenti, rumori di catene, di ruote, di ferri, botti così grandi, che, ad ogni colpo, pensavo sprofondasse tutto il mondo. E io non aveva sussidi ove rivolgermi; non potevo parlare; non potevo invitare il Signore. Mi pareva che fosse luogo di castigo e di sdegno di Dio verso di me, per le tante offese fatte a Sua Divina Maestà. E avevo davanti di me tutti i miei peccati [...]. Sentivo un incendio di fuoco, ma non vedevo fiamme; altro che colpi sopra di me; ma non vedevo nessuno. In un subito, sentivo come una fiamma di fuoco che si avvicinava a me, e sentivo percuotermi; ma niente vedevo. Oh! Che pena! Che tormento! Descriverlo non posso; e anche il sol ricordarmi di ciò, mi fà tremare. Alla fine, fra tante tenebre, mi parve di vedere un piccolo lume come per aria. A poco a poco, si dilatò tanto. Mi sembrava che mi sollevasse da tali pene; ma non vedevo altro». Un'altra visione dell'inferno è del 17 gennaio 1716. La Santa racconta che in detto giorno fu trasportata da alcuni angeli nell'inferno: «In un batter d'occhio mi ritrovai in una regione bassa, nera e fetida, piena di muggiti di tori, di urli di leoni, di fischi di serpenti [...]. Una grande montagna si alzava a picco davanti a me ed era tutta coperta di aspidi e basilischi legati assieme [...]. La montagna viva era un clamore di maledizioni orribili. Essa era l'inferno superiore, cioè l'inferno benigno. Infatti, la montagna si spalancò e nei suoi fianchi aperti vidi una moltitudine di anime e demoni intrecciati con catene di fuoco. I demoni, estremamente furiosi, molestavano le anime le quali urlavano disperate. A questa montagna seguivano altre montagne più orride, le cui viscere erano teatro di atroci e indescrivibili supplizi. Nel fondo dell'abisso vidi un trono mostruoso, fatto di demoni terrificanti. Al centro una sedia formata dai capi dell'abisso. Satana ci sedeva sopra nel suo indescrivibile orrore e da lì osservava tutti i dannati. Gli angeli mi spiegarono che la visione di Satana forma il tormento dell'inferno, come la visione di Dio forma la delizia del Paradiso. Nel frattempo, notai che il muto cuscino della sedia erano Giuda ed altre anime disperate come lui. Chiesi agli angeli di chi fossero quelle anime ed ebbi questa terribile risposta: "Essi furono dignitari della Chiesa e prelati religiosi». E in quell'abisso, ella vide precipitare una pioggia di anime... Ed ecco altre visioni della Santa: «Come Dante, anche la nostra Santa, appena su la soglia, ode urli, voci lamentevoli, bestemmie e maledizioni contro Dio. Vede mostri, serpenti, fiamme smisurate. È menata per tutto l'inferno. Precipitano giù, con la furia di densa grandine, le anime dei nuovi abitatori. E a quest'arrivo, si rinnovano pene sopra pene ai dannati. In un luogo ancora più profondo trova ammucchiate migliaia di anime (sono quelle degli assassini), sopra le quali incombe un torchio con una immensa ruota. La ruota gira e fà tremare tutto l'inferno. All'improvviso il torchio piomba su le anime, le riduce quasi a una sola; cosicché ciascuna partecipa alla pena dell'altra. Poi ritornano come prima. Ci sono parecchie anime con un libro in mano. I demoni le battono con verghe di fuoco nella bocca, con mazze di ferro sul capo, e con spuntoni acuti trapassano loro le orecchie. Sono le anime di quei religiosi bastardi, che adattarono la regola a uso e consumo proprio. Altre anime sono rinchiuse in sacchetti e infilzate dai diavoli nella bocca d'un orrendo dragone che in eterno le digruma. Sono le anime degli avari. Altre gorgogliano tuffate in un lago d'immondizie. Di tratto in tratto sgusciano fulmini. Le anime restano incenerite, ma dopo riacquistano lo stato primiero. I peccati che hanno commesso sono i più gravi che mai vivente può immaginare. Tutte le strade dell'inferno appaiono sparse di rasoi, di coltelli, di mannaie taglienti. E mostri, dovunque mostri. E una voce che grida: "Sarà sempre così. Sempre, sempre, sempre". Veronica è condotta alla presenza di Lucifero. Egli ha d'intorno le anime più graziate dal cielo, che nulla fecero per Iddio, per la sua gloria; e tiene sotto i piedi, a guisa di cuscino, e pesta continuamente le anime di quelli che mancarono ai loro voti. "Via l'intrusa che ci accresce i tormenti"!, urla furibondo ai suoi ministri. Levata dall'inferno, Veronica ripete esterrefatta: "O giustizia di Dio, quanto sei potente"»!

l L'inferno visto da Anna Katharina Emmerick

anna katharina emmerickAnna Caterina Emmerick nacque l'8 settembre 1774 a Flamske bei Coestfeld (Westfalia), ed entrò nel Monastero di Agnetenberg in Duelmen (Westfalia) delle Canonichesse Regolari di SantAgostino. Morì a Duelmen il 9 novembre 1824. La Emmerick tra i tanti doni ricevuti, è famosa soprattutto per le stimmate e le visioni avute. Ella ebbe una visione dell'inferno quando vide scendere il Salvatore negli inferi. «Vidi [...] il Salvatore avvicinarsi, severo, al centro dell'abisso. L'inferno mi apparve come un immenso antro tenebroso, illuminato appena da una scialba luce quasi metallica. Sulla sua entrata risaltavano enormi porte nere, con serrature e catenacci incandescenti. Urla di orrore si elevavano senza posa da quella voragine paurosa di cui, a un tratto, si sprofondarono le porte. Così potei vedere un orrido mondo di desolazione e di tenebre. L'inferno è un carcere di eterna ira, dove si dibattono esseri discordi e disperati. Mentre nel cielo si gode la gioia e si adora l'Altissimo dentro giardini ricchi di bellissimi fiori e di frutta squisite che comunicano la vita, all'inferno invece si sprofondano cavernose prigioni, si estendono orrendi deserti e si scorgono smisurati laghi rigurgitanti di mostri paurosi, orribili. Là dentro ferve l'eterna e terribile discordia dei dannati. Nel cielo invece regna l'unione dei Santi eternamente beati. L'inferno, al contrario, rinserra quanto il mondo produce di corruzione e di errore; là imperversa il dolore e si soffrono quindi supplizi in una indefinita varietà di manifestazioni e di pene. Ogni dannato ha sempre presente questo pensiero: che i tormenti, che egli soffre, sono il frutto naturale e giusto dei suoi misfatti. Quanto si sente e si vede di orribile all'inferno è l'essenza, la forma interiore del peccato scoperto. Di quel serpe velenoso, che divora quanti lo fomen­tarono in seno durante la prova mortale. Tutto questo si può comprendere quando si vede, ma riesce inesprimibile a parole. Quando gli Angeli, che scortavano Gesù, avevano abbattuto le porte infernali, si era sollevato come un subbisso d'imprecazioni, d'ingiurie, di urla e di lamenti. Alcuni Angeli avevano cacciato altrove sterminate torme di demoni, i quali avevano poi dovuto riconoscere e adorare il Redentore. Questo era stato il loro maggior supplizio. Molti di essi venivano quindi imprigionati dentro una sfera, che risultava di tanti settori concentrici. Al centro dell'inferno si sprofondava un abisso tenebroso, dov'era precipitato Lucifero in catene, il quale stava immerso tra cupi vapori. Tutto ciò era avvenuto secondo determinati arcani divini. Seppi che Lucifero dovrà essere scatenato per qualche tempo: cinquanta o sessant'anni prima dell'anno 2000 di Cristo, se non erro. Alcuni demoni invece devono essere sciolti prima di quell'epoca per castigare e sterminare i mondani. Alcuni di essi furono scatenati ai nostri giorni; altri lo saranno presto. Mentre tratto questo argomento, le scene infernali le vedo così orripilanti dinanzi ai miei occhi, che la loro vista potrebbe perfino farmi morire».

l L'inferno visto da San Giovanni Bosco

San Giovanni Bosco nacque a Castelnuovo d'Asti il 16 agosto 1815, e morì il 31 gennaio 1888. È da tutti conosciuto il suo straordinario carisma di educatore dei giovani per i quali istituì pure l'Ordine dei Salesiani. Anch'egli ebbe una visione dell'inferno che egli stesso raccontò ai giovani. «Mi trovai con la mia guida (l'Angelo Custode), infondo ad un precipizio che finiva in una valle oscura. Ed ecco comparire un edificio immenso, avente una porta altissima, serrata. Toccammo il fondo del precipizio; un caldo soffocante mi opprimeva, un fumo grasso, quasi verde, s'innalzava sui muraglioni dell'edificio e guizze di fiamme sanguigne. Domandaisan giovanni bosco: "Dove ci troviamo"? "Leggi - mi rispose la guida - l'iscrizione che è sulla porta"! C'era scritto: "Ubi non est redemptio"!, cioè: "Dove non c'è redenzione". Intanto vidi precipitare dentro quel baratro [...] prima un giovane, poi un altro, ed in seguito altri ancora; tutti avevano scritto in fronte il proprio peccato. Esclamò la guida: "Ecco la causa precipua di queste dannazioni: i compagni, i libri cattivi e le perverse abitudini". Gli infelici erano giovani da me conosciuti. Domandai: "Ma dunque è inutile che si lavori tra i giovani, se tanti fanno questa fine? Come impedire tanta rovina"? "Coloro che hai visto, sono ancora in vita; questo però è il loro stato attuale e se morissero, verrebbero senz'altro qui"! Dopo entrammo nell'edificio; si correva con la rapidità del baleno. Lessi questa iscrizione: "Ibunt impii in ignem æternum"!, vale a dire "Gli empi andranno nel fuoco eterno"! "Vieni con me"!, soggiunse la guida. Mi prese per una mano e mi condusse davanti ad uno sportello, che aperse. Mi si presentò allo sguardo una specie d'immensa caverna, piena di fuoco. Certamente quel fuoco sorpassava mille e mille gradi di calore. Io questa spelonca non ve la posso descrivere in tutta la sua spaventosa realtà. Intanto, all'improvviso, vedevo cadere dei giovani nella caverna ardente. La guida disse: "La trasgressione del sesto comandamento è la causa della rovina eterna di tanti giovani". "Ma se hanno peccato, si sono però confessati". "Si sono confessati, ma le colpe contro la virtù della purezza le hanno confessate male o taciute affatto". Ad esempio, uno aveva commesso quattro o cinque di questi peccati, ma ne disse solo due o tre. Vi sono di quelli, che ne hanno commesso uno nella fanciullezza ed ebbero sempre vergogna di confessarlo, oppure l'hanno confessato male e non hanno detto tutto. Altri non ebbero il dolore e il proponimento; anzi, taluni, invece di fare l'esame di coscienza, studiavano il modo di ingannare il confessore. E chi muore con tale risoluzione, risolve di essere nel numero dei reprobi e così sarà per tutta l'eternità [...]. "E ora vuoi vedere perché la misericordia di Dio qui ti ha condotto"? La guida sollevò un velo e vidi un gruppo di giovani di questo Oratorio, che io tutti conoscevo, condannati per questa colpa. Fra essi vi erano di quelli che in apparenza tengono buona condotta. Continuò la guida: "Predica dappertutto contro l'immodestia"! Poi parlammo per circa mezz'ora sulle condizioni necessarie per fare una buona confessione e si concluse: "Mutare vita! [...] Mutare vita"! "Ora - soggiunse l'amico - che hai visto i tormenti dei dannati, bisogna che provi anche tu un poco di inferno"! Usciti dall'orribile edificio, la guida afferrò la mia mano e toccò l'ultimo muro esterno; io emisi un grido [...]. Cessata la visione, osservai che la mia mano era realmente gonfia e per una settimana portai la fasciatura».

l L'inferno visto dai tre veggenti di Fatima

I bambini, ai quali apparve la Madonna a Fatima dal 13 maggio al 13 ottobre 1917, sono Lùcia dos Santos (nata il 22 marzo 1907 e morta il 2005), Francisco (nato l'11 giugno 1908 e morto il 4 aprile 1919) e Jacinta Marto (nata l' 11 marzo 1910 e morta il 20 febbraio 1920). Tra l'altro, la Madonna fece vedere loro l'inferno. Vedemmo, racconta Lucia, «come un grande mare di fuoco e immersi in questo fuoco i demoni e le anime, come se fossero braci trasparenti e nere o abbronzate, di forma umana, che ondeggiavano nell'incendio, sollevate dalle fiamme che uscivano da loro stesse insieme a nuvole di fumo, cadendo da tutte le parti - simili al cadere delle scintille nei grandi incendi - senza peso né equilibrio, tra grida e gemiti di dolore e di disperazione, che terrorizzavano e facevano tremare di paura. I demoni si distinguevano per la forma orribile e ributtante di animali spaventosi e sconosciuti, ma trasparenti come neri carboni di bracia». Ai piccoli terrorizzati dalla paura, la Madonna disse: «Avete visto l'inferno, dove vanno le anime dei poveri peccatori. Per salvarle, Dio vuole stabilire nel mondo la devozione al mio Cuore Immacolato. Se farete quello che vi dirò, molte anime si salveranno e avranno pace». La Madonna disse pure: «Quando recitate il rosario, dopo ogni mistero dite: "O Gesù mio, perdonate­ci, liberateci dall'inferno, portate in cielo tutte le anime, soprattutto quelle più bisognose"»Da notare che al tempo delle apparizioni della Madonna, Lucia dos Santos aveva dieci anni, Francisco e Jacinta Marto rispettivamente nove e sette anni.

nostra signora di fatima


l L'inferno visto da Suor Maria Josefa Menendez

suor maria josefa menendezSuor Maria Josefa Menendez, religiosa del Sacro Cuore, nacque a Madrid il 4 febbraio 1890 e morì il 29 dicembre 1923. Suor Maria Josefa Menendez fece varie visite all'inferno. Ecco quanto vede e narra in una di queste: «In un istante mi trovai nell'inferno, ma senza esservi trascinata come le altre volte, e proprio come vi devono cadere i dannati. L'anima vi si precipita da sè stessa, vi si getta come se desiderasse sparire dalla vista di Dio, per poterlo odiare e maledire. L'anima mia si lasciò cadere in un abisso, in cui non si poteva vedere il fondo, perché immenso [...]. Ho visto l'inferno come sempre: antri e fuoco. Benché non si vedono forme corporali, i tormenti straziano i dannati come se i corpi fossero presenti e le anime si riconoscono. Fui spinta in una nicchia di fuoco e schiacciata come tra piastre scottanti e come se dei ferri e delle punte aguzze arroventate s'infiggessero nel mio corpo. Ho sentito come se si volesse, senza riuscirvi, strapparmi la lingua, cosa che mi riduceva agli estremi, con un atroce dolore. Gli occhi mi sembrava che uscissero dall'orbita, credo a causa del fuoco che li bruciava orrendamente. Non si può né muovere un dito per cercare sollievo, né cambiare posizione; il corpo è come compresso. Le orecchie sono stordite dalle grida confuse, che non cessano un solo istante. Un odore nauseabondo e ripugnante asfissia ed invade tutti, come se si bruciasse carne in putrefazione con pece e zolfo. Tutto questo l'ho provato come le altre volte e, sebbene questi tormenti siano terribili, sarebbero un nulla se l'anima non soffrisse. Ma essa soffre in un modo indicibile. Ho visto alcune di queste anime dannate ruggire per l'eterno supplizio che sanno dover sostenere, specialmente alle mani. Penso che abbiano rubato, poiché dicevano: "Dov'è ora quello che hai preso? Maledette mani"! Altre anime accusavano la propria lingua, gli occhi... Ciascuna ciò che è stato causa del suo peccato: "Ben pagate sono adesso le delizie che ti concedevi, o mio corpo! [...] "E sei tu, o corpo, che l'hai voluto"! [...] Per un istante di piacere un'eternità di dolore! Mi pare che nell'inferno le anime si accusino specialmente di peccati d'impurità. Mentre ero in quell'abisso, ho visto precipitare dei mondani e non si può dire né comprendere le grida che emettevano e i ruggiti spaventosi che mandavano: "Maledizione eterna! Mi sono ingannata! Mi sono perduta! Sono qui per sempre, per sempre e non c'è più rimedio!... Maledizione a me"! Una fanciulla urlava disperatamente, imprecando contro le cattive soddisfazioni concesse al corpo e maledicendo i genitori, che le avevano data troppa libertà a seguire la moda e i divertimenti mondani. Da tre mesi era dannata. Tutto questo che ho scritto - conclude la Menendez - non è che un'ombra in paragone a ciò che si soffre nell'inferno».

l L'inferno visto da  Suor Faustina Kowalska

Kowalska Elena (Maria Faustina) nacque il 25 marzo 1955 a Glogowiec, in Polonia. Entrò nella Congregazione della Beata Vergine Maria della Misericordia. Per ordinesuor faustina kowalska
 del suo Direttore spirituale scrisse il diario personale, che intitolò La Divina Misericordia nell'anima mia. Morì a trentatré anni il 5 ottobre 1938. Anche Suor Faustina Kowalska fece l'esperienza dell'inferno. Ecco come lei racconta l'evento: «Oggi, sotto la guida di un angelo, sono stata negli abissi dell'inferno. È un luogo di grandi tormenti per tutta la sua estensione spaventosamente grande. Queste le varie pene che ho visto: la prima pena, quella che costituisce l'inferno, è la perdita di Dio; la seconda, i continui rimorsi di coscienza; la terza, la consapevolezza che quella sorte non cambierà mai; la quarta pena è il fuoco che penetra l'anima, ma non l'annienta; è una pena terribile: è un fuoco puramente spirituale acceso dall'ira di Dio; la quinta pena è l'oscurità continua, un orribile soffocante fetore, e benché sia buio i demoni e le anime dannate si vedono fra di loro e vedono tutto il male degli altri e il proprio; la sesta pena è la compagnia continua di Satana; la settima pena è la tremenda disperazione, l'odio di Dio, le imprecazioni, le maledizioni, le bestemmie. Queste sono pene che tutti i dannati soffrono insieme, ma questa non è la fine dei tormenti. Ci sono tormenti particolari per le varie anime che sono i tormenti dei sensi. Ogni anima con quello che ha peccato viene tormentata in maniera tremenda e indescrivibile. Ci sono delle orribili caverne, voragini di tormenti, dove ogni supplizio si differenzia dall'altro. Sarei morta alla vista di quelle orribili torture, se non mi avesse sostenuta l'onnipotenza di Dio. Il peccatore sappia che col senso col quale pecca verrà torturato per tutta l'eternità». E aggiunge: «Scrivo questo per ordine di Dio, affinché nessun'anima si giustifichi dicendo che l'inferno non c'è, oppure che nessuno sa come sia. Io, Suor Faustina Kowalska, per ordine di Dio sono stata negli abissi dell'inferno, allo scopo di raccontarlo alle anime e testimoniare che l'inferno c'è. Quello che ho scritto è una debole ombra delle cose che ho visto. Una cosa ho notato e cioè che la maggior parte delle anime che ci sono, sono anime che non credevano che ci fosse l'inferno».


banner centro culturale san giorgio ccsg

Note

1 Estratto dall'opera di P. Antonio Di Monda o.f.m.conv. intitolata L'inferno visto dai SantiAssociazione Cattolica Gesù e Maria, Palermo

AVE MARIA PURISSIMA!

domenica 2 giugno 2013

FATIMA: La quarta e quinta apparizione


La quarta e quinta apparizione

Il 13 di agosto 1917 non ci fu l'apparizione, nonostante che un gran numero di fedeli si fossero radunati alla Cova da Iria, perché i tre ragazzi furono impediti di andarci dal sindaco del paese, fortemente anticlericale, il quale con un inganno le aveva trasferiti da Aljustrel alla Casa Comunale di Fatima e poi visto che non volevano ritrattare nulla sulle apparizioni, né svelare eventuali trucchi, li fece mettere in prigione per intimorirli.



La domenica successiva 19 agosto, i tre ebbero la bella sorpresa di vedere la Madonna nel luogo chiamato Valinhos, Ella volle placare la loro angoscia per aver saltato l'appuntamento del 13 alla Cova.


In quest'occasione, la Vergine fra l'altro, chiese che fosse eretta una cappella
sul luogo delle apparizioni con le offerte lasciate dai pellegrini.


Il 13 settembre la Signora apparve di nuovo ai tre pastorelli, che erano circondati da una folla di circa 30.000 persone; anche questa volta la Celeste Signora promise che il 13 ottobre avrebbe fatto un miracolo per tutti, poi sparì in un globo luminoso che partendo dal leccio si elevò verso il cielo.


Ave Maria Gratia Plena...


lunedì 13 maggio 2013

Il 13 maggio 1917 !!!



 
Il 13 maggio 1917domenica precedente l’Ascensione, dopo aver assistito alla Santa Messa, Lucia, Francesco e Giacinta portano il gregge a pascolare in un luogo detto “Cova da Iria”

Consumata la merenda e recitato il S. Rosario cominciano a giocare quando, all’improvviso, vedono un lampo; pensando che sia in arrivo un temporale cominciano ad avviarsi col gregge verso casa. Poco dopo vedono un altro lampo e, dopo pochi passi, vedono sopra un piccolo leccio, una Signora tutta vestita di bianco, più luminosa del sole.

Suor Lucia, nella sua quarta memoria del 1941, così racconta, “Eravamo così vicini a lei che ci trovavamo nella luce che la circondava o che, piuttosto, emanava da lei, forse solo a un metro e mezzo di distanza, più o meno”.

Allora la Madonna ci disse:

Non abbiate paura! Non vi faccio del male

Di dove siete? le chiesi.

Sono del Cielo

E che cosa volete da me?

Sono venuta a chiedervi di venire qui per sei mesi di seguito, il giorno 13 [di ogni mese] a questa stessa ora. Poivi dirò chi sono e cosa voglio. Poi tornerò qui di nuovo una settima volta

E anch’io andrò in Cielo?

Sì, ci andrai

E Giacinta?

Anche lei

- E Francesco?

Anche. Ma deve recitare molti rosari



“…in questo momento gli occhi purissimi di quella splendente visione si posarono sopra il fanciullo in un triste rimprovero di qualche cosa che a noi non è dato conoscere. Mancanza sconosciuta?... Abituati a veder le cose coi nostri occhi di carne, che vedono solo le grandi macchie, non ci diamo ragione come gli occhi di Dio anche nell’oceano di luce che è il sole sappiano scoprire ombre. Benché circondato dalla stessa chiarità avvolgente Lucia e Giacinta, Francesco non vedeva ancora la divina apparizione. Sentiva Lucia parlare, ma non udiva la voce della Signora…” (p. Giovanni De Marchi)



Mi ricordai allora di chiederle due ragazze che erano morte da poco. Erano mie amiche e venivano a casa nostra per imparare a tessere con mia sorella maggiore.

- Maria das Neves, è già in Cielo?

Sì, è là (mi pare che doveva avere 16 annii)

- Ed Amalia?

Resterà in Purgatorio fino alla fine del mondo (mi pare che avesse tra i 18 e i 20 anni)

Volete offrirvi a Dio per sopportare tutte le sofferenze che Egli vorrà mandarvi, in atto di riparazione per i peccati con cui egli è offeso, e di supplica per la conversione dei peccatori?

- Sì, lo vogliamo!

Allora, dovrete soffrire molto, ma la grazia di Dio sarà il vostro conforto

Fu mentre pronunciava queste ultime parole che la Madonna aprì per la prima volta le mani [fino a quel momento aveva tenute le mani giunte] comunicandoci una luce così intensa, una specie di riflesso che da esse usciva e ci penetrava nel petto e nel più intimo dell’anima, facendoci vedere noi stessi in Dio, che era quella luce, più chiaramente di come ci vediamo nel migliore degli specchi.

Allora, per un impulso intimo pure comunicatoci, cademmo in ginocchio e ripetevamo col cuore: Santissima Trinità, vi adoro! Mio Dio, mio Dio, Vi amo nel Santissimo Sacramento!

la Madonna aggiunse:  Recitate il Rosario tutti i giorni per ottenere la pace nel mondo e la fine della guerra!

Poi cominciò ad innalzarsi dolcemente, nella direzione del levante, fino a sparire nella immensità del cielo.
<<Cor Mariæ Immaculatum, intercede pro nobis>>