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giovedì 8 febbraio 2024

Preghiera al VOLTO SANTO

<< Gesù... Perdono. >>

PREGHIERA DEL PAPA BENEDETTO XVI 

AL VOLTO SANTO

Signore Gesù,
come già i primi apostoli,
ai quali dicesti: “Che cercate ?”,
ed accolsero il tuo invito: “Venite e vedrete”,
riconoscendoti come il Figlio di Dio,
l’atteso e promesso Messia per la redenzione del mondo,
anche noi, discepoli tuoi di questo difficile tempo
vogliamo seguirti ed esserti amici,
attratti dal fulgore del tuo volto desiderato e nascosto.
Mostraci, ti preghiamo, il tuo volto sempre nuovo,
misterioso specchio dell’infinita misericordia di Dio.
Lascia che lo contempliamo
Con gli occhi della mente e del cuore:
volto del Figlio, irradiazione della gloria del Padre
e impronta della sua sostanza (cf. Eb 1, 3),
volto umano di Dio entrato nella storia
per svelare gli orizzonti dell’eternità.

Volto silenzioso di Gesù sofferente e risorto,
che amato ed accolto cambia il cuore e la vita.
“Il tuo volto, Signore, io cerco,
Non nascondermi il tuo volto” (Sal 27, 8s).
Nel corso di secoli e millenni quante volte è risuonata
Tra i credenti questa struggente invocazione del Salmista !
Signore, anche noi la ripetiamo con fede:
“Uomo dei dolori, davanti a cui si copre la faccia” (Is. 53,3),
non nasconderci il tuo volto !
Vogliamo attingere dai tuoi occhi,
che ci guardano con tenerezza e compassione.
La forza di amore e di pace che ci indichi la strada della vita,
ed il coraggio di seguirti senza timori e compromessi,
per diventare testimoni del tuo Vangelo,
con gesti concreti di accoglienza, di amore e di perdono.

Volto Santo di Cristo,
luce che rischiara le tenebre del dubbio e della tristezza,
vita che ha sconfitto per sempre il potere del male e della morte,
sguardo misterioso
che non cessa di posarsi sugli uomini e i popoli,
volto celato nei segni eucaristici
e negli sguardi di coloro che ci vivono accanto,
rendici pellegrini di Dio in questo mondo,
assetati d’infinito e pronti all’incontro dell’ultimo giorno.
Quando ti vedremo, Signore, “faccia a faccia (1Cor, 13,12),
e potremo contemplarti in eterno nella gloria del Cielo.

Maria, Madre del Volto Santo,
aiutaci ad avere “mani innocenti e cuore puro”,
mani illuminate dalla verità dell’amore
e cuori rapiti dalla bellezza divina,
perché, trasformati dall’incontro con Cristo,
ci doniamo ai poveri e ai sofferenti,
nei cui volti riluce l’arcana presenza
del tuo Figlio Gesù,
che vive e regna nei secoli dei secoli.
Amen !

(Manoppello, 1 settembre 2007)


AMDG et DVM 

venerdì 11 maggio 2018

Con il cuore inginocchiato



<<Accettami come sono o mio Dio
poiché non sono degno
di presentarmi alla Tua Santa Presenza.
Accetta la mia miseria umana o mio Dio
che mi fa credere…
di essere migliore del fratello  che ho accanto.
Accettami come sono o mio Dio
e lascia in me una traccia…
del Tuo silenzioso passaggio nel mio  cuore.
Accoglimi nelle Tue Braccia amorevoli e dimmi…
"Ti perdono o figlio di tutti i tuoi peccati poiché ti amo
Ma va e non peccare più.">>
Ecco Conchiglia…

questa preghiera desidero sia recitata con il cuore inginocchiato 

e che salga al Cielo con trepidazione ed amore.       2.X.04 G. a C.  





martedì 9 gennaio 2018

Chiare e provvidenziali LE PAROLE DI GESU'. UNA AD UNA.

Riflessioni e affermazioni provvidenziali fatte da Gesù  
l’8 maggio 1948
"Beati qui audiunt Verbum Dei"


L'immortale mistica italiana Maria Valtorta
invidiataci da tutto il mondo

8 Maggio 1948

Dice Gesù:



«Hanno paura della fine del mondo. L'hanno anche molti di quelli che crollano derisori il capo davanti ai miracoli della misericordia mariana. 


L'hanno perché non sanno il tempo. Ma è detto che la mia ultima venuta sarà improvvisa e rapida come lampo che trascorre il cielo. 

Prima però devono venire i segni che ho detto. E i segni non saranno rapidi come la mia venuta, anzi saranno lunghi a compirsi, rallentati dalle preghiere delle anime dei giusti e delle anime vittime, alle quali si piega favorevole la mia misericordia per concedere tempo a tutti di ravvedersi.




Molti segni sono già in atto. Ma il loro giorno non è di 24 ore per voi, anche se è per Me più breve di un battito di ciglio. Io ho per misura l'eternità.



Un segno, non meditato, è la predicazione del vangelo del Regno a tutto il mondo, di tutta la mia Vita del Vangelo.



Ecco, nel Vangelo canonico è l'essenziale per credere e salvarsi; ma non è la completa conoscenza di Me. Dopo Me il Consolatore, Colui che dice tutto quello che ha udito e mi glorifica, continuò a completare il Vangelo perché ha ricevuto del mio e ve lo annunzia.
Nei secoli continua la predicazione della Rivelazione e c'è ancora tanto da dire. E più si avvicina la fine e grandi sono i bisogni, più il Vangelo si completa.



La tua fatica rientra in questo programma divino. Perché il tuo lavoro di piccolo Giovanni ha molto completato il "tutto il Vangelo" che deve essere conosciuto prima della fine, acciò le anime si riaccendano nella carità e si salvino, ed Io trovi ancora la fede nel mondo fra i perseveranti sino alla fine.



Per questo ho dolore e sdegno che sia posto ritardo alla divulgazione dell'opera che Io voglio sia data alle turbe come Pane di Sapienza e Vita.


Riguardo allo Stato d'Israele ti dico "No". Finché non mi riconosceranno per vero Messia non avranno vera pace. Più facile è che il fuoco nelle terre dell'Asia Minore prepari la strada alla venuta di Gog e Magog, o dell'Anticristo che in essi è già adombrato, che non venga la pace ad Israele, pervicace nel non volermi riconoscere come il vero Messia, Re del Regno di Dio e Figlio dell'Altissimo».

«Preparerà subito la strada all'Anticristo?».


«Non mettete mai il vostro tempo nelle profezie di Chi è eterno. Non dirvi l'ora è pietà. Vi spinge ad agire come fosse domani il giudizio.

Sta' in pace».

Da "I Quadernetti" di Maria Valtorta

<< Gesù... Perdono. >>

PREGHIERA DEL PAPA BENEDETTO XVI AL VOLTO SANTO

Signore Gesù,
come già i primi apostoli,
ai quali dicesti: “Che cercate ?”,
ed accolsero il tuo invito: “Venite e vedrete”,
riconoscendoti come il Figlio di Dio,
l’atteso e promesso Messia per la redenzione del mondo,
anche noi, discepoli tuoi di questo difficile tempo
vogliamo seguirti ed esserti amici,
attratti dal fulgore del tuo volto desiderato e nascosto.
Mostraci, ti preghiamo, il tuo volto sempre nuovo,
misterioso specchio dell’infinita misericordia di Dio.
Lascia che lo contempliamo
Con gli occhi della mente e del cuore:
volto del Figlio, irradiazione della gloria del Padre
e impronta della sua sostanza (cf. Eb 1, 3),
volto umano di Dio entrato nella storia
per svelare gli orizzonti dell’eternità.

Volto silenzioso di Gesù sofferente e risorto,
che amato ed accolto cambia il cuore e la vita.
“Il tuo volto, Signore, io cerco,
Non nascondermi il tuo volto” (Sal 27, 8s).
Nel corso di secoli e millenni quante volte è risuonata
Tra i credenti questa struggente invocazione del Salmista !
Signore, anche noi la ripetiamo con fede:
“Uomo dei dolori, davanti a cui si copre la faccia” (Is. 53,3),
non nasconderci il tuo volto !
Vogliamo attingere dai tuoi occhi,
che ci guardano con tenerezza e compassione.
La forza di amore e di pace che ci indichi la strada della vita,
ed il coraggio di seguirti senza timori e compromessi,
per diventare testimoni del tuo Vangelo,
con gesti concreti di accoglienza, di amore e di perdono.

Volto Santo di Cristo,
luce che rischiara le tenebre del dubbio e della tristezza,
cita che ha sconfitto per sempre il potere del male e della morte,
sguardo misterioso
che non cessa di posarsi sugli uomini e i popoli,
volto celato nei segni eucaristici
e negli sguardi di coloro che ci vivono accanto,
rendici pellegrini di Dio in questo mondo,
assetati d’infinito e pronti all’incontro dell’ultimo giorno.
Quando ti vedremo, Signore, “faccia a faccia (1Cor, 13,12),
e potremo contemplarti in eterno nella gloria del Cielo.

Maria, Madre del Volto Santo,
aiutaci ad avere “mani innocenti e cuore puro”,
mani illuminate dalla verità dell’amore
e cuori rapiti dalla bellezza divina,
perché, trasformati dall’incontro con Cristo,
ci doniamo ai poveri e ai sofferenti,
nei cui volti riluce l’arcana presenza
del tuo Figlio Gesù,
che vive e regna nei secoli dei secoli.
Amen !
(Manoppello, 1 settembre 2007)
AMDG et DVM

sabato 9 gennaio 2016

Com’era il viso di Gesù? Com’era il suo aspetto?

IL VERO VOLTO DI GESÙ

Paul Badde“Die Welt” del 23 settembre 2004

 E’ una delle reliquie più preziose della Cristianità che per molto tempo era considerata dispersa: il Telo della Veronica. Il nostro autore ha fatto una scoperta in Abruzzo.
Com’era il viso di Gesù? Forse come Jim Caviezel nel film “La Passione”? O forse come i ritratti di Cristo di Dürer o El Greco appesi sui muri del palazzo papale? Tutti questi artisti non hanno mai visto Gesù! E allora, com’era il suo aspetto? Esiste una risposta molto molto antica a questa domanda: si tratta di un telo con la “vera immagine” di Cristo, che neanche il Papa ha mai visto.

E’ difficile parlare di questo argomento in Vaticano, poiché questa immagine è diversa. Fino all’anno 1600 era custodita nella vecchia basilica costantiniana di San Pietro ed stata vista da milioni di persone. Ma da allora quasi nessuno ha potuto più vedere questa “vera icona”. Nella nuova cattedrale di San Pietro l’immagine di Gesù era custodita con tre catenacci. Il Cardinale Marchisano, arciprete della basilica, disse a “Die Welt” che “l’immagine nel corso dei secoli si è notevolmente sbiadita.” Ma non è soltanto sbiadita, deve trattarsi piuttosto di un’imitazione (di una finta) di cui non esiste nessuna valida fotografia. Per questa ragione, negli ultimi tempi, a coloro che desideravano venerare l’icona di Cristo veniva mostrata un'altra immagine che si trova nella sacrestia del Papa di cui si dice che sia la più antica del mondo.  
E dal suo aspetto si direbbe proprio. Perché con il tempo l’immagine è diventata quasi nera, come molti antichi dipinti in tempera su tela. La “vera immagine” di Cristo però non presenta alcuna traccia di colore. Prima di arrivare a Roma si trovava a Costantinopoli, e prima ancora in Oriente; infatti, un testo siriano di Camulia in Cappadocia del VI secolo d. C. parla di un’immagine “tirata fuori dall’acqua” e “non dipinta dalla mano dell’uomo”. Ma quando giunse a Roma attirava gli uomini come una calamita.
 I pellegrini che tornavano da Gerusalemme nella prima metà dello scorso millennio si decoravano con una palma; simbolo dei pellegrini di Santiago de Compostela fino ad oggi è la conchiglia; ma i pellegrini che si recavano a Roma spillavano alle loro mantelle miniature della “Sancta Veronica Ierosolymitana”, la santa Veronica di Gerusalemme. Le fondamenta della nuova Cattedrale di San Pietro, secondo il volere di Papa Giulio II, dovevano comprendere anche quelle di un’enorme “camera blindata” per custodire questo tesoro unico.
Durante il periodo di costruzione della Cattedrale, la cui architettura sfarzosa all’epoca era molto discussa, l’immagine sparì in modo misterioso. Ne rimase soltanto una cornice veneziana con vetri antichi frantumati, che si vede ancora oggi nel Tesoro di San Pietro. In realtà l’immagine non è scomparsa: da più di 400 anni la più preziosa reliquia della cristianità, davanti alla quale l’Imperatore di Bisanzio si poteva inginocchiare una volta all’anno, è conservata tra due lastre di cristallo nella piccola chiesa - spesso vuota per ore - dei frati Cappuccini a Manoppello, un paese montano dell’Abruzzo. È l’immagine che guidava l’Europa e che si credeva perduta. Oggi finalmente si può dire che è stata ritrovata: contro luce sbiadisce, nell’ombra si scurisce, ma non svanisce né si rovina.
L’immagine mostra il viso barbuto di un uomo con i riccioli alle tempie, al quale è stato rotto il naso, trattamento che oggi subiscono gli ostaggi nelle camere di tortura dei moderni “guerrieri di Dio” - o i prigionieri di Abu Ghraib. La guancia destra è gonfia, la barba parzialmente strappata. Ad un più attento esame si vede che la fronte e le labbra mostrano il colore roseo delle ferite appena guarite. Lo sguardo di quegli occhi esprime una calma inspiegabile. Sbalordimento, stupore, meraviglia sono nei tratti del suo volto. C’è dolce pietà, ma non c’è né disperazione, né dolore, né ira. Sembra il viso di un uomo che si è appena svegliato dal sonno e guarda verso un nuovo mattino. La bocca è semiaperta. Si vedono addirittura i denti. Se si volesse determinare quale suono stanno pronunciando quelle labbra, si direbbe che stiano formando una lieve A.
*
Le proporzioni del volto dell’immagine sulla tela della misura 17 x 24 cm sono esattamente quelle di un volto umano. Il velo è sottilissimo e trasparente come una calza di seta. Da vicino sembra più una diapositiva che un immagine dipinta.
 Contro luce è trasparente; nell’ombra, senza luce, appare color ardesia. Una piccola scheggia di cristallo è attaccata al tessuto in basso a destra della cornice. Alla luce delle lampadine fa apparire il sottile telo colore dorato e color miele. Esattamente come Gertrude di Helfta nel XIII secolo ha descritto il volto di Cristo. Infatti, soltanto con i contrasti di luce il sottile telo mostra il volto con effetti di luce tridimensionali, quasi oleografici - su entrambi i lati, cioè sia nel recto che nel verso. Sembra tessuto in maniera così fine che, ripiegato, potrebbe entrare in un guscio di noce.
 Il Prof. Donato Vittore dell’Università di Bari e il Prof. Giulio Fanti dell’Università di Padova, hanno scoperto dai loro studi fotografici ad alta definizione che sull’intero tessuto non ci tracce di colore. Soltanto nel nero delle pupille le fibre sembrano quasi bruciacchiate, come se un calore avesse leggermente fuso i fili.
*
Tutto questo però non è una novità! I contadini e i pescatori dell’Adriatico, da Ancona a Taranto, nel corso dei secoli hanno sempre venerato questo velo come il “Volto Santo”, come effige sacra. Sarebbero stati degli “Angeli” a portare l’immagine più di quattrocento anni fa, pensano i Manoppellesi (e si riferiscono a un’antica testimonianza). Potrebbe essere così, ma sembra più probabile che tra questi “angeli” fossero nascosti alcuni furbi che avevano semplicemente rubato la reliquia, commettendo il più azzardato furto nel periodo delle numerose e avventurose mascalzonate del Rinascimento. Il cristallo spezzato dall’antica cornice della Veronica di San Pietro sembra ancora denunciare questa trafugazione. La leggenda dunque presenta alcune caratteristiche tipiche di una farsa, di un giallo, di un romanzo poliziesco, di un dramma – o di un quinto Vangelo per la nostra epoca pazza per le immagini.
Quando anni fa il Prof. Heinrich Pfeiffer della Pontificia Università Gregoriana di Roma ha fatto le prime ricerche scientifiche sul telo, sia sotto l’aspetto della storia dell’arte che alla luce delle prime fonti cristiane, ha provato però che l’immagine di Manoppello era il punto di riferimento delle più antiche immagini di Cristo, prima in Oriente e poi in Occidente, la stampa mondiale ha pubblicato la scoperta semplicemente nella rubrica “Varie”, e tanti suoi colleghi, come molti prelati e cardinali del Vaticano hanno scosso il capo ad una tale fantasia debordante di un professore.
*
 Era stata suor Blandina Paschalis Schlömer, una trappista tedesca, farmacista ed iconografa, a fornire lo spunto agli studi del professore, dopo aver scoperto e dimostrato con tenacia, diversi anni prima, che il volto del velo di Manoppello corrisponde esattamente in ogni particolare al volto dell’uomo della Sindone, sia nelle proporzioni, sia nelle misure, sia nei segni delle ferite, ad eccezione dell’aspetto aperto e fresco delle ferite che si trovano ancora nell’immagine della Sindone.
*
 Ma tutto ciò ha lasciato indifferente coloro che dubitano dell’autenticità del velo di Manoppello – al contrario. La loro obiezione principale è semplice e convincente: si tratta di un dipinto. Non vale la pena vederlo da vicino. Sarebbe fatto in maniera troppo raffinata per non essere un dipinto: gli occhi, le ciglia (visibili solo ad ingrandimento), i sacchi lacrimali, i peli della barba, i denti (!) sono disegnati in maniera troppo definita per non tradire la mano di un artista e maestro. In sostanza questa immagine non sarebbe certo un modello, ma solo la copia di altre copie di un originale sconosciuto - o forse semplicemente la copia del volto della Sindone a Torino.
*
 Una domanda posta fino ad oggi raramente, ma di primaria importanza è quella del tessuto. Dalla consistenza si direbbe che si tratti di nylon, se questa ipotesi non fosse assurda per un tessuto esposto da quattrocento anni. Cotone, lana, lino sono troppo spessi per permettere quella trasparenza immateriale e lo splendore madreperlato. Neppure la seta consente di ottenere questi effetti.
I frati Cappuccini di Manoppello non permettono ulteriori indagini scientifiche e chimiche, né di togliere il velo dai vetri dell’ostensorio, esposto nella loro chiesa sull’altare maggiore.
“Non è necessario!” mi ha detto Padre Germano, l’ultimo Padre Guardiano del convento, alcune settimane fa. “La scienza ci viene incontro! Si sviluppa così velocemente che dobbiamo soltanto aspettare.” E’ giusto. Molte foto che negli ultimi mesi ho potuto realizzare con la mia macchina fotografica digitale mostrano particolarità come non avevo mai visto prima in altre foto del tessuto. Il Vangelo di Giovanni parla di due teli rimasti nel sepolcro vuoto di Cristo a Gerusalemme. Secondo questa fonte Pietro e “l’altro discepolo” sono corsi al sepolcro di buon mattino; ”l’altro discepolo” arrivò per primo, si inchinò e vide le bende di lino, ma non entrò. Poi arrivò anche Simone Pietro, che lo aveva seguito ed entrò nel sepolcro. Vide le bende e il sudario che era stato posto sul capo di Gesù. Ma il sudario non era vicino alle bende di lino, ma da un’altra parte piegato a fagottino. Allora entrò anche l’altro discepolo che era giunto prima al sepolcro e “vide e credette”.
Questo sudario, che si trovava nel sepolcro vuoto, per i manoppellesi è da sempre l’immagine custodita nel loro paese dai frati Cappuccini, anche se non vi si ravvisano le sia pur minime tracce di sudore. Del resto il velo è troppo sottile per assorbire una sola goccia di sudore o di sangue .

*

Roma, 1° settembre 2004, Aeroporto di Fiumicino: un venticello dal vicino Mar Mediterraneo rinfresca l’aria di una mattina di tarda estate. L’orologio all’interno dell’aeroporto segna le ore 07.35 quando il volo Alitalia AZ 1570 proveniente da Cagliari atterra sulla pista. Alcuni minuti prima i terroristi nella lontana città di Beslan avevano assalito una scuola commettendo il crimine più crudele dopo il l’11 settembre 2001.
L’orrore apocalittico di tante tragedie è diventato il pane quotidiano per molti giornalisti nel mondo. Ma io quella mattina non avevo sentito il notiziario, nemmeno più tardi alla radio sull’autostrada per Pescara. Mentre aspetto l’atterraggio dell’aereo mi viene da pensare che per i reporter le cose sono facili: non devono verificare niente, non sono giudici, avvocati o maestri, possono soltanto dare notizia di ciò che hanno visto e osservato sotto ogni luce nel corso dei giorni.
Quando Chiara Vigo varca l’uscita, la riconosco subito nonostante non l’avessi mai vista. Pier Paolo Pasolini avrebbe potuto assegnarle il ruolo di protagonista in ogni film. Le sue unghie sembrano dei fusi. Viene dalla piccola Isola di Sant’Antioco di fronte alla costa sarda, dove lei è l’ultima tessitrice del mondo che lavora il bisso marino in una tradizione tramandata da generazione in generazione.
Per il nostro popolo il bisso è un tessuto sacro”, dice in macchina. Che cosa vuole intendere con l’espressione ”nel popolo nostro? L’isola forse non fa parte della Sardegna? “No”, risponde con un riso roco. “Parlo l’italiano e il sardo e conosco molte canzoni in aramaico. La gente dell’isola dice di discendere dai caldei e dai fenici e riconduce l’arte di lavorare il bisso alla Principessa Berenice, una figlia del Re Erode che divenne l’amante dell’Imperatore Tito”. Poi alza un bioccolo di bisso naturale non filato verso la luce del mattino - è più fine dei capelli d’angelo. L’oro del mare! Nella sua mano risplende il colore bronzeo sotto il sole. Il bioccolo è stato ricavato dai fili della “Pinna nobilis”. Nel mese di maggio, sotto la luce della luna piena, Chiara Vigo si immerge nell’acqua in una profondità di cinque metri per prenderli e poi pettinarli, filarli e infine tesserne oggetti preziosi .
Il bisso è il tessuto il più prezioso dell’antichità. E’ stato rinvenuto nelle tombe dei faraoni e si conosce anche dalla Bibbia, dove se ne parla come tessuto obbligatorio per il tappeto all’interno del Santissimo e per l’efod, parte del vestito del sommo sacerdote. In un bagno di limone diventa color oro; anticamente si utilizzava l’urina delle vacche che rendeva il bisso più pallido, più chiaro. Voliamo sull’autostrada verso Manoppello.
Suor Blandina ci aspetta sulla collina del santuario. Quando ci lasciamo alle spalle le canne di un finto organo ed avanziamo lungo la navata centrale, l’immagine del Volto Santo risplende contro luce come una rettangolare ostia lattescente sopra il tabernacolo. La croce formata dal montante e dalla traversa di una finestra del coro dietro all’altare sembra attraversare la trama. Una volta salite le scale di fronte all’immagine Chiara Vigo cade in ginocchio. Un velo tessuto in maniera così sottile non lo ha mai visto: “Ha lo sguardo di un Agnello” dice e fa il segno della croce. “Anche di un leone!” e poi: “Questo è bisso!” Chiara Vigo lo dice una volta, due volte, tre volte.
In macchina aveva detto che il bisso può essere tinto solo con la porpora. “ Il bisso non può essere dipinto. È impossibile! O Dio! O Dio mio!”
Ma questo è bisso. Il che significa che questo non è un dipinto, è qualcosa di diverso, qualcosa prima di ogni immagine. 


AMDG et BVM

sabato 4 aprile 2015

4. "Come ortolana solerte veglierò




.....Maria bacia quest'appassionata che ha, finalmente, saputo trovare Chi merita tanta passione, e cede al suo pregare.
Le donne escono portando una lucerna. Nella stanza ne resta una sola. Ultima esce la Maddalena, dopo un ultimo bacio alla Madre che resta.
La casa è tutta buia e silenziosa. La strada è ancora oscura e solitaria.
Giovanni chiede: «Non mi volete proprio?».
«No. Puoi servire qui. Addio».


Giovanni torna da Maria. «Non mi hanno voluto...», dice piano.
«Non te ne mortificare. Esse da Gesù. Tu da me. Giovanni, preghiamo un poco insieme. Dove è Pietro?».
«Non so. Per la casa. Ma non lo vedo. È... Lo credevo più forte... Anche io ho pena, ma lui...».
«Lui ha due dolori. Tu uno solo. Vieni. Preghiamo anche per lui». E Maria dice lentamente il Pater noster.
Poi carezza Giovanni: «Va' da Pietro. Non lo lasciare solo. È stato tanto nelle tenebre, in queste ore, che non sopporta neppure la lieve luce del mondo. Sii l'apostolo del tuo fratello smarrito. Inizia da lui la tua predicazione. Sulla tua via, e lunga sarà, troverai sempre dei simili a lui. Col compagno comincia il lavoro...».
«Ma che devo dire?... Io non so... Tutto lo fa piangere...».
«Digli il Suo precetto d'amore. Digli che chi solamente teme non conosce ancora a sufficienza Dio, perché Dio è Amore. E se ti dice: "Io ho peccato", rispondigli che Dio ha tanto amato i peccatori che per essi ha mandato il suo Unigenito. Digli che a tanto amore va con amore risposto. E l'amore dà fiducia nel buonissimo Signore. Questa fiducia non ci fa temere il suo giudizio, perché con essa riconosciamo la Sapienza e Bontà divina, e diciamo: "Io sono una povera creatura. Ma Egli lo sa. E mi dà il Cristo come garanzia di perdono e colonna di sostegno. La mia miseria viene vinta dalla mia unione col Cristo". È nel nome di Gesù che tutto viene perdonato... Vai, Giovanni. Digli questo. Io resto qui, con Gesù mio...», e carezza il Sudario.




Giovanni esce, chiudendo la porta dietro di sé.
Maria si pone in ginocchio come la sera avanti, viso a Viso col velo della Veronica. E prega e parla col Figlio suo. Forte per dare forza agli altri, quando è sola piega sotto la sua schiacciante croce. Eppure ogni tanto, come una fiamma non più oppressa dal moggio, la sua anima si alza verso una speranza che in Lei non può morire. Che anzi cresce col passare delle ore. E dice la sua speranza anche al Padre. La sua speranza e la sua domanda.
[…]


«Gesù, Gesù! Non torni ancora? La tua povera Mamma non resiste più a saperti là morto. Tu l'hai detto e nessuno ti ha capito. Ma io ti ho capito! "Distruggete il Tempio di Dio ed Io lo riedificherò in tre giorni".
Questo è l'inizio del terzo giorno. Oh! mio Gesù! Non attendere che sia compiuto per tornare alla vita, alla tua Mamma che ha bisogno di vederti vivo per non morire ricordandoti morto, che ha bisogno di vederti bello, sano, trionfante, per non morire ricordandoti in quello stato come ti ha lasciato!
Oh! Padre! Padre! Rendimi il Figlio mio! Che io lo veda tornato Uomo e non cadavere, Re e non
condannato. Dopo, lo so, Egli tornerà a Te, al Cielo. Ma io l'avrò visto guarito da tanto male, l'avrò visto forte dopo tanto languore, l'avrò visto trionfante dopo tanta lotta, l'avrò visto Dio dopo tanta umanità patita per gli uomini. E mi sentirò felice anche perdendo la sua vicinanza. Lo saprò con Te, Padre santo, lo saprò fuori per sempre dal Dolore. Ora invece non posso, non posso dimenticare che è in un sepolcro, che è là ucciso per tanto dolore che gli hanno fatto, che Egli, il mio Figlio-Dio, è accomunato alla sorte degli uomini nel buio di un sepolcro, Egli, il tuo Vivente.

Padre, Padre, ascolta la tua serva. Per quel "sì"... Non ti ho mai chiesto nulla per la mia ubbidienza ai tuoi voleri; era la tua Volontà, e la tua Volontà era la mia; nulla dovevo esigere per il sacrificio della mia a Te, Padre santo. Ma ora, ma ora, per quel "sì" che ho detto all'Angelo messaggero, o Padre, ascoltami!

Egli è fuori dalle torture, perché tutto ha compiuto con l'agonia di tre ore dopo le sevizie del mattino. Ma io sono da tre giorni in questa agonia. Tu lo vedi il mio cuore e ne senti i palpiti. Il nostro Gesù l'ha detto che non cade piuma di uccello che Tu non la veda, che non muore fiore nel campo che Tu non ne consoli l'agonia col tuo sole e la tua rugiada. Oh, Padre, io muoio di questo dolore! Trattami come il passero che rivesti di nuova piuma e il fiore che scaldi e disseti nella tua pietà. Io muoio assiderata dal dolore. Non ho più sangue nelle vene. Una volta è divenuto tutto latte per nutrire il Figlio tuo e mio; ora è divenuto tutto pianto perché non ho più Figlio. Me l'hanno ucciso, ucciso, Padre, e Tu sai in che modo!
Non ho più sangue! L'ho sparso con Lui nella notte del Giovedì, nel Venerdì funesto. Ho freddo come chi è svenato. Non ho più sole, poiché Egli è morto, il Sole mio santo, il Sole mio benedetto, il Sole nato dal mio seno per la gioia della sua Mamma, per la salute del mondo. Non ho più refrigerio, perché non ho più Lui, la più dolce delle fonti per la sua Mamma che beveva la sua parola, che si dissetava della sua presenza. Sono come un fiore in una arena disseccata.

Muoio, muoio, Padre santo. E di morire non ne ho spavento, poiché anche Egli è morto. Ma come faranno questi piccoli, il piccolo gregge del Figlio mio, così debole, così pauroso, così volubile, se non c'è chi lo sorregge? Sono nulla, Padre. Ma per i desideri del Figlio mio sono come una schiera d'armati. Difendo, difenderò la sua Dottrina e la sua eredità così come una lupa difende i lupicini. Io, agnella, mi farò lupa per difendere ciò che è del Figlio mio e, perciò, ciò che è tuo.

Tu lo hai visto, Padre. Otto giorni or sono questa città ha spogliato i suoi ulivi, ha spogliato le sue case, ha spogliato i suoi giardini, ha spogliato i suoi abitanti e si è fatta roca per gridare: "Osanna al Figlio di Davide; benedetto Colui che viene nel nome del Signore". E mentre Egli passava sui tappeti di rami, di vesti, di stoffe, di fiori, se lo indicavano i cittadini dicendo: "È Gesù, il Profeta di Nazareth di Galilea. È il Re d'Israele". E mentre ancora non erano appassiti quei rami e la voce era ancor roca da tanto osannare, essi hanno mutato il loro grido in accuse e maledizioni ed in richieste di morte, e dei rami staccati per il trionfo hanno fatto randelli per percuotere il tuo Agnello che conducevano alla morte. Se tanto hanno fatto mentre Egli era fra loro e parlava loro, e sorrideva loro, e li guardava con quel suo occhio che stempra il cuore, e ne tremano persin le pietre se ne son guardate, e li beneficava e li ammaestrava, che faranno quando Egli sarà tornato a Te?

I suoi discepoli, lo hai visto. Uno lo ha tradito, gli altri sono fuggiti. È bastato che Egli fosse percosso perché fuggissero come pecore vili, e non hanno saputo stargli intorno mentre moriva. Uno solo, il più giovane, è rimasto. Ora viene l'anziano. Ma ha già saputo rinnegare una volta. Quando Gesù non sarà più qui a guardarlo, saprà permanere nella Fede?

Io sono un nulla, ma un po' del mio Figlio è in me, ed il mio amore mette il colmo alla mia manchevolezza e la annulla. Divengo così qualcosa di utile alla causa del tuo Figlio, alla sua Chiesa, che non troverà mai pace e che ha bisogno di mettere radici profonde per non essere divelta dai venti. Io sarò Colei che la cura. Come ortolana solerte veglierò perché cresca forte e diritta nel suo mattino. Poi non mi preoccuperà morire. Ma vivere non posso se resto più a lungo senza Gesù.

Oh! Padre, che hai abbandonato il Figlio per il bene degli uomini ma poi lo hai confortato, perché certo l'hai accolto sul tuo seno dopo la morte, non lasciarmi oltre nell'abbandono. Io lo patisco e lo offro per il bene degli uomini. Ma confortami, ora, Padre. Padre, pietà! Pietà, Figlio mio! Pietà, divino Spirito! Ricòrdati della tua Vergine!».



Dopo, prostrata fino a terra, Maria pare pregare col suo atto oltre che col suo cuore. È proprio una povera cosa abbattuta. Pare quel fiore morto di sete di cui Ella ha parlato. Non avverte neppure lo scuotìo di un breve ma violento terremoto che fa urlare e fuggire il padrone e la padrona di casa, mentre Pietro e Giovanni, pallidi come morti, si trascinano fin sulla soglia della stanza. Ma, vedendola così assorta nel suo orare, dimentica, lontana da tutto quello che non è Dio, si ritirano chiudendo la porta e tornano spauriti nel Cenacolo.

La tua destra, o Signora, è magnificata per la fortezza;
perché nella grandezza della tua misericordia hai stravinto i miei avversari.
Mi hai liberato, o Signora, dalla bocca del leone, e ti sei presa cura di me come una Madre verso il bambino da lei generato.

lunedì 15 ottobre 2012

Ecco, il nostro re camminare avanti a noi; "egli combatterà per noi" (2Esd 4,20)




<<In verità la vita di un santo monaco è la croce; ma la croce è guida al paradiso. Abbiamo cominciato; non ci è lecito tornare indietro, né lasciare ciò che abbiamo intrapreso. Via, o fratelli, procediamo insieme: Gesù sarà con noi.

Abbiamo preso questa croce per amore di Gesù; per amore di Gesù perseveriamo nella croce. Colui che ci guida e ci precede sarà il nostro aiuto. Ecco, il nostro re camminare avanti a noi; "egli combatterà per noi" (2Esd 4,20). 

Seguiamolo con animo virile; che nessuno abbia paura, né si lasci atterrire; che noi siamo pronti a morire coraggiosamente nella lotta; che non abbiamo a gravare il nostro buon nome con una delittuosa fuga (1Mac 9,10) dinanzi alla croce.>> (Im.Chr. l. 3, c. 56)




"Doce me, Domine, terrena despicere, præsentia
fastidire, æterna quærere, cœlestia sapere, honores fugere,
scandala sufferre, omnem spem in te ponere, extra te nihil
cupere, et super omnia Te ardenter  amare". (Ibid. c. 43)

*

O Sacerdos, quid est tu?
Non es a te, quia de nihilo,
Non es ad te, quia mediator ad Deum,
Non es tibi, quia sponsus ecclesiæ.
Non es tui, quia servus omnium,
Non es tu, quia Dei minister,
Quid es ergo? nihil et omnia,
O Sacerdos.



[O Priest, what are you?
You are not from yourself, for you are from nothing;
you are not to yourself, because you a mediator to God;
you are not for yourself, for you are spouse of the Church;
you are not of yourself, for you are a servant of all;
you are not yourself, for you are a minister of God;
what therefore are you? Nothing and everything,
O Priest.]
***

IL COMBATTIMENTO SPIRITUALE (P.L.Scupoli)
CAPITOLO XXII

Le cose medesime ci servono per regolare i nostri sensi, passando alla meditazione del Verbo incarnato nei misteri della sua vita e della sua passione

Sopra ti ho mostrato come dalle cose sensibili noi possiamo elevare la mente alla contemplazione della divinità. Ora apprendi un modo di trarre spunto dalle stesse per meditare sul Verbo incarnato, considerando i sacratissimi misteri della sua vita e della sua passione.

Tutte le cose dell’universo possono servire a questo scopo, se consideri in esse, come sopra dicevo, il sommo Dio come sola prima causa che ha dato loro tutto quell’essere, quella bellezza e quella superiorità che hanno; e da questo passa poi a considerare quanto grande e immensa sia la sua bontà: pur essendo unico principio e Signore di tutto il creato, ha voluto discendere a tanta bassezza da farsi uomo, patire e morire per l’uomo, permettendo che gli stessi uomini si armassero contro di lui per crocifiggerlo.

Molte cose poi particolarmente ci portano davanti agli occhi della mente questi santi misteri, come armi, funi, flagelli, colonne, spine, canne, chiodi, martelli e altre che furono strumenti della sua passione.

Le abitazioni povere ci ricorderanno la stalla e il presepio del Signore. Quando piove ci verrà in mente quella sanguinosa divina pioggia che nell’orto, stillando dal suo sacratissimo corpo, irrigò la terra; le pietre che mireremo ci rappresenteranno quelle che si spezzarono nel momento della sua morte; la terra ci raffigurerà quel movimento che fece allora e il sole quelle tenebre che l’oscurarono (cfr. Mt 27,51; Mc 15,38; Lc 23,44); e vedendo le acque, ci ricorderemo di quella che uscì dal suo sacratissimo costato (cfr. Gv 19,34). Il che dico allo stesso modo di altre cose simili.

Gustando il vino o altra bevanda, ricordati dell’aceto e del fiele del tuo Signore (cfr. Gv 19,29). Se la soavità degli odori ti alletta, ricorri con la mente al fetore dei corpi morti da lui sentito sul monte Calvario; quando ti vesti, ricordati che il Verbo eterno si vestì di carne umana per vestire te della sua divinità; quando ti spogli, pensa al tuo Cristo denudato per essere flagellato e confitto in croce per te; udendo rumori e grida di gente, ricordati di quelle abominevoli voci: Crucifige, crucifige; tolle, tolle (cfr. Gv 19,6), che rimbombarono nelle sue divine orecchie. 

Ogni volta che batte l’orologio, ti sovvenga di quell’affannoso battito di cuore che al tuo Gesù piacque sentire, quando nell’orto cominciò a temere della sua vicina passione e morte; ovvero ti paia di sentire quelle dure percosse con le quali fu inchiodato sulla croce.

In qualunque occasione in cui ti si presentino mestizia e dolori tuoi o altrui, pensa che sono come niente rispetto alle indicibili angosce che trafissero e afflissero il corpo e l’anima del tuo Signore.

Catecismo para niños
<<Cor Mariæ Immaculatum, intercede pro nobis>>