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domenica 28 maggio 2017

CHE NESSUNO VI INGANNI

Que nadie los engañe:
«… la hora de la gran prueba ya ha llegado… Ya está próximo el momento de la Justicia Divina y de la gran Misericordia… se prepara a escondidas un verdadero cisma que pronto podrá llegar a ser abierto y proclamado. Entonces, quedará solamente un pequeño Resto Fiel que Yo guardaré en el jardín de Mi Corazón Inmaculado… Iluminad la tierra en estos tiempos de gran oscuridad. Haced bajar sobre el mundo los rayos de luz de vuestra fe, de vuestra santidad, de vuestro amor. Habéis sido escogidos para combatir contra la fuerza de aquél que se opone a Cristo, para conseguir, al final, Mi Mayor Victoria» (Don Stefano Gobbi – La hora de la gran prueba – 15 noviembre 1990).

lunedì 24 aprile 2017

PARLA Papa BENEDETTO XVI


«Le origini della teologia occidentale e le radici della cultura europea»Parigi, 12 settembre 2008
Incontro con il mondo della cultura al Collège des Bernardins. La presenza del direttore generale dell'Unesco, di rappresentanti dell'Unione europea e di personalità accademiche internazionali ha conferito all'evento una dimensione universale. Del resto, lo stesso messaggio è stato di carattere universale: "Quaerere Deum", il grande Sconosciuto nel mondo di oggi... 

Cari amici
ci troviamo in un luogo storico, edificato dai figli di san Bernardo di Clairvaux e che il Suo predecessore, il compianto Cardinale Jean-Marie Lustiger, ha voluto come centro di dialogo tra la Sapienza cristiana e le correnti culturali intellettuali e artistiche dell’attuale società. Saluto in modo particolare la Signora Ministro della Cultura che rappresenta il Governo, così come i Signori Giscard d’Estaing e Chirac. Rivolgo ugualmente il mio saluto ai Ministri presenti, ai rappresentanti dell’Unesco, al Signor Sindaco di Parigi e a tutte le altre Autorità. Non voglio dimenticare i miei colleghi dell’Institut de France, i quali conoscono la considerazione che nutro nei loro confronti. Ringrazio il Principe de Broglie per le sua cordiali parole. Ci rivedremo domani mattina. Ringrazio i delegati della comunità musulmana francese per aver accettato di partecipare a questo incontro: rivolgo loro i miei migliori auguri per il ramadan in corso. Il mio caloroso saluto va ora naturalmente all’insieme del multiforme mondo della cultura, che voi, cari invitati, rappresentate così degnamente.

Vorrei parlarvi stasera delle origini della teologia occidentale e delle radici della cultura europea. Ho ricordato all’inizio che il luogo in cui ci troviamo è in qualche modo emblematico. È infatti legato alla cultura monastica, giacché qui hanno vissuto giovani monaci, impegnati ad introdursi in una comprensione più profonda della loro chiamata e a vivere meglio la loro missione. È questa un’esperienza che interessa ancora noi oggi, o vi incontriamo soltanto un mondo ormai passato? Per rispondere, dobbiamo riflettere un momento sulla natura dello stesso monachesimo occidentale. Di che cosa si trattava allora? In base alla storia degli effetti del monachesimo possiamo dire che, nel grande sconvolgimento culturale prodotto dalla migrazione di popoli e dai nuovi ordini statali che stavano formandosi, i monasteri erano i luoghi in cui sopravvivevano i tesori della vecchia cultura e dove, in riferimento ad essi, veniva formata passo passo una nuova cultura. Ma come avveniva questo? Quale era la motivazione delle persone che in questi luoghi si riunivano? Che intenzioni avevano? Come hanno vissuto?

Innanzitutto e per prima cosa si deve dire, con molto realismo, che non era loro intenzione di creare una cultura e nemmeno di conservare una cultura del passato. La loro motivazione era molto più elementare. Il loro obiettivo era: "quaerere Deum", cercare Dio. Nella confusione dei tempi in cui niente sembrava resistere, essi volevano fare la cosa essenziale: impegnarsi per trovare ciò che vale e permane sempre, trovare la Vita stessa. Erano alla ricerca di Dio. Dalle cose secondarie volevano passare a quelle essenziali, a ciò che, solo, è veramente importante e affidabile. Si dice che erano orientati in modo “escatologico”. Ma ciò non è da intendere in senso cronologico, come se guardassero verso la fine del mondo o verso la propria morte, ma in un senso esistenziale: dietro le cose provvisorie cercavano il definitivo. "Quaerere Deum": poiché erano cristiani, questa non era una spedizione in un deserto senza strade, una ricerca verso il buio assoluto. Dio stesso aveva piantato delle segnalazioni di percorso, anzi, aveva spianato una via, e il compito consisteva nel trovarla e seguirla. Questa via era la sua Parola che, nei libri delle Sacre Scritture, era aperta davanti agli uomini. La ricerca di Dio richiede quindi per intrinseca esigenza una cultura della parola o, come si esprime Jean Leclercq : nel monachesimo occidentale, escatologia e grammatica sono interiormente connesse l’una con l’altra (cfr "L’amour des lettres et le desir de Dieu", p.14). Il desiderio di Dio, le désir de Dieu, include l’amour des lettres, l’amore per la parola, il penetrare in tutte le sue dimensioni. Poiché nella Parola biblica Dio è in cammino verso di noi e noi verso di Lui, bisogna imparare a penetrare nel segreto della lingua, a comprenderla nella sua struttura e nel suo modo di esprimersi. Così, proprio a causa della ricerca di Dio, diventano importanti le scienze profane che ci indicano le vie verso la lingua. Poiché la ricerca di Dio esigeva la cultura della parola, fa parte del monastero la biblioteca che indica le vie verso la parola. Per lo stesso motivo ne fa parte anche la scuola, nella quale le vie vengono aperte concretamente. Benedetto chiama il monastero una "dominici servitii schola". Il monastero serve alla "eruditio", alla formazione e all’erudizione dell’uomo – una formazione con l’obbiettivo ultimo che l’uomo impari a servire Dio. Ma questo comporta proprio anche la formazione della ragione, l’erudizione, in base alla quale l’uomo impara a percepire, in mezzo alle parole, la Parola.

Per avere la piena visione della cultura della parola, che appartiene all’essenza della ricerca di Dio, dobbiamo fare un altro passo. La Parola che apre la via della ricerca di Dio ed è essa stessa questa via, é una Parola che riguarda la comunità. Certo, essa trafigge il cuore di ciascun singolo (cfr At 2, 37). Gregorio Magno descrive questo come una fitta improvvisa che squarcia la nostra anima sonnolenta e ci sveglia rendendoci attenti per Dio (cfr Leclercq, ibid., p.35). Ma così ci rende attenti anche gli uni per gli altri. La Parola non conduce a una via solo individuale di un’immersione mistica, ma introduce nella comunione con quanti camminano nella fede. E per questo bisogna non solo riflettere sulla Parola, ma anche leggerla in modo giusto. Come nella scuola rabbinica, così anche tra i monaci il leggere stesso compiuto dal singolo è al contempo un atto corporeo. “Se, tuttavia, "legere" e "lectio" vengono usati senza un attributo esplicativo, indicano per lo più un’attività che, come il cantare e lo scrivere, comprende l’intero corpo e l’intero spirito”, dice al riguardo Jean Leclercq (ibid., p. 21).

E ancora c’è da fare un altro passo. La Parola di Dio introduce noi stessi nel colloquio con Dio. Il Dio che parla nella Bibbia ci insegna come noi possiamo parlare con Lui. Specialmente nel Libro dei Salmi Egli ci dà le parole con cui possiamo rivolgerci a Lui, portare la nostra vita con i suoi alti e bassi nel colloquio davanti a Lui, trasformando così la vita stessa in un movimento verso di Lui. I Salmi contengono ripetutamente delle istruzioni anche sul come devono essere cantati ed accompagnati con strumenti musicali. Per pregare in base alla Parola di Dio il solo pronunciare non basta, esso richiede la musica. Due canti della liturgia cristiana derivano da testi biblici che li pongono sulle labbra degli Angeli: il "Gloria", che è cantato dagli Angeli alla nascita di Gesù, e il "Sanctus", che secondo Isaia 6 è l’acclamazione dei Serafini che stanno nell’ immediata vicinanza di Dio. Alla luce di ciò la Liturgia cristiana è invito a cantare insieme agli Angeli e a portare così la parola alla sua destinazione più alta. Sentiamo in questo contesto ancora una volta Jean Leclercq: “I monaci dovevano trovare delle melodie che traducevano in suoni l’adesione dell’uomo redento ai misteri che egli celebra. I pochi capitelli di Cluny, che si sono conservati fino ai nostri giorni, mostrano così i simboli cristologici dei singoli toni” (cfr ibid. p.229).

In Benedetto, per la preghiera e per il canto dei monaci vale come regola determinante la parola del Salmo: "Coram angelis psallam Tibi, Domine" – davanti agli angeli voglio cantare a Te, Signore (cfr 138,1). Qui si esprime la consapevolezza di cantare nella preghiera comunitaria in presenza di tutta la corte celeste e di essere quindi esposti al criterio supremo: di pregare e di cantare in maniera da potersi unire alla musica degli Spiriti sublimi, che erano considerati gli autori dell’armonia del cosmo, della musica delle sfere. Partendo da ciò, si può capire la serietà di una meditazione di san Bernardo di Chiaravalle, che usa una parola di tradizione platonica trasmessa da Agostino per giudicare il canto brutto dei monaci, che ovviamente per lui non era affatto un piccolo incidente, in fondo secondario. Egli qualifica la confusione di un canto mal eseguito come un precipitare nella “zona della dissimilitudine” – nella regio dissimilitudinis. Agostino aveva preso questa parola dalla filosofia platonica per caratterizzare il suo stato interiore prima della conversione (cfr Confess. VII, 10.16): l’uomo, che è creato a somiglianza di Dio, precipita in conseguenza del suo abbandono di Dio nella “zona della dissimilitudine” – in una lontananza da Dio nella quale non Lo rispecchia più e così diventa dissimile non solo da Dio, ma anche da se stesso, dal vero essere uomo. È certamente drastico se Bernardo, per qualificare i canti mal eseguiti dei monaci, usa questa parola, che indica la caduta dell’uomo lontano da se stesso. Ma dimostra anche come egli prenda la cosa sul serio. Dimostra che la cultura del canto è anche cultura dell’essere e che i monaci con il loro pregare e cantare devono corrispondere alla grandezza della Parola loro affidata, alla sua esigenza di vera bellezza. Da questa esigenza intrinseca del parlare con Dio e del cantarLo con le parole donate da Lui stesso è nata la grande musica occidentale. Non si trattava di una “creatività” privata, in cui l’individuo erige un monumento a se stesso, prendendo come criterio essenzialmente la rappresentazione del proprio io. Si trattava piuttosto di riconoscere attentamente con gli “orecchi del cuore” le leggi intrinseche della musica della stessa creazione, le forme essenziali della musica immesse dal Creatore nel suo mondo e nell’uomo, e trovare così la musica degna di Dio, che allora al contempo è anche veramente degna dell’uomo e fa risuonare in modo puro la sua dignità. 



Per capire in qualche modo la cultura della parola, che nel monachesimo occidentale si è sviluppata dalla ricerca di Dio, partendo dall’interno, occorre finalmente fare almeno un breve cenno alla particolarità del Libro o dei Libri in cui questa Parola è venuta incontro ai monaci. La Bibbia, vista sotto l’aspetto puramente storico o letterario, non è semplicemente un libro, ma una raccolta di testi letterari, la cui stesura si estende lungo più di un millennio e i cui singoli libri non sono facilmente riconoscibili come appartenenti ad un’unità interiore; esistono invece tensioni visibili tra di essi. Ciò vale già all’interno della Bibbia di Israele, che noi cristiani chiamiamo l’Antico Testamento. Vale tanto più quando noi, come cristiani, colleghiamo il Nuovo Testamento e i suoi scritti, quasi come chiave ermeneutica, con la Bibbia di Israele, interpretandola così come via verso Cristo. Nel Nuovo Testamento, con buona ragione, la Bibbia normalmente non viene qualificata come “la Scrittura”, ma come “le Scritture” che, tuttavia, nel loro insieme vengono poi considerate come l’unica Parola di Dio rivolta a noi. Ma già questo plurale rende evidente che qui la Parola di Dio ci raggiunge soltanto attraverso la parola umana, attraverso le parole umane, che cioè Dio parla a noi solo attraverso gli uomini, mediante le loro parole e la loro storia. Questo, a sua volta, significa che l’aspetto divino della Parola e delle parole non è semplicemente ovvio. Detto in espressioni moderne: l’unità dei libri biblici e il carattere divino delle loro parole non sono, da un punto di vista puramente storico, afferrabili. L’elemento storico è la molteplicità e l’umanità. Da qui si comprende la formulazione di un distico medioevale che, a prima vista, sembra sconcertante: “Littera gesta docet – quid credas allegoria…” (cfr Augustinus de Dacia, Rotulus pugillaris, I). La lettera mostra i fatti; ciò che devi credere lo dice l’allegoria, cioè l’interpretazione cristologica e pneumatica. 


Possiamo esprimere tutto ciò anche in modo più semplice: la Scrittura ha bisogno dell’interpretazione, e ha bisogno della comunità in cui si è formata e in cui viene vissuta. In essa ha la sua unità e in essa si dischiude il senso che tiene unito il tutto. Detto ancora in un altro modo: esistono dimensioni del significato della Parola e delle parole, che si dischiudono soltanto nella comunione vissuta di questa Parola che crea la storia. Mediante la crescente percezione delle diverse dimensioni del senso, la Parola non viene svalutata, ma appare, anzi, in tutta la sua grandezza e dignità. Per questo il “Catechismo della Chiesa Cattolica” con buona ragione può dire che il cristianesimo non è semplicemente una religione del libro nel senso classico (cfr n. 108). Il cristianesimo percepisce nelle parole la Parola, il Logos stesso, che estende il suo mistero attraverso tale molteplicità. Questa struttura particolare della Bibbia è una sfida sempre nuova per ogni generazione. Secondo la sua natura essa esclude tutto ciò che oggi viene chiamato fondamentalismo. La Parola di Dio stesso, infatti, non è mai presente già nella semplice letteralità del testo. Per raggiungerla occorre un trascendimento e un processo di comprensione, che si lascia guidare dal movimento interiore dell’insieme e perciò deve diventare anche un processo di vita. Sempre e solo nell’unità dinamica dell’insieme i molti libri formano un Libro, si rivelano nella parola e nella storia umane la Parola di Dio e l’agire di Dio nel mondo. 

Tutta la drammaticità di questo tema viene illuminata negli scritti di san Paolo. Che cosa significhi il trascendimento della lettera e la sua comprensione unicamente a partire dall’insieme, egli l’ha espresso in modo drastico nella frase: “La lettera uccide, lo Spirito dà vita” (2 Cor 3,6). E ancora: “Dove c’è lo Spirito … c’è libertà” (2 Cor 3,17). La grandezza e la vastità di tale visione della Parola biblica, tuttavia, si può comprendere solo se si ascolta Paolo fino in fondo e si apprende allora che questo Spirito liberatore ha un nome e che la libertà ha quindi una misura interiore: “Il Signore è lo Spirito, e dove c’è lo Spirito del Signore c’è libertà” (2 Cor 3,17). Lo Spirito liberatore non è semplicemente la propria idea, la visione personale di chi interpreta. Lo Spirito è Cristo, e Cristo è il Signore che ci indica la strada. Con la parola sullo Spirito e sulla libertà si schiude un vasto orizzonte, ma allo stesso tempo si pone un chiaro limite all’arbitrio e alla soggettività, un limite che obbliga in maniera inequivocabile il singolo come la comunità e crea un legame superiore a quello della lettera: il legame dell’intelletto e dell’amore. Questa tensione tra legame e libertà, che va ben oltre il problema letterario dell’interpretazione della Scrittura, ha determinato anche il pensiero e l’operare del monachesimo e ha profondamente plasmato la cultura occidentale. Essa si pone nuovamente anche alla nostra generazione come sfida di fronte ai poli dell’arbitrio soggettivo, da una parte, e del fanatismo fondamentalista, dall’altra. Sarebbe fatale, se la cultura europea di oggi potesse comprendere la libertà ormai solo come la mancanza totale di legami e con ciò favorisse inevitabilmente il fanatismo e l’arbitrio. Mancanza di legame e arbitrio non sono la libertà, ma la sua distruzione. 

Nella considerazione sulla “scuola del servizio divino” – come Benedetto chiamava il monachesimo – abbiamo fino a questo punto rivolto la nostra attenzione solo al suo orientamento verso la parola, verso l’ “ora”. E di fatto è a partire da ciò che viene determinata la direzione dell’insieme della vita monastica. Ma la nostra riflessione rimarrebbe incompleta, se non fissassimo il nostro sguardo almeno brevemente anche sulla seconda componente del monachesimo, quella descritta col “labora”. Nel mondo greco il lavoro fisico era considerato l’impegno dei servi. Il saggio, l’uomo veramente libero si dedicava unicamente alle cose spirituali; lasciava il lavoro fisico come qualcosa di inferiore a quegli uomini che non sono capaci di questa esistenza superiore nel mondo dello spirito. Assolutamente diversa era la tradizione giudaica: tutti i grandi rabbi esercitavano allo stesso tempo anche una professione artigianale. Paolo che, come rabbi e poi come annunciatore del Vangelo ai gentili, era anche tessitore di tende e si guadagnava la vita con il lavoro delle proprie mani, non costituisce un’eccezione, ma sta nella comune tradizione del rabbinismo. Il monachesimo ha accolto questa tradizione; il lavoro manuale è parte costitutiva del monachesimo cristiano. Benedetto parla nella sua "Regola" non propriamente della scuola, anche se l’insegnamento e l’apprendimento – come abbiamo visto – in essa erano cose praticamente scontate. Parla però esplicitamente del lavoro (cfr cap.48). Altrettanto fa Agostino che al lavoro dei monaci ha dedicato un libro particolare. I cristiani, che con ciò continuavano nella tradizione da tempo praticata dal giudaismo, dovevano inoltre sentirsi chiamati in causa dalla parola di Gesù nel Vangelo di Giovanni, con la quale Egli difendeva il suo operare in giorno di Sabato: “Il Padre mio opera sempre e anch’io opero” (5, 17). Il mondo greco-romano non conosceva alcun Dio Creatore; la divinità suprema, secondo la loro visione, non poteva, per così dire, sporcarsi le mani con la creazione della materia. Il “costruire” il mondo era riservato al demiurgo, una deità subordinata. Ben diverso il Dio cristiano: Egli, l’Uno, il vero e unico Dio, è anche il Creatore. Dio lavora; continua a lavorare nella e sulla storia degli uomini. In Cristo Egli entra come Persona nel lavoro faticoso della storia. “Il Padre mio opera sempre e anch’io opero”. Dio stesso è il Creatore del mondo, e la creazione non è ancora finita. Dio lavora. Così il lavorare degli uomini doveva apparire come un’espressione particolare della loro somiglianza con Dio e l’uomo, in questo modo, ha facoltà e può partecipare all’operare di Dio nella creazione del mondo. Del monachesimo fa parte, insieme con la cultura della parola, una cultura del lavoro, senza la quale lo sviluppo dell’Europa, il suo ethos e la sua formazione del mondo sono impensabili. Questo ethos dovrebbe però includere la volontà di far sì che il lavoro e la determinazione della storia da parte dell’uomo siano un collaborare con il Creatore, prendendo da Lui la misura. Dove questa misura viene a mancare e l’uomo eleva se stesso a creatore deiforme, la formazione del mondo può facilmente trasformarsi nella sua distruzione. 

Siamo partiti dall’osservazione che, nel crollo di vecchi ordini e sicurezze, l’atteggiamento di fondo dei monaci era il "quaerere Deum" – mettersi alla ricerca di Dio. Potremmo dire che questo è l’atteggiamento veramente filosofico: guardare oltre le cose penultime e mettersi in ricerca di quelle ultime, vere. Chi si faceva monaco, s’incamminava su una via lunga e alta, aveva tuttavia già trovato la direzione: la Parola della Bibbia nella quale sentiva parlare Dio stesso. Ora doveva cercare di comprenderLo, per poter andare verso di Lui. Così il cammino dei monaci, pur rimanendo non misurabile nella lunghezza, si svolge ormai all’interno della Parola accolta. Il cercare dei monaci, sotto certi aspetti, porta in se stesso già un trovare. Occorre dunque, affinché questo cercare sia reso possibile, che in precedenza esista già un primo movimento che non solo susciti la volontà di cercare, ma renda anche credibile che in questa Parola sia nascosta la via – o meglio: che in questa Parola Dio stesso si faccia incontro agli uomini e perciò gli uomini attraverso di essa possano raggiungere Dio. Con altre parole: deve esserci l’annuncio che si rivolge all’uomo creando così in lui una convinzione che può trasformarsi in vita. Affinché si apra una via verso il cuore della Parola biblica quale Parola di Dio, questa stessa Parola deve prima essere annunciata verso l’esterno. L’espressione classica di questa necessità della fede cristiana di rendersi comunicabile agli altri è una frase della Prima Lettera di Pietro, che nella teologia medievale era considerata la ragione biblica per il lavoro dei teologi: “Siate sempre pronti a rispondere a chiunque vi domandi ragione (logos) della speranza che è in voi” (3, 15) (Logos deve diventare apo-logia, la Parola deve diventare risposta). Di fatto, i cristiani della Chiesa nascente non hanno considerato il loro annuncio missionario come una propaganda, che doveva servire ad aumentare il proprio gruppo, ma come una necessità intrinseca che derivava dalla natura della loro fede: il Dio nel quale credevano era il Dio di tutti, il Dio uno e vero che si era mostrato nella storia d’Israele e infine nel suo Figlio, dando con ciò la risposta che riguardava tutti e che, nel loro intimo, tutti gli uomini attendono. L’universalità di Dio e l’universalità della ragione aperta verso di Lui costituivano per loro la motivazione e insieme il dovere dell’annuncio. Per loro la fede non apparteneva alla consuetudine culturale, che a seconda dei popoli è diversa, ma all’ambito della verità che riguarda ugualmente tutti. 





Lo schema fondamentale dell’annuncio cristiano “ad extra” – agli uomini che, con le loro domande, sono in ricerca – si trova nel discorso di san Paolo all’Areopago. Teniamo presente, in questo contesto, che l’Areopago non era una specie di accademia, dove gli ingegni più illustri s’incontravano per la discussione sulle cose sublimi, ma un tribunale che aveva la competenza in materia di religione e doveva opporsi all’importazione di religioni straniere. È proprio questa l’accusa contro Paolo: “Sembra essere un annunziatore di divinità straniere” (At 17, 18). A ciò Paolo replica: “Ho trovato presso di voi un'ara con l'iscrizione: Al Dio ignoto. Quello che voi adorate senza conoscere, io ve lo annunzio” (cfr 17, 23). Paolo non annuncia dei ignoti. Egli annuncia Colui che gli uomini ignorano, eppure conoscono: l’Ignoto-Conosciuto; Colui che cercano, di cui, in fondo, hanno conoscenza e che, tuttavia, è l’Ignoto e l’Inconoscibile. Il più profondo del pensiero e del sentimento umani sa in qualche modo che Egli deve esistere. Che all’origine di tutte le cose deve ess erci non l’irrazionalità, ma la Ragione creativa; non il cieco caso, ma la libertà. Tuttavia, malgrado che tutti gli uomini in qualche modo sappiano questo – come Paolo sottolinea nella Lettera ai Romani (1, 21) – questo sapere rimane irreale: un Dio soltanto pensato e inventato non è un Dio. Se Egli non si mostra, noi comunque non giungiamo fino a Lui. La cosa nuova dell’annuncio cristiano è la possibilità di dire ora a tutti i popoli: Egli si è mostrato. Egli personalmente. E adesso è aperta la via verso di Lui. La novità dell’annuncio cristiano consiste in un fatto: Egli si è mostrato. Ma questo non è un fatto cieco, ma un fatto che, esso stesso, è Logos – presenza della Ragione eterna nella nostra carne. "Verbum caro factum est" (Gv 1,14): proprio così nel fatto ora c’è il Logos, il Logos presente in mezzo a noi. Il fatto è ragionevole. Certamente occorre sempre l’umiltà della ragione per poter accoglierlo; occorre l’umiltà dell’uomo che risponde all’umiltà di Dio. 


La nostra situazione di oggi, sotto molti aspetti, è diversa da quella che Paolo incontrò ad Atene, ma, pur nella differenza, tuttavia, in molte cose anche assai analoga. Le nostre città non sono più piene di are ed immagini di molteplici divinità. Per molti, Dio è diventato veramente il grande Sconosciuto. Ma come allora dietro le numerose immagini degli dèi era nascosta e presente la domanda circa il Dio ignoto, così anche l’attuale assenza di Dio è tacitamente assillata dalla domanda che riguarda Lui. "Quaerere Deum" – cercare Dio e lasciarsi trovare da Lui: questo oggi non è meno necessario che in tempi passati. Una cultura meramente positivista che rimuovesse nel campo soggettivo come non scientifica la domanda circa Dio, sarebbe la capitolazione della ragione, la rinuncia alle sue possibilità più alte e quindi un tracollo dell’umanesimo, le cui conseguenze non potrebbero essere che gravi. Ciò che ha fondato la cultura dell’Europa, la ricerca di Dio e la disponibilità ad ascoltarLo, rimane anche oggi il fondamento di ogni vera cultura. 



Settecento intellettuali in silenzioso ascolto 
Un nuovo capitolo nel dialogo tra fede e cultura 
dal nostro inviato Mario Ponzi 

È stato un discorso lungo e articolato quello rivolto dal Papa ai rappresentanti del mondo della cultura francese. La presenza del direttore generale dell'Unesco, di rappresentanti dell'Unione europea e di personalità accademiche internazionali ha conferito all'evento una dimensione universale. Del resto, il suo stesso messaggio è stato di carattere universale: "Quaerere Deum", il grande Sconosciuto nel mondo di oggi, perché "la ricerca di Dio e la disponibilità ad ascoltarlo - ha affermato Benedetto XVI - sono il fondamento di ogni vera cultura". Il luogo in cui è avvenuto l'incontro, lo storico Collège des Bernardins, evoca proprio la globalità del sapere. Il Collège des Bernardins, come alle sue origini, si ripropone quale prestigioso luogo di incontro e di dialogo tra i saperi. 

Ricevuto al suo arrivo dal cancelliere dell'Institut de France, Gabriel de Broglie, il Papa si è trovato di fronte a un'assemblea composta da oltre settecento persone. Tra loro i rappresentanti delle grandi istituzioni culturali universitarie, artisti, scrittori, uomini e donne, cristiani e no. C'erano rappresentanti delle cinque accademie che compongono l'Institut de France, e naturalmente i diciotto membri del comitato del Collège des Bernardins. C'erano personalità con nomi famosi: Jacques Delors, Hélène Carrère d'Encausse, segretaria perpetua dell'Accademia di Francia, lo storico israeliano Elia Barnavi. Numerosi gli scrittori, tra i quali Denis Tillinac e Daniel Pennac. Gli artisti erano rappresentati tra gli altri da attori di teatro assai noti in Francia: Valère Novarina, Olivier Py, Henry Tissot; c'era il direttore del museo D'Orsay, Guy Cogeval; e ancora filosofi, direttori di istituzioni culturali, di quotidiani, di reti televisive e radiofoniche. Il Governo francese era rappresentato dal ministro della Cultura e della Comunicazione Christine Albanel. Presenti anche numerosi rappresentanti della comunità musulmana che vive a Parigi. 

Hanno offerto insomma l'immagine concreta della molteplicità culturale che vivacizza l'attuale società francese. 

Il Papa ha ascoltato con attenzione i saluti prima dell'arcivescovo di Parigi, il cardinale André Vingt-Trois, e poi del cancelliere dell'Institut de France. Quindi ha aperto un capitolo nuovo nel dialogo tra fede e cultura. Non ha proposto una radiografia, tanto meno la denuncia di una realtà; è andato molto oltre rivisitando radici significative della cultura cattolica in occidente. Ne ha ripercorso il cammino, ha ricordato il ruolo del monachesimo, ha spiegato i limiti all'arbitrio e alla soggettività nell'interpretazione delle Scritture; ha riproposto i termini della sfida, sempre attuale, tra legame e libertà, "fatale" per la cultura europea - ha detto - "se potesse comprendere la libertà ormai solo come mancanza totale di legami e con ciò favorisse inevitabilmente il fanatismo e l'arbitrio. Mancanza di legame e arbitrio non sono la libertà, ma la sua distruzione". Bisogna ricercare Dio e comunicarlo agli altri. Con umiltà. Quella stessa umiltà che è necessaria per poterlo accogliere. "Occorre - ha ripetuto - l'umiltà dell'uomo che risponde all'umiltà di Dio". "Ciò che ha fondato la cultura dell'Europa - ha concluso - la ricerca di Dio e la disponibilità ad ascoltarlo, rimane anche oggi il fondamento di ogni cultura". 

I settecento invitati hanno ascoltato in silenzio. Sono addirittura rimasti per un attimo sorpresi quando il Papa ha concluso. Poi l'applauso deciso, persistente.

Copyright © - L'Osservatore Romano 14 settembre 2008



«Applausi dalla scettica Francia»
 
La sorpresa degli intellettuali, parla il filosofo Dominique Wolton 

di Francesca Pierantozzi

La Francia laica non snobba il Papa. Al contrario, la visita di Benedetto XVI è un successo. 

Dopo aver ascoltato per più di un'ora il discorso del Papa nella splendida cornice della Collège des Bernardins a Parigi, Dominique Wolton ha pochi dubbi. Il filosofo francese, grande esperto di comunicazione e dei rapporti tra individui, politiche, culture e società, è stato tra i seicento selezionati ieri per ascoltare il discorso del Pontefice «agli intellettuali». 

Emozionato?

«La cornice era senz'altro sontuosa. Un luogo superbo. Ha contribuito a sottolineare la solennità e l'importanza del momento».

Molti parlano di una Francia laica che ”snobba“ il Papa e le religioni. E’ così?

«L'accoglienza che ho visto riservare a Benedetto XVI al Collège des Bernardins, gli applausi, il parterre di personalità presenti, sarebbe stato impensabile vent'anni fa. So cosa dico, perché allora ho lavorato con il cardinale Jean-Marie Lustiger. Vent'anni fa ad ascoltare il Papa sarebbero venute la metà delle persone». 

Cosa significa? Che Benedetto XVI piace addirittura più di Giovanni Paolo II?

«Significa innanzitutto che c'è un ritorno di interesse per la religione. Attenzione, parlo anche di persone agnostiche, di non credenti. Molti erano presenti al Collège des Bernardins. E' stata la prova della possibilità di una laicità alla francese. Un luogo di tolleranza».

Ritiene che anche i rappresentanti delle altre religioni la pensino così?

«Una cosa mi ha colpito: è stato il lungo applauso riservato ai rappresentanti musulmani. C'è stata sempre una grande difficoltà a riconoscere che l'Islam è la seconda religione di Francia. Mi pare che la stiamo superando».

Benedetto XVI ha pronunciato un discorso complesso, quasi «tecnico»

«È vero. Mi pare che il messaggio di fondo del discorso, consacrato al monachesimo occidentale, sia stato quello di sottolineare l'importanza del rapporto tra libertà, fede, ragione e lavoro. Alla Francia, cuore della laicità, il Papa dice: non dimenticare la fede».

E la Francia laica lo ascolterà?

«Di sicuro gli intellettuali francesi riconoscono in Benedetto XVI l'intellettuale rigoroso. Potremmo dire che per i non credenti, per gli atei, questo Papa rappresenta un avversario di qualità, che forza al rispetto. E' importante». 

Questa visita è, dunque, un successo?

«È ancora presto per dirlo, ma direi che è cominciata molto bene».

© Copyright Il Messaggero, 13 settembre 2008


Il cantico francese del prof. Ratzinger

Giuliano Ferrara, su il Foglio 15 settembre 2008

Secondo il Papa, che ha tenuto venerdì un discorso bello e profondo nella patria del razionalismo filosofico moderno, parlando alla cultura francese riunita al Club dei bernardini, i benedettini di San Bernardo di Clairvaux, l’universalità è un tratto che appartiene sia a Dio sia alla ragione umana aperta verso il mistero o il trascendente. 

Attenzione. Sono parole che pesano, che hanno un senso non accademico, che non sono destinate agli addetti ai lavori soltanto, ai filosofi e ai dotti. Sono atti programmatici di un papato giovanpaolino e benedettino che segna il passaggio tra due secoli in cui la modernità è diventata un problema in ogni campo storico ed esistenziale, e l’alleanza tra fede e ragione è indicata come la soluzione. 

È noto che il Papa, programma parecchio ambizioso ma inevitabile, vuole convertire e riconvertire l’Europa scristianizzata, ma intende farlo riconoscendo le impronte decisive del suo secolarismo laico, rileggendo insieme al popolo e alle classi dirigenti il vero significato del patrimonio europeo e occidentale di cultura e di spiritualità, e perfino (e forse principalmente) il suo immenso tesoro scientifico. 

Fa parte di questo gioco teologico-politico l’idea indiscutibile che il progresso della libertà umana e dei diritti della persona sia figlio anch’esso del cristianesimo. Il palcoscenico francese è quello, dal punto di vista di un illuminismo cristiano, che si presta meglio alla bisogna.

È dunque universale, universalmente valido, l’operare di Dio, creatore e attore della storia tramite l’Incarnazione e il Logos. Chi ha fede, chi si sente figlio di Dio in Cristo Gesù, deve rendere ragione di questa sua speranza, come è detto nella Prima Lettera di San Pietro. Il che è possibile, appunto, perché la ragione non è solo ragione particolare, che dà conto di questo o quell’esperimento, di questo o quel fatto storico individuale, ma è ragione universalmente valida, ragione che conosce e sa valutare anche il limite proprio, il confine della sua stessa capacità di conoscere, appunto il mistero.

Per questo motivo, per il fatto che tra il divino e l’intelletto umano vale una analogia nel segno della verità e del bene, due concetti e criteri anche etici che stanno e cadono insieme, la laicità secolare, cioè il nostro mondo della libertà individuale e del pluralismo dei valori, del relativismo, deve essere aperta al significato e al senso pubblico del sacro. E’ poi questa la laicità positiva o matura di cui ha parlato con lungimiranza Nicolas Sarkozy nel suo discorso lateranense, che ha aperto la via a questo viaggio e alla solenne “liturgia filosofica” di ieri.

Il secolarismo laico non deve mai trasformarsi in una religione o in una caricatura della religione. Per esempio: il giurista moderno può cercare una misura di giustizia fondata su procedure conformi alla legge positiva, a loro volta basate su convenzioni umane mobili, ma non deve cancellare il significato di diritto naturale innato contenuto nei principi non negoziabili. Per esempio: lo scienziato ha da essere libero nella ricerca, curioso, aperto a sviluppi imprevedibili, ma non deve considerarsi un “creatore deiforme” e non può pretendere di decidere scientificamente e proceduralmente della differenza tra bene e male. Per esempio: il politico democratico-liberale occidentale deve fondare le sue scelte sul consenso possibile, ma non può credere e far credere che la verità sia quel che stabilisce una maggioranza provvisoria.

“Una cultura meramente positivista che rimuovesse nel campo soggettivo come non scientifica la domanda circa Dio, sarebbe la capitolazione della ragione, la rinuncia alle sue possibilità più alte e quindi un tracollo dell’umanesimo, le cui conseguenze non potrebbero essere che gravi”: questa è dunque la logica e ammonitoria conclusione del discorso pronunciato ieri da Benedetto XVI, il secondo grande discorso teologico-politico dopo Ratisbona. 

I discorsi di questo Papa sono semplificabili in formule chiare a tutti e che tutti richiamano alla responsabilità di pensare (o di assistere per lo meno allo spettacolo del pensiero distogliendosi dalla noiosa ripetizione dell’intrattenimento quotidiano). 

Tuttavia i testi di Benedetto XVI, come quelli del cardinale Ratzinger prima di lui, sono cesello teologico di qualità, spartito gregoriano in prosa, e procedono sempre in modo sorprendente, generoso, stringente e divagante insieme, letterariamente brillante proprio nel senso dell’unione di quell’amor di Dio e di quell’amore per le lettere richiamato ieri sulla scorta dell’opera del compianto monaco bernardino Jean Leclercq. 
(Legare le lettere a Dio e Dio alle lettere è un progetto di cui, in fondo, la cultura francese non si è mai liberata, malgrado la finale e provvisoria vittoria di Montaigne su Pascal).

Per arrivare al formulario o alla manualistica dell’antirelativismo, che genera spesso tanti equivoci e tante pappagallesche imitazioni, il Papa fa un giro lungo e argenteo, partendo dal monachesimo occidentale, dalla sua ricerca di Dio come “ciò che permane per sempre”, come il “definitivo”, quel quaerere Deum che si risolve in dedizione alla Parola e alle parole, interpretazione della Scrittura e delle scritture in una comunione spirituale che è il contrario dell’arbitrio culturale individuale, è salmistica, è musica, è lotta per il bel canto angelico contro il rischio della “dissimilitudine”. Sono concetti gioiosi e lucenti che ci arrivano dal mondo antico e poi medievale, quei mondi che il modernismo banale vorrebbe obliterare e raschiare via dalla storia dello spirito umano in un superamento secolare definitivo e irreversibile.

Nel discorso è specialmente notevole quel tratto che ho provato a chiamare di liturgia filosofica. 

Questo Papa insiste infatti nel tenere dei discorsi che hanno una caratteristica unica: sono in parte omelie, in parte lezioni magistrali, in parte manifesti culturali e politici, cioè filosofici, sulle grandi questioni del tempo, e specie quelle incandescenti. 

Come in una testarda insistenza dopo Regensburg e le aggressioni subite per aver osato la verità, il Papa descriveva ieri nuovamente la dialettica rabbinica e poi quella cristiana della parola, la vittoria con San Paolo dello spirito sulla lettera, dell’allegoria e della lettura di comunione della Bibbia sul nudo testo della Scrittura. La Parola scritturale non è mai un dettato di Dio, ragion per cui, ed è una conseguenza importante per la nostra cultura e il nostro modo di vita, il cristianesimo non è propriamente una religione del libro. Noi interpretiamo e facciamo esegesi e teologia della Parola, ecco il deposito insieme culturale e di fede comunitaria dove abbiamo trovato l’antidoto al letteralismo fondamentalista. Ecco la nostra libertà dello spirito. E chi vuol intendere, intenda.

A un certo punto il Papa dice: “Questa tensione tra legame e libertà, che va ben oltre il problema letterario dell’interpretazione della Scrittura, ha determinato anche il pensiero e l’operare del monachesimo e ha profondamente plasmato la cultura occidentale. Essa si pone nuovamente anche alla nostra generazione come sfida di fronte ai poli dell’arbitrio soggettivo, da una parte, e del fanatismo fondamentalista, dall’altra. Sarebbe fatale, se la cultura europea di oggi potesse comprendere la libertà ormai solo come la mancanza totale di legami e con ciò favorisse inevitabilmente il fanatismo e l’arbitrio. Mancanza di legame e arbitrio non sono la libertà, ma la sua distruzione”. La libertà dello spirito è sempre in tensione con un legame “d’intelletto e d’amore”, dice Benedetto XVI con formula delicata e stilnovista, e senza quel legame, negato dagli esiti nullisti e libertari dell’approdo moderno, la libertà si distrugge. A occhio e croce, sembrerebbe non avere tutti i torti.

© Copyright Il Foglio, 15 settembre 2008
http://www.internetica.it/BenXVI-Bernardins.htm

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AMDG et BVM

venerdì 7 aprile 2017

ENCUENTRO...

 CON BENEDICTO XVI 
VIERNES
3:33 PM
27-5-16

A las tres de la tarde, la hora de la Verdadera Misericordia, me unes en Espíritu al papa Benedicto XVI, y puedo verlo cansado, con voz cansada y quieta, casi apagada, pero firme, y con autoridad; pude verlo y escuchar su voz en Roma, que declara….

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Visión: He sido visitado por la Santísima Virgen María, Madre del Salvador, Madre de la Iglesia, y como Vicario de la Iglesia, que se me ha confiado en el Ministerio Petrino, exhorto a la Iglesia a mirar a María, QUIEN ES CORREDENTORA junto al Hijo. Ella, que es el Arca de Salvación y la Puerta del Cielo, Ella es quien nos conduce al Padre por el Hijo; así la Santísima MADRE DEL SALVADOR, SEÑORA Y ABOGADA nuestra, como Madre que es de la Iglesia, que le confió el mismo Hijo antes de morir en la Cruz de Amor y Salvación, es Ella, María, quien intercede ante el Hijo, ya desde el Monte Calvario, como lo está haciendo en estos tiempos por la Iglesia. Ella, como la Madre Dolorosa junto al Hijo de Dios Altísimo, también toma, Ella, el papel de CORREDENTORA, y lo es en esta hora. Ella, la Señora de todos los Pueblos, LA BEATISIMA VIRGEN MARIA, me ha visitado así, como visitó a su prima Santa Isabel, quien por la Presencia y visita de la Madre del Salvador, quedó, Isabel, llena del Espíritu Santo. Os traigo, Yo, Siervo indigno, Vicario de Cristo, la Presencia Santa y Real, en cuerpo y espíritu que ha dejado la Virgen María, impregnado y grabado en mi pobre y atribulado corazón, porque sé que pronto voy a donde no quiero ir, al lugar de mi calvario, el martirio; mas, sé que es la Voluntad Santa del Padre, y es necesario para sellar la Iglesia de Cristo, no por mi sangre, sino por la de Cristo, EL CORDERO DEGOLLADO, pues Yo, Pedro, a quien el Señor eligió para esta hora, sólo le sirvo al Señor y a su Iglesia, que Me ha confiado a mí, indigno Siervo suyo, y a la cual yo entrego al Espíritu Santo, por intercesión del Inmaculado Corazón de María. Con esta encomienda de la Reina del Cielo y Tierra, devuelvo yo, Pedro, al mismo Cristo, quien Me llamó a ser pescador de hombres y servidor Suyo, le devuelvo las llaves de la Iglesia, por manos de Mi Santísima Madre, la Virgen María, Madre de la Iglesia, así todo se cumplirá como fue anunciado por la misma Madre del Cielo, Madre del Salvador y Madre de los hombres.

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Todo concluye con Su Bendición Papal en latín, para la Gloria de Dios Padre, de Dios Hijo y de Dios Espíritu Santo, por los siglos de los siglos. Amen.
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Palabras del Señor: Ésta es Mi Misericordia, la que Yo tengo para Mi Iglesia; y a vosotros, Mis fieles, os corresponde orar y permanecer unidos al Verdadero Magisterio de la Iglesia, que no se ha prostituido con los reyes de la tierra, ni ha sido adulterado por la Apostasía de los herejes, infiltrados por la masonería, dentro de la Iglesia. Escuchad los llamados del cielo y las peticiones de Dios Altísimo y de Mi Madre, que aunque, aún dolorosa, pronto será también la Madre gozosa que guiará al Verdadero Rebaño, que habrá quedado sin Pastor. El momento, el día y la hora en que Mi Padre ya determinó que se manifieste este dogma para la Iglesia, con el que se cerrará un capítulo de la Iglesia, sólo el mismo Padre lo sabe, y Él lo ha puesto ya en el Corazón Inmaculado de Mi Madre, quien al visitar a Mi Vicario en la tierra, Benedicto XVI, lo llevará a actuar con determinación, por ser un encargo del Cielo a Él, que supo abrirle su corazón a Mi Madre Dolorosa. Con el Fiat de BENEDICTO XVI a la Mujer Santa y Bendita, la Mujer Vestida de Sol, la Mujer del Apocalipsis, Fátima quedará concluido, las profecías anunciadas por Mi Madre, y dadas a tantos profetas e instrumentos en lo antiguo como hoy. YO SOY un Eterno Presente y doy a Mi instrumento, a quien el mundo llama alma escogida, las indicaciones para todas las demás almas que se unan en estos días en oración y en la Santa Misa de Mi agrado, antes de concluir el mes de mayo, mes de María. Bendigo a todos los que escuchan Mi llamado y permanecen en la Verdad. JESUSCRISTO MAR DE MISERICORDIA. 

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Bendito Mi Dios por haberme llamado a esta hora, hora de la Misericordia, en que derramas abundancia de Bendiciones y gracias para Tu Iglesia Gracias por tomar, Tú, mi espíritu y permitir mi unión mística y espiritual con el papa Benedicto XVI, nuestro Vicario; su voz es tan sencilla y humilde, con tono de paz y serenidad, muy apagada, pero con autoridad, y su gozo en el alma es inmenso, como el gozo que seguramente experimentan todos los santos y los mártires que abrazan la cruz del madero, Tu Santo Cuerpo, Sangre, Alma y Divinidad. Él conoce cuál será su calvario, pero envuelto en la llama del Corazón Inmaculado y traspasado de María, va gustoso rumbo al calvario, sabiendo que después le aguarda el premio y la recompensa de la vida Eterna. Amen. En las oraciones para estos días, iniciar cada oración y Santa Misa con las letanías de los Santos, de preferencia en latín, al igual que el Rosario Doloroso con Benedicto XVI en latín. En las peticiones, ofreceréis todo por Benedicto XVI y su Iglesia, su rebaño Fiel. Fortalecerlo con las letanías a la Preciosa Sangre de Cristo, temor de los demonios, derrota del adversario y fortaleza y vigor de todos los santos y mártires. DIOS NOS AYUDE PARA PERMANCER fieles y firmes. Amen.


AMDG et BVM

giovedì 22 dicembre 2016

LA HORA PARA BENEDICTO, EL PAPA DE MI CORAZON

LA HORA PARA BENEDICTO, EL PAPA DE MI CORAZON  

9-12-2016 

Hijita de Mi Corazón Inmaculado, dócil instrumento de la Voluntad Divina, os confirmo lo que hace ya tiempo en meses os había revelado, dándoos visión con el papa de Mi Corazón, BENEDICTO XVI. 

¿Quién espera la promulgación de un dogma, el quinto dogma Mariano en la Iglesia de Mi Hijo Jesús, que Me dio como Madre en aquella Hora antes de entregar el Espíritu al Padre Eterno

Dogma como María Corredentora, pues en Mi debe concluir toda aquella Obra Divina que se dio en el Calvario. La Corredención de María para todos aquellos hombres que aceptaron ser redimidos por Cristo Crucificado. 

El falso profeta conoce todo cuanto ha estado escrito, acontecimientos que marcan y señalan el camino de la Iglesia; por eso, intenta en todo momento detener Mi Obra, impedir a Mi Vicario, el papa de Mi Corazón Inmaculado, el pronunciarse en Mi Favor, como la Mujer del Apocalipsis que debe marcar esta Hora, la Señal que apareció en el Cielo, UNA MUJER VESTIDA DE SOL, CON LA LUNA BAJO SUS PIES,Y SOBRE SU CABEZA UNA CORONA DE DOCE ESTRELAS, mostrando al mundo y a la Iglesia de Mi HIJO MI PAPEL COMO CORREDENTORA EN ESTA HORA. 

¡Cuánto sufre Mi Vicario, Benedicto XVI, y Yo, Su Madre, Madre de la Iglesia, sufro junto con él! 

Él sabe que su hora ha llegado, el cielo mismo ha señalado el día y la hora de su muerte, que ya cuentan los minutos, sus perseguidores, para darle muerte. 

Él conoce esta hora, que el cielo ya le ha revelado, momento de su martirio, hora de beber el Cáliz amargo de la Voluntad del Altísimo. Día y hora en que esta Madre del Tepeyac puso su pie virginal en esta nación, Tierra de María, Solemnidad de Santa María de Guadalupe, la Madre que le salió al encuentro, como lo hice con San Juan Diego, haciéndolo el Papa de Mi Corazón, al ver su corazón transformado por Mi Gracia Divina. 

El hombre malvado, de noche y en la obscuridad, planea su crimen y le lleva a cabo, crimen que quedará oculto para el mundo, para los necios de corazón, los soberbios y los orgullosos que están en la obscuridad, pero descubierto por la Gracia en Mis pequeñitos Hijitos. 

Volved, mis pequeños hijos, a leer las palabras reveladas en mayo a alma escogida, en mayo de este año, ENCUENTRO CON BENEDICTO XVI, y ahí está toda Revelación Divina, descubierta para los sencillos y los humildes, y oculta para los necios y los soberbios. 

El día en que en Soy Venerada como Santa María de Guadalupe, Reina de México y de las Américas, os daré una señal para que no temáis y reconozcáis que la Hora para el Vicario de la Iglesia ha llegado, y en breve deis a conocer este acontecimiento a Mi Iglesia, la Iglesia que Yo guío en el desierto, la Verdadera Iglesia de Mi Hijo, la que deja Benedicto XVI para entregar a Pedro Romano, el Ungido por Dios y no por hombres, el Pastor que habrá de guiar y pastorear a las almas en este final de los tiempos, en esta batalla definitiva para derrocar el Mal y hacer triunfar el Bien con la Cruz que vence y salva. 

Siervos del Señor, ovejas del rebaño que Benedicto deja bajo la guía y custodia de JUAN DE DIO EN PEDRO EL ROMANO, ELEGIDO POR EL CIELO, POR VOLUNTAD DEL ALTISIMO: entrad en oración el día 12 de este mes, apoyándoos, vosotros, Iglesia Militante, con la Iglesia Triunfante y la Iglesia purgante. 

La fidelidad y el amor de vuestras almas, son bálsamo de amor y fortaleza para Benedicto XVI y para Juan de Dios, que bajo el fuego del crisol he sumergido su alma, a fin de que salga resplandeciente, otro Cristo en la tierra, que enfrentará el poder del anticristo, para en la Cruz del Salvador y por los méritos de sus Santas Llagas, Pasión, Muerte y Resurrección, levantará, sostendrá y guiará la Verdadera Iglesia, la Iglesia que recibe de Benedicto. 

La Señal para la Iglesia es la Señal en el Cielo, la Mujer vestida de Sol, SANTA MARIA DE GUADALUPE, LA CORREDENTORA EN ESTA HORA. 

Estos Misterios Divinos son revelados a los pequeños, a los humildes, a los sencillos, a todo aquel que busca permanecer en la Verdad, vosotros, Mis hijitos, a quienes ya tomé y estáis Conmigo en el desierto. 

México, tierra de María, tierra de Mártires, donde hice Mío al Papa de Mi Corazón Inmaculado, donde ya Soy proclamada por Mis Hijitos en la Fe y en la Verdad, como la Corredentora. Misterios revelados a los sencillos y humildes y oculto a los orgullosos de este mundo. 

Confundida quedará la Falsa Iglesia, cegada y engañada por el falso profeta, y la Luz vendrá sobre los corazones de Mis hijos quienes están en la Verdad y son el Rebaño con Benedicto XVI. 

Conozco el temor de vuestra alma como lo tuvo Mi Juan Dieguito, el más pequeño de Mis hijos, cuando en aquella madrugada le salí al encuentro, más dándole Yo, Su Madre, la Madre del Cielo, una señal, QUE DARÍA Testimonio Mío, de Mi encuentro con él, y Mi Mensaje Divino. 

Aguardad en Mí, Hijita Mia, aguardad en esta Madre que en esta Hora se hace Corredentora, y ésta es la Gran Señal del Apocalipsis, LA MUJER VESTIDA DE SOL.

AVE MARIA PURISSIMA!

mercoledì 2 novembre 2016

IL GIORNO E L'ORA PER QUESTA GENERAZIONE ARRIVA GIA' CON L'AVVISO


IL GIORNO E L'ORA PER QUESTA GENERAZIONE
ARRIVA GIA' CON L'AVVISO
20 - 10 - 2016

Serva tua sono mio Signore, schiava della Tua santa Parola che mi fa libera e mi conduce a servirti, a seguirti e a fare la Tua Santa Volontà.

Sono qui per essere messaggera della Tua Parola che è vita. Amen.

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Il Mio Pensiero Divino Io rivelo nelle anime che Mi amano e Mi servono con sincerità, affinché per Me e in Me, siate Luce per illuminare questa densa oscurità che sta sulla maggioranza delle anime e dei Miei servi consacrati, ministri e amministratori dei sacri Misteri Divini, che son rimasti occulti per i distratti, i superbi e gli orgogliosi di questo mondo, tra cui i grandi teologi e filosofi di questi tempi, però (è) rivelato, il Mistero Divino, a voi, anime mie umili di cuore, docili e semplici, che avete disprezzato la saggezza del mondo, ch'è ingannevole, per ricevere, in voi, servi docili, la Vera sapienza, quella che viene dall'Alto.

L'incontro con Me, ossia il GRANDE AVVISO, tanto sperato da così poche anime e molto atteso solo da un certo numero, che hanno lavato le loro vesti col sincero pentimento delle vostre colpe e peccati passati; voi siete pronti per l'incontro di un Dio tutto misericordioso e giusto Giudice, con ciascuno di voi, Mie creature; incontro che sarà di grande gioia e sollievo per le anime che Mi attendono e hanno obbedito alla Mia Legge, e ugualmente giorno e incontro così temibile, terribile e pieno di dolore per la maggioranza degli uomini di questa generazione di dura cervice e dal cuore di pietra, generazione perversa e malvagia per essersi allontanata da Me, suo Dio e Signore, giorno terribile per voi, anime incredule, superbe e orgogliose, ipocrite come i farisei di quei tempi.

In verità vi dico che questa generazione non giungerà a contare tre volte con le vostre mani il numero dei giorni in cui devo venire con ciascuno di voi, a portarvi Luce e conoscenza delle vostre anime, col fine che facciate vera penitenza e decidiate se siete grano o siete zizzania, se state con Me o contro di Me, perché non potete servire a due padroni; perché o siete con Me, e allora cercate solo di imitare Me e fate le opere di Mio Padre del Cielo, oppure state contro di Me, e avete allora nelle vostre anime Satana come padre, e imitate le sue opere, opere tenebrose, opere malvagie e menzognere del principe di questo mondo.

In verità vi dico che non avrete contato il numero degli anni in cui il Figlio dell'Uomo terminò la Sua missione sulla terra, e che è uguale al numero di anni in giorni per voi, quando l'uomo malvagio cercherà di nascondersi e occultarsi alla Mia vista. Quel giornoarriva già, e saranno molti gli uomini che vorranno occultarsi, e molti desidererebbero morire davanti al Figlio di Dio, ma non riusciranno.

Pianto e dolore sarà quel giorno per la maggior parte di questa generazione malvagia. Nessuno potrà nascondersi alla Mia vista, e molti desidereranno la morte; però, sta scritto che rimarrà ferito l'uomo malvagio, come chi è ferito dalla puntura di uno scorpione, vorrà la morte e non morirà l'uomo; e scritto sta che quella puntura la riceveranno quelli che non vennero segnati sulla loro fronte con il sigillo di Dio; in questo giudizio non guariranno da questa ferita, se non dopo cinque mesi, e sarà quella l'ora per un prodigio nel cielo, il grande segno che apparirà nel cielo, la Donna vestita di Sole, il Grande Miracolo profetato.

Siate, allora, ben preparati come il cielo vi ha chiesto, con le vostre lampade piene di olio, che è la Luce nello spirito, e ugualmente preparati nelle vostre case, con le vostre famiglie, con la vostra coscienza nitida e purificata per l'incontro con il Giusto Giudice.

Questa illuminazione d'ogni anima porta purificazione per ciascun'anima, e porterà anche purificazione per questa terra, che l'uomo ha contaminato con i suoi numerosi peccati. Tutto cambierà, e il mondo, la natura, le acque dei mari e i fiumi, lo stesso universo cambierà, tutto entrerà in un mutamento e una purificazione.

Preparatevi avendo con voi quanto vi è necessario per alcuni giorni, giacché tutto rimarrà come danneggiato [afectado] e sarà un tempo di raccoglimento, di permanenza nelle vostre case, di aiuto reciproco gli uni gli altri, specialmente con i più bisognosi interiormente, perché molte anime rimarranno tanto turbate nello spirito, e avranno bisogno di aiuto spirituale e di evangelizzazione da parte di anime più preparate.

Lo Spirito Santo vi guiderà, singolarmente, nella suddetta preparazione per quel giorno e per gli avvenimenti futuri già segnalati dal cielo, e molto vicini.

Ogni anima avrà il suo posto, secondo la missione che le fu affidata, e i Miei angeli riuniranno in gruppi le famiglie e le persone che devono stare riunite secondo il piano Divino.

Ci saranno nei prossimi giorni due avvenimenti mondiali: uno segreto (occulto), e darà grande potere all'avversario, per il satanismo, il culto a satana con sacrifici umani, e una grande partecipazione della gerarchia massonica e satanica dentro del medesimo vaticano; questo fatto poi starà unito alla bestemmia e all'eresia del falso papa e falso profeta con Lutero. Questo prepara già l'arrivo dell'anticristo. Così saranno pronte per dominare il mondo la prima Bestia e la seconda Bestia.

Questi atti creeranno  un'ondata di malvagità nel mondo, attraverso di uomini dal cuore corrotto, che hanno consegnato già le loro anime al potere delle tenebre. Tre settimane di intensa preghiera vi chiedo a voi, anime Mie Fedeli, per contrastare tutta quella malvagità. Anime vittime e riparatrici del Mio Sacratissimo Cuore e dell'Immacolato Cuore di Maria.

Distinti segnali vi saranno dati dagli avvenimenti, e saprete voi nel vostro cuore per l'unione mistica d'anime,  voi   Mia  amata   alma escogida e Benedetto XVI, che lo Spirito Santo vi rivelerà l'arrivo dei suoi ultimi giorni per il Mio Vicario, concretando il patto e l'alleanza d'amore che, nei giorni passati, ho fatto Io nelle vostre anime, in una unione mistica. Come il Mio Vicario, Benedetto XVI, è stato tradito e lo hanno rifiutato (rinnegato) i suoi medesimi, così in quest'ora è successo anche per la vostra anima, vi hanno rinnegato ed è come la negazione di Pietro davanti al Figlio dell'Uomo; e pur avendoMi negato per tre volte Io gli diedi le chiavi  del Regno, perché la Mia Parola è Fedele e con la Mia Bocca Io ho detto: SIMONE IO TI DICO CHE TU SEI PIETRO E SOPRA DI TE IO EDIFICO LA MIA CHIESA. Questa fu Parola del Figlio dell'Uomo, e la Mia Parola è sempre Fedele e riceve pieno compimento per mezzo della Volontà di Colui che Mi ha mandato e sta' nei cieli.

Tutto quanto vi ho detto si compirà, perché la Mia Parola è autentica e vera, infatti tutto ciò che è in Me, non è Volontà Mia ma del Padre Mio, e Io son venuto solo per compiere la Volontà di Mio Padre.

Fate conoscere tutto quanto vi dico, giacché il tempo sta in un batter d'occhio e tutto si compirà.

Vi Benedico per il vostro amore e impegno.

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      Mio Dio, quanta bontà con noi, indegni peccatori, assistici costantemente per perseverare giacché le prove son sempre più grandi.


       In Te confidiamo e sotto la Luce e la guida dello Spirito Santo, L'ospite delle anime nostre per non abbandonare il buon cammino. Esser Luce in questa densa oscurità, poter seguire le tue orme, facendo giorno dopo giorno la Volontà del Padre Celestiale. Amen.


        VIENI SIGNORE GESU', 
    VIENI SIGNORE GESU', 
VIENI PRESTO CHE TI ASPETTIAMO!!!




martedì 1 novembre 2016

*EL DIA Y LA HORA PARA ESTA GENERACION YA LLEGA CON EL AVISO


EL DIA Y LA HORA PARA ESTA GENERACION
YA LLEGA CON EL AVISO


20-10-2016

Sierva tuya soy mi Señor, esclava de Tu Santa palabra que me hace libre y me conduce a servirte, a seguirte y a hacer Tu Santa Voluntad.
Aquí estoy para ser mensajera de Tu palabra que es vida. Amen.
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Mi Pensamiento Divino lo pongo al descubierto en las almas que Me aman y Me sirven con sinceridad, para que, por Mí y en Mí, seáis Luz para alumbrar esta densa oscuridad que está sobre la gran mayoría de las almas y de Mis siervos consagrados, ministros y administradores de los sagrados Misterios Divinos, que han quedado ocultos para los necios, para los soberbios, los orgullosos de este mundo, y entre ellos los grandes teólogos y filósofos de estos tiempos, pero revelado, el Misterio Divino, a vosotros, Mis almas humildes de corazón, dóciles y sencillos, que habéis despreciado la sabiduría del mundo, que es engañosa, para recibir, en vosotros, siervos dóciles, la Verdadera sabiduría, la que viene de lo Alto.

El encuentro Conmigo, el Gran Aviso, tan esperado por tan pocas almas y muy anhelado tan sólo por unos cuantos, que han lavado ya sus vestiduras con el sincero arrepentimiento de vuestras culpas y pecados pasados;  vosotros estáis listos para el encuentro de todo un Dios misericordioso y justo Juez, para con cada uno de vosotros, Mis creaturas; encuentro que será de gran gozo y alivio para las almas que Me aguardan y han obedecido a Mi Ley, y a la vez día y encuentro tan temeroso , terrible y lleno de dolor para la gran mayoría de los hombres de esta generación de dura cerviz y corazón de piedra, generación perversa y malvada por haberse apartado de Mí, su Dios y Señor, día terrible para vosotras, almas incrédulas, soberbias y orgullosas, hipócritas como los fariseos de aquellos tiempos.

En verdad os digo que esta generación no alcanzará a contar tres veces con vuestras manos el número de días en que he de venir con cada uno de vosotros, a traeros Luz y el conocimiento de vuestras almas, a fin de que hagáis verdadera penitencia y os decidáis ya si sois trigo o sois cizaña, si estáis Conmigo o estáis contra Mí, porque no podéis servir a dos amos; porque o estáis conmigo, y sólo buscáis imitarme a Mí y hacer las obras de Mi Padre del Cielo, o estáis contra Mí, y tenéis en vuestras almas a Satanás como padre, e imitáis sus obras, obras de las tinieblas, las obras malvadas y mentirosas del príncipe de este mundo.

En verdad os digo que no habréis contado el número de años en que el Hijo del Hombre llevó a cabo su misión en la tierra, y que es igual al número de años en días para vosotros, cuando el hombre malvado buscará esconderse y ocultarse de Mi vista. Ese día ya llega, y serán muchos los hombres que querrán ocultarse, y muchos desearán morir ante el Hijo de Dios, mas no lo conseguirán.

Llanto y dolor será ese día para la gran mayoría de esta generación malvada. Nadie podrá ocultarse de Mi vista, y muchos desearán la muerte; pero, escrito está que quedará herido el hombre malvado, como quien es herido por picadura de un escorpión, deseará la muerte y no morirá el hombre; y escrito está que esa picadura la recibirán los que no fueron sellados en sus frentes con el sello de Dios; en este juicio no sanarán de esa herida, sino a los cinco meses, y será esa hora por un prodigio en el cielo, la gran señal que aparecerá en el cielo, la Mujer vestida de Sol, el Gran Milagro profetizado.

Estad, pues, bien preparados como el cielo os lo ha pedido, con vuestras lámparas llenas de aceite, que es la Luz en el espíritu, y a la vez preparados dentro de vuestros hogares, con vuestras familias, con vuestra conciencia limpia y purificada para el encuentro con el Justo Juez.

Esta Iluminación de cada alma trae purificación para cada alma, también traerá purificación para esta tierra, que ha contaminado el hombre con sus numerosos pecados. Todo cambiará, y el mundo, la naturaleza, las aguas de los mares y los ríos, el mismo universo cambiará, todo entrará en un cambio y purificación.

Preparaos con lo que os es necesario por unos días, ya que todo quedará afectado y será un tiempo de recogimiento, de permanecer en vuestras casas, de mutua ayuda de unos para con los otros, para con los más necesitados interiormente, ya que muchas almas quedarán afectadas en el espíritu, y necesitarán ayuda espiritual y evangelización de las almas más preparadas.

El Espíritu Santo os guía, a cada alma, en dicha preparación para este día y los acontecimientos venideros ya señalados por el cielo, y muy próximos.

Cada alma tendrá su lugar, según la misión que se le ha sido confiada, y Mis ángeles reunirán en grupos a las familias y a las personas que deban estar reunidas según el plan Divino.

Se darán en días próximos dos acontecimientos mundiales: uno oculto, y dará gran poder al adversario, por el satanismo, el culto a satanás con sacrificios humanos, y una gran participación de la jerarquía masónica y satánica dentro del mismo vaticano; este hecho estará unido a la blasfemia y herejía del falso papa y falso profeta con Lutero. Esto prepara ya la llegada del anticristo. Así estarán listas para dominar el mundo la primera Bestia y la segunda Bestia.

Estos actos crearán una ola de maldad en el mundo, a través de los hombres de corrompido corazón, que han entregado ya sus almas al poder de las tinieblas. Tres semanas de intensa oración os pido a vosotros, Mis almas Fieles, para contrarrestar con toda esa maldad. Almas víctimas y reparadoras de Mi Sacratísimo Corazón y del Inmaculado Corazón de María.

Las distintas señales os irán marcando los acontecimientos, sabréis vos en vuestro corazón por la unión mística de almas, vos Mi amada alma escogida y Benedicto XVI, que el Espíritu Santo os revelará la llegada de sus últimas días para Mi Vicario, concretando el pacto y alianza de amor que, en días pasados, he hecho Yo en vuestras almas, en una unión mística. Al igual que mi Vicario, Benedicto XVI, ha sido traicionado y lo han negado los mismos suyos, así en esta hora ha sido también para vuestra alma, os han negado y es como la negación de Pedro ante el Hijo del Hombre; y aunque habiéndome negado por tres veces Yo le di las llaves del Reino, pues Mi Palabra es Fiel y de Mi Boca Yo he dicho: SIMÓN YO TE DIGO QUE TÚ ERES PEDRO Y SOBRE TÍ EDIFICO YO MI IGLESIA. Esta fue Palabra del Hijo del Hombre, y Mi Palabra es siempre Fiel y tiene todo cumplimiento por la Voluntad del que Me envío y está en los cielos.

Todo cuanto os he dicho se cumplirá, pues Mi Palabra es auténtica y verdadera, porque todo cuanto hay en Mí, no es Voluntad Mia sino de Mi
Padre, y Yo sólo vine para cumplir la Voluntad de Mi Padre.

Dad a conocer todo cuanto os digo, pues el tiempo está en un abrir y cerrar de ojos y todo se cumplirá.

Os Bendigo por vuestro amor y entrega.


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Dios mío, cuanta bondad para con nosotros, indignos pecadores, asístenos constantemente para perseverar porque las pruebas cada vez son mayores.
En Ti confiamos y bajo la Luz y guía del Espíritu Santo, El huésped de nuestras almas para no desviarnos del camino. Ser Luz en esta densa obscuridad, poder seguir tus huellas, haciendo día a día la Voluntad del Padre Celestial. Amen.

VEN SEÑOR JESUS, VEN SEÑOR JESUS, VEN PRONTO QUE TE ESPERAMOS!!!

+ PER LA TRADUZIONE IN ITALIANO VEDA QUI


AVE MARIA PURISSIMA!