lunedì 5 dicembre 2016

Oh, il bacio di mia Madre! Chi resiste a quel bacio?


  • E’ Maria che prende la mano di Gesù (nella visione dei Magi), che non sa ancora benedire e la guida nel gesto santo.
    E’ sempre Maria che prende la mano di Gesù e la guida. Anche ora. Ora Gesù sa benedire, ma delle volte la sua mano trafitta cade stanca e sfiduciata perché sa che è inutile benedire. Voi distruggete la mia benedizione. Cade come sdegnata perché voi mi maledite e allora è Maria che leva lo sdegno a questa mano, col baciarla. Oh, il bacio di mia Madre! Chi resiste a quel bacio? E poi prende con le sue dita sottili, ma così amorosamente imperiose, il mio polso e mi forza a benedire. Non posso respingere mia Madre, ma bisogna andare da Lei per farla Avvocata vostra.Essa è la mia Regina, prima d’essere la vostra ed il suo amore per voi ha indulgenze che neppure il mio conosce. Ed essa, anche senza parole ma con le perle del suo pianto e col ricordo della mia Croce, il cui segno mi fa tracciare nell’aria, perora la vostra causa e mi ammonisce: “Sei il Salvatore, salva”. 34.17
  • Maria fu e rimase vergine e l’anima sola fu sposata a Giuseppe, come lo spirito suo fu congiunto unicamente allo Spirito di Dio e per opera di Lui concepì l’Unico suo portato: Io, Gesù Cristo, Unigenito di Dio e di Maria. 35.10
AVE MARIA PURISSIMA!

domenica 4 dicembre 2016

"La Messa antica non è un' "eccezione"

Card. Burke: "La Messa antica non è un' "eccezione": lo dice il Summorum Pontificum"

Con Trump gli americani hanno voluto un cambio. Lo trovo più vicino ai valori cattolici che la Clinton. Rito romano antico? Non è una eccezione.” Lo dice in questa intervista il cardinale americano Raymond Leo Burke.
Eminenza, recentemente lei ha sostenuto che non è giusto aver paura di Trump, perchè?
” Occorre capire, ma ci vorrà del tempo, che cosa davvero ha significato questa elezione. La mia idea è che gli americani hanno voluto un cambio, sia nella politica, che nella economia e che questa sia la chiave di volta per interpretare il voto”.

Perché in economia?
” Trump ha saputo  intercettare il disagio di tanti cittadini in difficoltà, impoveriti e senza voce, anche trascurati. Questo ceto ha sentito lontana la Clinton, forse legata  ai ceti finanziari. Penso che Trump avrà cura per i meno fortunati e ho  fiducia. Poi dovremo giudicarlo per quello che effettivamente farà. I toni forti della campagna elettorale devono essere scremati e vi è sempre differenza tra quello che si dice prima della elezione e  il dopo”.

UNA LETTERA CHE DEVE FAR RIFLETTERE PROPRIO TUTTI


Lettera di un nostro fratello in Gesù e Maria, aderente al Movimento d'Amore San Juan Diego come voi.

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Cara Conchiglia,
Ti scrivo perché sono in una condizione disperata e vorrei chiederti un
consiglio. E’ difficile scrivere quello che sto passando ma ci proverò cercando di
essere sintetico ed il più chiaro possibile.

Premetto che ti seguo da circa 6 anni e che ho fatto tesoro di tutto quello
che hai pubblicato, tranne ovviamente quelle parti che non hai potuto
rendere note e, che leggendoti sin dalla prima volta, le parole che
scrivevi da parte della Santissima Trinità e di Maria Santissima sono per
me veramente una fonte di acqua fresca e pura che disseta l’anima.

Ecco, appunto, ACQUA FRESCA E PURA.

Io, come ti scrissi circa un paio di anni fa, sono un perito chimico che ha
dedicato la vita alla depurazione dell’acqua con sistemi che, per le lobby
attuali, sono non convenzionali, “rivoluzionari”, economici e sostenibili
senza usare prodotti chimici ed altre “cose” che sono solo ingannevoli e
che sono accettate solo perché TUTTI gli organi di controllo (ARPAM, ASUR,
ecc..) forniscono analisi falsificate alle varie amministrazioni con la
complicità della massoneria e con diffusa corruzione ( dopo 30 anni nel
settore so bene quel che dico !).

Il riferimento della mia vita, pur con alti e bassi, è sempre stato Gesù ed
ho sempre cercato di applicare il Suo insegnamento in ogni luogo dove ero,
quindi anche nel lavoro.

Senza rendermene conto mi sono trovato coinvolto in situazioni più grandi
di me dal punto di vista “politico” ; mi spiego meglio, essendo io uno
studioso “puro”, per le cose o funzionano o non funzionano e non sono stato incline a compromessi.

Solo molto più tardi ho compreso che in questo ambiente non devi fare cose
che funzionano. A titolo di cronaca il mio sistema di depurazione aveva fatto il giro di
mezza Europa e suscitato l’interesse anche di paesi extra europei.

Vorrei aprire una parentesi sull’affermazione “ il mio sistema di
depurazione” : ho sempre creduto che il sistema che avevo ideato non fosse
farina del mio sacco, ma della Grazia che Dio ha voluto concedermi nel
capire certi funzionamenti che la natura fa da quando è stata creata.

Per farla breve questa mia intransigenza verso il compromesso mi ha creato
tutti i guai della mia vita :

   -

   ho avuto sabotaggi su impianti già installati
   -

   attentati durante i test di depurazione, l’ultimo dei quali nel novembre
   del 2010 a Barcellona con l’incendio dell’impianto pilota
   -

   sabotaggi nei conti correnti che avevo
   -

   truffe ordite da massoneria, banche e politica per farmi realizzare
   impianti presso aziende compiacenti per poi contestarli e non pagarli
   -

   e molto altro ancora


cosicchè nel 2003 ho scelto di portare i libri contabili in tribunale e
dichiarare il fallimento della mia piccola società nonostante avessi circa
300.000 euro di credito verso clienti e non di debito.

Morale, ho perso la casa andata all’asta, sono stato lasciato da mia moglie
(ora è in corso la nullità del matrimonio ) e i miei figli, oggi maggiorenni, 
vivono un rapporto a mio avviso non equilibrato con me perché
ritengo siano spinti ad giudizio negativo.

In tutto questa situazione non ho mai smesso di pregare affidandomi
costantemente a Dio Padre Onnipotente ed a Maria Santissima ; ho dedicato
due pellegrinaggi Macerata-Loreto, ho cercato di recuperare il matrimonio
frequentando per 7 anni un gruppo di “Incontri Matrimoniali” seguito
dall’allora parroco di Urbania Don P. P., ho pregato Dio per
avere una risposta sarei stato pronto a mollare tutto a cercare altre
soluzioni lavorative, ho cercato aiuto, anche ultimamente, nei sacerdoti ed
esorcisti.

Perchè esorcisti : ho sentito il male intorno a me, tantissimo male ma non
sono stato creduto.

Nel 2011 in qualche modo sono riuscito a contattare telefonicamente il
prof. Rabito di Jesi, oggi passato a miglior vita, carismatico riconosciuto
dalla Chiesa Cattolica.

Ebbene appena sono riuscito a prendere la linea, gli solo detto come mi
chiamavo e da chi avevo avuto il suo numero di telefono che mi bloccò
subito e mi disse : “ tu hai avuto dei fortissimi malefici ed uno a morte
il giorno del tuo matrimonio, fai attenzione che questi malefici sono molto
potenti”.

Non mi ha detto altro e non sono più riuscito a contattarlo.

Inutile dirti che oltre ad aver aumentato le mie preghiere sono andato alla
ricerca di un esorcista.

Qui vengo al punto : riscontro una decadenza totale nei sacerdoti, frati e
qualche esorcista che non fanno altro che esaltare Bergoglio e se stessi,
tutti i sacerdoti che ho contattato per avere un colloquio sembrano essere
“superstar” non sono mai disponibili, hanno “sempre da fare” , ho
consultato negli ultimi 3 anni 3 esorcisti, l’ultimo dei quali alla
Cattedrale di San V. a S., tale don F. C.

L’esperienza è stata allucinante : mi ha ricevuto mangiando crakers vicino
alla mia faccia e bevendo thè freddo, nel suo studio non c’era un messale
ne tantomeno il Rituale degli Esorcismi ne Preghiere di Liberazione; tutto
incentrato sulla sua figura e di come fosse forte e risolutore con satana,
ero seduto ed ha cominciato e dirmi che io non pregavo, che non andavo a
Messa che dovevo smetterla di fare una vita dissoluta e che le cose che mi
capitano sono solo colpa mia e che non c’è nessun intervento malefico ma
devo rivolgermi ad un bravo psicoterapista.

Gli ho semplicemente risposto che faccio parte di un gruppo preghiera, che
ogni vemerdì ci ritroviamo per recitare il Rosario, che non sono posseduto
e che non vivo in modo dissoluto.

A quel punto don F. è diventato rosso in viso ed io l’ho salutato e
me ne sono amdato.

Dopo questo fatto prego per tutti i sacerdoti perché anche loro, a parte
chi ha scelto di seguire satana, sono raggirati dal maligno e confusi sul
vero messaggio di Nostro Signore.

Quello che sento è l’enorme male che c’è intorno a me, come se vivessi
circondato da un vortice di negatività che non mi prende personalmente ma
attacca tutto ciò che ho intorno, affetti, lavoro, relazioni umane.

Ti ringrazio per la pazienza che hai avuto di leggere questo scritto, non
so se sono stato sufficientemente esaustivo anche perché la sofferenza che
provo è enorme. Dio e la Madonna ti benedicano.

***

Fine della lettera di questo nostro fratello, 
che è socio sostenitore del Movimento d'Amore San Juan Diego come voi.


AMDG et BVM

Predicazione di Giovanni Battista

XXXXV. Predicazione di Giovanni Battista e Battesimo di Gesù. La manifestazione divina.

Vedo una pianura spopolata di paesi e di vegetazione. Non ci sono campi coltivati, e ben poche e rare sono le piante riunite qua e là a ciuffi, come vegetali famiglie, dove il suolo è nelle profondità meno arso che non sia in genere. Faccia conto che questo terreno arsiccio e incolto sia alla mia destra, avendo io il nord alle spalle, e si prolunghi verso quello che è a sud rispetto a me.
A sinistra invece vedo un fiume di sponde molto basse, che scorre lentamente esso pure da nord a sud. Dal moto lentissimo dell'acqua comprendo che non vi devono essere dislivelli nel suo letto e che questo fiume scorre in una pianura talmente piatta da costituire una depressione. Vi è un moto appena sufficiente a ciò l'acqua non stagni in palude. (L'acqua è poco fonda, tanto che si vede il fondale. Giudico non più di un metro, al massimo un metro e mezzo. Largo come è l'Arno verso S. Miniato-Empoli: direi un venti metri. Ma io non ho occhio esatto nel calcolare). Pure è d'un azzurro lievemente verde verso le sponde, dove per l'umidore del suolo è una fascia di verde folta e rallegrante l'occhio, che rimane stanco dallo squallore pietroso e arenoso di quanto gli si stende avanti.
Quella voce intima, che le ho spiegato di udire e che mi indica ciò che devo notare e sapere, mi avverte che io vedo la valle del Giordano. La chiamo valle, perché si dice così per indicare, il posto dove scorre un fiume, ma qui è improprio il chiamarla così, perché una valle presuppone dei monti, ed io qui di monti non ne vedo vicini. Ma insomma sono presso il Giordano, e lo spazio desolato che osservo alla mia destra è il deserto di Giuda. Se dire deserto per dire luogo dove non sono case e lavori dell'uomo è giusto, non lo è secondo il concetto che noi abbiamo del deserto. Qui non le arene ondulate del deserto come lo concepiamo noi, ma solo terra nuda, sparsa di pietre e detriti, come sono i terreni alluvionali dopo una piena. In lontananza, delle colline.
Pure, presso il Giordano, vi è una grande pace, un che di speciale, di superiore al comune, come è quello che si nota sulle sponde del Trasimeno. È un luogo che pare ricordarsi di voli d'angeli e di voci celesti. Non so dire bene ciò che provo. Ma mi sento in un posto che parla allo spirito.

Mentre osservo queste cose, vedo che la scena si popola di gente lungo la riva destra (rispetto a me) del Giordano. Vi sono molti uomini vestiti in maniere diverse. Alcuni paiono popolani, altri dei ricchi, non mancano alcuni che paiono farisei per la veste ornata di frange e galloni.

In mezzo ad essi, in piedi su un masso, un uomo che, per quanto è la prima volta che lo vedo, riconosco subito per il Battista. 

Parla alla folla, e le assicuro che non è una predica dolce. Gesù ha chiamato Giacomo e Giovanni «i figli del tuono» (Marco 3, 17; Vol 5 Cap 330; Vol 9 Cap 575). 
Ma allora come chiamare questo veemente oratore? Giovanni Battista merita il nome di fulmine, valanga, terremoto, tanto è impetuoso e severo nel suo parlare e nel suo gestire.

Parla annunciando il Messia ed esortando a preparare i cuori alla sua venuta estirpando da essi gli ingombri e raddrizzando i pensieri. Ma è un parlare vorticoso e rude. Il Precursore non ha la mano leggera di Gesù sulle piaghe dei cuori. È un medico che denuda e fruga e taglia senza pietà.

Mentre lo ascolto - e non ripeto le parole perché sono quelle riportate dagli evangelisti (Matteo 3, 1-12; Marco 1, 1-8; Luca 3, 3-18; Giovanni 1, 19-34), ma amplificate in irruenza - vedo avanzarsi lungo una stradicciuola, che è ai bordi della linea erbosa e ombrosa che costeggia il Giordano, il mio Gesù. Questa rustica via, più sentiero che via, sembra disegnato dalle carovane e dalle persone che per anni e secoli l'hanno percorso per giungere ad un punto dove, essendo il fondale del fiume più alto, è facile il guado. Il sentiero continua dall'altro lato del fiume e si perde fra il verde dell'altra sponda.

Gesù è solo. Cammina lentamente, venendo avanti, alle spalle di Giovanni. Si avvicina senza rumore e ascolta intanto la voce tuonante del Penitente del deserto, come se anche Gesù fosse uno dei tanti che venivano a Giovanni per farsi battezzare e per prepararsi ad esser mondi per la venuta del Messia. Nulla distingue Gesù dagli altri. Sembra un popolano nella veste, un signore nel tratto e nella bellezza, ma nessun segno divino lo distingue dalla folla.
Però si direbbe che Giovanni senta una emanazione di spiritualità speciale. Si volge e individua subito la fonte di quell'emanazione. Scende con impeto dal masso che gli faceva da pulpito e va sveltamente verso Gesù, che si è fermato qualche metro lontano dal gruppo appoggiandosi al fusto di un albero.
Gesù e Giovanni si fissano un momento. Gesù col suo sguardo azzurro tanto dolce. Giovanni col suo occhio severo, nerissimo, pieno di lampi. I due, visti vicino, sono l'antitesi l'uno dell'altro. Alti tutti e due - è l'unica somiglianza - sono diversissimi per tutto il resto. Gesù biondo e dai lunghi capelli ravviati, dal volto d'un bianco avoriato, dagli occhi azzurri, dall'abito semplice ma maestoso. Giovanni irsuto, nero di capelli che ricadono lisci sulle spalle, lisci e disuguali in lunghezza, nero nella barba rada che gli copre quasi tutto il volto non impedendo col suo velo di permettere di notare le guance scavate dal digiuno, nero negli occhi febbrili, scuro nella pelle abbronzata dal sole e dalle intemperie e per la folta peluria che lo copre, seminudo nella sua veste di pelo di cammello, tenuta alla vita da una cinghia di pelle e che gli copre il torso scendendo appena sotto i fianchi magri e lasciando scoperte le coste a destra, le coste sulle quali è, unico strato di tessuti, la pelle conciata dall'aria. Sembrano un selvaggio e un angelo visti vicini.

Giovanni, dopo averlo scrutato col suo occhio penetrante, esclama: «Ecco l'Agnello di Dio. Come è che a me viene il mio Signore?».

Gesù risponde placido: «Per compiere il rito di penitenza».
«Mai, mio Signore. Io sono che devo venire a Te per essere santificato, e Tu vieni a me?».
E Gesù, mettendogli una mano sul capo, perché Giovanni s'era curvato davanti a Gesù, risponde: «Lascia che si faccia come voglio, perché si compia ogni giustizia e il tuo rito divenga inizio ad un più alto mistero e sia annunciato agli uomini che la Vittima è nel mondo».
Giovanni lo guarda con occhio che una lacrima fa dolce e lo precede verso la riva, dove Gesù si leva il manto e la tunica, rimanendo con una specie di corti calzoncini, per poi scendere nell'acqua dove è già Giovanni, che lo battezza versandogli sul capo l'acqua del fiume, presa con una specie di tazza, che il Battista tiene sospesa alla cintola e che mi pare una conchiglia o una mezza zucca essiccata e svuotata.

Gesù è proprio l'Agnello. Agnello nel candore della carne, nella modestia del tratto, nella mitezza dello sguardo.
Mentre Gesù risale la riva e, dopo essersi vestito, si raccoglie in preghiera, Giovanni lo addita alle turbe, testimoniando d'averlo conosciuto per il segno che lo Spirito di Dio gli aveva indicato quale indicazione infallibile del Redentore. 
Ma io sono polarizzata nel guardare Gesù che prega, e non mi resta presente che questa figura di luce contro il verde della sponda.

Dice Gesù:
«Giovanni non aveva bisogno del segno per se stesso. Il suo spirito, presantificato sin dal ventre di sua madre, era possessore di quella vista di intelligenza soprannaturale che sarebbe stata di tutti gli uomini senza la colpa di Adamo.
Se l'uomo fosse rimasto in grazia, in innocenza, in fedeltà col suo Creatore, avrebbe visto Dio attraverso le apparenze esterne. Nella Genesi è detto che il Signore Iddio parlava familiarmente con l'uomo innocente e che l'uomo non tramortiva a quella voce, non si ingannava nel discernerla. Così era la sorte dell'uomo: vedere e capire Iddio proprio come un figlio fa col genitore. Poi è venuta la colpa, e l'uomo non ha più osato guardare Dio, non ha più saputo vedere e comprendere Iddio. E sempre meno lo sa.
Ma Giovanni, il mio cugino Giovanni, era stato mondato dalla colpa quando la Piena di Grazia s'era curvata amorosa ad abbracciare la già sterile ed allora feconda Elisabetta. Il fanciullino nel suo seno era balzato di giubilo, sentendo cadere la scaglia della colpa dalla sua anima come crosta che cade da una piaga che guarisce. Lo Spirito Santo, che aveva fatto di Maria la Madre del Salvatore, iniziò la sua opera di salvazione, attraverso Maria, vivo Ciborio della Salvezza incarnata, su questo nascituro, destinato ad esser a Me unito non tanto per il sangue quanto per la missione, che fece di noi come le labbra che formano la parola. Giovanni le labbra, Io la Parola. Egli il Precursore nell'Evangelo e nella sorte di martirio. Io, Colui che perfeziona della mia divina perfezione l'Evangelo iniziato da Giovanni ed il martirio per la difesa della Legge di Dio.

Giovanni non aveva bisogno di nessun segno. Ma alla ottusità degli altri il segno era necessario. Su cosa avrebbe fondato Giovanni la sua asserzione, se non su una prova innegabile che gli occhi dei tardi e le orecchie dei pesanti avessero percepita?

Io pure non avevo bisogno di battesimo. Ma la sapienza del Signore aveva giudicato esser quello l'attimo e il modo dell'incontro. E, traendo Giovanni dal suo speco nel deserto e Me dalla mia casa, ci unì in quell'ora per aprire su Me i Cieli e farne scendere Se stesso, Colomba divina, su Colui che avrebbe battezzato gli uomini con tal Colomba, e farne scendere l'annuncio, ancor più potente di quello angelico perché del Padre mio: "Ecco il mio Figlio diletto col quale mi sono compiaciuto". Perché gli uomini non avessero scuse o dubbi nel seguirmi e nel non seguirmi.

Le manifestazioni del Cristo sono state molte. La prima, dopo la Nascita, fu quella dei Magi, la seconda nel Tempio, la terza sulle rive del Giordano. Poi vennero le infinite altre che ti farò conoscere, poiché i miei miracoli sono manifestazioni della mia natura divina, sino alle ultime della Risurrezione e Ascensione al Cielo.

La mia patria fu piena delle mie manifestazioni. Come seme gettato ai quattro punti cardinali, esse avvennero
in ogni strato e luogo della vita: ai pastori, ai potenti, ai dotti, agli increduli, ai peccatori, ai sacerdoti, ai dominatori, ai bambini, ai soldati, agli ebrei, ai gentili. Anche ora esse si ripetono.
Ma, come allora, il mondo non le accoglie. Anzi non accoglie le attuali e dimentica le passate. Ebbene, Io non desisto. Io mi ripeto per salvarvi, per portarvi alla fede in Me.
Sai, Maria, quello che fai? Quello che faccio, anzi, nel mostrarti il Vangelo? Un tentativo più forte di portare gli uomini a Me. Tu lo hai desiderato con preghiere ardenti. Non mi limito più alla parola. Li stanca e li stacca. È una colpa, ma è così. Ricorro alla visione, e del mio Vangelo, e la spiego per renderla più chiara e attraente.
A te do il conforto del vedere. A tutti do il modo di desiderare di conoscermi.
E, se ancora non servirà e come crudeli bambini getteranno il dono senza capirne il valore, a te resterà il mio dono e ad essi il mio sdegno. Potrò una volta ancora fare l'antico rimprovero: (Vol 4 Cap 266) "Abbiamo sonato e non avete ballato; abbiamo intonato lamenti e non avete pianto ".
Ma non importa. Lasciamo che essi, gli inconvertibili, accumulino sul loro capo i carboni ardenti, e volgiamoci alle pecorelle che cercano di conoscere il Pastore. Io son Quello, e tu sei la verga che le conduci a Me».

Come vede, mi sono affrettata a mettere quei particolari che, per la loro piccolezza, mi erano sfuggiti e che lei ha desiderato di avere.

Dottore come nessun’altro ...


  • La Mamma mia. Dottore come nessun’altro in Israele, questa dolce Madre mia. Sede della Sapienza, della vera Sapienza, ci istruì per il mondo e per il Cielo. Dico: “ci istruì” perché fui suo scolaro non diversamente dai cugini. E il “sigillo” fu mantenuto sul segreto di Dio, contro l’indagare di Satana, mantenuto sotto l’apparenza di una vita comune. 38.9
  • Ella s'è data a Dio sin da quelle prime luci della sua alba nel mondo. E più ancora s'è data quando mi ebbe, per essere dove Io sono, sulla via della missione che mi viene da Dio. Tutti mi lasceranno in un’ora; magari per pochi minuti, ma la viltà sarà padrona di tutti e penserete che fosse meglio, per la vostra sicurezza, non avermi mai conosciuto, ma Lei, che ha compreso e che sa, Lei sarà sempre meco. E voi tornerete a essere miei per Essa. Con la forza della sua sicura, amorosa fede, Ella vi aspirerà in sé e perciò riaspirerà in Me, perché Io sono nella Madre ed Ella è in Me e noi in Dio. 51.4
  • E ’ Lei l’Iniziatrice della mia attività di miracolo e la prima Benefattrice dell’umanità.(…) Il mio primo miracolo è avvenuto per Maria. Il primo. Simbolo che Maria è la chiave del miracolo. Io non ricuso nulla alla Madre mia e per la sua preghiera anticipo anche il tempo della grazia.  Io conosco mia Madre, la seconda in bontà dopo Dio. So che farvi grazia è farla felice, poiché è la Tutta Amore. 52.9

AVE MARIA PURISSIMA!