giovedì 15 agosto 2013

LA MADRE IMMACOLATA DI DIO, MARIA SEMPRE VERGINE, DOPO AVER COMPIUTO IL CORSO DELLA SUA VITA TERRENA, E' STATA ASSUNTA ALLA GLORIA CELESTE IN ANIMA E CORPO.







L'ASSUNZIONE DELLA VERGINE
di Charles Journet

(Titolo dell’edizione originale: LA DEFINITION SOLENNELLE DE L'ASSOMPTION DE LA VIERGE, Editions de l’Oeuvre St-Augustin, St-Maurice. Traduzione di Anna Conso, Libreria editrice fiorentina, 1953)

LA SFERA E LA CROCE La Terra è destinata alla vita, la vita all'uomo, l'uomo alla grazia del paradiso terrestre; e quando egli cade nel peccato è Dio che, per rialzarlo, viene a morire su una Croce piantata sulla Terra. Charles Journet

NIHIL OBSTAT QUOMINUS IMPRIMATUR
FLORENTIAE, che 28-9-1953
SAC. HENRICUS BARTOLETTI, Cens. Eccl
.
Prot.1587/53
IMPRIMATUR
FLORENTIAE, che 28-11-1953
Can. Marius Tirapani, Vic. Gen.
* * *
INDICE
PARTE I
Il fondamento scritturistico ultimo
Il fondamento scritturistico prossimo
Bisogna scegliere pro o contro la santità della vergine, e, di conseguenza, pro o contro la sua assunzione
La fede iniziale della chiesa nel mistero della vergine
Le ricchezze della rivelazione iniziale devono esplicitarsi nel corso dei tempi
Newman e la definizione dell'immacolata concezione
La fede dei cattolici nell'assunzione della vergine “prima” della definizione solenne e “dopo” la definizione solenne
La legge di conresurrezione nel cristo si realizza personalmente nella vergine e collettivamente nella chiesa
L'immagine dell'ascensione alla Trinità-San-Sergio vicino a Mosca
Addormentamento, resurrezione, assunzione della Vergine
L'Assunzione è inclusa nel deposito rivelato iniziale in maniera reale ma implicita, cioè preconcettuale e nformulata
Le figurazioni iconografiche dell'Assunzione della Vergine
L'Assunzione corporale della Vergine nella Chiesa orientale
Qual è la ragione profonda della definizione dell'Assunzione
Il pensiero di san Grignion de Montfort
La tragedia dell'unità soprannaturale della Chiesa
L'avvenire della fede
PARTE II
La Bolla ricorda che l'Assunzione, conosciuta almeno implicitamente fin dal principio, è divenuta esplicita nel corso del tempo, e più particolarmente in quest'ultimo secolo
L'Assunzione della Vergine è un corollario della sua immacolata Concezione
L'inchiesta di Pio XII
Valore del consenso unanime del magistero ordinario, anteriormente alla definizione solenne dell'Assunzione
La condizione dei corpi glorificati del Cristo e della Vergine sfugge a qualsiasi ricerca scientifica
La Vergine, come il Figlio suo, ha potuto conoscere la morte ma non la corruzione della tomba
L'opportunità della definizione
La definizione dogmatica
Conclusione
PARTE I
IL FONDAMENTO SCRITTURISTICO ULTIMO

Io vi ho insegnato in primo luogo quello che io pure imparai, che il Cristo è risuscitato il terzo giorno... Ma se si predica che il Cristo è risuscitato da morte, come mai alcuni tra voi dicono che non vi è resurrezione dei morti? Se non vi è resurrezione dei morti, neppure il Cristo è resuscitato. E se il Cristo non è resuscitato, è vana la nostra predicazione, vana ancora la vostra fede” (I Cor., XV, 1-14).
A questi cristiani di Corinto, che credevano senza dubbio con i filosofi greci alla sopravvivenza dell'anima spirituale, ma che dubitavano della resurrezione dei corpi, san Paolo risponde facendo arditamente poggiare tutta la verità del cristianesimo sul dogma della resurrezione corporale dei morti: se i morti non resuscitano, il Cristo non è resuscitato, e tutto il cristianesimo è una menzogna.

Il Cristo è resuscitato da morte come “primizia dei dormienti”, vale a dire per trarre dietro di sé al di là della morte, nella gloria della resurrezione, tutti quelli che quaggiù saranno stati uniti a Lui mediante il vincolo dell'amore. Questo è il secondo insegnamento di san Paolo (20 e segg.).

Però, se per il Cristo e per i cristiani vale una medesima legge, c'è differenza quanto al momento della sua attuazione. Il Cristo, che è senza peccato, e sul quale la morte non ha alcun diritto, risuscita dopo tre giorni nel quadro e nel ritmo di una vita umana personale. Gli altri cristiani, toccati dal peccato di Adamo, la cui fatale conseguenza è la morte, risusciteranno solo più tardi, alla fine del mondo, non prima che giunga l'ora della piena vittoria della grazia del secondo Adamo sul peccato del primo Adamo: “E come in Adamo tutti muoiono, così pure nel Cristo tutti saranno vivificati. Ciascuno però nel suo ordine. Il Cristo come primizia. Poi quelli che sono del Cristo, alla sua venuta... Poiché bisogna che questo corpo corruttibile rivesta l'incorruttibilità, e che questo corpo mortale rivesta l'immortalità. Quando questo corpo corruttibile si sarà rivestito dell'incorruttibilità, e questo corpo mortale si sarà rivestito dell'immortalità, allora si adempirà la parola che fu scritta: La morte è stata divorata dalla vittoria. Dov'è, o morte, la tua vittoria? Dov'è, o morte, il tuo pungiglione?” (22-23; 53-55).

Ecco il fondamento scritturistico ultimo del dogma dell'Assunzione corporale della Vergine. Possiamo passare ora al suo fondamento scritturistico prossimo.

IL FONDAMENTO SCRITTURISTICO PROSSIMO

Ecco tutta la questione: la Vergine risusciterà poco dopo la sua morte, come il Cristo? Oppure risusciterà soltanto alla fine del mondo, come la comunità dei cristiani?
Dio risuscita il Cristo dopo tre giorni, nel tempo d'una vita umana personale: poiché Egli è senza peccato, la morte non ha diritti sopra di Lui, e “non è possibile che Egli ne' sia ritenuto” (Atti, II, 24).
Dio non risuscita l'umanità se non alla fine del mondo. Comprendiamo perché. Nell'umanità la morte è una conseguenza del peccato d'origine, che regna da Adamo sino alla fine del mondo. Quando Dio vorrà vincere definitivamente il peccato originale, dovrà fare simultaneamente due cose: 1) fermare il corso della generazione, attraverso la quale questo peccato si propaga: e sarà la fine del mondo; 2) risuscitare tutti coloro che questo peccato avrà condannato alla morte: “Allora si adempirà la parola che sta scritta: la morte è stata divorata dalla vittoria. Dov'è, o morte, la tua vittoria? Dov'è, o morte, il tuo pungiglione?”.
Così Dio risuscita subito il Cristo, che è senza peccato. E non risuscita che alla fine del mondo l'umanità corrotta dal peccato. Quando Iddio risuscita la Vergine?
Se ella è senza peccato, la legge è di risuscitarla subito: ecco tutto il dogma dell'Assunzione corporale della Vergine. Se è toccata dal peccato, la legge è di risuscitarla solo alla fine del mondo.

BISOGNA SCEGLIERE PRO O CONTRO LA SANTITÀ DELLA VERGINE, E, DI CONSEGUENZA, PRO O CONTRO LA SUA ASSUNZIONE
Che cosa sceglierai, o cristiano che leggi e credi nella Scrittura? Poiché ora bisogna scegliere. Non puoi astenerti dalla decisione. Sei impegnato.
Dirai che la Vergine è senza peccato? Allora ti addentri nella profondità del racconto di Luca I, 26-56, che la manifesta tenuta in serbo per Dio, inondata di grazia, degna Madre del Dio Salvatore, benedetta tra le donne, beata al di sopra di tutte le generazioni. Allora, forse senza nemmeno averne coscienza, hai scelto per l'Assunzione corporale della Vergine.

Dirai al contrario che la Vergine è toccata dal peccato? Allora tu potrai attenerti alla lettera del racconto di san Luca, ma l'avrai tradito nel suo significato profondo. Avrai offeso, forse senza nemmeno averne coscienza, la risonanza più santa del mistero dell'Incarnazione redentrice: puoi, devi ormai, negare l'Assunzione corporale della Vergine.



LA FEDE INIZIALE DELLA CHIESA 
NEL MISTERO DELLA VERGINE

C'è uno sguardo iniziale della fede che, cadendo sul testo evangelico, scopre d'un tratto, nel mistero della Madre del Dio incarnato, una profondità di contenuto tale da includere anticipatamente, certo allo stato oscuro, preconcettuale, confuso, tutto quello che nel corso dei secoli sarà manifestato concettualmente di questo mistero; e da escludere anticipatamente tutto quello che di tale mistero, nel corso dei secoli, apparirà come un travisamento o una mutilazione. Ecco quello che chiamiamo la fede iniziale della Chiesa, il senso della Chiesa, riguardo al mistero della Vergine.

Questa fede della Chiesa, questo senso della Chiesa poggia su di un dato iniziale, che contiene in sé veramente e realmente, ma allo stato implicito e non formulato, tutto quello che sarà più tardi definito ulteriormente circa i privilegi della Vergine. Ed è per questo, motivo che il magistero della Chiesa, definendo dei dogmi come quelli dell'immacolata Concezione o dell'Assunzione, potrà dire che “la Chiesa li ha sempre creduti”, che “la Chiesa ne' è sempre stata convinta”.
Allo stesso modo vi potrà accadere di seguire una discussione in cui due avversari dissentano su di un punto difficile, senza che possiate sentirvi d'accordo ne' con l'uno ne' con l'altro; ma quando sopraggiunge qualcuno che sa discriminare gli errori e le verità e risolvere il problema, allora voi gridate, e non è una menzogna: - Ecco quello che avevo sempre creduto.

LE RICCHEZZE DELLA RIVELAZIONE INIZIALE DEVONO ESPLICITARSI NEL CORSO DEI TEMPI

Le nuove definizioni dogmatiche non sono dunque nuove rivelazioni, ma solamente nuove esplicitazioni, nuovi sviluppi del Deposito rivelato, una volta per sempre dato al mondo dal Cristo e dagli apostoli. Non vengono ad aggiungersi dall'esterno, per via d'addizione, ma nascono dall'interno per via di sboccio.

Lo Spirito Santo, dice il Concilio Vaticano I, è stato “promesso a Pietro e ai suoi successori, non per rivelare loro qualche nuova dottrina che ad essi toccherebbe di manifestare; ma per assisterli nel compito a) di custodire santamente, b) di esporre fedelmente la rivelazione che ci viene dagli apostoli, vale a dire il Deposito della fede".

Ci sono due specie di depositi: i depositi inerti che si conservano tali e quali, e i depositi vivi che si conservano, solo se si sviluppano. Vado in viaggio per un anno; vi affido un lingotto d'oro: me lo renderete tale e quale; vi affido un bimbo: me lo renderete cresciuto.
Il Deposito rivelato è affidato alla Chiesa come una cosa morta, che si conserva tale e quale? O le è affidato come una cosa viva che si conserva solo se si sviluppa e se ad ogni primavera si adorna di nuove fioriture?
La risposta è nel Vangelo: “Ogni scriba che ha la scienza del regno dei cieli è simile a un padre di famiglia che trae dal suo tesoro cose nuove e cose vecchie” (Mt., XIII, 52).

NEWMAN 
E LA DEFINIZIONE DELL'IMMACOLATA CONCEZIONE

Nella misura in cui partecipano alla “fede iniziale” della Chiesa nel mistero della Madre del Dio incarnato, e al “senso iniziale e perenne” che la Chiesa ha di questo mistero, i fedeli portano nel loro cuore le radici viventi di tutto quello che ulteriormente ne' sarà definito.
Salvo interferenze fatali, che possono, lo riconosciamo, esser dovute a errori insormontabili e di conseguenza non colpevoli, queste definizioni non li sorprenderanno; essi diranno piuttosto, non appena avranno capito a fondo di che cosa si tratta, che le presentivano, almeno oscuramente.

Questo è, difatti, l'atteggiamento di Newman nella sua Apologia.
Gli si obbiettava che facendosi cattolico egli si era anticipatamente impegnato a credere quello che il papa avrebbe definito come rivelato; ora, il papa avrebbe potuto definire, un giorno, qualche dottrina che offendesse le sue più profonde convinzioni; gli toccherebbe, in tal caso, credere da ipocrita.

L'infallibilità, egli risponde, non può agire al di fuori di un circolo di pensieri ben definito e deve in tutte le sue decisioni o, così si chiamano, definizioni, dichiarare che si mantiene entro questi limiti... Niente può quindi essermi presentato nell'avvenire come facente parte della fede, se non quello che devo già aver ricevuto; o, supponendo che io non l'abbia ricevuto ancora, quello di cui sono stato privato fin qui unicamente perché nessuno è venuto a portarlo all'intimo focolare dell'anima mia. Non può essermi imposto niente che sia di una natura diversa da quello che già credevo, meno ancora poi di una natura contraria. La nuova verità che viene promulgata, se si può chiamarla nuova, deve almeno essere omogenea, imparentata, implicita, considerata nei suoi rapporti con la verità antica. Dev'essere tale che io abbia potuto indovinare che era racchiusa nella rivelazione apostolica o desiderare che lo fosse, it must be what I may even have guessed, or wished, to be included in the apostolic revelation; per lo meno, deve essere di natura tale che i miei pensieri vi si accordino e vi si ricolleghino volentieri, non appena io l'abbia intesa... Prendo come esempio la dottrina che i protestanti considerano come la nostra più grande difficoltà, quella dell'Immacolata Concezione... Ora, non si fa che enunciare un semplice fatto, quando si dice che i cattolici non sono arrivati a credere questa dottrina perché è stata definita, ma che è stata definita perché la credevano”.

LA FEDE DEI CATTOLICI NELL'ASSUNZIONE DELLA VERGINE “PRIMA” DELLA DEFINIZIONE SOLENNE E “DOPO” LA DEFINIZIONE SOLENNE

Quello che Newman dice circa l'immacolata Concezione è vero a proposito dell'Assunzione. Ambedue sono dottrine credute prima d'essere solennemente definite. Ma, nel tempo che precede la loro definizione solenne, di quale fede sono credute?
Possono essere credute di fede divina solamente: 1) le verità che prima di tutto sono incluse realmente (quoad se) nel Deposito iniziale, rivelato alla Chiesa primitiva dal Cristo e dagli Apostoli: sia che vi siano incluse in modo esplicito e formulato, o che vi siano, incluse solo in qualità di esigenza profonda e ineluttabile, cioè in modo ancora implicito e informulato; 2) quelle soltanto di queste verità che, inoltre, ci saranno state infallibilmente segnalate come tali (quoad nos), vale a dire che saranno state infallibilmente definite dalla Chiesa come realmente incluse, esplicitamente o implicitamente, nel primitivo Deposito rivelato.

Consideriamo la dottrina esplicita dell'Assunzione. E' evidente, da quanto abbiamo detto, che è realmente inclusa, ma solo in modo implicito e informulato, nel Deposito rivelato primitivo: in altri termini, che è realmente rivelata. Ma in quale momento sarà dalla Chiesa definita infallibilmente come rivelata? In quale momento sarà rivelata, non soltanto in quanto a ciò che riguarda il suo contenuto (quoad se), ma anche in quanto a ciò che riguarda la conoscenza, che noi abbiamo di questo contenuto (quoad nos)? In quale momento, di conseguenza, potrà essere creduta da noi di fede divina?

A questa domanda si può rispondere in due modi. Si sa che la predicazione unanime dell'Assunzione della Vergine da parte del magistero ordinario della Chiesa nel mondo intero durante tanti secoli equivale a una definizione infallibile della sua inclusione nel Deposito primitivo: si dirà allora che la dottrina dell'Assunzione della Vergine è già da molto tempo di fede divina, e creduta come tale dai fedeli ossequenti al magistero. 
Secondo questo modo di vedere, quando, il 1° novembre 1950, Pio XII la definì, l'Assunzione passò dal rango di verità di fede insegnata dal magistero ordinario, al rango di verità di fede insegnata dal magistero solenne. Ci fu un passaggio di livello nella credenza dei fedeli: dalla fede divina teologale alla fede divina.


Se si pensa al contrario che la predicazione universale dell'Assunzione da parte del magistero ordinario della Chiesa non equivale ad una definizione infallibile della sua inclusione nel Deposito primitivo: si dirà allora che, nella sua formulazione esplicita, la dottrina dell'Assunzione della Vergine è stata creduta, fino al 1° novembre 1950, solo d'una fede umana, e che ha costituito l'oggetto d'una adesione inferiore, imposta dalla prudenza soprannaturale e dal rispetto per le direttive della Chiesa, pie credendum est. Secondo questo punto di vista, quando Pio XII definì la dottrina dell'Assunzione, questa esplicitazione della rivelazione primitiva concernente la Madre del Dio incarnato, passò, dal rango delle verità la cui inclusione nel Deposito primitivo non ci è ancora nota se non fallibilmente e di fede umana, al rango delle verità la cui inclusione (implicita e informulata) nel Deposito primitivo ci è notainfallibilmente e di fede divina. Nella credenza dei fedeli riguardo all'Assunzione della Vergine, ci fu un passaggio da un piano ad un altro: quello che era creduto di fede umana soprannaturale, è creduto da allora in poi di fede divina teologale.

LA LEGGE DI CONRESURREZIONE NEL CRISTO SI REALIZZA PERSONALMENTE NELLA VERGINE E COLLETTIVAMENTE NELLA CHIESA

Tutta la ragione dell'Assunzione corporale della Vergine sta nel fatto che, essendo la Vergine senza peccato, la legge paolina di conresurrezione nel Cristo deve realizzarsi in lei più presto che non nel resto della Chiesa (nelle pagine seguenti ci riferiamo più volte allo studio: "La Vierge est au coeur de l'Eglise", apparso in Nova et Vetera, 1950, pp. 39-95).
Il mistero della Resurrezione e dell'Ascensione si realizza anzitutto e primieramente nel Cristo, che è lo Sposo. E si realizza poi, questa volta in via del tutto subordinata, nella Sposa: dopo il Cristo, con il Cristo, nel Cristo, essa deve risuscitare e salire al cielo. Negare questo, significa distruggere le fondamenta del cristianesimo.

La Sposa, che non è tale se non perché è "senza macchia e senza ruga o altro simile difetto, ma santa ed immacolata" (Efesini, V, 27), è la Chiesa, considerata non in ciascuno dei suoi membri, che sono tutti corrotti dal peccato, ma come un tutto collettivo. La legge di conresurrezione nel Cristo non la concerne dunque che in quanto precisamente essa e un tutto collettivo. Quando la Chiesa avrà raggiunto la sua pienezza, alla fine del tempo, allora risusciterà tutta intera, in tutti i suoi membri insieme, per essere assunta in cielo.

Ma questa Sposa “senza macchia né ruga né altro difetto simile, tutta santa e immacolata” è contenuta tutt'intera, all'epoca della presenza fra noi del Cristo, nella persona, della Vergine Maria, che da’ alla luce l'unigenito Figlio di Dio. La legge di conresurrezione nel Cristo può dunque toccarla personalmente. È per questo che la sua Resurrezione e la sua Assunzione potranno essere in anticipo sul ritmo collettivo del resto della Chiesa, e regolarsi sul ritmo personale del destino del Cristo.

L'IMMAGINE DELL'ASCENSIONE 
ALLA TRINITÀ-SAN-SERGIO VICINO A MOSCA

C'è, alla Trinità-San-Sergio, vicino a Mosca, una grande icona dell'Ascensione, che io conosco solo per mezzo di riproduzioni.
Il Cristo, e due angeli che lo adorano, rappresentati in dimensioni ridotte, non occupano che la parte superiore del dipinto. Tutta la composizione si accentra intorno ad una grande Vergine isolata, che risalta su di un fondo di luce: è la luce di gloria che emana dal Cristo risuscitato. A destra e a sinistra, grandi figure di apostoli, in piedi, con la parte superiore del corpo rovesciata indietro, guardano il Cristo: il peso del loro corpo li tiene avvinti alla terra sulla quale sono lasciati, e levano il viso verso un altro mondo.

La Vergine, al contrario, è ben diritta, immobile, raccolta in quello splendore di gloria. Non alza il viso, non guarda il cielo. Sembra ascoltare, nel fondo del suo essere, il brusco richiamo della luce trasfiguratrice che quanto prima la strapperà a questa terra, che già il suo piede non calca più, e che la trarrà ben presto nella scia del Figlio suo.
Il ritmo del suo destino non è uguale al ritmo del destino degli apostoli; è uguale al ritmo del destino del Cristo. Ella non appartiene, come gli apostoli, a quell'età della Chiesa che comincia a Pentecoste; ma appartiene a quell'età della Chiesa che comincia all'Annunciazione e finisce con l'Ascensione. Potrà anche rimanere ancora qualche tempo in mezzo a loro; ma la Pentecoste non avrà per lei il significato che avrà per loro: per loro, sarà l'inizio di tutto; per lei, sarà il compimento di tutto.

Quest'icona, che è di Andrea Rubliev, e risale al XIV secolo, è una icona dell'Ascensione. Non è una icona dell'Assunzione. Ma non conosco nessun quadro capace di dire con altrettanta forza che la legge di conresurrezione nel Cristo si realizza nella Vergine in un tempo diverso che non nel resto della Chiesa, né, conseguentemente, capace di manifestare in modo tanto sorprendente la verità profonda del dogma dell'Assunzione della Vergine.

ADDORMENTAMENTO, RESURREZIONE, ASSUNZIONE 
DELLA VERGINE
Alcuni autori cristiani, sparsi lungo il corso dei secoli, hanno pensato che la Vergine ha potuto essere trasferita in Cielo senza conoscere la morte, come avverrà, ci dice san Paolo, di quelli che saranno trovati vivi alla fine del mondo: “Noi che siamo vivi, rimasti per la venuta del Signore, non preverremo quelli che sono morti... Quelli che sono morti nel Cristo risorgeranno dapprima; poi, noi che siamo vivi, che siamo superstiti, saremo trasportati con loro sopra le nubi incontro al Signore” (I Tessalonicesi, IV, 15-16). E ancora: “Ecco, io vi rivelo un mistero: tutti non moriremo, ma tutti saremo mutati...” (I Corinti, XV, 51). L'Apostolo dice altrove: “Noi sappiamo che se la nostra dimora terrestre, che è come una tenda, viene a dissolversi, abbiamo da Dio un edificio, una dimora eterna, non fatta da mano d'uomo, nei cieli. E, a dire il vero, noi sospiriamo gemendo in questa tenda, nel nostro desiderio ardente di essere rivestiti della nostra dimora celeste... Sì, davvero, noi che siamo in questa tenda, gemiamo aggravati, perché vorremmo non già essere spogliati, ma essere rivestiti dall'alto, affinchè quello che è mortale sia assorbito dalla vita” (II Corinti, V, 1-4).

Questo desiderio, che ci è naturale, di rivestire l'immortalità senza passare attraverso la morte, gli autori di cui parliamo pensano che Gesù avrà potuto esaudirlo in Maria. In ragione del suo amore filiale, non potendo lasciare a lungo in luogo d'esilio questa Madre senza peccato, da cui aveva avuto il suo corpo ora glorificato, egli l'avrebbe attirata direttamente nei Cieli.

Se si vuol tenere conto di quest'opinione, per quanto fragile, si distingueranno due punti nella dottrina dell'Assunzione: il punto della morte o addormentamento della Vergine; e il punto della sua assunzione propriamente detta al Cielo in corpo e anima.

La definizione dogmatica verte unicamente sul secondo punto, quello dell'assunzione corporale della Vergine al Cielo, e lascia in disparte il primo punto, quello della morte e della resurrezione della Vergine. Tuttavia non contesta in nessun modo né la realtà di questa morte e di questa resurrezione, comunemente insegnata dai teologi, né le profondità misteriose che esse significano, non appena sono messe in rapporto con il destino comune degli uomini che è, malgrado il loro desiderio naturale di eludere la morte, di morire con il Cristo, per risuscitare con il Cristo e con il Cristo salire al cielo.
Quello che Dio, da tutta l'eternità, ha voluto creare, non è solamente un Cristo glorioso e una Chiesa gloriosa: è un Cristo risuscitato e una Chiesa risuscitata. “Non era forse necessario che il Cristo soffrisse queste cose ed entrasse così nella sua gloria?” (Luca, XXIV, 26). La legge della Sposa è uguale a quella del Cristo.

L'ASSUNZIONE È INCLUSA NEL DEPOSITO RIVELATO INIZIALE IN MANIERA REALE MA IMPLICITA, CIOÈ PRECONCETTUALE E INFORMULATA

Che si sia inclini o meno a credere nella morte della Vergine, mostriamo, ancora una volta, come la verità dell'Assunzione è inclusa in maniera reale, ma informulata, nel deposito rivelato iniziale.
È rivelato in san Paolo, che, per i membri del Cristo che sono toccati dal peccato originale, che è un peccato di natura, la legge di conresurrezione, o almeno di conglorificazione (“tutti non moriremo, ma tutti saremo mutati”, I Cor., XV, 51) nel Cristo, si trova impedita nella sua attuazione sino alla fine del mondo, vale a dire al momento in cui il peccato originale, in quanto peccato di tutta la natura umana, sarà vinto pienamente: a) mediante l'interruzione della generazione, che lo propaga, b) mediante la resurrezione di tutti coloro che esso avrà condannato alla morte: (“L'ultimo nemico che sarà distrutto è la morte”, (I Cor., XV, 26). È questa una rivelazione generale.

La proposizione correlativa generale è anch'essa rivelata: per i membri del Cristo che non fossero toccati dal peccato originale la legge di conresurrezione (o di conglorificazione) nel Cristo non troverebbe impedimenti e si applicherebbe subito, come per il Cristo.

Ecco ora, sempre nella Scrittura, una rivelazione concernente la Vergine in particolare. È implicitamente rivelato in san Luca, (I, 26), che la Vergine, per il fatto che l'angelo la saluta come toccata dalla grazia, e più ancora per il fatto che in tutto questo racconto ella appare scelta per essere la degna Madre del Dio Salvatore, è membro del Cristo senza essere stata nemmeno sfiorata, dal peccato originaleLa legge di conresurrezione, o almeno di conglorificazione (se si tiene conto dell'opinione secondo la quale la Vergine non sarebbe morta), nel Cristo, le si applica, dunque subito.

San Paolo non ci rivela solamente che i fedeli risusciteranno (o saranno glorificati) alla fine del mondo. Ci rivela anche perché la legge dei fedeli è di non risuscitare (o di non essere glorificati) che alla fine del mondo. E san Luca, suo discepolo, rivelandoci l'assoluta santità di Maria, degna Madre del Dio Salvatore, ci rivela nello stesso tempo che la sua legge era di risuscitare (o di essere glorificata) senza indugio.

C'era, nel senso della Chiesa aderente al deposito rivelato iniziale, una intuizione di profondità ancora implicite, preconcettuali, informulate, sia riguardo agli effetti del peccato originale, sia riguardo alla dignità della Madre di Dio.
Di queste profondità, già possedute inizialmente, con le definizioni solenni dell'Immacolata Concezione e dell'Assunzione la Chiesa prende oggi coscienza esplicita, concettuale, formulata.

LE FIGURAZIONI ICONOGRAFICHE 
DELL'ASSUNZIONE DELLA VERGINE

Cfr. J. Duhr, S. J., “L'évolution iconographiqne de l'Assomption”, e “La Dormition de Marie dans l'art chrétien”, in Nouvelle Revue Théologique, 1946, p. 671; 1950
Quali sono le ripercussioni della dottrina dell'Assunzione nell'arte? Entriamo per un istante nel dominio delle costruzioni dell'immaginazione, della poesia e delle leggende.
La festa dell'Addormentamento della Vergine compare dapprima in Oriente, probabilmente a Gerusalemme, intorno all'anno 530. Verso il 620, Giovanni di Tessalonica dice che è celebrata quasi ovunque. Egli ci trascrive un racconto dettagliato, che crede autentico, della morte della Vergine. Questo racconto non è che una leggenda; ma per secoli l'arte se ne ispirerà tanto in Oriente che in Occidente.

Si può constatare l'esistenza di due principali tradizioni artistiche.
La tradizione bizantina, che passa del resto in Occidente, rappresenta la Vergine già morta, stesa su di un letto mortuario, avvolta nel suo gran mantello regale, le mani incrociate sul petto. Il Cristo appare dietro il letto; riceve nelle sue mani l'anima di Maria raffigurata da un fanciullino cinto di fasce e l'affida agli angeli venuti a cercarla.

La tradizione occidentale ci fa vedere la Vergine sul punto di spirare, così come la si rappresentava nei Misteri del XV secolo, circondata dagli apostoli che celebrano intorno a lei i riti liturgici degli agonizzanti. A volte è coricata; a volte invece attende la morte in ginocchio, come nel grandioso postergale in legno dorato e policromato di Nostra Signora di Cracovia (XV sec.).

La figurazione orientale non è ignorata in Occidente: la ritroviamo sulla facciata sud. della cattedrale di Strasburgo (metà del XIII secolo) e presso l'Angelico.
Il Collocamento nella tomba da parte degli apostoli compare sulle facciate di Sens e di Amiens: “È una scena che i critici confondono ordinariamente con la Morte della Vergine. È tuttavia facile osservare che la Vergine non è stesa su di un letto, ma sospesa sopra la tomba in cui sta per esser deposta, mentre gli apostoli, reggendo il lenzuolo, contemplano un ultimo, istante la Madre del loro Dio” (Emile Male, “L'art religienx du XIII siècle en France”, Paris, 1923, p. 254).

La scena della Resurrezione della Vergine “è stata anch'essa confusa sovente con quella della Morte della Vergine. Ci si può sbagliare al primo colpo d'occhio. Così il meraviglioso timpano della cattedrale di Parigi non rappresenta, come di solito si dice, la Morte di Maria, ma la sua Resurrezione. Due angeli tremanti di rispetto, traggono la Vergine dalla tomba. La portano dolcemente su di un lungo velo, perché non osano toccare il suo corpo sacro”. Gesù, che ha toccato sua Madre con la mano sinistra, alza la destra per benedirla. “Gli apostoli meditano pensosi su questo mistero. Maria è bella, rivestita di una giovinezza eterna: la vecchiaia non ha osato avvicinarlesi” (Ibid.).

L'Assunzione della Vergine è rappresentata ora con una mano uscita dal cielo, che viene a prendere la Vergine mentre prega in mezzo agli apostoli (sarebbe questa la scena scolpita su di un sarcofago di Saragozza, del IV secolo?); ora con la Vergine che è portata in cielo dagli angeli (stoffa ricamata del VII o dell'VIII secolo, conservata a Sens, con l'iscrizione: Cum transisset Maria Mater Domino de apostolis), o che s'innalza grazie al solo slancio della sua preghiera (affresco di san Clemente in Roma, IX secolo). Queste due tradizioni iconografiche, l'una in cui la Vergine è presa dall'alto, l'altra in cui viene sollevata, si ricollegano alle due maniere di rappresentare l'Ascensione del Salvatore: l'una in cui egli è assunto al cielo (Atti, I, 11), l'altra in cui viene portato verso il cielo (Luca, XXIV, 52).

L'Ufficio dell'Assunzione applica a Maria i versetti del salmista: “La regina si è seduta alla sua destra vestita con una veste d'oro”, o ancora: “Egli ha posato sul suo capo una corona di pietre preziose”. Tuttavia prima del XII secolo non si ebbero nell'iconografia riferimenti alle parole liturgiche. L'Incoronazione della Vergine di Senlis è la più antica che vi sia in Francia (Emile Male, ibid., p. 356; “L'art religieux du XII siècle in France”, Paris, 1922, p. 184): la Vergine, già incoronata, è benedetta dal Cristo. Un po' più tardi, si vedono gli angeli (cattedrale di Parigi), poi lo stesso suo Figlio (Sens, Auxerre, Reims) imporle la corona. “Questo bel gruppo della madre incoronata dalla mano del figlio suo, che i nostri avori resero popolare all'estero, incantò tutta l'Europa: lo si ritrova in Italia, in Spagna, in Germania. Segna l'apogeo del culto della Vergine nel XIII secolo” (“L'art religieux du XIII siècle”, p. 258).
Nel secolo XIV compare una quarta formula dell'Incoronazione “che sarà quella della fine del medio evo: la Vergine si inginocchia davanti a Gesù Cristo per ricevere la corona: è l'umiltà della Vergine che l'artista celebra, e non più la sua grandezza” (Ibid.).

L'ASSUNZIONE CORPORALE DELLA VERGINE NELLA CHIESA ORIENTALE
L'arte iconografica sembra aver rappresentato solo l'Addormentamento della Vergine. Ma l'idea chiara e precisa della Resurrezione della Vergine e della sua Assunzione corporale è ben viva nella Chiesa orientale e celebrata in testi seducenti.

San Germano, patriarca di Costantinopoli (+733) canta: “Il tuo corpo verginale, tutto santo, tutto casto, tutto intero abitacolo di Dio, non conoscerà il disfacimento, essendo stato trasformato ed essendo passato al grado supremo della vita incorruttibile. Non era possibile difatti che questa dimora di Dio, questo tempio vivente della divinità santissima del Figlio unigenito, divenisse preda della morte nella tomba. Quaggiù il tuo corpo fu per lui la dimora del riposo, o Theotókos; ora è lui, o degna di ogni lode, che diviene il luogo del riposo tuo” (Citato in Martin Jugie, A. A. “La mort et l'assomption de la Sainte Vierge”, Città del Vaticano, 1944, p. 231). 

La Chiesa ortodossa dissidente continua, pur accogliendo qualche volta altre versioni, a celebrare l'Assunzione corporale della Theotókos. Pietro Moghila (+1646) insegnerà nel suo ultimo catechismo: “Secondo la dottrina di san Giovanni Crisostomo, tutti i santi devono risuscitare nell'ultimo giorno, ad eccezione della santa Vergine, che è già stata innalzata al cielo col suo corpo” (Ibid., p. 355).

Un testo acatisto russo del XVII secolo celebra così la Vergine: “Salve, o nostra vita, tu che sei risuscitata nella pace del Signore. Il Creatore ti ha trasportato in cielo con la tua anima e il tuo corpo. Maria è stata portata in cielo nell'integrità della sua persona” (Ibid., p. 357). 

Nicodemo l'Agiorita (+1809), monaco dell'Athos, scrive: “La Vergine non è semplicemente emigrata: ma è anche risuscitata, poiché la sua anima assolutamente Immacolata è stata di nuovo ricongiunta col suo corpo, ricettacolo di Dio; ed è così ch'ella fu assunta al cielo, dove regna con Colui che è suo Figlio e suo Dio” (Ibid., p 349). 

Un canone slavo della vigilia dell'Addormentamento, dovuto all'editore ufficiale del Santo Sinodo, nel 1895, reca: “Gesù, il Signore tutto risplendente della gloria divina, nato dal tuo seno per misericordia verso di noi, ti ha sollevato dalla terra, o Madre di Dio, con la tua anima e il tuo corpo” (Ibid., p. 356).

QUAL È LA RAGIONE PROFONDA DELLA DEFINIZIONE DELL'ASSUNZIONE

Essa può apparire solo a coloro che hanno penetrato l'intima solidarietà che lega la Chiesa alla Vergine e la Vergine alla Chiesa.
La Donna vestita di sole e che è nelle doglie del parto (Apocalisse, XII), è la Chiesa che sin dall'inizio del mondo si sforza di dare a Dio dei figli.
Nel momento supremo della sua esistenza, le viene domandato di dare alla luce non solamente dei figli d'adozione, ma il Figlio unigenito di Dio. In quest'istante decisivo, in cui la Chiesa è se stessa più che non lo sia mai stata e più che non potrà esserlo mai, essa è tutta quanta contenuta nella Vergine.

La Vergine che genera il Figlio unigenito, il quale è il Capo, è il modello o la forma della Chiesa, la quale genera i figli d'adozione, che sono le membra. Essa è il punto d'intensità suprema, al quale bisogna che la Chiesa tocchi una volta nella sua vita, per poter essere quello che deve essere per tutto il resto della sua vita. Maria è così, nella Chiesa, più madre che non la Chiesa, più sposa che non la Chiesa, più vergine che non la Chiesa; è madre, è sposa, è vergine prima della Chiesa e affinché la Chiesa possa esserlo. È per una eccellenza misteriosa che si diffonde cominciando da Maria, che la Chiesa può essere, a sua volta, così veramente madre, così veramente sposa, così veramente vergine.

Ecco che cosa s'intende dire quando si dice che Maria è il prototipo della Chiesa; tutto il destino della Chiesa è foggiato su quello di Maria. E allora si comprende come la Chiesa non possa progredire nella presa di coscienza del proprio destino, senza avanzare di pari passo nella presa di coscienza del destino della Vergine, dei suoi dolori e delle sue grandezze.
All'indomani della caduta comincia l'urto tra la città di Dio e la città del male, tra la Chiesa e il mondo, il quale ultimo è tutto in potere del Maligno (I Giovanni, V, 19). “Due amori, dice sant'Agostino, hanno edificato due città. L'amore di sé fino al disprezzo di Dio, la città terrestre; l'amore di Dio fino al disprezzo di sé, la città celeste” (De Civitate Dei, libro XIV, cap. 28). L'una prepara la venuta dell'Anticristo; l'altra, parallelamente, prepara la venuta del Signore Gesù, il quale “col soffio della sua bocca e con lo splendore della sua venuta” annichilirà l'Anticristo (II Tess., II, 8).

Ma i tempi di questa lotta grandiosa si succedono. Essa raggiunge il parossismo della sua intensità, nel momento in cui la Donna, vale a dire la Chiesa eterna, rappresentata allora dalla Vergine, da’ alla luce il Messia: “Il Dragone stette davanti alla Donna che stava per partorire, al fine di divorare il suo figliolo, quando l'avesse dato alla luce. Ed ella partorì un Bambino, un Figlio maschio... E il suo Figliolo fu innalzato verso Dio e verso il suo trono. E la Donna fuggì nel deserto” (Apoc., XII, 4-6).

Da questo momento la Chiesa entra nella fase delle lotte definitive che si incalzeranno sino alla fine del mondo: “Figliuolini miei, è l'ultima ora. Avete sentito dire che l'Anticristo viene, ebbene! vi sono ora molti anticristi. Da questo noi sappiamo che è l'ultima ora” (I Giov., II, 18).
Dio, che la sostiene, la illumina progressivamente dall'interno, affinché essa prenda coscienza sempre più esplicita del gigantesco antagonismo nel quale si trova impegnata.

Bisogna che la Chiesa sappia in maniera sempre più precisa, sempre meglio formulata, che essa costituisce un Regno che senza dubbio è in questo mondo, ma che non è di questo mondo (Giov., XVIII, 36); che è inviata come gli agnelli in mezzo ai lupi (Luca, X, 3); che, sul terreno delle cose di questo mondo, la sua legge è di essere sconfitta: il Cristo è stato vinto dall'ingiustizia e condannato a morte.

Contemporaneamente bisogna che prenda coscienza sempre più precisa, meglio formulata, delle grandezze, delle magnificenze, delle potenze di conquista che sono in lei. Bisogna che dica a tutti i suoi figli che essi sono nel mondo non per odiarlo, né per disinteressarsene, ma per lavorare nel Cristo alla sua salvezza con la loro preghiera e la loro sofferenza corredentrici; che stando uniti al Cristo mediante l'amore, essi sono più forti del mondo: “Io sono sicuro che né la vita né la morte, né le cose presenti né le cose future, né l'altezza né la profondità, né alcun'altra cosa creata potrà mai separarci dall'amore di Dio nel Cristo Gesù, nostro Signore” (Romani, VIII, 38-39); che la legge di resurrezione della carne e d'ascensione corporale ai cieli, essendo la legge del Cristo, è la loro propria legge, poiché essi sono membra di Lui.

Sotto l'impulso dello Spirito che, per sostenerla nelle lotte supreme, la porta a riprendere ogni giorno coscienza della sua natura e del suo destino, la Chiesa vede illuminarsi davanti al suo sguardo, in maniera sempre più esplicita e meglio formulata, le esigenze divine della legge che la configura al Cristo, come la Sposa allo Sposo: la Sposa è “gloriosa, senza macchia né ruga né nulla di simile, ma santa e Immacolata”; la Sposa, prima riscattata dal Cristo, deve essere poi corredentrice del resto del mondo; la Sposa deve risuscitare col Cristo e con lui salire al cielo.
Ma prendendo coscienza della legge della Sposa, la Chiesa, grazie allo stesso sguardo, capisce che questa legge ha due realizzazioni ineguali: l'una personale nella Vergine, che ha generato il Figlio unigenito di Dio; l'altra collettivanella Chiesa, che non genera se non figli d'adozione.

Personalmente la Vergine è Sposa, è Immacolata, è corredentrice del genere umano; personalmente può toccarla la legge di conresurrezione nel Cristo; ed è per questo che la sua resurrezione e la sua assunzione sono in anticipo sul ritmo collettivo del resto della Chiesa, e si regolano sul ritmo personale del destino del Cristo.
Alla domanda che formulavamo dianzi: qual è la ragione profonda della definizione dell'Assunzione? Qual è la ragione profonda dell'opportunità della definizione dell'Assunzione?, ecco dunque la risposta: è per preparare la Chiesa ai supremi combattimenti contro l'Anticristo, che il Cristo le fa prendere coscienza, in un modo giorno per giorno più esplicito, meglio formulato, delle magnificenze che egli ha posto nella Sposa, vale a dire anzitutto nella Vergine e poi nel resto della Chiesa.

IL PENSIERO DI SAN GRIGNION DE MONTFORT

Questo è il pensiero di san Grignion de Montfort. Quelli che egli chiama gli “apostoli degli ultimi tempi” saranno secondo lui devoti di Maria: “La formazione e l'educazione dei grandi santi che ci saranno verso la fine del mondo, le sono riservati; perché non c'è altri che questa Vergine singolare e miracolosa che può dare origine, in unione con lo Spirito Santo, alle cose singolari e straordinarie... Saranno i veri apostoli degli ultimi tempi, ai quali il Signore delle virtù darà la parola e la forza per operare meraviglie e per portare via ai suoi nemici bottini gloriosi. Essi dormiranno senza oro né argento e, ciò che più conta, senza sollecitudini in mezzo agli altri preti, ecclesiastici e chierici, inter medios cleros; e tuttavia avranno le ali inargentate della colomba per andare, con la pura intenzione della gloria di Dio e della salvezza delle anime, là dove lo Spirito Santo li chiamerà... Saranno dei veri discepoli di Gesù Cristo, che ne imiteranno la povertà, l'umiltà, il disprezzo del mondo e la carità, che insegneranno la via stretta di Dio nella pura verità, secondo il santo Vangelo e non secondo le dottrine del mondo, senza inquietarsi e senza aver riguardo per nessuno, senza risparmiare, ascoltare o temere nessun mortale per potente che sia” (Traitè de la vraie dévotìon à la Sainte Vierge, n. 62).


LA TRAGEDIA DELL'UNITÀ SOPRANNATURALE DELLA CHIESA
La Chiesa, ogni giorno che passa, ha sempre maggior bisogno che si realizzino dei progressi nella dottrina circa la Vergine e la Chiesa stessa. La ragione sta nel fatto che la Chiesa ha da prendere coscienza, in modo sempre più esplicito, di quella sua differenza specifica per cui essa è il sale della terra.

Per un tragico destino, questi progressi dottrinali rischiano di aumentare la distanza della Chiesa dai popoli che essa ha la missione di evangelizzare.
Le definizioni dogmatiche relative alla Vergine e alla Chiesa: ieri le definizioni dell'Immacolata Concezione e dell'infallibilità pontificia; nel secolo XVI le grandi definizioni tridentine della grazia, della giustificazione, della messa, dei sacramenti; oggi la definizione dell'Assunzione della Vergine, hanno per effetto, da una parte, di radunare le forze vive della Chiesa in vista delle lotte supreme; e, dall'altra, di allontanarla sempre di più da un mondo in seno al quale, tuttavia, la sua legge è di vivere, al fine di portargli il sangue della Redenzione.

È la legge del soprannaturale, quaggiù, di non poter cominciare a riunire se non spezzando molte cose. Sin da principio il Cristo non può annunziare il sacramento per eccellenza dell'unità della sua Chiesa senza provocare divisioni: “Da quel momento molti dei suoi discepoli si tirarono indietro, e non andavano più con lui...” (Giov., VI, 66).

La medesima legge continua a reggere la Chiesa. Ma poiché non la si comprende con abbastanza magnanimità, nel tempo in cui si prepara qualche nuova definizione dogmatica del magistero solenne, sia alla vigilia della definizione dell'Immacolata Concezione, sia alla vigilia della definizione dell'Assunzione, molti cristiani, i quali restano malgrado tutto e sino in fondo fedeli alla loro fede cattolica, si lasciano ciò nonostante assalire e ferire da considerazioni che sono troppo umane perché qualcuno di noi possa credersene totalmente esente.

Li vediamo, quando tentano di pensare personalmente, dividersi in due gruppi estremi. Gli uni si esaltano alla vista del successo delle loro imprese e al pensiero di gettare nuove sfide al mondo, al fine di aggravarne la situazione e precipitarne la catastrofe. Gli altri sono desolati di vedere ingrandirsi lo squarcio che separa la Chiesa non solo dal mondo, ma anche dalle Chiese dissidenti; si affliggono per quello che osano chiamare un indurimento progressivo della rivelazione evangelica, e perorano in tutta la sincerità del loro cuore la causa dell'inopportunità delle nuove definizioni.
L'anima fedele è invitata a salire più in alto, dove potrà vedere chiaramente che lo Spirito Santo, e non una creatura umana, è — Egli solo — Maestro immediato del progresso storico e della dialettica della Chiesa. E allora tutto il suo turbamento cederà il posto ad una grande pace.

L'AVVENIRE DELLA FEDE

Forse che la divisione dei credenti a proposito della rivelazione divina, dei cristiani stessi a proposito del Cristo e della sua Chiesa, continuerà sino alla fine dei tempi a scandalizzare i deboli e a fornire facili, troppo facili pretesti a quanti non cercano ne' Dio ne' il suo Cristo?
Da una parte, sappiamo che, purtroppo, le divisioni, più durano, più tendono ad accentuarsi. Tutto cammina col tempo. A meno di tradire il Vangelo, la Chiesa non può conservare il tesoro della rivelazione, che è un tesoro vivente, se non sviluppandolo. D'altra parte, nelle forme religiose separate da lei, il principio del dissidio sviluppa anch'esso inesorabilmente le sue conseguenze. Così i credenti si dividono.
Ma se il mondo va verso la catastrofe, lo Spirito Santo scende di grado in grado per rialzarlo. I santi ci dicono che più i tempi sono disperati, più le provvidenze divine sono meravigliose. L'irruzione massiccia sul proscenio della storia, per la prima volta da che esiste il mondo, di quello che viene chiamato l'ateismo, ma che è in realtà un antiteismo, e più precisamente un anticristianesimo, contro il quale la Chiesa, prendendo coscienza ogni giorno più netta del suo destino di Sposa, tenacemente resiste, non potrebbe forse essere ordinata, nel piano del Dio onnipotente, che può servirsi di mali spaventevoli per far nascere beni adorabili, a preparare, attraverso vie note a lui solo, qualche vasto raggruppamento di tutti i credenti? Lo spirito lucido del grande Dragone, del Seduttore di tutta la terra non fa fatica a discernere i veri contorni della Chiesa e l'esatta posizione della Donna vestita di sole. Aizzando contro di lei le Bestie più selvaggiamente che per il passato, non finirà forse per rivelare, senza volerlo, a tutti i veri fedeli il luogo della loro vera Patria?


PARTE II
Presentiamo qui le principali considerazioni della Bolla. Riporteremo in seguito il testo integrale della definizione.

LA BOLLA RICORDA CHE L'ASSUNZIONE, CONOSCIUTA ALMENO IMPLICITAMENTE FIN DAL PRINCIPIO, È DIVENUTA ESPLICITA NEL CORSO DEL TEMPO E PIÙ PARTICOLARMENTE IN QUESTO ULTIMO SECOLO

Dopo aver notato che Dio, nella sua grandissima liberalità, in ragione d'un segreto disegno della sua Saggezza, tempera i dolori mediante le gioie nella vita dei popoli così come nella vita dei singoli individui, la BollaMunificentissimus Deus spiega che, nell'angosciosa tristezza del nostro tempo, l'aumento della devozione alla Vergine è come un presagio di un'era migliore.
Dichiara che “se la Chiesa ha sempre riconosciuto, semper agnovit, e di continuo investigato durante il corso dei secoli” le larghezze di Dio nei riguardi di Maria e “la perfetta convergenza delle grazie” che la colmano, “è però nel nostro tempo che il privilegio dell'Assunzione gloriosa della Vergine Maria, Madre di Dio, è apparso in una luce più chiara”.

L'ASSUNZIONE DELLA VERGINE 
È UN COROLLARIO 
DELLA SUA IMMACOLATA CONCEZIONE

Il Cristo, che è senza peccato, è stato subito glorificato nel corpo.
I cristiani, toccati dal peccato originale, che è un peccato di natura, non saranno glorificati nel corpo se non quando l'intera natura umana sarà restaurata, alla fine del mondo.
Quale sarà la legge della Vergine? Sarà che ella non sia glorificata nel corpo che alla fine del mondo, se è toccata dal peccato originale; o che sia subito glorificata nel corpo, se è esente dal peccato originale. Tale è lo schema di questo passo della Bolla. Ed eccone il testo:

“Il privilegio dell'Assunzione, difatti, ha acquistato nuovo splendore a partire dal momento in cui il nostro predecessore Pio IX, d'immortale memoria, ha solennemente sancito il dogma dell'Immacolata Concezione della Madre di Dio. Poiché questi due privilegi sono strettamente connessi tra loro.

“Il Cristo con la propria morte ha trionfato sul peccato e sulla morte.

“Il cristiano che, mediante il battesimo, è generato a una vita nuova e celeste, trionfa nel Cristo sul peccato e sulla morte. Ma è legge generale, stabilita da Dio, non conferire ai giusti la piena vittoria sulla morte se non quando la fine dei tempi sarà venuta. Di modo che i corpi dei giusti si dissolvono dopo la morte e solo nell'ultimo giorno si ricongiungeranno con le loro anime glorificate.

“Ma Dio ha voluto sottrarre a questa legge la Beata Vergine Maria. Il suo privilegio, assolutamente eccezionale, è d'aver trionfato sul peccato con la sua Concezione Immacolata; di modo che ella non è stata assoggettata alla legge della corruzione della tomba e non ha dovuto attendere sino alla fine del tempo la redenzione del suo corpo.

“Così, dopo che fu solennemente definito che la Madre di Dio, la Vergine Maria, era stata preservata sin dal principio dalla macchia ereditaria, le anime fedeli concepirono più ardente la speranza che anche il dogma dell'Assunzione corporale della Vergine Maria sarebbe stato al più presto definito dal magistero supremo della Chiesa”.

L'INCHIESTA DI PIO XII

Nel 1942, Pio XII ordina che siano scrupolosamente raccolte e pubblicate tutte le petizioni relative all'Assunzione della Vergine indirizzate alla Sede Apostolica, da Pio IX fino ai nostri giorni.
Nel 1946, il 1° maggio, sottopone a tutti i vescovi dell'universo una duplice questione: “Credete che l'Assunzione corporale della Beata Vergine possa essere proposta e definita come dogma di fede? Voi, il vostro clero e il vostro popolo, lo desiderate?”.
A queste due domande, l'una circa la definibilità, l'altra circa l'opportunità d'una definizione, la risposta dei vescovi, preposti dallo Spirito Santo a reggere la Chiesa di Dio (Atti, XX, 28), fu quasi unanime.

VALORE DEL CONSENSO UNANIME DEL MAGISTERO ORDINARIO, ANTERIORMENTE ALLA DEFINIZIONE SOLENNE DELL'ASSUNZIONE

Qual era, nel caso presente, il valore del consenso unanime del magistero ordinario? Indicava semplicemente che si poteva, con ogni certezza prudenziale e senza tema d'errore, procedere alla definizione assoluta e irreformabile dell'Assunzione della Vergine? Oppure era già di per se stesso, al punto preciso di perfezione che aveva raggiunto, l'equivalente di una definizione assoluta e irreformabile dell'Assunzione? (abbiamo più sopra descritto l'alternativa). Dai testi che citeremo risulta chiaramente che, in questo caso particolare, il secondo punto di vista è il vero:
“Questa singolare convergenza dei vescovi e dei fedeli, tutti d'opinione che l'Assunzione corporale della Madre di Dio al cielo poteva essere definita come dogma di fede, attestandoci l'accordo dottrinale del magistero ordinario della Chiesa e l'accordo della fede del popolo cristiano — sostenuta e diretta dal magistero —, costituiva di per sé una prova assolutamente sicura ed immune da ogni errore, che il privilegio dell'Assunzione era una verità rivelata da Dio, e contenuta in quel deposito che il Cristo ha trasmesso alla sua Chiesa, perché lo conservi fedelmente e lo dichiari infallibilmente.

“Non è già grazie a semplici risorse umane, ma è con l'assistenza dello Spirito di verità (Giov., XIV, 26) e dunque senza nessun errore, che il magistero della Chiesa adempie la funzione che gli è stata affidata di custodire pure e integre, durante il corso del tempo, le verità rivelate. Esso le trasmette incorrotte, senza nulla aggiungervi e senza nulla sottrarvi. Poiché, come insegna il Concilio Vaticano, lo Spirito Santo è stato promesso a Pietro e ai suoi successori, non per rivelar loro qualche nuova dottrina che essi poi dovrebbero manifestare; bensì per assisterli nel compito a) di custodire santamente, b) di esporre fedelmente la rivelazione che ci viene dagli apostoli, cioè il deposito della fede.

“Di conseguenza, il consenso universale del magistero ordinario della Chiesa è una prova solida e sicura che l'Assunzione corporale della Beata Vergine Maria al cielo è una verità rivelata da Dio, e che deve dunque essere creduta fermamente e fedelmente da tutti i figli della Chiesa. Poiché, come insegna il Concilio Vaticano, bisogna credere di fede divina, e cattolica tutte le cose che sono contenute nella parola di Dio scritta e trasmessa, e che la Chiesa, per mezzo del suo magistero sia solenne, sia ordinario e universale, propone a credere come divinamente rivelate”.
Così, il 1° novembre, L'Assunzione è semplicemente passata dal rango di verità di fede divina insegnata dal magistero ordinario, al rango di verità di fede divina insegnata dal magistero solenne.

LA CONDIZIONE DEI CORPI GLORIFICATI DEL CRISTO E DELLA VERGINE SFUGGE A QUALSIASI RICERCA SCIENTIFICA

La Bolla fa osservare che l'Assunzione, per ciò che riguarda precisamente “ la glorificazione celeste del corpo verginale della Madre di Dio, è un fatto che nessuna facoltà dello spirito umano, lasciata alle sole sue forze, potrebbe mai conoscere”.
Tenendo conto delle proporzioni, accade lo stesso, se si va al fondo delle cose, per l'Ascensione.
Gli apostoli avevano visto il Signore risplendere della luce di gloria sul Monte della Trasfigurazione (Matteo, XVII, 1-8). Nel giorno della sua Ascensione, lo vedono per un momento innalzarsi nel cielo, fino all'istante in cui “una nube lo sottrae ai loro sguardi” (Atti, I, 9). Ma che egli vada allora in un altro mondo di cui è il centro, che egli sia “seduto alla destra di Dio” (Marco, XVI, 19), che sia “ricevuto nel cielo fino ai tempi della restaurazione di tutte le cose” (Atti, III, 21), sono tutte certezze che sfuggono a qualunque ricerca scientifica e intorno alle quali soltanto la rivelazione ci può istruire.


LA VERGINE, COME IL FIGLIO SUO, HA POTUTO CONOSCERE LA MORTE MA NON LA CORRUZIONE DELLA TOMBA

La Bolla cita numerose testimonianze antiche, attinte dai libri liturgici, dai Padri della Chiesa d'Oriente e d'Occidente, dagli autori spirituali, dai teologi, dai predicatori, le quali tutte affermano che la Vergine, se ha potuto subire, come suo Figlio, gli attacchi della morte, non ha però conosciuto la corruzione della tomba, ma è risuscitata ed è stata assunta corporalmente al cielo.

Sin dal II secolo si fa strada l'idea che Maria, nuova Eva, deve essere associata in un modo incomparabile al trionfo che il Cristo, nuovo Adamo, riporta sul peccato. Questo è il tema che la Bolla riprende:

“L'augusta Madre di Dio, da tutta l'eternità misteriosamente compresa con Gesù Cristo in uno stesso decreto di predestinazione, Immacolata nella sua Concezione, integra nella sua verginale maternità, magnanima socia del divin Redentore, il quale ha riportato piena vittoria sul peccato e sulle sue conseguenze, ha ottenuto in ultimo, come sommo coronamento dei suoi privilegi, d'essere preservata dalla corruzione del sepolcro: nella scia del Figlio suo, ella ha vinto la morte, ed è stata elevata, in corpo e anima, alla gloria suprema del cielo, dove risplende Regina, alla destra del medesimo suo Figliuolo, Re immortale dei secoli”.

L'OPPORTUNITÀ DELLA DEFINIZIONE

Il Sommo Pontefice, che ha già consacrato pubblicamente il genere umano al Cuore Immacolato di Maria, ha la ferma fiducia che “la definizione solenne dell'Assunzione sarà di grande aiuto per il progresso della fraternità umana, poiché essa torna a gloria della santissima Trinità, a cui la Vergine, Madre di Dio, è unita con vincoli privilegiati.
“Giova sperare, di fatti, che tutti i cristiani saranno incitati a rivolgersi alla loro Madre del Cielo con più vivo fervore; che tutti quelli che si onorano del nome cristiano avranno il desiderio di partecipare all'unità del Corpo mistico e di amare di più intenso amore Colei che circonda del suo affetto materno tutti i membri di questo Corpo venerando.
“Giova sperare inoltre che quelli che meditano i gloriosi esempi della Vergine saranno più persuasi del valore della vita umana quando è tutta intesa a compiere la volontà del Padre celeste e a procurare il bene di tutti gli uomini.
“Mentre i miti del materialismo, e la corruzione dei costumi che ne deriva, minacciano di sommergere lo splendore della virtù, e di perdere la vita degli uomini gettandoli nelle battaglie, bisogna, chi sia messo in piena luce, davanti agli occhi di tutti a quale alto fine i nostri corpi e le nostre anime sono destinati.
“E bisogna infine che la fede nell'Assunzione corporale di Maria al cielo, renda più ferma e più operante la fede nella nostra personale resurrezione”.

LA DEFINIZIONE DOGMATICA

Ecco, al termine della Bolla, il testo della definizione dogmatica, letto dal Santo Padre sulla spianata di S. Pietro, dirimpetto alla folla, che grazie agli altoparlanti udiva distintamente ciascuna delle sue parole:
Perciò, dopo aver ripetutamente rivolto a Dio preghiere e suppliche, e dopo aver invocato la luce dello Spirito di verità, a gloria del Dio onnipotente che ha riversato in Maria la sua speciale benevolenza, ad onore del Figlio suo, Re immortale dei secoli e vincitore del peccato e della morte, a maggior gloria della sua augusta Madre, e a gioia ed esultanza di tutta la Chiesa, in virtù dell'autorità di nostro Signore Gesù Cristo, dei beati apostoli Pietro e Paolo, e della Nostranoi pronunciamo, dichiariamo e definiamo essere dogma da Dio rivelato che
LA MADRE IMMACOLATA DI DIO, 
MARIA SEMPRE VERGINE, 
DOPO AVER COMPIUTO 
IL CORSO DELLA SUA VITA TERRENA, 
E' STATA ASSUNTA ALLA GLORIA CELESTE 
IN ANIMA E CORPO.

CONCLUSIONE

Coloro che non amano la Vergine, come potrebbero essere toccati dalla definizione solenne dell'Assunzione? Come potrebbero capire che ha scosso migliaia di anime e le ha riavvicinate al Dio che si è fatto Bambino? Ha provocato conversioni e fatto discendere mistiche grazie. Chiedeva loro un atto d'approfondimento di fede. Essi la guardano con occhio freddo e distratto. È forse possibile, pensano, commuoversi per cose così lontane, così insolite? Li udiamo dire: E' un gesto di cui il papa poteva fare a meno! O ancora: — Valeva la pena di separare ancora di più i cristiani, e di compromettere lo sforzo ecumenico, oggi più necessario che mai? O ancora: — Quando la Chiesa smetterà di perdersi in falsi problemi? Il vero problema oggi è di ordine temporale: sarà il marxismo a risolverlo, quando i cristiani, invece di disconoscerlo, lo abbracceranno per “superarlo”; allora l'uomo e la natura saranno riconciliati; allora forse il soprannaturale potrà di nuovo interessare la razza umana!
Ma quale terribile accusa formulano contro se stessi quanti dicono di non amare la Vergine! Quale aberrazione il pensare che la Chiesa, riconoscendosi nella Vergine, perde il suo tempo, che non fa altro che lacerare con le sue stesse mani la sua vera unità, che si smarrisce in problemi inutili, che la sua principale missione è oggi temporale, che si inganna quando pensa di non poter salvare il temporale se non per soprappiù!

Quelli che quaggiù amano la Vergine, la sua purezza, la sua grandezza, il suo dolore, amano quello che Gesù ha amato di più in questo mondo.

Un giorno, sarà loro detto: — Quando tu amavi mia Madre, il tuo cuore, senza che tu lo sapessi, diventava simile al mio. Tu non potevi accostarti a lei senza avvicinarti a Me, ed ero Io che disponevo così ogni cosa per meglio prenderti. Come potrei dimenticare il tuo amore filiale? Come potrei non perdonarti? Amando mia Madre, non mi hai forse tolto qualsiasi diritto di condannarti?


15 AGOSTO: ASSUNZIONE


15 AGOSTO
ASSUNZIONE DELLA BEATA VERGINE IN CIELO

L'Assunzione della Madonna è una delle solennità liturgiche più ricche di gioia. Gaudent Angeli! Gaudete, quia cum Christo regnat! (Si rallegrano gli Angeli! Rallegratevi anche voi, perché regna con Cristo!).
La Chiesa del cielo e quella della terra si uniscono alla felicità infinita di Dio, che incorona sua Madre e cantano con amore la gioia verginale di Colei, che si introduce per tutta l'eternità nella gioia del suo Figlio e Angeli e Santi si affrettano ad acclamarla Regina, mentre la terra gioisce, per aver dato al Cielo la sua gemma più bella.

Glorificazione dell'anima di Maria.
Questo è il giorno natalizio di Maria, quello in cui si celebrano ad un tempo il trionfo della sua anima e quello del suo corpo. Consideriamo prima la glorificazione dello spirito, meno notata, perché comune a tutti i Santi. Il raggiungimento della visione beatifica da parte dell'anima di Maria è cosa di tanto splendore e di tanta ricchezza che riverbera una luce inimitabile sulle nostre più alte speranze. Non ci è possibile immaginare la bellezza di questa suprema rivelazione in cui lo sguardo già così puro e penetrante, della creatura più perfetta, si aprì repentinamente davanti ad un abisso di infinita Bontà, ma, con l'aiuto della grazia divina, tentiamo di levare i nostri pensieri verso la cima, sulla quale si compie questa meraviglia che i nostri occhi non distinguono ancora.

Veramente si tratta di una cima: è il punto di arrivo di un'ascensione continua e perseverante, perché, piena di grazia nel momento della Concezione, l'Immacolata continuò quaggiù a crescere davanti a Dio.


L'Annunciazione, il Natale, il Calvario, la Pentecoste hanno segnato le tappe di questo progresso meraviglioso e ad ogni tappa l'amore verginale e materno si è accresciuto e arricchito, tendendo ad un'altezza che nessuna creatura potrà mai raggiungere. La luce di gloria che investe d'improvviso l'anima di Maria e le rivela le grandezze del Figlio in tutta la loro magnificenza e la sua dignità materna, supera di molto la gloria di tutti gli Angeli e di tutti i Santi, perché, dopo la santa Umanità di Cristo, stabilita alla destra del padre nel santuario della Divinità, nulla possiede il mondo più perfetto di quest'anima materna irradiante purezza, bellezza, tenerezza e gioia: Beata Mater!


Lascerà ancora questo raggiungimento trionfale della felicità suprema qualche possibilità di sviluppo all'anima di Maria? Per sé no, perché ormai tutto in lei è perfetto e nell'eternità non si cresce nella perfezione. Aperta in modo totale sugli splendori del Verbo, suo Figlio, l'anima di Maria soddisfa ormai perfettamente tutte le esigenze della sua vocazione sublime. È lo stato d'anima di una perfetta Madre di Dio.


Ma Maria ebbe un figlio solo, Gesù. Madre di Dio Salvatore, è madre altresì di tutti coloro, che attingeranno alla sorgente della Salvezza, e la sua Maternità di grazia si estenderà fino alla fine del mondo. Nella luce beatifica, l'anima di Maria vede tutti i suoi figli e tutti i disegni di Dio su ciascuno di essi e, con un fiat di amore, consente e partecipa all'universale Provvidenza, in cui Dio la chiama ad avere un posto di intercessione, che non conosce limiti.

 Maria si unisce così al Sacerdote Sommo, che intercede per noi incessantemente la misericordia del Padre e la sua preghiera ottiene per la Chiesa, della quale è il tipo ideale, una Assunzione permanente fino a quando la pienezza del Corpo mistico sarà raggiunta in modo definitivo. 
L'anima di Maria, nell'attesa di questa apoteosi, meglio di qualsiasi altro santo, "impegna il suo Paradiso a fare del bene sulla terra". Sia allora libero lo slancio della nostra gioia, uniamo alla confidenza la gratitudine, lodiamo degnamente la nostra Avvocata, la Mediatrice, la Madre, che prende il suo posto di Regina, presso il trono dell'Agnello.

Fede della Chiesa nell'Assunzione di Maria.
L'origine di questa fede non ha una data precisa, ma da molti secoli la Chiesa afferma che il corpo di Maria è in Cielo unito all'anima sua gloriosa e questo privilegio del corpo di Maria è l'elemento distintivo del mistero dell'Assunzione. Il Sommo Pontefice Pio XII, il primo novembre del 1950, compiendo il voto unanime di vescovi e fedeli, proclamò solennemente come "dogma rivelato che Maria, l'Immacolata Madre di Dio, sempre Vergine, al termine della sua vita terrena, fu elevata, anima e corpo, alla gloria del cielo" (Bolla dogmatica Munificentissimus Deus).

La definizione non dice se Maria passò, vivente, dalla terra al Cielo, o se, come il Figlio, subì la morte e risuscitò, prima di entrare nella gloria. Il privilegio insigne dell'Immacolato Concepimento, la Verginità e la Santità perfetta (potevano certo rendere) [ RESERO ]  Maria immortale. (ma la Madre del Salvatore, che imitò sempre fedelmente il Figlio, volle senza dubbio seguirlo fino al sepolcro, perché doveva, come lui, e come tutti noi nell'ultimo giorno, trionfare pienamente con una risurrezione gloriosa, sul peccato e sulla morte.)

Leggende.
Leggende apocrife, diffuse verso la fine del IV secolo, hanno volgarizzato narrazioni spettacolari, meravigliose e spesso incoerenti, sulla morte di Maria e sul trasporto del suo Corpo in Paradiso. Gli Apostoli, riuniti prodigiosamente presso la Madre del Salvatore, avrebbero assistito alla sua morte e ai suoi funerali. San Tommaso, giunto troppo tardi, avrebbe voluto la riapertura della tomba, il che permise di costatare che il Corpo verginale era stato portato in luogo noto a Dio soltanto. La nostra fede e la nostra certezza teologica non devono accettare questi documenti senza valore, nati forse fra comunità eretiche. Predicazione e insegnamento pastorale devono fare a meno di seguire queste maldestre imitazioni del racconto evangelico della Risurrezione del Signore. Queste leggende non hanno dato origine alla fede della Chiesa nella Assunzione, ma hanno anzi ritardata di parecchi secoli la perfetta unanimità di essa. Il pensiero cristiano dovette prima sbarazzarsi della dannosa loro influenza, per poter giungere a discernere bene i motivi veri, che portano a considerare l'Assunzione corporea di Maria una verità di fede.

La fede unanime.
Quale motivo permise dunque al Sommo Pontefice di definire dogma di fede l'Assunzione? Lo dichiara la Bolla pontificia con precisione: il consenso unanime dei Vescovi e delle Chiese oggi in comunione con la Sede Apostolica. Questa convinzione universale dei Pastori e dei fedeli non sarebbe mai stata possibile, se l'oggetto di essa non fosse in qualche modo contenuto nella Rivelazione.

Prove scritturali.
Dove troviamo la verità dell'Assunzione nella rivelazione cristiana? Nei documenti della Chiesa primitiva non abbiamo traccia di una tradizione orale di origine apostolica. Forse appena vi allude l'Apocalisse indirettamente, quando descrive la Chiesa in questi termini: "Apparve in Cielo un segno grande: una donna vestita di sole, la luna ai suoi piedi e sulla sua testa una corona di dodici stelle" (Ap 12,1). Tipo e modello perfetto della Chiesa è Maria, la Madre di Dio e può essere che qui san Giovanni abbia fatto [ha fatto] una indiretta allusione alla presenza di Maria in Cielo.

È invece certo che i Libri sacri attribuiscono a Maria titoli e funzioni provvidenziali, che nel loro insieme esigono, come normale coronamento, il privilegio dell'Assunzione corporale. Dando un senso mariano al Versetto del Genesi, noto con il nome di Protoevangelo: "Stabilirò inimicizia fra te e la donna, fra la sua generazione e la tua, essa ti schiaccerà il capo", la tradizione cristiana espressa autenticamente nella Bolla dogmatica Ineffabilis, vide in questa sentenza divina l'annuncio di un trionfo perfetto di Cristo e della sua Madre sul peccato e tutte le conseguenze di esso. Pio IX si era appoggiato a questo testo, per definire l'Immacolata Concezione e non è impossibile vedere in questo testo anche una rivelazione implicita di un trionfo perfetto sulla morte.

Checché si pensi di questo testo misterioso, il Vangelo associa sempre Maria agli atti essenziali della Redenzione e specialmente al sacrificio della Croce e come si potrebbe credere che non sia più corporalmente unita al Figlio nell'esercizio del suo attuale sacerdozio celeste? Il Vangelo dichiara inoltre Maria piena di grazia, benedetta fra tutte le donne e soprattutto Madre del Signore e tanti titoli costituiscono, come vedremo, una rivelazione implicita della glorificazione immediata della sua anima e del suo corpo.

La mancanza di reliquie.
Tuttavia riconosciamo che i primi secoli cristiani non conobbero in modo positivo e preciso l'Assunzione di Maria. Dobbiamo tener presente un fatto importante: in nessun luogo fu mai rivendicato il Corpo della Santa Vergine, né mai furono cercati i resti e, in epoca in cui le reliquie dei santi erano molto onorate, ciò diventa un indice importante. Sembrerebbe che fin da quei tempi lontani si pensasse che il Corpo di Maria non poteva essere sulla terra. Sant'Epifanio, morto nel 377, dopo aver vissuto molto tempo in Palestina, confessa la sua ignoranza riguardo alla morte e al sepolcro di Maria, ma neppure una riga del suo scritto insinua che i resti mortali della Vergine sarebbero conservati quaggiù. Egli mette solo in dubbio i racconti fantasiosi che cominciano a diffondersi e si chiede se Maria è morta e se è morta martire e risponde che a queste domande non si può dare una risposta e, senza affermare l'Assunzione, pare tuttavia non ne faccia oggetto delle sue prudenti riserve.

Il pensiero cristiano, all'inizio del secolo V, l'epoca del concilio di Efeso, particolarmente interessato alla dottrina mariana, affronta il problema della sorte riservata al Corpo di Maria e afferma che i racconti apocrifi interpretano in modo sconveniente e ridicolo una verità, che si impone da sé alle anime illuminate dalla fede: il Corpo di Maria non si è corrotto nella tomba: Dio lo ha miracolosamente portato in Paradiso.

Origine della Festa dell'Assunzione.
Le sole liturgie siriaca ed egiziana, attingono in quell'epoca ai racconti leggendari per le loro descrizioni della dormitio di Maria. Gerusalemme ha dal 450 la sua festa annuale della Madre di Dio fissata al 15 agosto, ma per due secoli l'ufficio non accenna all'Assunzione. Agli inizi del secolo VII la festa della Dormitio è istituita a Bisanzio, con decreto dell'Imperatore Maurizio, e presto, forse sotto l'influenza degli apocrifi, ma soprattutto per il senso profondo, che la Chiesa possiede delle verità della fede, oggetto principale della festa diventa l'ingresso del Corpo di Maria nella gloria. La festa dell'Assunzione è introdotta a Roma verso l'anno 650 e nella stessa epoca, forse anche alquanto prima, come in Gallia per la dipendenza di san Gregorio di Tours dagli apocrifi, l'Assunzione diviene oggetto di una commemorazione solenne fatta prima il 18 gennaio e più tardi il 15 agosto.

La festa a Roma.
Per la dottrina affermata, la celebrazione della festa dell'Assunzione costituiva per la Chiesa Romana un fatto di importanza capitale e, cosa ancor più degna di nota, Roma accettava la fede nell'Assunzione, senza aderire alle leggende. La sua liturgia ha una sola allusione all'Assunzione, ma è di una precisione mirabile e porta tutto il problema al suo vero centro. È la celebre orazione Veneranda nobis, che si recitava quando partiva la processione, che precedeva la Messa. "Signore, dobbiamo venerare la festa di questo giorno nel quale la Santa Madre di Dio fu sottomessa alla morte temporale. Ella tuttavia non poté essere trattenuta dai legami della morte, avendo generato nella sua propria sostanza il vostro Figlio incarnato, nostro Signore".
Non si poteva essere insieme più sobrii, più completi e più precisi. La fede nella morte, nella risurrezione e nell'Assunzione di Maria è affermata nettamente ed è messo in evidenza il motivo fondamentale di questa fede: la Maternità divina o, meglio, il fatto che la carne di Cristo, Verbo Incarnato, è stata presa da Maria. Questo gioiello della liturgia mariana data per lo meno dal secolo VIII, cioè dal tempo in cui, in Oriente, sant'Andrea, vescovo di Creta dal 711 al 720, predicando un triduo sulla Dormitio della Madonna, esponeva il dogma dell'Assunzione su basi puramente dottrinali e indipendenti da tradizioni apocrife.
San Germano di Costantinopoli e san Giovanni Damasceno, sebbene meno prudenti e riservati, riallacciano essi pure l'Assunzione alle sue sorgenti autentiche ed è necessario citare qualche passo delle loro ammirabili omelie.

Discorso di san Germano.
"Come avresti potuto essere concepita e poi svanire in polvere, esclama san Germano, Tu che, per la carne che desti al Figlio di Dio liberasti il genere umano dalla corruzione della morte? ...
Era mai possibile che il vaso del tuo Corpo, che fu pieno di Dio, se ne andasse in polvere, come qualsiasi carne? Colui, che si è annientato in te, è Dio fin dal principio e perciò vita, che precedette i secoli, ed era necessario che la Madre della Vita abitasse insieme con la Vita e cioè che si addormentasse per un istante nella morte, per assomigliare a Lui e che poi il passaggio di questa Madre della Vita fosse come un risveglio.
Un figlio prediletto desidera la presenza della madre e la madre, a sua volta, aspira a vivere col figlio. Era giusto perciò che salissi al Figlio tu che ardevi nel cuore di amore per Dio, frutto del tuo seno; era giusto ancora che Dio, nell'affetto filiale che portava alla Madre sua, la chiamasse presso di sé a vivere nella sua intimità" (Primo discorso sulla Dormitio PG 98; col. 345, 348).
In un secondo discorso ritorna sullo stesso argomento in termini ancora più precisi: "Tu avevi da te stessa la tua lode, perché tu sei la Madre di Dio ... Per questo bisognava che il tuo Corpo, un corpo che aveva portato Dio, non fosse abbandonato in preda alla corruzione e alla morte" (Secondo Discorso, col. 357).
D'ora in poi queste considerazioni nutriranno tutti i discorsi sulla Dormitio e sull'Assunzione della Madonna. Il padre Terrien scrive: "I discorsi di san Giovanni Damasceno sulla preziosa morte e Assunzione di Maria sono un inno perpetuo, che egli canta in onore della Vergine benedetta, e in esso richiama tutti i privilegi, tutte le grazie, tutti i tesori, dei quali fu prodigiosamente arricchita dal cielo, e tutti li riallaccia alla Maternità divina come raggi al loro centro" (Mère de Dieu, t. ii, p. 371-372).
L'oriente è ormai conquistato alla fede tradizionale nell'Assunzione di Maria e il suo pensiero non subirà più sbandamenti.

La fede in Occidente.
In occidente appaiono difficoltà. Il popolo cristiano, docile agli insegnamenti della liturgia, aderisce, nel suo complesso, senza riserve alla dottrina dell'Assunzione, ma i teologi, per lo meno nella Gallia, restano esitanti e temono gli apocrifi. Essi non negano l'Assunzione, ma non vogliono impegnarvi la fede della Chiesa e ai tempi di Carlomagno (verso l'anno 800) un concilio capitolare di Aix-la-Chapelle omette l'Assunzione nell'elenco delle feste della Madonna, riservandosi di esaminare, se possa essere conservata e sarà data una risposta affermativa solo nel 813, al concilio di Magonza.
La crisi aumenta nel secolo IX. La notizia sull'Assunzione, che abbiamo nel Martirologio di Adone, lascia di proposito nel dubbio la questione dell'Assunzione corporale e rigetta i dati frivoli ed apocrifi, che sono stati diffusi in argomento. Nella stessa epoca l'abate di Gorbia, Pascasio Radberto rivolge a dei religiosi un lungo sermone Cogitis me, nel quale ha l'abilità di farsi credere san Gerolamo e, mentre con parole commoventi celebra la morte della Madonna [1], comincia mettendo in guardia sul racconto del Passaggio di Maria dalla terra al cielo. A suo modo di pensare, non si sa nulla sulla sorte riservata al Corpo di Maria. È una reazione certo esagerata, ma dal fondo sano, alla troppo facile credulità verso gli apocrifi, allora in voga nella Gallia (la liturgia gallicana aveva preso molto da tali scritti). Il lato più curioso di questo episodio è che il sermone Cogitis me, sotto il nome di san Gerolamo, passò presto nelle lezioni del Breviario lungo l'ottava dell'Assunzione e ci volle la riforma di san Pio V, per eliminare dal Breviario un testo, che si allontanava dalla dottrina comune della Chiesa in un punto molto importante.
Nei due secoli che seguirono l'apparizione del Cogitis me, gli spiriti furono esitanti e san Bernardo, ad esempio, non afferma mai espressamente l'Assunzione corporale di Maria, sebbene non vi sia indizio che l'insieme del clero e del fedeli abbia condiviso gli scrupoli degli eruditi. La liturgia romana, in uso in tutto l'occidente, celebrava l'Assunzione di Maria, e, per il popolo cristiano, si trattava di Assunzione corporale, sicché la Colletta Veneranda affermava sempre chiaramente la fede comune, senza vincolarla ai documenti apocrifi.

Lo pseudo Agostino.
Sul finire del secolo X, o all'inizio dell' XI, ebbe un influsso decisivo sul pensiero teologico un nuovo libro sull'Assunzione, il cui autore è ancora ignoto, anche se fu molto presto attribuito a sant'Agostino. Non si trattava di riabilitare le leggende apocrife, ormai squalificate, ma di poggiare la verità dell'Assunzione di Maria su basi scritturali e dottrinali sicure e questo piccolo trattato sull'Assunzione è un capolavoro di chiarezza e di profondità. Procede con metodo scolastico, con ordine, senza digressioni e l'esposizione, in apparenza austera, è animata da sana e solida devozione mariana, tanto da rivelare la mano di un grande maestro e di un uomo di fede. È il miglior trattato sull'Assunzione che possieda la tradizione cristiana e bisogna citarne almeno le ultime righe.
"Nessuno nega che Cristo poté concedere a Maria questo privilegio (l'Assunzione corporale). Se Egli lo poté, lo volle, perché vuole tutto quello che è giusto e conveniente. Pare dunque che si possa, con ragione, concludere che Maria godette nel corpo, come nell'anima, una felicità inenarrabile nel Figlio e con il Figlio; che sfuggì alla corruzione della morte colei la cui integrità verginale fu consacrata, dando alla luce un Figlio così grande. Vive tutta intera colei dalla quale noi abbiamo la vita perfetta, è con Colui che portò nel suo seno, presso Colui che concepì, generò, nutrì della sua carne. Madre di Dio, nutrice di Dio, domestica di Dio, compagna inseparabile di Dio. Io non ho la presunzione di parlare di lei in modo diverso, perché non oso pensare in modo diverso" (Liber unus de Assumptione Virginis, PL 40, col. 1148).

Il trattato, riportando la questione dell'Assunzione corporale di Maria sul vero terreno dogmatico, esercitava un'influenza grandissima sui predicatori e sui teologi e, nel secolo d'oro della Teologia, il consenso era unanime: sant'Alberto Magno, san Bonaventura, san Tommaso d'Aquino parlano dell'Assunzione corporale di Maria come di verità accettata da tutta la Chiesa. La causa ormai è vinta.
Eruditi umanisti francesi sollevarono qualche dubbio nel secolo XVII, ma non si tratta della negazione del fatto dell'Assunzione, bensì della discussione delle sue basi storiche e, avvelenata da malignità, la battaglia termina presto, per mancanza di combattimenti.

L'Immacolata Concezione e l'Assunzione.
La dottrina dell'Assunzione tornò di attualità dopo la definizione del dogma dell'Immacolato Concepimento di Maria, nel 1854. I due privilegi si sostengono vicendevolmente e si basano su fondamenti comuni e non desta stupore il fatto che, quindici anni dopo, al Concilio Vaticano, un numero considerevole di vescovi indirizzi al Sommo Pontefice una supplica volta ad ottenere la definizione dogmatica dell'Assunzione corporea di Maria.

L'impulso magnifico dato agli studi mariani dal Sommo Pontefice Leone XIII, continuato da san Pio X, sviluppò e consolidò il pensiero cristiano, ma la Santa Sede restava in prudente attesa. San Pio X rispondeva, ad una domanda prematura, che la questione doveva essere ancora studiata lungamente.

L'opera di Pio XII.
Era serbato a Pio XII l'onore di coronare questa lenta penetrazione della verità dogmatica. Agli inizi del suo Pontificato, fissando la festa del Cuore Immacolato di Maria nel giorno ottavo dell'Assunzione, il Sommo Pontefice incoraggiava una devozione, che è condizionata all'attuale esistenza nella gloria del Corpo glorioso della Madonna. 

Il passo decisivo fu compiuto nel 1946, quando Pio XII inviò a tutti i vescovi del mondo cattolico un questionario sulla fede nell'Assunzione corporale di Maria e sulla opportunità di una definizione. Le risposte furono quasi tutte favorevoli e costituivano una testimonianza moralmente unanime della Chiesa universale in favore della verità dogmatica dell'Assunzione. 

 Il 14 agosto 1950, il Sommo Pontefice annunciava che, per coronare l'anno giubilare, avrebbe solennemente proclamato il dogma mariano e fissava la cerimonia al primo novembre, nella festa di Ognissanti. Pensiero ammirabile, che associava la Chiesa trionfante alla gioia dei cattolici del mondo intero, accorsi in folla, per applaudire al trionfo di Maria.

L'ammirabile continuità nell'attaccamento della Chiesa alla dottrina dell'Assunzione è una delle testimonianze più belle della sua vita collettiva, e degno di nota è il fatto che tale attaccamento fu mantenuto, nelle ore più critiche, nell'affermazione discreta ma equilibrata della Liturgia Romana. Dopo il secolo VII, la Chiesa d'Occidente celebrò sempre l'Assunzione corporale di Maria e tale celebrazione fu lo strumento provvidenziale che fissò sempre maggiormente la luce divina nello spirito dei Pastori e dei fedeli. Cantando nell'allegrezza Assumpta est Maria in coelum il loro pensiero correva d'istinto alla gloria totale di Maria. Essi non si ponevano questioni critiche, né si chiedevano se il trionfo era dell'anima soltanto; essi vedevano levarsi nella gloria Maria, la Madre di Dio, Madre nel suo Corpo e Madre nella sua Anima.




SANTA MESSA

In occasione della definizione del dogma, che rivestì di splendore particolare e nuovo la festa dell'Assunzione, l'antica Messa del 15 agosto lasciò il posto ad una nuova Messa resa obbligatoria dal 1951.

EPISTOLA (Gdt 13,22-25; 15,10). - Il Signore t'ha benedetta nella sua potenza, perché per mezzo di te ha annientati i nostri nemici. O figlia, tu sei benedetta dal Signore Dio altissimo a preferenza di tutte le altre donne della terra. Benedetto sia il Signore, creatore del cielo e della terra, che diresse la tua mano nel troncare la testa del principe dei nostri nemici. Oggi Dio esaltò il tuo nome da essere lodato per sempre dagli uomini, che si ricorderanno in eterno della potenza del Signore. Per essi tu non hai risparmiato la tua vita, e, viste le angustie e le tribolazioni del tuo popolo, ne hai impedita la rovina davanti a Dio. Tu sei la gloria di Gerusalemme, la letizia d'Israele, l'onore del nostro popolo.

Le vittorie di Maria.
Abbiamo qui gli stessi versetti del libro di Giuditta, che leggiamo nella festa dei Dolori di Maria. La vocazione della Vergine Santa somiglia a quella del Signore: Era necessario che il Cristo soffrisse, per entrare nella gloria (Lc 24,26) ed era necessario, allo stesso modo, che una spada di dolore penetrasse l'anima di sua Madre, perché fosse associata al trionfo e alla gloria di Gesù.
Maria ci appare, oggi più che mai, Regina vivente e trionfante nel cielo e i nostri canti di gioia si uniscono alla lode di santa Elisabetta, per salutarla benedetta fra tutte le donne e possiamo e dobbiamo rivolgere le parole, che il Sommo Sacerdote Onia diceva a Giuditta, molto tempo prima della Incarnazione, a Colei che per il demonio è più temibile di tutta l'armata dei cristiani e che sul Calvario, unita al Figlio immolato, schiacciò il capo al serpente.
Da quel giorno le vittorie di Maria non sono cessate e, come non c'è grazia che a noi non giunga per Maria, così per Maria si conseguono tutte le vittorie della Chiesa, tutte le vittorie del cristiano su Satana. Non abbiamo dubbio alcuno che il trionfo offerto da S. S. Pio XII alla Regina del cielo e della terra sia il segno di una serie di vittorie per la Santa Chiesa, come lo fu, un secolo fa, la proclamazione del dogma dell'Immacolata Concezione.

VANGELO (Lc 1,41-50). - In quel tempo: Elisabetta, ripiena di Spirito Santo, esclamò ad alta voce: Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo seno. Come mai m'è concesso che venga a me la madre del mio Signore? Ecco, infatti, appena il suono del tuo saluto mi è giunto all'orecchio, il bambino ha esultato di gioia nel seno. E te beata che hai creduto, perché s'adempiranno le cose a te predette dal Signore. E Maria disse: L'anima mia glorifica il Signore; ed il mio spirito esulta in Dio, mio Salvatore; perché egli ha rivolto lo sguardo all'umiltà della sua serva; ecco, fin d'ora tutte le generazioni mi chiameranno beata: poiché grandi cose ha fatto in me l'Onnipotente, e santo è il suo nome. E la sua misericordia si stende in ogni età su quanti lo temono.

La preghiera di Maria.
Sebbene sgorgati dalle labbra della Vergine nella casa della cugina Elisabetta, i versetti del Magnificat sono, nel loro senso profondo, l'espressione della preghiera abituale di Maria. Raccolte le parole nella Scrittura, se le era applicate, contemplando nel silenzio le meraviglie che Dio operava in Lei e per Lei.
Furono senza dubbio la preghiera di tutta la vita della Santa Vergine e la Chiesa, cantando il Magnificat ogni giorno, in tutte le solennità vi trova sempre un senso nuovo e più profondo. Maria lo ripeté a Nazaret, a Cana, dopo la Risurrezione, sul Monte degli Ulivi, quando Gesù salì al cielo e molti autori spirituali pensano che lo cantasse, nel suo cuore colmo di dolore, il Venerdì santo a sera, mentre discendeva dal Calvario.
Più ancora il Magnificat è la preghiera della Vergine Santa nel giorno in cui Dio colma la misura delle grazie e dei favori verso la Madre del suo Figlio, elevandola corporalmente al cielo e coronandola Regina dell'universo.

Magnificat.
La sua anima, giunta alla pienezza della perfezione e il suo spirito illuminato dalla visione beatifica glorificano il Signore e godono la salvezza data a lei, più che a tutte le altre creature.
Ricorda che era una piccola creatura, l'ancella del Signore, e che, per sua bontà, senza meriti da parte sua, Egli ha rivolto a lei i suoi occhi.

Ed ecco che tutti i secoli la proclameranno beata e bene lo sappiamo noi, che, interrogando la storia, vediamo le vestigia lasciate dal culto e dall'amore per la Vergine Immacolata; noi che, presenti realmente o presenti attraverso le onde sulla piazza di san Pietro in Roma il mattino della festa di Ognissanti del 1950, abbiamo cantato la Vergine salita al cielo con acclamazioni entusiastiche e interminabili.
Sì, Egli fece in Maria cose grandi, Colui che può tutto e queste cose grandi noi non sapremmo ricordarle tutte, ma in questa festa noi ne vediamo il coronamento nella Assunzione al cielo.
E questa felicità non è felicità di Maria soltanto, perché noi pure esultiamo, non solo perché sappiamo felice presso Dio la nostra Madre, ma perché crediamo che un giorno la raggiungeremo, essendo la misericordia divina per tutti coloro che temono il Signore, per coloro che lo servono con fedeltà.
Come è vile il mondo! I grandi, i potenti, coloro che si gonfiavano di orgoglio nella loro potenza, nella loro scienza, nelle loro ricchezze, sono cancellati dalla memoria dei popoli. Erano sazi, non avevano bisogno della salvezza portata dal Messia. La Vergine umilissima, ignorata da tutti, e con lei i discepoli di Gesù sono ora saziati dei beni veri e la loro potenza, la loro felicità sono eterne.
Tutto questo è opera della fedeltà e della tenerezza di Dio al quale sia onore e gloria nei secoli dei secoli.

PREGHIAMO
O Dio onnipotente ed eterno che hai assunto alla gloria celeste, in corpo ed anima, l'Immacolata Vergine Maria, Madre del tuo Figliolo, concedici di essere sempre protesi verso le cose celesti, onde meritare di essere partecipi della sua gloria.

PREGHIERA 
DI S. S. PIO XII 
A MARIA SANTISSIMA ASSUNTA

"O Vergine Immacolata, Madre di Dio e Madre degli uomini!

1. Noi crediamo con tutto il fervore della nostra fede nella vostra assunzione trionfale in anima e corpo al cielo, ove siete acclamata Regina da tutti i cori degli Angeli e da tutte le schiere dei Santi;
e noi ad essi ci uniamo per lodare e benedire il Signore, che vi ha esaltata sopra tutte le altre pure creature, e per offrirvi l'anelito della nostra devozione e del nostro amore.

2. Noi sappiamo che il vostro sguardo, che maternamente accarezzava l'umanità umile e sofferente di Gesù in terra, si sazia in cielo alla vista della umanità gloriosa della Sapienza increata, e che la letizia dell'anima vostra nel contemplare faccia a faccia l'adorabile Trinità fa sussultare il vostro cuore di beatificante tenerezza;
e noi, poveri peccatori, noi a cui il corpo appesantisce il volo dell'anima, vi supplichiamo di purificare i nostri sensi, affinché apprendiamo fin da quaggiù a gustare Iddio, Iddio solo, nell'incanto delle creature.

3. Noi confidiamo che le vostre pupille misericordiose si abbassino sulle nostre miserie e sulle nostre angosce, sulle nostre lotte e sulle nostre debolezze; che le vostre labbra sorridano alle nostre gioie e alle nostre vittorie; che Voi sentiate la voce di Gesù dirvi di ognuno di noi, come già del suo discepolo amato: Ecco il tuo figlio;
e noi, che vi invochiamo nostra Madre, noi vi prendiamo, come Giovanni, per guida, forza e consolazione della nostra vita mortale.

4. Noi abbiamo la vivificante certezza che i vostri occhi, i quali hanno pianto sulla terra irrigata dal sangue di Gesù, si volgano ancora verso questo mondo in preda alle guerre, alle persecuzioni, alla oppressione dei giusti e dei deboli;
e noi, fra le tenebre di questa valle di lacrime, attendiamo dal vostro celeste lume e dalla vostra dolce pietà sollievo alle pene dei nostri cuori, alle prove della Chiesa e della nostra patria.

5. Noi crediamo infine che nella gloria, ove Voi regnate, vestita di sole e coronata di stelle, Voi siete, dopo Gesù, la gioia e la letizia di tutti gli Angeli e di tutti i Santi;
e noi, da questa terra, ove passiamo pellegrini, confortati dalla fede nella futura risurrezione, guardiamo verso di voi, nostra vita, nostra dolcezza, nostra speranza; attraeteci con la soavità della vostra voce, per mostrarci un giorno, dopo il nostro esilio, Gesù, frutto benedetto del vostro seno, o clemente, o pia, o dolce Vergine Maria."

Santità e gloria di Maria [2].
Solo chi conosce la santità di Maria può valutarne la gloria, ma la Sapienza, che ha colmato gli abissi (Prov 8,27), non ci rivelò la profondità di questo oceano al cui confronto le virtù dei giusti e le grazie da essi ricevute non sono che un ruscello. L'immensità della grazia e del merito, che costituisce la soprannaturale perfezione della Vergine benedetta, ci porta a concludere che, nella gloria, che consacra la santità degli eletti, deve avere altrettanta superiorità.
Mentre i predestinati si scaglionano nei diversi gradi della celeste gerarchia, la Madre santa di Dio si eleva oltre tutti i cori dei beati (Liturgia della festa) formando da sola un ordine distinto, un cielo nuovo, in cui le armonie angeliche ed umane sono superate. Dio è in Maria più glorificato, meglio conosciuto e più amato che in tutto l'universo e per questo, secondo l'ordine della Provvidenza creatrice, che subordina il meno perfetto al più perfetto, Maria doveva essere Regina della terra e del cielo.

Il mondo fatto per Cristo e per Maria.
Tenuto presente questo, il mondo esiste per l'Uomo-Dio e per Maria. Il grande teologo Card. Lugo, spiegando le parole dei santi dice: "Come Dio, compiacendosi di tutto creare per il suo Cristo, fece di lui il fine delle creature, così si può dire che, nell'amore per la Vergine Madre, creò tutto il resto, facendo sì che giustamente meritasse di essere chiamata fine di tutte le cose" (De Lugo, De Incarn. Disput. vii, sect. 2).
Maria, Madre di Dio e sua primogenita (Eccli 24,5) aveva titolo e diritto ai beni di Dio e, come sposa, doveva dividerne la corona. "La Vergine gloriosa, dice san Bernardino da Siena, ha tanti sudditi quanti ne ha la Trinità. Tutte le creature, non conta la posizione che hanno nel creato, sono sottomesse alla Vergine: le creature spirituali come gli Angeli, le ragionevoli come l'uomo, le materiali come i corpi celesti o gli elementi, il cielo, la terra, i reprobi, i beati, tutto quanto dipende dalla potenza di Dio. Infatti il Figlio di Dio e della Vergine benedetta, volendo, per così dire, uguagliare in qualche modo all'autorità del Padre quella di sua Madre, si fece, Egli che è Dio, servitore di Maria e, se è esatto dire che tutto, anche la Vergine, obbedisce a Dio, si può rovesciare la proposizione e affermare che tutto, anche Dio, obbedisce alla Vergine" (Discorso per la festa di Maria, c. 6).
Lo Spirito Santo ci dice che il dominio dell'eterna Sapienza comprende cielo, terra e abisso (Eccli 24,7-11) e tutto questo è appannaggio di Maria nel giorno della sua incoronazione e, come la Sapienza divina, Maria può glorificarsi in Dio (ivi 1). Colui, del quale cantò un giorno la magnificenza, oggi esalta la sua umiltà (Lc 1,46-55). La Beata per eccellenza (ivi 48) è ora l'onore del suo popolo, l'ammirazione dei santi, la gloria degli eserciti dell'Altissimo (Eccli 24,1-4). Nella sua bellezza, vada con lo Sposo alla vittoria (Sal 44,4-6) e trionfi dei cuori dei potenti e degli umili (Eccli 24,11). La consegna dello scettro del mondo nelle sue mani non è solo onore, ma realtà e, infatti, da quella consegna, Maria comanda e combatte, protegge la Chiesa, ne difende il capo, tien salde le schiere delle sacre milizie, suscita i santi, dirige gli apostoli, illumina i dottori, stermina l'eresia, ricalpesta l'inferno.

Regina e Madre.
Salutiamo la nostra Regina, cantiamo le sue imprese, siamo docili al suo comando, soprattutto amiamola e confidiamo nel suo amore. Non abbiamo paura che, per le sollecitudini enormi che richiede la diffusione del regno di Dio, dimentichi la nostra piccolezza e le nostre miserie: nulla a lei sfugge di quello che avviene nel più oscuro ridotto sul più lontano confine del suo immenso dominio. Dal suo titolo, in effetto di causa universale, al di sotto di Dio, a buon diritto si deduce l'universalità della sua provvidenza; e i maestri di dottrina (Suarez, 3.a Pars, qu. XXXVII, art. 4; Disp. XXI, sez. 3.a) ci presentano Maria associata nella gloria alla scienza detta di visione, per la quale tutto ciò che è, fu e sarà davanti a Dio è presente. La sua carità non ha imperfezioni e, come il suo amore per Dio sorpassa quello di tutti gli eletti, la tenerezza di cui circonda il più piccolo, il più dimenticato e derelitto figlio di Dio, che è anche suo figlio, supera l'amore di tutte le madri concentrato sopra un figlio solo. Ci previene con le sue sollecitudini, ascolta in qualsiasi momento le umili preghiere, ci segue nelle colpevoli fughe, sostiene nelle debolezze, compatisce nei malanni del corpo e dell'anima, largisce le grazie delle quali è tesoriera. Con le parole di uno dei suoi grandi servi, diciamole dunque:

Preghiera.
<<O santissima Madre di Dio, che abbellisci la terra e il cielo, tu, lasciando la terra non hai abbandonato gli uomini e, se quando eri quaggiù vivevi in cielo, ora che sei in cielo dimori con noi. 
 Veramente felici quelli che ti contemplarono e vissero con la Madre della vita! Ma, come tu abitavi in carne con gli uomini dei primi tempi, ora abiti spiritualmente con noi. Noi ascoltiamo la tua voce, la voce dì noi tutti giunge alle tue orecchie e la protezione continua con cui ci segui è prova della tua presenza. 
Tu ci visiti, il tuo occhio è su ciascuno di noi e, se anche non possiamo vederti, tu sei in mezzo a noi e ti mostri in modi diversi a chi è degno di vederti. La tua carne [glorificata] non arresta la immateriale potenza, l'attività purissima dell'anima tua, che, inseparabilmente unita allo Spirito Santo, si fa sentire dove vuole (Gv 3,8). Ricevi, o Madre di Dio, l'omaggio riconoscente della nostra allegrezza e parla dei tuoi figli a Colui, che ti ha glorificata e, con la sua potenza divina, egli accoglierà qualsiasi tua domanda. Sia egli benedetto nei secoli (san Germano di Costantinopoli: Sulla Dormitio 1).




[1]  Il responsorio Ascendit Christus e l'antifona Hodie gloriosa Virgo caelos ascendit sembrano tolte dal sermone Cogitis me, e tuttavia è certo che Pascasio Radberto non ha riprodotto, né commentato queste parti liturgiche. Sarebbero allora anteriori all'anno 850? Il Pascasio stesso afferma che egli riporta testi liturgici precedenti.
[2] Riportiamo a questo punto quanto il testo del Guéranger pone al 18 agosto, giorno quarto dell'ottava, ormai soppressa.

da: dom Prosper Guéranger, L'anno liturgico. - II. Tempo Pasquale e dopo la Pentecoste, trad. it. L. Roberti, P. Graziani e P. Suffia, Alba, 1959, p. 971-987