venerdì 24 agosto 2012

OPPORTUNA SINTESI DI UN ARGOMENTO POCO TRATTATO

Anonimo en San Petersen Perlach 1700.jpg

Un caro amico sacerdote mi invia queste riflessioni. 

Grazie Don L.

*

<<Si salvano tutti?

È ovvio che molti si chiedano: ma quanti vanno all’inferno?
Rifacciamoci al Vangelo.




Dopo aver concluso la parabola del “convitato senza l’abito nuziale”, Gesù afferma che fu gettato «nelle tenebre esteriori, dove sarà pianto e stridore di denti».


Poi, Gesù aggiunge una misteriosa rivelazione: «perché molti sono i chiamati, ma pochi gli eletti».

Questa “rivelazione” vien ripetuta da S. Matteo, con immagini: «Entrate per la porta stretta, perché larga è la porta e spaziosa la via che porta a perdizione e molti sono quelli che entrano in essa; mentre stretta è la porta e angusta la via che conduce alla vita e pochi sono quelli che la trovano».




Per S. Agostino, queste parole di Gesù: “molti sono i chiamati, ma pochi gli eletti”, «non è una parola, ma un tuono»;
e l’interpreta: «certamente quelli che si salvano sono un piccolo numero».

S. Giovanni Crisostomo si chiedeva: «quante persone si salveranno della nostra città?» e rispondeva:
«tra tante migliaia di persone, nemmeno cento arriveranno alla salvezza ».

S. Tommaso d’Aquino cerca di spiegare questa selezione: «un bene proporzionato alla comune condizione della natura umana si trova in molti..., ma il bene che è al di sopra della comune condizione della natura, è un numero ristretto...
E siccome la beatitudine eterna, consistente nella visione di Dio,
supera la comune condizione della natura, sono pochi quelli che si salvano.
E questo dimostra la misericordia di Dio che innalza, alcuni a quella salvezza che la maggioranza degli uomini non raggiunge».


Nelle prediche di tutti i Santi di tutti i tempi, quelle parole di Gesù furono commentate con minacciosi ammonimenti.

S. Leonardo da Porto Maurizio ripeteva spesso, nelle sue prediche, la storia del Prelato di Lione che “per zelo della sua anima”, si era riparato nel deserto a far penitenza, ed era morto nella stessa ora in cui era morto S. Bernardo.
Comparendo, dopo morte, al suo vescovo, gli dice: «nella stessa ora in cui morii io, spirarono trentamila persone. Di queste, l’abate Bernardo ed io salimmo subito al cielo; altri tre, andarono in purgatorio; tutte le altre 29mila novecento90cinque anime, precipitarono all’inferno!».

Certo, non è di fede questo contare, perchè la Chiesa non ha mai tradotto in numeri i “molti chiamati” e i “pochi eletti”, ma ci ricorda che nella profezia dell’ultimo giudizio, Gesù ha ripetuto: «Io vi dico: in quella notte, due saranno in un letto; l’uno, sarà preso, e l’altro, lasciato; due donne macineranno assieme: una sarà presa, l’altra, lasciata; due saranno al campo: una sarà presa e l’altra lasciata». Mistero di Dio!..>>


AVE MARIA!

IMMACOLATA MIA E MIO TUTTO!



giovedì 23 agosto 2012

BEATA VERGINE MARIA REGINA

BEATA VERGINE MARIA REGINA

PREGHIERA alla B.V. MARIA REGINA:
"O Madre del mio Dio e mia Signora Maria, mi presento a Te che sei la Regina del Cielo e della terra, come un povero piagato davanti ad una potente Regina.
Dall'alto trono dal quale tu siedi, non sdegnare, Ti prego, di volgere gli occhi su di me, povero peccatore. Dio Ti ha fatta così ricca per aiutare i poveri e Ti ha costituita Madre di Misericordia affinché Tu possa confortare i miserabili. Guardami dunque e compatiscimi.
Guardami e non mi lasciare se non dopo avermi trasformato da peccatore in Santo.
Mi rendo conto di non meritare niente, anzi, per la mia ingratitudine dovrei essere privato di tutte le grazie che per tuo mezzo ho ricevuto dal Signore; ma Tu che sei la Regina di Misericordia non cerchi i meriti, bensì le miserie per soccorrere i bisognosi. Chi è più povero e bisognoso di me?
O Vergine sublime, so che Tu, oltre ad essere la Regina dell'universo, sei anche la mia Regina. Voglio dedicarmi completamente ed in modo particolare al tuo servizio, affinché Tu possa disporre di me come Ti piace. Perciò Ti dico con San Bonaventura: "O Signora, mi voglio affidare al tuo potere discreto, perchè Tu mi sostenga e governi totalmente. Non mi abbandonare".
Guidami Tu, Regina mia, e non lasciarmi solo. Comandami, utilizzami a Tuo piacere, castigami quando non Ti ubbidisco, poiché i castighi che mi verranno dalle Tue mani mi saranno salutari.
Ritengo più importante essere tuo servo piuttosto che signore di tutta la terra.
"Io sono tuo: salvami". O Maria, accoglimi come tuo e pensa a salvarmi. Non voglio più essere mio, mi dono a Te.
Se nel passato Ti ho servito male ed ho perduto tante belle occasioni per onorarti, in avvenire voglio unirmi ai tuoi servi più innamorati e fedeli. No, non voglio che da oggi in poi qualcuno mi superi nell'onorarti e nell'amarti, mia amabilissima Regina. Prometto e spero di perseverare così, con il tuo aiuto. Amen."
(Sant'Alfonso Maria de Liguori, "Le glorie di Maria")


AVE, AVE, AVE Maria!

sabato 18 agosto 2012

I funesti sistemi del razionalismo e panteismo, del naturalismo e materialismo che non sono altro, sotto nuovi modi, che errori antichi già confutati vittoriosamente dai Padri della Chiesa nei primi quattro, cinque secoli.


La " Riforma " protestante : 'inizio della decadenza dell'Europa ( parte prima )

Riceviamo e volentieri pubblichiamo uno studio per il nostro blog sullo stato spirituale dell'Europa. 
 Autore è  un imprenditore cattolico  di area "tradizionale". 
Lo ringraziamo di cuore.
A.C. 

Prima parte . 

L'inizio della decadenza dell'Europa possiamo farlo risalire alla Riforma protestante, figlia dell'Umanesimo, con l'esaltazione del rapporto personale tra l'uomo e Dio e con l'affermazione del "libero pensiero" in materia di religione, elevando la ragione al di sopra della fede, finendo per divinizzare (come oggi si può constatare) lo stesso uomo, considerato l'unico arbitro di ciò che è vero, un dio che non sbaglia mai. 
Il primo effetto di quel movimento religioso fu quello di sovvertire l'ordine naturale della società. 
Si trattò di una vera e propria rivoluzione, madre della serie di sconvolgimenti che hanno attraversato la civiltà occidentale passando dalla rivoluzione francese alla rivoluzione di Ottobre in Russia fino alla rivoluzione sessantottina dove lo scardinamento dei valori è arrivato a livello di massa. 
Il conte De Maistre (1753-1821) imputava alla riforma protestante "l'introduzione del germe dell'individualismo portatore di disordine e conflitto e origine della successiva deriva illuminista che, attraverso l'esaltazione del valore irriducibile del singolo individuo, portò al prevalere della "ragione individuale sulla ragione universale".
William Cobbett (1763-1835) arriva a dire che la rivoluzione francese è stata la "Quinta Riforma", perchè a suo dire la prima fu quella luterana, la seconda quella puritana di Oliver Cromwell, la terza, la rivoluzione inglese (1688-1689) di Guglielmo d' Orange, la quarta la rivoluzione americana. 
Tutti questi avvenimenti, secondo Cobbett, sono riconducibili direttamente alla prima riforma, quella protestante. 
E noi, col senno del poi possiamo aggiungere la sesta e la settima: la rivoluzione di Ottobre in Russia e quella sessantottina.
Secondo molti studiosi la riforma protestante fu quella che seminò lo spirito del dubbio, il liberalismo religioso (oggi cattolicesimo adulto) , il libero esame (in particolare nella Sacra Scrittura), l'origine della rivolta contro l'autorità ecclesiastica, incarnata nella rivolta contro il Papato. 
Non pochi documenti della Chiesa cattolica riconobbero il nesso tra la Riforma protestante, la rivoluzione francese e i successivi sviluppi del pensiero che portarono fino all'ateismo. 
Leone XIII nella "Vigesimo quinto anno" denuncia il filosofismo orgoglioso e beffardo del secolo XVIII da dove uscirono i funesti sistemi del razionalismo e panteismo, del naturalismo e materialismo che non sono altro, sotto nuovi modi, che errori antichi già confutati vittoriosamente dai Padri della Chiesa nei primi quattro, cinque secoli. Pio X con la "Pascendi Dominici grecis" denuncia gli errori del modernismo (oggi diffuso tra gli stessi religiosi in modo preponderante) che conducono all'ateismo e alla distruzione di ogni religione. 
Secondo questo Pontefice "l'errore dei protestanti diede il primo passo in questo sentiero; il secondo, è del modernismo: a breve distanza dovrà seguire l'ateismo". 
Pio XII, nel 1952, parlando all'Azione Cattolica denunciava il pericolo di queste ideologie nemiche divenute sempre più concrete, le quali proclamavano: Cristo si, la Chiesa no. 
Poi: Dio si, Cristo no
Finalmente il grido empio: Dio è morto; anzi Dio non è mai stato
Da qui il tentativo di edificare la struttura del mondo senza fondamenti, che non esitava ad additare come uno dei principali responsabili della minaccia che incombe sull'umanità: una economia senza Dio, (il risultato è quello che sta sotto i nostri occhi) un diritto senza Dio, (un nuovo diritto, il quale non solo era sconosciuto in precedenza, ma per di più di un aspetto si distacca sia dal diritto cristiano, sia dallo stesso diritto naturale) una politica senza Dio (basterebbe contare le decine se non le centinaia di milioni di morti ammazzati dalle varie ideologie del ventesimo secolo per convincersene). 
Nel saggio "L'Europa e la fede" lo scrittore inglese Hilaire Belloc (1870-1953) intravvide il più nefasto effetto della Riforma nel concetto da lui definito come "l'isolamento dell'anima". Applicato alla vita sociale, spiega lo scrittore inglese, risveglia nella società un nuovo, furioso aumento di forza e la rottura di ogni equilibrio stabile, nel mondo fisico come nella vita sociale, libera una prodigiosa riserva di energie potenziali: la forza che teneva unite insieme le parti del tutto si trasforma in un'altra che le separa violentemente; è l'effetto di un'esplosione. 
Anche per questo è vero che la Riforma ha dato spinta a tutta una serie di progressi materiali, ma si è trattato di una "spinta caotica", su linee divergenti che potrebbero solo concludersi in un disastro. 
E' attraverso questa analisi che Belloc identifica nella Riforma la "radice unica del razionalismo del XVII secolo, continuato dal materialismo del secolo XIX. Tutti movimenti, continua Belloc, che scaturirono dal bisogno dell'anima senza appoggio di crearsi da sola un sistema traendolo dal proprio intimo". 
Con la Riforma nasce la visione assolutistica dello Stato moderno, di una deflagrante prospettiva di rottura rispetto alla respubblica christiana medievale, tanto che Belloc ci ricorda che un altro effetto della Riforma fu "l'adorazione dell'autorità civile", una sorta di "deificazione dello Stato e della Legge", di "adorazione dell'esecutivo", cui si sottomisero "i grandi corpi delle società umane, intossicati dagli splendori e dagli effetti vivificanti del comando". 
Infatti un altro effetto della Riforma è la ricerca del lusso.
La sua prospettiva individualista contribuisce in maniera sostanziale anche allo sviluppo e alla diffusione del concetto di lusso, che nel medioevo, aldilà dell'agiata opulenza dei signori medievali, il lusso non era appannaggio di privati cittadini, ma era per lo più riservato al culto, ai palazzi pubblici e nelle pompe dei magistrati.
E' la rivoluzione luterana che accentua un approccio egoistico nella gestione dei beni terreni, sviluppando la tendenza alla loro ostentazione. 
Furono tre le dottrine protestanti che ebbero un effetto devastante nei rapporti sociali: quella della Sola Scriptura, quella della Sola Grazia e quella della Sola Fede. 
Con la prima si stabilisce che solo la Bibbia è l'unica vera ed autorevole guida del cristiano, il quale entra in personale e diretto rapporto con Dio, senza mediazioni ecclesiali. 
Con la seconda e la terza dottrina si nega il libero arbitrio, fondamento di ogni responsabilità morale, e si proclama il principio secondo cui alla salvezza dell'anima basta la fede o la grazia divina, senza la necessità di compiere buone opere. 
Queste tre teorie furono poste a giustificazione di un irrefrenabile egoismo per tutto il corso della modernità e saranno all'origine della logica del puro profitto capitalista e dello sfruttamento dei lavoratori, duramente condannati dalla dottrina sociale della Chiesa cattolica. 
Lo scrittore cattolico Iginio Giordani (1894-1980) nel suo messaggio sociale del cristianesimo ha elaborato un' attenta analisi degli effetti sociali dell'individualismo protestante: "Il principio del tutti per uno e uno per tutti si sostituiva con ognuno per se e Dio per tutti. La cristianità era divisa e gli uomini non si sentivano più saldati l'uno all'altro come organismo umano-divino, ma giustapposti: ciascuno la sua Bibbia, ciascuno prete a se stesso, regolandosi come la coscienza individuale gli dettasse". 
Non più famiglia , con capi il Papa e l’Imperatore, ma gruppi chiusi e Stati indipendenti.
F.V.

( Fine prima parte )

Foto : Londra, XXX Olimpiadi. 27 luglio 2012 : gli enormi e spaventosi simboli dei cosiddetti cospirativi Illuminati nella cerimonia di apertura delle Olimpiadi 2012 di Londra


***

La decadenza morale e spirituale dell'Europa. La profanazione della Cattedrale di Mosca del gruppo rock Pussy Riot

Parte seconda ) 

Non più solidarietà universale, ma contrapposizione generale. 
La religione cristiana doveva rinunciare ad influire sulla società, basata sul presupposto che tale influsso non le spettasse più a seguito della scissione tra il Regno di Dio e quello dell'uomo. 
Il determinismo protestante ha distrutto la virtù sociale del cristianesimo, e rimesso il criterio di tutte le relazioni fra gli uomini allo Stato, reso entità divina. 
"Dove il Vangelo aveva distinto la religione dalla politica" conclude il Giordani, i riformatori le riunirono; dove il Vangelo aveva riunito la morale con la religione, le risepararono". 
Quando allo Stato fu affidato il compito di curarsi delle questini etico-sociali, alla Chiesa fu negata la possibilità di influire nella sfera pubblica e in campo economico. 
Quanto allo Stato fu negata l'origine cristiana, la Chiesa si trovò ad essere bandita dalla vita sociale. Secondo Padre Luigi D'Azeglio, fondatore della più antica rivista cristiana, Civiltà Cattolica nonchè fratello del più famoso Massimo D'Azeglio, "la persona umana ha bisogno della vita sociale, la quale non è per l'uomo qualcosa di aggiunto, ma un'esigenza della natura umana". 
Afferma, tra l'altro, che gli effetti sociali della Riforma sono un "passo retrogrado nell'incivilimento europeo. Se l'unità cattolica del medio evo formò l'Europa, creò una vera e compatta società d'intelligenze e determinò un grado altissimo di perfezione sociale, fu proprio la Riforma che sciolse questa unità e rese impossibile la prima condizione dell'esser sociale" 
Secondo la visione di Padre T. D'Azeglio "l'indipendenza dell'individuo, 
il predominio dell'individualità, l'impero della volontà e la lotta delle forze individuali rappresentano il tratto caratteristico dell'epoca barbara, antitetica rispetto alla dimensione cristiana della società, la cui funzione consiste essenzialmente nell'accomunare persone e destini. 
Ne consegue che chiunque introduce nella società un principio di individualismo, un predominio di volontà individuali, tenta di ricondurci alla barbarie, togliendo alla comunità una parte di ciò che era accomunato. 
Questo fu l'esito infausto del protestantesimo e l'errore di chi invece di applicare i principi della società cristiana, pretese di riformarli, non potendo cosi ottenere risultato se non quello di sconvolgere l'Europa". 
Fu proprio quella sbornia di indipendenza della ragione, dice Padre T.D'Azeglio, di cui era impregnata l'atmosfera che respiravano i protestanti, a determinare l'indipendenza religiosa dei Giansenisti (che diventano piccola Chiesa), la filosofica dei Volterriani (una congiura anticattolica), la politica dei Giacobini, (un aggregato di club discordi, dei quali quello che trionfa fa stragi immani fra il popolo) succedutesi l'una all'altra, come si succedono le conseguenze di un pricipio medesimo applicato successivamente a varie materie. "Il protestantesimo, aggiunge aggiunge Padre T. D'Azeglio ebbe successo qundo oramai le scienze stavano avendo successo e si credeva di esser capaci fi fabbricar da se, la politica a segno di governar da se, le arti a segno di assistere da se". 
L'individualismo nazionale formò l'arte diplomatica ad inganno e prepotenza, l'individualismo religioso stabili la religione dello Stato, l'individualismo politico suggeri ad Hobbes quella idea di sovranità che trionfò in certi gabinetti, per cui al regnante è lecito il libito". 
Da qui l'esaltazione del principio hobbesiano dell'homo homini lupus e la regressione ad una dimensione animale, in cui il fattore egoistico prevale sulla naturale attitudine al consorzio sociale. 
Anche Aristotele, del resto, sosteneva che la pretesa di vivere in uno splendido isolamento, secondo una prospettiva assolutamente individualista, era caratteristica impossibile all'uomo. Per sperimentarla occorreva essere una bestia selvatica o un dio. 
La prospettiva umanista aveva puntato prometeicamente sulla seconda opzione, ma fu poi la storia ad incaricarsi di dimostrate quanto quella scommessa fosse tragicamente folle (follia nazista e comunista del 20° secolo). 
E cosi non potendo essere dei, gli uomini de-socializzati si sono ritrovati a vivere tra loro come bestie selvatiche. Questa è la drammatica fotografia della società post-moderna. 
Quella che Giovanni Paolo II definiva "una società spesso smarrita nell'agnosticismo e nell'individualismo, e che soffre le amare conseguenze dell'egoismo e della violenza". 
Nello specifico, afferma lo psicologo Rob Weatherill nel suo Cultural Collapse," la cultura della società post-moderna è la cultura dell'autodifesa dell'uno contro l'altro: dopo la perdita del senso della comunità e il crollo della dimensione pubblica, limitiamo i nostri orizzonti all'attenzione per la sopravvivenza nostra e dei nostri figli. 
Ci proteggiamo e ci guardiamo dall'altro. 
Ne risentono soprattutto le nostre relazioni interpersonali e professionali; mentre prima si poneva gli accenti sugli obblighi, oggi non si parla che dei "diritti". 
Le relazioni sociali sono diventate sempre più legalistiche. Non possiamo più fare affidamento sulla benevolenza dell'altro". 
 Melanie Philips giornalista conservatrice inglese criticava aspramente la politica dei "diritti umani" di Tony Blair, dove lei vedeva una delle maggiori minacce alla presenza del cristainesimo in Europa. 
Secondo la giornalista, "la dottrina dei diritti umani avrebbe promosso un laicismo aggressivo che distaccandosi espressamente dai valori giudaico-cristiani, si è affannato a promuovere valori cosiddetti universali in cui trionfa alla fine, il particolare e promuovendo diritti in assenza di doveri, i diritti umani si sono ridotti a mero strumento per rispondere alle esigenze reclamate da singoli gruppi, e per promuovere cosi, una forma estrema di individualismo, che trova il suo apice nella "me society" ed in una religione fai da te". 
Il risultato drammatico, secondo la Phlips è "che il conseguente caos morale, spirituale e sociale e lo squallore che caratterizza oggi la società europea, ma in particolare britannica, lascia uno spazio amplissimo di movimento all'avanzata della cultura islamica radicale"
L'individualismo egoistico (matrimonio omo e adozione, procreazione eterologa con distruzione di embrioni non utili, le mamme-nonne, l'eutanasia, la diagnosi pre-impianto che è quello che facevano i nazisti: la selezione della razza, ecc.ecc) che è un tratto caratteristico della "me society", sta oggi all'origine della pretesa di rendere diritti i desideri, le aspirazioni, i capricci di ogni singolo componente di quella società. 
Tutto ciò porterà inevitabilmente al declino della comunità, la quale si ridurrà a mera aggregazione di individui che hanno smarrito il senso di appartenenza diventando una fonte inesauribile di perenne conflittualità, in cui le persone invece di cooperare entrano in competizione diventando rivali, riducendosi a entità ostili impegnate in una lotta per sottomettersi a vicenda. 
E' da questa distorta visione antropologica che è nato il culto della privacy. Il diritto a ritirarsi nell'autoisolamento nasce, infatti dal cosiddetto diritto di essere lasciati soli. 
Purtroppo anche noi in Italia siamo stati contagiati dalla cultura anglosassone e la "privacy" (come tante altre parole inglesizzanti che sono entrate nel nostro gergo) oramai è parola di dominio pubblico, ricorre in tutti i documenti. 
Lo spazio sociale dell'agorà, della discussione in piazza diffuso nei Paesi latini, ha ceduto il posto al supermarket, all'hobby individuale, al gardening, la cura del proprio giardino. La comunità, anche da noi si è lentamente trasformata in un arcipelago di isole del tutto incomunicanti tra loro, dando vita a quel processo sociologico che va sotto il nome di desocializzazione. 
Un altro frutto avvelenato del protestantesimo è rappresentato da quel fenomeno che va sotto il nome di relativismo etico che non riconosce niente come definitivo e lascia come ultima misura solo il proprio io e le sue voglie (come afferma Papa Benedetto XVI). 
Il virus del relativismo è stato inoculato nella civiltà occidentale proprio attraverso il principio protestante della Sola Scriptura . 
L'interpretazione biblica protestante, avulsa dalla Tradizione e dall'isegnamento apostolico, è soggetta al pericolo dell'interpretazione individuale, cioè al "libero esame" (come infatti è avvenuto) che ha polverizzato l'unità della fede nell'innumerevole molteplicità di opinioni personali (solamente in America vi sono circa 6.000 sette che hanno avuto origine dalle confessioni protestanti). 
Se l'interpretazione autentica è lasciata alla mia opinione personale, nessun altro può contestarmi, e la mia opinione vale quanto quella di chiunque altro. Il relativismo etico risponde a quell'affermazione dogmatica che all'origine non esiste nessuna verità oggettiva. I protestanti reagiscono con orrore all'idea di una Verità assoluta. 
Da ciò si diffonde l'idea che solo l'uomo capace di negare l'esistenza di una verità oggettiva possa essere ritenuto aperto di mente, moderno, illuminato, tollerante. 
Chi resta invece , ancorato all'idea antiquata di una verità assoluta viene bollato come un retrogrado, un povero e retrivo bigotto imprigionato nel bieco oscurantismo religioso e deve essere contrastato con tutti i mezzi. In tal maniera però, il relativismo mostra il suo volto totalitario a causa della sua stessa debolezza, come è stato fatto osservare da molti. 
Nonostante tutto il relativismo nella società post-moderna è tuttora vincente e attraverso una sua emanazione: "il politicamente corretto", è divenuto assai inquietante.
Si tratta di un fenomeno molto curioso: il politicamente corretto volendo rappresentare il massimo della tolleranza, della comprensione, del rispetto, si rivela in realtà uno strumento di feroce intolleranza nei confronti di chi osi sfidare o contrastare il dogma dei valori politicamente corretti. 
Lo scrittore e giornalista Peter Hitchens descrive il pensiero politicamente corretto "come il più intollerante sistema di pensiero tra quelli dominanti nell'Europa dall'epoca della Riforma. 
Negli ultimi anni questo tipo di pensiero si è dimostrato un'arma spietata ed efficace di quella cultura anticristiana che ha come fine quello di cancellare definitivamente in Europa ogni traccia di religione cristiana". 
Altro frutto avvelenato, forse quello più micidiale, è quello della Massoneria, definita da molti: "figlia della Riforma". 
E' interessante notare che furono gli stessi massoni nel 1917 a proclamare con orgoglio la propria discendenza dal protestantesimo. 
Fu un anno particolare perchè coincise con il quttrocentesimo centenario della Riforma (1517) e il bicentenario della fondazione della massoneria moderna (1717). Tanto è vero che i fondatori della Massoneria inglese furono il pastore anglicano JohnTheophilus Desaguilers (1683-1744) e il pastore presbiteriano James Anderson (1684-1739). Nata in seno al protestantesimo, la Massoneria ha sempre intrattenuto ottime relazioni con la chiesa anglicana. 
All'interno di questa chiesa, il fatto di affiliarsi alla Massoneria è stata sempre la chiave per far carriera. Solamente negli ultimi venti anni, secondo una recente inchiesta, il numero dei massoni anglicani è diminuito. 
Le note basilari che legano massoneria e protestantesimo possono essere sintetizzate da una struttura non gerarchica, ma sostanzialmente democratica, dalla libertà di pensiero, dal primato della coscienza, dalla netta separazione tra sfera religiosa e pubblica, dalla riduzione all'essenziale della base dottrinale, dalla centralità della Bibbia, sebbene nella tradizione massonica ha rivestito solamente un rituale (giuramento sulla Bibbia). 
Lo studioso francese Arnaud De Lassus nel suo "Connessaince elementaire du protestantisme" aggiunge che al principio protestante che non esistono verità assolute universali, fa corrispondere quello massonico per cui "non esistono verità universali". 
Nel "Figaro" del 30 maggio 1974 scrive: "il protestantesimo è estraneo ad ogni dogma fisso, ad ogni morale immutabile e soprattutto ad ogni regola definitiva". De Lassus cita Michel Baroin, Gran Maestro dell'Oriente di Francia che nel 4 febbraio ebbe a dire: "ci guarderemo dal dimenticare che la massoneria è fin dalle origini nemica di ogni assoluto e che proclama che la verità non è mai acquisita. 
Tutto è relativo, ogni fine è transitorio, ogni potere è contestabile". 
Al principio protestante secondo cui "la coscienza è legge a se stessa, De Lassus fa corrispondere il principio massonico per cui "l'uomo è il proprio punto di riferimento". L'individuo è sprofondato in una drammatica dimensione di solitudine, per cui ha tentato di trovare in se stesso una dimensione trascendente. 
La tentazione di sostituirsi a Dio. 
Da questa stessa radice (la Riforma) è scaturito anche l'altro grande sistema inumano perchè irrealizzabile chiamato socialismo, ambedue venuti fuori da una identica mentalità, ambedue applicati allo stesso tipo di società malata. 
Non è un caso che proprio Carl Marx il 15 aprile del 1841 all'università di Jena nella sua tesi di laurea cita espressamente il verso del poeta Eschilo in cui il titano Prometeo, dopo il sacrilego furto del fuoco (degli dei), afferma: "Io odio tutti gli dei". "La confessione di Prometeo", commenta Marx, "è la confessione della filosofia, il suo verdetto contro tutti gli dei celesti e terrestri che non riconoscono l'autocoscienza umana come la deità suprema"
Tutti sappiamo quale sia stata la "grande forza creatrice" dell'ideologia marxista e quali siano stati gli effetti devastanti che ha lasciato nella storia dell'umanità. 
Ogniqualvolta l'uomo ha preteso di sostituirsi a Dio ha lasciato dietro di se soltanto rovine e cenere. 
Questa però, è una lezione che l'uomo si ostina a non voler imparare ! Infine tra le maggiori conseguenze della Riforma vi è il fenomeno, già citato, del Capitalismo.
 Il "capitalismo" scaturi anche esso, direttamente in tutte le sue manifestazioni dall'isolamento dell'anima. 
Fu tale fenomeno che permise una concorrenza sfrenata, assicurò alla raffinata astuzia e all'ingegno superiore un successo senza pericoli, sciolse da ogni freno la cupidigia. 
Il capitalismo fini per spazzare via tutti i vincoli collettivi grazie a cui gli uomini si mantenevano in una stabilità economica. 
Max Weber fa nascere il capitalismo in Gran Bretagna, dove in effetti nacque la rivoluzione industriale con tutte le storture suddette, ma non è vero che la Gran Bretagna ebbe la primogenitura di questo risveglio economico. I
nfatti non il capitalismo, ma la cosiddetta "economia di mercato" ebbe origine molto prima, nel medioevo nelle filande lombarde , in Olanda, nelle banche fiorentine, dove non si crearono quelle contrapposizioni, poi sfociate nelle ideologie del 19° secolo, sol perchè la società di allora era pienamente comunitaria, veramente cattolica, non individualista. 
Lo scrittore protestante L.F.Wood bollava l'alleanza tra protestantesimo e capitalismo come un vero e proprio disastro, poichè "il rigoroso individualismo del protestantesimo concorse ad emancipare lo spirito religioso, ma anche, per una disgraziata perversione, ad aprire la strada ad una corsa sfrenata di individualismi sprezzanti e di nazionalismi spietati". 
Sempre per il capitalismo nelle più attive nazioni protestanti, sorse un regime grazie al quale pochi ridussero nelle loro mani la terra e i mezzi di produzione spogliandone gradatamente i più, i quali, cosi espropriati, poterono vivere di elemosina data dai proprietari, che a dire il vero erano scevri di ogni premura per la vita umana. 
Quello che d'altro canto avvenne all'unità d'Italia quando le elite massoniche e giacobine simpatizzanti del protestantesimo, espropriarono i beni della Chiesa, soppressero 24.000 opere pie che sfamavano la povera gente, riunendo in poche mani grandi fortune, col risultato però che iniziò, per la prima volta, la grande emigrazione italiana (9/10 milioni di persone indigenti) nelle Americhe e in Australia.
 Il Capitalismo, nel ventesimo secolo, poi si è molto perfezionato per merito degli Stati che hanno messo dei paletti al suo agire. Quando questi paletti furono rimossi, al tempo di Clinton, la finanza mondiale ha compiuto il disastro in cui oggi ci dibattiamo. 
Per il mondo girano i famosi "derivati" (non sono altro che carta straccia), che sono quantificati per sei/otto volte il Pil mondiale. Quando scoppierà la "bolla" dei derivati,(ma speriamo che non scoppi...) c'è il rischio che possa crollare l'intera economia mondiale. 
Quale può essere la soluzione a questa grave situazione in cui versa l'umanità ? 
Quali strumenti usare per invertire la tendenza ? 
 A questo proposito appare particolarmente interessante la soluzione che il filosofo scozzese Alasdair MacIntyre delinea nel suo bel libro After Virtue (1981). 
Convinto assertore di un'etica solidarista e comunitaria, giunse a rivalutare appieno la Tradizione, proponendo , in alternativa al fallimento del relativismo nichilista, ilrecupero del grande patrimonio del passato a cominciare da due giganti del pensiero umano: Aristotele e S.Tommaso. 
La visione dell'individuo artefice del proprio destino, in realtà, lascia senza adeguata risposta i quesiti più profondi dell'animo umano. Infatti, è soltanto attraverso l'apertura al mistero di Dio, puro Amore, che può colmarsi la sete di verità e di felicità del cuore umano. 
E solo la prospettiva dell'eternità riesce a conferire valore autentico alla realtà, alla Storia e soprattutto al mistero della fragilità umana, della sofferenza e della morte. 
Senza questa prospettiva l'uomo è destinato a smarrirsi. 
A questo proposito MacIntyre contrappone la visione individualista post-moderna all'etica aristotelica-cristiana e attraverso un interessante parallelo storico, paragona l'attuale società, in cui domina un esasperato soggettivismo ed una visione totalmente relativistica dell'etica, a quella che ha visto il tramonto dell''impero romano. 
Dove fu la geniale intuizione di S.Benedetto, alla luce dell'originale apporto del monachesimo cristiano, a recuperare l'etica delle virtù praticata nella polis aristotelica, mentre fu proprio l'epoca moderna a mutare radicalmente la Weltanschauung (concezione del mondo) benedettina, introducendo la visione individualista di uomini separati e soggetti astratti. Visione totalmente opposta ad una dimensione comunitaria e sull'unità di valori universlmente condivisi. 
La pretesa di rendere l'uomo artefice del proprio destino, padrone di sè e del mondo, ha finito per distruggere la società. 
L'individuo è sprofondato in una drammatica dimensione di solitudine, e ha tentato disperatamente di trovare in sè stesso una dimensione trascendente. 
La tentazione di sostituirsi a Dio ! che, del resto, è antica quanto l'uomo. 
Personalmente non mi illudo che questa inversione di tendenza di cui parla MacIntyre possa accadere, perchè oramai la nostra società è destrutturata, è frammentata, è troppo oltre, non è più sufficente un'azione umana. 
La sola nostra speranza è che Lui stesso intervenga in qualche modo a salvarci. Solamente facendo riaccadere quell'Evento, che ha la capacità di dare a tutto un significato, possiamo ricostruire una società più umana. 
Chiudo facendo mia quella grandissima sentenza, a cui si deve attribuire valore di legge aterna scritta da Ivo di Chartres al Pontefice Pasquale II: "Quando regno e sacerdozio procedono concordi, procede bene il governo del mondo, fiorisce e fruttifica la Chiesa. 
Se invece la concordia viene meno, non soltanto non crescono le piccole cose, ma anche le grandi volgono miseramente in rovina
Che fa il paio con l'altra dal Vangelo di S.Giovanni: "senza di me non potete fare nulla" e gli ultimi secoli ce lo hanno dimostrato ampiamente ! 
F.V. 

Foto : La profanazione nella Cattedrale del Cristo Salvatore di Mosca del 21 febbraio 2012 ad opera dell'ormai famoso gruppo rock Pussy Riot. 
Tutta la paccottiglia progressista mondiale s’è scatenata attorno delle  profanatrici, definite "artiste" e difese dai mass media "senza se e senza ma" !
Le Pussy Riot, inutile dirlo, hanno incassato la solidarietà di mezzo mondo. 
Nessuno ha osato parlare di profanazione, di offesa a Dio o del ferimento del sentimento religioso dei fedeli...
Nessuna voce si è levata a difesa della sacralità del Tempio, offeso, e dei fedeli umiliati dal gesto dissacratorio !
L'infallibile Amnesty International assieme ai giornalisti, ai parlamentari e ai musicisti di " levatura internazionale " si sono mobilitati a  favore delle squallide profanatrici.
Il mondo laicista sta facendo questa campagna anti Russia perché la Russia, tra le altre cose, ha messo un grosso paletto alle manifestazioni e alla propaganda delle lobby gay ...
Per fortuna in questo compatto coro pare che non ci  siano state anche  le efebiche e stonate voci del progressismo cattolico ... 
Noi cattolici sappiamo bene cosa significa essere vittime della potentissima organizzazione mediatica mondiale : teniamo sempre a mente le varie "stazioni" della "via Crucis" del regnante Pontefice più volte fatto cadere mentre recava la pesante Croce ...  
Ritornando alla schifosa profanazione della Cattedrale, pericolosa anche per il "contagio" che può ingenerare soprattutto nelle suggestionabili, deboli menti adolescenziali, dobbiamo purtroppo notare che coloro che ci dovrebbero " rappresentare" nell'Unione Europea hanno emesso , come ci dovevamo aspettare, la loro  "sentenza inappellabile" sulla recente , blanda condanna decisa dal Tribunale di Khamovnitcheski delle profanatrici della Cattedrale di Mosca : 
Bruxelles, 17 ago. (TMNews) - Il capo della diplomazia dell'Unione Europea, Catherine Ashton, ha condannato la sentenza inflitta in Russia alle tre giovani componenti del gruppo punk rock Pussy Riot, a suo giudizio "sproporzionata". 
"Sono profondamente delusa dal verdetto del tribunale di Khamovnitcheski in Russia nei confronti di Nadezhda Tolokonnikova, Marja Alekhina ed Ekaterina Samoutsevitch, membri del gruppo punk Pussy Riot. Questa sentenza è sproprozionata", ha detto Ashton in un comunicato. 
Ecco come gli allineati "mezzi d'informazione" hanno presentato la profanazione della Cattedrale di Mosca : "Le ragazze che fanno parte del gruppo sono state condannate a due anni di carcere per teppismo per aver cantato a febbraio una 'preghiera punk' contro Vladimir Putin nella Cattedrale di Cristo Salvatore a Mosca". 
La Chiesa Ortodossa Russa, coerente ai santi principi evangelici, a ( sacrosanta) sentenza avvenuta giustamente invoca "misericordia" per le tre giovani sperando che esse non compiano più sacrilegi del genere.
E' questa la grandezza del Cristianesimo che volgendo lo sguardo a Colui che è stato trafitto per la nostra salvezza sa perdonare per portare, attraverso la conversione del cuore, nella retta via i peccatori.
Ma il mondo, occidentale, riesce a comprendere che a Mosca è avvenuto un orrendo sacrileggio contro Dio e contro la religiosità di milioni di fedeli ?
Sappiamo già la risposta : NO !
Per ora la gogna mediatica internazionale è toccata alla grande Nazione Russa.
I Cristiani ( di tutte le confessioni  ) sono stati avvertiti ...
A.C.
P.S. Del tutto condivisibile l'Articolo ( suggerito da un lettore di MiL ) " Ma le Pussy Riot non sono eroine" che si può leggere cliccando  QUI.

Rosarium -quae est oratio per excellentiam- semper illud Sapientiae comprobavit: "qui (me) usi sunt, participes facti sunt amicitiae Dei" (Sap. VII, 14).


De Rosario Beatae Mariae Virginis
P. LUDOVICUS I. FANFANI OP

CAPUT II

De Rosarii recitatione

§ I. – Conditiones ad bene recitandum Rosarium

20. – Rosarium unam esse ex praestantissimis devotionibus catholicis sat superque constat ex iis quae superiore capite disseruimus. At vero, eo ipso quod tam praestans devotio est, omnis cura est impendenda ut bene recitetur, ne in praxi huiusmodi praestantia, quae naturaliter ei convenit, perimatur; sed contra conservetur et in dies augeatur. Iuvat igitur pauca de modo bene recitandi sacratissimum Rosarium recolere, Ecclesia nobis duce, quae inter alia praecipue vult ut omnes orationes – Rosa­rium vero est oratio per excellentiam – fiant digne, attente, devote (1).
Digne. Primum autem quod requiritur ad Deum digne deprecandum est certe status gratiae. Deus enim amare non potest nisi quod Ei simile est; et Deo similis fit anima Eique maxime unitur per gratiam, quae est repercussio et participatio pulchritudinis increatae. Hinc tamen non sequitur illum qui propter peccatum gratia destituitur, non posse nec debere orare aut Rosarium recitare; quinimmo, utpote qui plus quam ceteri indiget, si non digne, certe valde convenienter confugiet Rosario ad Illam quae refugium peccatorum est, ut sibi in extrema ne­cessitate subveniat, cum Rosarium semper illud Sapientiae comprobarit: qui (me) usi sunt, participes facti sunt amicitiae Dei (2). Sed carentia peccati non sufficit ad digne SS.mum Rosarium reci­tandum, oportet etiam quod recitetur corde docili et ab omni terrenarum rerum inordinata affectione expedito. Et ideo Ecclesia in Evangelio Missae privilegiatae SS.mi Rosarii nobis legendam exhibet parabolam seminantis, ut scilicet, cum in Rosario meditantur sacra verba et facta principaliora vitae Christi eiusque Sanctissimae Matris, reminiscamur Rosarium esse recitandum iisdem dispositionibus quibus et audiendum et accipiendum est verbum Dei, quod nullum fructum parit in cordibus dissipatis, indocilibus, terrenisque rebus implicatis, quemadmodum evenit de semine quod secus viam, aut in petrosa aut inter spinas cadit.

21. – Rosarium insuper recitari debet attente. Attentio est actus mentis quo homo ad ea quae agit applicatur. Iam vero, sine attentione nulla oratio valet coram Deo; non enim fieri potest, ait S. Gregorius, ut Deus illam orationem audiat, cui ille ipse qui orat non intendit (3). Quocirca etiam Rosarium, si volumus ut Deo eiusque sanctissimae Matri sit acceptum, recitandum nobis est mente sibi conscia atque ad id quod agitur attenta; eo vel magis quod Rosarium totum christiani cultus spiritum continet, cum orationem vocalem simul et mentalem importet. Et quia possibile non est diversis rebus simul mente vacare, optandum ut, dum Rosarium recitatur, intermittatur alia quaecumque occupatio, omni insuper cura negotiorum huius mundi seposita. Beata Virgo abunde remunerabit diligentiam a nobis adhibitam quo melius eam honoremus meliusque meditemur mysteria et exempla divini eius Filii. Rosarium recitare dum acu pingitur, dum consuitur aut quodcumque aliud, quamtumvis materiale, exsequitur, profecto non est modus optimus dicendi Coronam. Nihilominus, cum huiusmodi occupatio­nes non tantam applicationem exigant, quae menti omnem aliam cogitationem interdicant, cumque in multis convictibus, laboratoriis et monasteriis invaluerit usus recitandi Rosarium dum operi seu labori incumbitur ne tempus ineptis sermonibus conteratur, hic modus se gerendi non est omnino damnandus. Imo res videtur approbata fuisse, indirecte saltem, a Summo Pontifice Pio IX, cum in communi Rosarium recitantibus concessit ad omnes Indulgentias lucrandas ut unus tantum manu coronam evolveret, ceteris cum illo unitis qui tunc vices Directoris quodammodo gerit (4).

22. – Denique Rosarium recitandum est devote. Devotio, ut ait S. Thomas, nil aliud est quam «specialis quidam actus voluntatis promptae et paratae ad facienda quaecumque ad Dei servitium et famulatum spectant» (5). Igitur ad Rosarium devote recitandum debemus imprimis omnem torporem et desidiam a nobis expellere, atque cum voluntate prompta et parata, hoc est animo alacri et libenti, incipere, cum intentione honorandi Iesum et Mariam, tenere cum ipsis colloquendi auxiliumque impetrandi in omnibus necessitatibus.
Praeterea, cum Rosarium Mysteriorum meditatione schola sit christianae perfectionis, ubi peccatum quomodo fugiendum sit addiscitur et excellentissimae virtutes quomodo exercendae, recitandum est devote etiam eo sensu ut simus parati ad prompte facienda aut deserenda ea omnia quae nobis, Iesu et Mariae exemplo, amore odiove digna appa­rent. Et Maria, inquit Leo XIII, «quae tametsi nullam in se passa, debilitatem naturae nostrae vitiositatemque pernoscit, quaeque matrum omnium est optima et studiosissima, quam nobis opportune prolixeque subveniet, quanta et caritate reficiet et virtute firmabit! Per iter euntibus, divino Christi Sanguine et Mariae lacrimis consecratum, certus erit nobis nec difficilis exitus ad societatem quoque beatissimae eorum gloriae fruendam» (6).
Interiorique devotioni voluntatis necessario coniungenda est externa ipsa devotio, sine qua interior difficulter consistere potest. Necesse non est, fatemur, ut Rosarium dicatur semper in ecclesia aut flexis genibus, quia potest optime et utiliter etiam domi, in via, in itinere, sedendo vel deambulando recitari; imo, si necessitas postulat, in lecto quoque; sed semper recitandum est maxima cor­poris modestia, illa gravitate et reverentia, quae decent miserrimum hominem, qui cum Deo creatore et Paradisi Regina colloqui vult. Oh quantum in hac re devotio desideratur! Perperam agunt qui tanta cum celeritate Rosarium recitant atque verba ita praecipitant, ut vix intelligi possint, si modo intelliguntur, ea quae mutiunt; itidem illi qui omni puncto temporis verbis et nugis interrumpunt, et qui aut iacentes recitant, aut ea corporis positione ut dormire potius quam Rosarium recitare videantur. Quid interim, quaerit pius quidam auctor, quid expectari potest a talibus Rosariis tam indevote recitatis? Nihil profecto boni, imo multum mali; quia omnis oratio, etiam non imperata, cum devotione facienda est, nisi velimus in nos iram Dei provocare (7).

23. – Sed aliud quoque medium ad bene recitan­dum SS. Rosarium indicare debemus, scilicet bene efformare intentiones nostras seu, ut quidam ait (8), recitare Rosarium cum amplitudine caritatis. Certum est enim, ut docet ipse D. Thomas (9), eamdem orationem quam pro nobis facimus, tanto magis Deo acceptam esse quo maiore flagrat caritate; ex alia autem parte, si qua est oratio quae Domino offerri valeat ad quotquot sanctos fines desiderare possumus, haec est procul dubio Rosarium. Sane, omnia in ordine Redemptionis suam vim accipiunt a Mysteriis quae in ipso meditamur; et omnia nos petimus, ut superius vidimus, in Oratione Dominica et Salutatione Angelica. Hinc, quo nostra Rosaria in dies utiliora reddantur et caritate vivificentur, possu­mus et debemus, nobis ipsis non neglectis, extendere quam latissime licet intentiones nostras, recitando nostras Coronas secundum Dei beneplacitum ad eius maiorem gloriam, ad prosperitatem et exaltationem sanctae matris Ecclesiae, ad bonum proximorum nostrorum, qui nobis sunt fratres in Christo. Duae autem semper fuerunt speciales intentiones rosariantium: peccatores et animae in Purgatorio detentae.
Peccatores, cum gratiae sint expertes, versantur in statu perditionis, in quo maligni spiritus omnem vim conferunt ut confirmentur, sicque ad aeterna supplicia deducantur. Atqui pro ipsis etiam Dominus de caelo descendit, passus est et in cruce mortuus; cum igitur vel una anima perit, perit pars fructus ipsius redemptionis. Itaque orare pro peccatoribus est cooperari cum Christo redemptioni animarum. Et in hoc quam efficax est SS. Rosarium! Narratur in vita S. Vincentii Ferrerii, quod cum vocatus fuisset ad infirmum moriturum, qui converti totis viribus retractabat, rogavit qui aderant ut secum pro infelicissimo nomine Rosarium recitarent; quo nondum persoluto, iam gratia Dei vicerat. Hinc forte factum est, ait quidam scriptor, ut in quibusdam locis, praesertim in Sabaudia, cum quis graviter aegrotans non vult recipere Sacramenta, aliquae piae personae simul congregentur ad recitandum Rosarium (10).
Quod autem Rosarium sit, post sacrosanctum Missae sacrificium, modus optimus iuvandi animas in Purgatorio detentas, colligi potest ex ipsa huiusce devotionis praestantia, nec non ex annexo Indulgentiarum cumulo, quae ex benigna Summorum Pontificum concessione, defunctis semper applicari possunt. «Si cupimus, inquit S. Alphonsus, animabus in Purgatorio subvenire, applicemus eis Rosarium quod ipsis magnum solatium affert» (11); et Beato Ioanni Massias, fratri Converso ex Ordine Praedicatorum, revelatum fuisse traditur se ingentem ani­marum multitudinem ex piacularibus flammis liberasse cotidiana multorum Rosariorum recitatione. Perbene igitur Rosarium applicatur defunctis, ut medio tam facili dolentibus illis animabus succurratur, quae sperant et fortasse ius habent ad nostra suffragia percipienda. En quare ipsa Ecclesia voluit ut indulgentiae omnes rosarianae applicabiles sint defunctis, et etiam quod exercitium mensis in honorem SS. Rosarii Octobris finiatur ipsa die Commemorationis omnium fidelium defunctorum (12).
Studeamus ergo saepe et bene Rosarium recitare: digne scilicet, attente atque devote; debita cum reverentia, cum distincta pronuntiatione verborum et cum magna caritatis amplitudine. Rosarium bene recitatum uberrimus fons consolationum in hac vita erit, futuraeque sperandae tutissima ratio.

24. – Ad haec usque postrema tempora, ad lucrandas Indulgentias Rosario adnexas, idem recitari debebat continue, saltem per quinque decades uniuscuiusque tertiae partis. Soli ascripti Confraternitati, et pro Rosario septimanali obligatorio dumtaxat, fruebantur privilegio recitandi Rosarium separando unam decadem ab alia, quovis temporis intervallo inter unam et alteram interiecto. Ipsa S. Congregatio Indulgentiarum (13), rogata ut a Summo Pontifice impetraret facultatem fidelibus omnibus et pro omni casu subdividendi Rosarium in plus quam tres partes, respondit: non expedire. Quod tamen S. Congregatio anno 1858 non expedire iudicavit, concessum est a S. Pontifice Pio X, prius solis ascriptis (14), deinde omnibus fidelibus (15); ideoque nunc omnes Indulgentias Rosarii acquirere possunt etiam unam decadem ab alia disiungendo.

25. – Rosarium igitur, etiam in practica applicatione, oratio valde opportuna evadit ad sancte utendum temporis fragmentis quae unicuique in die supersunt a negotiis. Domi enim, in via, cum aliqua persona aut initium alicuius sacrae functionis expectatur, potest semper suppeditari occasio recitandi Rosarium; et hodie facilius etiam quam aliis temporibus, cum sine ullo Indulgentiarum praeiudicio, possit una decas seorsim ab alia recitari; mane, e. g., recitando unam duasve decades; post meridiem autem ac vespere reliquas eiusdem seriei ad complendam tertiam Rosarii partem, intactis Indulgentiis. Cum igitur eae sint hodiernae dispositiones Ecclesiae circa Rosarii recitationem, quis poterit serio asserere ad recitandam saepe, imo cotidie, tertiam saltem Rosarii partem sibi tempus non sufficere?

§ II. – De Rosario in communi recitando

26. – Oratio, nobilissima fidei loquela, semper teneri aliquid habet et augusti tam in ore vetulae, quam in ore sapientium et regum; at nemo, vel vir fortissimus, inveniri potest, quin vehementer afficiatur a multitudine coram Deo in templo prostrata.
«Cur nos in ecclesia colligimur, ad ecclesiam convenimus? – ait S. Ioannes Chrysostomus. – Ut vehementius Deum ad misericordiam flectamus. Nam, cum orantes soli imbecilles simus, per coniunctionem caritatis Deum exoramus ut nobis postulata concedat. Haec vero a me proferuntur ut semper ad collectas (id est ad orationes in communi factas) properetis, nec dicatis: Annon enim orare domi possum? Potes tu quidem orare, sed tantam virtutem non habet oratio quam ubi cum propriis membris fit, quam cum totum corpus Ecclesiae unanimiter et una voce preces fundit» (16). Et alibi: «Precari etiam domi potes; ita vero precari ut in Ecclesia non potes, ubi tanta fratrum frequentia, ubi clamor unanimiter ad Deum emissus. Non perinde exaudieris cum penes te solus Deum precaris atque ubi cum fratribus tuis. Hic aliquid amplius est, nempe concordia, consensus, caritatis vincu­lum» (17).
Etiam Rosarium, oratio christiana per excellentiam, multum sublimitatis assequitur et efficaciae cum in communi recitatur; imo dixerim illud esse orationem ceterarum aptissimam, sicuti experientia testatur, ut simul recitetur sive in publicis ecclesiis, sive in familiis.
Rosarium in familia, diximus. Sed, heu dolor! quot sunt hodie familiae, in quibus vigeat antiqua consuetudo claudendi diem Corona in communi recitata? Atqui haec oratio in communi ad Deum et Beatam Virginem glorificandos, ad subveniendum nostris defunctis vivisque gratias consequendas, transierat in christianas familias veluti haereditas pretiosissima! Vespere, cum silentii maiestas cordibus loquitur, omnia familiae membra, quae per diem dispersa fuerant, ad communem orationem congregabantur, domo in templum quoddam converso, et domestici sacerdotii honore redimebantur frontes patris et matris, qui Rosarii moderatores quodammodo efficiebantur (18). In Mariano Conventu Friburgi in Helvetia habito anno 1902 hoc votum emissum est: «Omnes catholici, explicitae voluntati Summi Pontificis Leonis XIII obsecundantes, curent pro viribus ut conservetur et restituatur in familiis consuetudo recitandi quotidie inter vespertinas preces Coronam SS. Rosarii». Utinam votum huiusmodi adimpleatur, atque in singulis familiis instauretur hoc iucundissimum vitae christianae spectaculum!

27. – Rosarium praeterea est oratio solemnissima et publicis precationibus quam maxime idonea. Ecclesia ipsa, sapiens magistra in suppeditandis efficacissimis mediis, quae in filios suos sincerae fidei et christianae caritatis sensus excitent, semper adeo magni fecit sanctissimum Rosarium, ut merito asseri possit illud orationem prope liturgicam evasisse. Unde sapientissimus Leo XIII populum clerumque exhortatur:
a) ut singulis diebus festis in ecclesiis paroecialibus, etiam in illis in quibus non exsistit Confraternitas, recitetur saltem tertia pars Rosarii (19);
b) ut in ecclesiis ubi erecta est Sodalitas «rectores sedulo curent ut, si fieri possit, quotidie, vel saltem quam saepissime, maxime in festis Beatae Virginis, ad altare eiusdem Sodalitatis, etiam publice Rosarium recitetur» (20);
c) ut in omnibus ecclesiis cathedralibus mundi cotidie recitetur Rosarium (21).
Nemo, qui cordium desideria populique neces­sitates intelligat nec Religionis incrementa negligat, poterit non agnoscere quam efficax medium recitatio Rosarii sit ad excitandos in animis sensus nobilissimos religionis et moralitatis, atque ad fideles in illud bonum dirigendos, quod eos manet. «Utinam», concludit ipse Leo XIII in Encyclica «Iucunda semper» (8 Sept. 1894), «utinam sanctae huic pietati pristinus ubique honor reddatur: haec in urbibus et villis, in familiis et officinis, apud primores et infimos adametur et colatur non secus ac christianae professionis tessera, officiumque praesidium divinae propitiandae clementiae».
In pago aliquo Tridentinae regionis dominus quidam, quo facilius impelleret homines ad hanc ora­tionem in communi persolvendam, legatum perpetuum reliquit vi cuius singulis sabbatis et vigiliis solemnitatum Apostolorum et B. Mariae Virginis famuli domus portionem vini acciperent, dummodo Rosarium cum capite familiae recitassent; quod etiam hodie observatur (22). Nihil a zelo christiano alienum est, cum in pristinum honorem restituendum est aliquod pietatis exercitium, quod est catholicae familiae et hominum societati verum instructionis manuale, medium educationis, moralis unionis vinculum, fons caelestium benedictionum.
P. Ludovicus I. Fanfani O. P., De Rosario B. M. Virginis. Historia – Legislatio – Exercitia. Manuale practicum Directoribus Confraternitatum ipsisque SS. Rosarii sodalibus maxime utile et accomodatum. Taurini - Romae MCMXXX (1930), pp. 33-44.
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Notae:
(1) Vide orationem Aperi Domine os meum etc., quae officio divino praemitti solet.
(2) Sap. VII, 14.
(3) Liber 22 Moral. c. 13; – S. THOMAS, II-II, q. 83, a. 13.
(4) S. Congr. de Indulg., 22 Ian. 1858.
(5) II-II, q. 82, a. 1 et 4.
(6) Encycl. «Magnae Dei Matris», 8 Sept. 1892.
(7) MORASSI O. P., Il Rosario della Beatissima Vergine Maria, Parte II, c. I.
(8) Op. cit., Parte II, c. I.
(9) II-II, q. 83, a. 7.
(10) MORASSI O. P., op. cit., Parte II, c. I.
(11) Le Glorie di Maria, c. 8, § 2.
(12) Cfr. infra, p. 126, n. 86; et pag. 168, 183, 185, 186.
(13) S. Congr. Indulg., 22 Ianuar. 1858.
(14) Cfr. Analecta Ord. Praed. vol. VII, p. 748.
(15) S. Congr. de Indulg., 8 Iul. 1908.
(16) De prophetiarum obscuritate, Hom. III, n. 6.
(17) De incomprehensibili Dei natura, Hom. III, n. 6.
(18) Cfr. DEL CORONA O. P., Le Rose di Maria, § XXIII.
(19) Breve «Salutaris ille», 24 Dec. 1883.
(20) Const. «Ubi primum», § XIII.
(21) Breve «Salutaris ille», 24 Dec. 1883.
(22) ESSER O. P., Le Rosaire de la très S. Vierge, c. 10, p. 307.



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Kraków 2006, Cracovia MMVI