domenica 3 marzo 2013

LA RIVELAZIONE: Dio viene incontro all'uomo. Attenti alle strade sbagliate!



Scuola della fede [3]: 
Dio viene incontro all'uomo

ECCO un parlar chiaro e concreto alla gioventù. E non solo. Facciamo tesoro di questa magistrale lezione.

<<Inizio dalla lettura di un testo biblico che sono sicuro molti di voi conoscono.

«Il Signore disse ad Abramo: vattene dalla tua terra, dalla tua parentela e dalla casa di tuo padre verso la terra che io ti mostrerò» [Gen 12,1]

Viene narrato con queste parole un fatto che costituisce LA svolta nella storia dell’umanità. All’uomo che cercava Dio come a tentoni - e dal quale Dio non era lontano – il Signore rivolge la parola. Dio comincia a parlare all’uomo. 


            Se avete seguito e riflettuto con attenzione quanto vi ho detto nei due incontri precedenti, potrete rendervi conto della portata, del significato di questo fatto. Dio, per così dire, aveva impresso nella persona umana dei segni della sua presenza. Tuttavia Egli restava avvolto in un’oscurità impenetrabile, in un silenzio infrangibile. E l’uomo non sapeva esattamente chi era quel Dio di cui sente il bisogno più che dell’aria che respira; che cosa pensava dell’uomo; quali erano i suoi progetti al riguardo. L’uomo rimaneva uno che cercava Dio a tentoni; oppure che cercava con la magia di catturarne il favore; oppure di farne delle rappresentazioni che lo rendessero in un qualche modo presente [=idolatria].


            S. Paolo, pur avendo scritto ai fedeli cristiani di Roma che i pagani hanno in se stessi un’istruzione divina testimoniata dalla loro coscienza [cfr. Rom 2, 14-15] quando vuole descrivere la loro condizione esistenziale scrive: «senza speranza e senza Dio nel mondo» [Ef 2,12]. Eppure le città del tempo di S. Paolo erano piene di templi, ma gli uomini brancolavano nel buio, davanti ad un destino incerto. Dio non rivolgeva loro la parola.


            Dio ad un certo momento esce dal suo silenzio e comincia a rivolgere la sua parola all’uomo. Notate bene. E’ una parola che propone un progetto di vita nuovo: un inizio. Un progetto di vita di cui Dio stesso si assume la responsabilità ultima. La vicenda di Abramo lo documenta ampiamente: fa nascere un figlio da una donna sterile.
            Non solo, ma questa parola è certamente rivolta ad uno, ma in ordine ad un popolo: «farò di te una grande nazione». La parola, il discorso che Dio rivolge all’uomo, quindi, non dona all’uomo solo delle informazioni di cui pure l’uomo aveva bisogno, ma è una comunicazione che produce fatti e cambia la vita. Oggi diremmo: il linguaggio di Dio non è mai solo informativo, ma performativo.


            In altre parole. Dentro alle vicende umane, dentro alla storia umana, accade una storia che potremmo chiamare sacra che ha come attori Dio che parla all’uomo e agisce, e la persona umana cui viene chiesto di coinvolgersi. Potremmo anche dire: è una vera rappresentazione teo-drammatica che avviene sul palco dell’universo, i cui attori sono Dio e l’uomo.


            Per lo scopo che si propone la Scuola della fede non è necessario narrare ora tutta l’azione teo-drammatica. Basta che voi abbiate chiaro che cosa significa che Dio parla all’uomo, e che cosa questo comporta per l’uomo nella ricerca di Dio. Non lo cerca più a tentoni, perché gli è data la possibilità di ascoltarlo.      Un’ultima annotazione importante. Da un certo momento in poi, coloro che vivevano questa storia sacra hanno avvertito il bisogno di mettere per iscritto questa vicenda, parole e fatti. Sono nati così un insieme di libri [biblia in greco] che nel loro insieme sono giustamente chiamati sacra scrittura o Bibbia.

 2.        Ma con tutto questo il discorso di Dio all’uomo che lo cerca non è concluso. Anzi, avviene qualcosa di assolutamente imprevedibile. 

            L’apostolo Giovanni, nel Prologo al suo Vangelo scrive: «Dio nessuno l’ha mai visto» [Gv 1,18]. Dio certamente aveva parlato all’uomo, ma l’uomo non aveva visto il volto di Dio. Un grande amico di Dio, a cui Dio rivolgeva da amico ad amico molto spesso la sua parola, Mosè, gli disse alla fine: «mostrami la tua gloria». E non fu esaudito: «tu non potrai vedere il mio volto [cfr. Es 33, 11.18-33]. E’ come se Dio parlasse all’uomo, ma colle spalle voltate. 


            Che cosa è accaduto, alla fine? Che Dio stesso si è svelato [ha tolto il velo], divenendo uomo senza cessare di essere Dio. Si è rivelato: «ha lavorato con mani d’uomo, ha pensato con mente d’uomo, ha agito con volontà d’uomo, ha amato con cuore d’uomo» [Cost. past. Gaudium et spes; EV 1, 1386].

            L’uomo ha visto Dio stesso nella nostra umanità; Dio ci ha parlato vivendo la nostra stessa vicenda umana, fino a morire per noi per vincere la nostra paura. La ricerca dell’uomo, in fondo, ha finalmente raggiunto il suo termine; il pellegrinaggio umano ha raggiunto la sua meta; il suo andare a tentoni per trovare la luce vera, è finito. Dio che è venuto ad abitare fra noi, nell’unico modo che avrebbe dato all’uomo di incontrarlo, di ascoltarlo e di vivere con Lui: facendosi uno di noi, come uno di noi; incarnandosi, in-umanizzandosi.

   Pur consapevoli che «il mondo non basterebbe a contenere libri che si dovrebbero scrivere» [Gv 21,25] per narrare e spiegare questo evento da parte di coloro che ne furono testimoni, tuttavia sentirono il bisogno di narrare la loro esperienza anche per iscritto. Sono un insieme di 27 libri di cui i quattro evangeli sono “la perla”. 

            Questi 27 libri si aggiunsero agli altri già scritti di cui ho già parlato, e il tutto forma la Sacra Scrittura, o Bibbia, o Parola di Dio scritta. 
            Il Dio-uomo è Gesù di Nazareth, il figlio di Maria. Dopo di Lui, Dio rientra nel silenzio. Per quale ragione? Perché ci ha già detto tutto in Gesù; non ha più nulla da dirci. Ora non ci resta, se siamo veramente cercatori di Dio, ascoltare la Parola che Dio ci ha detto, incontrarlo realmente da persona a persona incontrando Gesù.
            
3.        Ma ora il cercatore di Dio non può non porre una domanda decisiva: concretamente, allora, per ascoltare ciò che Dio mi dice; per incontrare Gesù, non mi resta che leggere la Bibbia? Dio in Gesù viene incontro alla mia ricerca mediante un libro? La cosa è molto importante, e vi prego di prestare molta attenzione.


            Questa domanda ha percorso questi duemila anni che ci separano da Cristo. E siccome sono state date risposte false che non hanno affatto portato ad incontrare Cristo, credo sia bene prima di tutto indicarvele così che non le seguiate. Su queste strade non incontrerete mai Gesù Cristo. Tempo e fatica persi.


            La prima strada sbagliata è la seguente. Immaginiamo che un ragazzo abbia incontrato una ragazza e comincia a nascere fra loro l’amore. Uno dei due comincia a pensare: “come faccio a sapere se mi ama o no?” E decide: “siccome mi ha scritto alcune lettere, vado ad analizzare quelle lettere e così saprò se mi ama o no”. 
            Che stoltezza! Si può sapere, rendersi conto di chi è una persona per te prescindendo dalla persona stessa, e studiando ciò che la persona ha detto o scritto?
            Molti hanno cercato una risposta a quella domanda facendo uno studio molto accurato di ciò che Gesù aveva detto o fatto, distinguendo le sue parole proprie dalla testimonianza di chi aveva vissuto con Lui. Lo hanno fatto attraverso una analisi molto accurata dei testi evangelici. Che cosa hanno trovato alla fine? Niente.
            All’origine di questo atteggiamento sta un errore di metodo molto grave. Perché? perché c’è un solo modo di renderti conto se la tua/il tuo ragazza/o ti ama: la sua compagnia, stare assieme. Così c’è un modo per vedere se Gesù dice il vero, se le sue promesse sono affidabili: la sua compagnia. Bisogna dunque verificare se la sua compagnia è oggi possibile. 


            La seconda strada sbagliata è oggi molto battuta, anche (e soprattutto) da voi giovani. E’ più ingannevole, perché è più seducente. 
            La domanda, vi ricordate, è: “come faccio oggi ad incontrarmi con 
Cristo ...?” La risposta è: “facendo quello che ti dice di fare (lavora per i poveri, impegnati per la pace ...); esegui con generosità ciò che ti dice di fare”. Poiché, ripeto, questa risposta è molto seducente ed ha ingannato già tanti giovani, impedendo loro di incontrare Cristo, dobbiamo analizzare bene questa risposta.


            Comincio col richiamare la vostra attenzione su un episodio evangelico: l’incontro con Zaccheo. Quando avvennel’incontro? Quando Zaccheo dice: “restituisco ...do la metà ai poveri”? No: questa decisione di Zaccheo è una conseguenza dell’incontro con Cristo. E’ Cristo che dice: “scendi, oggi mangio con te”. Ecco l’incontro! E solo allora Zaccheo capisce che non si può stare in compagnia con Cristo e continuare a rubare, ad essere prepotenti coi più deboli, a prevaricare sugli innocenti.
            Vedete: questa seconda strada commette lo stesso errore della prima. Pensa: non c’è che un modo di essere con Cristo, quello di imitare ciò che ha fatto. Parte già dal presupposto che Egli, in persona, non possa ora affiancarsi al cammino dell’uomo. Egli – si pensa – continua ad essere presente in mezzo a noi nel senso che noi possiamo, dobbiamo “portare avanti la sua causa”.
            Ma è proprio vero che questa è la sua compagnia, la modalità della sua presenza? Oppure posso vivere la stessa esperienza di Zaccheo: Cristo in persona mi invita a “stare con Lui”?
            Questa è la domanda e la risposta ha un nome: si chiama CHIESA. C’è un solo modo, un solo metodo, una sola strada per incontrare Cristo: vivere l’esperienza della Chiesa;  essere nella Chiesa, perché  la Chiesa è vivere con Cristo.
            Abbiamo trovato la risposta che cercavamo. Come faccio oggi ad incontrare Cristo? Esiste una comunità di uomini e donne entrando nella quale tu vivi in “compagnia con Cristo”, perché questa comunità è semplicemente la compagnia di Cristo. E questa compagnia è la Chiesa; essa è la presenza di Cristo in mezzo a noi. Di Cristo, ho detto. Non solo il luogo dove rimane il suo insegnamento; dove si cerca di mantenere viva la sua memoria, e la sua “causa”. No: lì c’è Lui stesso.
            E quando diciamo Chiesa, diciamo qualcosa di molto concreto e di visibile: sono uomini e donne che vivono in un certo territorio. È incontrando questa comunità che incontro Cristo; è entrando a farne parte, che mi imbatto letteralmente in Cristo . Da questo punto di vista, io oggi ho la stessa possibilità di incontrare Cristo  che ebbero Zaccheo, gli Apostoli, e tanti altri di cui parlano i Vangeli.

 

 

4.        Sono sicuro che se mi avete seguito attentamente, provate in voi un qualche sconcerto, e vi siete fatti una domanda [la stessa in fondo che si fecero nei confronti di Gesù i suoi conterranei: cfr. Lc 4,22-30]: ma come è possibile che la Chiesa, cioè questa precisa comunità in questo nostro territorio, sia la presenza di Cristo, della sua persona in mezzo a noi? ma di che Chiesa stiamo parlando? Entriamo dentro a questa stupenda casa dove abita Cristo.
           

4,1       Il primo aspetto di questa realtà è il seguente: la Chiesa è una comunità visibile di uomini/donne.
            E’ un gruppo di persone ben identificabile, ben individuabile: non si tratta di una società segreta o invisibile. L’incontro con Gesù, Signore risorto, non è un fatto esclusivamente interiore, che accade solo nell’intimo della coscienza di ciascuno. Non è un fatto individuale, anche se personale [c’è una differenza essenziale fra individuo e persona: si pensi all’esperienza umana dell’amore]. È una comunità di persone che vi si trovano con tutta la realtà della loro persona. Sentite come S. Cipriano, un vescovo martire del terzo secolo, descrive questo fatto: “Siccome Colui che abita in noi è unico, ovunque egli allaccia e lega insieme coloro che sono suoi col legame dell’unità”.
            Vedete la bellezza di questa casa che è la Chiesa: la nostra individualità, la nostra “solitudine” diventa “comunione” fra persone. Anzi ciò che suscita lo stupore è immediatamente proprio questo.
           

Ma ora dobbiamo fare un piccolo sforzo per penetrare più in profondità in questa prima dimensione della Chiesa. E per farlo possiamo partire, come sempre, da una esperienza umana. Che cosa è che crea una comunione profonda fra due sposi che si amano veramente? E’ l’appartenenza reciproca: l’uno è dell’altro. Se proviamo a riflettere, vediamo che questo significa due cose:

io sono stato amato/a (sono stato scelto fra i molti possibili);

io provo in questa scelta-amore un senso di sicurezza, di forza che mi sostiene.

           

Ora, avete mai fatto attenzione al fatto che nella preghiera, noi, la Chiesa, chiamiamo Dio: “Padre nostro”. Cioè: “Tu ci appartieni”; ed il Signore ci dice: “voi, mio popolo”. Esiste una reciproca appartenenza che significa due cose: siamo stati scelti-amati (apparteniamo a Lui); e in Lui troviamo la nostra forza. Dunque: la Chiesa è la comunità visibile del Signore.
           

 

4,2       Il secondo aspetto è quello più importante di tutti: dovete prestare molta attenzione. Non perché le cose che ora dirò sono difficili, ma perché non sono usuali.
            In che modo Cristo è presente in questa comunità di uomini e donne? In che modo noi diventiamo la comunità di Cristo, che vive con Cristo?
            A questo punto vi dovete ricordare come è nata la Chiesa. Vi ricordate che cosa è accaduto il giorno di Pentecoste? È narrato in At 2,1-13. Fino a quel momento Cristo si era presentato con la sua persona “di fronte” ai suoi amici; tra essi e Lui c’era come un fossato, una barriera. Essi non lo avevano compreso. La Pentecoste fa si che Cristo, la sua Persona, la sua vita e la sua azione redentiva, le sue parole diventino una realtà «loro».


            Vi faccio due esempi. Quante volte se uno è scosso da un dolore molto forte, a chi cerca di consolarlo dice: “tu fai presto a parlare, bisogna provare!” Sicuramente avete letto qualche poesia o opera letteraria sull’amore e magari vi siete commossi. E poi vi siete innamorati veramente: è allora che avete capito veramente che cosa è l’amore. Una cosa è capire, una cosa è sentire. Una cosa è sapere, e una cosa è sperimentare. Questo vi aiuta a capire un po’ che cosa è la Chiesa. Essa si costituisce perché lo Spirito Santo è donato dal Signore Risorto all’uomo, e l’uomo così vive l’esperienza di essere con Cristo, anzi in Cristo.
            Ma in che modo lo Spirito Santo fa accadere questo avvenimento che è la Chiesa? Fa nascere quella comunità visibile che siamo noi, che è la Chiesa? In tre modi, o meglio mediante tre vie.


a/        La prima via è la successione apostolica. Che cosa vuol dire? Egli nella Chiesa costituisce alcuni uomini che hanno il compito di predicare la parola di Cristo, di celebrare i sacramenti, di guidare i discepoli del Signore: sono il Papa ed i vescovi. Essi fanno in un qualche modo le veci di Cristo nella sua comunità. E Cristo è talmente presente in essi che chi ascolta loro ascolta Cristo, chi disprezza loro disprezza Cristo.


b/        La seconda via sono i Sacramenti. Cosa sono i Sacramenti? Sono azioni che Cristo stesso compie. È Lui che quando vai a confessarti, ti perdona; è Lui che unisce l’uomo e la donna in matrimonio. Ma è Lui soprattutto l’Eucarestia: quando tu celebri col sacerdote l’Eucarestia tu sei presente all’avvenimento della Croce. Veramente i venti secoli che ci separano da esso sono superati.
            Ascoltate ora quanto dice il papa S. Leone M.: «tutte le cose dunque che il Figlio di Dio fece ed insegnò per la riconciliazione del mondo, noi non lo conosciamo solamente dalla narrazione accurata di eventi passati, ma lo sperimentiamo anche nella potenza di opere presenti» [Sermone 50 (63), 6,1].


c/        La terza via è l’azione dello Spirito Santo dentro di noi: ti fa sentire la presenza di Cristo, ti unisce a Lui; Cristo cessa di essere solo un ricordo: lo incontri realmente.
            Ma vorrei che voi non cadeste in un errore oggi non infrequente. Sentendo parlare di queste cose, non dovete pensare a chissà quale esperienza “straordinaria”. No: sapete che cosa succede? Succede che la vostra vita comincia ad essere vissuta in modo nuovo: è la vostra realtà quotidiana a trasformarsi. Sei sposato? Cominci ad amare tua moglie/tuo marito con una profondità, una intensità che prima non avevi: hai ricevuto un amore “cento volte” più grande. Sei fidanzato? Cominci a vedere la tua ragazza/ragazzo con una tenerezza, con una venerazione, un rispetto che prima non sentivi. Il tuo lavoro? Non è solo “produzione” di beni; è realizzazione della tua persona. È la vita stessa di Cristo che ti pervade sempre più intimamente.

 


4,3       Il terzo aspetto è il vincolo della carità. Il fatto che la Chiesa sia una compagine visibile (prima dimensione) come tale non distingue ancora la Chiesa. Il vero fatto che costituisce la Chiesa è - come abbiamo detto - che questa compagine visibile è posta in essere dallo Spirito Santo come vita con e in Cristo, e Cristo è presente in essa mediante l’apostolo, i sacramenti e l’azione dello Spirito nel cuore dei credenti. Ma questo “miracolo” prende corpo in una struttura di rapporti che qualifica quella compagine in un modo di vivere ed agire che è proprio di questa comunità: ne è come la sua “carta costituzionale”. Questa struttura si chiama CARITÀ.


            Abbiamo scoperto la verità decisiva per la nostra vita: se vuoi incontrare Cristo, devi appartenere alla Chiesa. L’appartenenza alla Chiesa è necessaria perché è necessario appartenere a Cristo, se non vogliamo perdere la nostra vita.
            Avete compreso che cosa significa “appartenere alla Chiesa”. Far parte mediante la fede e il battesimo di quella comunità di uomini e donne nella quale guidati dai successori degli Apostoli, partecipando ai sacramenti, siamo uniti in una comunione di persone dove “non c’è giudeo né greco, non c’è più schiavo né libero, più uomo né donna, poiché voi siete uno in Cristo” [Gal 3,26]. Veramente la Chiesa è il luogo in cui l’umanità ritrova se stessa.
          
            Concludo. Dio ci viene incontro mediante la Chiesa. Essa, fate bene attenzione, è non un ostacolo. In essa Dio in Gesù mi rivolge la sua Parola, e mi dona la sua vita! Se scomparisse la Chiesa – ma non può accadere – l’uomo sarebbe condannato a cercare Dio a tentoni.>>

 Card. Carlo Caffarra

 Omni die dic Mariae mea, laudes, anima

sabato 2 marzo 2013

Questa mia amatissima figlia


“APRITE i cuori alla speranza perché sono vera Madre di tutta la Chiesa.

Nel corso degli anni sono sempre stata accanto a questa mia figlia prediletta, con l’ansia e la tenerezza del mio amore materno.

Sono particolarmente accanto alla Chiesa in questi ultimi tempi, in cui essa deve vivere l’ora sanguinosa della sua purificazione e della grande tribolazione.

Anche per lei deve compiersi il disegno del Padre Celeste ed è così chiamata a salire il Calvario della sua immolazione.

Questa mia amatissima figlia sarà percossa e ferita, tradita e spogliata, abbandonata e condotta al patibolo, ove verrà crocifissa.

Nel suo interno entrerà l’uomo iniquo, che porterà al culmine l’abominio della desolazione, predetta dalle divine Scritture (2 Tess.2, 3; Daniele 12, 11)

Non perdetevi di coraggio, figli prediletti.

Sia forte la vostra fiducia.   … Aprite i cuori alla speranza. 

… Io sono l’aurora che precede il grande giorno del Signore. Sono la voce che diventa forte in questi tempi, per diffondere in ogni parte della terra il mio profetico annuncio: - preparatevi tutti a ricevere mio figlio Gesù, che sta ormai ritornando fra voi sulle nubi del cielo, nello splendore della sua gloria divina -”.

AVE MARIA!

Le cose più belle



Opera scritta dalla Divina Sapienza per gli eletti degli ultimi tempi

21.02.13


Eletti, amici cari, 
la Mia Volontà sia la vostra gioia, 
sia la pace del cuore ed il balsamo dell’anima.



Sposa cara, non sempre la Mia Volontà è conforme alla vostra. Io, Io, Gesù, voglio sempre il meglio per voi, ecco perché vi chiedo di fare con gioia la Mia Volontà. Spesso, l’uomo non capisce il Mio agire, perché il Mio Pensiero non è il suo.

Mi dici: “Dolce Amore, quando tutto va bene, l’uomo fa con gioia la Tua Volontà; ma, quando c’è un temporale in vista, ecco che egli cambia pensiero. Tu sempre vuoi il meglio per lui, ma nella tempesta l’uomo non comprende, si abbatte e si dispera. Dolce Amore, Tu non vuoi, certo, la disperazione; la fragile creatura ci arriva, facilmente. Dolce Gesù, perdona l’insipienza umana, che è di tutti; se Tu non sostieni, chi accoglie bene i tempi duri e difficili? Possa il mondo capire che Tu sei sempre l’Amore. Sia quando tutto va bene sia quando tutto va male sei sempre e solo Amore! I presenti sono già tempi duri e difficili, in cui molti giungono a perdere la fede e la speranza. Aiuta, Gesù, aiuta l’Umanità di questo tempo a capire e nessuno si faccia prendere dallo scoraggiamento!”

Sposa cara, voglio consolare il Mio popolo e fargli capire che il tempo del dolore ha breve durata e presto viene la gioia, se l’uomo sopporta con pazienza.

“Dolce Amore, quando l’uomo è nella pena ha un solo, unico desiderio: liberarsi del gemito ed aver pace in Te. Concedi agli uomini del terzo millennio, dopo la tribolazione, un tempo di vera Gioia, di Pace in Te. Si compia la Tua Dolce Promessa in breve tempo!”

Sposa amata, confida in Me ed attendi i Miei Tempi speciali: tutto accadrà, secondo la Promessa. Chi in Me confida non resterà, certo, deluso, ma avrà più di quanto si aspetti: il Mio Cuore vuole donare le cose più belle. Il Mio Cuore non vuole far attendere a lungo.

Mi dici: “Sia Tu benedetto, Dolce Amore, per quello che pensi, che progetti; tutto scaturisce dal Tuo Amore, meraviglioso!”

Sposa amata, non sarà lunga l’attesa, perché Io, Io, Gesù, voglio fare presto nuove tutte le cose. Attendi nella gioia il compimento del Mio Progetto. Ti amo.
                                                                                  Vi amo.

                                                                                              Gesù


Opera scritta dalla Divina Sapienza per gli eletti degli ultimi tempi


21.02.13


La Mamma parla agli eletti



Figli cari, attendete nella pace i tempi di Gesù. Sia pace nel vostro cuore e Dio benedirà la vostra vita. Insieme, adoriamoLo dal profondo. Vi amo.
Ti amo, angelo Mio.

                                                                                              Maria Santissima


Corda Jesu et Mariae sacratissima
nos benedicant et custodiant!

venerdì 1 marzo 2013

Alcune immagini di Papa Benedetto XVI. Ultima benedizione ai fedeli.



28 febbraio 2013 ore 20:00: il Camerlengo chiude gli appartamenti papali. Ha inizio la Sede Vacante. Alcune immagini. "Ci mancherete, Santità!"


Arrivato al Palazzo di Castel Candolfo, Benedetto XVI saluta i fedeli
"Grazie per la vostra amicizia. Tra poco sarò un semplice pellegrino.
Saremo uniti in Gesù nella preghiera
"




Ultima benedizione ai fedeli.
Per l'emozione il Papa è visibilmente commosso

molto probabilmente non lo rivedremo mai più

***
alcuni video


 
le ultime immagini: la partenza dalla Città del Vaticano
e il saluto dei fedeli a Castel Gandolfo

DOMINUS CONSERVET EUM 

RUSIA ... y TERCER SECRETO




Rusia
 no ha sido consagrada al Corazòn Inmaculado de Maria por el Papa con todos los Obispos y por eso, no ha tenido la gracia de la conversiόn y ha difundido sus errores por todas partes del mundo, provocando guerras, violencias, revoluciones sangrientas, persecuciones a la Iglesia y al santo Padre.
Satanás
ha sido el dominador indiscutible en los acontecimientos de este nuestro siglo, llevando a la humanidad entera al rechazo de Dios y de su Ley de Amor difundiendo en todas partes la divisiόn y el odio, la inmoralidad y la maldad y haciendo legitimar en todas partes el divorcio, el aborto, la obscenidad y la homosexualidad, y el uso de todos los medios para impedir la vida.

EL TERCER SECRETO
que Nuestra Señora de Fátima revelό a los tres niños a quienes se apareciό y que hasta ahora 
-parece- no nos ha sido revelado, será manifestado a todos por el mismo desarrollo de los acontecimientos.
La Iglesia conocerá la hora de su mayor apostasía, el hombre de iniquidad se introducirá en el interior de Ella y se sentará en el mismo Templo de Dios, mientras el pequeño resto que permanecerá fiel será sometido a las mayores pruebas y persecuciones.

La humanidad vivirá el momento de su gran castigo, y será de este modo preparada para recibir al Señor Jesús, que volverá a nosotros en gloria.

POR  ESO  la Virgen ha descendido todavía del Cielo con sus numerosas apariciones y mensajes.


COR  MARIÆ  IMMACULATUM

INTERCEDE  PRO  NOBIS!

LA NECESSITA’ DELLA CASTITA’ (1)


LA NECESSITA’ DELLA CASTITA’

La castità è il giglio delle virtù; rende gli uomini simili agli Angeli. Niente è bello se non è puro, e la purezza degli uomini è la castità. Alla castità si dà il nome di onestà, e alla sua conservazione, onore, Viene anche chiamata integrità e il contrario corruzione. Gode di gloria tutta speciale perché è la bella e splendida virtù dell’anima e del corpo.

Non è mai permesso prendere piaceri impudichi dai nostri corpi, poco importa in che modo. Li legittima soltanto il matrimonio che, con la sua santità, compensa il discredito insito nel piacere. Anche nel matrimonio bisogna avere cura che l’intenzione sia onesta, perché se ci dovesse essere qualche sconvenienza nel piacere che si prende, ci sia sempre l’onestà nell’intenzione che lo ha cercato.

Il cuore casto è come la madreperla, che può ricevere soltanto le gocce d’acqua che scendono dal cielo, giacché può accogliere soltanto i piaceri del matrimonio, che viene dal cielo. Fuori da ciò non deve nemmeno tollerare il pensiero voluttuoso, volontario e prolungato.

Come primo grado in questa virtù, Filotea, guarda di non accogliere in te alcun genere di piacere inammissibile e proibito, quali sono tutti quelli che si prendono fuori del matrimonio, o anche nel matrimonio, se si prendono contro le regole del matrimonio.

Come secondo grado, taglia, per quanto ti sarà possibile, anche i piaceri inutili e superflui, benché permessi e leciti.

Per il terzo, non legare il tuo affetto ai piaceri e alle soddisfazioni che sono comandate e prescritte; è vero che bisogna prendere i piaceri necessari, ossia quelli che sono legati al fine e alla natura stessa del santo matrimonio, ma non per questo devi impegnare in essi il cuore e lo spirito.

Del resto, tutti hanno molto bisogno di questa virtù. 

Coloro che vivono nella vedovanza devono avere una castità coraggiosa, che non soltanto disprezza le occasioni presenti e le future, ma resiste alle fantasie che i piaceri leciti provati nel matrimonio possono suscitare nel loro spirito, che per questo sono più sensibili alle suggestioni poco oneste.

E’ questa la ragione per cui S. Agostino ammira la purezza del suo caro Alipio, che aveva completamente dimenticato e non teneva in alcun conto i piaceri carnali, che aveva conosciuto, almeno in parte, nella sua giovinezza. 

Prendi a paragone i frutti: un frutto sano e intero può essere conservato o nella paglia o nella sabbia o nelle proprie foglie; ma una volta intaccato, è impossibile conservarlo se non facendone marmellata con l’aggiunta di miele o di zucchero; così avviene per la castità non ancora ferita e contaminata: sono tanti i modi per conservarla, ma una volta intaccata, può conservarla soltanto una devozione eccellente che, come ho detto spesso, è l’autentico miele e lo zucchero delle anime.

Le vergini hanno bisogno di una devozione semplice e delicata, per bandire dal loro cuore ogni genere di pensieri curiosi ed eliminare con un disprezzo totale ogni genere di piacere immondo che, a essere sinceri, non meritano nemmeno di essere considerato dagli uomini, visto che i somari e i porci li superano in questo campo.

Quelle anime pure stiamo bene attente; senza alcun dubbio dovranno sempre avere per certo che la castità è incomparabilmente molto meglio di tutto ciò che le è contrario; il nemico, infatti, dice S. Girolamo, spinge fortemente le vergini al desiderio di provare il piacere. A tal fine lo rappresenta loro molto più attraente e delizioso di quanto non sia; questo le turba molto, dice quel Padre, perché pensano che quello che non conoscono sia più dolce.

La piccola farfalla ci è maestra: vedendo la fiamma così bella vuol provare se non sia altrettanto dolce; e, spinta da questo desiderio, non si arrende finché, alla prima prova, ci rimane. I giovani agiscono allo stesso modo: si lasciano talmente affascinare dal falso e vuoto luccichio delle fiamme del piacere che, dopo averci girato intorno con mille pensieri curiosi, finiscono per cadere e perdersi. In questo sono più sciocchi delle farfalle, perché quelle, in una certa misura, hanno motivo di pensare che il fuoco sia anche buono perché è veramente bello; mentre questi sanno bene che quello che vogliono è disonesto, ma non per questo tagliano la stima folle ed esagerata che hanno del piacere.

Per gli sposati dico che è sicuro, anche se la gente comune non riesce a pensarlo, che la castità è loro molto necessaria; per essi non consiste nell’astenersi in modo totale dai piaceri carnali, ma nel sapersi moderare. Ora, a mio parere, il comando: Adiratevi e non peccate, è più difficile di quest’altro: Non adiratevi affatto. Riesce più facile evitare la collera che controllarla. Lo stesso si può dire dei piaceri carnali: è più facile astenersene completamente che essere moderati.
E’ vero che la grazia del sacramento del matrimonio dà una forza particolare per attenuare il fuoco della concupiscenza, ma la debolezza di coloro che ne usufruiscono passa facilmente alla permissività, poi alla dissoluzione, dall’uso all’abuso.

Molti ricchi sono ladri, non per bisogno, ma per avarizia. Così molta gente sposata ruba piaceri disordinati solo per mancanza di padronanza e per lussuria, benché abbiano un campo legittimo sufficientemente ampio nel quale muoversi; la loro concupiscenza assomiglia a un fuoco fatuo, che balla qua e là senza fermarsi in alcun luogo.

E’ sempre pericoloso prendere medicine troppo forti, perché qualora se ne prenda più della giusta dose, o anche se la medicina non è stata ben preparata, ce ne viene del danno: il matrimonio è stato istituito, in parte, anche quale rimedio della concupiscenza; senz’altro è un rimedio di ottima efficacia, ma , attenzione, perché è molto forte, di conseguenza può essere molto pericoloso se non è usato con discrezione.

Aggiungo che i casi della vita, oltre alle lunghe malattie, spesso separano i mariti dalle mogli. Ecco perché gli sposati hanno bisogno di due generi di castità: la prima, per essere capaci di vivere in astinenza assoluta quando sono separati, nelle occasioni cui ho appena accennato; la seconda, per essere capaci di moderarsi, quando vivono insieme.
S. Caterina da Siena vide tra i dannati dell’inferno molti che erano tormentati con supplizi particolarmente atroci per avere profanato la santità del matrimonio: e questo era loro capitato, diceva, non per la gravità del peccato in sé, perché gli omicidi e le bestemmie sono più gravi, ma perché coloro che li avevano commessi vi avevano preso l’abitudine senza più farci caso, e così avevano persistito negli stessi per lungo tempo.
Vedi dunque che la castità è necessaria a tutti. Procura di essere in pace con tutti, dice l’Apostolo, e di possedere la santità senza di cui nessuno vedrà Dio. Ora, per santità, secondo S. Girolamo e S. Giovanni Crisostomo, intende la castità.

Filotea, è proprio vero, nessuno vedrà Dio se non è casto, nessuno abiterà nella sua santa tenda se non è puro di cuore; e, come dice il Salvatore stesso: I cani e i peccatori di sensualità ne saranno esclusi, e beati i puri di cuore perché vedranno Dio.

AVE MARIA CASTISSIMA!

6. La castità di Maria


6. La castità di Maria


Dopo il peccato di Adamo, essendosi i sensi ribellati alla ragione, la virtù della castità è per gli uomini la più difficile da praticare. « Tra tutte le lotte, dice sant'Agostino, le più aspre sono le battaglie della castità; il combattimento è quotidiano e la vittoria è rara ». Sia sempre lodato il Signore che in Maria ci ha dato un grande modello di questa virtù. 

A ragione, esclama il beato Sant'Alberto Magno, Maria è chiamata « Vergine delle vergini perché, per prima, senza il consiglio e l'esempio di nessuno, offrendo la sua verginità a Dio, gli ha dato poi tutte le vergini che l'hanno imitata ». Già Davide aveva predetto: « Le vergini sue compagne sono introdotte... nel palazzo del re » (Sal 44,15-16). Senza consiglio e senza esempio; 

sì, dice san Bernardo: « O Vergine, chi ti insegnò a piacere a Dio con la verginità e a condurre sulla terra una vita angelica? ». « Cristo, risponde Sofronio, si scelse per madre questa Vergine purissima, affinché ella fosse per tutti un esempio di castità ». 
Perciò sant'Ambrogio chiama Maria la vessillifera della verginità. Per questa sua purezza lo Spirito Santo proclama la santa Vergine bella come la tortorella: « Le tue guance sono belle come le guance della tortora » (Ct 1,9 Volg.). « Tortorella purissima è Maria », commenta Aponio. Perciò fu paragonata anche al giglio: « Come un giglio tra gli spini, così l'amica mia tra le fanciulle » (Ct 2,2). 

San Dionisio Cartusiano osserva che Maria fu chiamata giglio tra le spine perché « tutte le altre vergini furono spine o per se stesse o per gli altri; ma la beata Vergine né per sé né per gli altri. Infatti col solo farsi vedere infondeva a tutti pensieri e desideri di purezza ». San Tommaso conferma: « La bellezza della beata Vergine spingeva alla castità quelli che la guardavano». 

San Girolamo pensa che san Giuseppe si mantenne vergine in virtù della compagnia di Maria. Contro l'eretico Elvidio, che negava la verginità di Maria, il santo scrive: « Tu dici che Maria non rimase vergine, ma io sostengo che anche Giuseppe fu vergine grazie a Maria ». Dice un autore che la beata Vergine amò talmente questa virtù, che per conservarla sarebbe stata pronta a rinunziare anche alla dignità di Madre di Dio. Ciò risulta chiaramente dalle parole che Maria rispose all'arcangelo: « Come avverrà questo, poiché io non conosco uomo? » (Lc 1,34) e dalla sua risposta: « Si faccia di me come hai detto tu » (Lc 1,38). La Vergine mostrava così che dava il suo consenso perché l'angelo le aveva assicurato che sarebbe divenuta madre soltanto per opera dello Spirito Santo. 

Sant'Ambrogio dice: « Chi conserva la castità è un angelo, chi la perde è un demonio». Quelli che sono casti diventano angeli, come disse il Signore: « Saranno come angeli di Dio » (Mt 22,30), ma quelli che peccano contro la castità diventano odiosi a Dio, come i demoni. 

San Remigio diceva che la maggior parte degli adulti si perde per questo vizio. Rara è la vittoria su questo vizio, come abbiamo detto in precedenza con sant'Agostino, perché non si praticano i mezzi per vincere. 

Tre sono i mezzi, come dicono, con san Roberto Bellarmino, i maestri della vita spirituale: «Il digiuno, la fuga dai pericoli e la preghiera»

Per digiuno s'intende la mortificazione, specialmente degli occhi e della gola. Benché fosse piena della grazia divina, Maria mortificava i suoi occhi al punto che li teneva sempre bassi e non li fissava mai su nessuno. Così dicono sant'Epifanio e san Giovanni Damasceno e aggiungono che sin da fanciulla era così modesta che suscitava l'ammirazione di tutti. 

Perciò san Luca nota che nel recarsi a visitare santa Elisabetta, la Vergine « andò in fretta »per essere meno veduta in pubblico. In quanto poi al cibo, narra Filiberto che ad un eremita chiamato Felice fu rivelato che Maria bambina beveva latte solo una volta al giorno. San Gregorio di Tours attesta che ella digiunò in tutta la sua vita. 

San Bonaventura afferma: « Maria non avrebbe mai ricevuto tanta grazia se non fosse stata molto moderata nel cibo; infatti non si conciliano la grazia e la gola ». Maria insomma praticò la mortificazione in ogni cosa, sicché di lei fu detto: « Le mie mani stillarono mirra » (Ct 5,5). 

Il secondo mezzo è la fuga dalle occasioni: « Chi evita le insidie sta al sicuro » (Pro 11,15 Volg.). San Filippo Neri diceva: « Nella guerra dei sensi vincono i poltroni », cioè quelli che fuggono le occasioni. Maria fuggiva il più possibile la vista degli uomini; perciò nella visita a santa Elisabetta, come nota Luca, « si mise in viaggio verso la montagna in fretta ». (Un autore osserva che la Vergine lasciò la casa di Elisabetta prima che questa partorisse, come si dedurrebbe dal Vangelo: « Maria rimase con lei circa tre mesi, poi ritornò a casa sua. Giunse intanto per Elisabetta il tempo di partorire e diede alla luce un figlio » (Lc 1,56-57). Perché non aspettò il parto? Per evitare le conversazioni e le visite che avrebbero avuto luogo in quella casa) 


Il terzo mezzo è la preghiera. « Sapendo che non avrei ottenuto diversamente (la sapienza) se Dio non la concede... mi rivolsi al Signore e lo pregai » (Sap 8,21). E la Vergine rivelò alla benedettina santa Elisabetta che non ebbe nessuna virtù senza fatica e senza una continua preghiera. San Giovanni Damasceno dice che Maria « è pura e ama la purezza ». Perciò non può sopportare gli impuri. Ma a chi ricorre a lei basterà invocare con fiducia il suo nome per essere liberato da questo vizio. 
San Giovanni Avila diceva che molte persone tentate contro la castità hanno vinto grazie all'amore verso Maria immacolata. Maria, purissima colomba, quanti sono nell'inferno per questo vizio! Signora, liberacene; fa' che nelle tentazioni ricorriamo sempre a te e t'invochiamo dicendo: 
« Maria, Maria, aiutaci ». Amen.


IMMACOLATA MIA
MIO TUTTO!

Le sole armi


Akita (1): Le sole armi che vi resteranno sono il Rosario e il Segno lasciato da Mio Figlio

La statua della Beata Vergine Maria presso il convento delle Serve dell'Eucarestia ad Akita
(la statua, nel corso degli anni, ha fatto registrare numerosi fenomeni soprannaturali)



Messaggio del 13 ottobre 1973 
(terza e ultima apparizione)

"Mia cara figlia, ascolta bene ciò che ho da dirti. Ne informerai il tuo superiore".

Dopo un attimo di silenzio la Madonna continua dicendo:
"Come ti ho detto, se gli uomini non si pentiranno e non miglioreranno se stessi, il Padre infliggerà un terribile castigo su tutta l’umanità. Sarà un castigo più grande del Diluvio, tale come non se ne è mai visto prima. 

Il fuoco cadrà dal cielo e spazzerà via una grande parte dell’umanità, i buoni come i cattivi, senza risparmiare né preti né fedeli.

I sopravvissuti si troveranno così afflitti che invidieranno i morti. 

Le sole armi che vi resteranno sono il Rosario e il Segno lasciato da Mio Figlio. Recitate ogni giorno le preghiere del Rosario. Con il Rosario pregate per il Papa, i vescovi e i preti.

L’opera del diavolo si insinuerà anche nella Chiesa in una maniera tale che si vedranno cardinali opporsi ad altri cardinali, vescovi contro vescovi. 
I sacerdoti che mi venerano saranno disprezzati e ostacolati dai loro confratelli…chiese ed altari saccheggiati; 
la Chiesa sarà piena di coloro che accettano compromessi e il Demonio spingerà molti sacerdoti e anime consacrate a lasciare il servizio del Signore. 


Il demonio sarà implacabile specialmente contro le anime consacrate a Dio. Il pensiero della perdita di tante anime è la causa della mia tristezza. Se i peccati aumenteranno in numero e gravità, non ci sarà perdono per loro.


Con coraggio, parla al tuo superiore. Egli saprà come incoraggiare ognuna di voi a pregare e a realizzare il vostro compito di riparazione. E’ il vescovo Ito, che dirige la vostra comunità".

E dopo aver sorriso aggiunge:

"Hai ancora qualcosa da chiedere? Oggi sarà l’ultima volta che io ti parlerò in viva voce. Da questo momento in poi obbedirai a colui che ti è stato inviato e al tuo superiore. 


Prega molto le preghiere del Rosario. Solo io posso ancora salvarvi dalle calamità che si approssimano. Coloro che avranno fiducia in me saranno salvati".


Laudetur Iesus Christus!
Laudetur cum Maria!
Semper laudentur