mercoledì 23 gennaio 2013

MIRACOLI DI MARIA SANTISSIMA: LORETO, APARECIDA, GUADALUPE, LOURDES, GENAZZANO, FATIMA,

E' LA VERA IMMAGINE DELLA MAMMA DIVINA
QUESTO E' L' UNICO VERO VOLTO DI MARIA 
Santissima Nostra Signora di Guadalupe, La Perfetta 

MIRACOLI DI MARIA

CHE COS’E’ UN MIRACOLO?

"Quando Gesù fu sceso dal monte, molta folla lo seguiva.
E Gesù stese la mano e lo toccò di­cendo: `Lo voglio, sii sanato". E subito la sua lebbra scomparve. " (Mt 8, 1-3)
"Miracolo! Miracolo! È un miracolo!" - grida il popolo, meravigliato dinanzi a quel fenomeno che nessuno è in grado di spiegare. Numerosi altri miracoli sono narrati nel­la Bibbia. Nel corso dei secoli, Dio ha continua­to a intervenire nella storia dei santi e della Chie­sa, operando molti miracoli per il bene dei fedeli. Ma che cos'è esattamente un miracolo?
La Chiesa cattolica ha stabilito i criteri per sapere con certezza se un fatto particolare è mi­racoloso o no.
In primo luogo, ci devono essere documen­ti in grado di dimostrare che il fatto preso in con­siderazione è reale, che non è una frode o il frut­to dell'immaginazione o di un condizionamento psicologico.
In secondo luogo, è necessario che esso sia il risultato di un'esperienza autenticamente reli­giosa.
Infine, il fatto deve essere inspiegabile se­condo le leggi naturali e della scienza.
Ma... sarà possibile che ancor oggi avven­gano miracoli?
Sì, essi si verificano anche ai nostri giorni. Ad esempio, nei processi di beatificazio­ne e canonizzazione, la Chiesa esige la prova dei miracoli, ottenuti attraverso l'intercessione del­la persona che sarà beatificata o canonizzata. La Chiesa è attenta a effettuare un'analisi minuzio­sa, prima di dichiarare che si è trattato effettiva­mente di un miracolo.
È necessario notare che solo Dio è in grado di compiere miracoli, perché solo lui ha il potere di sospendere le leggi della natura. La Madonna e i santi sono semplicemente intercessori presso di Lui per la realizzazione di un miracolo.
Ma a Dio piace agire per mezzo dei santi, specialmente attraverso la Madonna.
Al fine di avvicinare ancor più gli amici e simpatizzanti di questa Madre così formidabile, l'Associazione Madonna di Fatima - Maria, Stella della Nuova Evangelizzazione presenta il libretto "Miracoli di Maria".
Sono storie straordinarie di miracoli rea­lizzati per mezzo dell'intercessione della Vergine Maria.
Perciò desideriamo che questa pubblicazio­ne sia per lei, come per coloro che la verranno ad avere tra le mani, portatrice di grande bene e sti­molo ad aver fiducia nella Madonna.


L'IMMAGINE DI GUADALUPE

Nel lontano 1531, un indio saliva sulle colline del Tepeyac, nei dintorni di Città del Messi­co, per assistere ad una lezione di catechismo. Il suo nome era Juan Diego: era un neobattezzato che impressionava tutti per il fervore con cui ave­va abbracciato la religione cattolica.
Giunto in cima alla montagna, egli udì risuo­nare dei canti e, allo stesso tempo, una voce femmi­nile che lo chiamava: - Juan, Juan Dieguito!
Sorpreso, l'indio si diresse verso il luogo da dove proveniva la voce e poté contemplare qualcosa di veramente meraviglioso! Una Signora di bellez­za sovrannaturale stava di fronte a lui. La sua veste irradiava una luce in­tensa e tutto intor­no a lei era trasfor­mato. - Juan Diego
si chinò davanti a lei e udì, incantato, le seguenti parole: - Juanito, il più umile dei miei fi­gli [...]. Io, la Sempre Vergine Maria, Madre del Dio Vivo e del Creatore, desidero che sia costruito qui, subi­to, un tempio. In questo modo potrò mostrare tut­to il mio amore, compassione, soccorso e protezio­ne agli uomini. Io sono la tua pietosa Madre, tua e di tutti gli abitanti di questa terra e di tutti coloro che Mi amano, invocano e confidano in Me. Ascol­to tutti i loro lamenti e curo tutte le loro miserie, af­flizioni e dolori.
Dopo aver detto questo, la Madonna ordinò a Juan Diego di andare al palazzo del Vescovo di Città del Messico e di riferirgli il suo desiderio: che in quel luogo si costruisse un tempio dedicato a Lei. Promise anche che sarebbe stata molto riconoscente per questo e che lo avrebbe ricom­pensato largamente.
Il nostro buon indio obbe­dì. Il Vescovo, pe­rò, non credette al­le sue parole e volle che il veggente por­tasse un segno dalla Madre di Dio.
Juan Diego tornò molto triste e umilmente riferì al­la Vergine l'acca­duto. La Madonna lo incoraggiò e gli chiese di salire in ci­ma alla collina e di cogliere i fiori che avesse trovato.
Giunto in cima, egli rimase incantato dal­la varietà dei fiori sbocciati in pieno inverno su quel suolo arido. Li colse e li portò alla bella Signora. El­la lo inviò nuovamente dal vescovo, a presentargli quei fiori come prova della sua apparizione.
L'indio, pieno di fede, ripose i fiori nel suo mantello - una specie di poncho rustico usato dai contadini aztechi - e si incamminò in direzione del palazzo episcopale.
Quando vi giunse, fu umiliato dai funziona­ri del vescovo: - Tu, ancora? Non sai che il Signor Vescovo è un uomo molto occupato?!
E ancora: - Questa storia della Vergine che ti appare, è un'invenzione tua, vero? Che ci vuoi guadagnare con questo?
- Non sto in­ventando nulla, no! - assicurava l'indio - È tutto vero! La Signo­ra, mia madre, mi ha mandato qui.
- Che cosa porti nascosto lì?
- Sono i fio­ri che ho colto in ci­ma al Tepeyac, disse Juan Diego.
- Guardate! Sono fiori esotici!
- Ma che bei fiori! Non ne ho mai visti di co­sì tanto belli!
1 funzionari erano incantati, ma l'indio ebbe da aspettare ancora molte ore, fino a che, finalmen­te, i funzionari riferirono al vescovo il caso dei fiori, e questi, allora, decise di riceverlo. Quando arrivò al suo cospetto, Diego aprì il suo mantello e i fiori cad­dero. Con sorpresa e meraviglia di tutti, su quella rustica veste appariva una splendida immagine del­la Madonna.
Davanti ad un simile segno, il vescovo si mise in ginocchio, emozionato. Adesso, credeva! Quan­do si alzò era pronto a soddisfare la richiesta della Vergine Santa.
Il vescovo volle che quell'immagine della Ma­donna fosse venerata da tutti i fedeli. Innanzitutto, egli la espose nella cappella del Palazzo e poi nella chiesa principale della città. Lì rimase fino alla fine della costruzione del tempio sul Tepeyac, nel luogo indicato da Juan Diego.
La Madonna di Guadalupe, come cominciò ad esser chiamata, fu proclamata patrona dell'Ame­rica Latina da Papa San Pio X, nel 1910. La sua fe­sta è commemorata il giorno 12 Dicembre.
Al di là della storia e del miracolo, l'immagi­ne della Vergine di Guadalupe porta con sé aspet­ti affascinanti, che an­cor oggi incuriosisco­no scienziati del mon­do intero.
Il mantello dell'indio Juan Diego è tessuto con una fibra grossolana destinata a disfarsi nel tempo: nor­malmente la sua durata è di circa 20 anni. Ormai di anni ne sono passati quasi 500 ed esso si conserva perfetto, come nel giorno del miracolo.
Per 100 anni l'immagine è rimasta espo­sta nella chiesa ed è stata portata in numerose pro­cessioni senza alcuna protezione. Baci e contatti da parte dei fedeli, umidità e polvere: nulla ha compro­messo il tessuto, né l'immagine.
Analizzando le proprietà della pittura, il Dott. Richard Kuhn, Premio Nobel per la Chimica nel 1938, non riuscì a scoprire se la tinta usata fosse di origine vegetale, animale o minerale.
Un test a raggi infrarossi, effettuato da tecni­ci della NASA nel 1979, concluse che il disegno fu realizzato senza abbozzo preliminare.
Tuttavia, la più affascinante scoperta degli studiosi dell'immagine, avvenne durante l'analisi degli occhi della Santissima Vergine.
Dopo vari ingrandimenti della fotografia, con stupore si osservò in entrambi gli occhi la figura di un uomo con la barba.
Più tardi, utilizzando metodi computerizza­ti ad alta tecnologia, si scoprì un dettaglio ancora più impressionante: tutti i personaggi presenti nel­la sala, al momento della consegna dei fiori, incluso lo stesso Juan Diego, sono "fotografati" negli occhi dell'immagine.
Ancora, studi compiuti da numerosi oftalmo­logi hanno rivelato che gli occhi hanno la brillantez­za e la luminosità proprie soltanto di una persona viva!
Questo affascinante insieme di scoperte - per il quale la scienza non ha una spiegazione - potrebbe riassumersi in una sola parola: miraco­lo. Uno dei più stupendi miracoli della Madonna, un vero dono della Madre di Dio ai suoi amati figli d'America.

LOURDES E L'ACQUA MIRACOLOSA

L'11 febbraio 1858, nel piccolo villaggio france­e di Lourdes, una bambina povera di nome Bernardette vide per la prima volta la Vergine Ma­ria. Mentre stava raccogliendo legna nei pressi di una grotta, un improvviso rumore la colse di sor­presa!
Ecco quanto lei stessa racconta di quello che accadde: Un giorno, recatami sulla riva del fiume Gave per raccogliere legna insieme con due fanciulle, sen­tii un rumore. Mi volsi verso il prato ma vidi che gli alberi non si muovevano affatto, per cui levai la te­sta e guardai la grotta. Vidi una Signora rivestita di vesti candide. Indossava un abito bianco ed era cin­ta da una fascia azzurra. Su ognuno dei piedi aveva una rosa d'oro, che era dello stesso colore della coro­na del rosario.
Era la Santissima Vergine che, sorridendo, la invitava ad avvicinarsi a Lei. Timorosa, Berna­dette non avanzò, ma prese il rosario e cominciò a pregare. Lo stesso fece la "bella Signora", che no­nostante non muovesse le labbra, la accompagnava con la sua corona.
Questa è stata la prima di una serie di 18 ap­parizioni in quella grotta. Inizialmente, la giovane Bernadette Soubirous non sapeva chi fosse quella Signora, che però non tardò a rivelare la sua identità: - Io sono l'Immaco­lata Concezione.
La notizia delle ap­parizioni si diffuse in tutti i dintorni, facendo sì che tan­to i credenti come i non cre­denti accorressero a visita­re il sito.
Fu nella nona appa­rizione, il 25 febbraio, che Maria compi un miracolo meraviglioso! Questo mira­colo sta ancora dando i suoi frutti ai giorni nostri, e proprio soltanto la Ma­dre di Misericor­dia, avrebbe po­tuto farci un do­no con così tanta bontà.
La Ma­donna fece sgor­gare una fonte in fondo alla grotta delle apparizio­ni e invitò Santa Bernadette a be­re di quell'acqua.
La fon­te, inizialmente debole, diventò sempre più forte, fino ad arrivare ad una portata di migliaia di litri di acqua al giorno.
In quel luogo venne costruito un Santuario, che Papa Pio IX elevò al rango di Basilica nel 1874. Lourdes è uno dei luoghi più visitati al mon­do. Sono milioni i pellegrini che vi si recano ogni anno e moltissimi malati trovano la guarigione nel­le sue acque miracolose.
Alcune storie sono veramente straordinarie. Il 4 marzo, meno di un mese dopo la prima appari­zione, un bambino di due anni, paralitico, agoniz­zava in una povera casa del villaggio. Il padre, di­sperato nel vedere suo figlio in quello stato, escla­mò tristemente: - Mio figlio è morto!
Al contrario, la madre non piangeva: ave­va la fede delle grandi donne cristiane. Prese tra le braccia il corpo ormai rigido di suo figlio e corse alla grotta di Massabielle. Circa 600 persone erano lì, a pregare e chiedere grazie.
La madre cadde in ginocchio, con il bambi­no moribondo tra le braccia, e pregò con fiducia a voce alta:
- O mia Signora! Io so che tu sei Madre e che hai sofferto per la morte di Tuo Figlio, Gesù Cristo! Per l'amore che ti lega a Lui, guarda il mio dolore e ridà la salute al mio bambino! So che ti è possibile! Io so che ti è possibile, mia Signora!
La madre avanzò in ginocchio fino alla fon­te e immerse il corpo del figlio nell'acqua che era gelida, perché faceva molto freddo, tenendovelo per quindici minuti. Poi lo avvolse in un panno e lo portò a casa. Il giorno dopo, il bambino si svegliò pieno di vita e completamente guarito dalla para­lisi. Questo miracolo fu constatato non solo da nu­merosi fedeli, ma anche da tre medici.
Un'altra guarigione davvero impressionante ci è raccontata dallo stesso miracolato, il medico messicano Manuel Camacho Campbell:
Al tempo in cui ero studente alla Scuola Pre­paratoria di Medicina nel 1918, soffrivo di una la­ringite che mi provocava una fastidiosissima afo­nia, soprattutto perché mi faceva emettere un tono di voce acuto, femminile, sgradevole, dissonante, che non mi permetteva di parlare normalmente. Questo interferiva nei miei studi. Tuttavia, ho continuato a studiare passando alla Facoltà di Medicina, dove ho terminato il mio corso.
Per molti anni sono stato curato da medici specialisti in Messico senza ottenere alcun migliora­mento.
Il Dott. Manuel andò, in seguito, a studia­re in Europa e ne approfittò per consultare un me­dico in Francia. Questi, a sua volta, gli indicò uno specialista in Austria.
Nessuno di loro riusciva a fare una diagno­si precisa...
Gli raccomandarono, allora, di andare a Londra a consultare uno specialista ebreo, il dot­tor Stern. Fu veramente la mano di Dio che lo gui­dò fino a lui.
Così continua, nella sua relazione, il dottor Manuel:
Dopo avermi esaminato con grande cura, il dottor Sterra disse che il mio male era incurabile. So­lo un miracolo avrebbe potuto guarirmi.
Ma il famoso specialista, vedendo una me­daglia della Madonna al collo del Dott. Manuel, gli chiese: - Lei è cattolico?
- Sì, io sono cattolico. Perché?
- Allora, chieda un miracolo, perché se lei guarisce, mi converto alla sua religione.
Dopo questa consultazione medica, invece di scoraggiarsi, il Dott. Manuel pensò:
È da molto tempo che ho voglia di visitare Lourdes. Posso pur sempre andarci e chiedere la mia guarigione a Maria Santissima.
La Madonna di Lourdes era già ben nota al Dott. Manuel. Egli andò, pertanto, a Lourdes, do­ve arrivò proprio nel giorno della festa, l'l1 febbra­io 1931. Inginocchiato e angosciato, si sentiva più malato che mai, al punto da non riuscire quasi a parlare. In quel momento, vide un gruppo di pelle­grini spagnoli che si avvicinava cantando l’Ave Ma­ria di Lourdes.
Il suono di quella melodia, intonata nel­la sua stessa lingua, gli fece nascere il desiderio di unirsi anch'egli al canto.
Ho sentito un impulso irrefrenabile di canta­re con loro e, facendo uno sforzo, ho cantato senza rendermene conto, e quale non è stata la mia sorpre­sa nell'ascoltarmi! La mia voce era quella stessa che avevo perso tanti anni prima. Ero guarito!
Tornato a Londra, il Dott. Manuel Cama­cho cercò il Dott. Stern per ringraziarlo e per fa­re un'ultima visita. Il grande specialista rimase tal­mente stupefatto della guarigione, che compì la sua promessa: si recò a Lourdes dove fu battezza­to.
Numerose altre persone sono guarite da molti mali, per intercessione della Madonna, ba­gnandosi nelle acque di Lourdes.
È noto il caso di un operaio francese che aveva perso gli occhi in seguito ad un'esplosione in una miniera. Tale era la sua fede che, dopo che si fu bagnato nelle acque di Lourdes, la Madonna gli ridiede la vista.
Un altro miracolo bellissimo accadde a un bambino italiano, Paolo Tecchia, di sette anni. Era tetraplegico dalla nascita, e cominciò a muovere gli arti e a camminare perfettamente nel 1974, do­po essersi bagnato in quelle acque benedette. Questi sono solo alcuni esempi degli innu­merevoli miracoli ottenuti per intercessione della Madonna di Lourdes.
L'11 febbraio, data della prima apparizione, è perciò la Giornata Mondiale del Malato.



ED IL SOLE DANZÒ NEI CIELI DI FATIMA

Nel 1917 il mondo era immerso negli orro­ri della Prima Guerra Mondiale. Mai prima d'allora nella storia dell'umanità un conflitto ave­va raggiunto tali proporzioni, con così tragiche conseguenze per la vita di tanti popoli e persone.
Il dolore visitava tutte le case d'Europa. In ogni famiglia si piangeva la perdita di una perso­na cara. Era il pianto addolorato di una madre per il figlio morto, della moglie per il marito, dei figli che erano rimasti senza padre. Il numero delle vit­time sorprendeva il mondo intero!
In questo panorama di dolore Maria, Re­gina della Pace, apparve per la prima volta il 13 Maggio 1917 a tre pastorelli - Lucia, Giacinta e Francesco - a Fatima, in Portogallo.
Lucia, la maggiore dei tre veggenti, descris­se così la prima apparizione della Madonna: Era una Si­gnora tutta vestita di bianco, più luminosa del sole, che risplende­va più chiaramente e più intensamente di un bicchie­re di cristallo pieno d'acqua pura, attraversato dai raggi del sole più ardente.
La Madonna, dalla cima di un alberello, disse ai bambini: - Non abbiate paura, non voglio farvi del male!
- Da dove viene Signora?
- Sono del Cielo! Sono venuta a chiedervi di venire qui per sei mesi consecutivi, il giorno 13, a questa stessa ora. Poi vi dirò chi sono e che cosa voglio. Tornerò ancora una settima volta. Recita­te il Rosario tutti i giorni per ottenere la pace per il mondo e la fine della guerra.
Come promesso, la Madonna apparve, nei cinque mesi successivi, chiedendo ai tre pastorelli di pregare per la conversione dei peccatori. Lasciò anche un messaggio di speranza per l'umanità.
Nel mese di luglio, la Vergine annunciò che in ottobre avrebbe fatto un miraco­lo per dimostrare a tutti l'autentici­tà delle apparizioni.
Giunto il 13 ottobre, data del miracolo promesso, circa 70 mila persone si radunarono a Cova da Iria in attesa del mo­mento dell'apparizione, per vedere che cosa sarebbe suc­cesso.
Con gli ombrelli aper­ti, i fedeli si riparavano dalla pioggia torrenziale che non cessava di cadere. In poche ore, il campo si tra­sformò in un vero pantano.
Lucia chiese a tutti di chiudere gli ombrelli, nonostante continuasse a piovere, e cominciò a re­citare il rosario.
A mezzogiorno, quando le campane del­le chiese suonavano l'Angelus, una nuvola coprì i pastorelli e la Vergine Maria apparve sfolgorante, con un'intensità di luce maggiore rispetto a tutte le altre apparizioni.
La Madre di Dio e nostra fece allora una richiesta, un'importante comunicazione e un ma­terno avvertimento: - Voglio dirvi di edificare qui una cappel­la in mio onore, in quanto sono la Madonna del Rosario e di continuare a pregare il rosario tutti i giorni. La guerra finirà e i soldati torneranno pre­sto alle loro case... È necessario che vi emendia­te, che chiediate perdono dei vostri peccati e che non offendiate più Nostro Signore, che è già mol­to offeso.
Detto questo, la Madonna aprì le sue ma­ni verginali e fece riflettere la loro luce sul Sole. Mentre Ella saliva al Cielo, continuava il riflesso di quella luce che si proiettava nel Sole.
Lucia allora gridò alla moltitudine: - Guardate il Sole!
In quel momento, le nuvole si aprirono e il sole apparve come un immenso disco d'argento. Nonostante la sua intensa brillantezza, poteva es­sere guardato direttamente, senza danneggiare la vista. La gente lo contemplava in silenzio quando, all'improvviso, l'astro si mise a "danzare".
Girava rapidamente come una gigantesca ruota di fuoco. Si fermò di colpo, per poi ricomin­ciare il giro su se stesso con una velocità sorpren­dente. Infine, in un turbine vorticoso, i suoi bordi acquistarono un colore scarlatto, spargendo fiam­me rosse in tutte le direzioni. Questi raggi si riflet­tevano sul suolo, sugli alberi, sui cespugli, sui vi­si rivolti al cielo, riflettendo su di loro tutti i colo­ri dell'arcobaleno.
Il disco di fuoco girò vorticosamente tre volte, con colori sempre più intensi, tremò incre­dibilmente e, descrivendo un enorme zig-zag, ca­lò precipitosamente sulla moltitudine terrorizza­ta. Un unico e immenso grido sfuggì da ogni boc­ca. Tutti caddero in ginocchio nel fango, pensan­do che sarebbero stati consumati dal fuoco. Molti pregavano ad alta voce l'atto di contrizione.
A poco a poco, il sole riprese a salire, trac­ciando lo stesso zig-zag, fino al punto dell'orizzonte da cui era sceso. Diventò allora impossibile fis­sarlo. Era di nuovo il normale sole di tutti i giorni. I prodigi durarono circa 10 minuti e potero­no essere osservati fino ad una distanza di 40 chi­lometri dal luogo delle apparizioni. Tutti si guar­darono turbati. Poi la gioia esplose: - Miracolo, miracolo! I bambini avevano ra­gione!
Le grida di entusiasmo echeggiavano nelle colline circostanti, e molti notarono che i loro ve­stiti, inzuppati fino a pochi minuti prima, erano ora completamente asciutti.
Il miracolo del sole fu ottenuto dalla Ma­donna per dimostrare a tutti l'autenticità delle sue apparizioni a Fatima.



LA PITTURA CHE SCESE DAL CIELO A GENAZZANO

Miracolo! Miracolo!
È l'unico modo per descrivere il fatto veri­ficatosi in Italia, a Genazzano (Roma), il 25 apri­le del 1467, giorno della festa del suo patrono, San Marco.
La popolazione di quella città contemplò estasiata una nuvola bianca a forma di colonna, che diffondeva raggi di luce, sorvolando i cieli del piccolo paese. Dopo essere rimasta per un certo tempo sospesa nell'aria, essa discese in direzio­ne di una chiesa in costruzione e si appoggiò con­tro una parete incompiuta. A quel punto la nuvola scomparve, la­sciando al suo po­sto una bella im­magine della Ver­gine Madre di Dio con Gesù Bambi­no in braccio.
In quel mo­mento le campa­ne della chiesa co­minciarono a suo­nare e i fedeli pre­senti videro per­fettamente che nessuno le azionava. Presto anche tutte le campa­ne dei dintorni si misero a suonare, esprimendo la gioia del Cielo per l'arrivo dell'immagine.
La chiesa in costruzione era dedicata alla Madonna del Buon Consiglio, su iniziativa di una vedova di nome Petruccia, molto devota di Maria. Questa buona signora riceveva piccoli aiuti per la costruzione, ma il più delle volte quello che le toc­cava sentire erano parole di scherno e di discre­dito. Con l'arrivo miracoloso dell'immagine, giun­sero da tutte le parti generosi contributi e l'opera poté essere portata a termine in breve tempo.
La notizia del meraviglioso evento giunse a Roma e attirò molti pellegrini a Genazzano. Tra di loro vi furono due albanesi - Georgio e De Scla­vis - testimoni a loro volta di un altro impressio­nante miracolo.
Molto preoccupati per il futuro della lo­ro patria, in serio pericolo di essere invasa dal­le truppe turche, angosciati, andarono a prega­re davanti all'Immagine della Patrona dell'Alba­nia, uno splendido affresco dipinto nel santuario della città di Scutari. Dopo un po' di tempo, vi­dero con stupore l'affresco staccarsi dalla parete con un sottile strato di gesso e volare verso il ma­re Adriatico.
Seguirono allora l'immagine fino alla riva del mare e vedendo che seguitava il suo cammi­no, sorvolando la superficie, pensarono che non l'avrebbero mai più rivista...
Un'ispirazione fece loro ricordare San Pie­tro, che miracolosamente camminò sulle acque. Pieni di fede, avanzarono nel mare, camminan­do sulle acque, come se fossero su terra ferma, se­guendo sempre la venerata immagine. Così attra­versarono il mare Adriatico.
Al loro arrivo in Italia, la persero di vista e ne furono sconfortati, finché un giorno, a Roma, vennero a sapere che un affresco della Madonna era disceso dal cielo e si era posato nella vicina cit­tà di Genazzano.
La notizia della miracolosa apparizione dell'affresco si diffuse in tutto il paese con una velocità impressionante. Immediatamente iniziò una vera e propria valanga di miracoli: un paraliti­co cominciò a camminare, una cieca riacquistò la vista, un giovane morto da poco resuscitò.
Nei primi 110 giorni la Madre del Buon Consiglio realizzò 161 miracoli a favore dei suoi fedeli devoti.
I padri agostiniani, incaricati del Santua­rio del Buon Consiglio custodiscono ancor oggi il registro dei miracoli effet­tuati subito dopo l'apparizio­ne dell'affresco della Madon­na. Vediamone alcuni, a titolo di esempio:
Giorno 8 maggio: Sono guarite oggi Francesca Cecca­relli, di Paliano [FR], cieca fin dall'infanzia, e debole per tutta la sua vita e Minna di Giovan Capozzo, di Cave [Roma], che da tempo era divenuta invalida, in quasi tutte le sue membra.
Giorno 18 maggio: Oggi, nella Santa Cappella, è guarito Antonio Guastacavalli, di Fra­scati [Roma], paralitico, che da dodici anni non riusciva a muoversi e nemmeno a sostenersi in piedi.
Giorno 3 giugno: Oggi, la signora Antonia, di Castel Sanguigno, moglie di Antonio Conti di Montefortino [FM], gravemente colpita da un attac­co apoplettico, a causa del quale ha perso la sensi­bilità di tutto il lato destro, condotta con difficoltà alla Santa Cappella, si è ritrovata immediatamente guarita, completamente sana, dopo essersi trascina­ta per tre anni e sette mesi della sua vita con la ma­lattia.
Ancora oggi l'immagine della Madonna del Buon Consiglio si trova misteriosamente sospesa in aria, invocata da oltre 500 anni! E, cosa ecce­zionale, rimane tuttora sospesa in aria alla distan­za di un paio di centimetri dal muro della cappella laterale del suo Santuario, a Genazzano.
Italiani e pellegrini provenienti da tutto il mondo continuano a venire a Genazzano per chiedere l'intercessione della Madonna, davanti al santo affresco.
Mai Maria rinuncia a soddisfare le richieste dei suoi figli e devoti.



LA CASA DI LORETO 

Ancor più impressionante del vedere un affre­co di Maria attraversare il cielo è il vedere la casa dove visse la Sacra Famiglia essere traspor­tata da Nazaret, in Terra Santa, fino alle coste ita­liane. Come si verificò tale prodigio?
Dopo la conquista della Terra Santa da par­te di Saladino, molte delle chiese cristiane lì esi­stenti furono distrutte o trasformate in moschee. La Basilica dell'Annunciazione, costruita a Naza­ret per ospitare la casa in cui era vissuta la Sacra Famiglia, fu demolita, ma la casa rimase intatta.
In circostanze del tutto inspiegabili, essa fu trasportata in aria la mattina del 10 maggio 1291
fino a Tersatz, città della Dalmazia, ora facente parte della Croazia.
All'alba, gli abitanti di Tersatz guardaro­no stupiti quella costruzione così strana in quella regione e che, misteriosamente, non era dotata di fondamenta ... All'interno c'era un altare di pietra con una statua della Madonna che teneva in brac­cio il Bambino Gesù.
La grazia li ispirò a riconoscere quella casa come la dimora della Sacra Famiglia. Segnalarono l'accaduto al vescovo, che era gravemente ammalato. Egli chiese allora un se­gnale alla Madre di Dio: se fosse guarito, questa sarebbe stata la prova che si trattava proprio del­la casa di Gesù e Maria. Il giorno seguente, com­pletamente guarito, comparve presso la casa, sano e vigoroso, riferendo a tutti gli abitanti il miraco­lo compiuto dalla Vergine a suo favore. Riunì, al­lora, una commissione di uomini degni di fiducia e andò a Nazaret, dove constatò con i propri occhi che nell'antico luogo dove era stata costruita la ca­sa di Maria, c'erano soltanto le fondamenta!
Il 10 dicembre 1294, a soli tre anni e mez­zo dal suo dislocamento a Tersatz, la preziosa casa scomparve misteriosamente così come era apparsa ... Sul luogo venne costruita una cappella in me­moria dell'accaduto.
Lo stesso giorno, portata da mani ange­liche, la Santa Casa di Nazaret attraversò il Mar Adriatico e si posò in Italia, vicino alla città di Re­canati (MC), in mezzo a un boschetto di allori. E dall'alloro (laurum in latino) deriva il nome di Lo­reto, dato alla città che vi fu poi costruita.
Molti abitanti della regione poterono vede­re, meravigliati, la casa tutta illuminata mentre volava di notte, nel cielo italiano, come in un rac­conto di fate.
La notizia si diffuse molto rapidamente e i devoti affluirono da tutte le località vicine per vi­sitare la casa della Sacra Famiglia.
Che quella casa si fosse posata miracolosa­mente a Loreto non c'erano dubbi, perché il nu­mero dei testimoni fu incalcolabile. Tuttavia, la questione ancora da chiarire era se si trattasse davvero della casa della Sacra Famiglia. Dopo tut­to, non si trovava a Tersatz in Dalmazia?
Venne organizzata allora, ancora una vol­ta, una commissione di uomini illustri della zona, che si recarono a Tersatz per verificare la questio­ne. Una volta arrivati, poterono constatare che la casa non c'era più. Ascoltarono anche il racconto degli abitanti sul suo arrivo e sulla sua misteriosa scomparsa.
La stessa commissione partì allora alla vol­ta della città di Nazaret, dove effettuò una verifica minuziosa, confermando che le fondamenta del­la casa della Sacra Famiglia coincidevano esatta­mente con la casa trasportata miracolosamente a Loreto.
In quella casa erano vissuti la Madonna e San Giuseppe, prima della nascita di Cristo. Lì l'angelo Gabriele annunciò a Maria che sarebbe stata la madre del Messia e fu in quel luogo che il Verbo di Dio Si fece carne. Quelle pareti erano state testimoni della crescita del Bambino Gesù e della maggior parte della sua vita terrena.
Oggi, i visitatori della Santa Casa di Lore­to leggono una frase che causa una viva emozione: Qui il Verbo di Dio Si è fatto carne!






IL BEATO FRATE EGIDIO E LA VERGINITA' Dl MARIA

Le cronache dell'Ordine Francescano riferisco­o un avvenimento davvero miracoloso, oc­corso ad uno dei primi discepoli di San Francesco: il Beato Frate Egidio di Assisi.
Viveva in quell'epoca un frate domenicano che da molti anni era fortemente tentato dal dubbio riguardo alla Verginità Perpetua di Maria.
Afflitto dal problema che non riusciva a ri­solvere, decise di cercare Frate Egidio di Assisi, no­to non solo per la sua santità e saggezza, ma anche perché aveva il dono di calmare le coscienze turba­te.
Mentre il domenicano si stava ancora avvici­nando al convento, frate Egidio, illuminato da Dio, gli venne incontro e, dopo averlo salutato, gli disse:
- Fratello, la Santissima Madre di Dio, Ma­ria, era vergine prima di dare alla luce, Suo Figlio Gesù.
Così dicendo, batté il bastone per terra. Ac­cadde allora un fatto straordinario: improvvisamen­te sbocciò un giglio bianco e bello!
Subito dopo Frate Egidio batté di nuovo per terra e ripeté: - Fratello, Maria Santissima era vergine quando diede alla luce Suo figlio Gesù.
E nacque in quel luogo un secondo giglio, an­cora più bello del primo.
Frate Egidio colpi per la terza volta la terra e disse: - Fratello domenicano, Maria Santissima ri­mase vergine dopo aver dato alla luce Suo figlio Ge­sù.
E nacque allora un terzo giglio che, in bellez­za e candore, superava gli altri due.
Dopo aver operato questo miracolo meravi­glioso, Frate Egidio tornò umilmente nel convento, come se nulla fosse accaduto.
E al nostro domenicano, che cosa successe? Fu veramente stupefatto di quello che vide e com­pletamente liberato dalle tentazioni che lo avevano afflitto.
Poi con la massima cura raccolse i tre gigli e li conservò come prova della Verginità Perpetua della Santissima Vergine.



LA MADONNA APARECIDA, PATRONA DEL BRASILE

Quando il Brasile era ancora una colonia del Portogallo, nel lontano 1716, il re Giovanni V nominò Capitano Generale di San Paolo e Mi­nas Gerais, Don Pietro Michele de Almeida Por­tugal e Vasconcelos, meglio conosciuto come il Conte di Assumar. Uomo di elevata nobiltà, che in seguito sarebbe diventato Viceré dell'India.
Il Conte di Assumar, assunta la Capitaneria di San Paolo il 4 Settembre del 1717, partì con il suo seguito per Minas Gerais. A metà del cammino era prevista una sosta a Guaratinguetâ, per pernottare. Non era usuale una visita di tale importanza in quelle terre... Il comune di Guaratinguetâ, mol­to povero, si trovò improvvisamente con la respon­sabilità di rifornire riccamente la tavola di quell'illu­stre capitano. Sorse allora l'idea di offrirgli un pasto a base di pesce del fiume Paraiba. Pertanto, furono convocati Domingos Garcia, Felipe Pedroso e Joâo Alves, esperti pescatori della regione.
Essi si misero subito al lavoro, ma navigaro­no lungo il fiume senza ottenere nulla. Quando rag­giunsero il porto di Itaguaçu, Joâo Alves gettò la sua rete con l'ultima speranza di trovare del pesce. Dopo qualche tempo di attesa, senti che qualcosa si era impigliato nella sua rete. Egli la tirò in barca con ansia. Ben presto, però, vide che non si trattava di un pesce, ma del corpo senza testa di una statua della Madonna della Concezione!
Lo stesso Joâo Alves gettò ancora una vol­ta la rete e ben presto sentì che vi era qualcosa ma quello che trovò era la testa della statua della Ma­donna della Concezione, e non i tanto anelati pe­sci...
I tre pescatori gettarono le reti di nuovo e questa volta, con grande sorpresa di tutti esse, si ri­empirono di pesci. Ce n'erano talmente tanti che ai tre uomini venne immediatamente in mente l'episo­dio della pesca miracolosa, narrato nel Vangelo.
Nel loro semplice racconto, riferirono che per poco la barca non affondò, tale era la quantità di pesce che riuscirono a catturare, grazie all'aiuto del­la Santissima Vergine.
Pieni di gioia, andarono al Comune di Gua­ratinguetâ a portare il pesce e raccontare ciò che era accaduto, alle autorità competenti, tuttavia, pri­ma ebbero l'avvertenza di lasciare la statua a Silva­na da Rocha, madre di Joâo Alves. Lì la avvolsero in panni e la posero in un baule.
Quella casa divenne la prima cappella della Madonna di Aparecida. Il nome le fu dato proprio per il fatto che essa era " apparsa" dal fondo del fiu­me Paraíba.
Il popolo semplice e devoto dei dintorni ven­ne a visitare la statua, per pregare il rosario e chie­dere grazie alla Madonna. Presto si verificarono ca­si di grazie straordinarie e miracoli ottenuti per in­tercessione dell'Aparecida.
La fama dei miracoli si diffuse a tal punto che il vicario della parrocchia, don José Alves Vi­lela, costruì una piccola cappella per la Statua. Più tardi, nel 1745, fu costruita una cappella più grande, in cima al collina dei Coqueiros.
Nel 1834 fu costruita una bella chiesa che ri­cevette il titolo di Basilica Minore il 29 aprile 1928. Per la felicità del popolo brasiliano, nel 1929, Papa Pio XI proclamò la Madonna Aparecida, Re­gina e Patrona del Brasile.
Con la crescita della devozione alla Madon­na di Aparecida, il numero dei pellegrini è talmen­te aumentato che la Basilica Minore non contene­va più i visitatori. Per questo motivo, nel 1955 i Mis­sionari Redentoristi, diedero inizio alla costruzione della nuova basilica, che è, attualmente, il più gran­de santuario mariano del mondo.
Non c'è chi visiti questo Santuario e non ri­manga stupito per la quantità di ex-voto, che occu­pano un ampio salone. La "sala dei miracoli" - come viene chiamata - è la prova più evidente di quanto la Madonna di Aparecida ami il popolo brasiliano! Vi si vedono numerose e commoventi testi­monianze del potere di intercessione di Maria: in­fermi che sono tornati a camminare, muti che han­no cominciato a parlare, ciechi che hanno recupera­to la vista, persone con problemi cardiaci, che sono state completamente guarite...
Uno dei primi miracoli registrati negli annali della Storia della Madonna di Aparecida si è verifi­cato con uno schiavo fuggitivo.
Stanco dei maltrattamenti che riceveva nella fattoria del suo padrone, in Paranâ, uno schiavo di nome Zaccaria decise di fuggire.
Il proprietario terriero inferocito assun­se allora un esperto cacciatore per catturarlo. Do­po molte ricerche, costui trovò lo schiavo fuggitivo a San Paolo, vicino alla località di Bananal. Zaccaria, con catene e ceppi ai piedi e alle mani, fu legato al cavallo per essere riportato al Paranâ.
Lungo la strada, passando davanti alla cap­pella della Madonna Aparecida, Zaccaria, sfinito e affamato, chiese alla sua guardia di dargli qualche minuto di riposo e il permesso di pregare nella chie­sa. I suoi piedi scalzi erano gonfi e feriti dalle pietre della strada.
Il caposquadra glielo concesse, ma non ri­mosse le catene e i ceppi dello schiavo, per paura che egli scappasse di nuovo. Pieno di fede, egli fece alcuni passi all'interno della cappella, cadde in gi­nocchio nel mezzo del corridoio e pregò, chieden­do alla Madre di Dio che lo liberasse. Erano presen­ti in quel momento molti devoti, compresi gli alunni di una scuola vicina. Pieni di stupore, tutti videro le catene ai piedi e alle mani aprirsi miracolosamente, lasciando completamente libero lo schiavo.
Col volto bagnato di lacrime, tenendo in ma­no le catene, Zaccaria si diresse verso l'altare do­ve c'era la statua della Madonna Aparecida, e com­mosso, rese grazie per la liberazione che aveva otte­nuto con la Sua intercessione.
Quanto al caposquadra, che aveva assistito a tutto, quale fu la sua reazione? Anche lui fu tocca­to dalla grazia! Esaminò le catene e constatò che si erano rotte. Non potendo negare il miracolo, deci­se allora di lasciare libero Zaccaria. Chiese però al tesoriere della chiesa, che era presente, una dichia­razione che registrasse quanto era successo, da mo­strare al proprietario terriero che lo aveva assunto.
Con il documento in mano, tornò da solo a Paranâ e Zaccaria rimase a vivere presso il Santua­rio di Aparecida.


Mater Boni Consilii
Virgo Maria,
Nihil cogitem nisi te.

Racconto Mariano (3)



3. *
Un romito nel monte Oliveto tenea nella sua cella una divota immagine di Maria, avanti cui facea molte orazioni. Il demonio, non potendo soffrire tanta divozione alla S. Vergine, lo tormentava continuamente con tentazioni disoneste; in modo che il povero vecchio romito, non vedendosene libero, con tutte le orazioni e mortificazioni che faceva, un giorno disse al nemico: E che t'ho fatt'io, che non mi lasci vivere? Allora gli apparve il demonio e gli rispose: È più il tormento che tu dai a me, ch'io do a te. Orsù, poi gli soggiunse, giurami il segreto, ch'io ti dirò quello che hai da lasciar di fare, ed io non ti darò più molestia. Il romito diè il giuramento ed allora il demonio gli disse: Voglio che non ti volti più a quell'immagine che tieni in cella. Il romito confuso andò a consigliarsene coll'abbate Teodoro, il quale gli disse ch'esso non era tenuto al giuramento, e che guardasse di lasciare di raccomandarsi a Maria in quell'immagine come prima faceva. Ubbidì il romito e 'l demonio restò scornato e vinto (Bonif., Hist. Virg., c. 6).



* Esempio 3. - IO. BONIFACIUS, S. I., Historia Virginalis, ovvero De Divae Virginis Mariae vita et miraculis, libri V. Coloniae, 1610. Lib. 2, cap. 6, pag. 228, 229. - IOANNES MOSCHUS, Pratum Spirituale, cap. 45: ML 74-142; MG 873-2899. - Venne citato due volte questo fatto, dal Prato spirituale, nel Concilio Ecumenico settimo, secondo di Nicea: Actio quarta, Mansi, Collectio Conciliorum, XIII, Venetiis, 1776, col. 59, 62; Actio quinta, ibid., col. 194. Venne citato però sotto il nome di S. Sofronio, Patriarca di Gerusalemme, sia perché l'opera era il frutto delle comuni peregrinazioni di Sofronio, allora monaco, col suo maestro Giovanni Mosco; sia perché Giovanni dedicò il libro al suo discepolo Sofronio (ML 74, col. 121-124; MG 873-2851) e da questi due venne pubblicato e propagato.

Virgo Immaculata,
Omnia agam propter te.

«Lo spirito del Signore è sopra di Me...». San Luca, 4, 14-21. IIIa Domenica Tempo Ordinario anno C,



... Dopo la lettura, il rabbino volge lo sguardo sulla folla in muta domanda. Gesù si fa avanti e chiede di tenere
Lui l'adunanza, oggi. Odo la sua bella voce leggere il passo di Isaia citato dal Vangelo:

«Lo spirito del Signore è sopra di Me...». E odo il commento che Egli ne fa, dicendosi «il portatore della Buona Novella, della legge d'amore che sostituisce il rigore di prima con la misericordia, per cui tutti coloro che la colpa d'Adamo fa malati nello spirito, e nella carne per riflesso, perché il peccato sempre suscita vizio, e il vizio malattia anche fisica, otterranno la salute. Per cui tutti coloro che sono prigionieri dello Spirito del male avranno liberazione. Io sono venuto a rompere queste catene, a riaprire la via dei Cieli, a dar luce alle anime accecate e udito alle anime sorde.

E’ venuto il tempo della Grazia del Signore. Ella è fra voi, Ella è questa che vi parla. I Patriarchi hanno desiderato vedere questo giorno, di cui la voce dell'Altissimo ha proclamato l'esistenza ed i Profeti hanno predetto il tempo. 
E già, portata a loro da ministero soprannaturale, conoscono che l'alba di questo giorno s'è levata, e il loro ingresso nel Paradiso è ormai vicino e ne esultano coi loro spiriti, santi ai quali non manca che la mia benedizione per esser cittadini dei Cieli. Voi lo vedete. Venite alla Luce che è sorta. Spogliatevi delle vostre passioni per esser agili a seguire il Cristo. Abbiate la buona volontà di credere, di migliorare, di volere la salute, e la salute vi sarà data. Essa è in mia mano. Ma non la do che a chi ha buona volontà di averla. Perché sarebbe offesa alla Grazia darla a chi vuol continuare a servire Mammona».

Il mormorio si leva per la sinagoga. Gesù gira lo sguardo. Legge sui volti e nei cuori e prosegue:
«Comprendo il vostro pensiero. Voi, poiché sono di Nazareth, vorreste un favore di privilegio. Ma questo per
il vostro egoismo, non per potenza di fede. Onde Io vi dico che in verità nessun profeta è bene accetto nella sua patria. Altri paesi mi hanno accolto e mi accoglieranno con maggior fede, anche quelli il cui nome è scandalo fra di voi. Là Io mieterò i miei seguaci, mentre in questa terra nulla potrò fare, perché m'è chiusa e ostile. 

Ma vi ricordo di Elia e d'Eliseo. Il primo trovò fede in una donna fenicia e il secondo in un siro. E a quella e a questo poterono operare il miracolo.
I morenti di fame d'Israele ed i lebbrosi d'Israele non ebbero pane e mondezza, perché il loro cuore non aveva la buona volontà come perla fine che il Profeta vedeva. Questo succederà a voi pure, che siete ostili e
increduli alla Parola di Dio».
La folla tumultua e impreca e tenta mettere le m

Domine Iesu,
Oderim me et amem te.

martedì 22 gennaio 2013

DON CAMILLO


DON CAMILLO, IL SORRISO DEI SEMPLICI 


Quando Giovannino Guareschi ha messo al mondo don Camillo, certamente non aveva previsto di inventare uno straordinario e irripetibile catechismo tridentino per il popolo. Voleva raccontare delle storie, ambientate nella sua Bassa, storie in cui risultasse chiaro il suo amore per Cristo e per la Chiesa. L’operazione è riuscita benissimo; talmente bene che chi segue i racconti di Peppone e don Camillo si ritrova in mano un vero e proprio catechismo dei semplici.
L’ortodossia di Guareschi è assoluta, totale, incontestabile. Il suo è un cattolicesimo robusto, solido, senza fronzoli ma anche senza cedimenti alle mode. Invece di scrivere un trattato apologetico, Guareschi fa una cosa più semplice e insieme più difficile: plasma un prete da gettare nelle sue storie, e lo lascia libero.
 
Libero di essere fedele alla Chiesa fino alla radice dei capelli. Tutta l’opera di Guareschi è un quotidiano, implicito giuramento antimodernista. Quel giuramento che fu voluto da san Pio X per difendere la Chiesa dalla diffusione sotterranea di una tremenda eresia –il modernismo, appunto- che minaccia tutt’ora la cattolicità. Si tratta di un giuramento che don Camillo incarna perfettamente, opponendosi a ogni tentativo di sovvertire il deposito della fede, ricevuto dalla Tradizione.
 
Don Camillo è un “curato”; cioè si prende cura delle anime affidategli dal Padreterno. Questo è il primo, il supremo compito del prete.
Ma don Camillo incarna anche, portandosi come ogni sacerdote tutto il carico dei suoi difetti umani, il senso più profondo dell’essere “pastore”. Un pastore che non se ne sta sdraiato ai piedi di un albero a suonare il flauto, mentre i lupi sbranano le pecore una ad una. Ma è un pastore che si comporta coerentemente con il significato della parola episcopo, che ha dato origine al nome dei “pastori della Chiesa” per eccellenza: i vescovi. Quella parola va tradotta letteralmente come “sorvegliante”, e indica colui che, collocandosi in un punto di osservazione sopraelevato, ha una visione d’insieme e si preoccupa di quello. Se un pastore non ha queste caratteristiche, non serve a niente.
 
Spiace dirlo così brutalmente. Ma quelli che hanno liquidato don Camillo come una macchietta creata per far ridere, quelli che lo descrivono come un tipo capace solo di menare le mani e di suonare le campane per disturbare il comizio dei comunisti, quelli, insomma che non hanno letto Guareschi ma che si sentono autorizzati a sentenziare e a stroncare, non hanno capito niente.
Don Camillo è un personaggio della letteratura che ha uno spessore paragonabile a un Maigret, a uno Sherlok Holmes, al curato di campagna di Bernanos. Ovviamente si tratta di una dimensione così intima di don Camillo che il lettore in genere nemmeno se ne accorge. L’ortodossia è come una seconda pelle del prete più famoso del mondo. C’è, ma non si vede. Così la gente legge Guareschi o vede i film della serie omonima, e pensa: divertiamoci un po’, rilassiamoci…E in fondo è giusto che sia così: uno ascolta volentieri una storia perché la trova appassionante. Però è bene ogni tanto riflettere più a fondo, e provare a smontare il giocattolo guareschiano: scoprirà che si tratta di una sofisticata struttura narrativa che poggia su fondamenta dottrinali di robusta costituzione tomistica. Qui sta una delle ragioni del successo magnetico delle storie di Peppone e don Camillo: il lettore (o lo spettatore, nel caso dei film) si trova di fronte a un prete prete.
 
Per don Camillo l’ordine naturale è dominato, prima che dalla categoria dei diritti, dalla roccia solida dei doveri. Perché, dice don Camillo, “Dio non ha doveri: Dio ha solo dei diritti. E di fronte a Dio gli uomini hanno solo dei doveri” (Bellissimo, “Candido” n.19, 1953).
Un Dio che regna senza darsi cura del consenso generale e delle mode del secolo perché “la Divina Provvidenza non ha bisogno di voti per rimanere al governo dell’universo” (Caso di coscienza, “Candido” n.12, 1948).
 
È chiaro che un prete così ha nella santa messa il centro della sua vita. È come se Guareschi ci dicesse: la grandezza di don Camillo sta in questo; non ha la testa piena di libri di teologi protestanti, ignora astruse teorie sulla demitizzazione. Sa poche cose. Anzi, ne sa una sola: che la salvezza del mondo passa per il sacrificio di Cristo. Dice il proverbio, alludendo agli aculei che il riccio può sparare come arma difensiva. “La volpe sa molte cose, ma il riccio ne sa una grande”. Ecco, il sacerdote autentico è colui che sa, come don Camillo, una cosa grande, e la annuncia al mondo. E questa “cosa grande”, dice Guareschi con la sua eloquente discrezione, è la santa messa.
Gnocchi&Palmaro


Domine Iesu,
Oderim me et amem te.
Omnia agam propter te.

GIANNA JESSEN



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Gianna Jessen (Los Angeles, 6 aprile 1977) è una attivista statunitense. Nota per essere sopravvissuta all'aborto che avrebbe dovuto toglierle la vita, milita in movimenti pro life.
Gianna Jessen è nata a Los Angeles in una clinica per aborti legata alla associazione Planned Parenthood. La clinica aveva consigliato alla madre di Gianna, giunta alle fine del sesto mese di gravidanza, di abortire con aborto salino, una tecnica abortista usata prevalentemente dopo il terzo trimestre. Essa consiste nell'iniettare nell'utero una soluzione salina che corrode il feto e porta alla sua morte, dovuta, tra l'altro, all'alterazione delle funzioni della placenta. In seguito, a causa delle contrazioni uterine, il feto viene espulso morto entro le seguenti 24 ore.

Nel caso di Gianna, la tecnica non funzionò e la bambina nacque viva, dopo 18 ore. Gianna venne trasferita in ospedale e riuscì a sopravvivere, nonostante pesasse solo nove etti; tuttavia la carenza di ossigeno causata dall'aborto le ha procurato una paralisi cerebrale e muscolare. Nonostante la paralisi cerebrale Gianna Jessen imparò a camminare con tutore all'età di 3 anni.

La bambina fu adottata a tre anni, a venti anni, grazie alle cure mediche e alla fisioterapia, riuscì a ottenere la capacità di camminare senza tutore, seppure con notevoli difficoltà.

Nonostante la grave paralisi cerebrale, Gianna è sempre stata molto attiva nei movimenti che si oppongono all'aborto e ha raccontato la sua storia al Congresso degli Stati Uniti d'America e alla Camera dei Comuni del Regno Unito.
Nel 1999 è uscita una sua biografia, curata dall'autrice statunitense Jessica Shaver.





Domine Iesu, noverim me, noverim te,
Nec aliquid cupiam nisi te.

Purissimo sposalizio di S. Giuseppe con la Santissima Fanciulla Maria, e preparazione del medesimo.

23 gennaio: Festa dello Sposalizio della Beata Vergine Maria con  il castissimo Sposo  San Giuseppe


S. Giuseppe prima del suo sposalizio 
con la Santissima Vergine

Dio lo prepara alle nozze con Maria - San Giuseppe aveva già compiuto trent'anni, e conservato illibato il suo verginale candore ed innocenza, arricchito di grandi meriti e ornato di tutte le virtù; ed essendo arrivato il tempo in cui Dio aveva decretato di dargli per sua sposa e fedele compagna la Santissima Vergine Maria, avendo anch'ella compiuto quattordici anni di età, Dio volle che Giuseppe si preparasse al nobile e sublime verginale sposalizio, e nonostante la vita del Santo fosse stata tutta una continua preparazione al ricevimento di un così sublime favore, tuttavia in questi ultimi giorni volle da lui una preparazione più singolare.

La notte gli fece dire dall'Angelo, mentre dormiva, che si preparasse al ricevimento di una delle più sublimi grazie che l'Altissimo voleva fargli, e questo per un mese continuo, e che avesse raddoppiato le suppliche e accresciuto i desideri ardenti del suo cuore. Destatosi dal sonno, Giuseppe si trovò tutto infiammato dal desiderio di ricevere presto la grazia promessa, e tutto amore verso il suo Dio, esclamò: «Oh, quanto sei buono, Dio d'Israele! Come sei fedele nelle tue promesse! La mia anima desidera la grazia promessa, ma desidera molto di più l'aumento del tuo amore e di glorificarti in tutte le mie azioni»

E così tutto infiammato d'amore, se ne andò al Tempio, e qui, adorato il suo Dio, lodò la sua infinita bontà. Si trattenne molto a pregare e a supplicare Dio della grazia a lui promessa, e nonostante non sapesse che cosa fosse, tuttavia la chiamava grazia grande e dono sublime, sia perché gliel'aveva detto l'Angelo, sia perché già era certo che Dio sa fare grandi cose e che fa grazie e doni al suo pari. In questa orazione, il nostro Giuseppe si sentì accendere nel cuore un amore più intenso e tenero verso la Santissima Fanciulla Maria, e in questo sentimento Dio gli manifestò come lei stessa pregava molto per lui, e le sue preghiere erano molto accette e gradite a Dio. E Santo si rallegrò molto di questo, e crebbe di più in lui l'amore purissimo verso di lei, in modo che piangeva per la dolcezza che sentiva nel pensare a lei e alle sue singolari virtù e santità, e spesso diceva anche fra sé: «O Fanciulla Maria, santissima e perfettissima in ogni virtù, tu preghi tanto per me, indegnissimo, ed io che cosa farò per te? Non posso fare altro che raccomandarti caldamente al nostro Dio, affinché ti arricchisca di più dei suoi doni e ti ricolmi sempre di più delle sue grazie». E nel dire questo si andava accendendo anche nel suo cuore un vivo desiderio di arrivare una volta a parlarle, ma siccome se ne stimava indegno, reprimeva questo desiderio affinché non crescesse in lui la brama, perché stimava difficile che questo potesse riuscirgli. 

Dopo essere stato per più ore così al Tempio, se ne andò tutto consolato e ricolmo di giubilo, ma al Santo sembrava di non potersi allontanare dal Tempio, e perciò in quel mese fece quasi continuamente qui la sua dimora. Si preparò con digiuni, soffrendo fame, sete ed ogni altra scomodità, con tanta allegrezza e giubilo del suo cuore, che ogni patimento gli sapeva di delizia. In questo tempo attese poco al lavoro, impiegandosi tutto nella preghiera, in suppliche premurose, crescendo in lui a meraviglia il desiderio di conseguire presto la grazia promessagli. 

Per quel mese il Santo Giovane non parlò mai, ma nel profondo del silenzio con le creature, parlò sempre col suo Dio, facendo continui atti di offerte, di suppliche, di ringraziamenti, lodando e benedicendo l'infinita bontà di Dio al quale caldamente raccomandava la santa fanciulla Maria. Non cadde mai nella mente del Santo alcun pensiero che potesse essergli data per sposa, benché ella fosse già in stato di accasarsi, e di questo già si trattasse da chi ne aveva la cura; perché già sapeva che lei
aveva consacrato a Dio, con un voto, la sua verginità, ed anch'egli l'aveva fatto ad imitazione di lei. 

Il Concorso - Il nostro Giuseppe sentì dire che la Santa Fanciulla si doveva sposare, perché si fece conoscere a tutti quelli della stirpe di Davide che sarebbero andati al Tempio che, colui al quale Dio avesse manifestato essere sua volontà, l'avrebbero data per sposa. Egli ne restò ammirato, e diceva: «Beato quello a cui toccherà così bella sorte!»
Anche lui doveva concorrere come discendente della stirpe di Davide? Stette in gran perplessità, ma per obbedire all'ordine, si dispose anch'egli al concorso pensando che una così bella sorte non sarebbe toccata a lui, tanto più che aveva già consacrato a Dio la sua verginità; tuttavia si raccomandava molto a Dio, e lo pregava del suo favore ed aiuto in quell'affare di tanto rilievo. 

Ambasciata dell'Angelo - Finito il mese della preparazione che il Santo aveva già fatto, stava tutto ansioso di ricevere la grazia promessa. Arrivato poi il giorno nel quale si doveva scegliere lo sposo alla Santa Fanciulla Maria, la notte precedente gli apparve di nuovo l'Angelo nel sonno e gli disse: «Sappi, Giuseppe, che Dio ha gradito molto la tua preparazione e i tuoi desideri infuocati». E gli mise in mano una candida colomba, dicendogli: «Prendi questo dono che Dio ti fa, e tu sarai custode della sua purezza. Tienila pur cara, perché questa è la delizia del cuore di Dio, è la creatura a Lui più diletta ed accetta che ci sia mai stata e ci sarà al mondo». L'Angelo non gli disse altro. Giuseppe ricevette la purissima colomba nelle sue mani, e tutto festoso per la grazia ricevuta si svegliò, e si trovò tutto infiammato d'amore verso il suo Dio; ma il Santo non poteva penetrare il significato di quel sogno. Si sentiva particolarmente allegro e contento e non stava in se stesso per la gioia, ma non sapeva quello che sarebbe seguito di lui. 
Poi ebbe qualche lume che quella colomba potesse significargli come gli sarebbe toccata in sorte la Fanciulla Maria per sposa, ma siccome era umilissimo, e si reputava indegno di questo, non ci fece troppa riflessione. Si preparò peraltro, la mattina, per andare al Tempio al concorso con gli altri discendenti di Davide, dove seguì quello che si dirà.



Purissimo sposalizio di S. Giuseppe con la Santissima Fanciulla Maria


Umile supplica - Arrivata la mattina, il nostro Giuseppe si preparò per andare al Tempio, e genuflesso nella sua povera bottega, adorò il suo Dio dicendogli: 
«O Dio di Abramo, d'Isacco, e di Giacobbe, Dio mio e tutto il mio bene, confesso di essere stato sempre protetto da Te in tutte le mie azioni, assistito e consolato in tutti i miei travagli, difeso dai miei avversari, e consolato nelle mie angustie; non ho mai diffidato della tua protezione, avendoti sperimentato in tutto fedelissimo e misericordioso. Ora ti supplico del tuo favore, aiuto e consiglio nella presente occasione. Io mi conosco indegnissimo del favore sublime che possa toccarmi la sorte di avere per sposa e compagna la Santa Fanciulla Maria, e perciò non ho di ciò pretesa alcuna, ed intanto vi concorro, in quanto così viene ordinato, essendo piaciuto alla tua bontà, farmi nascere dalla stirpe di Davide, alla discendenza del quale promettesti di far nascere il Messia; perciò ti supplico di dare alla Santa Fanciulla uno sposo che sia degno di lei e secondo il tuo cuore, e a me, di volere accrescere la tua grazia e il tuo amore. Io mi metto tutto nelle tue mani divine, e si faccia di me tutto quello che a Te piacerà, dichiarandomi che altro non bramo, che si esegua in me la tua divina volontà»
Fatta questa preghiera, il Santo si sentì tutto acceso di un più ardente amore verso il suo Dio e di un santo amore verso la Santissima Fanciulla Maria, in modo che non vedeva l'ora di poter vedere e conoscere colei che per più anni aveva sperimentato favorevole delle sue preghiere e per mezzo della quale aveva ottenuto molte grazie; desiderava vedere e conoscere colei che era tanto cara al suo Dio e tanto ricca di meriti e colma di virtù, e diceva: «Saranno pur fatti degni i miei occhi di vedere questa Santa Fanciulla, questo prodigio della grazia? Oh, che fortuna è la mia! Beato a chi toccherà una sorte così felice di averla per sposa e fedele compagna! Non bramo io già di averla per mia compagna, essendo troppo vile ed indegno, ma quanto mi stimerei felice, se potessi avere la sorte di essere suo servo!». Questi erano i pensieri di Giuseppe, che se ne andò al Tempio a pregare, dove raddoppiò le suppliche a Dio. 

Al concorso - Quando furono radunati anche gli altri discendenti di Davide, con molti altri ancora che desideravano vedere la Santa Fanciulla, per la fama grande che ne correva per la città, il sacerdote che doveva sposarla a quelli della stirpe di Davide propose che per intendere la volontà divina e conoscere quale da Dio fosse stato destinato per sposo di una così degna fanciulla, ognuno di loro avrebbe dovuto tenere in mano una verga secca, e porgere suppliche a Dio affinché facesse fiorire la verga di colui che aveva destinato per suo sposo. Fu accettato di comune accordo, e così fu fatto. 

La Santissima Vergine Maria, intanto, nel suo ritiro, stava supplicando Dio del suo aiuto e della sua grazia, affinché le avesse assegnato uno sposo vergine e che avrebbe dovuto essere il custode della sua purezza, e già vide in spirito come le sarebbe stato assegnato il castissimo e santissimo Giuseppe; perciò tutta allegra ne rendeva grazie al suo Dio. 

La verga fiorita - Mentre il Sacerdote intanto pregava con tutti gli altri, e il nostro Giuseppe stava nel luogo più basso e ritirato, perché si conosceva indegno, si vide in un subito fiorire la sua verga e ricoprirsi di candidissimi fiori; il prodigio fu subito ammirato da tutti, perciò tutti i ministri del Tempio ed il Sacerdote dissero che lui era destinato da Dio come sposo della Santa Fanciulla. 
Poi Dio volle dare anche un altro segno manifesto del castissimo sposalizio, mentre da tutti fu vista una candida colomba scendere dal cielo e posarsi sul capo di Giuseppe, facendo restare tutti ammirati e certi che Dio lo aveva scelto fra tutti per sposo della Santissima Fanciulla; perciò tutti si rallegrarono, solo quelli che restarono delusi si dolevano della loro poco buona sorte. Quale fosse poi il sentimento dell'umilissimo Giuseppe, ognuno se lo può immaginare. 

Gioia di Giuseppe - Il suo cuore si riempì di gioia ed insieme di confusione, perché si stimava indegnissimo di questo, e in mezzo alla confusione della sua indegnità esultava e giubilava per la felice sorte in modo che andò in estasi, dicendo sempre: «E dove a me, mio Dio, un favore così grande? E quando mai ho meritato una grazia così speciale? Oh, che con ragione l'Angelo mi disse che Tu mi avresti fatto una grazia molto grande, e che io mi sarei dovuto preparare a ciò! Ora capisco qual'era la purissima colomba che mi fu data in mano, affinché io fossi il custode della sua purezza. E lo sarò, mio Dio, con l'aiuto della tua grazia e col favore della mia cara colomba e sposa, Maria». 

Sposalizio verginale - Intanto si fece venire la Santissima Fanciulla Maria, affinché il Sacerdote l'avesse sposata con S. Giuseppe, e tutti si trattennero per vedere. La Santissima Fanciulla comparve con gli occhi fissi a terra, ricoperta di un mirabile e verginale rossore, e alla sua vista ognuno restò stupito ed ammirato per la sua rara bellezza e grazia, e per la modestia singolare, invidiando tutti la felice sorte di Giuseppe. Quando Giuseppe la vide restò estatico per lo stupore e pianse per il giubilo del suo cuore. Il Santo vide un grande splendore nel volto verginale della sua purissima sposa, ed intese nel suo cuore la voce del suo Dio, che gli diceva: « Giuseppe, mio fedele servo, ecco io ti faccio il dono promesso, e ti dò per sposa la più cara creatura che io abbia sopra la terra. Consegno a te questo tesoro, perché tu sia il suo custode. Questa purissima colomba sarà la tua fedelissima compagna, ed ambedue vi conserverete vergini, essendo appunto la verginità il nodo strettissimo del vostro sposalizio. L'amore di voi due, ora si unirà in uno, il quale sarà a me consacrato, essendo io la sua sfera e lo scopo di tutti i vostri affetti e desideri». La gioia nell'animo di Giuseppe si inondò molto di più, e il suo cuore si riempì di consolazione e giubilo. 

Il Santo non ardiva di guardare la sua purissima sposa, ma pure si sentiva attirare da un vero e cordiale amore, e da una tenera devozione a rimirare e venerare la bellezza e la maestà del suo volto; ed ogni volta che alzava gli occhi per vederla, restava estatico, e ben conosceva con lume superiore, come la sua sposa era colma di grazia e si umiliava, riconoscendosi indegnissimo di trattare con lei e spesso replicava: «E come, o Signore e Dio mio, Tu hai fatto a me un così grande favore?»

Intanto il Sacerdote fece la funzione che si praticava in quei tempi, e li sposò insieme, e nell'atto dello sposalizio i santi sposi videro uscire dai loro cuori una fiamma che si unì insieme facendosi una sola e volò verso il cielo, confermando Dio, con questo segno visibile, quello che aveva detto a Giuseppe interiormente, e cioè che il loro amore si sarebbe unito in uno solo e che Lui sarebbe stato l'oggetto amato, volando la fiamma alla sua sfera. 

Lasciano il Tempio - Terminata la funzione e consegnata la Santa Fanciulla dal Sacerdote a Giuseppe, e a lui caldamente raccomandata, se ne andarono tutti dal Tempio, restando qui i due santi sposi a pregare per più ore rapiti in estasi, dove furono rivelati da Dio altissimi misteri; Giuseppe più che mai restò informato delle rare virtù della sua purissima sposa, così come anche la Santissima Sposa conobbe chiaramente le virtù e i meriti del suo santo sposo, e fecero ambedue gli atti di ringraziamento alla divina beneficenza che tanto li aveva favoriti e così bene accompagnati ed uniti in perfettissimo e castissimo amore. Terminata la loro preghiera e ottenuta ambedue la benedizione di Dio, se ne andarono dal Tempio, conducendo con sé, il nostro fortunato Giuseppe, la sua purissima sposa come un tesoro incomparabile datogli da Dio. Il Santo rimirava i passi di lei, e in tutto la riconosceva colma di grazia, di modestia e di prudenza. 

Offre a Maria la sua povera dimora - Usciti dal Tempio S. Giuseppe parlò alla Santissima sposa Maria con grande riverenza ed amore, e brevemente le disse come lui non aveva una casa capace per dimorarvi, ma solo una piccola stanza dove egli lavorava, e che perciò se si accontentava che l'avesse condotta qui per allora, perché poi avrebbero deciso quello che dovevano fare. L'umilissima sposa gli rispose che la conducesse pure dove lui dimorava, perché qui avrebbero conferito insieme, e avrebbero fatto quello che Dio avesse voluto, mentre l'avrebbero pregato di manifestare loro la sua divina volontà.

Contentissimo della risposta, il Santo la condusse al piccolo albergo, essendo già l'ora tarda. Entrati nella stanza diedero insieme lode a Dio, ringraziandolo di nuovo del beneficio che aveva fatto loro di unirli insieme. Il Santo piangeva nel vedersi tanto sprovvisto, non potendo dare alla sua sposa un luogo capace per il quale lei potesse stare ritirata, ma la sua santa Sposa gli fece animo e lo consolò. Dopo si rifocillarono con poco pane, acqua e alcuni frutti che il Santo aveva qui e dopo incominciarono a discorrere della bontà e della grandezza di Dio. 

Santi colloqui - Il Santo stava tutto assorto nell'udire le parole della Santissima Sposa, piangendo per la dolcezza e mentre il suo cuore giubilava per la consolazione. Le riferì tutto quello che, la notte prima che avesse la sorte di sposarla, l'Angelo gli aveva detto nel sonno, e benché la sua Sposa sapesse tutto ne mostrò gran contento. Le manifestò poi come a lui era già noto il voto di verginità che lei aveva fatto, e che ad imitazione sua l'aveva fatto anche lui; di questo la Santa Sposa si rallegrò, e incominciarono a parlare della sublimità di questa così rara virtù. Passarono infatti tutta la notte in queste conversazioni che parvero, al Santo, brevissimi momenti, tanta era la consolazione che sentiva nel ragionare con la sua purissima e Santissima Sposa, e nell'udire le sue parole tutte infiammate d'amore di Dio e tutte accese di carità perfetta, restando sempre più ammirato della grazia e della virtù della sua Sposa Santissima. 
Il Santo Sposo la chiamava spesso colomba mia; e le disse che non ne prendesse ammirazione di questo, perché avendogli dato l'Angelo una colomba quando gli parlò nel sonno, che significava essere lei stessa, così con ragione la poteva chiamare colomba sua, avendola, sotto tale figura, a lui consegnata. La Santissima Sposa chinava la testa, quando il suo Santo Sposo le diceva questo, dicendogli che lei stava in tutto soggetta a lui e che la chiamasse come a lui piaceva. Ogni volta che la Santa Sposa gli parlava, le sue parole erano come dardi infuocati che andavano a vibrarsi nel cuore del castissimo Sposo e l'accendevano sempre più di un amore ardente verso Dio, e di un amore puro e santo verso di lei. 

Umile dipendenza di Maria - Arrivata la mattina, avendo passato tutta la notte in sacri colloqui, la Vergine disse al suo sposo Giuseppe, che lei si ritrovava una piccola casetta a Nazareth, loro patria, che avrebbe appunto fatto per loro, bastando alla loro povertà ogni piccolo ricovero; e se a lui avesse fatto piacere di andare a stare lì, e se fosse stata la volontà dell'Altissimo, lei era prontissima ad andarvi, per vivere lì con la loro quiete. Il Santo Sposo Giuseppe gradì molto quanto la sua Sposa gli disse, e rimasero d'accordo di andare al Tempio a pregare e supplicare Dio, affinché si fosse degnato di manifestare loro, in questo, la sua divina volontà, così come anche in tutte le altre loro operazioni; e benché la sua Santissima Sposa sapesse benissimo quello che Dio voleva, tuttavia teneva celato il segreto, aspettando che Dio l'avesse manifestato al suo Sposo Giuseppe, perché lei voleva in tutto e per tutto dipendere dai suoi comandi e dai suoi ordini. 

La volontà di Dio - La mattina andarono per tempo al Tempio, e qui si trattennero molto a pregare, e Dio manifestò a Giuseppe la sua volontà, che era che andassero ad abitare a Nazareth, loro patria; lo stesso disse di nuovo alla Santissima Vergine. Quando ebbero terminato la loro orazione se ne tornarono al piccolo albergo, e qui Giuseppe chiese alla sua Sposa quello che doveva fare per adempire la volontà divina, e lei lo supplicò di dire lui quel tanto che aveva udito. Il Santo narrò tutto alla sua Sposa, dicendole inoltre che lui era anche pronto a fare quello che Dio avesse manifestato a lei, e lei gli confermò quello che lui le aveva detto e che credeva essere quella la volontà dell'Altissimo, cioè che si fossero ritirati a Nazareth loro patria; e dando lode a Dio, perché aveva manifestato loro la Sua volontà, stabilirono di partire subito; perciò il Santo trovò un vile giumento e lo caricò di tutte le cose che erano necessarie per il suo lavoro e di quel poco che aveva, e si risolvette di partire da Gerusalemme, tanto più che era libero da ogni lavoro, e non aveva da fare qui cosa alcuna. 

Partenza da Gerusalemme - Decisi già di partire la mattina seguente, si portarono prima al Tempio a pregare e dopo parlarono di nuovo al Sacerdote che li aveva sposati, domandandogli la benedizione. La Santa Sposa si licenziò anche da quelli con cui aveva dimorato al Tempio, e in particolare da chi aveva avuto cura di lei, e con la sua benedizione partì. I due Santi Sposi uscirono dal Tempio, dopo avere qui pregato, adorato e lodato il loro Dio. 

Somma gioia di Giuseppe - Benché il Santo Sposo avesse avuto sempre il desiderio di fare la sua dimora a Gerusalemme, per poter frequentare il Tempio, tuttavia partì molto contento, bastandogli, diceva lui, di avere la bella sorte della compagnia della Santissima e purissima sua Sposa, non avendo più che bramare nel mondo, essendo pienamente contento, e diceva sovente al suo Dio: «Dio mio, Tu mi hai fatto una grazia così grande nel darmi in custodia la tua diletta ed amata fanciulla Maria, che io ora non ho più che desiderare, mentre in lei il mio spirito trova tutto ciò che sa bramare, e le sue parole mi consolano abbastanza. Ella è un tesoro che da me sarà sempre più stimato, così come vado sempre più conoscendo il suo merito e le sublimi virtù di cui l'hai ricolmata». Poi, rivolto alla sua Sposa, le diceva: «Credi, mia Sposa, che Dio mi ha fatto una grazia così grande nel darti a me per compagna, che io ora non so più che bramare, solo che l'adempimento della volontà divina e di impiegarmi tutto al servizio del nostro Dio. E non sarà poca fortuna la mia, di poterti mantenere con il lavoro che farò se a Dio e a te così piacerà, che io mi impieghi nell'arte che ho imparato per sostentarmi. Quando poi Dio voglia che mi impieghi in altro, e a te non sia in piacere, eccomi pronto a fare tutto». La Santissima Sposa rispondeva a queste parole con grande umiltà e con grande prudenza, rimettendosi sempre al volere dell'Altissimo e a quello del suo Sposo Giuseppe, e con queste umili risposte il suo Sposo Giuseppe si affezionava sempre più, e ammirava sempre più le sue virtù, in modo tale, che diceva spesso fra di sé: «Se non sapessi chi fosse la mia sposa, e se non la conoscessi per figlia di Gioacchino ed Anna, direi certo che fosse scesa dal cielo, parendo a me, che una creatura umana non sia capace di tanta virtù e tanta grazia». Poi ringraziava il suo Dio che si era degnato di arricchirla tanto e privilegiarla sopra ogni altra creatura.


AVE MARIA PURISSIMA!
Tu Regis alti ianua 
et aula lucis fulgida
VIRGO POTENS, ORA PRO NOBIS!

3. La carità di Maria verso il prossimo


3. La carità di Maria verso il prossimo



L'amore verso Dio e verso il prossimo ci è imposto nello stesso precetto: « Noi abbiamo da Dio questo comandamento: chi ama Dio ami anche il proprio fratello » (lGv 4,21). 
La ragione, scrive san Tommaso, è che chi ama Dio ama tutte le cose amate da Dio. 
Santa Caterina da Genova diceva un giorno a Dio: « Signore, tu vuoi che io ami il prossimo, ma io non posso amare che te ». Dio le rispose: « Chi ama me, ama tutte le cose amate da me ». 

Ma poiché non vi è stato né vi sarà chi più di Maria amasse Dio, così non vi è stato né vi sarà chi più di Maria abbia amato il prossimo. « Una lettiga si è fatta il re Salomone... il centro è un ricamo d'amore delle fanciulle di Gerusalemme» (Ct 3,9 Volg.). 

A proposito di questo passo il padre Cornelio a Lapide dice che questa lettiga fu il seno della beata Vergine in cui il Verbo Incarnato venne ad abitare e riempì la sua santa Madre di un'immensa carità, affinché ella aiutasse chiunque ricorre a lei. Durante la sua vita Maria fu così piena di carità, che soccorreva i bisognosi senza esserne neppure richiesta. Così fece alle nozze di Cana, quando domandò al Figlio il miracolo del vino, esponendo la pena di quella famiglia: « Non hanno vino » (Gv 2,3). Come era sollecita la Vergine quando si trattava di aiutare il prossimo! 

Quando per un compito di carità si recò da Elisabetta, « andò in fretta in una regione montuosa » (Lc 1,39). Ma la prova più grande di carità, la diede offrendo alla morte suo Figlio per la nostra salvezza. San Bonaventura dice: « Maria ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo Figlio unigenito ». E sant'Anselmo esclama: « O benedetta fra le donne, che superi gli angeli nella purezza e i santi nella pietà! ». San Bonaventura afferma: « Grande fu la misericordia di Maria verso i miseri mentre era pellegrina su questa terra, ma molto più grande è ora che regna nel cielo, perché vede meglio le miserie degli uomini ». 

L'angelo rivelò a santa Brigida che non vi è nessuno che preghi senza ricevere grazie per la carità della Vergine. Poveri noi, se Maria non pregasse per noi! Gesù stesso disse a santa Brigida: « Senza l'intercessione di mia Madre, non ci sarebbe speranza 
di misericordia ». «Beato l'uomo che mi ascolta, dice la divina Madre, vegliando alle mie porte ogni giorno, custodendone la soglia » (Pro 8,34 Volg.), e osserva la mia carità per esercitarla verso gli altri a mia imitazione. San Gregorio Nazianzeno afferma che niente ci può conciliare la benevolenza della Vergine quanto la misericordia verso il prossimo. Dio ci esorta: « Siate misericordiosi come Dio, vostro Padre, è misericordioso » (Lc 6,36). Così anche Maria sembra dire a tutti i suoi figli: « Siate misericordiosi, come la Madre vostra è misericordiosa ». 

E certo che secondo la carità che noi useremo col prossimo, Dio e Maria l'useranno con noi: « Date e vi sarà dato... con la stessa misura con cui misurate, sarà misurato anche a voi » (Lc 6,38). San Metodio diceva: « Dona al povero e riceverai il paradiso ». Scrisse l'Apostolo: « La pietà è utile a tutto, avendo la promessa della vita presente e di quella futura » (1Tm 4,8). « Chi fa la carità al povero presta a Dio » (Pro 19,17). Commentando queste parole, san Giovanni Crisostomo afferma che chi soccorre i bisognosi fa sì che Dio gli diventi debitore.

Madre di misericordia, tu sei piena di carità verso tutti; non ti scordare delle mie miserie. Tu le vedi; raccomandami a Dio che non ti nega nulla. Ottienimi la grazia di poterti imitare nella santa carità, sia verso Dio, sia verso il prossimo. Amen.

Virgo Immaculata!
Noverim me, noverim Te,
Nec aliquid cupiam nisi Te!
padremaria@libero.it