giovedì 5 settembre 2019

Il principe di questo mondo è stato cacciato fuori

IL COMBATTIMENTO CRISTIANO


Il diavolo è il nostro avversario.

1. 1. La corona della vittoria non si promette se non a coloro che combattono. Nelle divine Scritture, inoltre, troviamo con frequenza che si promette a noi la corona, se vinceremo. 
Ma per non dilungarci a richiamare molti passi, presso l’apostolo Paolo si legge con molta chiarezza: Ho compiuto la mia opera, ho terminato la mia corsa, ho conservato la fede, ora mi resta la corona di giustizia 1

Dobbiamo dunque conoscere quale sia questo avversario, vinto il quale, saremo incoronati. È quello stesso che il Signore nostro vinse per primo, sicché anche noi, se perseveriamo in lui. 

E perciò la Potenza e la Sapienza di Dio 2 e il Verbo, per mezzo del quale furono fatte tutte le cose 3, che è il Figlio unigenito, rimane immutabile al di sopra di ogni creatura. 
E poiché sotto di Lui sta anche la creatura che non ha peccato, quanto più sta sotto di Lui ogni creatura peccatrice? E poiché sotto di Lui sono tutti gli angeli santi, molto più a Lui sono sottoposti gli angeli prevaricatori, di cui il diavolo è il capo. 
Ma poiché quest’ultimo aveva ingannato la nostra natura, l’unigenito Figlio di Dio si è degnato di assumere la nostra stessa natura, affinché da essa stessa fosse vinto il diavolo, e quello che il Figlio di Dio ha sottoposto a sé, fosse sottoposto anche a noi. 

È appunto quello che indica quando dice: Il principe di questo mondo è stato cacciato fuori 4. Non perché il diavolo è stato cacciato fuori dal mondo, come credono alcuni eretici, ma fuori dalle anime di coloro che aderiscono alla parola di Dio e non amano il mondo, di cui egli è il capo; infatti egli domina su quelli che amano le cose temporali, che sono contenute in questo mondo visibile, non perché egli sia padrone di questo mondo, ma perché è fonte di tutte quelle cupidige, per le quali si brama tutto ciò che è passeggero, cosicché a lui sono soggetti quelli che trascurano l’eterno Dio ed amano le cose caduche e mutevoli. 
La radice di tutti i mali è la cupidigia: seguendo la quale alcuni hanno deviato dalla fede e si sono da sé tormentati con molti dolori 5. Per mezzo di questa cupidigia il diavolo regna sull’uomo e occupa il suo cuore. Tali sono tutti quelli che amano questo mondo. 
Il diavolo poi è cacciato fuori, quando di tutto cuore si rinuncia a questo mondo. Così infatti si rinuncia al diavolo, che è principe di questo mondo, quando si rinuncia a ciò che è corrotto, alle pompe e ai suoi corifei. Ecco perché lo stesso Signore, avendo già assunto trionfalmente la natura dell’uomo, disse: Sappiate che io ho vinto il mondo 6.
Occorre vincere la cupidigia per vincere il diavolo.


AMDG et DVM

martedì 3 settembre 2019

"SINITE PARVULOS...."


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Catechismo o corruzione! 

"SINITE PARVULOS....": LASCIATE CHE I BAMBINI VENGANO A ME

La vita di Pio X mette in rilievo l'attrazione da lui sentita per i piccoli fanciulli.

Anima purissima, la sua innocenza si specchiava e si riconosceva nella loro innocenza e semplicità. Abbiamo veduto con quanto trasporto egli si abbassasse alla loro età, si accomunasse ai loro giuochi ed infantili divertimenti, procurando, nel tempo stesso, di aprire le loro menti alla verità e i loro cuori alle effusioni della grazia 944 e sappiamo pure come egli considerasse l'Eucaristia il mezzo più idoneo per assicurare ai fanciulli questo divino tesoro.

Ai tempi del suo primo ministero sacerdotale erano ancora vive certe idee e riserve circa la frequenza alla SS.ma Eucaristia e l'età per ammettere alla prima Comunione i fanciulli e non mancarono meraviglie quando fu veduto il Parroco di Salzano ammettere alla Sacra Mensa fanciulli non ancora giunti all'età allora voluta 945. Ma Don Giuseppe Sarto aveva fatto buoni studi; conosceva a perfezione Teologia e Sacri Canoni, la “Somma” di S. Tommaso e le risposte, in materia, dei Concili e dei Pontefici ed ogni meraviglia prontamente cessò.

 “Posto che un bambino sappia distinguere tra pane e Pane così da potere concepire della devozione per il Sacramento dell'Eucaristia, egli - conchiude l'Angelico Dottore - può venire ammesso a riceverlo” 946.

Testimonianza decisiva del massimo dei Dottori Cattolici basata sulla prassi della Chiesa fino al secolo XIII e mai smentita di poi.

Se un bambino appena è in grado di distinguere il bene dal male deve avviarsi all’uso del Sacramento della Confessione, perché non dovrà venire ammesso al Sacramento Eucaristico che rafforza l'anima e la volontà nel desiderio del bene e della virtù? E perché aspettare che un fanciullo abbia forse perduta l'innocenza per ammetterlo a ricevere nel suo cuore il Dio della purezza?

Così, guidato dal buon senso della sua fede e dall'insegnamento della Chiesa, ragionava il nostro Beato, auspicando in cuor suo una decisione che togliesse per sempre dei vieti pregiudizi, residui di ipocriti scrupoli giansenistici e di errate opinioni sulla natura della SS.ma Eucaristia, “presentata come una ricompensa ed un premio e non già come un antidoto ed una medicina della umana fragilità” 947, dalla quale non può escludere che il peccato mortale.

Ma egli non avrebbe mai pensato che il Papa eletto a seppellire gli ultimi relitti del sofisma giansenistico, a dare il massimo impulso alla Comunione quotidiana e a restituire ai bambini, capaci di distinguere tra pane e Pane, il diritto di accostarsi a Gesù senza attendere l'età dei dieci o dodici anni ed anche più - secondo l'uso di certi luoghi - sarebbe stato proprio lui.
Il 20 Dicembre 1905 fu giorno di festa per tutti i devoti ed amanti della SS.ma Eucaristia.

Il Decreto “Sacra Tridentina Synodus", chiudendo un lungo periodo di discussioni, non scevre talora di asprezza e di ostinazione, spalancava definitivamente i Tabernacoli a quanti avessero desiderato di accostarsi, anche quotidianamente, alla SS.ma Eucaristia 948.

Questo era stato il desiderio di Gesù nell’istituire l'adorabile Sacramento: che i suoi fedeli avessero da nutrirsene quotidianamente per la vita dell'anima al modo che ogni giorno essi mangiano del pane per sostenere le forze del corpo.

Se dubitare di questo non fosse stato fare ingiuria al Signore, il Concilio di Trento non avrebbe mai esortato i cristiani presenti alla Messa di accostarsi alla santa Eucarestia 949. Perciò, non doversi in alcun modo impedire la Comunione - sempre che vi si apportino le opportune disposizioni di fede, di devozione, di amore - specialmente a questi nostri tempi nei quali la religione cattolica da ogni forte è attaccata e. la carità si è raffreddata nei cuori degli uomini 950.

Ma ancora più grande fu la risonanza del faustissimo Decreto dell'8 Agosto 1910 Quam singulari Christus amore che fissava l'età della prima Comunione dei fanciulli 951.

Non si arriva a comprendere come potessero sussistere dubbi e controversie sopra una questione dalla Chiesa già risolta e definita, mentre le ultime risposte delle Sacre Congregazioni Romane non facevano che ripetere e confermare le antiche 952, quando si pensa che la prima preparazione ai frutti ineffabili della Comunione Eucaristica è la purità del cuore e che la Chiesa, ammaestrata da Gesù che pose le sue compiacenze proprio nei piccoli fanciulli 953, non solo fu sempre sollecita che la prima Comunione ai fanciulli non venisse rimandata troppo in lungo dopo l'apparire delle prime luci dell’intelligenza, ma condannò l'uso contrario 954, come lo prova, in data 15 Marzo 1851, la correzione della Sacra Congregazione del Concilio ad una deliberazione del Capitolo del Consiglio Provinciale Ecclesiastico di Rouen, il quale, nonostante tutte le precedenti dichiarazioni di Roma, aveva fissato l'età alla prima Comunione a 12 anni [955].

Il rumore sollevatesi contro il Decreto, con il quale Pio X stabiliva, una volta per sempre, l’epoca della prima Comunione dei fanciulli all'età dei sette anni, e, anche prima, non aveva così alcun motivo che lo giustificasse.

Il santo Papa lasciò dire, non badò a critiche, non ascoltò suggerimenti troppo prudenti. Fisso nella forza del suo amore a Gesù-Eucaristia, contento di avere finalmente realizzato un suo antico sogno di Parroco e di Vescovo, chiamando i fanciulli a cibarsi del mistico “Pane della Vita” 956, tenne fermo 957 e l'opposizione che qua e là, ma particolarmente in Francia, si era manifestata contro il suo Decreto, presto cedette il passo a più ragionevoli criteri e andò del tutto cadendo al punto che si vide un grande Pellegrinaggio di Bambini muoversi dalla terra di Clodoveo e recarsi a Roma per ringraziare il Papa Santo che aveva permesso a tutti i bambini del mondo di unirsi presto a Gesù nella santa Comunione 958.


Sant'Agostino: Cani e porci contro la verità.

Cani e porci contro la verità.

20. 68. Nel comando con cui ci si proibisce di dare una cosa santa ai cani e di gettare le nostre perle ai porci, si deve esaminare attentamente che cosa significhi una cosa santa, che cosa le perle, i cani e i porci. 
Una cosa santa è quella che è empietà violare e profanare. Di questo crimine sono considerati colpevoli il tentativo e l’intenzione, sebbene la cosa santa è di per sé inviolabile e improfanabile. 
Sono da considerarsi perle tutti i grandi valori dello spirito e poiché sono nascoste in un recesso, sono tratte, per così dire, dalla profondità e si rinvengono negli involucri delle allegorie, quasi paragonabili ai gusci di conchiglia aperti. 
È ammessa dunque questa interpretazione: si possono considerare una sola e medesima realtà una cosa santa e la perla, ma una cosa santa dal fatto che non si deve profanare, una perla dal fatto che non si deve conculcare. 

Un tizio tenta di profanare quel che non vuole illeso; conculca invece quel che ritiene spregevole e lo considera sotto di sé e perciò si dice che è calpestato tutto ciò che si conculca. 
Perciò i cani, poiché assaltano per dilaniare, non permettono che rimanga illeso l’essere che dilaniano. Non date, dice il Signore, una cosa santa ai cani 193, poiché anche se non è possibile dilaniare e profanare ed essa rimane illesa e inviolabile, si deve riflettere che cosa intendono coloro che si oppongono con odio accanito e per quanto sta in loro, se fosse possibile, tentano di distruggere la verità. 
I porci poi, sebbene non assalgano col morso come i cani, imbrattano dappertutto calpestando. Non gettate dunque, dice il Signore, le vostre perle davanti ai porci affinché non le calpestino con le loro zampe e non si voltino per farvi a pezzi 194. Ritengo dunque che non illogicamente i cani siano indicati per coloro che contraddicono la verità e i porci per coloro che la conculcano.

Sant'Agostino: Sul Salmo 25 IIa parte

SULLO STESSO SALMO 25

ESPOSIZIONE II

Discorso al popolo
Il vero rinnovamento.
1. Quando si leggeva l'apostolo Paolo, con noi ha udito la vostra Santità [Agostino parlava alla presenza del suo vescovo] queste parole: Come è verità in Gesù, che voi vi spogliate, rispetto alla precedente vita, del vecchio uomo, di quello che si corrompe secondo le passioni ingannatrici; e vi rinnoviate nello spirito della vostra mente, ed indossiate il nuovo uomo che è stato creato secondo Dio nella giustizia e nella santità della verità 1
E affinché nessuno creda che si debba deporre qualche sostanza, così come ci si spoglia di una tunica; oppure che si debba assumere qualcosa di estraneo, così come si prende un abito, quasi lasciando una veste per prenderne un'altra, dato che questa interpretazione carnale non permetterebbe agli uomini di operare in se stessi spiritualmente secondo l'ordine dell'Apostolo, [Paolo] ha continuato il discorso, ed ha spiegato che cosa significhi spogliarsi del vecchio uomo ed indossare il nuovo. 
Il resto del passo si riferisce infatti alla medesima interpretazione. Parla quasi come a uno che dicesse: In qual modo mi spoglierò del vecchio, o in qual modo indosserò il nuovo? Sono forse io stesso un terzo uomo, per deporre il vecchio uomo, che ho avuto sinora, ed assumere il nuovo, che non avevo, in modo che si intenda che esistono tre uomini, e stia in mezzo quello che depone il vecchio uomo ed accoglie il nuovo? Orbene, affinché nessuno, ostacolato da questa carnale considerazione, faccia meno di quanto gli viene ordinato, e, non facendolo, adduca a scusa l'oscurità del testo, dice di seguito: Per questa ragione, deponendo la menzogna, parlate [con] verità. Questo dunque significa abbandonare il vecchio uomo ed indossare il nuovo: Per questa ragione, deponendo la menzogna, parlate [converità, ciascuno con il suo prossimo, perché siamo membra gli uni degli altri 2.
Il prossimo.
2. Fratelli, nessuno di voi pensi poi di dover dire la verità con il cristiano e la menzogna con il pagano. Parla con il tuo prossimo, ed il tuo prossimo è colui che con te è nato da Adamo ed Eva. Tutti siamo prossimi per la condizione della nascita terrena; ma anche fratelli per la speranza della celeste eredità. Devi dunque ritenere tuo prossimo ogni uomo, anche prima che egli sia cristiano. Non sai infatti che cosa egli sia presso Dio, non sai in che modo Dio ha conosciuto lui nella sua prescienza. Talvolta quello che tu deridi perché adora le pietre, si converte ed adora Dio magari più religiosamente di te, che poco prima lo deridevi. Vi sono dunque nostri prossimi latenti in quegli uomini che non sono ancora nella Chiesa; e ve ne sono altri molto lontani da noi celati nella Chiesa. Perciò noi, che non conosciamo il futuro, consideriamo ciascuno nostro prossimo, non solo per condizione della umana mortalità per cui veniamo in questa terra con la medesima sorte; ma anche per la speranza di quella eredità, poiché non sappiamo che cosa sarà chi ora non è niente.
Cristo nostra luce.
3. Ascoltate dunque le altre cose relative all'indossare l'uomo nuovo e allo spogliarci del vecchio. Deponendo - dice - la menzogna, dite la verità, ciascuno con il suo prossimo perché siamo membra gli uni degli altri. Adiratevi; e non peccate. Se ti adiri con il tuo servo perché ha peccato, adirati contro te stesso, per non peccare anche tu. Il sole non tramonti sulla vostra ira 3Si intende senza dubbio, fratelli, riguardo al tempo: in quanto, anche se per questa stessa condizione umana e debolezza della mortalità che oggi rivestiamo l'ira coglie il cristiano, essa non deve dominarlo a lungo e divenire l'ira di ieri. Scacciala dunque dal cuore prima che tramonti questa luce visibile, se non vuoi che ti abbandoni quella luce invisibile. Ma anche in altro modo si possono interpretare queste parole, poiché la verità, Cristo, è il nostro Sole di giustizia; non questo sole che è adorato dai pagani e dai Manichei e che è veduto anche dai peccatori; ma quell'altro dalla cui verità è illuminata la natura umana e nel quale gioiscono gli angeli, mentre la debole vista del cuore degli uomini, pur trepidando sotto i suoi raggi, si deve tuttavia purificare attraverso i comandamenti, per poterlo contemplare. Quando questo Sole avrà intrapreso ad abitare nell'uomo per mezzo della fede, l'ira che in te nasce non sia in te tanto forte da far sì che esso tramonti sopra la tua ira, cioè da far sì che Cristo abbandoni la tua mente, dato che Cristo non vuole abitare insieme con la tua ira. Sembra infatti che Egli tramonti da te, mentre sei tu che vieni meno da lui, perché l'ira, invecchiando, diventa odio; e quando sarà diventata odio tu già sei un omicida: poiché chiunque odia il fratello suo è omicida 4, dice l'apostolo Giovanni. Analogamente egli dice che chiunque odia il fratello suo resta nelle tenebre 5: e non è strano che resti nelle tenebre colui dal quale il Sole è tramontato.
L'uomo vecchio e l'uomo nuovo.
4. Probabilmente a queste parole si riferisce anche quel che avete udito nel Vangelo: Pericolava la barca nel lago e Gesù dormiva 6. Navighiamo infatti come in un lago, e non mancano i venti e le tempeste; la nostra barca è quasi ricolma delle tentazioni quotidiane di questo secolo. Ma questo da che cosa deriva, se non dal fatto che Gesù dorme? Se in te non dormisse Gesù, non subiresti queste tempeste; ma nell'intimo godresti la tranquillità, poiché con te veglierebbe Gesù. Che vuol dire dunque: Gesù dorme? Che la tua fede, che procede da Gesù, si è addormentata. Si levano tempeste in questo lago: vedi i malvagi prosperare ed i buoni soffrire: ecco la tentazione, ecco il turbamento. E dice la tua anima: O Dio, questa è la tua giustizia, che i malvagi prosperino ed i buoni soffrano? Dici a Dio: questa è la tua giustizia? E Dio a te: Questa è la tua fede? È forse questo che io ti ho promesso? sei dunque divenuto cristiano per prosperare in questo secolo? ti tormenti perché qui prosperano i malvagi, coloro cioè che in seguito il diavolo tormenterà? Ma perché dici così? perché sei turbato dai flutti del lago e dalla tempesta? Perché Gesù dorme, cioè perché la tua fede, che deriva da Gesù, si è assopita nel tuo cuore. Che fai per salvarti? Sveglia Gesù, e digli: Maestro, moriamo 7. Infatti i pericoli del lago ci minacciano: moriamo. Egli si sveglierà, cioè la tua fede tornerà a te; e, con il suo aiuto, ti renderai conto nell'anima tua che le cose che son date ora ai malvagi non resteranno [a lungo] con loro; o li abbandonano mentre essi ancora vivono, oppure saranno da loro abbandonate nel momento della morte. Quanto invece è promesso a te, resterà in eterno. Ciò che ad essi è concesso temporalmente, rapidamente sarà tolto: fiorisce infatti come il fiore dell'erba. Perché ogni carne è erba; si inaridisce l'erba ed il fiore cade; mentre in eterno rimane la Parola del Signore 8. Volgi dunque le spalle a ciò che cade, e la tua faccia a ciò che permane. Quando Cristo è sveglio quella tempesta più non sconvolgerà il tuo cuore, non riempiranno le onde la tua barca; poiché la tua fede comanda ai venti e alle onde, ed il pericolo scomparirà. A questo infatti si riferisce, fratelli, tutto quello che dice l'Apostolo riguardo allo spogliarci dall'uomo vecchio. Adiratevi, e non peccate; il sole non tramonti sulla vostra ira; e non date adito al diavolo. Il vecchio [uomo] dava adito [al diavolo]; non lo dia il nuovo. Chi rubava, più non rubi 9. Il vecchio [uomo] dunque rubava, non rubi più il nuovo. È lo stesso uomo, è un solo uomo: era Adamo, sia Cristo; era vecchio, sia nuovo, con tutto quel che segue.
Il giudizio sul prossimo.
5. Ma osserviamo con un po' più di attenzione il salmo, perché quando uno avanza nella Chiesa, è necessario che nella Chiesa sopporti i malvagi. Ma non li conosce chi è come loro; sebbene molti malvagi mormorino contro i malvagi, allo stesso modo per cui è più facile che un sano sopporti due ammalati, piuttosto che due ammalati si sopportino tra loro. Per questo vi insegnano, fratelli, che l'aia è la Chiesa di questo tempo; spesso lo abbiamo detto e spesso lo diciamo: in essa c'è la paglia e c'è il grano. Nessuno pretenda di gettar fuori tutta la paglia, prima che giunga il tempo della vagliatura; nessuno, prima del tempo della vagliatura, abbandoni l'aia, per non voler tollerare i peccatori, perché [non avvenga che], trovandosi fuori dell'aia, sia beccato dagli uccelli prima di entrare nel granaio. State attenti, fratelli, per qual motivo diciamo questo. Quando i chicchi di grano cominciano ad essere trebbiati, stando in mezzo alla paglia tra di loro non si toccano: è perciò quasi come se non si conoscessero, perché la paglia sta tra di loro. E chiunque scruta da lontano l'aia, crede vi sia soltanto paglia; se non guarda con estrema attenzione, se non tocca con mano, se non soffia con la bocca, cioè se non separa la paglia dal grano soffiando, difficilmente arriva a discernere i chicchi di grano. Orbene, a volte anche gli stessi chicchi di grano si trovano quasi separati gli uni dagli altri e senza toccarsi tra loro, in modo tale che ciascuno, nell'avanzare, crede di essere solo. Questo pensiero, fratelli, tentò Elia, uomo così notevole 10; e disse a Dio, come ricorda lo stesso Apostolo: Hanno ucciso i tuoi profeti, hanno rovesciato i tuoi altari, ed io sono rimasto solo, e ricercano la mia vita. Ma cosa gli dice il responso divino? Ho lasciato per me settemila uomini, che non hanno piegato il ginocchio davanti a Baal 11Non gli disse: Ci sono altri due o tre uomini simili a te. Non crederti solo, gli disse. Ce ne sono altri, e sono settemila, e tu ti credi solo! Brevemente perciò così vi esortiamo, come dissi all'inizio. Intenda con me la vostra fraterna Santità, e risieda nei nostri cuori la misericordia di Dio, affinché [quanto diciamo] sia da voi compreso tanto da dare frutti e da essere operante in voi. Ascoltate in breve: Chiunque è ancora malvagio non pensi che nessuno sia buono; e chi è buono, non ritenga che solo lui è buono. Avete compreso? Ecco lo ripeto, state attenti a quanto dico: Chiunque è malvagio, se interroga la sua coscienza ed essa gli manifesta ch'egli è tale, non pensi che nessuno è buono; e chiunque è buono, non ritenga di essere il solo. Non tema quindi il buono [di essere] mischiato con i malvagi, poiché verrà il tempo in cui da essi sarà separato. Per questo oggi abbiamo cantato: Non perdere con gli empi la mia anima, e con gli uomini sanguinari la mia vita. Che vuol dire non perdere con gli empi? Non perderci insieme con loro. Perché ha paura di essere perduto insieme con loro? Vedo infatti che si dice a Dio: poiché ora tolleri che stiamo insieme, non volerci perdere insieme a quelli cui tolleri che siamo uniti. E questo dice tutto il salmo che voglio esaminare brevemente con la vostra Santità, dato che è breve.

6. [v 1.] Giudicami, o Signore. Mostra di nutrire per sé un desiderio non piacevole, e in certo senso pericoloso: essere giudicato. Che significa il desiderio di essere giudicato? Desidera essere separato dai malvagi. Altrove chiaramente dice riguardo a questo giudizio di separazione: Giudicami, o Signore, e discerni la mia causa dalla gente non santa 12. Mostra perché ha detto: Giudica; affinché non [si pensi che] vadano, senza giudizio, buoni e malvagi nel fuoco eterno, dato che ora entrano nella Chiesa i buoni e i malvagi. Giudicami, o Signore. Perché? Giacché io ho camminato nella mia innocenza e sperando nel Signore non sarò smosso. Che vuol dire sperando nel Signore? Vacilla infatti tra i malvagi colui che non spera nel Signore: e qui fu l'origine degli scismi. Hanno tremato in mezzo ai malvagi, mentre essi stessi erano peggiori, non volendo essere buoni tra i cattivi. Oh, se fossero stati grano, avrebbero tollerato la paglia nell'aia fino al tempo della vagliatura! Ma poiché erano paglia, soffiò il vento prima della stessa vagliatura, e portò via la paglia dall'aia e la gettò tra le spine. Certamente la paglia è stata gettata fuori di là: ma forse è solo grano ciò che è rimasto nell'aia? Solo la paglia vola via prima della vagliatura, ma nell'aia resta il grano ed anche la paglia; essa sarà tutta soffiata via [solo] quando sarà venuto il tempo della vagliatura. Questo dice il salmista: Ho camminato nella mia innocenza, e sperando nel Signore non sarò smosso. Perché, se avessi sperato nell'uomo, forse avrei visto una qualche volta quest'uomo vivere male e non seguire quelle buone vie che ha imparato o insegna nella Chiesa, ma seguire quelle che il diavolo indica; e poiché la mia speranza era riposta nell'uomo, vacillando l'uomo, vacillerebbe la mia speranza, e cadendo l'uomo cadrebbe la mia speranza; ma, siccome spero nel Signore, non sarò smosso.

7. [v 2.] Così continua: Mettimi alla prova, o Signore, e sperimentami; brucia i miei reni e il mio cuore. Che significa brucia i miei reni e il mio cuore? Brucia i miei piaceri, brucia i miei pensieri (cuore sta per pensieri, e reni per piaceri) in modo che non pensi nulla di male e non provi piacere in alcun male. Con che cosa brucerai le mie viscere? Con il fuoco della tua parola. E con che cosa brucerai il mio cuore? Con il calore del tuo spirito. Di questo calore altrove è detto: E non è chi si nasconda dal suo calore 13, mentre del fuoco dice il Signore: Sono venuto a portare il fuoco sulla terra 14.

8. [v 3.] Poi prosegue: Perché la tua misericordia è davanti ai miei occhi, e mi sono compiaciuto nella tua verità. Cioè non mi sono compiaciuto nell'uomo, ma mi sono compiaciuto in te nell'intimo, dove tu solo vedi; e non ho paura di dispiacere in ciò che gli uomini vedono, come dice l'Apostolo: Ma ciascuno esamini il suo operato, e allora avrà gloria solo in sé e non in un altro 15.

9. [vv 4.5.] Non mi sono seduto - dice - nel consiglio della vanità. Intenda la vostra Santità, che cosa vuol dire mi sono seduto. Dice non mi sono seduto spiegando il modo come vede Dio. Talvolta non sei nel consiglio, eppure vi siedi. Ad esempio, non stai in teatro ma pensi a scene di teatro, contro le quali, appunto, è detto brucia i miei reni; vi siedi con il cuore, anche se non vi sei con il corpo. Ma accade anche che tu sia obbligato da qualcuno a star lì, oppure che qualche pio dovere ti faccia in tal luogo sedere. In qual modo può accadere questo? Capita che sia necessario, per un dovere di pietà, che un servo di Dio vada nell'anfiteatro; se voleva ad esempio liberare qualche gladiatore, può accadere che egli vi si sieda, aspettando che esca quello che desiderava liberare. Ecco che costui non siede nel consiglio della vanità, anche se sembra sedervi con il corpo. Che significa star seduto? Significa essere d'accordo con coloro che in tal luogo seggono; se, stando presente, non sei d'accordo con loro, non vi siedi; se sei d'accordo, pur essendo assente, ti sei seduto con loro. E non entrerò con coloro che commettono iniquità. Ho avuto in odio il convegno dei maligni. Vedete che si riferisce all'intimo. E non mi siederò con gli empi.
Accostiamoci al Signore coll'innocenza.
10. [v 6.] Laverò tra gli innocenti le mie mani, non con questa visibile acqua. Tu lavi le tue mani, quando rifletti sulle tue opere piamente e con innocenza, dinanzi agli occhi di Dio; poiché invero vi è un altare alla presenza degli occhi di Dio, ove entrò il sacerdote che per primo si offerse per noi. Vi è un altare celeste, e non può toccare quell'altare se non chi lava le sue mani tra gli innocenti. Poiché molti indegni toccano quest'altare, e Dio sopporta che i suoi sacramenti siano per ora offesi. Ma forse, fratelli, quali sono queste pareti, così sarà la Gerusalemme celeste? Non allo stesso modo per cui sei ricevuto insieme ai malvagi fra queste pareti della chiesa, così sarai ricevuto insieme ai malvagi nel seno di Abramo; quindi non temere, e lava le tue mani. E starò attorno all'altare del Signore, dove tu offri i tuoi voti al Signore, dove effondi preghiere, dove è pura la tua coscienza, dove dici a Dio chi sei; e se per caso c'è in te qualcosa che a Dio dispiace, se ne cura Colui, cui ti confessi. Lava dunque tra gli innocenti le tue mani, e stai attorno all'altare del Signore, per udire la voce della lode.
Sia Dio la nostra gloria.
11. [v 7.] Continua infatti così: Per udire la voce della lode, e narrare tutte le tue meraviglie. Che significa per udire la voce della lode? Per comprendere, dice. Questo è infatti udire alla presenza di Dio, non come [udiamo] questi suoni che molti odono e molti non odono. Quanti ci odono e sono sordi nei confronti di Dio! Quanti hanno orecchie, ma non hanno quelle orecchie di cui Gesù dice: Chi ha orecchie per intendere intenda 16! Che cosa significa dunque udire la voce della lode? Lo dirò se potrò, grazie all'aiuto della misericordia di Dio e delle vostre preghiere. Udire la voce della lode significa intendere nell'intimo, perché tutto quello che c'è in te di male, procedente dal peccato, è tuo; mentre tutto quanto c'è di bene, dovuto alla giustificazione, è di Dio. Ascolta dunque la voce della lode in modo da non lodarti, anche quando sei buono; poiché lodandoti quando sei buono, diventi malvagio; l'umiltà ti aveva fatto buono, la superbia ti fa malvagio. Ti eri convertito per essere illuminato, e dalla tua conversione fosti fatto luminoso, nella conversione divenisti splendente. Ma a chi ti sei convertito? forse a te stesso? Se tu potessi essere illuminato convertendoti a te stesso, mai potresti essere oscurato, poiché saresti sempre con te medesimo. Perché dunque sei illuminato? Perché hai convertito te ad altra cosa che prima non eri. Che cos'è l'altro che tu non eri? Dio, che è luce. Non eri tu la luce, poiché eri peccatore. Dice infatti l'Apostolo a coloro che vuole che ascoltino la voce di lode: Perché foste un tempo tenebre, ma ora siete luce 17. Che significa foste un tempo tenebre, se non: foste un tempo vecchi uomini? Ma ora siete luce: non è senza ragione che siete luce, voi che foste tanto a lungo tenebre: è perché siete stati illuminati. Non credere di essere luce in te stesso: la Luce è quella che illumina ogni uomo che viene in questo mondo 18; invece tu, per te stesso, a causa della tua cattiva volontà, del tuo peccato, eri stato ottenebrato, ed ora risplendi. Ma subito riprende, ad evitare che si insuperbiscano coloro cui ha detto ma ora siete luce, e aggiunge: nel Signore. Dice infatti così: Foste un tempo tenebre, ma ora siete luce nel Signore. Dunque, se al di fuori del Signore non siete luce e siete luce solo se [siete] nel Signore, che cosa hai che non hai ricevuto? Ma se hai ricevuto, perché ti glori come se tu non avessi ricevuto? È questo infatti che l'Apostolo ha detto in un altro passo agli uomini superbi e che vogliono attribuire a se medesimi ciò che è di Dio, e gloriarsi del bene come se fosse loro. Ad essi dice: Che cosa hai che non hai ricevuto? Ma se hai ricevuto, perché ti glori come se tu non avessi ricevuto? 19 Colui che ha dato all'umile, toglie al superbo; poiché chi ha dato può anche togliere. A questo si riferisce, fratelli - sempreché abbia esposto quel che volevo, e spiegato quanto ho potuto, anche se non quanto volevo - a questo si riferisce il salmista dicendo: Laverò tra gli innocenti le mie mani, e starò attorno al tuo altare, o Signore, per udire la voce della tua lode; cioè, riguardo allo stesso bene che è in me, non presumerò di me, ma di te che me lo hai dato, per non esser lodato riguardo a me in me, ma riguardo a te in te stesso. Per questo continua: Per udire la voce della tua lode e narrare tutte le tue meraviglie; cioè non le mie, ma le tue.


12. [vv 8.9.] Ormai già vedete, fratelli, vedete l'innamorato di Dio che in Dio confida, posto in mezzo ai malvagi, che prega Dio per non perire insieme con i malvagi, dato che Dio non sbaglia nel giudicare. Tu infatti, vedendo gli uomini entrare in uno stesso luogo, credi che tutti abbiano il medesimo merito; Dio invece non si inganna, non temere. Tu, se fa da giudice il vento, discerni la paglia dal grano; vuoi che soffi il vento per te, e tu non sei il vento, ma desideri che esso soffi per te; e quando avrai scosso l'uno e l'altro con il vaglio, il vento porta via ciò che è leggero mentre resta quel che è pesante. Tu invochi dunque il vento per discernere nell'aia. Forse che Dio chiede l'intervento di un altro che con lui giudichi, per non perdere con i cattivi i buoni? Non temere in tal senso; stia sicuro il buono, anche se è in mezzo ai malvagi; e ripeti ciò che ascolti: Signore, ho amato la bellezza della tua casa. La casa di Dio è la Chiesa; essa contiene ancora dei malvagi, ma la bellezza della casa di Dio risiede nei buoni, si trova nei santi; ho amato questa stessa bellezza della tua casa; e il luogo dell'abitazione della tua gloria. Che significa questo? Direi che questo si riferisce a un significato piuttosto oscuro; mi aiuti il Signore, e l'intenzione del vostro cuore, ispirata dal Signore stesso. Perché dice il luogo dell'abitazione della tua gloria? Prima ha detto la bellezza della tua casa, e chiarisce perché è bella la casa di Dio: Il luogo - dice - dell'abitazione della tua gloria. Non è sufficiente dire il luogo dell'abitazione di Dio, ma il luogo dell'abitazione della gloria di Dio. Qual è la gloria di Dio? Quella della quale poco fa abbiamo detto che colui che diventa buono, non si glorii in sé, ma nel Signore 20. Perché tutti hanno peccato ed hanno bisogno della gloria di Dio 21. Dunque coloro nei quali in tal guisa abita il Signore, che per i propri beni Lui glorificano, in modo che non vogliono attribuirli a se medesimi e quasi rivendicare come proprio ciò che da Lui hanno ricevuto, essi stessi fanno parte della bellezza della casa di Dio. E la Scrittura non avrebbe voluto far distinzioni tra essi, se non fosse perché ve ne sono alcuni che certamente posseggono il dono di Dio, e non vogliono gloriarsi in Dio, ma in se medesimi; hanno certamente costoro il dono di Dio, ma non fanno parte della bellezza della casa di Dio. Quelli poi che appartengono alla bellezza della casa di Dio e nei quali abita la gloria di Dio, essi sono il luogo dell'abitazione della gloria di Dio. In chi infatti abita la gloria di Dio, se non in coloro che in tal modo si gloriano da non gloriarsi in sé stessi, ma nel Signore? Ecco perché ho amato la bellezza della tua casa, cioè tutti coloro che ivi dimorano e cercano la tua gloria; e neppure ho confidato nell'uomo, né mi sono accordato con gli empi, e non sono entrato né mi sono seduto nei loro convegni; poiché in questo modo sono stato nella Chiesa di Dio, come mi ricompenserai? Ed ecco che cosa rispondiamo: Non perdere con gli empi la mia anima, e con gli uomini sanguinari la vita mia.
Il buon comportamento del cristiano.
13. [vv 10.12.] Nelle cui mani sono iniquità, la loro destra è ricolma di doni. I doni non sono unicamente il denaro, l'oro e l'argento, non sono soltanto i regali; né tutti coloro che ricevono queste cose ricevono doni. Talvolta infatti li riceve la Chiesa. Così dico: Pietro ha ricevuto, il Signore ha ricevuto, poiché aveva la borsa da cui Giuda rubava ciò che vi era messo. Ma che significa ricevere doni? Significa, in cambio dei doni, lodare l'uomo, adularlo, accarezzarlo nel blandirlo, giudicare contro verità a cagione dei doni. A cagione di quali doni? Non soltanto a cagione dell'oro e dell'argento e di altre cose del genere, ma anche per la lode riceve un dono colui che giudica male, ed un dono del quale non c'è niente di più vano. Si apre infatti la sua mano per ricevere il giudizio della lingua altrui, e perde il giudizio della propria coscienza. Ebbene nelle mani di costoro sono iniquità, e la loro destra è ricolma di doni. Vedete dunque, fratelli, poiché sono al cospetto di Dio e nelle loro mani non sono iniquità, né la loro destra è ricolma di doni, quelli senza dubbio sono alla presenza di Dio e non possono se non dire a Dio: Tu lo sai; non possono dirgli altro se non: non perdere con gli empi la mia anima, e con gli uomini sanguinari la vita mia, perché solo Dio può vedere che essi non ricevono doni. Ad esempio, supponiamo che due uomini sottopongano una causa a un servo di Dio: ciascuno sostiene che la propria causa è giusta; infatti se la stimasse ingiusta non cercherebbe un giudice. Quindi questo e quello ritengono giusta la propria causa. Si presentano dinnanzi al giudice. Prima che questi emani la sentenza, ambedue dicono: Noi accettiamo il tuo giudizio: qualunque cosa tu decida, lungi da noi respingerla. Che decidi? Giudica come vuoi, soltanto giudica; se in qualcosa mi opporrò, che sia condannato. Ambedue, dunque, amano il giudice prima che egli giudichi. Ma quando la sentenza sarà stata emanata, essa sarà rivolta contro uno di loro; e nessuno di loro sa contro chi essa sarà diretta. Il giudice dunque, se vuole compiacere ad ambedue, accetta come dono la lode degli uomini. Ma accettato questo dono, guardate un po' quale dono perde. Accetta ciò che suona e passa; perde ciò che è detto e non passa mai. La Parola di Dio sempre è detta e mai passa; la parola dell'uomo, appena è stata pronunziata, passa. Egli tiene le cose inconsistenti, abbandona quelle solide. Ma se guarda Dio emana la sentenza contro uno solo, pensando a Dio, sotto il cui giudizio proferisce la sentenza. E colui, contro il quale la sentenza è stata emessa - dato che questa non può essere revocata, perché interviene l'obbligazione della legge, non ecclesiastica, ma dei principi secolari, i quali hanno conferito alla Chiesa tanto potere che tutto quello che in essa è stato giudicato non può più essere sciolto - ebbene costui, se dunque non può esser annullata la sentenza, non cerca di riflettere su se stesso, ma volge invece i suoi ciechi occhi contro il giudice e, per quanto può, lo denigra. Dice che il giudice ha voluto compiacere l'altro, che ha favorito il ricco, o che ha accettato qualche dono da lui, oppure che ha avuto paura di offenderlo. Lo accusa come se il giudice avesse davvero accettato doni. Ed anche se la questione era tra un povero ed un ricco, e la sentenza è stata favorevole al povero, dice ugualmente il ricco: Ha ricevuto dei doni. Ma quali doni si possono ricevere da un povero? Dice il ricco: Ha visto che era povero, e per evitare di essere rimproverato per aver agito contro un povero, ha violato la giustizia ed ha emesso una sentenza contraria alla verità. Ebbene, poiché è inevitabile che si dica questo, vedete come non possa dirsi, da parte di coloro che non accettano doni, se non al cospetto di Dio il quale solo vede chi li accetta e chi non li accetta: Io invece ho camminato nella mia innocenza; riscattami e abbi pietà di me; il mio piede è stato nella rettitudine. Invero fui travolto da ogni parte negli scandali e nelle tentazioni di coloro che criticano la giustizia con temerarietà umana; ma il mio piede è stato nella rettitudine. Ma perché nella rettitudine? Perché prima aveva detto: E sperando nel Signore non sarò smosso.



14. E come conclude? Nelle chiese ti benedirò, o Signore. Cioè, nelle chiese non benedirò me, come appoggiandomi agli uomini, ma benedirò te nelle mie opere. Questo infatti significa, fratelli, benedire Dio nelle chiese: vivere in modo che Dio sia benedetto nei costumi di ciascuno. Perché chi benedice il Signore con la lingua, ma con i fatti lo maledice, non benedice il Signore nelle chiese. Quasi tutti lo benedicono con la lingua, ma non tutti con i fatti. Alcuni lo benedicono con le parole, altri con i costumi. Quelli nei cui costumi non si ritrova ciò che dicono, fanno sì che Dio sia bestemmiato, tanto che coloro che non entrano ancora nella Chiesa, anche se amano i loro peccati e di conseguenza non vogliono essere cristiani, trovano tuttavia modo di scusarsi grazie a quei malvagi, blandendo e ingannando se stessi col dire: Perché vuoi indurmi a diventare cristiano? Io sono stato ingannato da un cristiano, mentre non ho mai ingannato nessuno; un cristiano mi ha giurato il falso, cosa che io mai ho fatto. E nel dir questo si tengon lontani dalla salvezza, in modo che niente loro giova il fatto di essere non precisamente buoni, ma almeno non eccessivamente malvagi. Allo stesso modo infatti per cui a nulla giova aprire gli occhi se si è nelle tenebre, così a niente giova essere nella luce, se gli occhi sono chiusi. Per questo il pagano (ammesso pure il caso che viva quasi bene) anche se apre gli occhi resta nelle tenebre, perché non riconosce il Signore, sua luce; mentre il cristiano che vive male, è senza dubbio nella luce di Dio, ma tiene chiusi gli occhi. Vivendo male non vuol vedere Colui nel cui nome è posto come un cieco nella luce, senza essere vivificato dalla visione della Luce vera.

Fons perennis benedictionum,
ora pro nobis.

DIO IN TUTTI

DIO IN TUTTI
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8 settembre 2009

La Luce Santa è qui. Ha preso il mio cuore e mi parla.

La Santa Parola di DIO arriva in una Luce di Vita. È VITA di DIO. Il Padre ci parla attraverso il Suo Divin FIGLIO. (Perciò vi prego di non mettere il mio nome JNSR, perché io sono un niente. È DIO che parla in me.)

Il Signore è RE. La Sua PAROLA è d’ORO. È la “Manna” della nostra vita; è Lui che ha nutrito il Popolo del DESERTO. Chi segue il Popolo del Deserto è “Colui che è” Io SONO.

Dopo aver nutrito il Popolo di DIO nel deserto, oggi Egli viene ancora a nutrire il Suo Popolo che cammina, come allora,
nel Deserto del Mondo.

Tutti questi cuori moriranno d’inedia, perché senza DIO, che è “LA VITA”, il Mondo scompare e

LA TERRA MUORE.

È la Santa Chiesa di GESÙ CRISTO che diventa responsabile di ciò che può accadere senza  il “latte dell’Eterno Padre”. Quel “latte DIVINO”  è il meglio di DIO Stesso.

È lo stesso LATTE che nutrì MARIA, per donarci il Suo FIGLIO DIVINO GESÙ.

DIO Si NUTRE di DIO.
DIO È TUTTO. Tutto è in DIO.

È ancora lo stesso latte del Padre che fa crescere Suo FIGLIO Gesù in noi. È la forza di DIO che è Padre, Figlio e Spirito Santo: forza che sostiene l’Universo, la stessa forza Una e indivisibile che è presente ugualmente e interamente nel Padre, come nel Figlio, come nello Spirito Santo.

DIO è la Santa TRINITÀ, e DIO sarà completo
quando tutta l’Umanità, tutta la Sua Creazione
accetterà, in piena Libertà, di entrare in LUI.
E allora, DIO dirà:

IO SONO L’ALFA E L’OMEGA

DIO in TUTTI e TUTTI IN DIO.


AMDG et DVM