mercoledì 21 agosto 2019

MARIA SANTISSIMA e il dragone rosso




Maria e il serpente * 21 agosto 2019

Ad aprire la  crisi del Governo italiano non sono stati nè  Matteo Salvini, nè l’altro  Matteo, quello dell’ Enrico, stai sereno, rivolto una mattina del gennaio 2014 al suo compagno di partito Letta, mentre la sera faceva cadere il Governo per sostituirsi a lui (poi, sappiamo com’è andata a finire…), nè  Luigi Di Maio, che non ne aveva la forza politica (i sondaggi danno il M5S al 7% se si votasse oggi), nè  Beppe Grillo o  Casaleggio, preoccupati solo che il loro  giocattolo si rompesse, nè tanto meno  Giuseppe Conte, che non ne aveva nessuna voglia, tanto da proporsi, nel discorso tenuto ieri al Senato - dopo aver snocciolato al suo Vice-Presidente del Consiglio una serie di insulti e minacce senza precedenti nella storia parlamentare - come candidato della nuova maggioranza PD-M5S più  frattaglie, sulla quale in molti stavano lavorando da mesi per eliminare dalla scena politica Salvini. 


Il 9 agosto, il giorno dopo il comunicato con il quale Salvini annuncia il deposito da parte della Lega di una mozione di sfiducia al Governo, un  uomo venuto dalla fine del mondo - dall’Argentina, che non è troppo lontana, visto che ci sono gli aerei e lui ne ha presi tanti in questi sei anni, ma mai quello per Buenos Aires, chissà perchè? - dà una lunga intervista a  La Stampa, nella quale si occupa delle  sfide per l’Europa. Proprio lui, che nel 2016 ha ricevuto il Premio  Kalergi o altrimenti detto  Premio Internazionale Carlo Magno di Aquisgrana.

«Tutta brava gente coloro che sono stati premiati con questo premio», scriveva Maurizio Blondet il 27 settembre 2016. «Fu Kalergi», aggiungeva Blondet, «a lanciare l’idea degli Stati Uniti d’Europa: Altiero Spinelli venne molto dopo. Fu Kalergi, nel 1955, a proporre l’ Inno alla Gioia di Beethoven (dalla nona sinfonia) come inno ufficiale dell’Unione europea, che in seguito venne adottato. Fu Kalergi, aiutato da Robert Schuman, Ministro degli Esteri francese, ad assegnare la gestione della produzione di acciaio, ferro e carbone ad una sovranità sovranazionale, sotto la direzione dei primi euroburocrati non eletti da nessuno: i famosi  commissari europei. Fu Kalergi a mandare i primi memorandum ai governi di Italia, Francia, Germania e Regno Unito, negli anni ’60, perché adottassero una unione monetaria». Fu Kalergy a teorizzare il meticciato e la sostituzione della popolazione europea con l’apporto di masse di uomini provenienti da aree geografiche estranee alla storia, alla cultura, all’identità cristiana dell’Europa.

Perchè questo  disegno? Lo spiegò l’ uomo vestito di bianco nel suo discorso del 2016, quando disse:

« (…) Questa trasfusione della memoria ci permette di ispirarci al passato per affrontare con coraggio il complesso quadro multipolare dei nostri giorni, accettando con determinazione la sfida di “aggiornare” l’idea di Europa. Un’Europa capace di dare alla luce un nuovo umanesimo basato su tre capacità: la capacità di integrare, la capacità di dialogare e la capacità di generare».

Il  nuovo umanesimo – una categoria che appartiene all’impianto teorico della  Massoneria – si fonda con la  capacità di aggiornare l’idea di Europa, accogliendo e integrando i migranti, dialogando con loro senza chiedere la conversione (e se questo lo fa un uomo che siede sulla Cattedra di Pietro è tutto dire), capaci di generare, cioè di copulare con le femmine europee (che non fanno più figli perchè la cultura dell’aborto ne ha sterminati in Europa qualche centinaia di milioni nello spazio di qualche decennio e l’uso massivo dei sistemi contraccettivi ne impedisce la nascita), che diventano  pasto di consumo per la creazione di una  nuova razza.

Poi, nella stessa intervista, l’ uomo che è venuto dalla fine del mondo si occupa – ed è inevitabile, considerata la sua propensione ad interessarsi delle migliorie tecnologiche dei condizionatori d’aria o della raccolta differenziata, come ha scritto mirabilmente nella sua tanto apprezzata  Laudato sì – dell’emergenza ambientale. Cioè di quelle fandonie dell’establishment mondiale, che avrebbe a cuore (sic!) la tutela della salute della popolazione e non le migliaia e migliaia di miliardi dollari che si produrrebbero se la questione dei mutamenti climatici, che si suppone siano prodotti dall’attività umana, diventasse politica prioritaria degli Stati. Tanto che le lobby che si contendono quest’enorme business seguono con grande interesse le manifestazioni pubbliche organizzate dal  fenomeno Greta e dal suo entourage.

Infine, l’intervista dell’ uomo vestito di bianco propone il  colpo finale:  i pericoli legati al sovranismo. Il papa argentino afferma: «Il  sovranismo è un’esagerazione che finisce male sempre: porta alle  guerre. Pericolosi anche i  populismi: una cosa è che il popolo si esprima, un’altra è imporre al popolo l’atteggiamento populista. Il popolo è sovrano (ha un modo di pensare, di esprimersi e di sentire, di valutare), invece i populismi ci portano a sovranismi: quel suffisso, ‘ ismi‘, non fa mai bene. È un atteggiamento di isolamento. Sono preoccupato perché si sentono discorsi che assomigliano a quelli di Hitler nel 1934».

L’obiettivo è delineato: è Matteo Salvini nel mirino, come lo è stato per un anno e mezzo da parte dell’informazione mainstream e da parte dei poteri forti, italiani ed internazionali, che temono che l’Italia riconquisti la sua dignità, la sua libertà e la sua sovranità nei confronti dell’Europa e del resto del mondo.  Non vogliono che si frapponga nessun ostacolo al loro disegno di fare di una Terra benedetta da Dio – che ha voluto che proprio in Italia risiedesse fino alla fine dei tempi il successore di Suo Figlio – una Terra sconsacrata e senza Dio.

Salvini ha una grave colpa da scontare : è stato l’unico a porre al centro della sua azione politica l’emergenza dei clandestini che vengono trasportati dalle navi delle ONG nel nostro territorio. Un business di dimensioni allucinanti, che coinvolge organizzazioni criminali e quel  mondo di mezzo, che ha visto fortemente ridimensionati nell’ultimo anno e mezzo i suoi sporchi affari.

Il  dado è tratto. Dopo l’intervista, si mette in moto la macchina  diplomatica del Vaticano, che attraverso il Segretario di Stato, il cardinale Parolin (non ne abbiamo le prove, ma è legittimo supporlo) manda segnali, fa incontri, detta la linea da seguire.  Eliminare Salvini dalla scena politica. E’ come prendere  due piccioni con una fava. Salvini, in Italia e in Europa, è l’ alter ego del Presidente degli Stati Uniti, che in questo momento è il maggiore  nemico dell’uomo vestito di bianco, con le sue politiche sovraniste, di cessazione del dialogo con l’Europa, di riaffermazione nel suo Paese – pur con tutte le sue contraddizioni – dei principi cristiani a favore della vita e contro l’aborto, della sua idea di restituire agli americani la possibilità di difendersi da un’immigrazione incontrollata e potenzialmente esplosiva.

Salvini, per l’ uomo vestito di bianco, è responsabile di di un peccato gravissimo, che non si può perdonare.  Lui in piazza, più volte, ha esibito il Rosario. Ha chiesto la protezione per l’Italia della Santa Vergine Maria.

Guai a nominare Maria! I Vescovi si scatenano. Gli stessi Vescovi - che benedicono i Gay Pride o che promuovono preghiere comuni con i musulmani nelle Chiese cattoliche o che fanno occupare le Chiese dai poveri per offrire loro pranzi e cene, oltraggiando la Casa del Signore e facendo credere che la condizione di povero, in quanto tale, porti alla salvezza eterna - al nome di Maria sobbalzano. Gridano contro Salvini. Cosa c’entrano i simboli religiosi con la politica?, dicono i Vescovi, preoccupati che i cattolici s’interroghino sul fatto che un leader politico chieda per il suo Paese la protezione della Madre di Dio e che i cattolici votino quel leader politico, invece di votare quei partiti – come loro suggeriscono - composti da donne e uomini miscredenti, che hanno fatte strame negli ultimi decenni delle leggi di Dio.

La Madonna fa paura. Vi ricordate cosa disse l’ uomo vestito di bianco il 10 giugno 2014 durante l’incontro che tenne con i Francescani dell’Immacolata, accompagnati dall’allora Commissario? Ecco quello che disse:

«Vorrei dirvi ufficialmente una parola. Il vostro carisma è un carisma singolare. C’è lo spirito di san Massimiliano Kolbe, martire. C’è lo spirito di san Francesco: l’amore alla povertà, l’amore a Gesù Cristo spogliato, perché lui ha sposato la Chiesa povera e Cristo spogliato, non la povertà astratta. Ma c’è un’altra cosa che a me fa capire perché il mondo è tanto arrabbiato contro di voi: la Madonna. C’è qualcosa che il mondo non tollera. Questa è un’interpretazione mia, poi voi potreste dire: ‘è una considerazione pietosa, vecchia e pietosa’. Ma io credo a questo. [Il mondo] non tollera la Madonna, non tollera e non tollera di più quella parola del vostro nome:  Immacolata. È stata l’unica persona solamente umana nella quale lui sempre ha trovato la porta chiusa, dal primo momento».

Chi è lui? Lo scopriamo con le parole conclusive:

«Non tollera. Ma pensate anche il momento che voi vivete adesso come una  persecuzione diabolica. Pensatela così. Questa non è un’idea di pietà per conformarvi. No, sono sicuro». Poco prima aveva detto: «Io conosco i motivi di questo trasferimento e mi sembrano giusti. Prima di prendere la decisione sono stato consultato dalla Congregazione e io ho detto sì, perché questo sia chiaro: sono io il responsabile…».

Era lui il responsabile del decreto dell’11 luglio 2013, firmato su  suo mandato dal cardinale João Braz Card. de Aviz, Prefetto della  Congregazione per gli Istituti di vita consacrata e le Società di vita apostolica, che decretava il commissariamento dei Frati Francescani dell'Immacolata, di quei frati che amano la Madonna.

La Madonna fa paura. Ha fatto paura anche al premier Conte, devoto di Padre Pio, si dice, che ha rimproverato Salvini di aver usato in pubblico  simboli religiosi, il Rosario, perchè questo gesto lederebbe la  libertà religiosa. Mentre Conte parla – ed è l’ultimo di una serie di attacchi al suo Vice-Presidente del Consiglio con il quale ha lavorato per oltre 14 mesi, ma che ora viene considerato irresponsabile, incosciente, curatore di interessi di partito, ecc., ecc., quasi fosse un  assassino, un vero e proprio  linciaggio – Salvini prende dalla sua tasca il Rosario, lo porta alla bocca e lo bacia. Un fare quasi furtivo, ma di cui non può fare a meno, forse per affidarsi a Colei che lo può proteggere da quella sequela di insulti e offese che ha ascoltato e nei confronti delle quali – e questo lo può fare solo una persona che da peccatore coltiva la sua fede – rimane impassibile. Chiama Conte  amico mio, come deve fare un buon cristiano di fronte a chi gli è nemico.

Ma Salvini va ancora più in là. Nel suo intervento risponde a Conte con queste parole:  «Mi permetta signor Presidente, lei fa un torto ai cattolici italiani quando pensa che votano in base a un Rosario e io
sono orgoglioso di credere e di testimoniare con il mio lavoro il fatto che credo e non ho mai chiesto per me la protezione, ma per il popolo italianofinché campo chiederò la protezione del Cuore Immacolato di Maria perché questo è un Paese che merita tutto e non me ne vergogno di consegnare nelle mani di Maria il destino del popolo italiano. Non me ne vergogno». Si vedono, sullo schermo, visi arrabbiati, furiosi, minacciosi, ma Salvini non si scompone. Aggiunge che lui vuole  «un Paese libero e sovrano con figli e una mamma e un papà», cita Giovanni Paolo II e di fronte alle proteste dei post-comunisti, dice: «Bè, che c’è? Voi citerete Saviano e io San Giovanni Paolo II… posso essere libero di rifarmi alle opere, alla vita e ai miracoli di chi meglio ritengo?».
Mai in un’aula parlamentare era stato citato il  CUORE IMMACOLATO DI MARIA. Salvini ha avuto il coraggio di farlo, ispirato sicuramente dallo Spirito Santo. Onore a Matteo Salvini. Solo il  CUORE IMMACOLATO DI MARIA può salvare l’Italia dalla dittatura del pensiero unico e dalla dittatura dell’ideologia comunista – che ha prodotto Bibbiano, di cui non si può e non si deve parlare - che opprime questo Paese da 70 anni, che è stata protagonista di tutte le leggi anticristiche contro la vita e la famiglia approvate negli ultimi decenni.

Io, da cattolico, sto con Salvini e mi prendo la responsabilità di dire ai cattolici, se amano l’Italia e se amano il  CUORE IMMACOLATO DI MARIA, di stargli accanto nelle prossime settimane e nei prossimi mesi.
Rimaniamo uniti spiritualmente, cari amici.  Continuiamo insieme a pregare e non smettiamo di recitare insieme il Rosario, giorno e notte, per proteggere l’azione politica di Matteo Salvini, politico e credente e finchè non sarà data al popolo italiano la possibilità di esprimersi con il loro voto. Ci sarà da combattere, ora e da soffrire, ma con gioia. L’Italia sarà liberata.

Lo scontro in atto non è terreno. E' di natura soprannaturale. E' tra Dio e mammona. E' tra Maria e il serpente. Il Cuore Immacolato di Maria, trionferà. 

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- Danilo Quinto -

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Se volete aderire a questa  catena di Rosari giorno e notte per liberare e salvare l’Italia, scrivete a pasqualedanilo.quinto@gmail.com o visitate la mia pagina Facebook ( www.facebook.com/pasqualedaniloquinto/) o il sito di Crux Fidelis ( www.cruxfidelis.it).

Santa Giornata, amici. Ave Maria, Danilo Quinto

P.S. Dio o mammona è il titolo del mio ultimo libro. Se volete acquistarlo scrivete a  pasqualedanilo.quinto@gmail.com

AMDG et DVM

MADRE esemplare: Giovanna Francesca Frémiot di Chantal

Preghiamo
Dio onnipotente e misericordioso, che alla beata Giovanna Francesca, accesa del tuo amore, donasti un'ammirabile forza di spirito per seguire, nei diversi stati della vita, la via della perfezione, e che per mezzo di lei volesti adornare la tua Chiesa con una nuova famiglia: concedi, per i meriti e preghiere di lei, che, come consci della nostra debolezza, confidiamo nel tuo potere, così coll'aiuto della grazia celeste, noi vinciamo tutti gli ostacoli.
Per il nostro Signore Gesù


Giovanna Francesca Frémiot di Chantal nacque a Digione, nella Borgogna, da una famiglia illustre. Ancora bambina, essendo rimasta orfana di madre, si mise sotto la protezione della vergine Madre di Dio. Maritata dal padre al barone di Chantal, fu la vera immagine della donna forte e si dedicò completamente al prossimo. Quando le fu ucciso il marito, durante una caccia, fece voto di castità e, vincendo se stessa, fu madrina di battesimo al figlio dell'uccisore. Per non essere smossa dalla risoluzione di osservare la castità, rinnovato il voto, s'impresse sul petto, con un ferro rovente, il santissimo nome di Gesù Cristo. Conosciuta la volontà divina attraverso le parole di san Francesco di Sales, suo direttore spirituale, gettò le basi del sacro istituto della Visitazione di Maria, che si diffuse ovunque. Infine si impegnò con voto di fare sempre ciò che conoscesse essere più perfetto. Se ne andò al Signore ricca di meriti, a Moulin il 13 dicembre 1641. Da Clemente XIII fu iscritta nel catalogo dei santi.

  *  *  *

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Santa Giovanna Francesca

Nella storia della Chiesa troviamo alcuni casi in cui uomo e donna hanno agito insieme nel cammino della santità, ricordiamo così Francesco e Chiara, Elzeario di Sabran e Delfina di Glandève, Teresa d’Avila e Giovanni della Croce, Benedetto e Scolastica, Luigi e Zelia Martin (genitori di santa Teresina di Lisieux), Giulia e Carlo Tancredi di Barolo, i coniugi Beltrame. Altra “coppia” sorprendente fu quella composta da san Francesco di Sales e Giovanna Francesca Frémyot de Chantal. Fu infatti grazie all’incontro con il vescovo di Ginevra che Giovanna definì il suo percorso di santità.

I francesi la chiamano sainte Chantal e la venerano ad Annecy, dove riposa accanto a san Francesco di Sales.

Nasce a Digione il 23 gennaio 1572 in una famiglia dell’alta nobiltà borgognona. Suo padre è Benigno Frémyot, secondo presidente del Parlamento. Rimasta ben presto orfana di madre, crescerà sotto l’educazione e la morale paterne.

Il 29 dicembre 1592 Giovanna sposa Cristoforo II, barone di Chantal. Il loro è un matrimonio felice. Viene da subito chiamata «la dama perfetta» per quel suo prodigarsi nella tenuta di Bourbilly e per le attenzioni e premure che riserva al consorte. Da questa unione perfetta nascono sei figli: i primi due muoiono alla nascita, poi arrivano Celso Benigno, Maria Amata, Francesca e Carlotta.

Dolce, serena, affabile, Giovanna è amata dai suoi familiari, come dalla servitù. Quando Cristoforo si assenta dal castello per adempiere  ai suoi impegni di corte, Giovanna lascia gli abiti eleganti e si dedica ai poveri, ai quali non offre solo denaro, ma la propria persona, servendoli. La sua carità si fa immensa durante la carestia che colpisce la Borgogna nell’inverno 1600-1601. 

È qui che la baronessa, senza ascoltare i borbottii di molti e incoraggiata dal consorte, trasforma il maniero in un vero e proprio ospedale per ospitare madri e bambini in difficoltà e si occupa della costruzione di un nuovo forno per poter distribuire il pane a tutti coloro che bussano alla sua porta. Un giorno le viene detto che nel granaio non è rimasto che un solo sacco di segala… e lei, senza esitazioni, ordina di proseguire la distribuzione del pane, come prima… la segala finirà al nuovo raccolto.

Ma ecco giungere la prima grande prova, la morte di Cristoforo, ucciso da un colpo di archibugio durante una battuta di caccia.

Resta vedova a soli 29 anni, vedova e madre di quattro creature di cui la prima ha solo cinque anni e l’ultima pochi giorni. Matura, in questo tempo di lutto e di dolore, il desiderio di consacrarsi a Cristo, ma i doveri familiari non le permettono una scelta di vita così drastica. In attesa di conoscere la volontà di Dio, Giovanna si dedica totalmente ai figli, all’amministrazione della  casa e alla preghiera.

Il suocero, barone di Chantal, la informa che deve subito trasferirsi da lui, a Monthélon se desidera che i figli prendano parte all’eredità e lei accetta, pur sapendo che nella residenza dell’anziano barone comanda una «servapadrona». Per lungo tempo dovrà sopportare le angherie di quest’ultima.[!!!]

Il suo nome inizia a rendersi noto per la sua carità. Non è più chiamata «dama perfetta», ma la «nostra buona signora».

Un’altra difficile prova deve ora affrontare: la sua guida spirituale non comprende la sua persona, non sa leggere la sua anima. 
Un giorno suo padre  la invita a  Digione, questa volta per ascoltare il quaresimale del vescovo di Ginevra, Francesco di Sales, la cui fama si diffonde sempre più in Savoia e in tutta la Francia. Il primo incontro fra Giovanna e il vescovo avviene il 5 marzo del 1604. Da allora si instaura un camino di unione fraterna e spirituale straordinario. La direzione spirituale di Francesco di Sales si realizza soprattutto attraverso l’epistolario, dove l’umano è «divinizzato» e il divino «umanizzato».

In una lettera inviata al vescovo ginevrino Giovanna scrive: «… tutto quello che di creato c’è quaggiù non è niente per me se paragonato al mio carissimo Padre… Un giorno mi comandaste di distaccarmi e di spogliarmi di tutto. Oh Dio, quanto è facile lasciare quello che è attorno a noi, ma lasciare la propria pelle, la propria carne, le proprie ossa e penetrare nell’intimo delle midolla, che è, mi sembra, quello che abbiamo fatto è una cosa grande, difficile e impossibile se non alla grazia di Dio».

Nel 1610 firma di fronte al notaio un atto con il quale si spoglia di tutti i beni in favore dei figli. Lascia dunque la famiglia e  parte per Annecy e il 6 giugno, insieme a due compagne, Giacomina Favre e Giovanna Carlotta de Bréchard entra nella piccola ed umile «casa della Galleria», culla dell’Ordine della Visitazione.

Rimarrà sempre “madre”, continuando ad amare profondamente e teneramente i suoi figli. Nuove morti, nuovi lutti… tanto che soltanto la figlia Francesca le sopravviverà tra figli, fratelli, generi e nuora. Perciò Dio diventa per lei l’unica ricerca, l’unico fine della sua attuale vita. 
Alla scomparsa di Francesco di Sales (28 dicembre 1622), Giovanna si trova sola alla guida della nuova famiglia religiosa della Visitazione. Si fa pellegrina sulle strade di Francia, fondando ben 87 case visitandine. Consumata «nell’amore di opera e nell’opera di amore», come usava dire, si spegne il 13 dicembre 1641 nel monastero di Moulins.

Le «Lettere di amicizia e direzione» (tradotte per la prima volta in italiano, a cura dei monasteri della Visitazione d’Italia) sono la testimonianza più viva della grande spiritualità di Madre Chantal ed è la prova che fosse persona troppo intelligente e “libera” per ridursi ad un’ombra anonima di san Francesco di Sales.
Autore: Cristina Siccardi
AMDG et DVM

martedì 20 agosto 2019

SAN BERNARDO Abate


A ventidue anni si fa monaco, tirando con sé una trentina di parenti. Il monastero è quello fondato da Roberto di Molesmes a Cîteaux (Cistercium in latino, da cui cistercensi). A 25 anni lo mandano a fondarne un altro a Clairvaux, campagna disabitata, che diventa la Clara Vallis sua e dei monaci. 
È riservato, quasi timido. Ma c’è il carattere. Papa e Chiesa sono le sue stelle fisse, ma tanti ecclesiastici gli vanno di traverso. È severo anche coi monaci di Cluny, secondo lui troppo levigati, con chiese troppo adorne, "mentre il povero ha fame".

Ai suoi cistercensi chiede meno funzioni, meno letture e tanto lavoro. Scaglia sull’Europa incolta i suoi miti dissodatori, apostoli con la zappa, che mettono all’ordine la terra e l’acqua, e con esse gli animali, cambiando con fatica e preghiera la storia europea. 
E lui, il capo, è chiamato spesso a missioni di vertice, come quando percorre tutta l’Europa per farvi riconoscere il papa Innocenzo II (Gregorio Papareschi) insidiato dall’antipapa Pietro de’ Pierleoni (Anacleto II). E lo scisma finisce, con l’aiuto del suo prestigio, del suo vigore persuasivo, ma soprattutto della sua umiltà. 
... Bernardo attacca duramente la dottrina trinitaria di Gilberto Porretano, vescovo di Poitiers. E fa condannare l’insegnamento di Pietro Abelardo (docente di teologia e logica a Parigi) che preannuncia Tommaso d’Aquino e Bonaventura.

Nel 1145 sale al pontificato il suo discepolo Bernardo dei Paganelli (Eugenio III), e lui gli manda un trattato buono per ogni papa, ma adattato per lui, con l’invito a non illudersi su chi ha intorno [!]: "Puoi mostrarmene uno che abbia salutato la tua elezione senza aver ricevuto denaro o senza la speranza di riceverne? E quanto più si sono professati tuoi servitori, tanto più vogliono spadroneggiare". 

Eugenio III lo chiama poi a predicare la crociata (la seconda) in difesa del regno cristiano di Gerusalemme. Ma l’impresa fallirà davanti a Damasco.
Bernardo arriva in una città e le strade si riempiono di gente. Ma, tornato in monastero, rieccolo obbediente alla regola come tutti: preghiera, digiuno, e tanto lavoro. Abbiamo di lui 331 sermoni, più 534 lettere, più i trattati famosi: su grazia e libero arbitrio, sul battesimo, sui doveri dei vescovi... E gli scritti, affettuosi su Maria madre di Gesù, che egli chiama mediatrice di grazie (ma non riconosce la dottrina dell’Immacolata Concezione).

Momenti amari negli ultimi anni: difficoltà nell’Ordine, la diffusione di eresie e la sofferenza fisica. Muore per tumore allo stomaco. È seppellito nella chiesa del monastero, ma con la Rivoluzione francese i resti andranno dispersi; tranne la testa, ora nella cattedrale di Troyes.
Alessandro III lo proclama santo nel 1174. Pio VIII, nel 1830, gli dà il titolo di Dottore della Chiesa.






Autore: 
Domenico Agasso

ECCELLENZA DEL SANTO ROSARIO NELL'ORIGINE E NEL NOME


ECCELLENZA DEL SANTO ROSARIO NELL'ORIGINE E NEL NOME

Prima Rosa

9. Il Rosario contiene due elementi: l'orazione mentale e l'orazione vocale. Quella mentale
consiste nella meditazione dei principali misteri della vita, della morte e della gloria di
Gesù Cristo e della sua santissima Madre. Quella vocale consiste nel dire quindici decine di
Ave Maria, ognuna preceduta da un Padre nostro, meditando e contemplando le quindici
principali virtù praticate da Gesù e da Maria nei quindici misteri del santo Rosario.

Nella prima corona composta di cinque decine, si onorano e si considerano i cinque misteri
gaudiosi; nella seconda i cinque misteri dolorosi; nella terza i cinque misteri gloriosi. In
questo modo il Rosario risulta composto da preghiere vocali e da meditazione per onorare e
imitare i misteri e le virtù della vita, della passione e morte e della gloria di Gesù Cristo e
di Maria.


Seconda Rosa

10. Il santo Rosario, essendo sostanzialmente composto della preghiera di Gesù Cristo e del
Saluto angelico — il Pater e l'Ave — e della meditazione dei misteri di Gesù e di Maria, è
senza dubbio la prima preghiera e la principale devozione in uso presso i fedeli, dal tempo
degli Apostoli e dei primi discepoli, di secolo in secolo giunta fino a noi.
11. Tuttavia, nella forma e nel metodo in cui è recitato attualmente, fu ispirato alla Chiesa
e suggerito dalla Vergine a san Domenico per convertire gli eretici Albigesi e i peccatori,
soltanto nel 1214, nel modo che sto per dire, così come lo riferisce il beato Alano della
Rupe nel suo celebre libro De Dignitate Psalterii.

«San Domenico, constatando che i peccati degli uomini erano di ostacolo alla conversione
degli Albigesi, si ritirò in una foresta presso Tolosa e vi restò tre giorni e tre notti in
continua preghiera e penitenza. E tali furono i suoi gemiti e i suoi pianti, le sue penitenze a
colpi di disciplina per placare la collera di Dio che cadde svenuto. La Vergine santa gli
apparve allora accompagnata da tre principesse del cielo e gli disse: "Sai tu, mio caro
Domenico, di quale arma si servì la SS. Trinità per riformare il mondo?" — "Signora mia — le
rispose — tu fosti lo strumento principale della nostra salvezza". Ella soggiunse: "Sappi che
l'arma più efficace è stato il Salterio angelico, che è il fondamento della Nuova Alleanza;
perciò se tu vuoi conquistare a Dio quei cuori induriti, predica il mio Salterio". 

Il santo si ritrovò consolato e, ardente di zelo per la salvezza di quelle popolazioni, andò
nella cattedrale. Immediatamente le campane, mosse dagli angeli, suonarono a distesa per
radunare gli abitanti. All'inizio della sua predica si scatenò un furioso temporale; il suolo
sussultò, il sole si oscurò, tuoni e lampi continui fecero impallidire e tremare tutto
l'uditorio. Il loro spavento crebbe quando videro una effige della Vergine, esposta in un
luogo ben visibile, alzare per tre volte le braccia al cielo e chiedere la vendetta di Dio su di
loro, qualora non si convertissero e non ricorressero alla protezione della santa Madre di
Dio. Questo prodigio del cielo infuse la più alta stima per la nuova devozione del Rosario e
ne estese la conoscenza.

Il temporale finalmente cessò per le preghiere di san Domenico, che proseguì il discorso
spiegando l'eccellenza del santo Rosario con tanto fervore ed efficacia da indurre quasi
tutti gli abitanti di Tolosa ad abbracciarne la pratica e a rinunciare ai propri errori. In breve
tempo si notò nella città un grande cambiamento di costumi e di vita» (Rosier mystique, 1ª
decina, c. 3). 


lunedì 19 agosto 2019

Editoriale di Agosto 2019 di "Radicati nella fede"



VORREMMO POTER OBBEDIRE


VORREMMO POTER OBBEDIRE
Editoriale di "Radicati nella fede" - Anno XII n° 8 - Agosto 2019

  Vorremmo semplicemente poter obbedire.
  Vorremmo poter consegnare le nostre persone dentro la grande obbedienza della Chiesa, così come la vuole Gesù Cristo Signore Nostro, cioè come vuole la Chiesa e l'obbedienza Gesù Cristo.

  Se c'è una cosa non cattolica è l'individualismo, il fare da sé, l'essere Papi di se stessi: oggi questo è il gran male. Non c'è verità possibile, perseveranza nel bene possibile dentro un atteggiamento individualista. Non c'è nemmeno ortodossia possibile per chi non segue, per chi non obbedisce.

  Non è Tradizione quella di chi, per gusto personale, continua a cercare da solo una via più pura e rigorosa per arrivare a Dio.

  Prima o poi devi consegnarti dentro una grande obbedienza nella quale l'amore per Cristo diventa perseverante e capace di sacrificio vero.

  Solo che in questi anni l'autorità nella Chiesa ci ha chiesto di seguirla per annullare l'autorità stessa, e noi per salvare la sua autorità non possiamo obbedirle.

  Si tratta del grande dilemma: obbedire alle legittime autorità e distruggere così l'Autorità della Chiesa, oppure disobbedire per salvare l'Autorità della Chiesa e delle autorità stesse?

  La vita della Chiesa è posta tutta sotto l'obbedienza. Obbedienza a Cristo che deve però concretarsi nel seguire chi è posto a capo per guidare la vita del popolo e del singolo fedele: Papa, Vescovo, Parroco... abate e superiori per i religiosi; il padre per la famiglia.

  Non ci può essere vera accoglienza della verità della Rivelazione per chi si ponga fuori dalla legittima obbedienza: non c'è vera dottrina senza l'obbedienza, perché la verità la ricevi.
  Non ci può essere nemmeno ricezione della grazia santificante per chi vive un'anarchia spirituale: i Sacramenti richiedono sempre un'obbedienza, che parte dal giudizio del ministro... pensiamo alla Confessione che è proprio un porsi sotto il giudizio del ministro di Dio che accoglie il pentimento del fedele; così per tutti i Sacramenti che non sono mai un diritto, ma un dono da accogliere secondo delle condizioni... tutta un'obbedienza insomma.

  Oggi però siamo difronte ad una situazione mai vista nella storia della Chiesa: ti è chiesto di obbedire ad un'autorità che ti chiede di “riprogrammare” il tuo cristianesimo. Ti dicono che la Chiesa si auto-comprende in modo diverso rispetto alla sua storia bimillenaria. È una nuova chiesa che non vuole essere più esclusiva: la religione cristiana non è l'unica religione vera, ti dicono; basta con “fuori della Chiesa non c'è salvezza”; ti raccomandano di non parlare più di assoluta necessità del Battesimo per la salvezza. Ti chiedono insomma di seguirli per fare finalmente una chiesa “diminuita”, accogliente tutte le libertà umane che diventano diritti assoluti.

  Si tratta del puro non-senso: seguire, obbedire ad una autorità che dichiara la propria esistenza inutile. Sì, perché se il Battesimo non è necessario alla salvezza, se fuori della Chiesa ci si può salvare, se i Sacramenti diventano un diritto e i ministri dei semplici distributori di benedizioni a richiesta, se tutto è trasformato così cosa serve un'autorità? Se la nuova chiesa si auto-comprende totalmente libera e laicizzata, che senso ha un Vescovo o un Papa?

  Per questo non possiamo seguire chi ci chiede di diminuire la Chiesa. Come un figlio che, col dolore del cuore, non può seguire un padre che gli chiede di distruggere la famiglia, perché il diminuirla è già distruggerla. Quel figlio avrà il dovere di amare e onorare il padre, perché e padre, ma non potrà seguirlo nell'errore; avrà il dovere di custodire la sua casa, nell'attesa che il padre capisca.
  Posizione non facile, perché occorre non usarla mai per diventare degli autodidatti nella fede. Occorre amare la Chiesa e l'autorità ancora di più. Occorre obbedire in tutto ciò che è possibile, fermo restando la difesa del cuore della vita cristiana.

  Un giorno l'autorità ringrazierà di questa fedeltà, come il padre che ravveduto, ritrova la casa perché il figlio non l'ha abbandonata.

  Occorre non obbedire alle scelte scriteriate per salvare la casa di Dio.
  Occorre non obbedire per salvare l'autorità, che nella chiesa diminuita si sta auto-distruggendo.
  Occorre non obbedire al nuovo corso, per salvare la virtù dell'obbedienza.

  Ma per far questo in modo cattolico, occorre che il nostro amore alla Tradizione sia un reale seguire in tutto: seguire tutta la Tradizione, perché ci fu consegnata dall’Autorità come Depositum fidei, seguendo chi il Signore ci dà come guida sicura per il tempo della tempesta.

  Occorre sempre l'obbedienza del seguire, che è sempre possibile, anche nei tempi bui.
  Si resiste all'errore con amore all'autorità che è posta a garanzia della verità, quella di Dio. Ma alla verità si obbedisce sempre.

  Così facendo ci sembra di amare meglio, di più, fino in fondo come Dio ha fatto le cose.

  Un giorno, quando Dio vorrà, ne siamo sicuri, l'Autorità ringrazierà.