Visualizzazione post con etichetta san Martino. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta san Martino. Mostra tutti i post

lunedì 11 novembre 2019

San Martino, vescovo e confessore

Risultati immagini per Martino
Martino, nacque a Szombathely, in Ungheria. 

A dieci anni fuggì in una chiesa, nonostante l'opposizione dei genitori, e si fece iscrivere tra i catecumeni. 

A quindici anni, arruolatosi nell'esercito, militò prima sotto Costanzo e poi sotto Giuliano. 

A diciotto anni, avendo regalato parte del suo mantello ad un certo povero chiamato Ambiano, fu consolato dall'apparizione di Gesù Cristo; quindi con lieto animo ricevette il battesimo. 

Abbandonata poi la vita militare, da Ilario, vescovo di Poitiers, fu accolto fra gli accoliti. 

Eletto in seguito vescovo di Tours, fondò un monastero, dove visse santissimamente per qualche tempo con ottanta monaci. 

Assalito poi da gran febbre a Candes, borgo della sua diocesi, avendo compassione dei suoi discepoli, pregava Iddio così: «Signore, se al tuo popolo sono ancora necessario, non ricuso la fatica»

Appressandosi poi la morte, visto il nemico del genere umano, gli disse: «Che fai qui, bestia crudele? Tu in me non troverai nulla per te». Con queste parole rese l'anima a Dio ad 81 anni di età e celebre per i molti miracoli compiuti.

Preghiamo
O Dio, che vedi non poter noi mantenerci colle nostre forze: concedi benigno, che, per intercessione del tuo beato Confessore e Pontefice Martino, siamo fortificati contro ogni avversità.
Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, in unità con lo Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.
R. Amen.


AMDG et DVM

domenica 11 novembre 2018

SAN MARTINO

11 NOVEMBRE
Risultati immagini per san martino

SAN MARTINO DI TOURS
Sabaria (ora Szombathely, Ungheria), 316-317 - 
Candes (Indre-et-Loire, Francia), 8 novembre 397
Nasce in Pannonia (oggi in Ungheria) a Sabaria da pagani. Viene istruito sulla dottrina cristiana ma non viene battezzato. Figlio di un ufficiale dell'esercito romano, si arruola a sua volta, giovanissimo, nella cavalleria imperiale, prestando poi servizio in Gallia. È in quest'epoca che si colloca l'episodio famosissimo di Martino a cavallo, che con la spada taglia in due il suo mantello militare, per difendere un mendicante dal freddo. Lasciato l'esercito nel 356, già battezzato forse ad Amiens, raggiunge a Poitiers il vescovo Ilario che lo ordina esorcista (un passo verso il sacerdozio). Dopo alcuni viaggi Martino torna in Gallia, dove viene ordinato prete da Ilario. Nel 361 fonda a Ligugé una comunità di asceti, che è considerata il primo monastero databile in Europa. Nel 371 viene eletto vescovo di Tours. Per qualche tempo, tuttavia, risiede nell'altro monastero da lui fondato a quattro chilometri dalla città, e chiamato Marmoutier. Si impegna a fondo per la cristianizzazione delle campagne. Muore a Candes nel 397.
Martino, nato a Sabaria nella Pannonia, compiuto il decimo anno, se ne fuggì alla chiesa, nonostante l'opposizione dei genitori, e si fece iscrivere tra i catecumeni, A quindici anni, arruolatosi nell'esercito, militò prima sotto Costanzo, e poi sotto Giuliano.

 Domandandogli l'elemosina un povero pezzente, in Amiens, in nome di Cristo, e non trovandosi che le armi e le vesti ond'era coperto, gli fece parte del suo mantello. La notte seguente, gli apparve Cristo coperto con quella metà di mantello, dicendo queste parole: Martino catecumeno, m'ha rivestito con questa veste.

All'età di diciotto anni fu battezzato. Abbandonata allora la vita militare, si recò presso Ilario, vescovo di Poitiers, che l'accolse nel numero degli accoliti. Fatto in seguito vescovo di Tours, fondò un monastero, dove visse santissimamente per qualche tempo con ottanta monaci. Assalito poi da gran febbre a Candes, borgo della sua diocesi, pregava istantemente Dio, che lo liberasse da questo carcere di morte. I discepoli udendolo, gli dicevano Padre, perché ci abbandoni? a chi lasci i tuoi poveri figli? E Martino commosso alle loro voci, pregava Dio così: Signore, s'io sono ancora necessario al tuo popolo, non ricuso la fatica.


I discepoli vedendolo, nonostante la violenza della febbre, pregare sempre supino, lo supplicarono di cambiar alquanto posizione, e di tenere chinata la testa, finché non fosse diminuita la violenza del male. Ma Martino disse loro: Lasciatemi guardare piuttosto il cielo, che la terra, affinché la mia anima sul punto di andare al Signore, prenda già la sua rotta. 
Appressandosi già la morte, visto il nemico del genere umano, gli disse: Che fai qui, bestia crudele? tu in me non troverai nulla per te. In queste parole, rese l'anima a Dio in età di 81 anno, ricevuta dal coro degli Angeli, e molti, fra i quali in primo luogo san Severino vescovo di Colonia, li udirono cantare le divine lodi.
V. E tu, o Signore, abbi pietà di noi.
R. Rendiamo grazie a Dio.
*
VITA DI SAN MARTINO  di Sulpicio Severo: 


NOVENA A SAN MARTINO
 I - O glorioso s. Martino, che interamente consacrato all'acquisto della perfezione evangelica, pur in mezzo alle occasioni di peccato dell’esercizio delle armi mettesti in pratica quegli atti di pietà e di penitenza che ti erano diventati familiari nella solitudine in cui ti rifugiasti spontaneamente fin dall'età di dodici anni, quindi rifiutasti con generosità le distinzioni e gli onori di questo secolo per assicurarti i beni duraturi ed immancabili del paradiso, ottieni per noi tutti la grazia di conservarci sempre senza macchia fra le seduzioni del mondo corrotto e seduttore e di non attendere mai ad altro che ad assicurarci con le buone opere la nostra salvezza eterna. Gloria.

II - O glorioso s. Martino, che per la tua generosa carità, che ti mosse a tagliare con la spada il tuo mantello militare per ricoprire un povero mezzo nudo, meritasti di essere personalmente da Gesù Cristo visitato, elogiato ed ammaestrato in tutto quello che Egli voleva da te, e preservato ancora dalla morte quando, mentre tornavi nella tua patria per la conversione dei tuoi genitori, cadesti nelle mani dei ladri, e quando, rinchiuso nel deserto, ti cibasti di erba avvelenata senza conoscerla, ottieni per noi tutti la grazia di impiegare sempre in soccorso dei nostri fratelli bisognosi la nostra mente, i nostri averi e tutte quante le nostre forze, in modo da meritarci la divina assistenza in tutte le nostre necessità spirituali e corporali. Gloria. 

III – O glorioso s. Martino, che favorito del dono dei miracoli, fino a risuscitare più morti, innalzato tuo malgrado alla dignità vescovile, onorato da re e da regine che ti invitavano alla loro mensa e ti servivano personalmente, sopportasti con eroica mansuetudine le maldicenze e le calunnie di tutti i tuoi nemici, anzi rispondesti coi benefici all’insolenza dei tuoi persecutori, quindi giungesti a spogliarti di tutto e a coricarti sopra la cenere nelle ultime ore della tua vita, onde rassomigliare perfettamente al Redentore crocifisso, ottieni per noi tutti la grazia di essere sempre egualmente virtuosi e santi nelle prosperità e nelle traversie, nell'avvilimento e nella gloria, in modo da partecipare con sicurezza alla tua tranquillità nella morte ed alla tua beatitudine nel cielo. Gloria.

https://www.preghiereperlafamiglia.it/san-martino-di-tours.htm 

AMDG et DVM

venerdì 10 novembre 2017

11 novembre : SAN MARTINO

San Martino in un affresco di Simone Martini
Lettura 
Martino, nacque a Szombathely, in Ungheria. 
A dieci anni fuggì in una chiesa, nonostante l'opposizione dei genitori, e si fece iscrivere tra i catecumeni. 
A quindici anni, arruolatosi nell'esercito, militò prima sotto Costanzo e poi sotto Giuliano. 
A diciotto anni, avendo regalato parte del suo mantello ad un certo povero chiamato Ambiano, fu consolato dall'apparizione di Gesù Cristo; quindi con lieto animo ricevette il battesimo. 
Abbandonata poi la vita militare, da Ilario, vescovo di Poitiers, fu accolto fra gli accoliti. 
Eletto in seguito vescovo di Tours, fondò un monastero, dove visse santissimamente per qualche tempo con ottanta monaci. 
Assalito poi da gran febbre a Candes, borgo della sua diocesi, avendo compassione dei suoi discepoli, pregava Iddio così: «Signore, se al tuo popolo sono ancora necessario, non ricuso la fatica». 

Appressandosi poi la morte, visto il nemico del genere umano, gli disse: «Che fai qui, bestia crudele? Tu in me non troverai nulla per te». Con queste parole rese l'anima a Dio ad 81 anni di età e celebre per i molti miracoli compiuti.

V. E tu, o Signore, abbi pietà di noi.
R. Grazie a Dio.

Preghiamo
O Dio, che vedi non poter noi mantenerci colle nostre forze: concedi benigno, che, per intercessione del tuo beato Confessore e Pontefice Martino, siamo fortificati contro ogni avversità. 
Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, in unità con lo Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.
R. Amen.

Martino di Tours


San Martino di Tours
San Martino in un affresco di Simone Martini
San Martino in un affresco di Simone Martini
Vescovo
Nascita316 circa
Morte8 novembre 397
VeneratodaTutte le Chiese che ammettono il culto dei santi
Santuario principaleBasilica di San Martino di Tours a Tours
Ricorrenza11 novembre
AttributiMantello, armatura, bastone pastorale, globo infuocato
Patrono diFranciaUngheriaGuardia svizzera pontificia, albergatori, cavalieri, fabbricanti di maiolichefanteria, forestieri, mendicanti, militariocheostisarti, sinistrati, vendemmiatoriviticoltori, diverse località (vedi Patronati)
Martino
vescovo della Chiesa cattolica
Simone Martini - Meditation (detail) - WGA21384.jpg
Martino in un affresco di Simone Martini
Incarichi ricopertiVescovo di Tours
dal 371 al 390
Nato316 circa
Deceduto397, a Candes-Saint-Martin
Martino di Tours, in latino Martinus (Sabaria, 316 circa – Candes-Saint-Martin8 novembre 397), è stato un vescovo cristiano del IV secolo.
Originario della Pannonia, nell'odierna Ungheria, esercitò il suo ministero nella Gallia del tardo impero romano. Tra i primi santi non martiri proclamati dalla Chiesa cattolica, è venerato anche da quella ortodossa e da quella copta. Si celebra l'11 novembre, giorno dei suoi funerali avvenuti nell'odierna Tours.
È considerato uno dei grandi santi della Gallia[1]insieme a DionigiLiborioPrivatoSaturninoMarzialeFerreolo e Giuliano.
In Italia vi sono oltre 900 chiese a lui dedicate.[2] È uno dei fondatori del monachesimo in Occidente.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Martino nacque a Sabaria Sicca (odierna Szombathely, in Ungheria) in un avamposto dell'impero romano alle frontiere con la Pannonia. Il padre, tribuno militare della legione, gli diede il nome di Martino in onore di Marte, il dio della guerra. Ancora bambino si trasferì coi genitori a Pavia, dove suo padre aveva ricevuto un podere in quanto ormai veterano, e in quella città trascorse l'infanzia. A dieci anni fuggì di casa per due giorni che trascorse in una chiesa (probabilmente a Pavia).
Nel 331 un editto imperiale obbligò tutti i figli di veterani ad arruolarsi nell'esercito romano. Fu reclutato nelle Scholae imperiali, corpo scelto di 5 000 unità perfettamente equipaggiate: disponeva quindi di un cavallo e di uno schiavo. Fu inviato in Gallia, presso la città di Amiens, nei pressi del confine, e lì passò la maggior parte della sua vita da soldato. Faceva parte, all'interno della guardia imperiale, di truppe non combattenti che garantivano l'ordine pubblico, la protezione della posta imperiale, il trasferimento dei prigionieri o la sicurezza di personaggi importanti.[3]

La tradizione del taglio del mantello[modifica | modifica wikitesto]

San Martino divide il suo prezioso mantello con un povero, particolare della facciata del Duomo di Luccadedicato al santo
In quanto circitor, eseguiva la ronda di notte e l'ispezione dei posti di guardia, nonché la sorveglianza notturna delle guarnigioni. Durante una di queste ronde avvenne l'episodio che gli cambiò la vita (e che ancora oggi è quello più ricordato e più usato dall'iconografia). Nel rigido inverno del 335 Martino incontrò un mendicante seminudo. Vedendolo sofferente, tagliò in due il suo mantello militare (la clamide bianca della guardia imperiale) e lo condivise con il mendicante.
La notte seguente vide in sogno Gesù rivestito della metà del suo mantello militare. Udì Gesù dire ai suoi angeli: «Ecco qui Martino, il soldato romano che non è battezzato, egli mi ha vestito». Quando Martino si risvegliò il suo mantello era integro. Il mantello miracoloso venne conservato come reliquia ed entrò a far parte della collezione di reliquie dei re Merovingi dei Franchi. Il termine latino per "mantello corto", cappella, venne esteso alle persone incaricate di conservare il mantello di San Martino, i cappellani, e da questi venne applicato all'oratorio reale, che non era una chiesa, chiamato cappella.

Conversione al cristianesimo[modifica | modifica wikitesto]

Francobollo tedesco dedicato a San Martino
Il sogno ebbe un tale impatto su Martino, che egli, già catecumeno, venne battezzato la Pasqua seguente e divenne cristiano. Martino rimase ufficiale dell'esercito per una ventina d'anni raggiungendo il grado di ufficiale nelle alae scolares (un corpo scelto). Giunto all'età di circa quarant'anni, decise di lasciare l'esercito, secondo Sulpicio Severo dopo un acceso confronto con Giuliano, il Cesare delle Gallie in seguito noto come Apostata.[4] Lì Iniziò la seconda parte della sua vita.
Martino si impegnò nella lotta contro l'eresia ariana, condannata al I concilio di Nicea (325), e venne per questo anche frustato (nella nativa Pannonia) e cacciato, prima dalla Francia, poi da Milano, dove erano stati eletti vescovi ariani.[5] Nel 357 si recò quindi nell'Isola Gallinara ad Albenga in provincia di Savona, dove condusse quattro anni di vita eremitica. Tornato quindi a Poitiers, al rientro del vescovo cattolico, divenne monaco e venne presto seguito da nuovi compagni, fondando uno dei primi monasteri d'occidente, a Ligugé, sotto la protezione del vescovo Ilario.[5]

Vescovo di Tours[modifica | modifica wikitesto]

Nel 371 i cittadini di Tours lo vollero loro vescovo, anche se alcuni chierici avanzarono resistenze per il suo aspetto trasandato e le origini plebee. Come vescovo, Martino continuò ad abitare nella sua semplice casa di monaco e proseguì la sua missione di propagatore della fede, creando nel territorio nuove piccole comunità di monaci. Avviò un'energica lotta contro l'eresia ariana e il paganesimo rurale. Inoltre predicò, battezzò villaggi, abbatté templi, alberi sacri e idoli pagani, dimostrando comunque compassione e misericordia verso chiunque.[5] La sua fama ebbe ampia diffusione nella comunità cristiana dove, oltre ad avere fama di taumaturgo, veniva visto come un uomo dotato di carità, giustizia e sobrietà.
Martino aveva della sua missione di “pastore” un concetto assai diverso da molti vescovi del tempo, uomini spesso di abitudini cittadine e quindi poco conoscitori della campagna e dei suoi abitanti. Uomo di preghiera e di azione, Martino percorreva personalmente i distretti abitati dai servi agricoltori, dedicando particolare attenzione all'evangelizzazione delle campagne. Nel 375 fondò a Tours un monastero, a poca distanza dalle mura, che divenne, per qualche tempo, la sua residenza. Il monastero, chiamato in latino Maius monasterium (monastero grande), divenne in seguito noto come Marmoutier. Nelle comunità monastiche fondate da Martino non c'era comunque ancora l'attenzione liturgica che si riscontrerà successivamente nell'esperienza benedettina grazie all'apostolato di San Mauro: la vita era piuttosto incentrata nella condivisione, nella preghiera e, soprattutto, nell'impegno di evangelizzazione.[5]
Martino morì l'8 novembre 397 a Candes-Saint-Martin, dove si era recato per mettere pace tra il clero locale.
La sua morte, avvenuta in fama di santità anche grazie a miracoli attribuitigli, segnò l'inizio di un culto nel quale la generosità del cavaliere, la rinunzia ascetica e l'attività missionaria erano associate.[6]

Culto[modifica | modifica wikitesto]

El Greco, San Martino e il mendicante
San Martino di Tours viene ricordato l'11 novembre, sebbene questa non sia la data della sua morte, ma quella della sua sepoltura. Questa data è diventata una festa straordinaria in tutto l'Occidente, grazie alla sua popolare fama di santità e al numero notevole di cristiani che portavano il nome di Martino. Nel Concilio di Mâconera stato deciso che sarebbe stata una festa non lavorativa.
La basilica a lui dedicata in Tours, l'edificio religioso francese più grande di quei tempi, fu tradizionale meta di pellegrinaggi medievali. Nel 1562, in seguito alle lotte di religione che insanguinarono la Francia, fu messa a sacco dai protestanti e le sue spoglie date alle fiamme, tanto era il suo richiamo simbolico. Durante il periodo della rivoluzione francese la basilica fu demolita quasi completamente; rimasero due torri, ancora oggi visibili. Nel 1884 fu progettata una nuova basilica che fu consacrata nel 1925.
Molte chiese in Europa sono dedicate a San Martino. Tra queste Lucca e Belluno hanno dedicato a San Martino la propria Cattedrale.
L'11 novembre i bambini delle Fiandre e delle aree cattoliche della Germania e dell'Austria, nonché dell'Alto Adige, partecipano a una processione di lanterne, ricordando la fiaccolata in barca che accompagnò il corpo del santo a Tours. Spesso un uomo vestito come Martino cavalca in testa alla processione. I bambini cantano canzoni sul santo e sulle loro lanterne. Il cibo tradizionale di questo giorno è l'oca. Secondo la leggenda, Martino era riluttante a diventare vescovo, motivo per cui si nascose in una stalla piena di oche; il rumore fatto da queste rivelò però il suo nascondiglio alla gente che lo stava cercando. In anni recenti la processione delle lanterne si è diffusa anche nelle aree protestanti della Germania, nonostante il fatto che la Chiesa protestante non riconosca il culto dei santi.
L'episodio delle oche è rimasto nella tradizione scandinava. Una volta si celebrava in tutta la Svezia, mentre ora è rimasto nella regione meridionale della Scania. La sera del 10 novembre si festeggia la tradizione con un menu a base di svartsoppa, zuppa a base di brodo, sangue (preferibilmente d'oca) e spezie, oca e torta di mele.
In Italia il culto del Santo è legato alla cosiddetta estate di San Martino la quale si manifesta, in senso meteorologico, all'inizio di novembre e dà luogo ad alcune tradizionali feste popolari. Nel comune abruzzese di Scanno, ad esempio, in onore di San Martino si accendono grandi fuochi detti "glorie di San Martino" e le contrade si sfidano a chi fa il fuoco più alto e durevole.
Nel veneziano l'11 novembre è usanza preparare il dolce di San Martino, un biscotto dolce di pasta frolla con la forma del Santo con la spada a cavallo, decorato con glassa di albume e zucchero ricoperta di confetti e caramelle; è usanza inoltre che i bambini della città lagunare intonino un canto d'augurio casa per casa e negozio per negozio, suonando padelle e strumenti di fortuna, in cambio di qualche monetina o qualche dolcetto (vedi Festa di San Martino).
A Palermo si preparano i biscotti di San Martino abbagnati nn'o muscatu (inzuppati nel vino moscato di Pantelleria), a forma di pagnottella rotonda grande come un'arancia e l'aggiunta nell'impasto di semi d'anice (o finocchio selvatico) che conferisce loro un sapore e un profumo particolare.
Nel Salento, in particolare a Lecce e provincia, il culto del Santo è molto sentito sia a livello religioso che folcloristico. Si organizzano imponenti pranzi e cene con famiglia e amici festeggiando con carne, castagne, pittule salentine e soprattutto vino. Spesso il giorno successivo viene concesso un ingresso posticipato a scuola o al lavoro.
In molte regioni d'Italia l'11 novembre è simbolicamente associato alla maturazione del vino nuovo (da qui il proverbio "A San Martino ogni mosto diventa vino") ed è un'occasione di ritrovo e festeggiamenti nei quali si brinda, appunto, stappando il vino appena maturato e accompagnato da castagne o caldarroste. Sebbene non sia praticata una celebrazione religiosa a tutti gli effetti (salvo nei paesi dove San Martino è protettore), la festa di San Martino risulta comunque particolarmente sentita dalla popolazione locale.
Nel nord Italia, specialmente nelle aree agricole, fino a non molti anni fa tutti i contratti (di lavoro ma anche di affitto, mezzadria, ecc) avevano inizio (e fine) l'11 novembre, data scelta in quanto i lavori nei campi erano già terminati senza però che fosse già arrivato l'inverno. Per questo, scaduti i contratti, chi aveva una casa in uso la doveva lasciare libera proprio l'11 novembre e non era inusuale, in quei giorni, imbattersi in carri strapieni di ogni masserizia che si spostavano da un podere all'altro, facendo "San Martino", nome popolare, proprio per questo motivo, del trasloco. Ancora oggi in molti dialetti e modi di dire del nord "fare San Martino" mantiene il significato di traslocare.
Una curiosità: nella antica Basilica di Santa Maria Assunta a Torcello, San Martino è raffigurato nel mosaico dei 4 grandi Dottori della Chiesa con AmbrogioAgostino e Gregorio Magno al posto di Girolamo.
AMDG et BVM