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sabato 12 novembre 2022

Santa BRIGIDA. - Preghiere

 

PREGHIERA INIZIALE
O Gesù, desidero rivolgere al Padre questa tua orazione unendomi all'Amore con cui la santificasti nel tuo Cuore. Portala dalle mie labbra nel tuo Cuore. Migliorala e completala in modo perfetto così che possa portare alla Santissima Trinità tutto l'onore e la gioia che Tu Le tributasti quando elevasti questa orazione sulla terra; possano l'onore e la gioia scorrere sulla tua Sacra Umanità in glorificazione delle tue dolorosissime Piaghe e del Preziosissimo Sangue che da esse sgorgò.

1. LA CIRCONCISIONE DI GESU'
Eterno Padre, per le mani purissime di Maria e per il Cuore Divino di Gesù, Ti offro le prime ferite, i primi dolori e il primo sangue che Egli ha versato in espiazione di tutti i giovani, quale protezione contro il primo peccato mortale, in particolare dei miei consanguinei. Pater...Ave...

2. LE SOFFERENZE DI GESU' SUL MONTE DEGLI ULIVI
Eterno Padre, per le mani purissime di Maria e per il Cuore Divino di Gesù, Ti offro le terribili sofferenze del Cuore Divino di Gesù sul Monte degli Ulivi e Ti offro ogni goccia del suo sudore di Sangue in espiazione di tutti i miei peccati del cuore e di tutti quelli dell'umanità, quale protezione contro tali peccati e per la diffusione dell'Amore divino e fraterno. Pater...Ave...

3. LA FLAGELLAZIONE DI GESU'
Eterno Padre, per le mani purissime di Maria e per il Cuore Divino di Gesù, Ti offro i mille e mille colpi, i dolori atroci e il Prezioso Sangue della Flagellazione in espiazione di tutti i miei peccati della carne e di tutti quelli dell'umanità, quale protezione contro di essi e per la salvaguardia dell'innocenza, in particolare tra i miei consanguinei. Pater... Ave...

4. LA CORONAZIONE DI SPINE DI GESU'
Eterno Padre, per le mani purissime di Maria e per il Cuore Divino di Gesù, Ti offro le ferite, i dolori e il Preziosissimo Sangue sceso dal Capo di Gesù quando fu coronato di spine, in espiazione dei miei peccati dello spirito e di quelli di tutta l'umanità, quale protezione contro di essi e per la costruzione del Regno di Dio su questa terra. Pater... Ave...

5. LA SALITA DI GESU' SOTTO IL PESO DELLA CROCE
Eterno Padre, per le mani purissime di Maria e per il Cuore Divino di Gesù, Ti offro le sofferenze patite da Gesù lungo la salita al monte Calvario e, in particolare, la Santa Piaga della Spalla e il Prezioso Sangue che da essa uscì, in espiazione dei miei ed altrui peccati di ribellione alla croce, di rifiuto dei tuoi santi disegni e di ogni altro peccato della lingua, quale protezione contro di essi e per un amore autentico alla Santa Croce. Pater... Ave...

6. LA CROCIFISSIONE DI GESU'
Eterno Padre, per le mani purissime di Maria e per il Cuore Divino di Gesù, Ti offro tuo Figlio inchiodato sulla Croce e innalzato su di essa, le sue ferite alle mani e ai piedi e il Prezioso Sangue che da essa uscì per noi, i suoi terribili tormenti del Corpo e dello Spirito, la sua preziosa Morte e l'incruento suo rinnovarsi in tutte le Sante Messe celebrate sulla Terra. Ti offro tutto questo in espiazione di tutte le mancanze fatte ai voti e alle regole negli Ordini religiosi, in riparazione di tutti i miei e altrui peccati, per i malati e i moribondi, per i sacerdoti e per i laici, per le intenzioni del Santo Padre riguardanti la ricostruzione della famiglia cristiana, il rafforzamento della Fede, il nostro Paese, l'unità in Cristo fra le nazioni e all'interno della sua Chiesa, e per la Diaspora. Pater... Ave...

7. LA FERITA DEL COSTATO DI GESU'
Eterno Padre, accetta, per le necessità della Santa Chiesa e in espiazione dei peccati di tutta l'umanità, l'Acqua e il Sangue Preziosissimi usciti dalla ferita inflitta al Cuore Divino di Gesù e gli infiniti meriti che essi effondono. Ti supplichiamo, sii buono e misericordioso verso di noi! Sangue di Cristo, ultimo prezioso contenuto del Sacro Cuore di Gesù, purificami e purifica tutti i fratelli da ogni colpa! Acqua di Cristo, liberami da ogni pena meritata per i miei peccati e spegni le fiamme del Purgatorio per me e per tutte le anime purganti. Amen.
Pater... Ave... Angelo di Dio... Gloria al Padre...

ORAZIONE DA DIRSI ALLA PIAGA DELLA SPALLA DI NOSTRO SIGNORE
Dilettissimo Signore Gesù Cristo, mansuetissimo Agnello di Dio, io povero peccatore, adoro e venero la Santissima Tua Piaga che ricevesti sulla Spalla nel portare la pesantissima Croce al Calvario nella quale restarono scoperte tre sacratissime Ossa, tollerando in essa un immenso dolore: Ti supplico, in virtù e meriti di detta Piaga ad avere di me misericordia col perdonarmi tutti i miei peccati sia mortali che veniali e ad assistermi nell'ora della morte, e di condurmi nel Tuo Regno beato. Amen.

Tre Pater, Ave, Gloria

PREGHIERA RIPARATRICE
Eterno padre, per le mani di Maria Addolorata, ti offro il S. Cuore di Gesù con tutto il suo amore, con tutte le sue sofferenze e con tutti i suoi meriti:

         per espiare tutti i peccati che ho commesso quest'oggi e durante tutta la mia vita. GLORIA AL PADRE.

         per purificare il bene che ho mal fatto quest'oggi e durante tutta la mia vita. GLORIA AL PADRE.

         per supplire al bene che devo fare e ho trascurato di fare quest'oggi e durante tutta la mia vita. GLORIA AL PADRE.

AVE MARIA PURISSIMA!

sabato 23 luglio 2022

Festa di santa Brigida


 

Dalle «Orazioni» e rivelazioni  a santa Brigida

(Oraz. 2; Revelationum S. Birgittae libri 2; Roma 1628, pp. 408-410)
Elevazione della mente a Cristo Salvatore

    "Sii benedetto, Signor mio Gesù Cristo, per aver predetto prima del tempo la tua morte, per aver trasformato in modo mirabile, durante l'ultima Cena, del pane materiale nel tuo corpo glorioso, per averlo distribuito amorevolmente agli apostoli in memoria della tua degnissima passione, per aver lavato loro i piedi con le tue mani sante e preziose, dimostrando così l'immensa grandezza della tua umiltà.
    Onore a te, Signor mio Gesù Cristo, per aver sudato sangue dal tuo corpo innocente nel timore della passione e della morte, operando tuttavia la nostra redenzione che desideravi portare a compimento, mostrando così chiaramente il tuo amore per il genere umano.
    Sii benedetto, Signor mio Gesù Cristo, per essere stato condotto da Caifa e per aver permesso nella tua umiltà, tu che sei giudice di tutti, di essere sottoposto al giudizio di Pilato.
    Gloria a te, Signor mio Gesù Cristo, per essere stato deriso quando, rivestito di porpora, sei stato coronato di spine acutissime, e per aver sopportato con infinita pazienza che il tuo volto glorioso fosse coperto di sputi, che i tuoi occhi fossero velati, che la tua faccia fosse percossa pesantemente dalle mani sacrileghe di uomini iniqui.
    Lode a te, Signor mio Gesù Cristo, per aver permesso con tanta pazienza di essere legato alla colonna, di essere flagellato in modo disumano, di essere condotto coperto di sangue al giudizio di Pilato, di esserti mostrato come un agnello innocente condotto all'immolazione.
    Onore a te, Signor mio Gesù Cristo, per esserti lasciato condannare nel tuo santo corpo, ormai tutto inondato di sangue, alla morte di croce; per aver portato con dolore la croce sulle tue sacre spalle, e per aver voluto essere inchiodato al legno del patibolo dopo essere stato trascinato crudelmente al luogo della passione e spogliato delle tue vesti.
    Onore a te, Signore Gesù Cristo, per aver rivolto umilmente, in mezzo a tali tormenti, i tuoi occhi colmi di amore e di bontà alla tua degnissima Madre, che mai conobbe il peccato, né mai consentì alla più piccola colpa, e per averla consolata affidandola alla protezione fedele del tuo discepolo.
    Benedizione eterna a te, Signor mio Gesù Cristo, per aver dato, durante la tua mortale agonia, la speranza del perdono a tutti i peccatori, quando hai promesso misericordiosamente la gloria del paradiso al ladrone che si era rivolto a te.
    Lode eterna a te, Signor mio Gesù Cristo, per ogni ora in cui hai sopportato per noi peccatori sulla croce le più grandi amarezze e sofferenze; infatti i dolori acutissimi delle tue ferite penetravano orribilmente nella tua anima beata e trapassavano crudelmente il tuo cuore sacratissimo, finché, venuto meno il cuore, esalasti felicemente lo spirito e, inclinato il capo, lo consegnasti in tutta umiltà nelle mani di Dio Padre, rimanendo poi, morto, tutto freddo nel corpo.
    Sii benedetto, Signor mio Gesù Cristo, per aver redento le anime col tuo sangue prezioso e con la tua santissima morte, e per averle misericordiosamente ricondotte dall'esilio alla vita eterna. Sii benedetto, Signor mio Gesù Cristo, per aver lasciato che la lancia ti perforasse, per la nostra salvezza, il fianco e il cuore, e per il sangue prezioso e l'acqua che da quel fianco sono sgorgati per la nostra redenzione.
    Gloria a te, Signor mio Gesù Cristo, per aver voluto che il tuo corpo benedetto fosse deposto dalla croce ad opera dei tuoi amici, fosse consegnato nelle braccia della tua addolorata Madre e da lei avvolto in panni, e che fosse rinchiuso nel sepolcro e custodito dai soldati.
    Onore eterno a te, Signor mio Gesù Cristo, per essere risuscitato dai morti il terzo giorno e per esserti incontrato vivo con chi hai prescelto; per essere salito, dopo quaranta giorni, al cielo, alla vista di molti, e per aver collocato lassù, tra gli onori, i tuoi amici che avevi liberati dagli inferi.
    Giubilo e lode eterna a te, Signore Gesù Cristo, per aver mandato nel cuore dei discepoli lo Spirito Santo e per aver comunicato al loro spirito un immenso e divino amore.
    Sii benedetto, lodato e glorificato nei secoli, mio Signore Gesù, che siedi sul trono nel tuo regno dei cieli, nella gloria della tua maestà, corporalmente vivo con tutte le tue santissime membra, che prendesti dalla carne della Vergine. E così verrai nel giorno del giudizio per giudicare le anime di tutti i vivi e di tutti i morti: tu che vivi e regni col Padre e con lo Spirito Santo nei secoli dei secoli. Amen."

AMDG et DVM

giovedì 6 febbraio 2020

Santa Brigida

Biografia di Brigida Di Svezia


Santa

Brigida Di Svezia
Brigida nacque il 14 giugno 1302 nel Castello di Finsta, sulle sponde di un lago nella provincia di Up­pland di cui il padre era siniscalco. Era la figlia maggio­re nata dal secondo matrimonio fra Birger Persson, uno dei personaggi più importanti della Svezia, e Ingeborg Bengsdotter, imparentata con i re goti attraverso la fa­miglia regnante dei Folkung. Sebbene il nome Brigi­da significhi «altissima» in celtico e «brillante» in sasso­ne, nei primi tre anni di vita la bambina non brillò affat­to; era ritenuta muta, ma quando la lingua le si sciolse, la piccola parlò come un'adulta, segno di un carattere riflessivo e molto temprato. 

Leggere, scrivere, filare, ri­camare, assistere alla messa mattutina nella cappella si­gnorile, ascoltare i racconti della madre sui santi evan­gelizzatori della Svezia - in particolare Sant'Anskar di Piccardia -, correre nei boschi e sui prati, e raccogliersi fra le rocce di Finsta, nella «grotta della preghiera di Santa Brigida»: fu questa la vita della bambina fino alla morte della madre, avvenuta nel 1314. Ma Brigida non aveva ancora compiuto dieci anni quando, una notte, la Vergine le apparve tenendo in mano una corona e le chiese: «La vuoi?» Poi giunse la promessa celeste. La mamma di Brigida, venuta a cono­scenza della cosa, favorì la devozione della bambina la­sciando che ascoltasse delle belle prediche. 

Alla morte della madre, Brigida ha dodici anni e vie­ne affidata alla zia Caterina, castellana d'Aspenas, la quale una notte trova la nipote inginocchiata ai piedi del letto. Disobbedienza? Capriccio? La verga sollevata per punire la giovane si spezza. Allora, la donna spaven­tata domanda: «Cosa fai lì?». Brigida risponde: «Rin­graziavo colui che mi aiuta sempre». «Chi è?». «L'uo­mo che ho visto in croce». La zia resta perplessa. Poco tempo dopo, Brigida, intenta a ricamare un disegno dif­ficile nel salone del castello, invoca addolorata l'aiuto della Vergine Maria. Allora donna Caterina vede, china sul lavoro, una giovane donna dalla bellezza straordina­ria, che scompare lasciando meravigliosi fiori e frutti di­segnati e adorni di colori. Brigida non ha visto nessuno, ma questa volta la zia custodisce la reliquia. Sempre a quel tempo, una visione del diavolo, crea­tura informe con un numero infinito di piedi e di mani, terrorizza la bambina. Brigida cerca rifugio nella sua ca­mera, ai piedi del crocifisso, ed è confortata dalla cer­tezza che sotto la protezione della croce non avrà mai nulla da temere. Così giovane, ha già il riflesso dei gran­di combattenti spirituali.

Brigida è ormai un'adolescente: bellezza nordica, in­telligente, straordinariamente istruita per l'epoca, vivace, intraprendente, gentile con tutti e molto generosa. Per­fetta? No: orgogliosa, indipendente, amante di un'esi­stenza piena di lussi, difetti di una natura piena di ener­gia e di vita che Brigida, cosciente, combatte soprattutto con l'obbedienza. Nel 1316, il padre la dà in moglie a Ulf Gudmarson d'Ulfasa che ha cinque anni più di lei ed è figlio di un lagman della Vatergotland. Brigida, che preferirebbe cento volte la morte ma non desidera neppure il conven­to, si piega alla decisione paterna. Il matrimonio sarà be­nedetto e i due coniugi avranno quattro figli e quattro fi­glie: Màrta, la maggiore, si sposerà giovane e avrà una vi­ta mondana e orgogliosa che preoccuperà la madre; Karl, un ragazzo bravo ma leggèro; Birger, che morirà durante una Crociata; Gudmar e Bengt, morti in tenera età; Caterina, la gioia di Brigida, che diventerà santa; In­geborg, entrata nell'ordine cistercense e scomparsa gio­vane; e, infine, la piccola Cecilia, la quinta su otto a rag­giungere l'età adulta. 

Ulf insegna alla sua Brigida l'obbe­dienza verso il marito e il senso di responsabilità. È mol­to cristiano ed è stato cresciuto presso i cistercensi d'Al­vastra; Brigida è ancora più ardente di lui ed è animata da una devozione contemplativa, è ancora più attenta a tutti i suoi doveri ufficiali. Insieme pregano tre volte al giorno, si confessano e fanno la comunione ogni settima­na. Prima di ogni pasto, Brigida serve dodici poveri, lava loro i piedi il giovedì e dà prova di una splendida ospita­lità, mai rifiutata a nessun viandante, ricco o povero. 
La giovane castellana è allegra e incantevole: il tempo trascorre fra la caccia e la pesca e fra i canti e i balli al suo­no del liuto la sera. Questa felicità dura due anni. Quan­do Ulf parte per la guerra, la devozione di Brigida ha li­bero corso: un duro pagliericcio, digiuni, penitenze, co­me ai tempi dell'infanzia, scandiscono le giornate, e tor­nano le estasi in una profonda unione con Dio. Al rientro di Ulf, la vita attiva e caritatevole ripren­de più vigorosa che mai: i coniugi vanno insieme a ca­vallo o in barca, si occupano del dissodamento delle fo­reste, dello sfruttamento minerario, della coltivazione delle terre. Strada facendo, rendono giustizia e fanno l'elemosina. 

Poiché il numero dei figli cresce, viene ri­costruita la dimora di Ulfase. Brigida studia i piani e dirige i lavori: ama comandare. Il castello viene arredato riccamente e una sera, davanti al suo letto sontuoso, Brigida sente la frase: «Sulla croce, la mia testa non ave­va dove riposare». Da allora, commossa, la donna dor­mirà per terra ogni volta che potrà. Divenuta terziaria francescana con il marito, impara, non senza difficoltà per una donna indipendente e audace come lei, il costo dell'obbedienza, sottomettendosi con umiltà alle istru­zioni dei superiori. I due sposi amano Dio, lo servono, si amano l'un l'altra, fanno del bene. Ulf è diventato siniscalco e principe di Nericie. Il re ha regalato loro il bel castello di Vadstena; qui Brigi­da avrà la visione dell'Ordine che dovrà fondare, tra­sformando il palazzo in un monastero, affinché, secon­do le parole stesse di Cristo «questa casa, costruita con il sudore dei poveri e per l'orgoglio dei ricchi, divenga l'abitazione degli indigenti che si serviranno degli og­getti, dei frutti dell'abbondanza e dell'orgoglio, unica­mente per ricondurre gioiosamente i ricchi all'umiltà»; proprio come accadrà all'orgogliosa Brigida che dovrà rinunciare a tutti i suoi impegni. Vanitosa e attaccata al­la ricchezza, lascerà il castello e i suoi beni. 
Nel 1335, il giovane re Magnus, sposatosi di recente con Bianca di Namur, invita a corte la siniscalca di Ne­ricie, affinché diventi la gran dama di Palazzo. Dopo aver sistemato i figli, Brigida parte per Stoccolma, dove l'attendono due giovani sovrani frivoli. Affascina e stu­pisce la giovane regina e si guadagna l'amore e il rispet­to di quanti la circondano... ma non ne ascoltano i saggi consigli. Su richiesta di Magnus, Brigida dà al re delle regole precise per regnare bene. Ma è una fatica inutile: il sovrano si imbarca in una guerra ingiusta e disastrosa, che lo obbliga a imporre pesanti tasse ai sudditi. 

Brigi­da, stanca, chiede di potersi allontanare per qualche tempo dalla corte e nel 1341 si reca in pellegrinaggio a Compostela con Ulf. Durante il viaggio attraverso l'Eu­ropa, i due visitano tutti i luoghi santi del tempo: Colo­nia, Aquisgrana, Tarascona, Sainte-Beaume. A Marsi­glia si imbarcano per le coste spagnole dove, con l'aiuto di un bastone da viandanti, giungono a piedi a Compo­stela. Al ritorno attraversano la Francia messa a ferro e fuoco dalla guerra. Ad Arras, Ulf, gravemente ammala­to, guarisce grazie alle preghiere della moglie e dopo aver fatto il voto di entrare in un ordine religioso qualo­ra riveda la sua terra. Egli trascorre gli ultimi tre anni di vita ad Alvastra, presso i monaci cistercensi, dove muo­re nel 1344 in odore di santità. È menzionato nel meno­logio di Citeaux del 12 febbraio.

Nel 1339, cinque anni prima della morte del marito, Brigida visita la tomba di San Botvid, uno degli evange­lizzatori della Svezia, che le appare in visione e le dice: «Io ed altri santi abbiamo ottenuto da Dio la grazia che tu possa udire, vedere e conoscere le cose dello spirito, e lo Spirito di Dio avvamperà nella tua anima». Pare sia giunto il tempo della profezia. Dolente, dopo la morte di Ulf, ma decisamente distaccata (si era tolta l'anello ri­cevuto dal marito sul letto di morte perché la legava co­me «una catena» al mondo), Brigida distribuisce i suoi beni agli eredi e ai poveri, e si trasferisce ad Alvastra dove conduce una vita austera e semplicissima, in una piccola casa a nord della cinta del monastero. 

Qui il Signore inizia le sue conversazioni con Brigi­da, sempre più precise e profonde, sulla sua missione di profetessa e predicatrice. Il sottopriore Petrus Olavi, che dubita di queste visioni, riceve una severa ramanzina divina che lo lascia paralizzato fin quando non decide di seguire l'appello divino, che lo vuole segretario, confessore e amico della Santa. E lui che, quando non lo fa Brigida, redige le Ri­velazioni celesti e le traduce in latino. Brigida trascorre diversi anni fra Alva­stra, la corte svedese e Vadstena, che poco a poco si tra­sforma in convento. La regola che vige a Vadstena, det­tata da Cristo stesso, inizia così: «Voglio istituire quest'Ordine in onore di mia Madre...»; seguono trenta capitoli sui tre voti di povertà, castità, obbedienza, sui precetti e sulle regole, la cui originalità ricorda quella dell'Abbazia di Fontevreau: la badessa ha autorità sulle monache di clausura, sessanta al massimo, tredici sacer­doti, quattro diaconi (come gli evangelisti) e otto laici, che aiuteranno i preti nelle attività quotidiane. 
Questo numero corrisponde ai dodici apostoli e ai settantadue discepoli. Monaci e monache di clausura hanno un loro recinto su entrambi i lati della chiesa dove si raccolgono a pregare. I compiti dei monaci sono unicamente di ca­rattere spirituale. La badessa presenta il monastero di cui è sovrana alla Vergine Maria, Regina degli apostoli e dei discepoli dopo l'Ascensione. Tuttavia la Regola deve es­sere approvata da Roma e nel corso di un viaggio a caval­lo fra Alvastra e Vadnesta, Brigida avrà una lunga visione raccontata nel Libro delle domande (cinquantotto rivela­zioni) che la spingerà a partire. In un primo tempo infatti la sua benefica influenza a corte si traduce in diverse ini­ziative politiche per la pace fra i re di Francia e d'Inghil­terra, e l'arbitrato in questa vicenda di papa Clemente VI, che a quei tempi risiede ad Avignone; ma in seguito Brigida diventa oggetto di critiche e scherno ogni giorno più palesi; nel 1348, inoltre, il Papa annuncia un «giubi­leo» per il 1350, affinché la preghiera fermi la guerra e la peste che sconvolge l'Europa. 

Tutto, dunque, sembra spingere Brigida a compiere il pellegrinaggio, tanto più che ella ha messo ordine nelle proprie faccende e si ren­de conto, non senza dover lottare, che la preghiera è la migliore protezione che ella possa dare ai suoi. La confortano le parole di Cristo: «Poiché dimentichi tutto per cercarmi, grazie anche alla tua carità, avrò cura di te e dei tuoi figli». Così Brigida lascia la Svezia che non ri­vedrà più, e giunge a Roma nel 1349, nella speranza di incontrarvi il Papa. Ma l'aspetta una grande delusione: né Clemente VI né il successore Innocenzo VI risponde­ranno ai suoi pressanti appelli e moriranno ad Avignone. Nel 1350, la raggiunge a Roma la figlia Caterina. Brigida, che all'età di quarantasette anni si è messa a studiare il latino, in modo da farsi capire e soccorrere gli infelici, fonda un ricovero per i poveri cui si dedi­cherà assieme alla figlia, moltiplicando i miracoli con la carità. A quest'epoca, sotto la dettatura di un angelo, compone L'inno dell'angelo o Sermo angelicus, per il fu­turo convento di Vadstena; si tratta di ventun Lettere, da leggere ogni giorno della settimana durante le messe mattutine, in onore della Vergine Maria. 

Quando Brigida non scrive le Lettere e le Rivelazio­ni, o non studia, visita con Caterina le catacombe e le chiese di Roma per pregare. Presso la chiesa di San Paolo fuori le mura va in estasi davanti a uno stupendo crocifisso, che si può ancora ammirare e venerare, e ha un dialogo appassionato, raccolto nelle quindici Orazio­ni della Passione, la cui devozione avrà grande diffusio­ne. La sua sete di Dio la spinge negli altri santuari italia­ni e per due anni la Santa gira per la penisola, da Assisi a Napoli, passando per Montecassino. Vive con i pove­ri, pellegrina fra i pellegrini, senza disdegnare di fare la questua con loro. Di ritorno a Roma, dove l'ha preceduta la fama dei suoi scritti e dei suoi miracoli, Brigida si prodiga per la conversione dei principi con le sue lettere severe e le sue predizioni intimidatorie, che purtroppo si riveleran­no fondate, e attende il ritorno del Papa a Roma, attesa che durerà diciotto anni. È solo nel 1367 infatti che si avvera la profezia, e Brigida vede entrare nella città eterna papa Urbano V, il quale, però, vi resta solo tre anni. 
Un decennio dopo, nel 1377, Santa Caterina da Siena riprenderà la lotta e riporterà definitivamente a Roma Gregorio XI successore di Urbano V. Tuttavia, prima di questo trionfo, Brigida, sull'orlo dello scorag­giamento e del dubbio, riceve dalla Vergine l'approva­zione degli sforzi che sta compiendo: chi lavora al­l'evangelizzazione e alla conversione degli altri «anche se converte pochi o nessuno, riceverà una ricompensa pari alla conversione di tutti». La figlia Caterina, divenuta a sua volta vedova in se­guito alla morte del giovane marito rimasto in Svezia, de­ve alla tenerezza e alla fermezza materna la forza di non cadere nella disperazione, e di continuare la sua opera. All'ombra di Brigida, cresce e matura in santità che, gra­zie all'umile abnegazione della ragazza e alla sua purezza, ne fanno una delle sante più affascinanti della Svezia. 

Nel 1370, la Regola del Santo Salvatore, assimilata a quella di Sant'Agostino, viene riconosciuta dalla Santa Sede, con l'esclusione però della presenza dei monaci nel monastero. Brigida è ormai settantenne. Spossata dai pellegri­naggi e dalle penitenze, continua a obbedire agli ordini di Cristo: «Preparati al viaggio in Palestina». Al mo­mento di levare l'ancora a Ostia con tre dei suoi figli, Karl, Caterina e Birger, mormora: «Torneremo tutti tranne uno di voi che io amo moltissimo». 
In effetti, du­rante lo scalo a Napoli, la bella regina Giovanna si inva­ghisce di Karl, la cui moglie è rimasta in Svezia e, decisa a fare annullare il suo primo matrimonio, prepara nuo­ve nozze. Brigida, straziata, prega e digiuna, come la Re­gina Bianca che dice a San Luigi: «Figlio mio, ti preferi­rei morto ai miei piedi piuttosto che vederti commettere anche un solo peccato mortale». Ed è quello che succe­de, poiché Karl si ammala gravemente e muore penten­dosi dei propri peccati fra le braccia della madre e della sorella. 
Brigida riprende il mare e, dopo essersi fermata in Sicilia e a Cipro, dove compie molte opere di bene, sbarca in Terra Santa, non senza perdere l'imbarcazione con tutto il suo carico in prossimità delle coste palesti­nesi. «Rendo grazie a Dio», dice, «per essere giunta po­vera sulla terra dove il Salvatore ha vissuto in povertà». Percorrendo tutta la Terra Santa, ad ogni tappa Bri­gida riceve grazie straordinarie, e nelle sue visioni rive­de tutta la vita della Vergine e del Salvatore. Il fedele Petrus ne annota i racconti in latino, portando avanti il Libro delle Rivelazioni. Un giorno Brigida, inginocchia­ta davanti alla tomba di Gesù, ha la rivelazione dell'in­gresso in cielo di Karl. Una voce le dice: «Si chiamerà per tutta l'eternità figlio delle tue lacrime». 
Brigida riprende il mare in uno stato di grande debo­lezza e di malattia. Sbarca a Napoli, dove imperversa la peste, e qui viene supplicata affinché ponga fine all'epi­demia. Così, dopo avere pregato, ella chiede nel nome del Signore che la gente faccia penitenza. La regina Gio­vanna, di cui ha toccato il cuore, non vuole più lasciarla partire, ma Brigida, sfinita, viene riportata a Roma, dove deperisce, soffrendo molto nell'anima e nel corpo. 

Il 23 luglio del 1373, durante la messa mattutina cele­brata nella camera di Brigida, quando il sacerdote solleva l'ostia per la consacrazione, Brigida si protende in avanti e dice: «Fra le tue mani, Signore, rimetto il mio spirito», e cade inerte. Tutta la città si reca a venerare il suo corpo rivestito con l'abito dei terziari francescani e in quell'oc­casione si compiono miracoli. 
   Bella come le principesse delle saghe nordiche, que­sta bionda donna svedese fu una bambina felice, una ra­gazza brillante e una padrona di casa oculata. Crebbe otto figli, tra cui una femmina che fu canonizzata; fondò un ordine monastico oggi diffuso in tre continenti; viag­giò moltissimo e, in particolare, fu «il Portavoce, l'Aral­do di Dio» in una Chiesa ferita, in un secolo tormentato come il nostro, quello della Guerra dei Cent'anni. Colei che venne chiamata «la mistica del Nord», oggi cono­sciuta soprattutto grazie alle Quindici orazioni di Nostro Signore, fu celebre a suo tempo per le Rivelazioni celesti e per il ruolo di primo piano svolto presso papi e diri­genti politici svedesi ed europei in genere.


L'infanzia: 1302
Brigida nacque il 14 giugno 1302 nel Castello di Finsta, sulle sponde di un lago nella provincia di Up­pland di cui il padre era siniscalco. Era la figlia maggio­re nata dal secondo matrimonio fra Birger Persson, uno dei personaggi più importanti della Svezia, e Ingeborg Bengsdotter, imparentata con i re goti attraverso la fa­miglia regnante dei Folkung. 

Brigida crebbe in questo paese dove gli inverni sono lunghi, le primavere rapide e le notti estive miti, un paese molto poetico che risuo­na di leggende di foreste e laghi. Sebbene il nome Brigi­da significhi «altissima» in celtico e «brillante» in sasso­ne, nei primi tre anni di vita la bambina non brillò affat­to; era ritenuta muta, ma quando la lingua le si sciolse, la piccola parlò come un'adulta, segno di un carattere riflessivo e molto temprato. 
Leggere, scrivere, filare, ri­camare, assistere alla messa mattutina nella cappella si­gnorile, ascoltare i racconti della madre sui santi evan­gelizzatori della Svezia - in particolare Sant'Anskar di Piccardia -, correre nei boschi e sui prati, e raccogliersi fra le rocce di Finsta, nella «grotta della preghiera di Santa Brigida»: fu questa la vita della bambina fino alla morte della madre, avvenuta nel 1314. Ma Brigida non aveva ancora compiuto dieci anni quando, una notte, la Vergine le apparve tenendo in mano una corona e le chiese: «La vuoi?» Poi giunse la promessa celeste. 

La mamma di Brigida, venuta a cono­scenza della cosa, favorì la devozione della bambina la­sciando che ascoltasse delle belle prediche. Una di que­ste diede alla piccola una tale idea delle sofferenze di Cristo, che una sera Brigida non riuscì a prendere son­no; all'improvviso, Brigida ebbe una visione così vivida della croce su cui Gesù sembrava essere stato inchioda­to da poco, avvolta da un immensa luce, che la bambina gridò: «Signore, chi ti ha fatto questo?». La risposta di­vina fu: «Chi disprezza e dimentica il mio amore!». Da allora la Passione di Gesù alimentò in Brigida un amore così profondo, che ella non poteva ricordarsene senza piangere. 
Non a caso la Croce sarà l'elemento centrale di tutte le sue meditazioni, e il giorno in cui Brigida ma­nifesterà la grande vocazione che c'è in lei, seguirà le tracce del suo Salvatore. Alla morte della madre, Brigida ha dodici anni e vie­ne affidata alla zia Caterina, castellana d'Aspenas, la quale una notte trova la nipote inginocchiata ai piedi del letto. Disobbedienza? Capriccio? La verga sollevata per punire la giovane si spezza. Allora, la donna spaven­tata domanda: «Cosa fai lì?». Brigida risponde: «Rin­graziavo colui che mi aiuta sempre». «Chi è?». «L'uo­mo che ho visto in croce». 
La zia resta perplessa. Poco tempo dopo, Brigida, intenta a ricamare un disegno dif­ficile nel salone del castello, invoca addolorata l'aiuto della Vergine Maria. Allora donna Caterina vede, china sul lavoro, una giovane donna dalla bellezza straordina­ria, che scompare lasciando meravigliosi fiori e frutti di­segnati e adorni di colori. Domande e stupore! Brigida non ha visto nessuno, ma questa volta la zia custodisce la reliquia. Dei miracoli per questa bambina!... Sempre a quel tempo, una visione del diavolo, crea­tura informe con un numero infinito di piedi e di mani, terrorizza la bambina. Brigida cerca rifugio nella sua ca­mera, ai piedi del crocifisso, ed è confortata dalla cer­tezza che sotto la protezione della croce non avrà mai nulla da temere. Così giovane, ha già il riflesso dei gran­di combattenti spirituali.







Moglie, madre e consigliera di Corte: 131

(Brigida è ormai un'adolescente: bellezza nordica, in­telligente, straordinariamente istruita per l'epoca, vivace, intraprendente, gentile con tutti e molto generosa. Per­fetta? No: orgogliosa, indipendente, amante di un'esi­stenza piena di lussi, difetti di una natura piena di ener­gia e di vita che Brigida, cosciente, combatte soprattutto con l'obbedienza. Nel 1316, il padre la dà in moglie a Ulf Gudmarson d'Ulfasa che ha cinque anni più di lei ed è figlio di un lagman della Vatergotland. Brigida, che preferirebbe cento volte la morte ma non desidera neppure il conven­to, si piega alla decisione paterna. Il matrimonio sarà be­nedetto e i due coniugi avranno quattro figli e quattro fi­glie: Màrta, la maggiore, si sposerà giovane e avrà una vi­ta mondana e orgogliosa che preoccuperà la madre; Karl, un ragazzo bravo ma leggèro; Birger, che morirà durante una Crociata; Gudmar e Bengt, morti in tenera età; Caterina, la gioia di Brigida, che diventerà santa; In­geborg, entrata nell'ordine cistercense e scomparsa gio­vane; e, infine, la piccola Cecilia, la quinta su otto a rag­giungere l'età adulta. 
Ulf insegna alla sua Brigida l'obbe­dienza verso il marito e il senso di responsabilità. È mol­to cristiano ed è stato cresciuto presso i cistercensi d'Al­vastra; Brigida è ancora più ardente di lui ed è animata da una devozione contemplativa, è ancora più attenta a tutti i suoi doveri ufficiali. Insieme pregano tre volte al giorno, si confessano e fanno la comunione ogni settima­na. Prima di ogni pasto, Brigida serve dodici poveri, lava loro i piedi il giovedì e dà prova di una splendida ospita­lità, mai rifiutata a nessun viandante, ricco o povero. 

La giovane castellana è allegra e incantevole: il tempo trascorre fra la caccia e la pesca e fra i canti e i balli al suo­no del liuto la sera. Questa felicità dura due anni. Quan­do Ulf parte per la guerra, la devozione di Brigida ha li­bero corso: un duro pagliericcio, digiuni, penitenze, co­me ai tempi dell'infanzia, scandiscono le giornate, e tor­nano le estasi in una profonda unione con Dio. Al rientro di Ulf, la vita attiva e caritatevole ripren­de più vigorosa che mai: i coniugi vanno insieme a ca­vallo o in barca, si occupano del dissodamento delle fo­reste, dello sfruttamento minerario, della coltivazione delle terre. Strada facendo, rendono giustizia e fanno l'elemosina. Poiché il numero dei figli cresce, viene ri­costruita la dimora di Ulfase. 
Brigida studia i piani e dirige i lavori: ama comandare. Il castello viene arredato riccamente e una sera, davanti al suo letto sontuoso, Brigida sente la frase: «Sulla croce, la mia testa non ave­va dove riposare». Da allora, commossa, la donna dor­mirà per terra ogni volta che potrà. Divenuta terziaria francescana con il marito, impara, non senza difficoltà per una donna indipendente e audace come lei, il costo dell'obbedienza, sottomettendosi con umiltà alle istru­zioni dei superiori. I due sposi amano Dio, lo servono, si amano l'un l'altra, fanno del bene. Ma Dio chiede di più ai suoi amici. Ulf è diventato siniscalco e principe di Nericie. Il re ha regalato loro il bel castello di Vadstena; qui Brigi­da avrà la visione dell'Ordine che dovrà fondare, tra­sformando il palazzo in un monastero, affinché, secon­do le parole stesse di Cristo «questa casa, costruita con il sudore dei poveri e per l'orgoglio dei ricchi, divenga l'abitazione degli indigenti che si serviranno degli og­getti, dei frutti dell'abbondanza e dell'orgoglio, unica­mente per ricondurre gioiosamente i ricchi all'umiltà»; proprio come accadrà all'orgogliosa Brigida che dovrà rinunciare a tutti i suoi impegni. Vanitosa e attaccata al­la ricchezza, lascerà il castello e i suoi beni. 

Nel 1335, il giovane re Magnus, sposatosi di recente con Bianca di Namur, invita a corte la siniscalca di Ne­ricie, affinché diventi la gran dama di Palazzo. Dopo aver sistemato i figli, Brigida parte per Stoccolma, dove l'attendono due giovani sovrani frivoli. Affascina e stu­pisce la giovane regina e si guadagna l'amore e il rispet­to di quanti la circondano... ma non ne ascoltano i saggi consigli. Su richiesta di Magnus, Brigida dà al re delle regole precise per regnare bene. Ma è una fatica inutile: il sovrano si imbarca in una guerra ingiusta e disastrosa, che lo obbliga a imporre pesanti tasse ai sudditi. 

Brigi­da, stanca, chiede di potersi allontanare per qualche tempo dalla corte e nel 1341 si reca in pellegrinaggio a Compostela con Ulf. Durante il viaggio attraverso l'Eu­ropa, i due visitano tutti i luoghi santi del tempo: Colo­nia, Aquisgrana, Tarascona, Sainte-Beaume. A Marsi­glia si imbarcano per le coste spagnole dove, con l'aiuto di un bastone da viandanti, giungono a piedi a Compo­stela. Al ritorno attraversano la Francia messa a ferro e fuoco dalla guerra. Ad Arras, Ulf, gravemente ammala­to, guarisce grazie alle preghiere della moglie e dopo aver fatto il voto di entrare in un ordine religioso qualo­ra riveda la sua terra. Egli trascorre gli ultimi tre anni di vita ad Alvastra, presso i monaci cistercensi, dove muo­re nel 1344 in odore di santità. È menzionato nel meno­logio di Citeaux del 12 febbraio.



Sposa di Cristo
Nel 1339, cinque anni prima della morte del marito, Brigida visita la tomba di San Botvid, uno degli evange­lizzatori della Svezia, che le appare in visione e le dice: «Io ed altri santi abbiamo ottenuto da Dio la grazia che tu possa udire, vedere e conoscere le cose dello spirito, e lo Spirito di Dio avvamperà nella tua anima». Pare sia giunto il tempo della profezia. Dolente, dopo la morte di Ulf, ma decisamente distaccata (si era tolta l'anello ri­cevuto dal marito sul letto di morte perché la legava co­me «una catena» al mondo), Brigida distribuisce i suoi beni agli eredi e ai poveri, e si trasferisce ad Alvastra dove conduce una vita austera e semplicissima, in una piccola casa a nord della cinta del monastero. 

Qui il Signore inizia le sue conversazioni con Brigi­da che desidera avere tutta per sé; inizialmente si tratta di incontri di formazione, poi arrivano le rivelazioni, sempre più precise e profonde, sulla sua missione di profetessa e predicatrice: «Sei mia, e per questo farò di te ciò che voglio. Non amare niente nel modo in cui ami me». Il sottopriore Petrus Olavi, che dubita di queste visioni, riceve una severa ramanzina divina che lo lascia paralizzato fin quando non decide di seguire l'appello divino, che lo vuole segretario, confessore e amico della Santa. E lui che, quando non lo fa Brigida, redige le Ri­velazioni celesti e le traduce in latino. La Vergine Maria conduce Brigida da suo Figlio per­ché egli la riempia di grazie. 

Una notte di Natale, la don­na avverte una gioia sublime e intensa, ed ha un sussulto al cuore, strano e diverso dai normali battiti, come se in lei vivesse un bambino. Maria le rivela che è stato così l'arrivo del Figlio nel suo seno, e Gesù le confermerà che lo Spirito Santo abita nel suo cuore e lo anima. In que­st'occasione, la Vergine le insegna che ci sono due modi per raggiungere il cuore di Dio - l'umiltà e la vera contri­zione e la contemplazione delle sofferenze del Figlio -' e che questo non significa ripiegarsi su di sé, né comporta pietismo, bensì il superamento di se stessi all'ascolto di colui che le insegna: «Contempla la mia bellezza attra­verso la bellezza degli elementi... Guardami. Sono il più bello sul Tabor, ma il più insultato sulla Croce, dove non avevo né forma né bellezza. Guardami e medita... Cor­reggi i tuoi errori! Ascolta la voce con cui ti ho gridato 'Ho sete di te!'». 

Brigida trascorre questi anni fra Alva­stra, la corte svedese e Vadstena, che poco a poco si tra­sforma in convento. La regola che vige a Vadstena, det­tata da Cristo stesso, inizia così: «Voglio istituire quest'Ordine in onore di mia Madre...»; seguono trenta capitoli sui tre voti di povertà, castità, obbedienza, sui precetti e sulle regole, la cui originalità ricorda quella dell'Abbazia di Fontevreau: la badessa ha autorità sulle monache di clausura, sessanta al massimo, tredici sacer­doti, quattro diaconi (come gli evangelisti) e otto laici, che aiuteranno i preti nelle attività quotidiane. 
Questo numero corrisponde ai dodici apostoli e ai settantadue discepoli. Monaci e monache di clausura hanno un loro recinto su entrambi i lati della chiesa dove si raccolgono a pregare. I compiti dei monaci sono unicamente di ca­rattere spirituale. La badessa presenta il monastero di cui è sovrana alla Vergine Maria, Regina degli apostoli e dei discepoli dopo l'Ascensione. Tuttavia la Regola deve es­sere approvata da Roma e nel corso di un viaggio a caval­lo fra Alvastra e Vadnesta, Brigida avrà una lunga visione raccontata nel Libro delle domande (cinquantotto rivela­zioni) che la spingerà a partire. In un primo tempo infatti la sua benefica influenza a corte si traduce in diverse ini­ziative politiche per la pace fra i re di Francia e d'Inghil­terra, e l'arbitrato in questa vicenda di papa Clemente VI, che a quei tempi risiede ad Avignone; ma in seguito Brigida diventa oggetto di critiche e scherno ogni giorno più palesi; nel 1348, inoltre, il Papa annuncia un «giubi­leo» per il 1350, affinché la preghiera fermi la guerra e la peste che sconvolge l'Europa. 

Tutto, dunque, sembra spingere Brigida a compiere il pellegrinaggio, tanto più che ella ha messo ordine nelle proprie faccende e si ren­de conto, non senza dover lottare, che la preghiera è la migliore protezione che ella possa dare ai suoi. La confortano le parole di Cristo: «Poiché dimentichi tutto per cercarmi, grazie anche alla tua carità, avrò cura di te e dei tuoi figli». 

Così Brigida lascia la Svezia che non ri­vedrà più, e giunge a Roma nel 1349, nella speranza di incontrarvi il Papa. Ma l'aspetta una grande delusione: né Clemente VI né il successore Innocenzo VI risponde­ranno ai suoi pressanti appelli e moriranno ad Avignone. Nel 1350, la raggiunge a Roma la figlia Caterina. Brigida, che all'età di quarantasette anni si è messa a studiare il latino, in modo da farsi capire e soccorrere gli infelici, fonda un ricovero per i poveri cui si dedi­cherà assieme alla figlia, moltiplicando i miracoli con la carità. 

A quest'epoca, sotto la dettatura di un angelo, compone L'inno dell'angelo o Sermo angelicus, per il fu­turo convento di Vadstena; si tratta di ventun Lettere, da leggere ogni giorno della settimana durante le messe mattutine, in onore della Vergine Maria. Quando Brigida non scrive le Lettere e le Rivelazio­ni, o non studia, visita con Caterina le catacombe e le chiese di Roma per pregare. Presso la chiesa di San Paolo fuori le mura va in estasi davanti a uno stupendo crocifisso, che si può ancora ammirare e venerare, e ha un dialogo appassionato, raccolto nelle quindici Orazio­ni della Passione, la cui devozione avrà grande diffusio­ne. 
La sua sete di Dio la spinge negli altri santuari italia­ni e per due anni la Santa gira per la penisola, da Assisi a Napoli, passando per Montecassino. Vive con i pove­ri, pellegrina fra i pellegrini, senza disdegnare di fare la questua con loro. Di ritorno a Roma, dove l'ha preceduta la fama dei suoi scritti e dei suoi miracoli, Brigida si prodiga per la conversione dei principi con le sue lettere severe e le sue predizioni intimidatorie, che purtroppo si riveleran­no fondate, e attende il ritorno del Papa a Roma, attesa che durerà diciotto anni. È solo nel 1367 infatti che si avvera la profezia, e Brigida vede entrare nella città eterna papa Urbano V, il quale, però, vi resta solo tre anni. 

Un decennio dopo, nel 1377, Santa Caterina da Siena riprenderà la lotta e riporterà definitivamente a Roma Gregorio XI successore di Urbano V. Tuttavia, prima di questo trionfo, Brigida, sull'orlo dello scorag­giamento e del dubbio, riceve dalla Vergine l'approva­zione degli sforzi che sta compiendo: chi lavora al­l'evangelizzazione e alla conversione degli altri «anche se converte pochi o nessuno, riceverà una ricompensa pari alla conversione di tutti». La figlia Caterina, divenuta a sua volta vedova in se­guito alla morte del giovane marito rimasto in Svezia, de­ve alla tenerezza e alla fermezza materna la forza di non cadere nella disperazione, e di continuare la sua opera. 

All'ombra di Brigida, cresce e matura in santità che, gra­zie all'umile abnegazione della ragazza e alla sua purezza, ne fanno una delle sante più affascinanti della Svezia. Nel 1370, la Regola del Santo Salvatore, assimilata a quella di Sant'Agostino, viene riconosciuta dalla Santa Sede, con l'esclusione però della presenza dei monaci nel monastero. Brigida è ormai settantenne. Spossata dai pellegri­naggi e dalle penitenze, continua a obbedire agli ordini di Cristo: «Preparati al viaggio in Palestina». 

Al mo­mento di levare l'ancora a Ostia con tre dei suoi figli, Karl, Caterina e Birger, mormora: «Torneremo tutti tranne uno di voi che io amo moltissimo». In effetti, du­rante lo scalo a Napoli, la bella regina Giovanna si inva­ghisce di Karl, la cui moglie è rimasta in Svezia e, decisa a fare annullare il suo primo matrimonio, prepara nuo­ve nozze. Brigida, straziata, prega e digiuna, come la Re­gina Bianca che dice a San Luigi: «Figlio mio, ti preferi­rei morto ai miei piedi piuttosto che vederti commettere anche un solo peccato mortale». Ed è quello che succe­de, poiché Karl si ammala gravemente e muore penten­dosi dei propri peccati fra le braccia della madre e della sorella. 

Brigida riprende il mare e, dopo essersi fermata in Sicilia e a Cipro, dove compie molte opere di bene, sbarca in Terra Santa, non senza perdere l'imbarcazione con tutto il suo carico in prossimità delle coste palesti­nesi. «Rendo grazie a Dio», dice, «per essere giunta po­vera sulla terra dove il Salvatore ha vissuto in povertà». Percorrendo tutta la Terra Santa, ad ogni tappa Bri­gida riceve grazie straordinarie, e nelle sue visioni rive­de tutta la vita della Vergine e del Salvatore. Il fedele Petrus ne annota i racconti in latino, portando avanti il Libro delle Rivelazioni. Un giorno Brigida, inginocchia­ta davanti alla tomba di Gesù, ha la rivelazione dell'in­gresso in cielo di Karl. Una voce le dice: «Si chiamerà per tutta l'eternità figlio delle tue lacrime». 

Brigida riprende il mare in uno stato di grande debo­lezza e di malattia. Sbarca a Napoli, dove imperversa la peste, e qui viene supplicata affinché ponga fine all'epi­demia. Così, dopo avere pregato, ella chiede nel nome del Signore che la gente faccia penitenza. La regina Gio­vanna, di cui ha toccato il cuore, non vuole più lasciarla partire, ma Brigida, sfinita, viene riportata a Roma, dove deperisce, soffrendo molto nell'anima e nel corpo. Ma, alla fine, viene a consolarla Cristo stesso, e i suoi ultimi giorni di vita si trasformano in un'estasi continua. Il 23 luglio del 1373, durante la messa mattutina cele­brata nella camera di Brigida, quando il sacerdote solleva l'ostia per la consacrazione, Brigida si protende in avanti e dice: «Fra le tue mani, Signore, rimetto il mio spirito», e cade inerte. Tutta la città si reca a venerare il suo corpo rivestito con l'abito dei terziari francescani e in quell'oc­casione si compiono miracoli. Brigida venne inizialmente inumata nella basilica di San Lorenzo, poi Caterina la sposta a Vadstena, dove la madre aveva desiderato vivere e morire.


martedì 4 febbraio 2020

"Se un P. si mostrasse incline ad autorizzare il matrimonio dei sacerdoti, trarrebbe un giudizio terribile; Dio lo colpirebbe con cecità spirituale e sordità; non potrebbe dire altro, nè fare nè gustare dell'ordine soprannaturale; e inoltre, dopo la sua morte, la sua anima sarebbe gettata nelle profondità dell'inferno, per rimanervi eternamente in preda dei demoni". (La B.V.Maria a santa Brigida di Svezia)

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L’esortazione post-sinodale abolisce il celibato ecclesiastico

(Roberto de Mattei) La notizia che anticipiamo era nell’aria, ma la conferma ci giunge in via riservata da alcuni vescovi che hanno ricevuto una parte (non tutta) della Esortazione apostolica post-sinodale di pF sul Sinodo dell’Amazzonia. Questa parte riproduce sostanzialmente il paragrafo 111 approvato nel documento conclusivo del Sinodo.
«Molte delle comunità ecclesiali del territorio amazzonico hanno enormi difficoltà di accesso all’Eucaristia. Trascorrono mesi o anni prima che un sacerdote possa tornare in una comunità per celebrare l’Eucaristia, offrire il sacramento della Riconciliazione o celebrare l’Unzione degli Infermi per i malati della comunità.
Apprezziamo il celibato come dono di Dio nella misura in cui questo dono permette al discepolo missionario, ordinato al presbiterato, di dedicarsi pienamente al servizio del Santo Popolo di Dio. Esso stimola la carità pastorale e preghiamo che ci siano molte vocazioni che vivono il sacerdozio celibatario. Sappiamo che questa disciplina “non è richiesta dalla natura stessa del sacerdozio” (PO 16), sebbene vi sia per molte ragioni un rapporto di convenienza con esso. Nella sua enciclica sul celibato sacerdotale, san Paolo VI ha mantenuto questa legge, esponendo le motivazioni teologiche, spirituali e pastorali che la motivano. Nel 1992, l’esortazione post-sinodale di san Giovanni Paolo II sulla formazione sacerdotale ha confermato questa tradizione nella Chiesa latina (PDV 29). Considerando che la legittima diversità non nuoce alla comunione e all’unità della Chiesa, ma la manifesta e ne è al servizio (cfr. LG 13; OE 6), come testimonia la pluralità dei riti e delle discipline esistenti, proponiamo che, nel quadro di Lumen Gentium 26,  l’autorità competente stabilisca criteri e disposizioni per ordinare sacerdoti uomini idonei e riconosciuti dalla comunità, i quali, abbiano un diaconato permanente fecondo e ricevano una formazione adeguata per il presbiterato al fine di sostenere la vita della comunità cristiana attraverso la predicazione della Parola e la celebrazione dei Sacramenti nelle zone più remote della regione amazzonica».
Dunque il varco è aperto. Non c’è nessuna ragione per proibire in altre regioni del mondo ciò che sarà permesso in alcune zone dell’Amazzonia. I vescovi tedeschi, e non solo essi, sono pronti ad estendere l’accesso al presbiterato di uomini sposati ritenuti idonei dalle autorità competenti. Ciò che viene liquidato non è solo una mutevole “disciplina ecclesiastica”, ma una legge della Chiesa fondata su un precetto di origine divino-apostolica.
Cinquant’anni fa al simposio dei vescovi europei, tenutosi a Coira nel luglio 1969, il cardinale Leo-Joseph Suenens, durante la sua conferenza conclusiva, lesse un appello di Hans Küng, per sopprimere il celibato dei preti. Questa richiesta era coerente con il ruolo riconosciuto dalla teologia progressista alla sessualità: un istinto che l’uomo non doveva reprimere attraverso l’ascesi, ma “liberare”, trovando nel sesso una forma di “realizzazione” della persona umana. Da allora questa richiesta si è allargata, accompagnandosi con il processo di secolarizzazione e autodemolizione della Chiesa.
In realtà la trasgressione del celibato e la simonia furono le grandi piaghe che hanno sempre afflitto il Corpo Mistico di Cristo nei tempi di crisi. E il richiamo alla continenza e alla povertà evangelica è stata la bandiera dei grandi santi riformatori. Nei prossimi giorni di febbraio, l’anti-riformatore non sarà, come tante volte è accaduto, un vescovo o un gruppo di vescovi, ma il successore stesso di san Pietro
Il celibato ecclesiastico è una gloria della Chiesa e ciò che egli umilia è la volontà stessa di Cristo, trasmessa dagli apostoli ai nostri giorni. Come immaginare che i cattolici possano tacere davanti a questo scandalo? (Roberto de Mattei)
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giovedì 30 gennaio 2020

I DONI DI GESU' AI SUOI PREDILETTI


I SACERDOTI
Parole con cui il Signore mette in guardia la sua sposa, affinché ella possa discernere la vera saggezza da quella falsa

I miei amici sono come degli scolari che hanno una coscienza e un'intelligenza, la saggezza che non hanno appreso dagli uomini ma da me, poiché io stesso l'insegno interiormente, dolcezze e gioie divine con cui dominano il diavolo. 

Ma ora gli uomini imparano alla rovescia e desiderano solo essere dotti per andarne orgogliosi ed essere ritenuti dei buoni chierici, acquisire ricchezze per progredire sulla strada degli onori e degli alti uffici. Per questo motivo quando entrano ed escono di scuola, mi allontano da loro, perché essi imparano per insuperbirsi di ciò che hanno appreso, mentre io ho insegnato loro l'umiltà. 

Vanno a scuola per la cupidigia di possedere, mentre io non ho avuto nulla, nemmeno un cuscino su cui appoggiare il capo. Vi si recano per ottenere cariche e dignità, invidiando chi passa loro davanti, mentre io venivo giudicato da Pilato ed ero lo zimbello di Erode. 

Dunque mi allontano da loro, perché non apprendono la mia dottrina. 
   Ciononostante, essendo buono e mite, do quello che mi viene chiesto, perché chi mi domanda del pane l'avrà e chi mi domanda un letto lo riceverà. 

Chi apprende la mia mirabile saggezza, ossia come servirmi bene, viene servito dagli angeli buoni che lo nutrono di una consolazione indicibile e di un lavoro delizioso. 

Ma gli angeli cattivi assistono i saggi del mondo, suggeriscono e suscitano in loro desideri inutili, secondo la propria volontà, ispirando loro pensieri tormentosi. In verità se si rivolgessero a me e si convertissero, potrei dare loro il pane senza fatica. Il mondo ne fornisce loro ma essi non ne sono mai sazi, poiché tramutano la dolcezza in amarezza». 
Libro I, 33
I sacerdoti custodi del corpo di Gesù
Il Figlio di Dio disse: 
«Sono simile al signore che, dopo aver combattuto con fedeltà nel paese in cui si è recato in pellegrinaggio, torna con gioia nella terra natale. 

Questo signore ha un tesoro molto prezioso, la cui vista dà gioia agli occhi lacrimosi, consola gli infelici, rinvigorisce gli infermi e resuscita i morti. 
Ma, affinché questo tesoro venga custodito con onestà e determinazione, viene edificata una casa con magnificenza e gloria, abbastanza alta e dotata di sette livelli attraverso i quali si accede al tesoro stesso. 

Ora, Dio ha mostrato questo tesoro ai suoi servitori e lo ha affidato loro affinché ne abbiano cura e lo custodiscano con purezza, in modo che vengano apprezzate la carità del signore verso i suoi servitori e la fedeltà dei suoi servitori nei confronti del signore. 

Ma dopo qualche tempo il tesoro inizia ad essere disprezzato, la casa viene frequentata di rado, le cure dei custodi diminuiscono e l'amore di Dio viene trascurato... 

Io sono quel signore che è venuto al mondo per umiltà come un pellegrino, sebbene fossi potente in terra e in cielo secondo la divinità; perché in verità sulla terra ho dovuto sostenere una lotta tale che tutti i nervi delle mie mani e dei miei piedi si sono rotti per la salvezza delle anime. 

Salendo in cielo, da cui non mi sono mai allontanato, ho lasciato al mondo un memoriale altamente degno, ossia il mio corpo santissimo; infatti così come l'antica legge si gloriava dell'arca, della manna, delle tavole del Testamento e di altre cerimonie, allo stesso modo l'uomo nuovo si rallegra di una legge nuova, ossia il mio corpo crocifisso, che era insito nella legge stessa. 

Affinché al mio corpo fossero tributati gloria e onore, ho istituito la casa della Santa Chiesa, dove esso sarebbe stato custodito e conservato. 

I sacerdoti sono dei custodi particolari, in un certo senso più eminenti degli angeli, poiché toccano con la bocca e le mani colui che gli angeli hanno paura di sfiorare, dato il rispetto che provano nei suoi confronti. 

Ho reso ai sacerdoti sette tipi di onore, corrispondenti a sette caratteristiche: 

i preti devono portare il segno del sacerdozio e distinguersi come miei amici per la purezza dello spirito e del corpo, perché la purezza è il primo livello per avvicinarsi a Dio, al quale non si addice nulla di corrotto; 

ai ministri della legge, che avevano il permesso di contrarre il matrimonio, non era concesso fare dei sacrifici, ma ciò non deve stupire: essi avevano solo la scorza e non il nocciolo. 
Ora, poiché questa figura è stata eliminata con l'avvento della verità, è necessario che si consacrino tutti alla purezza; il nocciolo, infatti, è più dolce della scorza... 

I chierici sono istituiti perché siano degli uomini angelici dotati di ogni sorta di umiltà; è vero infatti che con l'umiltà del corpo e dello spirito si entra in cielo e si vince la superbia del diavolo; 

a questo livello i sacerdoti vengono nominati per cacciare il diavolo, perché l'uomo umile è elevato al cielo da cui la superbia ha fatto sprofondare il demonio. 

I preti vengono ordinati per essere discepoli di Dio attraverso la continua lettura dei testi sacri; per questo motivo la sacra Scrittura viene data ai sacerdoti come la spada al soldato; essi, infatti, devono sapere come placare la collera di Dio con la preghiera e la meditazione, affinché il popolo non muoia. 

I sacerdoti sono designati custodi del tempio di Dio e studiosi delle anime; per questo motivo il vescovo consegna loro le chiavi: essi devono prendersi cura della salvezza delle anime dei loro fratelli, promuoverne il progresso con la parola e l'esempio e incitare gli infermi alla perfezione assoluta. 

A loro viene affidata la cura dell'altare, perché, servendo sull'altare, vivano dell'altare stesso e non si occupino affatto delle cose mondane, se non per ciò che attiene alla loro carica ecclesiastica. 

Vengono ordinati per essere uomini apostolici, che predicano la verità evangelica e conformano i loro costumi a ciò che predicano. 

Sono istituiti in modo da mediare fra Dio e l'uomo attraverso il sacrificio del mio corpo. 
Per questo motivo i sacerdoti sono in un certo modo superiori alla dignità degli angeli. 

Ora, mi lamento perché queste caratteristiche sono gravemente disattese, in quanto la superbia viene preferita all'umiltà, l'impudicizia alla continenza; non ci si attiene più ai libri di Dio, ma a quelli del mondo; gli altari vengono trascurati e la saggezza divina è reputata follia. 

Non ci si preoccupa affatto della salvezza delle anime e, come se non bastasse, si gettano via le mie vesti e si di-sprezzano le mie armi. 

E’ vero, sul monte Sinai ho mostrato a Mosè gli abiti che dovevano indossare i sacerdoti; questo non perché nella celeste abitazione di Dio ci fosse qualcosa di materiale, ma perché non si possono comprendere le cose spirituali senza quelle materiali. 
Quindi mostro ciò che è spirituale attraverso il mondo fisico: occorre sapere che a quanti detengono la verità viene richiesta la purezza e non una pura apparenza. 

A che scopo, dunque, avrei mostrato a Mosè un tale splendore di vesti materiali, se non perché attraverso esse si comprendessero lo splendore e la bellezza dell'anima?... 

Dall'oblazione dei ministri di Dio conseguono tre beni

la mia pazienza che è lodata da tutte le schiere celesti, perché sono la medesima Persona tra le mani di un prete buono e di uno cattivo; 

non traggo senso dalla persona, infatti questo sacramento non dipende dai meriti o demeriti di chi lo somministra, bensì dalle mie parole; 

tale oblazione è utile per tutti, indipendentemente dal prete che l'offre, inoltre giova anche a chi l'offre, sebbene cattivo; 
--quando ho pronunciato le parole Io sono, tutti i miei nemici sono caduti all'indietro; similmente, all'udire le parole: Questo è il mio corpo, i diavoli fuggono via e cessano di tentare le anime che fanno queste sante oblazioni, né oserebbero tornare ad assediarle con rinnovata audacia se in esse non si insinuasse una propensione a peccare--. 
Per questo la mia misericordia perdona tutti e li tollera, ma la mia giustizia grida vendetta: perciò io grido e quanti siano quelli che mi rispondono, lo vedi da te.              
Ciononostante invierò ancora la mia Parola: chi l'ascolterà, trascorrerà e terminerà i suoi giorni con una gioia così grande che non è possibile dire, né pensare la dolcezza della mia Parola senza farle torto...» 
Libro IV, 58

Il sacerdote deve avere un libro e l'olio

«Il sacerdote deve avere anche un libro e dell'olio

un libro per istruire gli imperfetti; infatti così come nel libro è contenuta la dottrina del corpo e dello spirito, allo stesso modo il ministro di Dio deve avere la saggezza... La scienza spirituale serve a istruire gli ignoranti, a correggere le persone dissolute e a spronare quelle progredite. 

Nell'olio sono la dolcezza della preghiera e i buoni esempi, poiché così come l'olio è più grasso del pane, allo stesso modo l'orazione d'amore e carità e gli esempi di una vita buona, sono più efficaci di qualsiasi altra cosa per attirare gli uomini a Dio e per placare Dio stesso. 

In verità ti dico, figlia mia, che il nome del prete è grande, poiché egli è un angelo e un mediatore; ma più grande ancora è il suo ufficio, in quanto egli tocca Dio, che è incommensurabile e tiene nelle sue mani le cose sante»
Libro IV, 59

Il Signore ha rimesso il suo corpo nelle mani del sacerdote

«Io sono» dice la Saggezza eterna, «come un uomo che, dovendo abbandonare il mondo, lascia ai suoi amici più cari ciò che ha di meglio; 

io ho fatto lo stesso con i sacerdoti che ho scelto al di sopra degli angeli e degli uomini: 
-ho offerto loro il mio corpo preziosissimo quando ho lasciato il mondo e 
-ho affidato loro molti doni: 
la mia fede
due chiavi, quella dell'inferno e quella del cielo; 
la possibilità di tramutare il nemico in un angelo
di poter consacrare il mio corpo, cosa che non possono fare gli angeli 
e infine di toccare con le mani il mio corpo preziosissimo e purissimo

Ora, essi 
--si comportano con me come gli ebrei, i quali negavano che avevo resuscitato Lazzaro e compiuto altre meraviglie. Mi accusavano sostenendo che volevo diventare re, che avevo vietato di dare i tributi a Cesare e che avrei ricostruito il Tempio in tre giorni; 

--similmente i ministri di Dio non divulgano i miei prodigi né insegnano la mia dottrina, ma diffondono in ogni dove l'amore del mondo e ovunque predicano la loro volontà, poiché stimano meno di nulla tutto quello che ho fatto per loro. 

In secondo luogo, hanno perduto la chiave con cui dovevano aprire il cielo ai miserabili; amano e prediligono la chiave che apre l'inferno e la tengono avvolta in un panno pulito

In terzo luogo, fanno 
di un giusto un ingiusto
di un semplice un diavolo
di un sano un malato

perché oggi chi si avvicina loro con tre malattie, se ne allontana con una quarta in più
se qualcuno si reca da loro con quattro malattie, se ne parte con cinque, perché il peccatore, vedendo l'esempio cattivo e depravato dei sacerdoti, imbocca una nuova strada, si rafforza nel peccato ed inizia a gloriarsi del peccato stesso di cui aveva vergogna...

In quarto luogo
quelli che mi dovevano santificare con la bocca, mi vendono per cupidigia
sono peggio di Giuda, perché Giuda in un certo senso ha riconosciuto il proprio peccato ed ha fatto penitenza, sebbene inutilmente. 

Essi si definiscono e si reputano giusti
  Giuda, invece, ha riportato il frutto del suo peccato ai sommi sacerdoti e agli anziani, e questi hanno messo la sua confessione al servizio del loro ingegno e del loro uso. 
   Giuda mi ha venduto prima che riscattassi il mondo, ma costoro mi vendono dopo e non hanno compassione del mio sangue che grida vendetta con maggior ragione che non il sangue di Abele. 
  Giuda mi ha venduto per trenta denari, ma costoro mi vendono con ogni sorta di maldicenza, perché non si avvicinano mai a me se non per ricevere qualche vantaggio. 

In quinto luogo, 
si comportano come gli ebrei. 
Ora, cosa hanno fatto questi ultimi? Mi hanno posto sul legno della croce, ma costoro mi mettono su un torchio e mi stringono con forza. 

Ti chiederai: 
-'Come può accadere ciò, se la mia divinità è inattaccabile dalla sofferenza e Dio non è predisposto al dolore?' 
-È vero, ma la volontà ostinata con cui i sacerdoti perseverano nel peccato è tale che ciò mi risulta ancora più duro e doloroso, proprio come se venissi posto su un torchio.    

Ora, questi preti hanno due peccati: la lussuria e la cupidigia e mi mettono e lasciano tra questi due vizi; tanto che, dopo aver fatto penitenza e aver celebrato la messa, sono nuovamente animati dalla volontà di peccare e di nuovo mi fanno sentire come se venissi stretto in una pressa...» 
Libro IV, 132

Il modo in cui il Signore onora i sacerdoti

Ascoltate dunque, eserciti ed angeli miei! 

Ho scelto dei sacerdoti 
al di sopra degli angeli e degli altri uomini 
e ho dato loro il potere di consacrare il mio corpo 
e di toccarlo. 
Se avessi voluto, 
avrei potuto affidare una funzione del genere agli angeli, 
ma amo a tal punto i sacerdoti 
che li ho innalzati a un simile onore e li ho ordinati 
affinché presenziassero davanti a me, 
disposti in sette livelli. 

Dovevano essere pazienti come pecore, 
costanti come muri dalle fondamenta stabili, 
pieni di vita e generosi come soldati, 
saggi come serpenti, 
pudichi come vergini, 
puri come angeli, 
animati da un amore ardente come quello di una sposa che si avvicina al talamo nuziale. 

Ora
si sono allontanati da me con cattiveria, 
sono selvaggi come lupi che rapiscono le pecore, 
imbattibili quanto a fame e avidità. 
Non onorano nessuno e non hanno vergogna di chicchessia. 

In secondo luogo
-sono incostanti come le pietre di una muraglia in rovina, perché diffidano delle fondamenta, ossia del loro Dio, come se egli non potesse soddisfare le loro esigenze o non volesse nutrirli e sostentarli. 

In terzo luogo
-sono sprofondati e sono stati avvolti dalle tenebre, come dei ladroni che camminano nella cecità dei propri vizi. 
-Non hanno affatto il coraggio dei soldati, necessario per combattere per l'onore e la gloria di Dio, né hanno la generosità che occorre per compiere azioni eroiche. 

In quarto luogo, diventano pigri come asini che tengono la testa bassa: similmente sono stolti e insensati poiché pensano sempre alle cose mondane, senza rivolgere la mente al cielo e alle cose future. 

In quinto luogo, sono impudenti come cortigiane: mi camminano davanti con insolenza nei loro abiti impertinenti e tutte le loro membra esprimono la loro lussuria. 

In sesto luogo, sono sudici come la pece: tutti quelli che si avvicinano loro ne sono offuscati e imbrattati. 

In settimo luogo, sono abominevoli… 
Solo certi preti si accostano a me con dissimulazione, come se fossero dei traditori, Tuttavia io, che sono Dio e Signore di tutte le creature in cielo come in terra, vado loro incontro; dopo che il sacerdote ha pronunciato le parole Questo è il mio corpo sull’altare, davanti a lui io sono vero Dio e vero uomo. 
Mi affretto verso i miei ministri come uno sposo innamorato, per provare e gustare assieme a loro i sacri piaceri della mia divinità; ma, ahimè, non trovo posto nel loro cuore
*
Ascoltate ancora, amici miei, quanta dignità conferisco ai sacerdoti al di sopra degli angeli e degli uomini: 

ho dato loro il potere di fare cinque cose

1. legare e sciogliere in terra e in cielo; 

2. trasformare i miei nemici in amici di Dio, e i demoni peccatori in angeli virtuosi; 

3. predicare la mia parola; 

4. consacrare e santificare il mio corpo, cosa che nessun angelo può fare; 

5. toccare il mio corpo, cosa che nessuno di voi oserebbe fare». 
Libro IV, 133
COR MARIAE IMMACULATUM
INTERCEDE PRO NOBIS!