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lunedì 31 luglio 2017

Portate l’uno il peso dell’altro



Uniti per la sofferenza d’amore
 Il Santo Padre Pio da Pietrelcina (1887-1968) ha avuto molte figlie spirituali, che ha guidato sulla via della perfezione cristiana. Per alcune di loro però non è stato solo lui un padre spirituale, ma loro stesse sono diventate sue madri spirituali, pregando per lui e offrendo le loro sofferenze. 


Uno di questi pilastri per il padre stigmatizzato e confessore è stata Luigina Sinapi (1916-1978), un’anima di espiazione, consigliera di molte personalità, persino di Papa Pio XII. 

Con quattro fratelli e sorelle, Luigina crebbe in una famiglia benestante ad Itri (LT). La madre, una donna profondamente credente, si preoccupava particolarmente della figlia più grande, che qualche volta si comportava in maniera misteriosa. 

A cinque anni, per esempio, con molta naturalezza, raccontava allo zio sacerdote di giocare con il Bambino Gesù. La mamma Filomena, perciò, decise di andare con la figlia a San Giovanni Rotondo dal giovane p. Pio, stigmatizzato da pochi anni, per avere chiarezza da lui se questi fenomeni straordinari non fossero opera del maligno. Il padre cappuccino la tranquillizzò dicendole: “Dio manifesta in lei la Sua volontà”; poi benedisse Luigina e con amore paterno impose sulla piccola la sua mano stigmatizzata. Questo fu il primo incontro di due grandi anime che nel corso degli anni si sarebbero legate sempre più con la sofferenza e con l’amore disinteressato. 

A 19 anni, Luigina si trovò di fronte alla decisione più grave della sua vita. La sua malattia, un cancro all’intestino, era talmente avanzata che non c’erano più speranze. 

Il 15 agosto 1935, festa dell’Assunzione di Maria in Cielo, un medico e un sacerdote si unirono al suo capezzale per assisterla nelle ultime ore. Inaspettatamente, in una visione, Luigina vide Gesù e la Madonna che le offrivano una scelta: “Vuoi morire ed entrare in paradiso o vuoi essere un sacrificio espiatorio per la Chiesa e per i sacerdoti?”. 
Come in un film, la moribonda vide il periodo dell’apostasia, al quale stavano andando incontro i sacerdoti e la Chiesa; inoltre conobbe il proprio futuro pieno di sofferenze. Senza esitazione scelse la vita come sacrificio espiatorio. 

Riguardo la sua vocazione, Gesù le disse: “Sarai il seme di senape nel solco di Roma!”. Nello stesso istante Luigina fu completamente guarita. Da quel momento iniziò per lei una vita del tutto nuova. Esteriormente visse una normale vita quotidiana, ma con numerosi fenomeni straordinari e soprannaturali, fin quando le sofferenze non la costrinsero a letto nell’impossibilità di svolgere un lavoro regolare. 

Portate l’uno il peso dell’altro 

A Luigina Dio donò sempre una particolare consolazione durante le sue grandi sofferenze fisiche e spirituali. 
P. Pio la visitava in bilocazione ed ogni volta era per lei un’immensa gioia. 
Luigina raccontò anche che, nell’Anno Santo del 1950, il Padre la visitò e le mostrò le sue stimmate, cosa che lei desiderava tanto. Quanta forza ricevette da questi incontri!  

Le due anime espiatrici si ‘conoscevano’ già molto bene, quando, nel 1953, a trentasette anni, Luigina andò a San Giovanni Rotondo per chiedere consiglio a p. Pio, perché veniva ripetutamente accusata di furto nella posta dove lavorava. Lo incontrò faccia a faccia per la seconda volta con il cuore afflitto. P. Pio la tranquillizzò e la trattenne vicino a lui per qualche giorno. Dopo quella visita Luigina tornò spesso a San Giovanni Rotondo. 

P. Tarcisio, un confratello di p. Pio, notò subito che queste due anime erano legate da un’amicizia santa, perciò si prendeva particolarmente cura di Luigina quando si trovava in visita. 
Una volta ella confidò al padre: “che ogni volta, che andava a San Giovanni Rotondo, chiedeva a Gesù di poter partecipare alle sofferenze di p. Pio e la sua richiesta veniva sempre esaudita”. 
In un’altra occasione gli raccontò che qualche volta lei e p. Pio si ‘scambiavano’ le loro sofferenze. 
Perciò è comprensibile che p. Tarcisio telefonasse a Luigina, quando p. Pio, nell’aprile del 1965, stette così male da far pensare ad una morte imminente. Ella rispose semplicemente: “Mi richiami domani, per favore”. Il giorno seguente p. Tarcisio riferì che p. Pio si sentiva meglio e aveva potuto celebrare anche la Santa Messa. Luigina aveva pregato la Madonna di poter prendere su di sé tutte le sofferenze di p. Pio, in modo che egli fosse di nuovo in grado di andare in Chiesa per le confessioni. Era stata esaudita, come sempre, e aveva avuto dolori così forti da non potersi più muovere. 

Ogni volta che andava a Roma, p. Tarcisio faceva visita a Luigina, trovandola spesso sofferente. Avvenne così anche il 10 agosto del 1967. “Anche p. Pio è malato e soffre molto”, le riferiva p. Tarcisio. Luigina confidò al padre cappuccino che avrebbe offerto alla Madonna una novena di sofferenze per liberare p. Pio dalla sua malattia. Anche questa volta il pastore delle anime si riprese molto presto e, grazie al sacrificio della sua figlia e madre spirituale, poté nuovamente dedicarsi alla sua attività sacerdotale. 

Il legame spirituale di queste due persone era talmente profondo che p. Pio fece conoscere a Luigina qualche suo segreto. 

Il 15 agosto 1968 le apparve a Roma dicendo: “Vieni a San Giovanni Rotondo”. Sebbene Luigina avesse programmato un viaggio importante, ubbidì subito. Durante la confessione del 23 agosto, p. Pio le confidò che tra un mese sarebbe morto e aggiunse: “Non dire a nessuno ciò che ti ho detto!”. Luigina, comprensibilmente addolorata, domandò spontaneamente: “Ma cosa faremo senza di lei?”. P. Pio rispose con dolcezza: “Andrai davanti al tabernacolo. In Gesù mi troverai”. 

 Dopo la morte del suo padre spirituale, Luigina poté partecipare in visione alla sua dipartita. Ella vide dal cielo una immensa schiera di anime correre incontro al padre: egli aveva circa 14 milioni di figli spirituali che, esultanti, gridavano: “Per te siamo salvi”. Fu giusto che anche Luigina partecipasse alla gioia paradisiaca di p. Pio, perché anche lei, insieme a questo santo, aveva tanto sofferto per le anime. 

Anche dal Cielo p. Pio non abbandonò la sua compagna di lotta sulla terra. Le apparve più volte, rafforzandola e sostenendola nella sua vocazione di offrirsi come sacrificio espiatorio per le anime. Luigina, da parte sua, confidò a p. Tarcisio che, soprattutto nelle sofferenze più grandi, pensava sempre ai dolori che le stimmate avevano provocato a p. Pio. “Ogni volta che pensavo alle sofferenze di p. Pio, avevo davanti ai miei occhi la passione di Cristo. Nelle sofferenze di Gesù e del Suo servo, ho sempre trovato la gioia, la mitezza e la forza per sopportare i miei dolori”. 
Fonte: Chino Bert, Luigina Sinapi. Liebesopfer für die Welt, Hauteville CH 1989

Sanguis Christi, 
omni glória et honóre digníssimus, 

salva nos.
AMDG et BVM

giovedì 10 aprile 2014

Storia decisamente affascinante. Luigina Sinapi.

Quella di Luigina Sinapi è una storia decisamente affascinante ma, non di rado, dimenticata o sconosciuta: la storia della beata (il processo è in corso) del XX secolo che ricevette alcune immagini dal Cielo ritraenti la Vergine Maria alle nozze di Cana.
 

La vita

Già da bambina Luigina affermava di giocare spesso con Gesù Bambino a nascondino ed a rincorrersi – la mistica Natuzza Evolo aveva esperienze dello stesso tipo in gioventù.

Era nata l’8 settembre 1916 a Itri (Latina), prima di cinque figli. La sua mamma era così preoccupata dei fatti straordinari che le succedevano, che a metà degli anni ’20 la portò da Padre Pio da Pietrelcina per un consiglio e una benedizione.
Il frate le pose la sua mano stigmatizzata sul capo e disse: “Dio si manifesta in lei con la sua volontà”.
Trascorse fanciullezza e adolescenza nella sua famiglia agiata ricevendo, soprattutto dalla mamma, un’ottima educazione cristiana, frequentando elementari e ginnasio con serietà e intuendo che una singolare missione l’aspettava.
Ella stessa dirà di aver offerto a Gesù il voto di verginità a soli cinque anni.
Insieme, nutriva un’affezione intensissima alla Madonna, pregata a lungo con il Rosario, contemplata nei suoi dolori, nella partecipazione alla Passione del Figlio Crocifisso.

In Maria SS.ma aveva una fiducia illimitata, tanto da strapparle dei miracoli, così che quando altri si accorgevano della sua familiarità con Lei le chiedevano di pregarla per le loro necessità: e succedevano miracoli.

Nel novembre 1931, il primo grandissimo dolore: la morte della sua mamma a soli 44 anni. Era l’inizio della sua “via Crucis” cui però non mancheranno gioie profondissime e eventi straordinari.
Sedicenne, Luigina entra tra le Figlie di S. Paolo per consacrarsi a Dio. Ha come direttore spirituale don Timoteo Giaccardo(oggi beato). Ma a causa dellasua salute delicata, quello non è il suo posto. La notte di Natale, don Giaccardo le domanda: “Per amore di Gesù, vuoi offrirti vittima per la salvezza delle anime?”.
Luigina risponde di sì. Don Giaccardo conclude: “Va’, figliola, la tua vocazione è altrove”.
Luigina sente dolori atroci al bacino: è un tumore. Rimane a letto, nella sua casa di Itri, per due anni, pregando, offrendo e continuando a occuparsi con eroismo dei suoi fratelli cui fa da mamma. Il 15 agosto 1935, solennità dell’Assunzione di Maria, il Parroco le amministra l’Estrema Unzione, perché ormai è alla fine. Ma ecco il miracolo: Luigina vede Gesù e la Madonna che la interrogano:

Siamo venuti per farti una proposta. Tu però sei libera di scegliere: vuoi venire subito con noi in Paradiso o rimanere sulla terra e offrirti ancora vittima espiatrice per la Chiesa e per i sacerdoti?

In un istante, Luigina vede i pericoli dell’apostasia, le defezioni che sarebbero venute negli anni futuri e accetta la seconda proposta, offrendosi ancora vittima a Dio.
Gesù allora le dice:

Non entrerai più in convento, ma come una persona comune vivrai nascosta agli occhi del mondo. Sarai poco compresa, soffrirai molto e morirai sola come me. Sarai –come dice il tuo nome– il granello di senape in un solco di Roma. Vivrai lo straordinario nell’ordinario. Da questo momento ti lascerò la mia santa Madre: ti guiderà e ti conforterà. Sii una violetta nascosta ma sempre profumata. Non temere.

Luigina Sinapi in giovane età
Luigina Sinapi in giovane età

Non appena Gesù ebbe finito di parlare, l’angelo custode di Luigina, Samuele, la prese per mano e la sollevò. Luigina si trovò improvvisamente guarita, mentre le bende che le coprivano il tumore le caddero.

Dopo quella visione, il primo sabato di ogni mese e nelle festività mariane, la Madonna, preannunciata da musiche e cori angelici, apparve sempre a Luigina, lasciando sul luogo un profumo senza eguali che perdurava per tutto il giorno.
Luigina nel 1930 era entrata nel convento delle Figlie di San Paolo di don Alberione ma, ammalatasi, poco dopo dovette lasciare l’istituto.
Il colloquio con il Cielo, con Gesù e la Madonna, con Santi quali S.Francesco d’AssisiS. Filippo NeriS. Teresa di Gesù Bambino e S. Gemma Galgani, si fa più intenso: vede l’Invisibile e porta a compimento “cose impossibili” agli uomini.
Al contempo si dedica all’adorazione eucaristica, all’apostolato spicciolo e a quello “in grande”, straordinario, come quando Gesù la invia in bilocazione a portare soccorso ai Vescovi e ai sacerdoti impediti e perseguitati nell’Est europeo e in Russia.
Nel medesimo tempo il diavolo la tormenta in ogni modo. Non per nulla si era offerta vittima per la Chiesa e per i sacerdoti e il bene che compie è sempre più grande, a larghissimo raggio.

All’entrata dell’Italia in guerra nel giugno 1940, Luigina lascia Roma per fondare presso il Santuario della Madonna della Civita, a Itri, un’opera di carità e di assistenza per bambini bisognosi e donne anziane. Richiamata a Roma presso l’istituto di Statistica, non accetta, vivendo per qualche tempo di umili servizi e di carità e continuando il suo apostolato singolare.

Una mattina d’aprile 1937, Luigina si trova presso l’Abbazia delle Tre Fontane e si inoltra tra le piante secolari fino a una grotta che ella non sa essere luogo malfamato e ricettacolo di ciò che si vuol far sparire: croci spezzate, corpicini abortiti, materiale compromettente. Luigina si trova davanti alla Madonna che, con uno sguardo mesto, le fece notare in un angolo lo scheletro di un bimbo abortito ed insepolto.
Luigina seppellisce i piccoli resti e poi la Madonna le confida:
 

Esattamente fra dieci anni, tornerò in questo luogo. Mi servirò di un uomo che oggi perseguita Me e la Chiesa Cattolica e vuole uccidere il Papa… Ora tu va in piazza S. Pietro, troverai una signora vestita così… e le chiederai di condurti da suo fratello Cardinale: porterai a lui il mio messaggio. Da questo luogo, stabilirò a Roma il trono della mia gloria… Inoltre dirai al Cardinale che prestò sarà lui il nuovo Papa.
Luigina va a S. Pietro dove incontra la marchesa Pacelli, ottenendo subito di parlare con il fratello Card. Eugenio Pacelli, Segretario di Stato. L’illustre e santo uomo di Chiesa crede subito a quella ragazza di 21 anni, come a un’inviata da Dio. Quando il 12 aprile 1947 la Madonna apparì a Bruno Cornacchiola, convertendolo dai suoi tristi intenti, egli andò a raccontare tutto al Papa Pio XII, che era comunque già al corrente di tutto.
Vista realizzata la profezia che riguardava la sua elezione al Papato, Pio XII continua a stimare sempre più Luigina. I suoi incontri con lei si infittiscono nelle frequenti udienze e nelle telefonate reciproche.
Un giorno, in cui giunge all’udienza con il Pontefice, coperta di lividi per le percosse ricevute dal diavolo, Pio XII le dona una reliquia della Croce di Gesù, dicendo: “Portala sempre con te, ti proteggerà da Satana!”.
Avvicinandosi l’Anno Santo 1950, Pio XII pensa alla definizione dogmatica dell’Assunzione di Maria SS.ma in corpo e anima, ma vuole un segno dal Cielo.
Luigina, a nome della Madonna, le dice: “Padre santo, proceda tranquillo. Mamma Maria è in Paradiso anche con il suo corpo!”.
Luigina nel contempo sapeva che stavano per venire tempi molto duri per la Chiesa.
Ad un amico confidò: “Dopo il Concilio, la Chiesa dovrà superare molte difficoltà… Ma alla fine, essa ne uscirà rinvigorita”.
Per suggerimento della Madonna, scrive: “Tempo verrà in cui menti corrose dall’orgoglio di scoprire, contesteranno il Vangelo, perché Gesù non ha scritto… Ma gli Apostoli, infiammati dal Fuoco divino, lo hanno scritto con il sangue. Quel Fuoco si sta spegnendo. La Chiesa ha bisogno di nuovo di questo Fuoco”.
Questa è la rivelazione in cui si intravede la tragedia della “nuova teologia” e della “nuova esegesi” già condannate da Pio XII nella “Humani generis” (12 agosto 1950), e che dilagando di nuovo dappertutto, di fatto distruggono il Credo Cattolico e seminano confusione e rovina nelle anime.
Passò gli ultimi anni della sua vita offrendo i suoi sacrifici per le anime di Chiesa e per la salvezza delle anime, passando a miglior vita il 17 aprile 1978.

La “foto” della Vergine Maria

Luigina Sinapi, come detto, era testimone d’accadimenti straordinari, anche più volte al giorno.

Tuttavia, verso la fine degli anni ’60, uno di questi “eventi” fu molto particolare.
Ella attendeva, come ogni primo sabato del mese, la visita della “Mamma” nella sua casa di via Urbino, e più esattamente nella sua Cappellina; ma quel sabato la Madonna non era venuta. Luigina si fece triste e, per consolarsi, pensò di proiettarsi alcune immagini sacre, ed in particolare le diapositive dei Luoghi Santi.
Sulla parete che funge da schermo, ecco che arriva, nell’ordine , la diapositiva della località, Cana, luogo dell’evangelico “Festino di Nozze”, dove Gesù diede inizio ai suoi miracoli.
All’’improvviso la scena si anima per la presenza reale della Madre di Gesù che intercede preso il Figlio. Maria è rivestita della Veste di Nozze, ed è adorna dei “gioielli (monili) della Casa di Davide”, dono dello Sposo Giuseppe: due magnifici orecchini di perle e una fibula analoga sull’omero a fermare la lieve cadenza del manto.
Un tessuto impalpabile, quasi un velo, bianco, poggia sul suo capo.
In una prima posa la Vergine è rivolta con gli occhi al Figlio e dice a Lui: “Non hanno più vino”.
In un’altra posa, la seconda, l’immagine si presenta il sembiante verginale della “Donna”, allorché la Madre di Gesù, rivolta ai servi, pronuncia le arcane parole: ”Fate quello che Egli vi dirà”.
Nell’atto di allontanarsi la Madonna dice a Luigina: “Ti lascio un regalo, vedi!”, e aggiunge: “In Me troverai Gesù”.

Le due foto della Vergine Maria
Le foto della Vergine Maria (Clicca per lo zoom)

Tempo dopo sempre la Madonna le confermò la veridicità della foto: “Ecco il segno che da tempo desideravi. Codesta è la mia fotografia alle Nozze di Cana, cui presi parte con Gesù e i suoi primi Discepoli. Guardala bene: in essa si riflette un grande momento di gioia, di trepidazione e di sollecitudine da parte mia e del mio Figlio per le sorti della famiglia.

Luigina tuttavia, per rafforzarne l’autenticità, la diede all’’On. Prof. Enrico Medi per analizzarla, il quale la sottopose ad esame di laboratorio. Dall’esame di rigore scientifico risultò di essere una fotografia in “positivo”, ovvero reale.
Da notare che tutti i tentativi di riproduzione e/o fotocopia non andarono a buon fine, le macchine si rompevano nel tentativo.
 

Ma la Sinapi era anche depositaria di un materno avviso: “In me troverai Gesù”, le aveva detto la “Mamma” all’’atto di allontanarsi. Dapprima la mistica non intende il significato celato in queste parole.

Tuttavia la sua fede, fede di “eventi maturati in silenzio”, diventa in quel momento operosa attesa, sorge la viva esigenza di decifrare il senso delle arcane parole. Il giubilo del materno “regalo” era attraversato da quella domanda. Ed ecco, a un tratto, la sublime, consolante scoperta: nel Volto bello e santo della Madonna, c’era – e c’è – ben visibile, il Volto di Gesù.
Bisogna coprire con un foglio bianco la parte sinistra del Volto della Madre, perché nella parte destra emerga una sagoma, uguale e diversa: l’immagine del Figlio. I sembianti del Figlio e del Figlio e della Madre sono uguali, ma non identici, nei tratti e nelle espressioni.
Luigina cerca una conferma alla sua scoperta e la trova in modo convincente nell’unico termine di paragone irrefragabile: i tratti del Salvatore presenti nel Volto della “Donna” che intercede alle Nozze di Cana, sono conformi al divino sembiante dell’Uomo della Sindone, l’unico archetipo dell’Uomo–Dio (link all’immagine della comparazione).
Nel regalo fatto dalla “Mamma” a Luigina “il Figlio di Maria” è conforme nei tratti al Volto della Madre. Ma la Madre, “Figlia del Suo Figlio”, è conforme a Lui.
Allorché Luigina mostrava nel volto di Maria il volto adorabile del suo Gesù era presa da un’intima consolazione. Era questo il messaggio più grande dell’immagine: Lì – e cioè in Me – troverai Gesù, aveva detto la Vergine Maria.






giovedì 18 luglio 2013

Un regalo per te, sì proprio per te!

Domina consolare animam meam Vultu sancto tuo.
Convertere, anima mea, in laudem ipsius: et refrigerium
invenies in novissimis tuis. (Sl. 114) 


Vinum non habent!


Quodcùmque dìxerit vobis, fàcite.
Implete hydrias aqua,
et ferte architriclìno.





28‑12‑47. Maria Ss., che ha colmato di Sé questo mese di dicembre, sempre presente ‑ Lei sola dall’8 in poi, Tutta Bella, Giglio di Paradiso, nella sua forma di Immacolata, Luce indescrivibile che è carne e ha la immateriale... no, non immateriale perché è vero corpo... dirò che ha la bellezza ideale, trasfigurata, dei corpi glorificati ‑ Maria Ss. scende oggi, giorno dei S. Innocenti, dalla sua nicchia di luce (la luce che emana dal suo corpo beato) e diviene Maria di Nazaret, la pura, bella, soave, materna, umile Maria che visse in Palestina 20 secoli or sono.Viene a fianco del mio letto, biancovestita, un lieve velo di lino, tessuto rado, sui capelli biondi, divisi al sommo del capo, così come la vidi molte e molte volte nelle visioni... È dolce, ma lievemente mesta. Però mi dice, posando le mani bellissime sulla sponda del mio lettino:«Sto qui. Perché tu mi possa contemplare, studiare nei tratti, ben da vicino, ancora una volta, e perché tu possa capire in che è la differenza fra quella che ero sulla terra, e quella che sono ora in Cielo.A Lourdes, a Fatima, nelle apparizioni in genere, appaio come sono ora in Cielo, e il mio aspetto ha già l’indescrivibile bellezza luminosa dei corpi glorificati. Quella bellezza che i veggenti di quelle apparizioni non afferrano mai tutta, in tutti i particolari. Nota che sanno dire l’abito che porto, la corona che sgrano, la rupe o l’albero su cui mi poso, i gesti che faccio, l’espressione del volto, ma sono sempre indecisi, e involontariamente non sono mai veritieri, nel saper dire il mio volto, il colore degli occhi e capelli, né della pelle. Si sforzano di farlo. Ma non riescono, non possono farlo.Nessuna delle anime veggenti mi ha vista tanto come tu mi hai vista, nella veste di Fanciulla, Sposa, Madre sulla terra, nella veste di Regina del Cielo. E tu ogni volta ti dici: “È sempre Lei. Ma come è diversa quando è la gloriosa Regina del Cielo, assunta in corpo ed anima fra gli angeli, da quella che è quando è l’umile Maria di Nazaret”.  Guardami bene, figlia, e placa il tuo dolore. Guardami. Son Maria di Nazaret?»  La osservo attentamente, così vicina come è al mio volto. Ne studio l’epidermide di un caldo pallore di magnolia soffuso di un tenue rosa sulle guance, le labbra giustamente tumide e porporine, il naso sottile, diritto, gli occhi perfetti di taglio e così limpidi nel colore di cielo sotto la fronte alta e liscia, l’ovale perfetto, di fanciulla... Non so perché il suo volto mi fa sempre pensare ad una candida fiamma o al boccio di un giglio prossimo ad aprirsi, tanto le curve sono dolci nel loro ovale... Guardo i bei capelli di un biondo mite, fini, soffici, lievemente ondulati. Penso che se invece di essere stretti in trecce pesanti, che li stirano sul capo, fossero sciolti, le onde sarebbero più profonde... E soprattutto mi perdo a sentire il tenue calore del suo corpo che mi respira vicino, e il suo profumo... il suo caratteristico profumo, l’odore di Maria... l’odore della Vergine... Maria legge il mio desiderio di abbandonarmi sul suo omero materno per aver sollievo in tante pene di ogni specie, e mi attira. Sto così... non so quanto. Poi mi lascia, dice: “Scrivi che ti ho presa sul cuore”. Scrivo queste ultime 5 righe. Ora dice: “E guardami ora”. Si trasfigura, alzandosi dal suolo, scostandosi dal letto, poggiata su una nuvola d’argento, circonfusa della sua luce candidissima. Il corpo splende, splende la veste che da bianca si fa “luce bianca”, splende il volto, si affina come se la luce lo spiritualizzasse, splende lo sguardo rapito. La luce è così viva che il cilestrino delle pupille si fa “raggio”, e l’oro delle chiome quasi più non si distingue per tale, sembra scuro rispetto alla luce che emana il Corpo della Madre di Dio glorificato. Abbassa gli occhi su me, mi sorride. Chiede: “Sono io?”.“Sì”.“Ma sono uguale alla donna che fu Madre di Gesù?”.“Sì... e no” rispondo coraggiosamente. Perché ci vuol coraggio a fare certi confronti e certe confessioni.“Eppure sono io. Lo vedi. Così sono in Cielo. Così apparii a Lourdes e Fatima. Là dove meglio i veggenti mi hanno vista, essendo ‘degli innocenti’ come te, figlia mia. Più innocente è la creatura e più mi vede qual sono, ed esattamente mi descrive per quanto può come creatura, e mi fa scolpire somigliante per quanto può esserlo un simulacro”.  Torna da me, umana... Mi chiede: “Si placa il tuo tormento?”. Piango. Mi carezza... Io piango perché da quando ho letto che al Cornacchiola Bruno1 (ora ne so il nome) apparve scura di capelli e di tipo orientale, credo di essere nell’inganno nel dire che è bionda Maria. Eppure lo è, di un bi­ondo pallido anche, quasi paglia, quasi oro zecchino. Lo vedo bene. È qui, la sua testa a meno di 30 centimetri dai miei occhi! Mi carezza per consolarmi e dice:«O Maria, non temere. L’ombra alla grotta e del manto ha molto contribuito all’errore. E non era necessario che a un peccatore mi svelassi perfettamente così come agli innocenti Bernarda, Lucia, Giacinta, Francesco, e al Piccolo Giovanni del mio Gesù. Ma, ascolta bene, ma a te che sei Serva di Maria 2, dico che l’artefice che mi ha scolpita in modo che io non mi riconosco, bene avrebbe fatto a ricordare le statue di Lourdes e di Fatima, là dove io sono resa così come può l’uomo rendere l’effigie della Madre di Dio... E soprattutto avrebbe dovuto ispirarsi al volto con cui sono ritratta nell’Annunciata di Firenze 3, quel volto dal quale, se l’uomo e il tempo non ne avessero alterato l’effigie, ogni uomo potrebbe conoscere come ero quando lo Spirito dello Spirito di Dio, di Dio mi fece incinta. Il fumo dei ceri e il tempo hanno offuscato i colori, e l’uomo ha sciupato... Ma ancor si vede come era la Fanciulla di Dio, la Fidanzata a Giuseppe in quella mia primavera d’anni, in quella 

1 È il veggente delle “Tre Fontane”. Dopo l’accenno incontrato a pag. 242 (nota 1) se ne tratterà più diffusamente a pag. 246.
2 Cioè terziaria dell’Ordine dei Servi di Maria.

3 Il celebre affresco, ritenuto di mano angelica, che si trova nella basilica della Ss. Annunziata di Firenze. Nel chiostro annesso riposano, dal 1973, i resti mortali della scrittrice.

fiorita primavera nazzarena. Guardami e dimentica il dolore, la paura, tutto. Ricordati: “Vidi l’Agnello che stava sul monte Sion e con Lui 144.000 persone che avevano sulla fronte scritto il suo Nome e quello del Padre... e cantavano un nuovo cantico che nessuno poteva imparare se non quei 144.000 riscattati dalla terra... primizie a Dio e all’Agnello, né fu trovata menzogna sulla loro bocca” 4. Ti sembra non poter appartenere a questa schiera perché non sei un’innocente? È detto ancora che l’angelo del Signore segna del segno di Dio 144.000 servi del Signore che vengono in bianche vesti all’eterno osanna dopo essere passati dalla grande tribolazione5. Quale tu l’hai. Ma ecco, io ti imprimo quel segno sulla fronte, io, Regina degli Angeli e Madre di Dio, con un bacio.Sta’ in pace. Il Signore Uno e Trino ed io asciughiamo, dalla terra, ogni tuo pianto.»Mi abbandono di nuovo al materno abbraccio.


Apocalisse 14, 1‑5. 
Apocalisse 7, 9‑17.(da i Quaderni 1945-50 Maria Valtorta ed. CEV)



AMDG et DVM