mercoledì 23 gennaio 2013

ASSISI: È conosciuta per essere la città in cui nacquero, vissero e morirono san Francesco, patrono d'Italia, e santa Chiara.



Assisi

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Assisi
comune
Assisi – StemmaAssisi – Bandiera
Assisi – Veduta
Dati amministrativi
Statobandiera Italia
RegioneUmbria – stemma Umbria
ProvinciaPerugia – stemma Perugia
SindacoClaudio Ricci(centrodestra) dal 29/05/2006
Territorio
Coordinate43°4′12″N12°37′3″ECoordinate43°4′12″N 12°37′3″E (Mappa)
Altitudine424 m s.l.m.
Superficie186,84 km²
Abitanti28 143[1] (31-12-2010)
Densità150,63 ab./km²
FrazioniArmenzano,Capodacqua,CastelnuovoColle delle ForcheCosta di TrexMoraPalazzo,ParadisoPassaggio d'AssisiPetrignano,Pieve San Nicolò,PorzianoRivotorto,Rocca Sant'AngeloSan GregorioSanta Maria degli AngeliSanta Maria LignanoSan PrestoSterpeto,Torchiagina,TordandreaTordibetto,Viole
Comuni confinantiBastia UmbraBettona,CannaraNocera UmbraPerugia,SpelloValfabbrica,Valtopina
Altre informazioni
Cod. postale06081
Prefisso075
Fuso orarioUTC+1
CodiceISTAT054001
Cod. catastaleA475
TargaPG
Cl. sismicazona 2 (sismicità media)
Cl. climaticazona E, 2 198 GG[2]
Nome abitantiassisani
Patronosan Rufino
Giorno festivo12 agosto
Localizzazione
Assisi è posizionata in Italia
Assisi
Posizione del comune di Assisi all'interno della provincia di Perugia
Posizione del comune di Assisi all'interno della provincia di Perugia
Sito istituzionale
Primo piano della basilica di San Francesco di Assisi.
Veduta di Assisi e della basilica.
Assisi è un comune italiano di 28.147 abitanti[3] della provincia di Perugia in Umbria.
È conosciuta per essere la città in cui nacquero, vissero e morironosan Francesco, patrono d'Italia, e santa Chiara.

Indice

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Geografia fisica [modifica]

Territorio [modifica]

La città di Assisi è situata sul versante nord-occidentale del monte Subasio, in posizione moderatamente rialzata rispetto alla Valle Umbra settentrionale, a circa 26 km ad est-sud-est di Perugia,in Umbria.

Clima [modifica]

Exquisite-kfind.pngPer approfondire, vedi la voce Stazione meteorologica di Assisi.

Storia [modifica]

Dalla fondazione alle invasioni barbariche [modifica]

Le tracce più antiche della presenza umana nel territorio assisano risalgono al Neolitico.
Numerosi reperti archeologici indicano che Assisi trae le sue origini da un piccolo villaggio abitato dagli Umbri già nel periodo villanoviano (IX – VIII secolo a.C.). Come ci dimostrano i vari reperti archeologici rinvenuti, gli Umbri intrattenevano profondi rapporti (soprattutto commerciali) con i vicini Etruschi, stanziati sulla sponda occidentale del Tevere, dai quali si differenziavano, però, per lingua e cultura.
A dare ad Assisi una identità urbana e monumentale furono iRomani; nel 399 a.C. diviene colonia romana con il nome di Asisiume orbitò sotto il loro potere fino al 295 a.C. quando, con la battaglia di Sentino, i Romani imposero definitivamente il loro dominio anche nell'Italia centrale. Per Asisium inizia così un lungo periodo di prosperità e pace: innalzata a Municipium, diventò un importante centro economico e sociale dell'Impero romano. Il suo toponimo ha origini prelatine, e conservando un'incerta etimologia, viene interpretato in due differenti modi. Città del falco, o dell'astoreoppure dalla base latina ossa ovvero torrente con ovvio riferimento al fiume Assino.
Nel corso del III secolo, per l'azione di san Rufino, vescovo e martire, inizia a diffondersi il cristianesimo.
Con il crollo dell'Impero romano anche Assisi conobbe la buia età delle invasioni barbariche e, nel 545, fu saccheggiata dai Goti diTotila. Conquistata dai Bizantini, passò poco tempo dopo (568) sotto il dominio longobardo e venne annessa al ducato di Spoleto, del quale condivise le sorti fino all'inizio del XII secolo.

Dall'età comunale al Rinascimento [modifica]

Dopo un periodo di guerre, nel 1174 fu assediata e conquistata daFederico I Barbarossa, che diede l'investitura della città al duca Corrado di Lutzen, detto anche Corrado di Urslingen: Assisi diviene dominio imperiale, ma sollevazioni popolari (1198) inaugurarono ben presto l'epoca comunale, non senza lotte interne e guerre con la vicina Perugia. Tra 1181 e il 1182, nasce ad Assisi Francesco – figlio di Pietro di Bernardone e Madonna Pica – il futuro santo che, con la sua opera, segnerà la storia del luogo e dell'umanità. Nel 1198 il popolo di Assisi, stanco delle prepotenze del duca di Lutzen, si ribellò scacciandolo dalla città. Durante la fine della prima metà del Duecento l'Assisi guelfa subì vari assedi da parte delle truppe Saracene e Tartare facenti parte del grande esercito di Federico II. Le truppe imperiali devastarono a più riprese il contado ma la città grazie alla valenza delle sue milizie ed il carisma di Santa Chiara resistette alle incursioni. Negli anni a seguire Assisi vide alternarsi al controllo della città sia i Guelfi che i Ghibellini. Successivamente la città passò sotto il dominio della Chiesa, dei Perugini, di Giangaleazzo Visconti, dei Montefeltro, di Braccio Fortebraccio da Montone, passando infine sotto il controllo di Francesco Sforza. Nel novembre del 1442 Assisi, difesa in quel periodo da Alessandro Sforza, subisce l'assedio delle truppe comandate dal Piccinino. Dopo molti giorni di vani tentativi le truppe assedianti, anche grazie all'aiuto di un frate traditore, riescono a penetrare all'interno della cinta di mura. Assisi viene pesantemente devastata e saccheggiata ma il Piccinino si oppone comunque alla completa distruzione della città rifiutando i 15000 fiorini offerti dai perugini al riguardo.[4]
In questo periodo fu profondamente segnata dalle lotte intestine che videro sempre in contrasto le potenti famiglie dei Nepis (della Parte de Sopra schierati con i Ghibellini) e deiFiumi (della Parte de Sotto legati ai Guelfi); solo nel XVI secolo la conquista dell'Umbria da parte del papa Paolo III ridonerà alla città un periodo di pace e tranquillità.

Dall'età moderna ad oggi [modifica]

A partire dal XVII secolo, grazie alla fondazione di istituti ed accademie, riprende con grande fervore l'attività culturale, interrotta dal periodo delle guerre napoleoniche (1799), quando le truppe francesi al comando diNapoleone Bonaparte saccheggiarono la città e molte opere d'arte.
Nel 1860, con plebiscito unanime, aderì al nascente Stato italiano. L'unificazione permetterà alla città di aprirsi progressivamente all'esterno, grazie anche alla costruzione dello scalo ferroviario. Con il ritrovamento dei corpi di San Francesco (1818) e Santa Chiara (1850), Assisi diventa meta privilegiata di pellegrinaggi; il turismo religioso dette un forte incremento alla rinascita dell'economia locale.
Durante la seconda guerra mondiale, nel periodo seguente all'8 settembre 1943 e all'occupazione tedesca, Assisi è letteralmente invasa dai profughi, tra i quali oltre 300 ebrei. Il vescovo mons.Giuseppe Placido Nicolini – coadiuvato dal segretario, don Aldo Brunacci, e dal guardiano del Convento di San Damiano, padreRufino Niccacci – trasforma Assisi in uno dei centri principali della resistenza civile italiana all'Olocausto. Travestiti da frati e suore, nascosti nei sotterranei e nelle cantine, mimetizzati tra gli sfollati, provvisti di documenti falsi, gli ebrei rifugiatisi ad Assisi sono protetti da una vasta rete di solidarietà che si estende anche ad altre zone dell'Umbria ed ha contatti, anche attraverso il ciclista Gino Bartali, con le centrali di resistenza e finanziamento della DELASEM in Liguria e Toscana. Il compito è arduo. Tra i rifugiati ci sono donne, bambini, vecchi, ammalati, che necessitano di cure ed assistenza per le necessità quotidiane. Si organizza persino una scuola dove i bambini ebrei possano ricevere istruzione religiosa ebraica. Grazie anche alla complicità dell'ufficiale tedesco Valentin Müller, che dichiarerà Assisi una zona franca ospedaliera, nessun ebreo sarà deportato da Assisi.[5] Il vescovo Giuseppe Placido Nicolini, don Aldo Brunacci e padre Rufino Niccacci, ricevono nel dopoguerra l'alta onorificenza di giusti tra le nazioni dall'Istituto Yad Vashem diGerusalemme, unitamente a Luigi e Trento Brizi che nel loro piccolo negozio di souvenir vicino a piazza Santa Chiara hanno provveduto alla stampa di tanti falsi documenti di identità[6] Nel 1985 il film The Assisi Underground di Alexander Ramati ricostruisce le vicende e i protagonisti di quegli anni. Nel 2004 la Medaglia d'oro al Valor Civile è conferita alla città di Assisi per l'impegno civile dimostrato dall'intera popolazione.
Il 27 ottobre 1987, su invito del papa Giovanni Paolo II, i principali rappresentanti delle religioni del mondo si riunirono ad Assisi per un incontro di preghiera in nome di san Francesco, profeta della pace come lo definì lo stesso pontefice.

Onorificenze [modifica]

Medaglia d'oro al Merito Civile - nastrino per uniforme ordinariaMedaglia d'oro al Merito Civile
«Con spirito cristiano ed encomiabile virtù civile, durante l'ultimo conflitto mondiale, si distinse per particolari iniziative e atti umanitari che evitarono la distruzione di un inestimabile patrimonio artistico e consentirono la salvezza di numerosi perseguitati politici, ebrei, profughi e sfollati, nonché la cura di migliaia di feriti di ogni nazionalità, ricoverati nelle strutture sanitarie cittadine. Splendido esempio di amore per il prossimo e di solidarietà tra i popoli.»
— Assisi, 1943-1944

Monumenti e luoghi d'interesse [modifica]

Veduta storica di Assisi e dei monumenti

Chiese ed edifici sacri [modifica]

Altri monumenti [modifica]

  • Anfiteatro romano, costruito nella prima metà del I secolo d.C., di cui rimane l'impianto ellittico ribadito dall'assetto delle case medievali e da un arco in cunei di travertino, mentre l'arena è definita dall'area di un giardino.
  • Rocca maggiore, situata sulla cima della collina che domina la valle ed eretta in epoca altomedievale, ma fu distrutta da una sollevazione popolare (1198) contro il duca Corrado di Urslingen, tutore del futuro imperatore Federico II. Ricostruita nel 1356 dal cardinale Egidio Albornoz, ma rispettando sostanzialmente le forme originali; solo successivamente sono stati aggiunti la torre poligonale (1458) e il bastione cilindrico che affianca l'ingresso (1535-1538). Sembra che nella Rocca abbiano soggiornatoFederico Barbarossa e Federico II ancora bambino.
  • Piazza del Comune, solo nel Duecento questa area urbana diventa il fulcro della città. Il lato settentrionale è imperniato sul Tempio di Minerva, alla sinistra del quale venne edificato il Palazzo del Capitano del Popolo (metà XIII secolo – 1282), restaurato e dotato di merlatura nel 1927, insieme all'adiacente Torre del Popolo (1305), campanile civico ai cui piedi si trovano murate le misure trecentesche di mattoni, tegole e tessuti in uso nella città; con la costruzione del Palazzo dei Priori (1275 - 1493) fu completato anche il lato meridionale. La Fonte di Piazza con tre leoni sul lato orientale è cinquecentesca, mentre ilPalazzo delle Poste sul lato occidentale è del 1926.
  • Tempio di Minerva

Musei [modifica]

Società [modifica]

Evoluzione demografica [modifica]

Abitanti censiti[7] 

Etnie e minoranze straniere [modifica]

Secondo i dati ISTAT al 31 dicembre 2010 la popolazione straniera residente era di 3.142 persone. Le nazionalità maggiormente rappresentate in base alla loro percentuale sul totale della popolazione residente erano:
bandiera Romania 850 3,02%
bandiera Albania 746 2,65%
bandiera Marocco 372 1,32%
Flag of UNESCO.svg Bene protetto dall'UNESCO Flag of UNESCO.svg
UNESCO World Heritage Site logo.svg Patrimonio dell'umanità
Assisi, Basilica di San Francesco e altri luoghi francescani
(ENAssisi, the Basilica of San Francesco and Other Franciscan Sites
Assisi San Francesco BW 1.JPG
TipoArchitettonico, spirituale
CriterioC (i) (ii) (iii) (iv) (vi)
PericoloNessuna indicazione
Riconosciuto dal2000
Scheda UNESCO(ENScheda
(FRScheda

Cultura [modifica]

Personalità legate ad Assisi [modifica]

Istruzione [modifica]

Assisi ricopre tutte le fasce di età e diversi percorsi di studio per quanto concerne la formazione: Scuola Elementare, Scuola Media Inferiore, Liceo Scientifico ann.convitto nazionale Principe di Napoli, Liceo Classico-Linguistico-Sociopsicopedagogico (Sesto Properzio) ,I.T.I.S-istituto tecnico industriale,Istituto Geometri (Bonghi), Istituto di Ragioneria e perito commerciale, I.P.S.A.R Istituto professionale alberghiero.

Università [modifica]

Il comune di Assisi ha anche la sua sede universitaria, ubicata nella frazione di Santa Maria degli Angeli. Si tratta di una sede distaccata della Facoltà di economia dell'Università degli Studi di Perugia: i corsi sono quelli di Economia e Gestione dei Servizi Turistici ed Economia del Turismo. Nel 2010 i corsi di economia del turismo ad Assisi hanno rischiato la chiusura[8] a seguito di una razionalizzazione dell'offerta didattica decisa dall'ateneo perugino, le accese proteste del sindaco Ricci e di un comitato di studenti [9] hanno favorito il mantenimento della sede universitaria e l'istituzione del corso in Economia Internazionale del Turismo (laurea triennale) (www.economiaturismoassisi.it), cui collabora anche l'Università per Stranieri di Perugia.
Nella stessa sede c'è anche il CST, il Centro Italiano di Studi Superiori sul Turismo (www.cstassisi.eu).
Nel 1971, inoltre, è stato fondato l'Istituto Teologico di Assisi, aggregato alla Facoltà di Teologia dellaPontificia Università Lateranense, che rappresenta la terza istituzione universitaria dell'Umbria insieme alle due Università di Perugia. L'Istituto ha sede nel Sacro Convento di San Francesco.

Musei [modifica]

Sono presenti alcuni musei:

Eventi [modifica]

  • Calendimaggio (inizio di maggio): rievocazione di vita medievale in una sfida fra le due fazioni cittadine diParte de Sopra e Parte de Sotto, con cortei, rappresentationi teatrali, musica, canti, danze e sbandieratori.
  • Festa della Mamma (seconda domenica di maggio), a memoria dell'istituzione di questa festa – per la prima volta in Italia – nel 1957, a Tordibetto, ad opera del parroco don Otello Migliosi.
  • Festa del Voto (22 giugno), rievoca la cacciata dei Saraceni da Assisi ad opera di Santa Chiara.
  • Palio di San Rufino (fine di agosto): rievocazione storica del periodo in cui Assisi era divisa in terzieri (San Francesco, San Rufino e Dive Mariae) con cortei, sbandieratori e tamburini della Compagnia Balestrieri di Assisi, i quali l'ultimo giorno si sfidano in una gara di tiro con la balestra.
  • Cavalcata di Satriano (settembre): fantini in costume d'epoca, ripercorrono il viaggio che i cavalieri assisani compirono per andare a prendere San Francesco a Nocera Umbra, affinché potesse morire nella sua città.
  • Festival internazionale per la Pace (settembre): si tengono concerti, seminari, tavole rotonde e mostre d'arte dedicate al tema della pace, della solidarietà e dell'ecologia.
  • Marcia per la pace Perugia-Assisi, (settembre – ottobre, biennale).
  • Festa di San Francesco (3 - 4 ottobre): si tengono sollenni cerimonie liturgiche e manifestazioni civiche per celebrare il santo, patrono d'Italia, anche se dal 2008 è tornato ad essere giornata di lavoro e studio.
  • Rassegna cinematografica di Assisi (fine novembre), evento dedicato al cinema, agli attori ed ai registi italiani.

Infrastrutture e trasporti [modifica]

Ferrovie [modifica]

Exquisite-kfind.pngPer approfondire, vedi la voce Stazione di Assisi.
A pochi chilometri dal centro del paese, Assisi dispone di una propria stazione ferroviaria ubicata sulla lineaFoligno - Terontola.

Aeroporto [modifica]

A 12 km da Assisi, in località Sant'Egidio, si trova l'Aeroporto di Perugia.

Amministrazione [modifica]

Gonfalone civico

Amministrazioni precedenti [modifica]

PeriodoPrimo cittadinoPartitoCaricaNote
13 maggio 200128 maggio 2006Giorgio BartoliniSindaco
29 maggio 200615 maggio 2011Claudio Riccicentro-destraSindaco
16 maggio 2011in caricaClaudio Riccicentro-destraSindaco

Gemellaggi [modifica]

Assisi è gemellata con:
Inoltre, sussistono dei patti di amicizia con:

Sport [modifica]

Per il ciclismo, Assisi è stata quattro volte sede di arrivo di tappa del Giro d'Italia: la prima nel 1978, l'ultima nel 2012. Nel 1982 e nel 1995 si trattò di frazioni a cronometro.
Tappe del Giro d'Italia con arrivo ad Assisi
AnnoTappaPartenzakmVincitore di tappaMaglia rosa
197811ªTerni74Bandiera dell'Italia Bruno ZanoniBandiera del Belgio Johan De Muynck
1982Perugia (cron. individuale)37Bandiera della Francia Bernard HinaultBandiera della Francia Bernard Hinault
1995Foligno (cron. individuale)19Bandiera della Svizzera Tony RomingerBandiera della Svizzera Tony Rominger
201210ªCivitavecchia186Bandiera della Spagna Joaquim RodríguezBandiera della Spagna Joaquim Rodríguez

Galleria fotografica [modifica]

Note [modifica]

  1. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 31 dicembre 2010.
  2. ^ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, p. 151. Ente per le Nuove Tecnologie, l'Energia e l'Ambiente, 1 marzo 2011. URL consultato in data 25 aprile 2012.
  3. ^ Dato Istat al 30/09/2010
  4. ^ Arnaldo Fortini ASSISI NEL MEDIOEVO (Società internazionale degli studi francescani Edizioni Roma anno XVIII).
  5. ^ Joseph Raischl and André Cirino, Three Heroes of Assisi in World War II: Bishop Giuseppe Nicolini, Colonel Valentin Müller, Don Aldo Brunacci (Minerva, Assisi).
  6. ^ Israel Gutman, Bracha Rivlin e Liliana Picciotto, I giusti d'Italia: i non ebrei che salvarono gli ebrei, 1943-45(Mondadori: Milano 2006).
  7. ^ Statistiche I.Stat ISTAT  URL consultato in data 28-12-2012.
  8. ^ Facoltà del Turismo Assisi a rischio chiusura
  9. ^ Il Comitato di Studenti e sindaco di Assisi insieme per il corso di Laurea in Economia del Turismo
  10. ^ Gemellaggio Ripacandida-Assisi

Voci correlate [modifica]

Altri progetti [modifica]

Collegamenti esterni [modifica]

Benedetta Bianchi Porro (Dovadola, 8 agosto 1936 – Sirmione, 23 gennaio 1964) è stata una giovane italianadichiarata venerabile per la Chiesa cattolica, per il comportamento e la fede mantenuti in vita nonostante le sofferenze.



Benedetta Bianchi Porro (festa il 23 gennaio, suo dies natalis)

La fede

fa fare prodigi






Benedetta







Si prega di segnalare eventuali "grazie"
ottenute per intercessione di Benedetta a:
"Fondazione Benedetta Bianchi Porro"
Via Pedriali 18, 47100 Forlì
e-mail: benedetta@benedetta.it
sito Internet: www.benedetta.it
Preghiera a Benedetta
Signore, commossi Ti ringraziamo
per il dono bello e luminoso
di Benedetta Bianchi Porro.
Attraverso di lei Tu hai seminato
Speranza nelle nostre strade
Povere di speranza
E ci hai rieducato
Al canto della vita.

Solo Tu potevi trasformare
Una giovane paralizzata
In una guida capace di insegnare a camminare;
solo Tu potevi rendere una cieca
mirabilmente esperta
della strada che conduce
alla Luce, alla Pace
e alla Gioia grata e incontenibile.

Signore, per intercessione di Benedetta
sorella da Te donata
alla nostra povertà di fede,
concedimi la grazia che Ti chiedo
affinchè nel cielo della Chiesa
brilli la santità di Benedetta
e susciti in noi nostalgia viva di santità.
Amen

+ Angelo Comastri
Arcivescovo Delegato Pontificio di Loreto>
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Benedetta Bianchi Porro
Benedetta Bianchi Porro (Dovadola8 agosto 1936 – Sirmione23 gennaio 1964) è stata una giovane italianadichiarata venerabile per la Chiesa cattolica, per il comportamento e la fede mantenuti in vita nonostante le sofferenze.
Fu inizialmente padre David Maria Turoldo a curare l'edizione degli scritti di Benedetta Bianchi Porro, che in genere non vanno oltre a brevi appunti, ma in epoca successiva persino dei cardinali hanno dedicato introduzioni e commenti. L'attenzione dedicata da alcuni ambienti cattolici, ben documentata da una ricca bibliografia di opere a lei dedicate, supera infatti di gran lunga gli attuali riconoscimenti ufficiali. Della Bianchi Porro si sono occupati, tra gli altri, Divo BarsottiGiacomo BiffiRocco ButtiglioneRaniero CantalamessaAngelo Comastri.

Indice

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Biografia [modifica]

Infanzia e adolescenza [modifica]

Il culto popolare sorto intorno alla figura della venerabile ha descritto i fatti salienti della sua vita con le connotazioni tipiche della storiografia.
Appena nata a Dovàdola, Un paese di una bellezza dura e sinuosa. A 19 chilometri da Forlì,[1] fu colpita da una emorragia. Su richiesta della madre le venne conferito il battesimo "di necessità" con acqua di Lourdes.[2]. Cinque giorni dopo, il 13 agosto, riacquistata una certa stabilità fisica, fu solennemente battezzata e chiamata: Benedetta Bianca Maria.[3] A tre mesi Benedetta si ammalò di poliomielite, problema diagnosticatole dal Prof.Vittorio Putti dell'istituto Rizzoli di Bologna.[4] La malattia le lasciò la gamba destra più corta, costringendola in seguito a portare una pesante scarpa ortopedica. Tra marzo e maggio del ’37 fu colpita da ripetute bronchiti, e da otite purulenta bilaterale.
Nel maggio 1944, nella piccola Chiesa dell'Annunziata a Dovadola fece la prima Comunione. Le venne regalato in quella occasione un rosario, da cui non si sarebbe più separata. Conseguì la Cresimaquindici giorni dopo, amministrata dal vescovo di Modigliana, Monsignor Massimiliano Massimiliani.[5].
"È una bella giornata e anche io sono felice perché ho ricevuto Gesù nel cuore, ho promesso a Gesù che farò la comunione tutte le domeniche di Maggio".[6]
In quello stesso mese iniziò a scrivere il suo "Diario segreto" poiché invitata dalla madre a continuare una tradizione di famiglia. Compilare un diario personale diventò un piacere e un modo semplice e naturale per annotare pensieri e quotidianità. Il Dario cammina con lei,rappresenta un frammento di anima, un confidente inviolabile.[7] Fu un'adolescente dall'incredibile compassione, fragilità e delicatezza.Ciò che maggiormente le impedì di vivere una giovinezza spensierata è da ricercare nei numerosi problemi fisici e nei relativi tentativi di cura: le “scarpe alte”, il busto, l’emicrania, la debolezza, e soprattutto quella gamba che le “regalò” il soprannome di “zoppona”.
" Non dovete prendervela, in fondo dicono la verità: sono zoppa."[8]
Furono questi gli elementi che tendevano ad identificarsi come normalità nella vita di una ragazzina di appena 13 anni e già da tutti considerata un’emarginata.
Terminate le elementari dalle suore, frequentò le scuole medie a Brescia, nell’”istituto Santa Maria degli Angeli” tenuto dalle suore Orsoline. La prima esperienza scolastica risultò essere molto più che positiva, Benedetta si dimostrò infatti una ragazzina promettente, intelligente e attenta. Ma la nostalgia di casa non l’abbandonò mai, fu un'esperienza che visse in costante attesa di rivedere tutta la famiglia. La presenza familiare ebbe infatti un ruolo rilevante nel suo percorso di vita. La madre, casalinga e fervente cattolica; il padre, cattolico “non praticante” ma uomo dalla grandissima generosità, e cinque fratelli: Gabriele (nato nel 1938), Manuela (1941), Corrado (1946), Carmen (1953) e il fratellastro Leonida (1930), rimasero un costante punto di riferimento per la giovane.[9]
Durante l’Anno Santo del 1950 insieme alla zia Carmen si recò a RomaAssisi e Loreto.[10]
Ben presto nacque una profonda amicizia, quella tra lei e Anna Laura Conti. Un’amicizia pura, gioiosa quasi necessaria per la crescita fisica e spirituale di Benedetta: "Tu sei la mia prima amica; e amica per me vuol dire qualcosa di più di quello che altri intendono."[11] Citando un passo di S. Agostino le spiegò che ormai metà del suo “essere” le apparteneva e che la paura di poter rimanere sola e di poterla perdere ombreggiava costantemente nella sua anima.
A contribuire al suo stato di emarginazione fu però la progressiva perdita dell’udito, problema che la costrinse a seguire numerosi incontri di riabilitazione, ma con scarsi risultati.
L’animo religioso intanto si fece sempre più evidente nella giovane venerabile, la voglia di vivere e di aiutare gli altri diventarono delle priorità quasi imprescindibili. Alla domanda “cosa è la vita?” rispose: Un sogno, un sogno bello e triste, un godimento e un dolore insieme, una prova: una prova in cui si è soli davanti all’infinito.[12] Benedetta incentrò la sua vita prevalentemente nella figura illuminante e protettiva di Dio: mèta e Amore Puro.
Innamorata dei libri “realistici”, libri in cui non era solo il corpo fisico ad avere ampio spazio, ma anche l’anima con le sue paure e i suoi pensieri. Libri che narrano la vita di uomini semplici e tormentati nei quali lei stessa ebbe la capacità di immedesimarsi. Le sue preferenze letterarie spaziavano da Tolstoj a Dostoevskij, le piaceva l'anima russa, un'anima ardente, profonda, umana[13];Shakespeare, poiché nelle sue tragedie è ritratto in modo ammirabile ogni aspetto dell'anima dell'uomo[14]Platone, che nel Fedone espone la teoria dell'immortalità dell'anima[15]Marco AurelioUgo FoscoloGiacomo Leopardi, di cui si sentì profondamente sostenitrice; e Orazio.

Gli anni universitari [modifica]

Nonostante la precaria situazione di salute, nell'ottobre del 1953, a soli 17 anni, si iscrisse all'Università di Milano. Inizialmente influenzata dal padre, scelse di intraprendere gli studi di Fisica[16]. Dopo successivi ripensamenti, e con una maggiore consapevolezza nelle sue aspirazioni decise di intraprendere quella di Medicina. La nuova facoltà le era congeniale. Le piaceva e si gettò a capofitto nello studio.[17]
Il trasferimento a Milano vide la giovane frolivese nuovamente costretta ad abbandonare la famiglia e ad intraprendere una strada completamente diversa. L’immagine di una città così grande le procurò un maggior senso di solitudine e di nullità. L’addio a Sirmione fu lacrimevole[18].
La sordità continuò intanto a causarle gravi problemi relazionali e scolastici. Il prof. Ettore Brocca, assistente ordinario di Clinica Otorinolaringoiatrica preoccupato per le condizioni di Benedetta, pensò che la sordità di lei fosse di origine psichica. Le consigliò quindi di iniziare una cura psicoterapeutica.[19].
Durante gli esami alcuni professori si dimostrarono poco disponibili nei suoi confronti. Il 26 aprile 1955 chiese di essere ammessa a sostenere, nella sessione estiva, gli esami di Biochimica, diMicrobiologia e di Anatomia Umana.[20]. Ai primi due fu appena sufficiente a quello di Anatomia venne respinta. La richiesta di Benedetta di poter ricevere le domande per iscritto, a causa dei problemi uditivi, fece infuriare il professore che le consigliò di cambiare professione, ritenendo intollerabile che un sordo potesse esercitare la professione medica. Non mancò di certo al secondo appello con l’esame di Anatomia, superato con un dignitoso 23/30.[21]
Il 12 luglio 1955 venne ricoverata presso la Casa di Cura “Villa Igea” a Forlì, causa: ipotrofia all’arto inferiore destro con conseguente resezione del femore.[22] La riabilitazione della gamba le costò giorni di sacrificio.
Per il quarto anno accademico il 26 ottobre chiese l’iscrizione ai Corsi fondamentali di Anatomia patologicaPatologia speciale medicaPatologia speciale chirurgicaClinica otorinolaringoiatrica.[23]
Nel 1956 iniziarono i problemi alla congiuntiva, dopo aver consultato un oculista di Brescia le venne diagnosticata un’ulcera corneale. Il fratello Gabriele decise di portarla a controllo a Milano all’Ambulatorio della Clinica Oculistica, dove il prof. Leo le diagnosticò una papilla da stasi, sintomo diipertensione endocranica, spesso indice di tumore.[24] Fu attraverso le conoscenze mediche appena acquisite che Benedetta riuscì ad autodiagnosticarsi il suo male: neurofibromatosi diffusa o sindrome di Von Recklinghausen. Il 27 giugno venne fissato un nuovo intervento per asportare un neurinoma del nervo acustico in sede pontocerebellare e per procedere alla decompressione cranica.[25] Per errore del chirurgo le venne reciso il nervo facciale VII sinistro, le si paralizzò l’intero lato facciale.
Il 4 agosto 1959 venne ricoverata presso la clinica neurologica del <Beretta>, le diagnosticarono una aracnoidite spinale. L’intervento non ebbe risultati positivi, anzi, a seguito di questo le si paralizzarono gli arti superiori, lo sfintere vescicale e inoltre la sordità divenne totale. Continuò nonostante tutto a mantenere integre le doti intellettive, la femminilità, l’incredibile voglia di vivere e l’insaziabile sete di Dio.
Ai primi di settembre riprese a studiare, si iscrisse al quinto anno di Medicina per i corsi di Anatomia eIstologia patologicaClinica medicaClinica chirurgicaIgieneClinica delle malattie nervoseClinica dermosifilopaticaClinica oculistica e odontoiatrica[26]
L’intervento chirurgico per neurofibromatoma all’acustico era stato inutile ed aveva causato la sordità totale bilaterale, con l’aggiunta di forti disturbi atassici, aggravati dagli esiti alla gamba destra di una poliomielite e dalla paralisi del facciale destro dovuto all’intervento stesso.[27]Benedetta entrò in crisi e iniziò a pensare di dover cambiare facoltà optando in ultima analisi perBiologia. Tutti gli amici medici le sconsigliarono di prendere questa decisone e alla fine scelse di rimanere a Medicina.

Gli anni della malattia [modifica]

Le condizioni fisiche si aggravarono, il 30 novembre 1960 inviò al rettore la domanda di “rinuncia agli studi”, Benedetta pose fine al suo futuro e a tutto ciò che la legava ad esso, intrappolata in un corpo completamente distrutto dalla malattia. Nel gennaio 1961 riprese a scrivere il diario, sospeso durante gli anni di studio universitari.
Nel 1962 fece il primo pellegrinaggio a Lourdes. Dopo aver fatto domanda all’UNITALSI partì dal 24 al 31 maggio. Il clima di santità che respirò la rese ancora più forte e sicura di prima. Con la metà di ottobre del 1962 terminò definitivamente il Diario. I suoi pensieri, interamente riguardanti la religione e il cammino interiore, vennero appuntati sull’Agenda della <Motta>. Scrivere le comportava un grandissima fatica e una quantità inverosimile di tempo.
Il 15 ottobre 1962 venne ricoverata all’Ospedale Civile di Desenzano. La diagnosi: neurofibromatosi multipla e febbre da foci dentari. Presentava inoltre piaghe da decubito al sacro e alla regione glutea di sinistra, le erano impossibili le funzioni fisiologiche. Le furono estratti 14 denti.[28] Al controllo oculistico risultò che la stasi si era accentuata con edema intenso delle papille. Il 28 novembre venne dimessa.
A causa di un peggioramento della vista il 12 dicembre fu sottoposta ad un nuovo intervento chirurgico: deviazione del liquor cerebrale nella giugulare. Una deviazione ventricolo cava superiore con valvola di Spitz-Holter, essendosi riscontrato il blocco del liquor cefalorachidiano a livello ventricolare da compressione. A seguito dell’intervento perse completamente la vista. L’unico contatto con il mondo esterno passava attraverso il palmo della sua mano. Lì, con incredibile pazienza e amore, la mamma tentava di parlarle attraverso dei segni, tentativi a cui Benedetta rispondeva con un impercettibile bisbiglio.[29]
Sedotta dal Signore, innamorata della vita, speranzosa nella resurrezione non c’era nulla di cui potesse aver bisogno se non Dio. Era completamente e serenamente abbandonata a Lui. Umile fino all’inverosimile, prendeva ispirazione da S. Francesco e S. Agostino, due “abissi di amore”.[30]Il suo fisico viaggiava verso un lento processo di degradazione, ma la sua anima continuava ad essere pura e serena come un tempo.
Sirmione, lapide a ricordo
Il 20 gennaio 1964 si confessò e ricevette la comunione dal parroco di Sirmione.
Prima di morire il suo pensiero ritornò ad una leggenda a lei cara, la leggenda del mendicante e del re:
“Ero andato mendicando di uscio in uscio lungo il sentiero del villaggio, quando, nella lontananza, apparve il tuo aureo cocchio come un segno meraviglioso; io mi domandai: chi sarà questo Re di tutti i re! Crebbero le mie speranze e pensai che i miei giorni tristi sarebbero finiti; stetti ad attendere che l’elemosina mi fosse data senza che la chiedessi, e che le ricchezze venissero sparse ovunque nella polvere. Il cocchio mi si fermò accanto. Il suo sguardo cadde su di me e scendesti con un sorriso. Sentivo che era giunto al fine il momento supremo della mia vita. Ma tu, ad un tratto, mi stendesti la mano dritta dicendomi: -Cosa hai da darmi?- Ah, qual gesto regale fu quello di stendere la tua palma per chiedere ad un povero? Confuso ed esitante tirai fuori lentamente dalla mia bisaccia un acino di grano e te lo diedi. Ma qual non fu la mia sorpresa quando, sul finire del giorno, vuotai per terra la mia bisaccia e trovai nello scarso mucchietto un granello d’oro! Piansi amaramente di non aver avuto il cuore di darti tutto quello che possedevo”.[31]
Morì il 23 gennaio del 1964
Attualmente è grazie al Diario da lei composto e aggiornato con incredibile cura e sincerità, che la venerabile ci regala la possibilità di conoscere e di comprendere le sue scelte e i suoi travagli interiori. È l’anima di una bambina, di un’adolescente e di una donna che cerca conforto o semplicemente che racconta le sue quotidianità.

Il processo di Beatificazione [modifica]

Nel dicembre del 1993 la Chiesa cattolica emise il decreto di Introduzione alla causa di santità e pertanto, secondo l'uso consolidato, le spetta il titolo di Venerabile, titolo che non comporta la possibilità di unculto pubblico ma che gode di molto rispetto perché viene dato dopo il decreto firmato dal Papa.
Pur essendo solo una studentessa morta ventottenne senza aver compiuto grandi imprese, un vasto culto popolare ha esaltato le virtù eroiche di Benedetta Bianchi Porro nell'accettare le sofferenze toccatele in sorte, ed i paesi in cui è nata, Dovadola, ed in cui è morta, Sirmione, sono già mete di turismo devozionale.

Opere [modifica]

  • Quaderni di Benedetta - Il cammino verso la luce, pubblicato nel 2007 a cura di Divo Barsotti.
  • Scritti Completi, Edizioni San Paolo, 2006

Domine Iesu,
Quaecumque eveniant accipiam a te.

JESÚS ACOGIDO MAL EN NAZARET / S. Lucas 4, 16-30. Dominica III, Tiempo Ordinario, C .









Estoy viendo un gran salón cuadrado. Digo salón, porque por lo que puedo entender es la sinagoga de Nazaret (así me lo dice quien me habla en el interior) ya que no hay otra cosa que paredes desnudas, pintadas de color amarillo y una especie de púlpito. Hay un atril con rollos encima. Atril o escritorio, como usted quiera llamarlo, no es otra cosa más que una tabla inclinada, levantada sobre un palo y sobre la que están alineados los rollos.
Hay gente que ora, no como oramos nosotros, sino vueltos hacia un lado con las manos separadas como un sacerdote suele tenerlas en el altar.
Hay lámparas puestas sobre el púlpito del atril.
No veo la razón de esta visión, que no cambia y se queda fija por un tiempo, pero Jesús me dice que la escriba y lo hago.

JESÚS EN LA SINAGOGA DE NAZARET

Desde el principio me encuentro en la sinagoga de Nazaret.
Ahora el rabí lee. Oigo la cantinela de su voz nasal, pero no entiendo las palabras que son pronunciadas en una lengua que ignoro. Entre la gente está también Jesús con sus primos los apóstoles y con otros que son ciertamente parientes suyos, pero a quienes no había conocido.
Después de la lectura, el rabí vuelve la mirada a la multitud en muda pregunta. Jesús se adelanta y pide poder dirigir hoy la palabra.

ISAÍAS: "EL ESPÍRITU DEL SEÑOR ESTÁ SOBRE DE MÍ..."

Oigo su hermosa voz que lee el paso de Isaías citado por el Evangelio: "El Espíritu del Señor está sobre de Mí..." y oigo el comentario que de él hace, llamándose "el portador de la Buena Nueva, de la Ley de amor que substituye el rigor de antes con la misericordia, por la que conseguirán la salvación todos los que la culpa de Adán ha enfermado en el corazón y en la carne y por consiguiente, porque el pecado suscita siempre el vicio y el vicio también la enfermedad física. Por ella todos los que son prisioneros del espíritu del Mal obtendrán liberación. He venido a romper estas cadenas, a volver a abrir el camino del cielo, a dar luz a las almas ciegas y oído a las sordas. Ha llegado el tiempo de la gracia del Señor. Está ella entre vosotros, es la que os habla. Los Patriarcas desearon ver este día, cuya existencia la voz del Altísimo ha proclamado y cuyo tiempo predijeron los profetas. Ha llegado a ellos la Voz en alas de un ministerio sobrenatural, y conocen que el alba de este día se ha levantado y que su entrada al Paraíso está ya muy cerca y se alegran con sus espíritus, que santos, no les falta otra cosa sino mi bendición para ser ciudadanos del Cielo. Vosotros estáis viendo el día, venid a la luz que se ha levantado. Despojaos de vuestras pasiones para ser ágiles en el seguimiento del Mesías. Tened la buena voluntad de creer, de mejorar, de querer la salvación y esta se os dará. Está en vuestras manos. Pero no la doy sino a quien tiene buena voluntad de poseerla. Porque sería una injuria a la gracia darla a quien quiere continuar sirviendo a Mammón."

OS DIGO QUE EN VERDAD NINGÚN PROFETA 
ES BIEN MIRADO EN SU PATRIA.

Un murmullo se levanta en la sinagoga. Jesús mira a su alrededor. Lee en sus rostros y corazones y prosigue: "Comprendo lo que estáis pensando. Vosotros, pues, de Nazaret, querríais un privilegio, pero no porque tengáis una gran fuerza de fe sino de egoísmo. Por lo que os digo que en verdad ningún profeta es bien mirado en su patria. Otras regiones me han acogido y me acogerán con mayor fe, aun aquellos cuyo nombre es un escándalo entre vosotros. Allá cosecharé mis seguidores, mientras que en esta tierra nada podré hacer porque me está cerrada y me es hostil. Os recuerdo a Elías y a Eliseo. El primeroencontró fe en una mujer fenicia, y el segundo en un Sirio y en favor de uno y otra hicieron milagros. Los que morían de hambre en Israel, no tuvieron pan para su hambre, ni limpieza porque su corazón no tenía la buena voluntad, como perla que pudiese ver el profeta. También esto sucederá de nuevo a vosotros que sois hostiles e incrédulos a la palabra de Dios."

LOS FARISEOS NAZARENOS, ARROJAN FUERA 
DE LA CIUDAD A JESÚS

La multitud comienza a hacer tumulto y dice palabras injuriosas tratando de poner la mano sobre Jesús, pero los apóstoles primos: Judas, Santiago y Simón lo defienden y entonces los fariseos nazarenos, arrojan fuera de la ciudad a Jesús. Lo siguen con amenazas, no solamente verbales, hasta la cima del monte. Pero Jesús se vuelve y los inmoviliza con su mirar magnético, e incólume pasa en medio de ellos, desapareciendo sendero arriba.

JESÚS ESTÁ EN UN POBLADO A UNOS POCOS 
KILÓMETROS DE NAZARET, REFUGIADO ALLÍ

Veo un pequeño, un pequeñísimo poblado. Un puñado de casas, Está más alto que Nazaret, que se ve allá abajo, y distante unos pocos kilómetros. Un poblado verdaderamente miserable.
Jesús y María, sentados en una pequeña barda cerca de unas casuchas, están hablando. Tal vez es la casa de algún amigo, o de quien le da hospedaje, según las leyes de la hospitalidad oriental. Jesús se ha refugiado allí después de que lo arrojaron de Nazaret, para esperar a los apóstoles que se habían esparcido por la región mientras Él estuvo con su Madre.

MARÍA DE CLEOFÁS O MARÍA DE ALFEO, LA MADRE DE 
JUDAS, SANTIAGO, SIMÓN Y JOSÉ

No están con Él sino los tres apóstoles primos, quienes en estos momentos están en la cocina y hablan conuna mujer anciana a quien Tadeo llama "madre". Por lo que entiendo es María de Cleofás. Es una mujer más bien anciana, y reconozco que es la que estuvo con María Santísima en las bodas de Caná. Ciertamente María de Cleofás y sus hijos han ido allí para que Jesús y su Madre puedan libremente hablar.
María está afligida. Se ha enterado de lo que ha sucedido en la sinagoga y está adolorida. Jesús la consuela. María suplica a su Hijo que se aleje de Nazaret, donde todos están en contra suya, aun los parientes que lo tienen por un loco deseoso de suscitar rencores y disputas.

NO HE VENIDO A ENCONTRAR UN AMOR FÁCIL.

HE VENIDO PARA HACER LA VOLUNTAD DEL PADRE 
Y REDIMIR AL HOMBRE

EL AMOR ERES TÚ, MAMÁ, AMOR QUE ME COMPENSA 
DE TODO

Una sonrisa se dibuja en los labios de Jesús. Parece como si dijese: "¡No faltaba más! No te preocupes." Pero María insiste. El Hijo responde: "Mamá, si el Hijo del Hombre tuviese que ir únicamente a donde le aman, debería de dejar la tierra e irse al Cielo. Dondequiera tengo enemigos, porque la Verdad es odiada y Yo soy la Verdad. Pero no he venido a encontrar un amor fácil. He venido para hacer la voluntad del Padre y redimir al Hombre. El amor eres Tú, Mamá, amor que me compensa de todo. Tú y esta pequeña grey que diariamente aumenta con alguna ovejita que arranco de los lobos de las pasiones y llevo al redil de Dios. Lo demás es un deber. He venido para cumplir ese deber y debo cumplirlo aún cuando me parta en pedazos contra las piedras de los durísimos corazones que se oponen al bien ¡Antes bien,cuando haya caído bañando con mi sangre los corazones, los suavizaré estampando y anulando al Enemigo. Mamá, para esto bajé del Cielo. No puedo sino desear que se cumpla."
" ¡Oh! ¡Hijo! ¡Hijo mío!" María tiene la voz destrozada. Jesús la acaricia. Noto que María tiene sobre la cabeza además del velo, el manto. Más que nunca está velada cual sacerdotisa.
"Me ausentaré por algún tiempo para contentarte. Cuando esté cerca te mandaré avisar."

¡OH! ¡AQUELLA HORA! ¡CÓMO TIEMBLA EL CORAZÓN 
DE TU MADRE POR ELLA! ¿QUÉ TE HARÁN, HIJO? 
¿HIJO REDENTOR, DE CUYO MARTIRIO TAN GRANDE 
HABLAN LOS PROFETAS?

"Manda a Juan. Me parece ver un poco de Ti al verlo a él. También su madre está preocupada por Ti y por mí. Ella espera, es verdad, un puesto de privilegio para sus hijos. Hablará de ello contigo. Pero está entregada a Ti sinceramente. Y cuando se vea libre de su fragilidad humana, que fermenta en ella y en sus hijos, como en otros, como en todos, Hijo mío, será grande en la fe. Es doloroso que todos esperen de Ti un bien humano, un bien que aunque no sea humano, es egoísta. Es el pecado en ellos y su concupiscencia. Aun no ha venido la hora bendita y temida, aunque el amor de Dios y del hombre me la hacen desear, en que anularás el pecado. ¡Oh! ¡Aquella hora! ¡Cómo tiembla el corazón de tu Madre por ella! ¿Qué te harán, Hijo? ¿Hijo Redentor, de cuyo martirio tan grande hablan los Profetas?"
"No te preocupes, Mamá. Dios te ayudará en esa hora. Dios me ayudará y te ayudará y después será la paz. Te lo digo de una vez. Ahora vete que el atardecer está pronto y largo el camino. Te bendigo."
II. 648-652
A. M. D. G.

Domine Iesu,
Humiliem me, exaltem te.