venerdì 30 gennaio 2015

Il Futuro dell’umanità nelle profezie di Maria Valtorta

Il Futuro dell’umanità nelle profezie 
di Maria Valtorta 

"Maria: è l’ora delle tenebre. Le cose si compiono come in sogno te le ho mostrate. 
Non è arrivato fin troppo presto il momento della sicura conoscenza? Prega con tutta te stessa, perché il momento è tremendo per se stesso e per le conseguenze. 
Se le persone sapessero riflettere, si sforzerebbero ad essere buone per piegare la Bontà in loro favore. Invece e sempre la stessa parola che devo dire: l’egoismo le domina. Perciò preghiere, sacramenti e sacramentali, resi 
impuri dall’egoismo, non hanno potere contro Lucifero che sconvolge il mondo". 
"I Quaderni del 1943", pag. 278 

Dice Gesù: 

"Se si osservasse per bene quanto da qualche tempo avviene, e specie dagli inizi di questo secolo che 
precede il secondo mille, si dovrebbe pensare che i sette sigilli sono stati aperti. 

Mai come ora Io mi sono agitato per tornare fra voi con la mia Parola a radunare le schiere dei miei 
eletti per partire con essi e coi miei angeli a dare battaglia alle forze occulte che lavorano per 
scavare all’umanità le porte dell’abisso. 

Guerra, fame, pestilenze, strumenti di omicidio bellico – che sono più che le bestie feroci 
menzionate dal Prediletto – terremoti, segni del cielo, eruzioni dalle viscere del suolo e chiamate 
miracolose a vie mistiche di piccole anime mosse dall’Amore, persecuzioni contro i miei seguaci, 
altezze d’anime e bassezze di corpi, nulla manca dei segni per cui può parervi prossimo il momento 
della mia Ira e della mia Giustizia. 

Nell’orrore che provate, esclamate: ‘Il tempo è giunto; e più tremendo di così non può divenire!’. E 
chiamate a gran voce la fine che ve ne liberi. 
La chiamano i colpevoli, irridendo e maledicendo come sempre; la chiamano i buoni che non possono più oltre vedere il Male trionfare sul Bene. 
Pace miei eletti! Ancora un poco e poi verrò. 
La somma di sacrificio necessaria a giustificare la creazione dell’uomo e il Sacrificio del Figlio di Dio non è ancora compiuta. 

Ancora non è terminato lo schieramento delle mie coorti e gli Angeli del Segno non hanno ancora 
posto il sigillo glorioso su tutte le fronti di coloro che hanno meritato d’essere eletti alla gloria. 
L’obbrobrio della terra è tale che il suo fumo, di poco dissimile da quello che scaturisce dalla dimora 
di Satana, sale sino ai piedi del trono di Dio con sacrilego impeto. 

Prima della apparizione della mia Gloria occorre che oriente e occidente siano purificati per essere 
degni dell’apparire del mio Volto. 
Incenso che purifica e olio che consacra il grande, sconfinato altare - dove l’ultima Messa sarà 
celebrata da Me, Pontefice eterno, servito all’altare da tutti i santi che cielo e terra avranno in 
quell’ora - sono le preghiere dei miei santi, dei diletti al mio Cuore, dei già segnati del mio Segno: 
della Croce benedetta, prima che gli angeli del Segno li abbiano contrassegnati. 

E’ sulla terra che il segno si incide ed è la vostra volontà che lo incide. 
Poi gli angeli lo empiono di un oro incandescente che non si cancella e che fa splendere come sole la 
vostra fronte nel mio Paradiso. 

Grande è l’orrore di ora, diletti miei; ma quanto, quanto, quanto ha ancora da aumentare per essere 
l’Orrore dei Tempi ultimi! 

E se veramente pare che assenzio sia mescolato al pane, al vino, al sonno dell’uomo, molto, molto, 
molto altro assenzio deve ancora gocciare nelle vostre acque, sulle vostre tavole, sui vostri giacigli 
prima che abbiate raggiunto l’amarezza totale che sarà la compagnia degli ultimi giorni di questa 
razza creata dall’Amore, salvata dall’Amore e che si è venduta all’Odio. 

Che se Caino andò ramigando sulla terra per avere ucciso un sangue, innocente, ma sempre sangue 
inquinato dalla colpa d’origine, e non trovò chi lo levasse dal tormento del ricordo perché il segno di 
Dio era su di lui per suo castigo – e generò nell’amarezza e nell’amarezza visse e vide vivere e 
nell’amarezza morì – che non deve soffrire la razza dell’uomo che uccise di fatto e uccide, col 
desiderio, il Sangue innocentissimo che lo ha salvato? 

Dunque pensate pure che questi sono i prodromi, ma non è ancora l’ora. Vi sono i precursori di colui che ho detto potersi chiamare: ‘Negazione’, ‘Male fatto carne’, ‘Orrore’, 
‘Sacrilegio’, ‘Figlio di Satana’, ‘Vendetta’, ‘Distruzione’, e potrei continuare a dargli nomi di chiara e paurosa indicazione. 

Ma egli non vi è ancora. 

Sarà persona molto in alto, in alto come un astro umano che brilli in un cielo umano. Ma un astro di 
sfera soprannaturale, il quale, cedendo alla lusinga del Nemico, conoscerà la superbia dopo l’umiltà, 
l’ateismo dopo la fede, la lussuria dopo la castità, la fame dell’oro dopo l’evangelica povertà, la sete 
degli onori dopo il nascondimento. 

Meno pauroso il vedere piombare una stella dal firmamento che non vedere precipitare nelle spire di 
Satana questa creatura già eletta, la quale del suo padre di elezione copierà il peccato. 
Lucifero, per superbia, divenne il Maledetto e l’Oscuro. 
L’Anticristo, per superbia di un‘ora, diverrà il maledetto e l’oscuro dopo essere stato un astro del 
mio esercito. 

A premio della sua abiura, che scrollerà i cieli sotto un brivido di orrore e farà tremare le colonne 
della mia Chiesa nello sgomento che susciterà il suo precipitare, otterrà l’aiuto completo di Satana, il 
quale darà ad esso le chiavi del pozzo dell’abisso perché lo apra. Ma lo spalanchi del tutto perché ne 
escano gli strumenti d’orrore che nei millenni Satana ha fabbricato per portare gli uomini alla totale 
disperazione, di modo che da loro stessi invochino Satana Re, e corrano al seguito dell’Anticristo, 
l’unico che potrà spalancare le porte d’abisso per farne uscire il Re dell’abisso, così come il Cristo ha 
aperto le porte dei Cieli per farne uscire la grazia e il perdono, che fanno degli uomini dei simili a 
Dio e re di un Regno eterno in cui il Re dei re sono Io. 

Come il Padre ha dato a Me ogni potere, così Satana ha dato ad esso ogni potere, e specie ogni 
potere di seduzione, per trascinare al suo seguito i deboli e i corrosi dalle febbri delle ambizioni 
come lo è esso, loro capo. Ma nella sua sfrenata ambizione troverà ancora troppo scarsi gli aiuti 
soprannaturali di Satana e cercherà altri aiuti nei nemici del Cristo, i quali, armati di armi sempre 
più micidiali, quali la loro libidine verso il Male li poteva indurre a creare per seminare disperazione 
nelle folle, lo aiuteranno sinchè Dio non dirà il suo ‘Basta’ e li incenerirà col fulgore del suo aspetto. 

Molto, troppo – e non per sete buona e per onesto desiderio di porre riparo al male incalzante, ma 
sibbene soltanto per curiosità inutile – molto, troppo si è arzigogolato, nei secoli, su quanto Giovanni 
dice nel Cap. 10 dell’Apocalisse. Ma sappi, Maria, che Io permetto si sappia quanto può essere utile 
sapere e velo quanto trovo utile che voi non sappiate. 

Troppo deboli siete, poveri figli miei, per conoscere il nome d’onore dei ‘sette tuoni’ apocalittici. 
Il mio Angelo ha detto a Giovanni: “Sigilla quello che han detto i sette tuoni e non lo scrivere”. 
Io dico che ciò che è sigillato non è ancora ora che sia aperto e se Giovanni non lo ha scritto Io non lo dirò. 
Del resto non tocca a voi gustare quell’orrore e perciò… 

Non vi resta che pregare per coloro che lo dovranno subire, perché la forza non naufraghi in essi e 
non passino a far parte della turba di coloro che sotto la sferza del flagello non conosceranno 
penitenza e bestemmieranno Iddio in luogo di chiamarlo in loro aiuto. 

Molti di questi sono già sulla terra e il loro seme sette volte sette più demoniaco di essi. 
Io, non il mio angelo, Io stesso giuro che quando sarà finito il tuono della settima tromba e compito 
l’orrore del settimo flagello, senza che la razza di Adamo riconosca il Cristo Re, Signore, Redentore e Dio, e invocata la sua Misericordia, il suo Nome nel quale è la salvezza, Io, per il mio Nome e per la mia Natura, giuro che fermerò l’attimo dell’eternità. Cesserà il tempo e comincerà il Giudizio. Il 
Giudizio che divide in eterno il Bene dal Male dopo millenni di convivenza sulla terra. 

Il Bene tornerà alla sorgente da cui è venuto. Il Male precipiterà dove è già stato precipitato dal 
momento della ribellione di Lucifero e da dove è uscito per turbare la debolezza di Adamo nella 
seduzione del senso e dell’orgoglio. 

Allora il Mistero di Dio si compirà. Allora conoscerete Iddio. Tutti, tutti gli uomini della terra, da 
Adamo all’ultimo nato, radunati come granelli di rena sulla duna del lido eterno, vedranno Iddio 
Signore, Creatore, Giudice, Re. 

"I Quaderni del 1943" 20.8.43. 



"Ti ho già detto che quanto è detto negli antichi libri ha un riferimento nel presente. È come se una 
serie di specchi ripetesse, portandolo sempre più avanti, uno spettacolo visto più addietro. Il mondo ripete se stesso negli errori e nei ravvedimenti, con questa differenza però: che gli errori si sono 
sempre più perfezionati con l’evoluzione della razza verso la cosiddetta civiltà, mentre i 
ravvedimenti sono divenuti sempre più embrionali. Perché? 

Perché, col passare del mondo dall’età fanciulla ad età più completa, sono cresciute la malizia e la 
superbia del mondo. Ora siete nel culmine dell’età del mondo e avete raggiunto anche il culmine 
della malizia e della superbia. Non pensare però che avete ancora tanto da vivere quanto siete 
vissuti. Siete al culmine, e ciò dovrebbe dire: avete altrettanto da vivere. Ma non sarà. 

La parabola discendente del mondo verso la fine non sarà lunga come quella ascendente. Sara un 
precipitare nella fine. [La fine dei tempi, la fine del tempo delle nazioni; poi verrà il Regno di Dio 
sulla Terra, un’unica Nazione, un unico popolo, un’ unica Fede]. Vi fanno precipitare appunto malizia e superbia. Due pesi che vi trascinano nel baratro della fine, al tremendo giudizio. Superbia e 
malizia, oltreché trascinarvi nella parabola discendente, vi ottundono talmente lo spirito da rendervi 
sempre più incapaci di fermare, col ravvedimento sincero, la discesa", 

"I Quaderni del 1943", pagg. 226 - 227 



"La battaglia fra Me e lui non avrà fine altro che quando l'uomo sarà giudicato in tutti i suoi 
esemplari. E la vittoria finale sarà mia ed eterna. Ora la Belva infernale, sempre vinta e sempre più 
feroce per esser vinta, mi odia di odio infinito e sconvolge la Terra per ferire il mio Cuore. Ma Io 
sono il Vincitore di Satana. Là dove egli insozza, Io passo col fuoco dell’amore a mondare. E se con 
inesausta pazienza non avessi continuato la mia opera di Maestro e Redentore, ormai sareste tutti dei 
demoni". 
"I Quaderni del l943", pag. 615 



"E in verità vi dico che ora è un momento in cui, per ordine del padre della menzogna, i suoi figli 
mietono fra le anime, che erano create per Me e che inutilmente ho fertilizzate col mio Sangue. 
Messe abbondante più che ogni diabolica speranza concepisse, e i Cieli fremono per il pianto del 
Redentore che vede la rovina dei due terzi del mondo dei cristiani. E dire due terzi è ancora poco". 
"I Quaderni del 1943", pag. 395 



"Se il mondo fosse misericordioso!... Il mondo possederebbe Iddio, e ciò che vi tortura cadrebbe 
come foglia morta. Ma il mondo, e nel mondo specie i cristiani, hanno sostituito l’Amore con l’Odio, 
la Verità con l’Ipocrisia, la Luce con le Tenebre, Dio con Satana. E Satana, là dove lo seminai 
Misericordia e la crebbi col mio Sangue, sparge i suoi triboli e li fa prosperare col suo soffio 
d’inferno. Verrà la sua ora di sconfitta. Ma per ora viene Lui perché voi lo aiutate. Beati però coloro 
che sanno rimanere nella Verità e lavorare per la Verità. La loro misericordia avrà il premio in Cielo". 
"I quaderni del 1943", pag. 2l3 



"Le guerre vengono" da Satana che sa che i tempi stringono e che questa. [II guerra mondiale] è una 
delle lotte decisive che anticipano la mia venuta. Sì . Dietro il paravento delle razze, delle 
egemonie, dei diritti, dietro il movente delle necessità politiche, si celano, in realtà, Cielo e Inferno 
che combattono fra loro. E basterebbe che metà dei credenti nel Dio vero, ma che dico? meno di 
questo, meno di un quarto dei credenti, fosse realmente credente nel mio Nome perché le armi di 
Satana venissero domate. Ma dove è la Fede?" 
"I Quaderni del 1943", pagg. 24 - 25 



"Considera il mio Fulgore e la mia Bellezza rispetto alla nera mostruosità della Bestia. Non avere 
paura di guardare anche se è spettacolo repellente. Sei fra le mie braccia. Esso non può accostarsi e nuocerti. Lo vedi? Non ti guarda neppure. Ha già tante prede da seguire. Ora ti pare che meriti 
lasciare Me per seguire lui?. 

Eppure il mondo lo segue e lascia Me per lui. Guarda come è satollo e palpitante. É la sua ora di 
festa. Ma guarda anche come cerca l’ombra per agire. Odia la Luce, e si chiamava Lucifero! Lo vedi 
come ipnotizza coloro che non sono segnati dal mio Sangue?! Accumula i suoi sforzi perché sa che è 
la sua ora e che si avvicina l’ora mia in cui sarà vinto in eterno. La sua infernale astuzia e 
intelligenza satanica sono un continuo operare di Male, in contrapposto al nostro uno e trino operare 
di Bene, per aumentare la sua preda. 

Ma astuzia e intelligenza non prevarrebbero se negli uomini fossero il mio Sangue e la loro onesta 
volontà. Troppe cose mancano all’uomo per avere armi da opporre alla Bestia, ed essa lo sa e 
apertamente agisce, senza neppure più velarsi di apparenze bugiarde. La sua schifosa bruttezza ti 
spinga ad una sempre maggiore diligenza e a una sempre maggiore penitenza. Per te e per i tuoi 
disgraziati fratelli che hanno l’anima orba o sedotta e non vedono, o vedendolo, corrono incontro al 
Maligno, pur di averne l'aiuto di un’ora da pagare con una eternità di dannazione". 

"l Quaderni del l943", pag. 224 


"Guai alla terra se venisse un giorno in cui l’occhio di Dio non potesse più scegliere fra i figli 
dell’uomo gli esseri predestinati ad essere i miei portatori di Luce e di Voce! Guai! Vorrebbe dire che fra i miliardi di uomini non vi e più un giusto e un generoso, poiché i predestinati sono fra i giusti che mai offesero Giustizia, e i generosi che hanno superato tutto, se stessi per primi, per servire Me". 

"I Quaderni del 1943", pag., 409 



La Gerusalemme di cui parla Isaia è quaggiù la mia Chiesa, anticamera della celeste Gerusalemme. In essa è abbondanza non di ricchezze umane, ma di tesori divini di Perdono e di Scienza, come nella 
celeste Gerusalemme sono tesori divini di beatitudini. Nessuna forza umana potrà, come turbine, 
devastare la mia Chiesa al punto di distruggerla. Io sarò con lei, a far da piolo e da corda. 

Quando l’ora sarà, in cui la terra cesserà d’essere, dagli angeli sarà trasportata in Cielo la mia 
Chiesa, che non può perire perché cementata dal Sangue di un Dio e dei suoi santi. 

"I Quaderni dal 1945 al 1950", pag. 58 (vedi il capitolo "l’Anticristo"). 



Un popolo, dice Isaia, sarà colpito dalla spada di Giustizia. Ma saranno molti di più, poiché il mondo 
ha fornicato col demonio in molte sue parti. Ed altre ancora sono in procinto di peccare, nonostante 
tutto quanto Io ho operato per tenerle nella via della Vita. Pregare, pregare, pregare molto per 
impedire nuove condanne, originate da nuove fornicazioni. I demoni... oh! i demoni sono già là dove 
Io punirò.Sono i demoni, insediati da padroni nei cuori, quelli che portano a morte le nazioni. 

E vi sono popoli in cui pochi cuori non siano dimora dei demoni: legioni e legioni demoniache 
muovono, come fantocci, intere nazioni. E come posso Io regnare là dove i cuori si sono fatti dimora 
dei figli di Lucifero? Altre applicazioni ha la parola profetica, ma Io ho voluto fartela vedere con 
riferimenti all’ora che vivete. Né dirti di più per non accasciarti di più. Prega. Il tuo Dio ti aprirà le 
porte prima che tu conosca il massimo orrore [infatti Maria Valtorta mori ne1 1961]". 

"I Quaderni del 1943", pag. 330 



"... questa non è guerra di uomini ma di Satana contro gli spiriti. Né ne sono vittime unicamente chi 
perisce in battaglia o sotto le macerie di una casa. Sono vittime della lotta di Satana agli spiriti 
anche, e soprattutto, coloro che perdono fede e speranza e carità, e non la vita di un’ora mortale 
perdono, ma la Vita eterna, morendo alla Grazia di Dio". 

"I Quaderni del l944", pag. 353 




 "Vorreste che Io venissi e mi mostrassi per terrorizzare e incenerire i colpevoli. O miseri! Non sapete quello che chiedete! Purtroppo verrò. Dico: "Purtroppo", perché la mia sarà venuta di Giudizio e giudizio tremendo. Avessi a venire per salvarvi non direi così e non cercherei di allontanare i tempi 
della mia venuta, ma anzi mi precipiterei con ansia per salvarvi ancora. 

Ma il mio secondo avvento sarà avvento di Giudizio severo, inesorabile, generale, e per la maggior 
parte di voi sarà giudizio di condanna. Non sapete quello che chiedete. Ma se anche Io mi mostrassi, 
dove è nei cuori, e specie in quelli maggiormente colpevoli delle sciagure di ora, quel tanto residuo 
di fede e di rispetto che li farebbe curvare col volto a terra per chiedermi pietà e perdono? 

No, figli che chiedete al Padre vendetta mentre Egli è Padre di perdono! Se anche il mio Volto 
balenasse nei vostri cieli e la mia Voce, che ha fatto i mondi, tuonasse da oriente ad occidente, le 
cose non muterebbero. Ma soltanto un nuovo coro blasfemo di insulti, ma soltanto una nuova ridda di ingiurie sarebbero lanciati contro la mia Persona. Ripeto: potrei fare un miracolo e lo farei se sapessi che poi voi vi pentite e divenite migliori. 

Voi, grandi colpevoli che portate i piccoli a disperare e a chiedere vendetta, e voi, piccoli colpevoli 
che chiedete vendetta. Ma né voi, grandi colpevoli, né voi, piccoli colpevoli, vi pentireste e non 
diverreste migliori dopo il miracolo. Calpestereste anzi, in una furia di gioia colpevole, i corpi dei 
puniti, demeritando subito al mio cospetto, e vi montereste sopra per opprimere, a vostra volta, da 
quel trono fondato su una punizione. Questo vorreste. Che Io colpissi per potere colpire a vostra 
volta. 

Io sono Dio e vedo nel cuore degli uomini e perciò non vi ascolto in questo. Non voglio che vi danniate tutti. I grandi colpevoli sono già giudicati, Ma voi tento di salvarvi. E quest’ora, per voi, è vaglio di salvezza. Cadranno in potere del Principe dei demoni coloro che già hanno in loro la zizzania del demoni, mentre coloro che hanno in cuore il grano di frumento germinante l’eterno Pane, germoglieranno in Me in vita eterna". 

"I quaderni del 1943", pagg. 26 - 27 



"Pensatelo bene: la colpa è radice alla colpa. Una nasce sull’altra. E la marea del male cresce. E Dio 
non può piegarsi là dove vede affezione alla colpa. E se è penoso che gli innocenti soffrano per una 
espiazione generale, è giusto che coloro che non sanno svellere dal loro cuore la colpa provino 
l’abbandono di Dio con tutto il suo tossico che morde le viscere e fa urlare di spasimo, così come Io 
ho urlato. 

Io che non ho gridato per essere torturato dai flagelli, dalle spine, dai chiodi. E ancora e sempre vi 
dico: "State uniti a Me. Io ero solo a pregare il Padre. Ma voi soli non siete. Voi avete con voi il 
Salvatore, il Figlio dell’Altissimo. Pregate il Padre con Me, nel mio Nome". E a te, piccolo Giovanni, dico che tu mi vedi così perché realmente Io grido per voi, facendo mie le vostre presenti lordure per vincere la Giustizia del Padre, che è talmente offesa che non si vuole piegare a misericordia. 

L’amore che ho per voi e la pietà che provo per voi mi danno dolore di mistica crocifissione e grido, 
grido in nome vostro, per persuadere il Padre a non lasciarvi più oltre nell’abbandono. È l’ora di 
Satana. Ma voi che siete la mia corte della Terra, voi, anime vittime, portate al culmine il vostro 
sacrificio, portatelo al tormento dell’ora di nona e rimanete fedeli anche in quell’oceano di 
desolazione che è quell’ora e dite con Me: "Dio mio, Dio mio". Empiamo del nostro pregare il Cielo, o anime che mi imitate nel farvi salvatori dei fratelli attraverso il sacrificio vostro. Che il Padre senta 
fondersi in pietà il suo sdegno, e la sua Giustizia si plachi. Una volta ancora". 

"I Quaderni del 1944", pagg. 217 - 218 


Ma che credete?. Che Io, che ero così alieno dai discorsi, abbia aggiunto parole per il gusto di dire 
delle parole? No. Io ho detto il puro necessario per portarvi alla perfezione. E se nel grande 
insegnamento evangelico vi è di che dare salvezza alla vostra anima, nei tocchi più minuti vi è di che 
darvi la perfezione. I primi sono i comandi. 
Disubbidire a quelli vuol dire morire alla Vita. 

I secondi sono i consigli. Ubbidire a questi vuol dire avere sempre più sollecita santità e accostarsi 
sempre più alla Perfezione del Padre. Ora nel Vangelo di Matteo è detto: "Per il moltiplicarsi 
dell’iniquità si raffredderà la carità in molti" [Mt 24,12]. Ecco, figli, una grande verità che è poco 
meditata. Di che soffrite ora? Della mancanza di amore. Cosa sono le guerre, in fondo? Odio. Cosa è l’odio? L’antitesi dell’amore. Le ragioni politiche. Lo spazio vitale? Una frontiera ingiusta? Un affronto politico? Scuse, scuse. 
Non vi amate, Non vi sentite fratelli. Non vi ricordate che siete tutti venuti da un sangue, che 
nascete tutti a un modo, che morite tutti ad un mondo, che avete tutti fame, sete, freddo, sonno ad 
un modo e bisogno di pane, di vesti, di casa, di fuoco ad un modo. Non vi ricordate che Io ho detto: 
"Amatevi. Dal come vi amerete si capirà se siete miei discepoli. Amate il prossimo vostro come voi 
stessi". 

Le credete parole di fola queste verità. La credete dottrina di un pazzo questa dottrina mia. La 
sostituite con molte povere dottrine umane. Povere o malvagie a seconda del loro creatore. Ma 
anche le più perfette fra esse, se sono diverse dalla mia sono imperfette. Come la mitica statua, 
avranno molta parte di esse di metallo pregiato. Ma la base sarà di fango e provocherà infine il crollo 
di tutta la dottrina. E nel crollo la rovina di coloro che ad esse si erano appoggiati, La mia non crolla. 
Chi si appoggia ad essa non si rovina, ma sale a sempre maggior sicurezza: sale al Cielo, all’alleanza 
con Dio sulla terra, al possesso di Dio oltre la terra. Ma la carità non può esistere dove vive l’iniquità. 

Perché la carità è Dio e Dio non convive col Male. Perciò chi ama il Male odia Dio. Odiando Dio 
aumenta le sue iniquità e sempre più si separa da Dio-Carità. Ecco un cerchio dal quale non si esce e 
che si stringe per torturarvi. Potenti od umili, avete aumentato le vostre colpe. Trascurate il 
Vangelo, deriso i Comandamenti, dimenticato Iddio, poiché non può dire di ricordarlo chi vive 
secondo la carne, chi vive secondo la superbia della mente, chi vive secondo i consigli di Satana, 
avete calpestato la famiglia, avete rubato, bestemmiato, ammazzato, testimoniato il falso, mentito, 
fornicato, vi siete fatti dell’illecito lecito. 

Qui rubando un posto, una moglie, una sostanza; là, più in alto, rubando un potere o una libertà 
nazionale, aumentando il vostro ladrocinio con la colpa di menzogna per giustificare ai popoli il 
vostro operato che li manda a morte. I poveri popoli che non chiedono che di vivere tranquilli! E che 
voi aizzate con velenose menzogne scagliandoli l’uno contro l’altro per garantirvi un benessere che 
non vi è lecito conseguire al prezzo del sangue, delle lacrime, del sacrificio di intere nazioni. Ma i 
singoli, quanta colpa hanno nella grande colpa dei grandi! É la catasta delle piccole colpe singole 
quella che crea la base alla Colpa. Se ognuno vivesse santamente senza avidità di carne, di denaro, 
di potere, come potrebbe crearsi la Colpa? I delinquenti ci sarebbero ancora. Ma sarebbero resi 
innocui perché nessuno li servirebbe. 

Come pazzi ben isolati, essi continuerebbero a farneticare dietro ai loro sogni osceni di sopraffazioni. 
Ma i sogni non diverrebbero mai realtà. Per quanto Satana li aiutasse, il suo aiuto sarebbe reso nullo 
dalla unità contraria di tutta l’umanità fatta santa dal vivere secondo Dio. E l’umanità avrebbe 
inoltre Dio con sé. Dio benigno verso i suoi figli ubbidienti e buoni. La carità sarebbe dunque nei 
cuori. Viva e santificante. E l’iniquità cadrebbe. 

Vedete, o figli, la necessità di amare per non esser iniqui, e la necessità di non esser iniqui per 
possedere l’amore? Sforzatevi ad amare. Se amaste... Un pochino solo! Se cominciaste ad amare. 
Basterebbe l’inizio e poi tutto progredirebbe da sè". 

28-03-1944 "I Quaderni del 1944", pagg. 294 - 296 



Giorni fa il Padre [Padre Migliorini] ha scritto che rimaneva perplesso circa la vera fonte del flagello 
attuale "perché un regno diviso in se stesso non è più un regno". Mostrerò al Padre che ciò può 
essere, essendo la divisione puramente apparente. Lucifero, nelle sue manifestazioni, ha sempre 
cercato di imitare Iddio. 

Così come Dio ha dato ad ogni Nazione il suo angelo tutelare, Lucifero le ha dato il suo demone. Ma 
come i diversi angeli delle Nazioni ubbidiscono ad un unico Dio, così i diversi demoni delle Nazioni 
ubbidiscono ad un unico Lucifero. L'ordine dato da Lucifero nella presente vicenda ai diversi demoni 
non è diverso a seconda degli Stati. È un ordine unico per tutti. Donde si comprende che il regno di 
Satana non è diviso e perciò dura. 

Questo ordine può essere enunciato cosi : "Seminate orrore, disperazione, errori, perché i popoli si 
stacchino, maledicendolo, da Dio". I demoni ubbidiscono e seminano orrore e disperazione, spengono la fede, strozzano la speranza, distruggono la carità. Sulle rovine seminano odio, lussuria, ateismo. 
Seminano l’inferno. 

E riescono perché trovano già il terreno propizio. Anche i miei angeli lottano a difesa del Paese che 
ho loro assegnato. Ma i miei angeli non trovano terreno propizio. Onde rimangono soccombenti 
rispetto ai nemici infernali. Per vincere, i miei angeli dovrebbero essere aiutati da animi viventi nel e per il Bene. Viventi in Me. Ne trovano. Ma sono troppo pochi rispetto a quelli che non credono, non 
amano, non perdonano, non sanno soffrire. È il caso di ripetere: "Satana ha chiesto di vagliarvi". E, 
dal vaglio, risulta che la corruzione è come nei tempi del diluvio, aggravata dal fatto che voi avete a 
lato il Cristo e la sua Chiesa, mentre ai tempi di Noè ciò non era. 

L’ ho gai detto e lo ripeto: "Questa è lotta fra Cielo e inferno". Voi non siete che un bugiardo 
paravento. Dietro le vostre schiere battagliano angeli e demoni. Dietro i vostri pretesti è la ragione 
vera: la lotta di Satana contro Cristo. Questa è una delle prime selezioni dell’Umanità, che si 
avvicina alla sua ora ultima, per separare la messe degli eletti dalla messe dei reprobi. Ma purtroppo 
la messe degli eletti è piccola rispetto all’altra. Quando Cristo verrà per vincere l’eterno antagonista 
nel suo Profeta troverà pochi segnati, nello spirito, dalla Croce". 

"I Quaderni del 1943", pagg. 182 - l83 



"Questo linguaggio è troppo duro! Costui vuole fare di noi delle vittime della sua follia" dicono tuttora gli uomini quando lo li esorto a vita giusta e li istruisco sul come va intesa e praticata la Religione per farne forma di vita che dia Vita eterna. E non si accorgono che così dicendo confessano di essere degradati dalla loro condizione di uomini. Parlano di evoluzione, di superuomo. Orbene, mettiamo l’uomo quale Io l’ho trovato portato a questo punto dopo la sua discesa dal Paradiso. Fa il diagramma come Io ti conduco la mano e finito il diagramma vedrai che non vi è superamento ma abbassamento. 
Evoluzione? Quando i superbi e falsi superbi di ora parlano di evoluzione presuppongono il concetto 
"ascesa". Ma evolversi vuole dire procedere da un punto verso 1’altro. E allora per spirali si può 
procedere verso 1’alto come verso il basso. Non sai fare la spirale? Fa una parabola. 

Vedi? Se faceva la parte di destra evolveva al Cielo. Ha voluto quella di sinistra. Si è evoluto verso 
l’Inferno. Ecco il "superuomo" attuale, "l’evoluto" attuale! Al quale pare follia vivere almeno da 
"uomo" se non riesce a divenire "angelo". E si dice: "vittima", perché lo esorto a vivere da uomo. E 
folle mi dice. Sì, molto folle! Per amore! Amami. Amami tu piccolo Giovanni...". 

"I Quaderni dal 1945 al 1950", pagg. l46 - 148 


Premessa: l’uomo è un animale dotato di un’anima infusagli da Dio. Perciò la prova a cui è 
sottoposto sulla terra sta nel sapere elevare il suo corpo carnale a livello spirituale, cioè angelico. 
Perciò ogni volta che l’uomo nella storia ha fatto prevalere i suoi istinti animali corrotti dal peccato, 
si é avvicinato di più al modello dei demoni e quindi al livello "Inferno", mentre quando ha fatto 
prevalere e ha sviluppato il suo anelito spirituale, a somiglianza degli angeli, si è avvicinato di più al 
livello "Paradiso". 

Fra i due livelli vi è quello intermedio denominato "Terra". Diamo ora una breve spiegazione del 
grafico: nella parte sinistra del grafico c’e l’umanità fino alla venuta di Gesù Cristo, mentre nella 
parte di destra c’e l’umanità dopo la venuta di Gesù. Adamo ed Eva furono creati al livello del 
Paradiso Terrestre, livello superiore a quello della Terra attuale, dove precipitarono dopo il loro 
peccato. È il tempo della corruzione dell’umanità con Caino e Lamech, proveniente dalla 
discendenza di Caino. Poi Dio intervenne col Diluvio per riportare l’umanità al livello "Terra"; in 
seguito ci fu la discesa verso "l’Inferno" e la risalita per mezzo dei giusti e dei profeti. 

Dopo che i profeti ebbero riportato l’umanità vicina al livello "Terra", cioè quello normale, nacque 
Gesù: nella parte di destra si vede il livello dell’Umanità al tempo della nascita di Gesù. Dopo la Sua 
morte e la conseguente Redenzione dell’Umanità e fondazione della Chiesa, l’Umanità viene portata 
vicinissima al livello "Paradiso", più ancora di quello terrestre per i meriti acquistati dal preziosissimo sangue di Gesù, Figlio di Dio. È l’epoca gloriosa degli apostoli e dei primi martiri: qui prevaleva il settore "soprannaturale". Nei secoli successivi poi, a fasi alterne, l’umanità ha perso sempre più fede, morale, religione ed é arrivata fino al punto attuale: ad un passo dall’ Inferno!!: é l’epoca satanica. 

 "Ti ho detto un giorno che l’eterno invidioso cerca di copiare Dio in tutte le manifestazioni di Dio, Dio ha i suoi arcangeli fedeli. Satana ha i suoi. Michele: testimonianza di Dio, ha un emulo infernale; e cosi l'ha Gabriele: forza di Dio. La prima bestia, uscente dal mare, [Ap 13,1-10] che con voce di 
bestemmia fa proclamare agli illusi: "Chi è simile alla bestia?", corrisponde a Michele. 

Vinta e piagata dallo stesso nella battaglia fra le schiere di Dio e di Lucifero, all’inizio del tempo, 
guarita da Satana, ha odio di morte verso Michele, e amore, se d’amore può parlarsi fra i demoni, 
ma è meglio dire: soggezione assoluta per Satana. Ministro fedele del suo re maledetto, usa della 
intelligenza per nuocere alla stirpe dell’uomo, creatura di Dio, e per servire il suo padrone. Forza 
senza fine e senza misura e usata da essa per persuadere l’uomo a cancellare, da se stesso, il mio 
segno che fa orrore agli spiriti delle tenebre. Levato quello, col peccato che leva la grazia, crisma 
luminoso sul vostro essere, la Bestia può accostarsi ed indurre l’uomo ad adorarla come fosse un Dio 
ed a servirla nel delitto. 

Se l’uomo riflettesse a quale soggezione si dona collo sposare la colpa, non peccherebbe. Ma l’uomo 
non riflette. Guarda il momento e la gioia del momento, e peggio di Esaù baratta la divina genitura 
per un piatto di lenticchie. Satana, però, non usa soltanto di questo violento seduttore dell’uomo. 
Per quanto l’uomo poco rifletta, in genere, vi sono ancora troppi uomini che, non per amore, ma per 
timore del castigo, non vogliono peccare gravemente. 

Ed ecco allora l’altro ministro satanico, la seconda bestia. [Ap 3,11-18] Sotto veste d’agnello ha 
spirito di dragone. È la seconda manifestazione di Satana e corrisponde a Gabriele, perché annuncia 
la Bestia ed è la sua forza più forte: quella che smantella senza parere e persuade con tanta dolcezza 
che è giusto seguire le orme della Bestia. É inutile parlare di potenza politica e di terra. No. Se mai 
potete riferire alla prima il nome di Potenza umana e alla seconda di Scienza umana. E se la Potenza 
di per sé stessa produce dei ribelli, la Scienza, quando è unicamente umana, corrompe senza 
produrre ribellione e trae in perdizione un numero infinito di adepti. Quanti si perdono per superbia 
della mente che fà loro spregiare la Fede e uccidere l’anima con l’orgoglio che separa da Dio! Che se 
Io mieterò all’ultimo giorno la messe della terra, già un mietitore è fra voi. Ed è questo spirito di 
Male che vi falcia e non fa di voi spighe di eterno grano, ma paglia per le dimore di Satana". 

"I Quaderni del 1943", pagg. 152 - l53 

L'abito dei chierici.


 Jean-Jacques Olier


La veste talare e la cotta, che sono l'abito della religione di Gesù Cristo (1) sono l'espressione esteriore della professione da noi fatta, di rivestirci interiormente della religione di Cristo verso il suo divino Padre.

Questa è la dichiarazione che tutti chierici devono fare ai piedi del vescovo ricevendo il santo abito. Essi testimoniano così solennemente di dedicarsi a Dio in Cristo suo Figlio, per servirlo nella sua Chiesa, di prenderlo per unico retaggio, per unico bene, per loro tutto. Allora soltanto vengono rivestiti della cotta, dopo d'aver ricevuto la tonsura e d'esser stati rivestiti di una veste talare.

Tutte queste circostanze sono molto misteriose e devono essere considerate con seria attenzione da coloro che entrano nel chiericato. Le persone incaricate dell'istruzione dei chierici, porranno gran cura nel darne le spiegazioni. Da parte loro, i chierici devono desiderare ardentemente di conoscere ciò che esse significano (2); poiché vi riscontreranno i loro obblighi principali e le disposizioni speciali che sono loro necessarie per entrare in questo stato e per abbracciare questa santa professione.

PARTE Iª – DELLA SANTA VESTE TALARE

L'abito col quale si presenta colui che aspira al chiericato è la santa veste talare. Questo abito è il segno esterno dell'anima disposta a entrare nella vita ecclesiastica (3).

Tutto ciò che esiste di esteriore nella Chiesa del Signore governata dal suo Spirito divino e dalla sua santa saggezza, esprime qualcosa di interiore che non potrebbe essere espressa che con qualche espressione o figura sensibile (4). Il corpo significa l'anima, in noi; e con i suoi gesti, con i suoi movimenti e con le sue azioni esso scopre quali sono le sue potenze intime che altrimenti resterebbero sconosciute.

Non si saprebbe mai che l'anima ha la potenzialità di vedere, di ascoltare,di parlare, se il corpo, con le sue funzioni dipendenti dall'anima, non facesse vedere ciò che essa è in se stessa (5).

Così Nostro Signore fa apparire nella Chiesa, per mezzo di cose esteriori, ciò che vi è di più nascosto nei suoi misteri (6); e mediante le vesti e gli ornamenti di cui ricopre i suoi ministri, le cerimonie con cui vela le sue opere, egli spiega ciò che l'uomo nuovo e il suo spirito divino operano nelle anime nostre.·

Ora, poiché di tutte le vesti dell'ecclesiastico la prima è la veste talare, venerabile abito proprio dello stato ecclesiastico e prescritto dai sacri canoni stessi (7), dobbiamo vederne il significato e ciò che la Chiesa intende esprimerci per suo mezzo.

La veste talare, che è un abito nero, significa la prima delle disposizioni che deve avere il chierico e la prima parte della religione del santo clero, che è d'essere morto ad ogni amore, ad ogni stima del mondo (8). 

La cotta, invece, rappresenta la seconda parte di questa stessa religione, che è di non vivere che per il Signore. Si ricopre di questo abito colui che si presenta a ricevere la tonsura, per insegnargli che deve essere talmente distaccato da ogni cosa terrena, da rassomigliare a un morto, non desiderando più che Dio, in confronto del quale non esiste nulla al mondo di amabile. 

Così del resto dichiara il chierico allorché, spogliandosi dell'ignominia dell'abito secolare, si ricopre di questa santa veste: 

egli dichiara pubblicamente in faccia a tutta la Chiesa, che intende di cambiare le proprie abitudini, i propri costumi, così come cambia d'abito (9); 
che non intende più viver della vita terrena, ma della vita celeste; 
che non conosce più che Dio, non stima altri che Lui, che Egli è il suo tutto e che il resto non gli è più nulla; 
infine, che vuol essere come i beati che, nella visione di Dio, non vedono più che lui, o che se vedono qualche altra cosa, qualche creatura, la vedono talmente in Dio, che essa è ai loro occhi piuttosto Dio che creatura.

L'abito del chierico che rivela come egli sia il perfetto religioso di Dio, entrato nella comunione e partecipazione della religione del cielo, è la cotta. Questo è il suo abito vero, perfetto, senza del quale non può compiere alcuna delle sue funzioni (10); di modo che egli non è considerato chierico rappresentante il proprio stato, che quando ne è rivestito. 

Se qualche volta non porta che la veste talare, questo avviene quando egli è nel secolo (11), indegno di vedere l'innocenza, la purezza, la santità e lo splendore del suo abito divino

E se non mostra che nero agli occhi del mondo, è per significare che è morto per esso, e che egli lo considera tanto miserabile che, per vivere nella giustizia e nella grazia, bisogna morire a ciò che esso' è; tanto è vizioso e corrotto (12)!

L'ampiezza di questo abito non ci deve stupire (13); il prete rappresenta tutto il mondo; deve portare nel cuore la religione che aveva Cristo nel suo, che è la religione universale che egli offrì al suo Padre per supplemento di quella di tutta la sua Chiesa.

Egli amava, adorava, lodava il Padre per tutti gli uomini e per tutti gli angeli. Faceva per essi ciò che non potevano degnamente fare, di modo che suppliva a tutti (4). Così egli era il religioso universale, colui che pregava lodava e glorificava Dio per tutto il mondo.

Questo Egli continua a fare nel Cielo (15) e nel Santissimo Sacramento dell'Altare, dove rende a Dio tutti gli omaggi e i doveri della religione nel suo interiore, come la Chiesa glieli rende esteriormente sulla terra e glieli renderà egualmente nel Cielo. 

Ma poi che Nostro Signore, ascendendo al cielo e lasciando la terra, ha cessato di onorare esteriormente il suo divin Padre a nome di tutti gli uomini come visibilmente faceva sulla terra, così ha voluto lasciare dei successori della sua religione che continuassero a compiere gli stessi doveri verso Dio, Padre suo (16). 
E siccome questa religione è in lui per mezzo dello Spirito Santo, la cui virtù gli fa adorare Dio quanto lo può essere, egli ha voluto, dopo l'ascensione al cielo, mandare questo stesso Spirito ai suoi Apostoli ed ai suoi discepoli affinché continuasse a diffondere nei cuori come aveva fatto nel suo (17), una religione perfetta, santa, interiore, comprendente in sé i doveri e gli omaggi di tutto il mondo insieme.

Così, gli Apostoli e i Preti sono i successori di Gesù Cristo nella sua religione e non sono stabiliti se non per onorare Dio in nome di tutto il mondo (18).

Per questo, la veste talare è così ampia, a rappresentare quasi la sfericità e la distesa della terra: ciò che si raffigurava anticamente nella veste del sommo sacerdote che era pure amplissima per prefigurare l’immensità della religione di Gesù Cristo (19). 
Il pontefice nella antica legge, portava su di sé i nomi delle dodici tribù (20) 
per prefigurare l'eccellenza della religione del Figlio di Dio e la grandezza del suo amore verso il Padre che sorpassò quello di tutti gli uomini insieme; ed ancora 
per significare che i preti devono portare l'amore di tutti gli uomini nei loro cuori (21); 
che essi devono contenere nel cuore tutti gli omaggi, tutte le lodi di ogni fedele, e possedere nelle loro anime più religione verso Dio che tutte le creature insieme riunite. 

La santa veste talare è inoltre come un sudario che ci tiene sepolti e che esprime al vescovo lo stato di morte nel quale si trova il santo chierico che a lui si presenta. Dico sempre è dovunque santo, perché, come la Chiesa è un nuovo mondo e un mondo di santità, fatto soltanto per rappresentarci Dio e Gesù Cristo nelle loro eminenti perfezioni, nulla deve trovarsi in essa che non sia santo.

La santa veste talare significa dunque che il chierico è morto al secolo (22): come egli stesso protesta, quando dice di non voler più che Dio; Dominus pars hereditatis meae. Ed anche se non lo dicesse, parlerebbe del suo obbligo l'abito che indossa che, semplice e nero come è, esprime a chiunque che il chierico che lo porta è morto alla pompa ed al fasto del secolo (22) e che deve esserne separato nel cuore come lo è nell'abito (23).

L'abito talare ricopre tutto il corpo, a testimoniare che tutta la carne è morta e che il chierico che lo porta, reca in sé la morte di Cristo in tutte le sue membra. Necessità quindi che colui che è innalzato al santo stato ecclesiastico, faccia apparire, nella persona, la morte di Nostro Signore e le sue vittorie, e tutte le sue azioni lo proclamino e lo annuncino dappertutto (24).  Dice San Paolo che tutti i cristiani devono essere circondati per tutto il loro corpo della morte di Gesù Cristo: Semper mortifìcationem Jesu in corpore nostro circumferentes (25). Questo è raffigurato dall'abito talare che, ricoprendo il chierico e circondandone il corpo, non lascia scorgere nulla di lui se non sotto un abito di morte (26).

Siccome essi sono interamente appartenenti a Gesù e si sono dati a Lui senza riserva nello stato clericale, non devono soltanto essere mortificati nella carne, nelle sue sregolatezze e nei suoi desideri, secondo la parola dell'Apostolo: Qui sunt Christi, carnem suam crucifìxerunt cum vitiis et concupiscentiis (27); ma ancora devono essere morti e sepolti con Gesù Cristo, per partecipare poi alla sua nuova vita. 

Anche questo esprime la veste talare. E come la crocifissione, la morte e la sepoltura precedono la risurrezione interiore, il vescovo vuol vedere un figliolo vestito della veste talare come di un lenzuolo funebre che ne ricopra tutto il corpo, che lo tenga seppellito, prima di dargli la cotta (28).

NOTE

(1) Habitus religiosus Sidon., lib. 4, ep. 24. Conc. Meld. anno 845, c. 37.
(2) Quaeratur ex singulis an ritus et caeremonias, quae cum initiantur adhiberi solita sunt, noverint? an sanctiores illarum notiones? an sacrarum vestium, quibus induuntur, mysteria et significata? lnst. ad Ord. Eccl. suscip. in Eccl. Mediol. – Quaeratur quid per tonsuram significetur, quae fit in superiori capitis parte; quid per superpelliceum, quo c1erici induuntur, declaretur? Ibid. – Vestes ministrorum designant idoneitatem quae in eis requiritur ad tractandum divina. D. Thom. , Suppl, q. 40, a. 7, in corp.
(3) Etsi habitus non faciat monachum, in clerico tamen magnum indicium est, ut ait Salomon, eius quod in corde latet. Synodus Atheniens. ann 1571.
(4) Quaecumque in ecclesiasticis officiis rebus ac ornamentis consistunt, divinis plena sunt signis atque mysteriis.Dnrand. Divin. Offic. praem.
(5) Sicut accidentia multum conferunt ad cognoscendam rei ipsius quidditatem: ita habitus exterior plurimum confert ad declarandum ·morum honestatem. Synod. Venusin., anno 1589. – Haec (ornamenta) sunt virtutum insignia, quibus tanquam scripturis docentur utentes quales esse debeant. Hugo a S. Victor., Specul. Eccl., c. 6. .
(6) Considerare debet per symbola quam accipit gratiam. Sim. Thessalon., de Sacro Ordin., cap. 5.
(7) Conc. Basileens. Lateran. sub Leone X, anno 1511, sess. 9: et alia passim.
(8) Nigra vestls insinuat humilitatem mentis; vile vestimentum denuntiat mundi contemptum, De modo bene vivendi, cap. 9: Op. S. Bernard., tom. 2. Omnia tanquam cinerem despielens, quasi mortuus prorsus ad mortuum immobilis permanebat. S. Chrysost., hom. 1, de laud. Pauli.
(9) Priorls vestis detractio, et alterius assumptio, slgnificat a media sancta vita ad perfeetiorem traduetionem. S. Dionys. , de Eccles. Hier., cap. 6. –Moneo te ut habitum, quem ostendis specie, impleas opere... Sanctus est habitus, sanctus sit animus. Sicut sancta sunt vestimenta, sic opera sancta sint. De modo bene vivendi, cap. 9: Op. S. Bernard., tom. 2.
(10) Caveant tam saeerdotes quam clerici, ne superpelliceo exuti clericalibus fungantur officiis. Synod. Capad. aquens, an., 1617, tit de Min. Eccl. c. 19.
(11) Ne cum superpelliceo per civitatem deambulantes vagentur. Synod. Vicens., anno 1628: tit. 13, de Vita et hon. Cleric., c. 3.
(12) Moriendum est mundo ut Deo in sempiternum vivamus. S. Aug, serm. 170, n. 9.
(13) Vestimentum amplum et longum, propter pietatem et divinam caritatem. Sim Thessalon., de Ord.
(14) Sese Deo ac Patri subjecit... et obedientiae suae odorem tanquam pro omnibus simul et singulis Deo et Patri obtulit. S. Cyril Alex., lib. 11, de Ador. in Spirit. et verit.
(15) Introivit in ipsum caelum, ut appareat nunc vultui Dei pro nobis, Hebr., 9, 24.
(16) Successori nel culto esterno e visibile, come si è detto più sopra: Sacerdotes Christi vicarios esse Christi et Christum. S. Chrysost., hom. 17, op. imp. in Matth., Suum relicturus erat eis ministerium. Id. in Joan., 20, hom. 86,al. 85 n. 2.
(17) Sicut misit me Pater, et ego mitto vos: Haec cum dixisset, insufflavit, et dixit eis: Accipite Spiritum sanctum. Joan.,22 et 23. Hac vocula sicut illos quodammodo slbi aequat, et pares efficit, scilicet proportionaliter ut suos successores et vicarios. Corn. a Lap. hic. – Sicut significat etiam similitudinem in fine: utrique enim missi sunt ad eundem finem.Id., ex S. Cyrill., lib. 12 in Joan., in ead. verb.
(18) Sacerdotes procuratores sunt apud Deum pro ejus Ecclesia. Guillel. Paris.de Sacro Ord. – Pro universo terrarum orbe deprecator est apud Deum. S. Chrysost., de Sacerd. t. 6, c. 4. – Non jura sua sed aliena allegat. Guillel. Paris., ibid.
(19) Amictus pontificis totius mundi quaedam imago fuit. Philo., de Vita Mosis., lb. 3.
(20) Portabit Aaron nomina filiorum Israel coram Domino super utrumque humerum. Exod. 28, 12. Portabit nomina filiorum Israel in rationali judictl super pectus suum quando ingredietur sanctuarium. Ibid., 29 .
(21) Est Aaron Christi figura, et Illius sacerdotii quod in spiritu et veritate intelllgitur. S. Cyr. Alex., lib. 11, de Ador. in spir. et verit.
(22) Clericatum elegistis, id est, mundo renuntiare, et cum habitu humilitatis, affectum promittere humilitatis, Ivo Carnot., serm. 2. De excell. sacro Ord. Pontif. Bibliot. Apost. exhort. ad Tonsur.
(23) Paupertatem et humlitatem profertis habitu corporis. Ibid.
(24) Sacerdotes constituti sunt per mundum, Christi narrare victorias. Petr. Dom. opusc. 18, contra Cleric. intemp. dissert. 1, c. 1.
(25) II Cor., 4, 10.
(26) Homines sacros tum interius tum exterus oportet mortificationem Jsu circumferre in suo corpore. S. Cyril. Alex., de Adorat. in spir. et verit., lib. 11. – Vestimentum talare, tam retro quam a lateribus et ante undique clausum. Conc. Basil.
(27) Gal. 5, 24.
(28) Qui sunt Christi, carnem suam crucifixerunt, id est Christo crucifixo se conformaverunt, affligendo carnem suam cum vitiis..., id est, cum peccatis; concupiscentiis, id est, passionibus quibus anima inclinatur ad peccandum. Non enim bene crucifigit carnem, qui passionibus locum non aufert, D. Thom,. in ead. verb. Ep. ad Gal., 5, 24, lect. 7.

PARTE II – DELLA COTTA

Il santo vescovo, parlando dell'abito dei chierici, lo chiama l'abito della santa religione (60) come noi lo abbiamo già detto.


Questo abito significa due cose: la morte a se stesso ed al peccato, e la vi ta dedicata a Dio. «Consideratevi, – dice S. Paolo, – come morti al peccato e non vivendo più che per Dio in nostro Signore Gesù Cristo» (61).
Questo doppio stato di vita e di morte ci è comunicato nel santo battesimo, per il quale noi moriamo come Gesù e risuscitiamo come Lui alla nuova vita (62); Di ciò facciamo solenne e speciale professione nella tonsura, quando noi dichiariamo di morire al mondo ed alle creature (63) per non vivere che di Dio, della sua gloria e del servizio della sua Chiesa (64).

S. Giacomo . esprime la nostra religione in questi due effetti: Religio munda, dice egli, et inmaculata apud Deum et Patrem, haec est visitare pupillos et viduas in tribulatione eorum et inmaculatum se custodire ab hoc saeculo(65). La nostra santa religione consiste innanzi tulto nell'essere completamente morti pel mondo, di modo che nulla resti in noi delle sue macchie, della corruzione delle sue massime e della impurità del suo amore.

In secondo luogo, essa consiste nel compiere santamente le opere di carità e di vita divina, come soccorrere il prossimo nelle sue necessità, in vista di Dio, per famore del quale noi serviamo anche e soprattutto quelli da cui non possiamo aspettarci niente (66).

L'abito, come la religione, è duplice: esterno e interiore. Per essere universale, completo, la religione deve essere tale, imperocchè l'uomo è composto di corpo e di anima e deve quindi rendere palese in tutto se stesso e al di fuori e nell'intimo suo, il suo culto e la sua religione (67).

L'abito esteriore consiste dapprima nella nera sottana di cui abbiamo testè parlato che significa la morte al mondo e a tutti gli istinti, i sentimenti di Adamo, in unione con la morte e sepoltura del Figliuolo di Dio, che il chierico deve manifestare al mondo con le sue opere e con tutta la slia condotta. In secondo luogo, consiste nella cotta, che rappresenta la vita nuova di Gesù Cristo, stabilita in noi in seguito alla morte del peccato; la sua risurrezione e la sua vita divina, resa sensibile ai figli della Chiesa per mezzo della purezza, della santità e di tutte le virtù che devono risplendere nei chierici (68).

Questo abito è stato imitato da quasi tutti gli ordini, dei Carmelitani, dei frati di S. Bernardo, degli Agostiniani e dei Domenicani che hanno diviso il loro abito fra il nero il bianco per esprimere esteriormente ciò che devono interiormente praticare, vale dire la mortificazione della carne la vita dello spirito (69).

Questi due santi esprimono due principali misteri dellnostra religione: San Bruno, col candore del suo abito, rappresenta la risurrezione di Nostro Signore, mentre San Benedetto aveva dapprima raffigurato nel color nero del suoil santo mistero della sua morte (70).

Questi due misteri questi due stati del Figlio di Dioesprimono nei chierici la veste talare la cotta di cui sono rivestiti.

L'abito interiore dei chierici è Gesù Cristo stesso. Questo abito è ben diverso da quelli esteriori che non hanno che un legame morale con i corpi che ne sono rivestiti e che li coprono soltanto, senza penetrarli (71); mentre questi penetra e s'insinua nell'anima che ne è rivestita. Ed è Cristo stesso in noi, che in certo modo, si confonde con noi, riempiendoci delle sue perfezioni e della sua sostanza, compenetrandoci di tutto se stesso e manifestando in noi le sue qualità divine (72); di modo che, per mezzo della sua sostanza, si forma come una stessa cosa di lui e di noi.

È di questo abito che S. Paolo voleva fossero vestiti tutti i cristiani, quando diceva: Induimini Dominum Jesum Christum (73). Il vescovo, dando ai chierici la cotta, che rappresenta la perfezione e il compimento della nostra religione mostra loro l'impegno formale e l'obbligo speciale che hanno nel rivestirla, dicendo a ciascuno di essi: Induat te Dominus novum hominem, qui secundum Deum creatus est, in justitia et sanctilate veritatis. Il Signore ti rivesta dell'uomo nuovo, che fu creato da Dio nella vera giustizia e santità. 

Parole misteriose (74) che ci denotano la condotta invisibile di Dio nella sua Chiesa e la santità che Egli esige dai chierici. 
Per comprenderle, bisogna considerare che l'uomo, riabilitato da Gesù Cristo nel battesimo, non è conforme ad Adamo nello stato della sua innocenza, poiché questi era stato creato in uno stato di universale santità, vale a dire santo nell'anima e santo nel corpo (75).

L'uomo rinnovato e rifugiato nella Chiesa, che è il vero paradiso terrestre, non è creato in questa santità universale, ma in uno stato di santità e di giustizia, in justitia et sanctitatedi santità, perché è fatto figlio di Dio; di giustizia perché l'uomo battezzato, che porta una carne ribelle e pesante che per lui è giogo penoso e sensibilissimo peso, deve avere in sé lo spirito di zelo e di giustizia contro se stesso per castigare questa carne, per ridurla in servitù crocifiggendola con la giustizia e punendola del suo orgoglio e della sua insolenza.

Bisogna che, per virtù dello spirito di Cristo che lo anima, egli la sottometta alla legge di Dio, che la costringa, suo malgrado, a servire il prossimo, che la riduca a un totale annientamento di se stessa. In questo, il nuovo uomo differisce dall'antico che era stato creato in un tal grado di santità, che la carne e i sensi seguivano le disposizioni dello spirito, col quale vivevano in perfetta intelligenza, essendo sempre d'accordo nei loro movimenti e sempre egualmente portati ad azioni di santità e di giustizia: ciò che non avviene più nell’uomo nuovo e nei cristiani la cui carne non è santificata (76). 

La seconda differenza fra la santità del cristiano rinnovato e riformato in Gesù Cristo, e quella dell'uomo primitivo nello stato d'innocenza, è che la santità del cristiano lo porta senza posa a privarsi, più che può, delle creature (77) che, dopo il peccato, non gli sono che soggetti di tentazione (78) per dedicarsi a Dio con una fede pura, sciolto da ogni legame umano (79). Invece la santità del primo uomo e la grazia dell'innocenza non lo separavano in tal modo dalle creature, anzi ad esse lo avvicinavano per ammirarne le bellezze divine espresse in esse, ciò che lo innalzava a Dio, pur trattandosi di forme visibili che cadevano sotto i suoi sensi.

Questa differenza dimostra la grande purezza del nostro stato rinnovato in Gesù Cristo, che ci santifica e ci consacra al Padre in un distacco universale delle cose, dedicandoci a lui nella sua verità e scorgendolo al lume della fede pura, senza soffermarci alle esteriorità di tutto questo mondo. 

Sanctifica eos in veritate (80), diceva altra volta Nostro Signore al Padre suo. O Signore, santificate i servi vostri nella verità, e cioè uniteli al vostro essere divino, e non solo figuratamente come facevate altra volta (81). Poiché la religione dei veri adoratori è di adorare Dio in spirito e verità (82) e non più solamente sotto delle ombre.

NOTE

(60) Habitum sacrae religionis. Pontifical. Rom.
(6t) Existimate vos mortuos quidem esse peccato, viventes autem Deo in Christo Jesu. Rom ., 6, 11.
(62) Consepulti ei in baptismo, in quo et resurrexistis per fidem operationis Dei, qui suscitavit illum a mortuis, Coloss., 2, 12.E se S. Benedetto, per una devozione particolare alla morte ed alla sepoltura di Gesù, si è rivestito completamente di nero, doveva nascere da lui un altro santo, l'umile san Bruno che, compiendo i disegni di Dio sul suo ordine, scelse l'abito bianco.
(63) Mortuum sibi deputet mundum, ac se mundi blandienltis illecebris exhibeat crucifixum. Jul. Pomer., de Vita Contempl., lib. 1, c. 8.
(64) Mercenarii sumus conducti… et ideo vocati a Christo, ut haec sola operemur, quae pertinent ad gloriam Dei... proximique profectum. S. Chrysost., hom. 34 oper. imp. inMatth.
(65) Jacob. 1, 27. – Visitare pupillos et viduas, etc., id est, exercere se in operibus misericordiae erga proximum, et in operibus munditiae erga seipsum. Lyran., hic. – Per sacculum, intelligit mundum et omnia quae sunt in mundo. Qui (enim) mundum diligit, immaculatum se a saeculo non custodit. Gloss.
(66) Puritas cordis in duobus consistit, in quaerenda gloria Dei, et utilitate proximi, ut in omnibus... nihil suum quaerat... sed tantum aut Dei honorem, aut salutem proximorum, aut utrumque. S. Bernard. Ep. 42, ad Henr. Sen., seu. de Offic. Episc., cap. 3, IL 10.
(67) Duplex est cultus Dei, interior et exterior. Cum enim homo sit compositus et anima et corpore, utrumque debet applicari ad colendum Deum, ut scilicet anima colat interiori cultu, et corpus exteriori. D. Thom., 1, 2, q. 101, a. 2, in corp.
(68) Ad hoc a Deo dati estis, ut depravatos mores ac leges mundi, verbo et exemplis viriiiter impugnetis. Barth. a Martyr., Stim. Past. p. 2, c. 6. –Superpelliceum primo propter sui candorem, munditiam seu puritatem castitatis designat... Tertio denotat innocentiam; et ideo ante omnes alias vestes sacras induitur; quia divino cultui deputati, innocentia vitae, cunctis virtutum actibus superpollere debent, juxta illud Psalmi: Innocentes et recti adhaeserunt mihi. Durand., Rat. divin. Offic., lib. 3, cap. 1, n. 10, 11.
(69) Visum est, ut mihi videtur, magnis Patribus illis nigrum colorem magis humilitati, magis poenitentiae, magis luctui convenire... Vestes candidas magis gloriam quam abjectionem, magis gaudium quam moerorem antiquitus designasse. Petr. Cluniac. ab. ad S. Bernard abb. Claraval., lib. 4, Ep. 17.
(70) Veteres Palres candida veste ad spiritualium genesim indicandam usi sunt; cum albus color vitae symbolum sit, et alter mortis. Vicecomes, de Baptism., lib. 5, c. 9.
(71) Vestis ad honorem et gloriam pIane sacrati sanctique generis, Christus est: atque praeclarum ac supernum sanctarum animarum ornamentum. S. Cyril. Alex., de Ador. in spirit. et verit., lib. 11, qui est de Sac.
(72) David ex persona Dei, de eis qui in ecclesiis sacerdotali munere funguntur, dicit: Sacerdotes ejus induam salutari. Paulus induere Dominum Jesum praccepit; hoc illud est de caelo habitaculum, illa exultationis tunica, et indumentum salutis. Ibid.
(73) Rom., 13, 14.
(74) Dicitur iuduere Christum qui Christum imitatur; quia sicut homo continetur vestimento, et sub ejus colore videtur, ita in eo qui Christum imitatur, opera Christi apparent.D. Thom., in Ep. ad Rom. c. 13, v. 14.
(75) Adam non opus habebat eo adjutorio quod implorant sancti in hac vita, ad quos perlinet liberationis gratia, cum dicunt: Video aliam legem in membris meis pugnantem legi mentis meae, etc., quoniam in eis caro concupiscit adversns spiritum, et spiritus adversus carnem... Ille vero nulla tali rlxa a seipso adversus seipsum tentatus atque turbatus, in illo beatitudinis loco sua secum pace fruebatur, S. Aug. de Corrept. et Grat. 11, n. 29.
(76) Byssus est genus lini candidissimi, et ad summum candorem multa vexatione et ablutione perductum. Significat autem perfectam carnis munditiam, secundum illud quod in Apocalypsi legitur; Byssus sunt justifìcationes sanctorum. Hac munditia caro sacerdotis ex se non habet; sicut nec linum ex se est candidum; sed, sicut dictum est, multis castigationibus et ablutionibus redditur candidum, ut aptum fiat indumentis pontificum. Forma est sacerdotalis munditiae, ut secundum Apostolum sacerdotes carnem suam castigent, et in servitntem redigant; at praeunte gratia habeant per industriam, quod non potuerunt habere per naturam. Ivo Carnot., de Signif. indum. sacerd., serm. 3 in Synod. – Hugo a S. Victor., de Sacram. Christi fid., lib. 2, p. 4, c. 2.
(77) Qui non renuntiat omnibus quae possidet, non potest meus esse discipulus. Luc., 14, 33.
(78) Creaturae Dei in odium factae sunt et in temptationem animis hominum et in muscipulum pedibus insipientium. Sap. 14, 11.
(79) Oportet Christianum, abnegato mundo, transferri ex hoc saeculo, in quo versatur animus illecebris illectus a tempore transgressionis Adam, in alterurn saeculum, et intellectu in superiori ac divino mundo versari. S. Macar., hom. 24. – Contemptu universorum Christus sequendus est. S. Hilar, in Matth. , cap. 16, n. 11.
(80) Joan. 17, 17. – In veritate, id est, in me. S. Cyril. Alex., lib., 11 in Joan. , c. 10.
(81) Sanctificantur in veritate heredes Testamenti novi, cujus veritatis umbrae fuerunt sanctifcationes veteris Testamenti, et cum sanctificantur in veritate, utique sanctificantur in Christo qui veraciter dicit Ego sum via et veritas. S. Aug., tract. 108 in Joan. n. 2.
(82) Veri adoratores adorabunt Patrem spiritu et veritate. – Joan. 4, 23.