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martedì 3 ottobre 2017

Tutta la somma della cristiana sapienza, o dilettissimi, consiste non nella facondia del dire, non nell'accortezza del disputare, non nella bramosia della lode e della gloria, ma nella vera e volontaria umiltà, che il Signore Gesù Cristo e scelse ed insegnò con ogni forza dal seno della Madre fino al supplizio della Croce. (san Leone Papa)



Lettura 4

Teresa del Bambino Gesù, nacque ad Alençon, in Francia, da onorati genitori, ragguardevoli per singolare e costante pietà verso Dio. Fin dalla prima età prevenuta dal divino Spirito, bramava di farsi religiosa. E seriamente promise, ch'ella non avrebbe negato a Dio niente di ciò ch'egli stesso le fosse sembrato domandare: promessa che cercò di osservare fedelmente fino alla morte. All'età di cinque anni, perduta la madre, si affidò interamente alla provvidenza di Dio sotto la vigilante custodia del padre amantissimo, e delle sorelle maggiori; alla cui scuola, Teresa esultò come un gigante nel percorrere la via della perfezione. A nove anni viene affidata in educazione alle monache Benedettine di Lisieux, dove fu vista distinguersi nella scienza delle cose divine. A dieci anni, la tormentò lungamente una misteriosa e grave malattia, da cui fu miracolosamente liberata coll'aiuto, come narra ella stessa, della beatissima Vergine, che le apparve sorridente, e che si studiò d'invocare con una novena sotto il titolo di nostra Signora della Vittoria. Allora, ripiena d'angelico fervore, cercò di prepararsi con somma diligenza al sacro convito in cui si riceve Cristo.



Lettura 5

Come gustò il pane eucaristico, parve che attingesse una fame insaziabile di questo cibo celeste; onde, come ispirata, pregava Gesù, che le cambiasse in amarezza ogni mondana consolazione. Perciò accesa di amore verso il tenerissimo Cristo Signore e verso la Chiesa, nulla ebbe più a cuore, che di entrare nell'ordine delle Carmelitane  Scalze, affinché coll'annegazione di sé, e co' suoi sacrifici potesse venire in aiuto dei sacerdoti, dei missionari e di tutta la Chiesa, e guadagnare a Gesù Cristo innumerevoli anime: cosa che, già prossima a morire, promise di fare presso Dio. Per mancanza di età, incontrò molte difficoltà nell'abbracciare la vita religiosa, ma superatele con incredibile fortezza d'animo, all'età di quindici anni, entrò felicemente nel Convento di Lisieux. Là Dio dispose ammirabili ascensioni nel cuore di Teresa, che, imitata la vita nascosta della Vergine Maria, come orto irrigato, germogliò fiori di ogni virtù, e specialmente di esimia carità verso Dio e verso il prossimo.



Lettura 6

Per piacere sempre più all'Altissimo, avendo letto nelle Sacre Scritture quel monito: «Chi è piccolo venga a me» Prov. 9,4, volle essere piccola di spirito, onde si abbandonò per sempre con figliale fiducia a Dio, come a Padre amantissimo. Ella insegnò agli altri questa via dell'infanzia spirituale, secondo la dottrina del Vangelo, specialmente alle novizie, che per obbedienza aveva accettato a formare all'amore delle virtù religiose, e così ripiena di zelo apostolico, mostrò al mondo, gonfio di superbia e amante delle vanità, la via della semplicità evangelica. Ma lo Sposo Gesù l'accese del desiderio di soffrire internamente così nell'anima come nel corpo. Inoltre osservando che la carità di Dio era affatto trascurata, presa da grandissimo dolore, due anni prima di morire, si offrì vittima all'amore di Dio misericordioso. Allora, come racconta ella medesima, fu ferita dalla fiamma del fuoco celeste: onde, consunta dalla carità, rapita in estasi, ripetendo ferventissimamente: Dio mio, ti amo; nel ventiquattresimo anno di età, il 30 Settembre del 1897 se ne volò allo Sposo. E quello che aveva promesso morendo, che avrebbe mandato sulla terra una pioggia perenne di rose, ricevuta in cielo, lo adempì realmente con innumerevoli miracoli e lo adempie continuamente. Il Sommo Pontefice Pio XI dopo averla ascritta fra i Beali e, dopo due anni, nella ricorrenza del gran giubileo, annoveratala fra le Sante, la stabilì e dichiarò speciale Patrona di tutte le Missioni.
V. E tu, o Signore, abbi pietà di noi.
R. Grazie a Dio.


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Lettura 7

Lettura del santo Vangelo secondo Matteo
Matt 18:1-4
In quell'occasione: S'accostarono a Gesù i discepoli e gli dissero: Chi è, secondo te, il più grande nel regno dei cieli? Eccetera.



Omelia di san Leone Papa
Sermone 37, sulla festa dell'Epifania 7, cap. 3,4
Tutta la somma della cristiana sapienza, o dilettissimi, consiste non nella facondia del dire, non nell'accortezza del disputare, non nella bramosia della lode e della gloria, ma nella vera e volontaria umiltà, che il Signore Gesù Cristo e scelse ed insegnò con ogni forza dal seno della Madre fino al supplizio della Croce. Infatti allorquando i suoi discepoli, come dice l'Evangelista, disputavano chi di loro sarebbe il più grande nel regno dei cieli, egli chiamato un bambino, lo pose in mezzo a loro, e disse: «In verità vi dico, che se non vi cambierete e non diventerete come bambini, non entrerete nel regno dei cieli. Chi dunque si farà umile come questo piccino, lui sarà il più grande nel regno dei cieli» Matth. 18,1. Cristo ama l'infanzia, ch'egli per il primo prese e coll'anima e col corpo. Cristo ama l'infanzia, maestra dell'umiltà, regola dell'innocenza, modello della mitezza. Cristo ama l'infanzia, a cui indirizza costumi dei più grandi, a cui riduce l'età dei vecchi; e spinge al suo esempio quelli che sublima al regno eterno.



Lettura 8

Affinché poi riusciamo a conoscere pienamente come si possa apprendere sì mirabile cambiamento e con quale mutazione noi si debba ritornare all'età infantile, ci istruisca il beato Paolo con dire: «Non vogliate diventare bambini nell'intelligenza, ma siate bambini nella malizia» 1Cor. 14,20. Non dunque ai giuochi e alle cose imperfette della prima infanzia dobbiamo noi tornare, ma prendere da essa qualche cosa che convenga anche agli anni maturi, in guisa che il passaggio del turbamento sia veloce, e pronto il ritorno alla pace: nessun ricordo ci sia dell'offesa, nessuna cupidigia di dignità; ci sia l'amore della carità fraterna, l'eguaglianza naturale. Infatti è gran cosa non sapere di nuocere e non conoscere malignità: poiché fare e rendere ingiuria, è la sapienza di questo mondo; ma non rendere ad alcuno male per male, è l'infanzia della cristiana bontà d'animo.



Lettura 9

A questa rassomiglianza dei piccini vi invita, o dilettissimi, il mistero della festa odierna; e questo modello di umiltà vi insinua il bambino Salvatore adorato dai Magi: il quale, per mostrare qual gloria prepara al suoi imitatori, consacrò col martirio i bambini del tempo della sua nascita; cosicché generati a Betlemme, dove nacque Cristo, colla comunanza dell'età andasse congiunta anche quella della passione. Si ami dunque l'umiltà, e si eviti dai fedeli ogni superbia. L'uno a sé preferisca l'altro e nessuno cerchi quel ch'è suo, sibbene quello dell'altro; cosicché abbondano in tutto l'affetto della benevolenza, in nessuno si trovi il veleno dell'invidia: poiché «chi si esalta sarà umiliato, e chi si umilia sarà esaltato» Matth. 23,12, secondo che attesta lo stesso Signore nostro Gesù Cristo, che col Padre e collo Spirito Santo vive e regna Dio per i secoli dei secoli. Così sia.
V. E tu, o Signore, abbi pietà di noi.
R. Grazie a Dio.

Orazione 
V. O Signore, esaudisci la mia preghiera.
R. E il mio grido giunga fino a Te. 
Preghiamo
Signore, che hai detto: Se non diventerete come bambini, non entrerete nel regno dei cieli: dacci, te ne preghiamo, di seguire nell'umiltà e semplicità di cuore le orme della Vergine santa Teresa in tal maniera, che conseguiamo le eterne ricompense: 
Tu che sei Dio, e vivi e regni con Dio Padre in unità con lo Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.
R. Amen