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martedì 9 dicembre 2014

"Caritas non agit perperam". Chi ama Gesù Cristo fugge la tiepidezza ed ama la perfezione, i cui mezzi sono: 1. Il desiderio. 2. La risoluzione. 3. L'orazione mentale. 4. La comunione. 5. La preghiera.



18. Il terzo mezzo per farsi santo è l'orazione mentale.

Scrive Giovanni Gersone (De medit. cons. 7) che chi non medita le verità eterne, senza miracolo non può vivere da  cristiano. La ragione si è perchè senza l'orazione mentale manca la luce e si cammina all'oscuro. Le verità della fede non si vedono cogli occhi del corpo, ma cogli occhi dell'anima, quando ella le medita; chi non le medita non le vede e perciò cammina all'oscuro, e facilmente, stando nelle tenebre, si attacca agli oggetti sensibili, per li quali disprezza poi gli eterni. Scrisse Santa Teresa (Lettera 8) al vescovo di Osma: «Sebbene ci pare che non si trovino in noi imperfezioni, quando però apre Iddio gli occhi dell'anima, come suol farlo nell'orazione, ben elle compariscono». 

E prima scrisse S. Bernardo che quegli il quale non medita seipsum non exhorret quia non sentit: non abborrisce se stesso perchè non si conosce. L'orazione, dice il santo, regit affectus, dirigit actus, regola gli affetti dell'anima e dirige le nostre azioni a Dio; ma senza orazione gli affetti si attaccano alla terra, le azioni si conformano agli affetti, e così il tutto va in disordine.

19. È terribile il caso che si legge nella vita della Ven. Suor Maria Crocifissa di Sicilia (lib. 2. cap. 8). Mentre la serva di Dio stava orando, intese un demonio che si vantava di aver fatta lasciare l'orazione comune ad una religiosa; e vide in ispirito che dopo questa mancanza il demonio la tentava a dare il consenso ad una colpa grave, e che quella era già vicina ad acconsentirvi. Ella subito accorse, ed ammonendola la liberò dalla caduta. Dicea S. Teresa che chi lascia l'orazione «tra breve diventa o bestia o demonio».

20. Chi lascia dunque l'orazione lascerà di amare Gesù Cristo. L'orazione è la beata fornace ove si accende e si conserva il fuoco del santo amore: In meditatione mea exardescet ignis (Ps. XXXVIII, 4). S. Caterina di Bologna diceva: «Chi non frequenta l'orazione si priva di quel laccio che stringe l'anima con Dio. Onde non sarà difficile al demonio che trovando la persona fredda nel divino amore, la tiri a cibarsi di qualche pomo avvelenato». All'incontro dicea S. Teresa: «A chi persevera nell'orazione, per quanti peccati opponga il demonio, tengo per certo che finalmente il Signore lo conduca a porto di salvazione». In altro luogo dice: «Chi nel cammino dell'orazione non si ferma, benchè tardi pure arriva». 
Ed in altro luogo scrive che il demonio perciò si affatica tanto a distogliere l'anime dall'orazione, perchè «sa il demonio che l'anima la quale con perseveranza attende all'orazione egli l'ha perduta». — Oh quanti beni si raccolgono dall'orazione! Nell'orazione si concepiscono i santi pensieri, si esercitano gli affetti divoti, si eccitano i desideri grandi e si fanno le risoluzioni ferme di darsi intieramente a Dio; e così l'anima poi gli sagrifica i piaceri terreni e tutti gli appetiti disordinati. Dicea S. Luigi Gonzaga: «Non vi sarà molta perfezione senza molta orazione». Avverta chi ama la perfezione questo gran detto del santo.

21. Non già dee andarsi all'orazione per sentire le dolcezze dell'amor divino; chi vi va per tal fine, ci perderà il tempo, o poco profitto ne caverà. Dee la persona mettersi ad orare solo per dar gusto a Dio, cioè solo per intender ciò che voglia Dio da lui e per domandargli l'aiuto per eseguirlo. Il Ven. P. D. Antonio Torres diceva: «Il portar la croce senza consolazioni fa volare l'anime alla perfezione». L'orazione senza consolazioni sensibili riesce la più fruttuosa per l'anima. Ma povera quell'anima che la lascia per non sentirvi gusto! Dicea S. Teresa: «L'anima che lascia l'orazione è come se da se stessa si ponesse all'inferno, senza bisogno di demoni».

22. Dall'esercizio poi dell'orazione avviene che la persona sempre pensi a Dio: «Il vero amante, dice S. Teresa, sempre si ricorda dell'amato». E da qui nasce poi che le persone di orazione parlano sempre di Dio, sapendo quanto piace a Dio che gli amanti suoi si dilettino in parlar di lui e dell'amore ch'esso ci porta, e così procurino d'infiammarne anche gli altri. Scrisse la stessa santa: «Ai discorsi de' servi di Dio sempre si trova presente Gesù Cristo, e gli piace molto che si dilettino di lui».

23. Dall'orazione ancora nasce quel desiderio di ritirarsi ne' luoghi solitari per trattare da solo a solo con Dio, e di conservare il raccoglimento interno nel trattare gli affari esterni necessari. Dico necessari, o per ragion del governo della famiglia o degli offici imposti dall'ubbidienza; poichè la persona di orazione dee amar la solitudine e non dissiparsi in faccende ultronee ed inutili; altrimenti perderà lo spirito di raccoglimento ch'è un gran mezzo per mantenere l'unione con Dio. Hortus conclusus soror mea sponsa (Cant. IV, 12). L'anima sposa di Gesù Cristo dee essere un orto chiuso a tutte le creature, e non dee ammettere nel suo cuore altri pensieri ed altri negozi che di Dio o per Dio. Cuori aperti non si fanno santi. I santi che sono operari, in acquistare anime a Dio, anche in mezzo alle loro fatiche di predicare, prender le confessioni, trattar paci, assistere agl'infermi, non perdono il loro raccoglimento. 

Lo stesso corre per coloro che stanno applicati allo studio. Quanti per istudiare assai e farsi dotti non si fanno nè santi nè dotti, perchè la vera dottrina è la scienza de' santi, cioè il sapere amar Gesù Cristo, mentre all'incontro l'amor divino apporta seco e la scienza e tutti i beni: Venerunt autem mihi omnia bona... cum illa, cioè colla santa carità (Sap. VII, 11). Il Ven. Giovanni Berchmans avea un affetto straordinario per lo studio, ma egli, colla sua virtù, non permise mai che lo studio gl'impedisse il profitto spirituale. Scrisse l'Apostolo: Non plus sapere, quam oportet sapere, sed sapere ad sobrietatem (Rom. XII, 3). Bisogna sapere, specialmente a chi è sacerdote; bisogna che sappia, perchè il sacerdote dee istruire gli altri nella divina legge: Labia enim sacerdotis custodient scientiam et legem requirent ex ore eius (Malac. II, 7); bisogna che sappia, ma usque ad sobrietatem. Chi per lo studio lascia l'orazione dà segno che nello studio non cerca Dio, ma se stesso. Chi cerca Dio lascia lo studio, quando non è attualmente necessario, per non lasciar l'orazione.

24. Inoltre il maggior male si è che senza l'orazione mentale non si prega. — In più luoghi delle mie opere spirituali ho parlato della necessità della preghiera, e specialmente in un libretto a parte intitolato: Del gran mezzo della preghiera, ed in questo capo brevemente anche ne dirò più cose. Basti solamente qui avvertire quel che scrisse il Ven. vescovo di Osma Monsig. Palafox (nell'Annot. alla lettera di S. Teresa 8, n. 10): «Come può durar la carità, se Dio non ci dà la perseveranza? Come ci darà la perseveranza il Signore, se non gliela chiediamo? E come gliela chiederemo senza l'orazione? Senza l'orazione non vi è comunicazione con Dio per conservar le virtù». E così è, poichè chi non fa orazione mentale poco vede i bisogni dell'anima sua, poco conosce i pericoli della sua salute, poco i mezzi che dee usare per vincere le tentazioni, e così, poco conoscendo la necessità che ha di pregare, lascerà di pregare e certamente si perderà.
25. In quanto poi alla materia della meditazione, non vi è cosa più utile che meditare i novissimi, la morte, il giudizio, l'inferno e 'l paradiso; ma specialmente giova il meditar la morte, figurandoci di star moribondi sul letto, abbracciati col Crocifisso e vicini ad entrare nell'eternità. Ma sovra tutto, a chi ama Gesù Cristo e desidera di sempre più crescere nel santo amore, non vi è pensiero più efficace che quello della Passione del Redentore. Dicea S. Francesco di Sales che «il monte Calvario è il monte degli amanti». Tutti gli amanti di Gesù Cristo se la fanno sempre su questo monte, ove non si respira altra aria che del divino amore. A vista d'un Dio che muore per nostro amore, e muore perchè ci ama — dilexit nos et tradidit semetipsum pro nobis (Ephes. V, 2) — non è possibile il non ardentemente amarlo. Dalle piaghe del Crocifisso escono sempre tali saette d'amore che feriscono i cuori anche di pietra. Oh felice chi se la fa continuamente sul monte Calvario in questa vita! O monte beato, monte amabile! O monte caro, e chi più ti lascerà? Monte che mandi fuoco ed infiammi l'anime che in te perseverantemente dimorano!

26. Il quarto mezzo per la perfezione ed anche per la perseveranza in grazia di Dio è la frequenza della santa comunione...

MATER BONI CONSILII,
ora pro nobis

domenica 20 luglio 2014

Necessità dell'orazione mentale

S. Alfonso Maria de Liguori
Necessità dell'orazione mentale

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PREPARAZIONE
1. Loquar ad Dominum cum sim pulvis, et cinis2. Ah quanto mi contenterei Dio mio, e fossi solo polvere, e cenere, sono peggio, sono un ribelle, ch'ò avuto ardire d'offendere te Sommo Bene.
2. Ma Voi per questo siete venuto nel mondo, acciocché i poveri peccatori Vitam habeant, et abundantius habeant3.
3. Loquere Domine, quia audit servus tuus4. Illuminami dunque Signore, parlami, ch'Io ti voglio sentire, dimmi, che ò da fare per darti gusto, per farmi santo.
Maria Speranza mia Voi avete il bell'officio, che tanto è conforme al vostro cuore tutto pieno d'amore, e misericordia, l'officio d'esser la Paciera fra i peccatori, e Dio, impegnatevi ancora per me Signora mia.
I. Desolatione desolata est omnis terra quia nullus est, qui recogitet corde. Recogitet corde, e quello intendo per orazione mentale quel meditari in lege Domini, all'eternità, agli oblighi proprii, alle cose di Dio.
Or vediamo quanto è difficile, che un Sacerdote senza orazione si salvi, e discorro così.

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1. È certo, che un Sacerdote per salvarsi à da sodisfare tutti gli oblighi, che tiene di Sacerdote, i quali oblighi quanti siano grandi già n'abbiamo parlato.
2. Or per sodisfare a tutti questi oblighi à bisogno della Mano
dell'Onnipotente, che continuamente l'aiuti. È vero, che Dio è pronto ad aiutarci, ma che vuole Dio? Vuole, che tutti gli aiuti, che ci bisognano, noi siamo attenti a cercarceli continuamente, altrimenti non ce li dà.
3. E qui già sapete la sentenza comune de' Teologi, che l'orazione, ciò è la petizione degli aiuti a chi è arrivato all'uso della ragione sia necessaria di necessità di mezzo, altrimenti non si può salvare: Petite et accipietis5. Chi non cerca non ave.
1. Ora un Sacerdote, che non fa orazione mentale quando rifletterà agli oblighi, che tiene di Sacerdote? Dove cercherà a Dio l'aiuti necessari? Soccederà, che, caminando alla cieca senza pensare dove camina, e come camina, poco penserà a cercare a Dio gli aiuti, poco penserà alla necessità, che ave di cercarli, anche senza orazione non penserà né meno agli oblighi, che tiene di Sacerdote. E così come si salverà?
2. Il Cardinale Bellarmino6 stima moralmente impossibile, che qualsivoglia cristiano possa adempire gli oblighi di semplice Cristiano senza orazione mentale7, or quanto lo deve stimare più impossibile in un Sacerdote, che ave tanti oblighi di più, che non ave un semplice christiano?
Dice ancora la mia cara Avvocata, e Maestra S. Teresa8, che per ottenere da Dio le grazie, l'unica porta è l'orazione, e parla espressamente dell'orazione mentale, chiusa questa porta dice la Santa: Io non so come verranno le grazie all'anima. E se non lo sà la Santa, mi dichiaro,

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che non lo sò né meno Io, come un Sacerdote senza orazione riceverà tutte le grazie necessarie per salvarsi.
1. Di quanti lumi primieramente, andremo riflettendo, à bisogno un Sacerdote per sé, e per gli altri, se s'à da salvare? Mantenersi puro in mezzo a un secolo di carne. Sfuggire quelle occasioni, dove si può perdere Dio. Consigliare rettamente gli altri giacch'egli è il Maestro de' popoli, specialmente poi se è confessore, che à da mettere l'anime sulla via di Dio, à da decidere tanti dubi all'improvviso, à da dare tanti consigli in ogni confessione, e di tutto poi n'à da rendere conto a Giesu-Christo.
1. Or dove riceverà questi lumi senza orazione?
2.9 Oratio est lucerna, dice S. Bonaventura10, la quale in questa terra di tenebre ci dimostra la via per dove abbiamo da camminare.
3. E S. Bernardo11 a questo istesso proposito dice, che l'orazione è appunto, come lo specchio, e quanto mi piace questa similitudine: I. Se alcuno tiene qualche macchia nel volto, và avanti lo specchio, la vede, la toglie, altrimenti la macchia resta, e resterà sempre, perché non la vede, e non la toglie. II. Or così appunto avviene dell'orazione, se uno tiene qualche difetto, se sta in qualche occasione pericolosa, và all'orazione ed ivi subito come in uno specchio vede nella sua coscienza quel suo difetto, quel pericolo di perdere Dio, lo vede, lo toglie.
I. Ancorché per disgrazia si trovasse caduto in qualche precipizio, se và all'orazione con perseveranza, certamente ci rimedia. 2. Onde diceva un Maestro di spirito12, che co 'l peccato molte volte può starsi unito qualche atto in sé virtuoso, conforme uno può stare in peccato e far limosine, ed essere modesto, ed essere paziente, ma orazione e peccato non mai ponno stare uniti insieme, perché? Perché quando quello volontariamente seguita a fare l'orazione (volontariamente, perché certi ci vanno per forza, e così l'orazione non li serve a niente) ma quando ci và volontariamente o lascerà l'orazione o lascerà certamente

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il peccato. 3. E dice S. Teresa13, che siasi un'anima ruinata quanto si voglia, se seguita con perseveranza l'orazione certamente il Signore la ridurrà in porto di salute. 4. Ma se quell'anima non và all'orazione, perché non ci riflette, o poco ci riflette, seguiterà a tenersi quelli difetti, seguirà a trattenersi in quell'occasioni, in quel pericolo, e anderà in precipizio, perché? Perché camina all'oscuro, senza lume si troverà tutt'insieme precipitata, senza sapere come.
Accedite ad Eum, et illuminamini14. E che lume vogliamo avere, se non ci accostiamo a Dio per mezzo dell'orazione? Dove tutti i Santi?
Dove Io dimando tanti uomini semplici, tante donne senza studiare Teologia ànno imparato a parlare così bene delle cose divine, se non già in questa bella scola de' santi qual'è l'orazione?15 Una S. Hildegarde16, che scrisse più libri sopra la sacra Scrittura, una S. M. Maddalena de Pazzi, che parlò così bene delle divine perfezioni, una S. Teresa, che scrisse così bene delle cose d'orazioni, ch'è stata una meraviglia in tutta la Chiesa; e la S. Chiesa ci fa pregare Dio, che ci approffitiamo della dottrina celeste: Caelestis eius doctrinae pabulo nutriamur17.
Ed anco un S. Tommaso d'Aquino confessò18, che quanto sapea, l'avea imparato nell'orazione; conforme ancora disse S. Bonaventura19, che 'l Maestro della sua dottrina non gli era stato altri, che 'l Crocefisso.Accedite ad Eum, et illuminamini.
II. Inoltre di che fortezza à bisogno un Sacerdote per superare, tanti nemici, che l'insidiano l'anima, da fuori, e da dentro? Mondo, persecuzioni, rispetti umani, passioni, male inclinazioni, tentazioni del demonio.
E tentazioni poi, che ave un Sacerdote: Oh quanto più fatica il demonio per far cadere un Sacerdote, che un secolare! E perché? È perché, se li riesce di far cadere un Sacerdote fa una preda più bella; fa più dispetto a Dio. Di più, se fa cadere un Sacerdote ne tira molti insieme con quello, perché un Sacerdote cattivo, se precipita, non precipita

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solo, ne tira molti al precipizio, e perciò tanto fatica il demonio per far cadere un Sacerdote.
Or và supera tutte queste tentazioni senz'orazione, và! E specialmente un Sacerdote secolare poi, che deve stare in mezzo del Mondo, deve trattare con tanti oggetti, che staranno nell'istessa casa, e s'è confessore, che deve confessare giovani, figlioli, donne, sentire le loro miserie, le loro fragilità. Ma all'ora si sta in luogo di Dio. Ah Signori miei, che co 'l carattere siamo fatti Sacerdoti, ma ancora siamo restati uomini di terra, deboli, fragili, soggetti a cadere, quante volte bisogna sudare sangue per dir così per vincere una soggestione del demonio!
E senza orazione come faremo? Come acquisteremo quella forza di resistere a tanti nemici?
Dice S. Teresa20, vedete, che arriva a dire la Santa, che chi trascura l'orazione mentale non à bisogno di demonii, che lo portino all'inferno, dice, ch'esso medesimo ci si mette colle mani sue.
All'incontro a chi attende a questo santo esercizio oh che forza riceve continuamente nell'orazione per combattere, quando è tempo, contro tutto l'inferno: Quid videbis in Sulamitide, dice lo Spirito Santo, nisichoros castrorum21. Per Solamitide s'intende appunto l'anima d'orazione, che diventa poi per questo bello mezzo contra tutti i nemici: Terribilis, ut castrorum acies ordinata22. Per vincere tutte le passioni, le male inclinazioni nostre, le quali male inclinazioni solamente per la nostra natura corrotta oh quanto sono difficilissime a superarsi senza grande orazione, e coll'orazione all'incontro sono facili a superarsi. L'anima posta alla orazione, è come il ferro posto al fuoco; il ferro freddo è difficile a lavorarsi, ma quando è posto al fuoco s'intenerisce, e così facilmente si lavora, e così l'anima.
Che perciò un Maestro di Spirito23 chiamava l'orazione Fornace, perché conforme nel fuoco s'intenerisce il ferro, e si rende facile a lavorarsi, così l'anima si rende facile nell'orazione ad esser domata nelle passioni. Riceverà per esempio alcuno qualche dispreggio, qualche ingiuria contra la stima, prima dell'orazione oh come è difficile a superare quella passione di risentirsi, di difendersi, e alle volte la passione ce lo fà apparire anche necessario sotto qualche apparente pretesto.

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Il ferro ancora è freddo, ma mettetelo al fuoco, vadi quell'anima all'orazione, ecco come viene la bella fiamma dello Spirito Santo, e li dice: Ma non è meglio sopportarlo, e non risentirsi? Lasciane la difesa a Dio, come fece il tuo Maestro Giesù quando fu calunniato, ed era più innocente di te. Ed ecco che fatto tenero il ferro l'anima si ritratta, e si quieta. Se non fusse andata all'orazione certamente non l'avrebbe fatto.
Da tuttocciò24 S. Giovanni Grisostomo dice, che l'orazione in una anima è come un fonte in un giardino: Oh che bel giardino è quello, che à la sorte di avere una fonte, che continuamente l'inaffia, come si vedono verdi l'erbe, belli li fiori, copiosi li frutti; togliete la fonte, ed ecco, che si seccano, o languiscono l'erbe, li fiori, e con li frutti le piante.
Oh come si conosce subito un Sacerdote, che fà orazione! Che Messa, che dice! che predicare, che fa! che parlare, che umiltà, che portamento, che modestia nel vestire, nel trattare! È un giardino riservato di Dio:Hortus conclusus25. Chiuso ai vizii, alle passioni, e pieno di fiori, e di frutti di virtù. Anzi è un Paradiso: Emissiones tuae Paradisus cum pomorum fructibus. E perché? Ecco il perché: Fons hortorum puteus aquarum viventium26. Vi è la fonte dell'orazione, che continuamente l'irriga.
Ma togliete l'orazione, togliete la fonte, ed ecco, che s'abbrevia la Messa, si precipita l'Officio, si predica d'un'altra maniera; và trova più distacco, và trova più quella bella umiltà, quella bella modestia; è tolta la fonte. Sacerdote senza orazione è giardino senza acqua: Anima mea sine aqua tibi27. Così dicea Davide per quando era stato lontano da Dio.
È cadavere più presto di Sacerdote, che Sacerdote, mentre dice S. Giovanni Grisostomo che: Sicut corpus si non adsit anima mortuum est, sic anima sine oratione mortua est, et graviter olens28. Oh come si sente anche da lontano la puzza d'un Sacerdote, che non fa orazione.
Ma beato all'incontro quell'uomo, che medita in lege Domini, che attende al santo esercizio dell'orazione, lo paragona lo Spirito Santo a quell'albore, che sta piantato alla corrente dell'acqua.
II. E qui entriamo al secondo punto, che siccome è difficile, che un Sacerdote senza orazione si salvi, così poi è impossibile, che senza

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orazione giunga alla perfezione. E qui non mi stendo, e suppongo che ben sappi ogni Sacerdote l'obligo, ch'ave di caminare alla perfezione.
Veniamo a noi. Osservate dunque, dice lo Spirito Santo, quegli alberi piantati lontano dalla corrente dell'acqua, come stanno o inariditi, o poco cresciuti, o mal cresciuti non dritti, e all'incontro osservate questi altri della corrente, come sono verdi, dritti, alti; così appunto sono gli uomini d'orazione forti, dritti, che non ànno altro, che Dio, avanti gli occhi, alti, che crescono sempre nelle virtù: Tamquam lignum secus decursus aquarum29. Che non perdono fronda, cioè non perdono momento della loro vita, perché sempre o attualmente, o virtualmente s'avanzano nella perfezione, cioè nel santo amore di Dio, che questa è la perfezione d'un'anima, la santa Carità come dice S. Paolo: Charitatem habete, quod est vinculum perfectionis30.
E questa è l'amabil fornace, dove s'infiammano l'anime di quel bel fuoco, di cui ardono i Santi in terra, e i beati in Paradiso, la Santa Orazione. In meditatione mea exardescet ignis. Davide31.
Poi ci lamentiamo, che ci troviamo tepidi, deboli? Che meraviglia, quando stiamo lontano dall'orazione? Perché non procuriamo d'entrare spesso in questa bella Cella d'amore della Santa Orazione, dove appena introdotta la Sposa de' Sacri Cantici s'intese tutta accesa di carità? (Introduxit,32 ecc.).
Ci sentiamo freddi d'amore di Dio; e perché non andiamo spesso a trattare con Dio? perché non ci accostiamo a Dio, che si chiama Fuoco consumatore per mezzo della Santa Orazione? E questo fa l'orazione dice S. Giovanni Climaco33Oratio est hominis coniunctio cum Deo34.
Siasi un cuore il più freddo, il più disamorato con Dio, è certo, Signori miei, che se è perseverante nell'orazione, è certo, che da questo Dio, ch'è così fedele, né si fa vincere d'amore sarà infiammato una volta d'amore di Dio: il fuoco à da fare l'effetto suo. Se dal parlare, e trattare noi alle volte con qualche persona veramente innamorata di Dio ci sentiamo noi ancora tirare, accendere ad amare Dio, quanto più ci sentiremo accesi parlando, e trattando spesso con Dio medesimo?
I. Parla sì, parla Dio all'anime, che veramente lo cercano, ma dove parla? Nelle conversazioni, nelle Curie, nelle sacrestie, quando

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ci si stanno a perdere due, e tre ore di tempo tutte a discorsi inutili? No, qui non parla Dio. Lascia, dice Dio, lascia la conversazione degli uomini, ritirati alla solitudine, alla santa orazione, che là ti voglio parlare:Ducam eam in solitudinem, et loquar ad cor eius. Os. 2. 14. Ed ivi, dice Dio, ti farò sentire quelle mie belle parole piene, e sostanziose, che mentre si fan sentire portano insieme l'effetto di quel, che significano, e non solo ci esortano, ma ci fanno ancora bene operare.
E dove i Santi, riveritissimi miei, ànno imparato ad amare Dio, se non già nell'orazione?35 Dove un S. Filippo Neri ricevé tanto fuoco d'amore, che non potendo soffrirlo il suo povero cuore, se l'alzarono due coste per dargli più luogo da palpitare? Dove un S. Pietro d'Alcantara36 s'accese tanto d'amore di Dio, che per non morire bisognava, che uscisse alla campagna, e tal volta si buttasse nell'acque gelate? Una S. Maria Maddalena de Pazzi37, che andava quasi sempre fuori di sé per l'amore? Dove fu ferita una S. Teresa38, la quale scrive di sé, ch'ella quando si pose a far orazione mentale, all'ora cominciò a sentire che cosa fusse amore di Dio?39
II. Ah Sacerdoti miei non crediamo nò, che l'orazione mentale sia esercizio solamente proprio de' Solitarii, e non degli Operarii ancora.
1. Tertulliano40 chiama tutti i Sacerdoti: Genus deditum orationi, et contemplationi41.
2. Gli Apostoli non erano già solitarii, ma furono gli operarii più grandi del mondo, e pure per trovarsi il tempo per attendere alla orazione, che fecero? Costituirono i Diaconi, che attendessero agli

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officii inferiori, e dissero: Fratres, viros constituamus super hoc opus, nos vero orationi, et mynisterio Verbi instantes erimus. Notate Oratíoni, et mynisterio Verbi42, prima l'orazione, e poi la santa predicazione, perché senza orazione non riesce niente bene.
3. Che importa, che noi non siamo Solitarii, non siamo chiamati alla vita contemplativa? Se vogliamo farci santi, e santi operarii, è necessario, che attendiamo all'orazione; ma assai; (non così un quarto d'ora, una mezz'ora di passaggio, assai, assai, e se nò è impossibile, moralmente parlando, che ci facciamo Santi, è impossibile).
III. In mezzo alle maggiori fatiche nostre bisogna, che sempre ci troviamo il tempo di far riposare un poco l'anima, conforme ordinò Giesuchristo agli Apostoli: Quiescite pusillum43. Che là siede l'anima, e si riposa, e piglia forza poi per meglio operare: Sedebit solitarius, et tacebit (Tren. 3. 28), quia levabit supra se. Un'anima, ch'esce dell'orazione, esce un'altra. Levabit supra se.
E perciò tanto mi piace il bell'uso di quelli, che si prendono un giorno di ritiro la settimana tutto di riposo per l'anima, e in quel giorno non si confessa, non si studia, non s'attende ad altro, che all'orazione, a lezioni spirituali, e alla santa solitudine. Alcuna Religione dà un giorno la settimana di ricreazione per il corpo a li suoi Religiosi, acciocché così il corpo pigli più forza per operare, e per resistere alle fatiche; e perché non s'à da dare poi all'anima un giorno di ricreazione spirituale, acciocché possa poi meglio faticare, perché colle fatiche esteriori sempre si dissipa qualche poco l'anima. Assai, non un quarto, né mezz'ora, assai, assai, ecc.
Trovatemi un Santo, ch'è stato Operario, che s'è fatto santo senza molta orazione? Io non lo trovo. Trovo che S. Francesco Saverio,44 quello, che fu lo stupore degli Operarii, che il più delle volte la notte si restava nelle chiese a fare orazione, e dopo uno scarso riposo, che pigliava nella sacrestia, se ne andava al Ss. Sacramento a sfogare gli affetti suoi, che poi diceva consolato da Dio: Sat est Domine, Sat.
Leggo del B. Giovanni Francesco Regis45 quel gran Missionario della Francia, che dopo aver faticato tutto il giorno a predicare, e confessare, la notte invece di riposare se n'andava avanti la porta della

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chiesa, che stava chiusa, e là si tratteneva forse tutta la notte a parlare co 'l suo Dio.
Un S. Filippo Neri voi sapete quanto operò, e quanto fu innamorato dell'orazione46. Un S. Vincenzo Ferrero Apostolo delle Spagne, che, solo prima di predicare faceva un'ora d'orazione mentale47.
E tutti poi l'ànno imparato questo bell'uso dall'esempio, e Capo degli Operarii Giesuchristo, che Erat pernoctans in oratione (Luc. 6. 12).
1. Si, quando ci comanda Dio a lasciare l'orazione per attendere alla salute delle anime, si, all'ora bisogna obbedire lasciando Dio per Dio, all'ora attendiamo, applichiamoci a benefizio del prossimo per quanto è necessario, e dove si vede tempo perduto, spezzare tanti discorsi inutili, non sentir tanti fatti d'altri, tempo perduto, né ce lo comanda Dio questo nò. Ma subito ecc. all'orazione.
2. Anzi nell'istesse fatiche nostre, confessando, predicando, trattando, bisogna, che sempre conserviamo nel cuore la Celletta di S. Caterina di Siena48, dove entriamo da quando in quando con qualche atto d'amore, con qualche giacolatoria a parlare con Dio.
3. Ed all'ora medesima bisogna, che non perdiamo di vista, e non lasciamo l'affetto alla santa solitudine, e bisogna all'ora dire, come diceva la Sposa de' Sacri Cantici al suo Diletto: Fuge Dilecte mi super montes aromatum49. Non volea la Sposa, ch'egli fuggisse, e l'abbandonasse, ma sapendo il costume del suo Sposo divino, che parla solo nella solitudine, perciò lo pregava, che andasse sopra de' monti solitarii, nella solitudine, e che ivi l'aspettasse a parlare poi da solo a solo. E così noi nelle nostre fatiche all'or più che mai bisogna, che sospiriamo, come cervi assetati la fonte, che giunga presto il tempo dell'orazione, per andare a trattenersi da solo a solo col nostro Dio.
1. E quanto tempo? e che gran cosa è due ore d'orazione il giorno una la mattina, l'altra la sera? Almeno un'ora il giorno. Ah volesse Dio, che da questi esercizii io non avessi altra fortuna, che questa, che uno solo crescesse un poco più d'orazione.
2. Giovani Ordinandi miei, fatelo almeno voi, crescete l'orazione che tutto sta al principio al buon'abito, che si fa: Che certi, che da tanti anni ànno fatto quell'uso per esempio di fare mezz'ora d'orazione,

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e non più, è difficile, che la creschino, par che si pregiudichino, se crescono un poco più d'orazione.
3. Non è gran cosa, replico, nò due ore d'orazione il giorno, trattenersi a parlare co 'l Crocefisso, o co 'l SS. Sacramento. Sub umbra illius, quem desideraveram sedi50. Ah che Paradiso trattenersi a parlare con Giesù sacramentato alle 40 ore, o pure ad altre Esposizioni, o pure in qualche Chiesa solitaria, dove ci è il Sacramento. Secolari alle volte si trattengono più ore intiere, vergogna nostra. Che apposta s'è restato con noi in terra il nostro caro Signore per parlare spesso con noi. E quando sta poi chiuso và trovando, quasi pregando chi li venga a parlare.
Ma due ore è troppo. Troppo due ore d'orazione nè? E sai che viene a dire orazione? Viene a dire, parlare da tu a tu con Dio, trattare d'amicizia con Dio, dice S. Teresa51. Qui s'acquistano le belle ali per caminare alla perfezione: Quis dabit mihi pennas sicut columbae, volabo, et requiescam?52 Che perfezione vuoi trovare mai senza orazione?
Questa è la bella scola, dove s'impara la bella scienza de' Santi. Tanti studii, permettetemi di dire quest'altro prima di finire, tante erudizioni, tante lingue, tante scienze diverse, sono buone Sissignore, chi lo nega, ponno servire, ma meglio sarebbe prima studio della Scrittura, di canoni, di dogmatica per trovarsi pronto a rispondere ancora agli eretici moderni, che tanto ci vanno attorno.
Ma sopra tutto ci è necessaria la bella scienza de' Santi, la scienza d'amare Dio, che non si studia a li libri nò, si studia avanti al Crocefisso, avanti al SS. Sacramento.
Orazione, Signori miei, orazione. Tanto più che attendiamo alla salute dell'anime, abbiamo bisogno di più forze, di più luce, perché abbiamo da comunicare poi luce, e calore ancora agli altri; e che luce, che calore vuol comunicare all'altre candele una candela, che appena sta allumata, sta in pericolo di smorzarsi ancora essa? e volesse Dio e questo non soccedesse alla giornata, che chi s'applica alla salute dell'anime con poco spirito, con poco amore di Dio, più s'intepidisce, e alle volte precipita, e finisce di perdere Dio. Quanti casi miserabili sono socceduti di questo! Non ne sapete niuno voi, che per attendere a confessare, a convertire gli altri, à prevaricato poi coll'occasioni, e ci à perduto Dio?

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E poi dicono, ch'è troppo due ore d'orazione? Non diceva ch'era troppo un S. Francesco Borgia, che dopo 8 ore d'orazione cercava per carità un altro quarto d'orazione53. Una S. Rosa54, che ne faceva 12 ore il giorno. Un S. Antonio Abbate, che, avendo destinata la notte all'orazione, la mattina poi si lamentava co 'l sole, perché uscisse così presto a dargli il termine dell'orazione55.
Quante Verginelle, quanti secolari, quanti artisti fanno 4, 5 e 6 ore d'orazione. Vergogna nostra di noi Sacerdoti: Questi non ci ànno da giudicare poi nel giorno del giudizio?
Ah Sacerdoti miei nell'amare Dio nò non ci facciamo passare dagli altri, che noi Sacerdoti siamo obligati più degli altri ad amare questo Dio.
Non perdiamo più tempo, chi sà quanti giorni ci restano di vita. C'innamori di Dio almeno il tanto impegno, che ave Dio d'essere amato da noi Sacerdoti.
Ah Dio mio è dunque vero, che voi avete impegno d'essere amato da me? E che mi serve la vita, se non la spendo tutta ad amare te Sommo Bene? Unico Bene, Dio mio, che non ci è altro, che te. Io non son degno d'amarti nò, ma Voi troppo degno siete d'essere amato. Avete già tutte le parti per farvi amare, bello, amoroso, grato, fedele, e che vi manca per essere amato? Resta solamente, ch'io vi ami. E perché non t'ò da amare Dio mio, perché? E chi voglio amare, se non amo Te?
Dove io mi rivolgo fuori di te, io non trovo, che cosa s'à da amare, le creature? la terra? Il fumo? Le miserie?
O Ignis qui semper ardes accende me. S. Agostino56. Oh Dio, che sei tutto fuoco d'amore, accendimi una volta, inceneriscimi d'amore verso di Te.
E non à miglior mezzo per ecc. che cercare sempre a Dio l'amore suo.
Io ti voglio accendere, come desideri, dice Giesuchristo, Sacerdote mio, ma tu vieni all'orazione: Veni columba mea57 in foraminibus petrae,

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in caverna maceriae. T'aspetto alla solitudine, e là t'apparecchio l'abbondanza de' favori miei; vedrai ecc.
Ah Signori miei bella cosa è amare Dio! Solo questo ci troveremo in punto di morte, avere amato Dio, e niente più. Onori ricevuti, casa accomodata, impegni superati, in fine poi, che cosa ci troveremo? Solo avere amato Dio.
E che ci stiamo a fare nel mondo, se non ci stiamo ad amare Dio? A fare ricchezze, a farci stimare, a pigliarci spasso, ad acquistarci onori di mondo? E che ci abbiamo che fare noi col mondo? Elegi vos de mundo58. Dio ci à strappato dal mondo, e noi ci vogliamo mettere un'altra volta nel mondo?
Che mondo! che onori! che spassi! Viviamo, e viviamo solo per amare Dio, e perciò orazione, orazione.
(Così avremo poi la fortuna di uscire un giorno da questo mondo, dicendo, ringraziando Dio, come diceva in morte la gloriosa Martire S. Agata: Domine, qui a me abstulisti amorem saeculi59. O Signore ch'ai tolto da me l'amore delle ricchezze, degli onori, delle vanità del mondo). Domine Regnum mundi, et omnem ornatum saeculi contempsi propter amorem Domini mei Iesu Christi, quem amavi quem concupivi60. Ah beati noi, se ancora ecc.
Ah Maria, Maria, Voi, di cui tutta la vostra vita fu una continua orazione, mentre anche il sonno non v'impediva di stare unita con Dio, ah Voi ricordatevi, Voi, che usastivo la carità a S. Rosa61 d'andarla a svegliare, quando era il tempo dell'orazione; Voi ancora, quando ci vedete addormentati nella negligenza, nella tepidezza, usateci la carità, veniteci a svegliare, a ricordare l'orazione, dove c'infiammeremo d'amore verso Dio, e Voi, per venirne ad amare poi per tutta l'eternità in Paradiso.
Viva Giesù, e Maria con Giuseppe e Teresa.

















2 [16.] Gen., 18, 27.



3 [20.] Jo, 10, 10.




4 [21.] 1 Reg. 3, 9.
5 [11-12.] Jo. 16, 24.




6 [20-22.; 25-28.] Da SARNELLI, Il mondo santificato, ed. cit., 120-121.




7 [20-22.] G. FULIGATTI, Vita di Roberto Card. Bellarmino, Roma 1644, c. XXXV, 292: «E questa meditazione stimò egli tanto necessaria a qualsivoglia fedele, che una volta alla sua Corte disse, come non credeva esser alcun cristiano, che non vi spendesse almeno un quarto d'hora, non parendogli che si potessero ben ordinare l'attioni senza l'invocatione del favor divino»; cfr. anche l' Op. De ascensione mentis in Deum, Praef., Operum Roberti Bellarmini Tom. VII, Coloniae Agrippinae 1617, 1313 (B, C).




8 [25-28.] S. TERESA, Vita, c. 8, Opere, ed cit., I, 31: «Per queste grazie sì grandi, ch'ha fatte a me, la porta è l'orazione: serrata questa, non so, come le farà»; cfr. anche il Sentenziario, Opere, II, n. 34, p. 249.
9 [12-15.] MANSI, Bibliotheca, v. Oratio, Disc. IX, nn. 3, 7.




10 [12.] Ps.-s. S. BONAV. (ma GUGLIELMO DI LANICIA), Diaeta salutis, Tit. 2, c. 5, Opera, Lugduni 1668, VI, 284; cfr. l' ed. di Quaracchi, VIII, Proleg.




11 [14.] «S. Bernardo»: piuttosto ps.-S. BONAV. (ma DAVIDE DA AUGUSTA), De profectu relig., Opera, ed. cit., VII, 603.




12 [24-27.] «un Maestro di spirito» = ven. GENNARO SARNELLI, Il mondo santificato, ed. cit., 154-155: «Limosine e peccato, recitar preci e peccato, digiuni e peccato, possono, e bene spesso sogliono stare insieme in un cuore: ma orazione mentale, e peccato mortale, non sanno mai stare a lungo in una medesima anima, e per necessità l' orazione ave a cacciarne il peccato».
13 [1-3.] S. TERESA, Vita, c. XIX, ed. cit., 66; Sentenziario, n. 107, p. 252.




14 [8.] Ps. 33, 6.




15 [12-20.] MANSI, op. cit., Disc. VIII, nn. 1, 2.




16 [12.] S. ILDEGARDA DI BINGEN (1098-1179), Vita e Opere, PL 197.




17 [17.] Brev. Rom., In festo S. Teresiae, 15 oct.




18 [18.] SURIO, De probatis Sanctorum historiis, Coloniae Agrippinae 1571, II, 7 Marzo, 75.




19 [19-20.] MARCO DA LISBONA, Delle croniche de' Frati Minori, trad. di Horatio Diola, Venetia 1606, P. II, lib. II, c. II, 96.
20 [13-15.] S. TERESA, Opere, ed. cit., Sentenziario, n. 108, p. 252; cfr. Vita, c. XIX, 66.




21 [18-19.] Cant. 7, 1.




22 [20-21.] Cant. 6, 3.




23 [28.] «un Maestro di spirito» = ven. GENNARO SARNELLI, op. cit., 138-139: «Abbracciatevi a quell'immensa fornace di carità, se desiderate essere infervorati, e accesi nel santo amore».
24 [7-19.] Riassunto dal MANSI, op. cit., Disc. IX, n. 2; cfr. SARNELLI, op. cit., 135; per il testo di S. GIOV. CRISOST. cfr. Gran mezzo, P. I, c. I, p. 15 (17-18).




25 [15-17.] Cant. 4, 12-13.




26 [17-18.] Cant. 4, 15.




27 [23-24.] Ps. 42, 6.




28 [27-28.] cfr. Gran mezzo, loc. cit., n. 6-8.
29 [8-9.] Ps. 1, 3.




30 [12-13.] Coloss. 3, 14.




31 [16.] Ps. 38, 3.




32 [21.] Cant. 2, 4-5.




33 [25.] S. GIOV. CLIMACO, Scala Paradisi, Grad. 28; PG 88, 1130.




34 [25.] SARNELLI, op. cit., 282.
35 [9-11.] P. G. BACCI, Vita di S. Filippo Neri, Roma 1642, lib. I, c. VI, nn. 4-5, p. 16-17.




36 [11-13.] GIOVANNI DI S. BERNARDO, Chronica dell'ammirabil vita e gesti miracolosi del glorioso Padre S. Pietro d' Alcantara, Napoli 1674, lib. III, c. III, 238-239.
37 [14.] G. PUCCINI, Vita, ed. cit., P. I, c. XI-XII, 17-20.




38 [15-17.] S. TERESA, Vita, c. V, 16: «...Stavo tanto posta in guadagnare beni eterni, che per qualsivoglia mezzo ero risoluta volergli acquistare. E ne resto ammirata, perché, a mio parere, non avevo per ancora amore di Dio; siccome dopo d'aver incominciato a far orazione mentale, mi pare averlo avuto».




39 [15-17.] SARNELLI, op. cit., 143.




40 [20-21.] «Tertulliano» (?): dal Decretum Gratiani, P. II, c. XII, q. I, c. VII: «Hieronymus ad quendam suum levitam. Duo sunt genera christianorum. Est autem unum genus, quod mancipatum divino officio, et deditum contemplationi et orationi, ab omni strepitu temporalium cessare convenit, ut sunt clerici, et Deo devoti»; PL 187, 884; sulla provenienza ibid., N. 53, «Caput incertum».




41 [20-21.] MANSI, op. cit., tr. XXII, De ecclesiasticis, Disc. XV, n. 5: cit. Hieronymus; L. SABATINO, Clero santo, Napoli 1716, P. III, c. V., sez. II, art. I, 226: cit. Hieronymus.



42 [1-3.] Act. 6-4.




43 [12.] Marc. 6, 31.




44 [27-31.] O. TORSELLINI, VIta del B. Francesco Saverio, Milano 1606, lib. VI, c. 5, 253.




45 [32-34/1-2.] G. DAUBENTON, La vita del B. G. F. Regis, tradotta dal P. Sebastiano Zefferini, Torino, 1718, lib. IV, 217.
46 [3-4.] G. BACCI, Vita, ed cit., lib. II, c. V, 118 ss.




47 [4-5.] A. TEOLI, Storia di S. Vincenzo Ferreri, Roma 1735, tr. III, c. VI.




48 [15-16.] RAIMONDO DA CAPUA, Vita, trad. di B. Pecci, Siena 1707, P. I, c. IV, 54.




49 [20-21.] Cant. 8-14.
50 [4-5.] Cant. 2, 3.




51 [14.] S. TERESA, Vita, ed. cit., c. VIII, p. 30.




52 [15-16.] Ps. 54, 7.
53 [2-3.] D. BARTOLI, Della vita di .S. Francesco Borgia, Roma 1681, lib. IV, c. II, p. 289.




54 [3.] L. HANSEN, Vita mirabilis... Rosae de S. Maria Limensis, Romae 1664, c. XII, III.




55 [4-6.] CASSIANO, Coll. IX, c. 31; PL 49, 807-808.




56 [26.] Ps.-s. S. AGOST. (anon. sec. XIII), Liber soliloquiorum, c. XIX: «O ignis qui semper ardes et numquam extingueris, o amor qui semper ferves et numquam tepescis, caritas Deus meus, accende me»; PL 32, 796.




57 [32.] Cant. 3, 13.
58 [9.] Joh. 15-18.




59 [16.] Brev. Rom., 5 febr., II noct.




60 [18-19.] Pont. Rom., De benedict. et consecr. Virginis.




61 [23.] HANSEN, loc. cit.