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domenica 19 giugno 2016

SANTI-SBANDATI-VELENO

LA CHIESA E I SUOI SACERDOTI

rivelazioni di Gesù a
Mons. Michelini
Un anno prima della sua morte Mons. Michelini ricevette un messaggio profetico relativo alla Chiesa e alla Massoneria, definendola la “Chiesa dei Demoni” 
Attraverso il libro “Confidenze di Gesù ad un Sacerdote” di Mons. Michelini, Gesù stesso confiderà l’esistenza di tre tipi di sacerdoti, parlerà della figura dei vescovi e degli errori fatali della Chiesa Cattolica
Figlio mio quante volte ti ho detto e ricordato che Lucifero e il suo stato maggiore fondano la loro attività ed il loro modo di essere scimmiottando Dio…. Io Gesù vero Dio e vero Uomo, ho fondato la mia Chiesa gerarchica… e gerarchica è la chiesa di Satana sulla terra, la Massoneria; Io Gesù avevo disseminato fortezze spirituali in tutta la mia Chiesa…La Massoneria, la chiesa dei Demoni,ha disseminato nel mondo le sue Logge con capi e gregari al solo scopo di contrapporsi e combattere la mia Chiesa, ed essendo i demoni tali appunto perché ribelli a Dio, tutta la loro attività è ispirata e imperniata sulla ribellione e quindi sul contrario di quanto si compie nella Mia Chiesa.
La Massoneria voluta, sorretta e guidata dalle potenze oscure del male, sta raggiungendo il massimo livello della sua opera di demolizione della mia Chiesa operando all’interno e all’esterno; all’interno ha molti gregari al vertice e alla base, all’esterno come sempre mascherata dall’ipocrisia ma colpendo e iniettando col suo pungiglione velenoso tutti coloro con cui viene a contatto; oggi poi,presentendo prossimo il grande scontro minutamente preparato da tanto tempo con subdola arte, non esita a manifestare ciò che ha sempre tenuto gelosamente nascosto,occultato.
Tacciano di pazzia coloro che sono rimasti e rimangono fermi nella Fede e nella fedeltà a Dio e alla Chiesa, che, anche se quasi interamente prigioniera di queste forze tenebrose infernali e terrestri. Resisterà e non sarà distrutta anzi, dalle sofferenze dell’ora attuale uscirà più bella e più luminosa come mai non fu.(Messaggio di Gesù del 6 novembre 1978)
Il 20 ottobre 1975 Gesù aveva lasciato un messaggio particolareggiato sulla figura dei sacerdoti suddividendoli in tre categorie:
Sacerdoti Santi
Figlio mio, scrivi. Vi sono tre categorie di sacerdoti. Vi sono sacerdoti santi. Sacerdoti buoni,veramente buoni che vivono, in unione con Me, la Vita mia divina.Sono illuminati dalla Sapienza,guidati nelle loro pastorali fatiche dallo Spirito SantoSeguono i miei insegnamenti comunicati a loro dal mio Vicario sulla terra, il Papa. Sono animati, vivificati dall’amore che è fuoco che purifica, che illumina e riscalda, che li trasforma e li unisce a Me come Io sono unito a Padre. Adempiono con diligenza il loro ministero sacerdotale, portando le anime a Me con la preghiera, con l’offerta, con la sofferenza. Sono cari al mio Cuore misericordioso e cari sono alla mia e vostra Mamma; sono oggetto della mia predilezione. L’umiltà che li anima ha attirato su di loro lo sguardo misericordioso mio, Verbo di Dio, del Padre e dello Spirito Santo. Per loro, per la loro pietà, molte pene sono state risparmiate agli uomini; hanno assicurato la mia protezione. Un posto e una corona li attendono in Paradiso.
Sacerdoti sbandati
La seconda categoria è quella degli sbandati, dei disorientati.Sono coloro che hanno molto di più a cuore gli affari del mondo, che non quelli diDio. E sono tanti, figlio mio. Hanno tempo per tutto, per i loro umani affetti;  hanno tempo per gli svaghi, per letture nocive all’anima loro e che accrescono le ombre.Nessun tempo per pregareper meditare. La loro vita non è vita di unione con DioMancano del dono della Sapienza.Non vedono, non capiscono; insomma hanno orecchi ma non odono, hanno occhi ma non vedono. Il loro formalismo mimetizza una pratica di vita cristiana, svuotata dell’anima vera, senza vita di Grazia. Fra costoro le evasioni sono state molte. Moltissime saranno le fughe, le apostasie vere e proprie nell’ora non lontana della Giustizia. Molti in quell’ora riveleranno dinanzi al mondo la loro identità di Giuda. Ho detto davanti al mondo perché Io li conosco da sempre.
Il Padre li aspetta
Ma li amo ugualmente, voglio la loro conversione. Il Padre li aspetta. Non ha che un desiderio, dire ad ognuno: “Vieni, o figlio, tutto è dimenticato, tutte le scorie del tuo animo sono bruciate dal mio Amore! Ma, proprio perché ti amo, non ti posso nascondere quale tremenda responsabilità sia resistere a Dio che ti aspetta, a Dio che ti ama, sino al punto di effondere in continuazione il suo Sangue prezioso per te. […] Ve lo ripeto, l’ora della misericordia sta per cedere all’ora della giustizia. […] E’ astuzia del vostro nemico,Satana, farvi credere morta la Giustizia divina, Misericordia e Giustizia in Me sono una cosa sola. Possibile tanta cecità?
Veleno di Satana
La terza categoria è formata da quei sacerdoti che si autoritengono intimamente buoni. Vivono come se fossero buoni, ma un velo li avvolge, il velo della loro presunzione per cui non vedono quella realtà interiore che spesso può fuggire agli uomini, ma non a Me, Dio. In altre parole: mancano della vera e sincera umiltà, quella umiltà che deve fare di voi altrettanti fanciulli; manca la semplicità dell’umiltà. Ad essi il Padre mio nulla rivela. E’ difficile la loro conversionela loro superbia è raffinata, rivestita di umiltà. Ma sotto quella pseudoumiltà, vi è il veleno di Satana, proprio come certi gioielli all’apparenza preziosi, ma sotto la velatura d’oro sta il metallo vile. Non credono che a se stessi, disdegnano e mal soffrono che qualcuno veda un poco più lontano di loro. Satana in molti modi tende i suoi lacci ai miei sacerdoti. Anche per questi bisogna pregare e soffrire, perché ardua è la loro conversione. Ora basta, figlio mio, vedo che sei stanco. Ti benedico e con Me ti benedicono la Madre mia e San Giuseppe.
Ma Gesù non si limitò a parlare a Mons. Michelini dei sacerdoti, tre giorni dopo, esattamente il  23 ottobre 1975, gli parlò anche dei vescovi e dei loro fatali errori.

AMMAESTRATE


"Secondo l’espressione paolina, la Chiesa ha un «capo» e un «corpo», dal momento che è un organismo vivente. Un corpo senza capo non è più un corpo vivo, ma un cadavere.
Il capo della Chiesa è però Cristo.
Questo è il contenuto più profondo e l’essenza più intima del sacramento, che devono essere difesi ben al di là d’ogni sondaggio d’opinione e senza dei quali la Chiesa e l’umanità sarebbero solo dei cadaveri.
La parola di Cristo non è mai stata affatto così banale, così zuccherosa e sentimentale come vorrebbe far credere una certa lettura pseudoromantica della figura di Gesù. Essa proveniva dallo sguardo acuto dell’amore vero, che non si lascia separare dalla verità, e l’ha perciò condotto fin sulla croce.
Essa fu pietra d’inciampo per la pubblica opinione d'ogni partito, e oltre qualsiasi misura; e da allora nulla è cambiato a questo proposito.
Ma quando ci si vuole dare a intendere che la storia del magistero ecclesiastico sia stata unicamente la storia d’una resistenza ottusa contro il progresso, e che soltanto la storia delle eresie rappresenti la storia della vera « illuminazione » dell’umanità, allora a quest’interpretazione si oppone l’intera schiera dei santi: da Paolo a Giovanni, da Clemente Romano e Ignazio d’Antiochia fino a Massimiliano Kolbe e a tutti gli altri martiri cristiani di questo secolo.
E quando siamo continuamente martellati dalla propaganda ideologica della pubblicistica marxista, secondo la quale l’autorità non è che potere e il potere nient’altro che uno strumento d’oppressione, allora è tempo di opporsi decisamente a tale mescolanza confusa di verità e di falsità.
Il potere ha oggi più di un volto.
Una delle sue forme principali è il potere di formare le opinioni, e di incatenare gli uomini ai ceppi dei grandi opinion- makers (i « professionisti dell’opinione pubblica »). Questo potere « sociale » non esiterà a fare a pugni con chiunque lo voglia contraddire; ma proprio quest’essere « segno di contraddizione » san Paolo l’ha indicato come la posizione e la condizione fondamentale dell’apostolo e del testimone di Gesù Cristo nel mondo (cfr. ICor 4,12s)."
(Zeitfragen und christlicher Glaube, pp. 23ss)