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lunedì 27 gennaio 2025

I MISTERI LUMINOSI

 

Seconda corona: I MISTERI LUMINOSI
(il giovedì)
Primo mistero luminoso: il battesimo di Gesù

Dieci spunti contemplativi per la recita meditativa delle dieci Ave Maria:

 

1. Sulle rive del Giordano vi sono molti uomini vestiti in maniere diverse. Alcuni paiono popolani, altri dei ricchi, non mancano alcuni che paiono farisei per la veste ornata di frange e galloni. Giovanni Battista parla annunciando il Messia ed esortando a preparare i cuori alla sua venuta estirpando da essi gli ingombri e raddrizzando i pensieri.

2. Gesù è solo. Cammina lentamente, venendo avanti alle spalle di Giovanni, il quale nota che Gesù emana una spiritualità speciale, per cui scende dal masso che gli faceva da pulpito e va sveltamente verso Gesù e si fissano per un momento.

3. Giovanni, dopo averlo scrutato col suo occhio penetrante, esclama: “Ecco l’Agnello di Dio. Come è che a me viene il mio Signore?”. Gesù risponde placido: “Per compiere il rito di penitenza”. Mai, mio Signore. Io sono che devo venire a Te per essere santificato, e Tu vieni a me?”.

4. E Gesù, mettendogli una mano sul capo, perché Giovanni s’era curvato davanti a Gesù, risponde: “Lascia che si faccia come voglio, perché si compia ogni giustizia e il tuo rito divenga inizio ad un più alto mistero e sia annunciato agli uomini che la Vittima è nel mondo”. Giovanni lo battezza versando sul capo l’acqua del fiume. 

5. Gesù  è proprio l’Agnello. Agnello nel candore della carne, nella modestia del tratto, nella mitezza dello sguardo. Mentre Gesù risale la riva e dopo essersi vestito si raccoglie in preghiera, Giovanni lo addita alle turbe, testimoniando d’averlo conosciuto per il segno che lo Spirito di Dio gli aveva indicato quale indicazione infallibile del Redentore.

6. Giovanni non aveva bisogno del segno per se stesso. Il suo spirito, presantificato sin dal ventre di sua madre, era possessore di quella vista di intelligenza soprannaturale che sarebbe stata di tutti gli uomini senza la colpa di Adamo.

7. Il Signore non aveva bisogno del battesimo. Ma la sapienza di Dio aveva giudicato essere quello l’attimo e il modo dell’incontro. E traendo Giovanni dal suo speco  nel deserto e Me dalla mia casa, ci unì in quell’ora per aprire su Gesù i Cieli e farne scendere Sé stesso, Colomba Divina, su colui che avrebbe battezzato gli uomini con tal Colomba, e farne scendere l’annuncio, ancor più potente di quello angelico perché del Padre Mio: “Ecco il mio Figlio diletto col quale mi sono compiaciuto”. Perché gli uomini non avessero scuse o dubbi nel seguire il Signore.

8. Le manifestazione del Cristo sono state molte. La prima, dopo la Nascita, fu quella dei Magi, la seconda nel Tempio, la terza sulle rive del Giordano.

9. Dopo la manifestazione del Giordano ne vennero infinite altre, poiché i miracoli sono manifestazioni della natura divina di Gesù, sino alle ultime della Resurrezione e Ascensione al Cielo.

10. Anche ora le manifestazioni di Gesù si ripetono. Ma, come allora, il mondo non le accoglie. Anzi non accoglie le attuali e dimentica le passate. Ebbene il Signore non desiste, perché si ripete per salvarci, per riportarci alla fede in Dio.

 

1 Pater. 10 Ave Maria. 1 Gloria


Secondo mistero luminoso: le nozze di Cana

 

Dieci spunti contemplativi per la recita meditativa delle dieci Ave Maria:

1. La casa è alla periferia di Cana: casa di proprietari contadini, i quali vivono in mezzo al loro  poveretto. La campagna si stende oltre la casa con le sue lontananze verdi e placide. Si festeggiano i due sposi e la Madonna è conosciuta dagli ospiti.


2. Quando Gesù arriva, dopo aver detto ai due discepoli: “Andiamo a far felice mia Madre”,  il solito, messo di sentinella, avvisa gli altri. Il padrone di casa, insieme al figlio sposo ed a Maria, scende incontro a Gesù e lo saluta rispettosamente, insieme a Giovanni e Giuda Taddeo, e lo sposo fa lo stesso. Il saluto di Maria è pieno di amore e di rispetto per il Figlio accompagnato dalla frase: “La pace è con Te”.

3.  Gesù domina col suo aspetto e con la sua statura tutti quanti. E’ l’ospite, ma pare il re del convito, più dello sposo, più del padrone di casa. Per quanto sia umile e condiscendente, è colui che si impone. Gesù prende posto alla tavola di centro con lo sposo, la sposa, i parenti degli sposi e gli amici più influenti. Il convito comincia.

4. Maria si accorge che i servi parlottano col maggiordomo e che questo è impacciato, e capisce cosa c’è di spiacevole. “Figlio”, dice piano, richiamando l’attenzione di Gesù con quella parola. “Figlio, non hanno più vino”. “Donna, che vi è  più fra Me e te?” Gesù, nel dirle questa frase, sorride ancor più dolcemente, e sorride Maria, come due che sanno una verità che è loro gioioso segreto, ignorata da tutti gli altri

5. Maria ordine ai servi: “Fate quello che Egli vi dirà”. Maria ha letto negli occhi sorridenti del Figlio l’assenso, velato dal grande insegnamento a tutti i “vocati”.

6.E ai servi: “Empite d’acqua le idrie” ordina Gesù. I servi empiono le giare di acqua portata dal pozzo. Il maggiordomo mesce un poco di quel liquido con occhi di stupore, assaggiarlo con atti di ancor più vivo di stupore, gustarlo e parlare al padrone di casa e allo sposo. L’acqua si è tramutata in vino!

7. Nella sala passa un sussurrio, le teste si volgono tutte verso Gesù e Maria, c’è chi si alza per vedere meglio, chi va alle giare. Un silenzio, e poi un coro di lodi a Gesù. Ma Egli si alza e dice una parola: “Ringraziate Maria” e poi si sottrae al convito. I discepoli lo seguono. Sulla soglia ripete: “La pace sia a questa casa e la benedizione di Dio su voi” e aggiunge: “Madre, ti saluto”.

8. Gesù spiega il significato della frase: “Quel “più”, che molti traduttori omettono, è la chiave della frase e la spiega nel suo vero significato. Ero il Figlio soggetto alla Madre sino al momento in cui la volontà del Padre mio mi indicò esser venuta l’ora di essere il Maestro. Dal momento che la mia missione ebbe inizio, non ero più il Figlio soggetto alla Madre, ma il Servo dei Dio. “Che vi è più fra Me e te?”. Primo ero tuo, unicamente tuo. Tu mi comandavi, Io ti ubbidivo. Ti ero “soggetto”. Ora sono della mia missione.

9. Gesù: “Quando disse ai discepoli: “Andiamo a far felice mia Madre”, avevo dato alla frase un senso più alto di quello che pareva. Non la felicità di vedermi, ma di essere Lei l’Iniziatrice della mia attività di miracolo e la Prima Benefattrice dell’umanità”. Ricordatevelo sempre. Il mio primo miracolo è avvenuto per Maria.

10. Il miracolo di Cana è il simbolo che è Maria la chiave del miracolo. Io non ricuso nulla alla Madre mia e per sua preghiera anticipo anche il tempo della grazia. Inoltre ho voluto rendere manifesta la sua potenza al mondo insieme alla mia. Dico a voi ciò che dissi a quei convitati: “Ringraziate Maria. E’ per Lei che avete avuto il Padrone del miracolo e che avete le mie grazie, e specie quelle di perdono”.


1 Pater. 10 Ave Maria. 1 Gloria


Terzo mistero luminoso: l’annuncio del Regno e l’invito alla conversione

Dieci spunti contemplativi per la recita meditativa delle dieci Ave Maria:

 

1. Dice Gesù commentando Geremia 7,3-7: “Udite, o voi di Israele. Ecco che Io vengo a illuminarvi le parole di luce che la vostra anima offuscata non sa più vedere e capire.


2. Udite. Molto pianto scende sulla terra del Popolo di Dio e piangono i vecchi che ricordano le antiche glorie, piangono gli adulti piegati al giogo, piangono i fanciulli che non hanno avvenire di futura gloria. Ma la gloria della terra è nulla rispetto ad una gloria che nessun oppressore, che non sia Mammona e la mala volontà, possono strappare.

3. Perché piangete? Come l’Altissimo, che fu sempre buono per il popolo suo, ora ha girato altrove il suo sguardo e nega ai suoi figli di vederne il Volto? Non è più il Dio che aperse il mare e ne fece passare Israele e per arene lo condusse e nutrì, e contro nemici lo difese e, perché non smarrisse la via del Cielo, come diede ai corpi la nuvola, diede alle anime la Legge?

4. Non è più il Dio che addolcì le acque e fece venire manna agli sfiniti? Non è il Dio che vi volle stabilire in questa terra e con voi strinse alleanza di Padre a figli? E allora perché ora lo straniero vi ha percossi? Molti fra voi mormorano: “Eppure qui è il Tempio!” Non basta avere il Tempio e in quello andare a pregare Iddio.

5. Il primo tempio è nel cuore di ogni  uomo, e in quello va fatta preghiera santa. Ma santa non può essere se prima il cuore non si emenda e col cuore non si emendano i costumi, gli affetti, le norme di giustizia verso i poveri, verso i servi, verso i parenti, verso Dio.

6. Ora guardate. Io vedo ricchi dal cuore duro che fanno ricche offerte al Tempio, ma non sanno dire al povero: “Fratello, ecco un pane e un denaro. Accettalo. Da cuore a cuore, e non t’avvilisca l’aiuto come a me non dia superbia il dartelo”. Ecco: Io vedo oranti che si lamentano con Dio che non li ascolta prontamente, ma poi al misero, e talora è loro sangue, che gli dice: “Ascoltami”, rispondono con cuore di selce: “No”.

7. O voi di Israele! Il tempo della Redenzione è giunto. Ma preparatene le vie in voi con la buona volontà. Siate onesti, buoni, amatevi gli uni con gli altri. Ricchi, non sprezzate; mercanti, non frodate; poveri, non invidiate. Siete tutti di un sangue e di un Dio. Siete tutti chiamati ad un destino.

8. Non chiudetevi il Cielo, che il Messia vi aprirà, con i vostri peccati. Avete sin qui errato? Ora non più. Ogni errore cada. Semplice, buona, facile è la Legge che torna ai dieci comandi iniziali, ma tuffati in luce d’amore.

9. Venite. Io ve li mostrerò quali sono: amore, amore, amore. Amore di Dio a voi, di voi a Dio. Amore fra prossimo. Sempre amore, perché Dio è amore e figli del Padre sono coloro che sanno vivere l’amore. Io sono qui per tutti e per dare a tutti la luce di Dio. Ecco la Parola del Padre che si fa cibo in voi. Venite, gustate, cambiate il sangue dello spirito con questo cibo. Ogni veleno cada, ogni concupiscenza muoia.

10. Una gloria nuova vi è porta: quella eterna, e a lei verranno coloro che faranno la Legge di Dio vero studio del loro cuore. Iniziate dall’amore. Non vi è cosa più grande. Ma quando saprete amare, saprete già tutto, e Dio vi amerà, e amore di Dio vuol dire aiuto contro ogni tentazione. La benedizione di Dio sia su chi volge a Lui cuore pieno di buona volontà”. 


1 Pater. 10 Ave Maria. 1 Gloria


Quarto mistero luminoso: la trasfigurazione di Cristo

Dieci spunti contemplativi per la recita meditativa delle dieci Ave Maria:

 

1. In un’alba serena di marzo Gesù con gli apostoli e i discepoli raggiungono il monte Tabor. Appena giunti, il Signore, sceglie Pietro, Giovanni e Giacomo di Zebedeo per salire sulla vetta e manda a predicare tutti gli altri nella zona. 

2. In un momento di sosta Pietro chiede col fiato grosso dove si va? E perché si deve raggiungere la vetta del monte. Gesù risponde: “Vado ad unirmi col Padre mio e vi ho voluti con Me perché vi amo. Su lesti! Agli appuntamenti di Dio si va sempre veloci”.

3. Arrivati quasi sulla vetta il Signore si mette in disparte a pregare nella stessa posa del Getsemani, mentre i tre apostoli per la stanchezza si addormentano nella frescura della vegetazione.

4. Ad un certo momento un evento inedito sveglia i tre apostoli. Li scuote una luminosità così viva che annulla quella del sole e dilaga e penetra fin sotto il verde dei cespugli e alberi sotto cui si sono messi. Aprono gli occhi stupiti e vedono Gesù trasfigurato. Egli è ora tale e quale come lo vedo nelle visioni del Paradiso. Naturalmente senza le piaghe e senza il vessillo della Croce. Ma la maestà del Volto e del Corpo è uguale, uguale ne è la luminosità, e uguale la veste che da un rosso cupo si è mutata nel diamantifero e perlifero tessuto immateriale che lo veste in Cielo. Il suo Viso è un sole dalla luce siderale ma intensissima, nel quale raggiano gli occhi di zaffiro. Sembra più alto ancora, come la sua glorificazione ne avesse aumentata la statura. Non saprei dire se la luminosità, che rende persino fosforescente il pianoro, provenga tutta da Lui o se alla sua propria si mesca quella che ha concentrata sul suo Signore tutta la luce che è nell’Universo e nei Cieli. So che è qualcosa di indescrivibile”.

5. Gli apostoli chiamano Gesù con una certa paura perché è talmente trasfigurato che non sembra sia il loro Maestro. Il Signore non risponde perché in quel momento è rapito da una visione che lo sublima. La luce aumenta ancora per due fiamme che scendono dal cielo e si collocano ai lati di Gesù. Quando sono stabilite sul pianoro, il loro velo si apre e ne appaiono due maestosi e luminosi personaggi. L’uno più anziano, dallo sguardo acuto e severo e da una lunga barba bipartita. Dalla sua fronte partono corni di luce che me lo indicano per Mosé. L’altro è più giovane, scarno, barbuto e peloso, su per giù come il Battista, al quale direi assomiglia per statura, magrezza, conformazione e severità. Mentre la luce di Mosè è candida come è quella di Gesù, specie nei raggi della fronte, quella che emana Elia è solare, di fiamma viva. I due Profeti prendono una posa di riverenza davanti al loro Dio Incarnato.

6. I tre apostoli cadono in ginocchio tremanti col volto fra le mani. Vorrebbero vedere, ma hanno paura. Finalmente Pietro parla: “Maestro, Maestro. Odimi”. Gesù gira lo sguardo con un sorriso verso il suo Pietro che si rinfranca e dice: “E’ bello lo stare qui con Te, Mosè e Elia. Se vuoi facciamo tre tende per Te, per Mosè e per Elia, e noi stiamo qui a servirvi…”. Gesù lo guarda ancora e sorride più vivamente.

7. Gli apostoli non osano dire altro. Intimoriti, tacciono. Sembrano un poco ebbri come chi è sbalordito. Ma quando un velo che non è nebbia, che non è nuvola, che non è raggio, avvolge e separa i Tre gloriosi dietro uno schermo ancor più lucido di quello che già li circondava, e li nasconde alla vista dei tre, una Voce potente e armonica vibra ed empie di sé lo spazio, i tre cadono col volto contro l’erba. <<Questo è il mio Figliuolo diletto, nel quale mi sono compiaciuto. Ascoltatelo>>.

8. Gesù ritorna nella forma consueta e Pietro gli domanda: <<Come faremo a viverti accanto ora che abbiamo visto la tua Gloria? Come faremo a vivere fra gli uomini, e noi, uomini peccatori, ora che abbiamo udito la Voce di Dio?>>. Gesù risponde: <<Dovrete vivermi accanto e vedere la mia gloria sino alla fine. Siatene degni perché il tempo è vicino. Ubbidite al Padre mio e vostro. Torniamo ora fra gli uomini perché sono venuto per stare fra essi e per portare essi a Dio”. 

9. Gesù comanda ai tre apostoli: <<Siate santi per il ricordo di quest’ora, forti, fedeli. Avrete parte alla mia più completa gloria. Ma non parlate ora di questo che avete visto, ad alcuno. Neppure ai compagni. Quando il Figlio dell’uomo sarà risuscitato dai morti e tornato nella gloria del Padre, allora parlerete. Perché allora occorrerà credere per avere parte nel mio Regno>>.

10. I motivi profondi della trasfigurazione di Gesù sono questi: 1) A stornare le astuzie di Satana e le insidie dei futuri, e non ignoti a Dio Padre, nemici del Verbo Incarnato, Dio avvolse di aspetti comuni a tutti i nati da donna il Cristo non solo sinché fu “il fanciullo e il figlio del falegname” ma anche quando fu il Maestro. Soltanto la sapienza e il miracolo lo distinguevano dagli altri. Ma Israele, sebbene in minor misura, conosceva altri maestri (profeti) e operatori di miracoli. 2) Ciò doveva servire a provare anche la fede dei suoi eletti: gli apostoli e discepoli. Essi dovevano credere senza vedere cose straordinarie e divine. 3) Però, a confermare i tre, dopo che l’annuncio della morte futura di croce li aveva turbati, Egli ora si svela in tutta la gloria della sua Natura divina. Dopo di ciò il dubbio che la predetta morte di croce aveva insinuato nei suoi più prossimi seguaci, non poteva più sussistere. Essi avevano visto Dio. Dio nell’Uomo che sarebbe stato crocifisso. Era la manifestazione delle due Nature ipostaticamente unite. Manifestazione innegabile che non poteva lasciare dubbi. E al Figlio-Dio che si manifesta tale si unisce il Padre-Dio con le sue parole e il Cielo rappresentato da Mosè ed Elia.

 

1 Pater. 10 Ave Maria. 1 Gloria


Quinto mistero luminoso: l’istituzione dell’Eucarestia

 

Dieci spunti contemplativi per la recita meditativa delle dieci Ave Maria:

1. E’ giovedì santo e gli a apostoli si danno un gran da fare a preparare il Cenacolo per la Cena Pasquale. Giuda l’Iscariota fa delle osservazioni di valore sui calici e sulle anfore preziose date da Lazzaro. Tutti gli apostoli manifestano una certa paura per la maggiore aggressività dei farisei, scribi, sadducei ed erodiani nei confronti di Gesù durante i festeggiamenti pasquali.


2. Entra Gesù ne Cenacolo e saluta gli apostoli. Chiede a Giuda l’Iscariota se ha fatto l’offerta al tempio; “Tutto fatto di quello che avevi detto da farsi per oggi. Sta’ quieto”, risponde il traditore. Allora inizia la consumazione dell’agnello, ma prima si prendono le coppe per la purificazione e poi si dispongono intorno ad un tavolo rettangolare. Gesù afferma: “Ho ardentemente desiderato di mangiare con voi questa Pasqua”.

3. Gli apostoli chiedono a Gesù chi sarà primo fra di loro. Il Signore risponde che se uno vuole essere il primo sia l’ultimo e servo di tutti ed entreranno nel suo regno chi avrà perseverato fino alla fine. Pietro si fa avanti spavaldamente dicendo che sarà fedele fino alla fine. Ma il Signore gli fa presente che molte cose muteranno, perché Satana ha chiesto di vagliarli come il grano. E’ l’ora di demoni…

4. Gesù si alza dal tavolo e prende un ampio asciugamano e un bacile per purificare gli apostoli al nuovo rito, al cibo per lo spirito. La lavanda dei piedi precede il Banchetto divino. Molti apostoli piangono commossi dall’atto di annichilamento del Signore, atto di amore e di servizio. A termine della lavanda Gesù dice: “Ora siete puri, ma non tutti. Solo coloro che ebbero volontà di esserlo”. Giuda l’Iscariota fa finta di non udire. 

5. Celebrato l’antico rito pasquale, Gesù celebra il nuovo rito pasquale, mantenendo con l’istituzione dell’eucarestia, il miracolo d’amore promesso per cui anche se andrà in cielo, tramite l’eucarestia resterà sempre unito con i suoi. Gesù prende un pane ancora intero, lo pone sul calice colmo. Benedice e offre questo e quello, poi spezza il pane e ne prende tredici pezzi e ne dà uno per uno agli apostoli dicendo: “Prendete e mangiate. Questo è il mio Corpo. Fate questo in memoria di Me che me ne vado. Dà il calice e dice: “Prendete e bevete. Questo è il mio Sangue. Questo è il calice del nuovo patto nel Sangue e per il Sangue mio che sarà sparso per voi per la remissione dei vostri peccati e darvi al Vita. Fate questo in memoria di Me”. Il tredicesimo pezzo di pane consacrato lo porta alla madre che si trovava fuori dal Cenacolo. 

6. “Tutto vi ho detto e tutto vi ho dato”, dice Gesù. E ripeto. Il nuovo rito e compiuto. Fate questo in memoria di Me. Io vi ho lavato i piedi per insegnarvi ad essere umili e puri come il Maestro vostro. Perché in verità vi dico che come è il Maestro così devono essere i discepoli. Ricordatelo, ricordatelo. E siate puri. Per essere degni di mangiare il Pane vivo disceso dal Cielo e d avere in voi e per Esso la forza d’essere i miei discepoli nel mondo nemico che vi odierà per il mio Nome. Ma uno di voi  non è puro. Uno di voi mi tradirà. Di questo sono fortemente conturbato nello spirito… I discepoli si guardano esterrefatti e si domandano chi fosse. Giovanni chiede a Gesù chi è il traditore. E il Signore fornisce l’indizio dicendogli: “Colui a cui darò un pezzo di pane intinto nel vino”. E lo da a Giuda l’Iscariota, che subito dopo esce dietro comando di Gesù per compiere altrove quello che resta da fare.

7.  Sul tradimento di Giuda ebbe a dire Gesù: “I vostri medici hanno discusso e discutono sulla mia rapida fine e le danno origine in una lesione cardiaca dovuta alle percosse della flagellazione. Sì, anche per queste il mio cuore divenne malato. Ma lo era già dalla Cena. Spezzato, spezzato nello sforzo di dover subire al mio fianco il mio Traditore. Ho cominciato a morire allora, fisicamente. Il resto non è stato che un aumento della già esistente agonia”. 

8. Sulla potenza trasformatrice dell’Eucarestia: “Giovanni, che mi amava come nessuno e che era puro, ebbe dal Sacramento il massimo della trasformazione. Cominciò da quel momento ad essere l’aquila a cui è famigliare e facile l’altezza nel Cielo di Dio e l’affissare il Sole eterno. Ma guai a chi riceve il Sacramento senza esserne affatto degno; ma anzi avendo accresciuta la sua sempre umana indegnità con le opere mortali. Allora esso diviene non germe di preservazione e di vita, ma di corruzione e di morte. Morte dello spirito e putrefazione della carne per cui essa “crepa”, come dice Pietro di quella di Giuda (cfr. Atti 1,18). Non sparge il sangue, liquido sempre vitale e bello nella sua porpora, ma le sue interiora nere di tutte le libidini, marciume che si riversa fuori dalla carne marcita, come da carogna di animale immondo, oggetto di ribrezzo per i passanti”. 

9. Sulla morte dei profanatori dell’Eucarestia: “La morte del profanatore del Sacramento è sempre morte di un disperato e perciò non conosce il placido trapasso proprio di chi è in grazia, né l’eroico trapasso della vittima che soffre acutamente ma con lo sguardo fisso al Cielo e l’anima sicura della pace. La morte del disperato (come quella di Giuda) è atroce di contorsioni e di terrori, è una convulsione orrenda dell’anima già ghermita dalla mano di Satana che la strozza per svellerla dalla carne e che la soffoca col suo nauseabondo fiato”.

10. La grande promessa di Gesù per chi sarà perseverante: “E’ tre anni che vi parlo! Ma già in voi opera il Pane che è Dio e il Vino che è Sangue non venuto da uomo e vi dà il primo brivido di deificazione. Voi diverrete dèi se sarete perseveranti nel mio amore e nel mio possesso. Non come lo disse Satana Adamo ed Eva, ma come Io ve lo dico. E’ il vero frutto dell’albero del Bene e della Vita. Il Male è vinto in chi se ne pasce, ed è morta la Morte. Chi ne mangia vivrà in eterno e diverrà “dio” nel Regno di Dio. Voi sarete dèi se permarrete in Me”.


1 Pater. 10 Ave Maria. 1 Gloria

martedì 12 settembre 2023

PAPA BENEDETTO XVI - MISTERI LUMINOSI DEL ROSARIO, CON SESTO MISTERO PER LE ANIME DEL PURGATORIO




MISTERI LUMINOSI: * BATTESIMO DI GESU' * MIRACOLO ALLA FESTA DEL MATRIMONIO *ANNUNZIO  PROFETICO DEL REGNO DI DIO * PROSSIMA TRASFIGURAZIONE DELL'UOMO * D I V I N A  E U C A R I S T I A


AMDG et D.V.MARIAE

lunedì 31 gennaio 2022

Una precisazione - Santo Rosario

 


 Beato Giovanni Paolo II, nella Lettera Enciclica: "Rosarium Virginis Mariae", ha riaffermato il valore del Rosario per i tempi moderni, anche con la sua personale testimonianza: 

“Il Rosario mi ha accompagnato nei momenti della gioia e in quelli della prova. Ad esso ho consegnato tante preoccupazioni, in esso ho trovato sempre conforto. 

Ventiquattro anni fa, il 29 ottobre 1978, ad appena due settimane dall'elezione alla Sede di Pietro, quasi aprendo il mio animo così mi esprimevo: Il Rosario è la mia preghiera prediletta. Preghiera meravigliosa! Meravigliosa nella sua semplicità e nella sua profondità”.

190: “Temporibus enim laetitiae sicut et tristitiae Nos est corona haec precatoria comitata, cui tot commendavimus sollicitudines, in qua magnam semper repperimus consolationem. Viginti quattuor abhinc annos, die XXIX mensis Octobris anno MCMLXXVIII, duabus vix hebdomadis ab electione Petri ad Sedem, aperientes animum fere Nostrum sic sumus elocuti: «Carissima Nobis precatio Rosarium est. Oratio mirabilis! Miranda nempe sua in simplicitate atque etiam altitudine”, 

in: IOANNES PAULUS PAPA II, Litt. Ap. Rosarium Virginis Mariae, 2003 oct. 16, in: Acta Apostolicae Sedis, an. 95 (2003), n.2.


La Rosarium Virginis Mariae, al n. 19, ha lasciato alla “libera valorizzazione” dei fedeli, la possibilità, il giovedì, di sostituire ai Misteri Gaudiosi, i Misteri della Luce, ovvero i Misteri della Vita pubblica di Gesù, che vanno dal Battesimo nel Giordano all’Istituzione dell’Eucaristia. 

"Questa aggiunta, si specifica nella Lettera Apostolica, è un’integrazione, senza, tuttavia, in alcun modo, modificarne la struttura 191 . (Vedi pag. 752 del  primo volume della "Storia del SS. Rosario e Vita del Beato Alano della Rupe o.p." a cura di don Roberto Paola)

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NB. Ed io voglio aggiungere una mia riflessione sull'argomento: Se il Santo Padre ce li ha regalati questi nuovi cinque misteri un motivo ci sarà, e forse anche grave e urgente. Da 400 anni nessun Papa aveva mai aggiunto  nulla di nuovo e sostanziale al Santo Rosario. 

Perciò questa aggiunta o integrazione acquista  per me un grande valore e risalto, considerando che  questi nuovi 5 misteri,  negli anni che viviamo oggi, vengono come combattuti e/o apertamente trascurati: 1. Battesimo... 2. Santo Matrimonio... e Mediazione di Maria SS.ma che ci da il consiglio/comando più completo che una Madre possa dare ai suoi figli: "Fate tutto quello che Egli vi dirà". C'è poi l'indicazione 3: Il Regno di Dio si sta avvicinando velocemente: "Dominus prope est" (Filip. 4,4): il Signore è vicino. La fine di questi tempi malvagi deve spingerci a prepararci alla seconda Venuta di Gesù nella Gloria, da non confondersi affatto con la fine del mondo che avverrà tra miliardi e miliardi di anni. C'è poi una considerazione notevole all'episodio 4° della Trasfigurazione sul Tabor seguita dal comando di tacere fino alla morte di Gesù. E dulcis in fundo il 5° episodio: l'Istituzione della Santa Eucarestia, cuore di tutto il Santo Vangelo.    

Tutto considerato a me  pare che  il Signore Gesù abbia voluto riservare//sottolineare questi misteri per i nostri tempi avendone  noi particolare bisogno. E facciamoli allora conoscere per meditarli e costantemente viverli. 


AVE MARIA!

martedì 25 febbraio 2020

Misteri della luce. Opportuna integrazione nel Santo Rosario


Una opportuna integrazione

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19. 

Dei tanti misteri della vita di Cristo, il Rosario, così come si è consolidato nella pratica più comune avvalorata dall'autorità ecclesiale, ne addita solo alcuni. 
Tale selezione è stata imposta dall'ordito originario di questa preghiera, che si venne organizzando sul numero 150 corrispondente a quello dei Salmi.

Ritengo tuttavia che, per potenziare lo spessore cristologico del Rosario, sia opportuna un'integrazione che, pur lasciata alla libera valorizzazione dei singoli e delle comunità, gli consenta di abbracciare anche i misteri della vita pubblica di Cristo tra il Battesimo e la Passione

È infatti nell'arco di questi misteri che contempliamo aspetti importanti della persona di Cristo qualerivelatore definitivo di Dio. 
Egli è Colui che, dichiarato Figlio diletto del Padre nel Battesimo al Giordano, annuncia la venuta del Regno, la testimonia con le opere, ne proclama le esigenze. 
È negli anni della vita pubblica che il mistero di Cristo si mostra a titolo speciale quale mistero di luce: « Finché sono nel mondo, sono la luce del mondo » (Gv 9, 5). 

Affinché il Rosario possa dirsi in modo più pieno 'compendio del Vangelo', è perciò conveniente che, dopo aver ricordato l'incarnazione e la vita nascosta di Cristo (misteri della gioia), e prima di soffermarsi sulle sofferenze della passione (misteri del dolore), e sul trionfo della risurrezione (misteri della gloria), la meditazione si porti anche su alcuni momenti particolarmente significativi della vita pubblica (misteri della luce). 
Questa integrazione di nuovi misteri, senza pregiudicare nessun aspetto essenziale dell'assetto tradizionale di questa preghiera, è destinata a farla vivere con rinnovato interesse nella spiritualità cristiana, quale vera introduzione alla profondità del Cuore di Cristo, abisso di gioia e di luce, di dolore e di gloria.


Misteri della gioia

20. Il primo ciclo, quello dei 'misteri gaudiosi', è effettivamente caratterizzato dalla gioia che irradia dall'evento dell'Incarnazione. Ciò è evidente fin dall'Annunciazione, dove il saluto di Gabriele alla Vergine di Nazareth si riallaccia all'invito alla gioia messianica: « Rallegrati, Maria ». A questo annuncio approda tutta la storia della salvezza, anzi, in certo modo, la storia stessa del mondo. Se infatti il disegno del Padre è di ricapitolare in Cristo tutte le cose (cfr Ef 1, 10), è l'intero universo che in qualche modo è raggiunto dal divino favore con cui il Padre si china su Maria per renderla Madre del suo Figlio. A sua volta, tutta l'umanità è come racchiusa nel fiat con cui Ella prontamente corrisponde alla volontà di Dio.

All'insegna dell'esultanza è poi la scena dell'incontro con Elisabetta, dove la voce stessa di Maria e la presenza di Cristo nel suo grembo fanno « sussultare di gioia » Giovanni (cfr Lc 1, 44). Soffusa di letizia è la scena di Betlemme, in cui la nascita del Bimbo divino, il Salvatore del mondo, è cantata dagli angeli e annunciata ai pastori proprio come « una grande gioia » (Lc 2, 10).

Ma già i due ultimi misteri, pur conservando il sapore della gioia, anticipano i segni del dramma. La presentazione al tempio, infatti, mentre esprime la gioia della consacrazione e immerge nell'estasi il vecchio Simeone, registra anche la profezia del « segno di contraddizione » che il Bimbo sarà per Israele e della spada che trafiggerà l'anima della Madre (cfr Lc 2, 34-35). Gioioso e insieme drammatico è pure l'episodio di Gesù dodicenne al tempio. Egli qui appare nella sua divina sapienza, mentre ascolta e interroga, e sostanzialmente nella veste di colui che 'insegna'. La rivelazione del suo mistero di Figlio tutto dedito alle cose del Padre è annuncio di quella radicalità evangelica che pone in crisi anche i legami più cari dell'uomo, di fronte alle esigenze assolute del Regno. Gli stessi Giuseppe e Maria, trepidanti e angosciati, « non compresero le sue parole » (Lc 2, 50).

Meditare i misteri 'gaudiosi' significa così entrare nelle motivazioni ultime e nel significato profondo della gioia cristiana. Significa fissare lo sguardo sulla concretezza del mistero dell'Incarnazione e sull'oscuro preannuncio del mistero del dolore salvifico. Maria ci conduce ad apprendere il segreto della gioia cristiana, ricordandoci che il cristianesimo è innanzitutto euanghelion, 'buona notizia', che ha il suo centro, anzi il suo stesso contenuto, nella persona di Cristo, il Verbo fatto carne, unico Salvatore del mondo.

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Misteri della luce

21. Passando dall'infanzia e dalla vita di Nazareth alla vita pubblica di Gesù, la contemplazione ci porta su quei misteri che si possono chiamare, a titolo speciale, 'misteri della luce'. 
In realtà, è tutto il mistero di Cristo che è luce. Egli è « la luce del mondo » (Gv 8, 12). 

Ma questa dimensione emerge particolarmente negli anni della vita pubblica, quando Egli annuncia il vangelo del Regno. 

Volendo indicare alla comunità cristiana cinque momenti significativimisteri 'luminosi' – di qesta fase della vita di Cristo, ritengo che essi possano essere opportunamente individuati: 

1. nel suo Battesimo al Giordano, 
2. nella sua auto-rivelazione alle nozze di Cana, 
3. nell'annuncio del Regno di Dio con l'invito alla conversione, 
4. nella sua Trasfigurazione e, infine, 
5. nell'istituzione dell'Eucaristia, espressione sacramentale del mistero pasquale.

Ognuno di questi misteri è rivelazione del Regno ormai giunto nella persona stessa di Gesù

È mistero di luce innanzitutto il Battesimo al Giordano. Qui, mentre il Cristo scende, quale innocente che si fa 'peccato' per noi (cfr 2Cor 5, 21), nell'acqua del fiume, il cielo si apre e la voce del Padre lo proclama Figlio diletto (cfr Mt 3, 17 e par), mentre lo Spirito scende su di Lui per investirlo della missione che lo attende. 

Mistero di luce è l'inizio dei segni a Cana (cfr Gv 2, 1-12), quando Cristo, cambiando l'acqua in vino, apre alla fede il cuore dei discepoli grazie all'intervento di Maria, la prima dei credenti. 

Mistero di luce è la predicazione con la quale Gesù annuncia l'avvento del Regno di Dio e invita alla conversione (cfr Mc 1, 15), rimettendo i peccati di chi si accosta a Lui con umile fiducia (cfr Mc 2, 3-13; Lc 7, 47-48), inizio del ministero di misericordia che Egli continuerà ad esercitare fino alla fine del mondo, specie attraverso il sacramento della Riconciliazione affidato alla sua Chiesa (cfr Gv 20, 22-23). 

Mistero di luce per eccellenza è poi la Trasfigurazione, avvenuta, secondo la tradizione, sul Monte Tabor. La gloria della Divinità sfolgora sul volto di Cristo, mentre il Padre lo accredita agli Apostoli estasiati perché lo ascoltino (cfr Lc 9, 35 e par) e si dispongano a vivere con Lui il momento doloroso della Passione, per giungere con Lui alla gioia della Risurrezione e a una vita trasfigurata dallo Spirito Santo. 

Mistero di luce è, infine, l'istituzione dell'Eucaristia, nella quale Cristo si fa nutrimento con il suo Corpo e il suo Sangue sotto i segni del pane e del vino, testimoniando « sino alla fine » il suo amore per l'umanità (Gv 13, 1), per la cui salvezza si offrirà in sacrificio.

In questi misteri, tranne che a Cana, la presenza di Maria rimane sullo sfondo. I Vangeli accennano appena a qualche sua presenza occasionale in un momento o nell'altro della predicazione di Gesù (cfr Mc 3, 31-35; Gv 2, 12) e nulla dicono di un'eventuale presenza nel Cenacolo al momento dell'istituzione dell'Eucaristia. 

Ma la funzione che svolge a Cana accompagna, in qualche modo, tutto il cammino di Cristo

La rivelazione, che nel Battesimo al Giordano è offerta direttamente dal Padre ed è riecheggiata dal Battista, sta a Cana sulla sua bocca, e diventa la grande ammonizione materna che Ella rivolge alla Chiesa di tutti i tempi: « Fate quello che vi dirà » (Gv 2, 5). È ammonizione, questa, che ben introduce parole e segni di Cristo durante la vita pubblica, costituendo lo sfondo mariano di tutti i 'misteri della luce'. 



Misteri del dolore

22. Ai misteri del dolore di Cristo i Vangeli danno grande rilievo. Da sempre la pietà cristiana, specialmente nella Quaresima, attraverso la pratica della Via Crucis, si è soffermata sui singoli momenti della Passione, intuendo che è qui il culmine della rivelazione dell'amore ed è qui la sorgente della nostra salvezza. 

Il Rosario sceglie alcuni momenti della Passione, inducendo l'orante a fissarvi lo sguardo del cuore e a riviverli. 
Il percorso meditativo si apre col Getsemani, lì dove Cristo vive un momento particolarmente angoscioso di fronte alla volontà del Padre, alla quale la debolezza della carne sarebbe tentata di ribellarsi. 

Lì Cristo si pone nel luogo di tutte le tentazioni dell'umanità, e di fronte a tutti i peccati dell'umanità, per dire al Padre: « Non sia fatta la mia, ma la tua volontà » (Lc 22, 42 e par). Questo suo 'sì' ribalta il 'no' dei progenitori nell'Eden. E quanto questa adesione alla volontà del Padre debba costargli emerge dai misteri seguenti, nei quali, la salita al Calvario, con la flagellazione, la coronazione di spine, la morte in croce, Egli è gettato nella più grande abiezione: Ecce homo!

In questa abiezione è rivelato non soltanto l'amore di Dio, ma il senso stesso dell'uomo. Ecce homo: chi vuol conoscere l'uomo, deve saperne riconoscere il senso, la radice e il compimento in Cristo, Dio che si abbassa per amore « fino alla morte, e alla morte di croce » (Fil 2, 8). I misteri del dolore portano il credente a rivivere la morte di Gesù ponendosi sotto la croce accanto a Maria, per penetrare con Lei nell'abisso dell'amore di Dio per l'uomo e sentirne tutta la forza rigeneratrice.


Misteri della gloria

23.« La contemplazione del volto di Cristo non può fermarsi all'immagine di Lui crocifisso. Egli è il Risorto! ».(29) Da sempre il Rosario esprime questa consapevolezza della fede, invitando il credente ad andare oltre il buio della Passione, per fissare lo sguardo sulla gloria di Cristo nella Risurrezione e nell'Ascensione. Contemplando il Risorto il cristiano riscopre le ragioni della propria fede (cfr 1 Cor 15, 14), e rivive la gioia non soltanto di coloro ai quali Cristo si manifestò – gli Apostoli, la Maddalena, i discepoli di Emmaus –, ma anche la gioia di Maria, che dovette fare un'esperienza non meno intensa della nuova esistenza del Figlio glorificato. A questa gloria che, con l'Ascensione, pone il Cristo alla destra del Padre, Ella stessa sarà sollevata con l'Assunzione, giungendo, per specialissimo privilegio, ad anticipare il destino riservato a tutti i giusti con la risurrezione della carne. Coronata infine di gloria – come appare nell'ultimo mistero glorioso – Ella rifulge quale Regina degli Angeli e dei Santi, anticipazione e vertice della condizione escatologica della Chiesa.
Al centro di questo percorso di gloria del Figlio e della Madre, il Rosario pone, nel terzo mistero glorioso, la Pentecoste, che mostra il volto della Chiesa quale famiglia riunita con Maria, ravvivata dall'effusione potente dello Spirito, pronta per la missione evangelizzatrice. La contemplazione di questo, come degli altri misteri gloriosi, deve portare i credenti a prendere coscienza sempre più viva della loro esistenza nuova in Cristo, all'interno della realtà della Chiesa, un'esistenza di cui la scena della Pentecoste costituisce la grande 'icona'. I misteri gloriosi alimentano così nei credenti la speranza della meta escatologica verso cui sono incamminati come membri del Popolo di Dio pellegrinante nella storia. Ciò non può non spingerli ad una coraggiosa testimonianza di quel « lieto annunzio » che dà senso a tutta la loro esistenza. 

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Dai 'misteri' al 'Mistero': la via di Maria

24. Questi cicli meditativi proposti nel Santo Rosario non sono certo esaustivi, ma richiamano l'essenziale, introducendo l'animo al gusto di una conoscenza di Cristo che continuamente attinge alla fonte pura del testo evangelico. Ogni singolo tratto della vita di Cristo, com'è narrato dagli Evangelisti, rifulge di quel Mistero che supera ogni conoscenza (cfr Ef 3, 19). È il Mistero del Verbo fatto carne, nel quale « abita corporalmente tutta la pienezza della divinità » (Col 2, 9). Per questo il Catechismo della Chiesa Cattolica insiste tanto sui misteri di Cristo, ricordando che « tutto nella vita di Gesù è segno del suo Mistero ».(30) Il « duc in altum » della Chiesa nel terzo Millennio si misura sulla capacità dei cristiani di « penetrare nella perfetta conoscenza del mistero di Dio, cioè Cristo, nel quale sono nascosti tutti i tesori della sapienza e della scienza » (Col 2, 2-3). A ciascun battezzato è rivolto l'ardente auspicio della Lettera agli Efesini: « Che il Cristo abiti per la fede nei vostri cuori e così, radicati e fondati nella carità, siate in grado di [...] conoscere l'amore di Cristo che sorpassa ogni conoscenza, perché siate ricolmi di tutta la pienezza di Dio » (3, 17-19). 
Il Rosario si pone a servizio di questo ideale, offrendo il 'segreto' per aprirsi più facilmente a una conoscenza profonda e coinvolgente di Cristo. Potremmo dirlo la via di Maria. È la via dell'esempio della Vergine di Nazareth, donna di fede, di silenzio e di ascolto. È insieme la via di una devozione mariana animata dalla consapevolezza dell'inscindibile rapporto che lega Cristo alla sua Madre Santissima: i misteri di Cristo sono anche, in certo senso, i misteri della Madre, persino quando non vi è direttamente coinvolta, per il fatto stesso che Ella vive di Lui e per Lui. Facendo nostre nell'Ave Maria le parole dell'angelo Gabriele e di sant'Elisabetta, ci sentiamo spinti a cercare sempre nuovamente in Maria, tra le sue braccia e nel suo cuore, il « frutto benedetto del suo grembo » (cfr Lc 1, 42).


Mistero di Cristo, 'mistero' dell'uomo

25. Nella già ricordata testimonianza del 1978 sul Rosario quale mia preghiera prediletta, espressi un concetto sul quale desidero ritornare.

Dissi allora che « la semplice preghiera del Rosario batte il ritmo della vita umana ».(31)

Alla luce delle riflessioni finora svolte sui misteri di Cristo, non è difficile approfondire questa implicazione antropologica del Rosario. Un'implicazione più radicale di quanto non appaia a prima vista. 

Chi si pone in contemplazione di Cristo ripercorrendo le tappe della sua vita, non può non cogliere in Lui anche la verità sull'uomo. 

È la grande affermazione del Concilio Vaticano II, che fin dalla Lettera enciclica Redemptor hominis ho fatto tante volte oggetto del mio magistero: « In realtà, il mistero dell'uomo si illumina veramente soltanto nel mistero del Verbo incarnato ».(32

Il Rosario aiuta ad aprirsi a questa luce. Seguendo il cammino di Cristo, nel quale il cammino dell'uomo è « ricapitolato »,(33) svelato e redento, il credente si pone davanti all'immagine dell'uomo vero. 

Contemplando la sua nascita impara la sacralità della vita, guardando alla casa di Nazareth apprende la verità originaria sulla famiglia secondo il disegno di Dio, 
ascoltando il Maestro nei misteri della vita pubblica attinge la luce per entrare nel Regno di Dio e, 
seguendolo sulla via del Calvario, impara il senso del dolore salvifico. 
Infine, contemplando Cristo e sua Madre nella gloria, vede il traguardo a cui ciascuno di noi è chiamato, se si lascia sanare e trasfigurare dallo Spirito Santo. Si può dire così che ciascun mistero del Rosario, ben meditato, getta luce sul mistero dell'uomo. 

Al tempo stesso, diventa naturale portare a questo incontro con la santa umanità del Redentore i tanti problemi, assilli, fatiche e progetti che segnano la nostra vita. « Getta sul Signore il tuo affanno, ed egli ti darà sostegno » (Sal 55, 23)

Meditare col Rosario significa consegnare i nostri affanni ai cuori misericordiosi di Cristo e della Madre sua. 

A distanza di venticinque anni, ripensando alle prove che non sono mancate nemmeno nell'esercizio del ministero petrino, mi sento di ribadire, quasi come un caldo invito rivolto a tutti perché ne facciano personale esperienza: sì, davvero il Rosario « batte il ritmo della vita umana », per armonizzarla col ritmo della vita divina, nella gioiosa comunione della Santa Trinità, destino e anelito della nostra esistenza.




SANCTA MARIA, 
SPLENDOR SANCTAE ECCLESIAE, 
FLUMEN SAPIENTIAE
ORA PRO NOBIS!