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martedì 30 agosto 2016

Quanto più amiamo Gesù, quanto più lo conosciamo, tanto più cresce la nostra vera libertà, cresce la gioia di essere redenti. Grazie Gesù, per la tua amicizia!

LA NOSTRA VERA LIBERTA'

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Il secondo elemento, con cui Gesù definisce l’amicizia, è la comunione delle volontà. “Idem velle – idem nolle”, era anche per i Romani la definizione di amicizia. Voi siete miei amici, se fate ciò che io vi comando (Gv 15, 14).

L’amicizia con Cristo coincide con quanto esprime la terza domanda del Padre nostro: “Sia fatta la tua volontà come in cielo così in terra”. 

Nell’ora del Getsemani Gesù ha trasformato la nostra volontà umana ribelle in volontà conforme ed unita alla volontà divina. 
Ha sofferto tutto il dramma della nostra autonomia – e proprio portando la nostra volontà nelle mani di Dio, ci dona la vera libertà: “Non come voglio io, ma come vuoi tu” (Mt21, 39). 

In questa comunione delle volontà si realizza la nostra redenzione: essere amici di Gesù, diventare amici di Dio. 

Quanto più amiamo Gesù, quanto più lo conosciamo, tanto più cresce la nostra vera libertà, cresce la gioia di essere redenti. 

Grazie Gesù, per la tua amicizia!

L’altro elemento del Vangelo - cui volevo accennare - è il discorso di Gesù sul portare frutto: Vi ho costituito perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga (Gv 15, 16). 

Appare qui il dinamismo dell’esistenza del cristiano, dell’apostolo: vi ho costituito perché andiate… 
Dobbiamo essere animati da una santa inquietudine: l’inquietudine di portare a tutti il dono della fede, dell’amicizia con Cristo. 
In verità, l’amore, l’amicizia di Dio ci è stata data perché arrivi anche agli altri. 
Abbiamo ricevuto la fede per donarla ad altri – siamo sacerdoti per servire altri. E dobbiamo portare un frutto che rimanga. 

Tutti gli uomini vogliono lasciare una traccia che rimanga. 

Ma che cosa rimane? 

Il denaro no. 

Anche gli edifici non rimangono; 
i libri nemmeno. 

Dopo un certo tempo, più o meno lungo, tutte queste cose scompaiono. 

L’unica cosa, che rimane in eterno, è l’anima umana, l’uomo creato da Dio per l’eternità. 
Il frutto che rimane è perciò quanto abbiamo seminato nelle anime umane – l’amore, la conoscenza; il gesto capace di toccare il cuore; la parola che apre l’anima alla gioia del Signore. 

Allora andiamo e preghiamo il Signore, perché ci aiuti a portare frutto, un frutto che rimane. 

Solo così la terra viene cambiata da valle di lacrime in giardino di Dio
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dall' OMELIA DEL CARDINALE JOSEPH RATZINGER
DECANO DEL COLLEGIO CARDINALIZIO
Patriarcale Basilica di San Pietro
Lunedì 18 aprile 2005
AMDG et BVM