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lunedì 7 aprile 2014

La gratitudine

Il colombo riconoscente (India)

All'estremità del villaggio abitava in una misera capanna un buon contadino di nome Kizavan. Non aveva né amici né parenti, ma in compenso era benvoluto da tutti gli animali della foresta perché conosceva la loro lingua.
Un giorno, mentre stava raccogliendo dei fuscelli, udì un gemito.
Subito scorse, non lontano, un colombo con un'ala spezzata. Lo raccolse delicatamente e se lo portò a casa.
- Starai con me finché non sarai guarito - gli disse - mi spiace soltanto che oggi dovremo digiunare insieme: non ho nulla da darti da mangiare.
- Non ti preoccupare - rispose il colombo - nella foresta c'è un grosso mango: nella sua cavità troverai del riso. lo l'ho raccolto e conservato, pensando al vicino inverno.

Kizavan andò nella foresta, individuò il mango e in effetti trovò nel cavo dell'albero un bel pugno di riso e insieme notò, con stupore, dei brillanti. Ma non li toccò.
"Gradisco il riso - disse fra sé e sé - ma non ho bisogno dei brillanti. Là dove si possiedono o si scambiano queste pietre preziose c'è sempre invidia e c'è cattiveria".
Portò il riso al colombo e rimase a guardarlo mentre mangiava.
- Perché non ne mangi pure tu? - chiese il colombo.
- E' sufficiente appena per te. Non ti preoccupare per me, sono abituato a saltare i pasti.

Il colombo mangiò di gusto un po' per giorno il suo riso finché guarì, e allora, tubando un saluto, volò via. Ma ritornò dopo qualche ora, recando nel becco un anello.
- Mettilo al dito - disse a Kizavan - ed esprimi un desiderio. Qualunque sia verrà soddisfatto.
- Oh, come vorrei avere un po' di pane e una buona tazza di latte! - sospirò il buon uomo.
Non aveva finito di parlare che sulla tavola comparve una fumante tazza colma di latte e un bel pane appena sfornato. Kizavan mangiò con evidente piacere e lasciò le briciole al colombo.
E fu felice per lunghissimi anni: non soltanto perché, grazie al dono del colombo, ebbe sempre cibo, ma soprattutto perché aveva trovato un amico.

L'istrice , il lupo e ...compagna bella!


LETTERATURA E CRITICA - Favole e fiabe orientali antiche -

 Di chi sono le pigne?(Bulgaria)

Un giorno in cui l'istrice stava pacificamente raccogliendo bacche in un bosco si trovò improvvisamente davanti il lupo indignatissimo:

- Che cosa stai facendo nel mio bosco?
- Scusami - rispose l'istrice - non sapevo che il bosco fosse tuo, pensavo appartenesse a tutti gli animali.
- Adesso ti faccio vedere io chi è il padrone qui dentro - strillò il lupo, avventandosi sulla povera istrice.
Questa, però, si raggomitolò all'istante, trasformandosi in una palla irta di aculei, e colpì il lupo proprio sul naso.
Che urli! Due spine sottili si erano conficcate nel naso del lupo abbastanza profondamente e il ferito minacciava terribili vendette.
Lo udì il corvo e accorse: con un paio di beccate ben assestate liberò l'amico lupo da quel tormento.



Si fece avanti la volpe che, predatrice di galline, spesso banchettava con il lupo. Insieme considerarono la situazione.
- Hai ragione, amico lupo, le istrici, le lepri, gli uccelli sono diventati troppo sfacciati. Non se ne può più: brucano l'erba, mangiano i vermi, si rimpinzano di bacche. E si tratta delle nostre erbe, delle nostre bacche, dei nostri vermi... 
- Hai ragione - confermò il lupo arrabbiatissimo. E anche il corvo fu d'accordo. Decisero quindi di appendere agli alberi del bosco dei cartelli minacciosi: "Proprietà privata" "Proibito toccare!" "Vietato annusare!"
Sotto ogni cartello il lupo appose la sua firma, cioè l'impronta della sua zampa destra.



Presa visione dei divieti, gli animali del bosco ebbero una crisi di sconforto:
- Poveri noi! Non avremo più cibo! Moriremo di fame! Forse ci toccherà emigrare!
Soltanto lo scoiattolo non lesse i cartelli: stava appollaiato sull'alto ramo di un pino intento a mangiare gli squisiti pinoli che man mano estraeva da una grossa pigna.
- Ehi, tu lassù, come osi? Non sai che le pigne sono mie? - gli urlò il lupo.
- Scusami tanto - rispose umilmente lo scoiattolo. - Pensavo fossero di tutti, ma se questa è tua, prendila pure.
E lanciò la dura pigna giusto giusto sul muso del lupo.
A quella scena anche gli altri animali del bosco cominciarono a lanciare tutto quanto si trovava a portata di mano, cioè di zampe. Perfino il pacioso orso centrò la testa del lupo con una grossa zucca.
Lupo, volpe, corvo, a quel bombardamento, scapparono a gambe levate. Il lupo dovette stare tre giorni, nascosto nella sua tana a leccarsi le ammaccature.