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sabato 25 settembre 2021

Nessuna meraviglia : è la continuazione della terza guerra mondiale che si combatte ormai da più di 10 anni

 

I SOTTOMARINI NUCLEARI AMERICANI IN AUSTRALIA FANNO INFURIARE LA FRANCIA E LA CINA
Da che parte schierarsi? La Repubblica e D'Alema sono con la Cina... che secondo loro è buona e pacifica
di Antonio Socci

Solitamente "Repubblica" è un giornale impegnato a dare le pagelle di fedeltà agli Stati Uniti, alla Nato e all'Occidente in generale.
Per questo stupisce ciò che ieri, su Cina e USA, ha scritto Michele Serra, una delle firme più rappresentative del quotidiano scalfariano, uno che spesso alza il ditino moralista per impartire lezioni a chi non è di sinistra.
Dunque nella sua rubrica, nella pagina dei commenti, ieri, si è occupato della controversia fra la Francia (da una parte) e (dall'altra) l'Australia e gli Stati Uniti per la storia dei sottomarini nucleari.
Al di là della lite commerciale, Serra coglie il problema così: "pare che la flottiglia di sottomarini destinata all'Australia sia in funzione anticinese".
L'editorialista, che evita di spiegare quanto è preoccupante l'egemonia (anche militare) della Cina sul Pacifico, fa questo ragionamento geopolitico: "la Cina, almeno per il momento, più che a fare la guerra sembra interessata a comperarsi, pezzetto dopo pezzetto, tre quarti del pianeta".
Mentre "l'egemonia americana si è retta molto sulla supremazia militare, quella cinese punta tutto sul potere economico".
Per trarre le conclusioni, Serra non si avvale di qualche studioso di geopolitica, ma - letteralmente - di un amico del bar: "Nel caso l'egemonia mondiale dovesse passare ai cinesi, vale l'ottima battuta (da bar: del resto è proprio al bar che l'ha detta) del mio amico Umberto: ‘Tu preferiresti essere bombardato o comperato?'".
Dunque, se la Cina fa acquisti e gli Stati Uniti bombardano, dovremmo preferire la Cina. Se l'alternativa fosse davvero questa si dovrebbe optare per Pechino, perché chiunque preferisce lo shopping a un bombardamento. Ma è davvero quella l'alternativa? Il titolo che "Repubblica" ha fatto alla rubrica di Serra dice di sì: "Bombardare o comperare?".

LE DIFFERENZE TRA STATI UNITI E CINA
Ovviamente non è così. È perfino banale sottolineare che in realtà l'egemonia americana è politica ed economica. Va ricordato inoltre a Serra che gli americani bombardarono sì l'Italia, circa 80 anni fa, ma per liberarla dagli invasori nazisti e per stabilirvi la democrazia, che infatti finanziarono lautamente con il "Piano Marshall", portandola al miracolo economico (i cimiteri dei soldati americani sono ancora fra noi).
È chiaro che l'Italia sta nella sfera d'influenza americana, perché è quella che ci ha evitato di finire schiacciati sotto i carri armati sovietici, è quella che ci ha dato la libertà e il benessere.
Mentre l'idea idilliaca che Serra sembra avere della Cina - come un paese laborioso, pacifico e dedito al commercio - non corrisponde alla realtà: il regime comunista cinese si è instaurato nel sangue e, dal 1949, si è consolidato con il massacro di milioni e milioni di persone.
Ogni sussulto di libertà viene represso ferocemente come dimostra il massacro di piazza Tienanmen del 1989. Tuttora il comunismo cinese ha il suo Gulag, dove rinchiude qualsiasi dissidente. Quanto al "pacifismo" cinese Serra può chiedere informazione ai tibetani invasi e schiacciati da Pechino o, caso più recente, agli abitanti di Hong Kong.
Il disegno imperiale della Cina comunista - che è una potenza nucleare - ha oggi come pilastro l'egemonia sull'Oceano Pacifico, dove ormai ha una flotta militare superiore a quella degli Stati Uniti.
Questa è la nuova linea strategica di Xi Jinping, il quale ritiene che la Cina, storicamente, abbia fatto l'errore strategico di concepirsi, per secoli, solo come potenza di terra, senza prevedere i pericoli che sarebbero arrivati dal mare e senza capire le potenzialità di un'egemonia sui mari.
È una novità geopolitica enorme che gli Usa hanno capito in tutta la sua portata, perché gli Stati Uniti non hanno frontiere di terra pericolose: solo dai due oceani, Atlantico e Pacifico, possono presentarsi rischi. Un'egemonia cinese sul Pacifico, quindi, li riguarda direttamente perché loro "confinano" con quell'Oceano.

LE PAURE DI INDIA, GIAPPONE, TAIWAN E COREA DEL SUD
Del resto ad essere allarmati per questa situazione non sono solo Stati Uniti e Australia, ma tutti i paesi asiatici a cominciare da India e Giappone (oltre a Taiwan e Corea del Sud).
A differenza di quanto crede l'editorialista di "Repubblica", dunque, la potenza cinese non è solo economica (cosa che già di per sé è inquietante, infatti punta al sorpasso sugli Usa), ma è anche militare.
Com'è possibile che a Serra sfugga il pericolo planetario rappresentato dalla Cina? Il fatto che egli venga dall'Unità e da quella storia lì non dovrebbe impedirgli oggi, nel 2021, di riconoscere la realtà. In fondo i post-comunisti fanno da tempo professione di atlantismo.
È mai possibile che a sinistra ci sia ancora qualche nostalgia inconscia verso il rosso antico che induce all'indulgenza verso i regimi comunisti?
Sì, è possibile. Lo fa pensare anche l'intervista di Massimo D'Alema, il politico più rappresentativo del vecchio Pci, a "New China Tv", rilasciata nel giugno scorso, nell'ambito dei festeggiamenti per i cento anni dalla fondazione del Partito comunista cinese.
In quell'intervista, rilanciata su Twitter dalla portavoce del ministero degli Esteri cinese, Hua Chunying, D'Alema sottolinea la necessità di "riprendere la via di una forte collaborazione" con la Cina. Concetto opposto alla linea emersa nel G7 di quei giorni, ma che D'Alema aveva già espresso nel suo ultimo libro e in altri interventi.
Inoltre l'ex premier ha energicamente lodato lo "straordinario salto verso la modernità e il progresso" realizzato dalla Cina, che, dice D'Alema, "è il grande merito storico del Partito comunista cinese".
Dopo il naufragio del comunismo sovietico, che costrinse i compagni italiani a cambiar nome, il fatto che emerga, in Asia, un comunismo vincente, sembra avere per alcuni il sapore di una rivincita storica.
Non è chiaro se si va verso una nuova "guerra fredda" fra Occidente e Cina, ma deve essere chiaro, anche in Italia, da che parte si sta.

 
Titolo originale: Ombre cinesi
Fonte: Libero, 20 settembre 2021

sabato 14 aprile 2018

E' GIA' COMINCIATA

LA TERZA GUERRA MONDIALE


    Che ne abbiamo percezione o no la Terza Guerra Mondiale è già cominciata da tempo, e prosegue mettendo in campo armi non convenzionali concepite circa settanta anni fa, ma che ora vengono usate indiscriminatamente di Cinzia Palmacci  



LA TERZA GUERRA MONDIALE DELLE ARMI NON CONVENZIONALI E’ GIA’ COMINCIATA

di

Cinzia Palmacci


Tesla diceva: “E’ difficile dare poteri illimitati a delle menti limitate”, ed evidentemente lo scienziato serbo sapeva quello che diceva per essersi imbattuto spesso in menti del genere. Leggendo questo articolo capirete di più.  Tutti abbiamo visto in TV i terribili incendi che hanno colpito la California distruggendo case e vite, ma finito il disastro qualcuno ha fatto notare qualcosa di inquietante. Le foto degli incendi mostrano l'alluminio fuso che corre lungo il marciapiede, mentre gli alberi di pino "altamente infiammabili" hanno ancora foglie verdi! Il legno non brucia e si consuma forse prima che un metallo si fonda? Anche un'auto si vede (foto in basso) praticamente fusa in mezzo alla strada, ma a pochi metri di distanza troviamo dei vigneti perfettamente verdi, che, solo per il calore generato nelle vicinanze avrebbero dovuto bruciare o come minimo appassire. Alcuni ipotizzano che questi terribili incendi siano stati provocati e che, non si tratti di un normale incendio, ma di armi militari ad energia diretta, le uniche che sono attualmente in grado di fondere un metallo lasciando intatto il legno a pochi metri di distanza.
Ma come fa un incendio a rovesciare auto e a fondere metalli ma allo stesso tempo a non bruciare il materiale organico? Il legno? Gli alberi? Il vetro dell’auto è stato vaporizzato e il metallo è distorto, ma nella stessa zona troviamo ancora gli alberi con le foglie verdi. Il sospetto che si tratti di armi laser si fa sempre più incalzante, anche per altri episodi che si sono verificati in altre parti del mondo, come ad esempio in Portogallo. Solo che in Portogallo sono bruciati ettari ed ettari di foresta con immani conseguenze non solo di salute per la popolazione, ma anche di carattere economico. Insomma, usando a sproposito queste armi non convenzionali si potrebbe mettere in ginocchio un Paese intero. Invece, data la precisione “chirurgica” dell’incendio in California che ha bruciato abitazioni ed auto lasciando intatta la vegetazione circostante, l’ipotesi che si possa trattare di armi al plasma e ad impulsi si fa sempre più plausibile.
Ma che cosa sono le armi al plasma e ad impulsi? Qui entra in gioco lo scienziato serbo Nikola Tesla. Nikola Tesla (1856 – 1943) è stato un ingegnere elettrico. È conosciuto per il suo lavoro rivoluzionario e i numerosi contributi nel campo dell’elettromagnetismo tra la fine dell’Ottocento e gli inizi del Novecento. I suoi brevetti e il suo lavoro teorico formano la base del moderno sistema elettrico a corrente alternata (CA), compresa la distribuzione elettrica polifase e i motori elettrici a corrente alternata, con i quali ha contribuito alla nascita della seconda rivoluzione industriale. Molti dei suoi primi studi si rivelarono anticipatori della moderna ingegneria elettrica e diverse sue invenzioni rappresentarono importanti innovazioni tecnologiche. Negli Stati Uniti Tesla fu tra gli scienziati e inventori più famosi, anche nella cultura popolare. Dopo la sua dimostrazione di comunicazione senza fili (radio) nel 1893, e dopo essere stato il vincitore della cosiddetta “guerra delle correnti” insieme a George Westinghouse contro Thomas Alva Edison, fu riconosciuto come uno dei più grandi ingegneri elettrici statunitensi. Molti dei suoi primi studi si rivelarono anticipatori della moderna ingegneria elettrica e diverse sue invenzioni rappresentarono importanti innovazioni tecnologiche. Tesla ha contribuito allo sviluppo di diversi settori delle scienze applicate. I suoi ammiratori contemporanei arrivano al punto da definirlo “l’uomo che inventò il Ventesimo secolo” e “il santo patrono della moderna elettricità”. Essendo diventato cittadino statunitense tutto fa pensare che i brevetti delle sue sensazionali scoperte scientifiche si trovino anche attualmente in mano agli americani. Le basi per una simile tecnologia al plasma e ad impulsi furono poste negli anni ’40 proprio dal fisico Nikola Tesla. Alle scoperte di questo scienziato si deve lo sviluppo di parecchie tecnologie: dalle bobine elettriche ai generatori di corrente, dalla radio alla televisione. Duranti i primi anni del XX secolo Tesla iniziò a lavorare al suo progetto per un “raggio della morte”. Nel 1942 il progetto era pronto e Tesla lo propose agli USA quale arma per battere i nazisti. Tesla fu considerato un “pazzo” e la sua proposta non fu preso in considerazione.  Era talmente considerato “pazzo”, che alla sua morte nel 1943, tutti i documenti dello scienziato sul “raggio della morte” furono misteriosamente trafugati. Parte di questi documenti è stata citata in un documento segreto del governo USA su un’arma ad elettroni (documento declassificato nel 1980). Il principio del “raggio della morte” è qualcosa che sta a metà strada fra le armi a laser e le armi al plasma. Il principio è quello di quello di sparare contro il bersaglio un proiettile di energia, composto da materia elettricamente carica composta da elettroni, neutroni e protoni. Il tutto avviene attraverso il processo di ionizzazione dell’aria (attraverso le famigerate scie chimiche). Tale meccanismo è stato studiato approfonditamente dagli scienziati della famigerata DARPA con la collaborazione di un’azienda tedesca. Risulta che armamenti di questo tipo sono in possesso degli eserciti statunitense, israeliano e australiano. Ci sono diverse versioni di questo tipo di armamenti:
1)    Pulsed Impulsive Kill Laser (PIKL). Questo tipo di dispositivo ha dimostrato la sua efficacia in diversi test, riuscendo a perforare anche armature in Kevlar e lastre di metallo.
2)    La versione “non letale” va sotto il nome di Pulsed Energy Projectile (PEP). Questo dispositivo è in grado di stordire uomini e animali, creando in dolore molto forte e una temporanea paralisi. La documentazione sui possibili effetti a lungo termine provocati dall’arma è però scarsa. Il principale ambito di applicazione previsto per il PEP viene indicato in scenari di “ordine pubblico” (l’ordine come lo concepiscono le classi dominanti sarebbe meglio dire) mentre un’altra delle applicazioni prefigurate è quella di presidio dei checkpoint. Oltre a stordire le persone una simile arma dovrebbe essere capace di bloccare i veicoli, in quanto il suo impulso energetico interferirebbe con i sistemi elettrici. Il raggio di azione del PEP è di circa 2 Km ed il suo funzionamento si basa sull’emissione di un impulso laser ad infrarossi (mediante l’impiego di un “deutorium fluoride laser”).  Il plasma prodotto dalla parte iniziale dell’impulso arriva ad esplodere poiché i suoi elettroni assorbono l’energia della parte finale dell’impulso. L’esplosione di questo plasma ad elevata energia si tramuta in una forza d’urto combinata ad un’onda elettromagnetica.

Strategie globali per il controllo climatico

Senza dubbio uno dei documenti più interessanti è lo studio redatto da sette ufficiali dell’esercito USA nell’agosto del 1996, intitolatoIl clima come moltiplicatore di potenzaaverne il controllo nel 2025,  nato da una direttiva del Comandante delle forze aeree statunitensi, tesa a stimolare un dibattito intellettuale tra i membri dell’esercito, in cui si afferma: “Nel 2025 le forze aereospaziali Usa potranno avere il controllo del clima se avranno capitalizzato le nuove tecnologie sviluppandole nella chiave delle applicazioni di guerra. […] Dal miglioramento delle operazioni degli alleati e dall’annullamento di quelle del nemico tramite scenari climatici “su misura”, alla completa dominazione globale delle comunicazioni e dello spazio, la modificazione climatica offre al chi combatte una guerra un’ampia gamma di possibili modi per sconfiggere o sottomettere l’avversario”. Questi propositi sono confermati da un successivo studio del 2003, intitolato Padroneggiare l’ultimo campo di battaglia: i prossimi avanzamenti nell’uso militare dello spazio ad opera del Project Air Force della Rand Corporation, un think-thank legato alle lobbies del petrolio e delle armi che ha avuto come amministratore Donald Rumsfeld, e nel cui consiglio di amministrazione figura Lewis Libbey, socio fondatore del PNAC e direttore del personale è Dick Cheney. Il concetto alla base di questo rapporto è la Full Spectrum Dominance, vale a dire una politica di eccezionali investimenti militari mirati alla conquista ed al mantenimento di una posizione di superiorità nello spazio, se non addirittura di un suo controllo assoluto. Il che obbligherebbe chi volesse contrastare l’imperialismo USA a farlo esclusivamente via terra e mare. Al riguardo, suonano particolarmente inquietanti le parole del Comandante in Capo del comando spaziale Usa, Joseph W. Ashy: “Alcune persone non vogliono sentirne parlare. Ma assolutamente siamo prossimi a combattere nello spazio. Combatteremo dallo spazio e nello spazio. Un giorno o l’altro colpiremo obiettivi terrestri – navi, aeroplani e obiettivi sulla terraferma – dallo spazio.” Il 22 Febbraio del 2004, l’Observer ha pubblicato un rapporto “segreto”, commissionato da Andrew Marshall, influente consigliere di Rumsfeld, che sarebbe sfuggito al Pentagono, e che conclude: “Un improvviso sconvolgimento climatico porterà ad una catastrofe globale di monumentali proporzioni, che comprende una guerra nucleare e disastri naturali, portando intere nazioni a scomparire sotto il mare ed i pochi sopravvissuti a combattere per le scarseggianti risorse di cibo, acqua ed energia”. Sono molte le voci di protesta riguardanti questi folli e distruttivi progetti. Fra queste, la scienziata di fama mondiale Rosalie Bertell denuncia che “gli scienziati militari degli Stati Uniti stanno lavorando sui sistemi climatici come potenziale arma. I metodi includono l’accrescimento delle tempeste e la deviazione dei fiumi di vapore dell’atmosfera terrestre per produrre siccità o inondazioni mirate”. Richard Williams, fisico e consulente dell’Università di Princeton, dice che “i test di surriscaldamento della ionosfera sono un atto irresponsabile di vandalismo globale […] HAARP potrebbe essere un serio pericolo per l’atmosfera terrestre. Con esperimenti di questo tipo, potrebbero essere fatti danni irreparabili in poco tempo”. Alcuni ricercatori già oggi sospettano dei collegamenti con i recenti sconvolgimenti climatici, terremoti, uragani, maremoti, diffuse siccità. Preoccupazioni e denunce sono state fatte anche da varie istituzioni nazionali. Il Parlamento Russo, la Duma, ha rilasciato nel 2002 il seguente comunicato, firmato da 188 deputati:“Sotto il programma HAARP, gli Stati Uniti stanno creando nuove armi geofisiche integrali, che possono influenzare gli elementi naturali con onde radio ad alta frequenza. Il significato di questo salto è comparabile al passaggio dall’arma bianca alle armi da fuoco, o dalle armi convenzionali a quelle nucleari”. Tanto per far aumentare le preoccupazioni all’umanità Putin annunciò di aver sviluppato un nuovo tipo di missile balistico telecomandato, che sarebbe in grado di mutare tragitto durante il viaggio e rendendo dunque virtualmente inutile la difesa dello scudo spaziale: che sia un bluff o no, è certo che i progetti militari statunitensi degli ultimi anni hanno generato una corsa agli armamenti senza precedenti. La Russia stessa ha portato avanti alcuni progetti basati sulle scoperte di Tesla fin dagli anni Cinquanta, in parallelo alle sperimentazioni degli Stati Uniti, salvo poi rallentarli anche a causa del collasso economico. C’è aspetto inquietante inerente all’uso di HAARP: l’uso per il controllo personale delle persone. In un documento estratto da un documentario di History Channel attraverso il riferimento a brevetti militari e sulla base di studi condotti da scienziati ed esperti, è spiegato il tema del controllo mentale attuato dai governi mediante strumenti elettromagnetici usati dal progetto HAARP. Dunque, HAARP può essere usato per controllare la mente. Come si è visto in precedenza le onde ELF causano degli effetti sugli stati mentali.  Il cervello umano opera su frequenze molto basse; è in grado di produrre onde alfa, beta, delta, theta. Durante gli stati meditativi, le onde risultano essere di 8 cicli al secondo; durante il sonno di 4 cicli. HAARP è in grado di generare tutti questi segnali e all’occorrenza modificarli con gravi disturbi alla persona.
Che ne abbiamo percezione o no la Terza Guerra Mondiale è già cominciata da tempo, e prosegue mettendo in campo armi non convenzionali concepite circa settanta anni fa, ma che ora vengono usate indiscriminatamente per un’assurda lotta per il controllo globale senza precedenti nella storia umana.   

Del 03 Novembre 2017

giovedì 25 febbraio 2016

PUTIN PRONTO ALLA IIIa GUERRA MONDIALE SE L'ARABIA SAUDITA INVADE LA SIRIA

STANNO PER...
di Tiziana Geraci
Putin non ci sta. La guerra in Siria potrebbe presto degenerare nella terza guerra mondiale. Le grandi potenze, questa volta, stanno seriamente scaldando i motori: l’Arabia Saudita e i suoi alleati stanno per invadere la Siria. Scatenando un conflitto di portata inimmaginabile. Tutti i link e le dichiarazioni. 

Solo un’esercitazione?

Nonostante gli avvertimenti di Putin e Assad, uno schieramento senza precedenti si sta radunando nel nord dell’Arabia Saudita, vicino ai confini con la Siria, per quella che i media chiamano “esercitazione militare“, in gergo North Thunder (il tuono del nord). 350 mila soldati, provenienti daalmeno 21 paesi arabi che hanno firmato un patto lo scorso dicembre per “combattere il terrorismo”, tra cui quelli che si affacciano sul Golfo Persiano (gli Emirati), l’Egitto, il Sudan e il Pakistan, stanno per addensarsi nell’area saudita di Hafer al-Batin, cui secondo molti media sauditi – riportano molte fonti – si aggiungeranno qualcosa come 2.540 aerei da guerra, 20.000 carrarmati e 460 elicotteri, per una 18 giorni di manovre continuative che non ha precedenti nella storia.
La decisione dell’Arabia Saudita è “definitiva e irreversibile“, ha detto il Brig. Gen. Ahmed Al-Assiri durante una conferenza stampa lo scorso giovedì, aggiungendo che i dettagli sarebbero stati precisati dal capo della coalizione, gli Stati Uniti, e che lui rappresentava esclusivamente la decisione dell’Arabia Saudita.


Brig. Gen. Ahmed Al-Assiri

Al-Assiri ha anche aggiunto che se l’Iran vuole unirsi alla coalizione per combattere l’Isis, deve prima “smettere di finanziare i terroristi in Iraq, nello Yemen e in Siria” (ma ci sono prove governative che a finanziare l’Isis siano stati proprio gli alleati USA come l’Arabia Saudita).
Le manovre giungono dopo le dichiarazioni dei regnanti sauditi sulla loro adesione a qualunque operazione di invasione di terra della Siria condotta dai membri della NATO. Questo, unitamente a un dispiego così massiccio di forze militari sul confine siriano, fa ritenere che una tale operazione sia molto vicina. È il primo ministro dell’Arabia Saudita infatti, Adel al-Jubeir,ad aver dichiarato martedì scorsoche la proposta di inviare truppe di terra in Siria è stata approvata da Washington, e per la precisione dal Dipartimento di Stato, ovvero dal segretario di Stato John Kerry, che l’ha accolta definendola “naturale”.

Le reazioni della Siria e dell’amministrazione di Putin.

Il ministro degli esteri siriano Walid al-Moallem, sabato scorso, non appena la notizia si è diffusa ha replicato che “qualunque intervento di terra in Siria, senza il permesso del Governo siriano, sarà trattato alla stregua di un’aggressione cui si opporrà ogni cittadino siriano“. “Mi dispiace dover dire che torneranno a casa in una bara di legno“, ha poi aggiunto, sottolineando che grazie alla progressiva riconquista di Aleppo, ottenuta con il supporto dell’aviazione russa e che sta tagliando le gambe ai ribelli e all’ISIS, e “in basi ai risultati delle nostre forze armate, siamo sulla strada buona per la conclusione del conflitto” e che “piaccia o no, le nostre conquiste sul campo di battaglia indicano che stiamo procedendo ormai verso la fine della crisi“. Da qui la necessità di un’invasione di terra per non consentire al legittimo governo siriano di tornare a controllare il suo territorio.
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