venerdì 19 luglio 2024

Dopo i precursori dell’Anticristo verrà l’Anticristo stesso.

 


25 gennaio 1944

   Dice Gesù:
   «Daniele è colui che ha la medesima nota di Giovanni, e Giovanni è colui che raccoglie e amplifica la nota iniziale di Daniele. Ecco perché, piccolo Giovanni, a te piace tanto.
   Come pesce in limpida peschiera, tu sei felice quando ti muovi nell’atmosfera del tuo Cristo, il quale avrà il suo supremo trionfo nell’ora in cui Satana, il suo figlio e i suoi cortigiani, saranno per sempre resi impotenti. E in Daniele vi è quest’atmosfera. Se Isaia è il pre-evangelista che parla del mio avvento[97] nel mondo per la salute del mondo, Daniele è il pre-apostolo, il pre-Giovanni che annuncia le glorie del mio eterno trionfo di Re della Gerusalemme imperitura.
   Ora vedi come nelle quattro bestie descritte da Daniele siano anticipati i segni dei ministri diabolici dell’Apocalisse. I commentatori si sono affannati a dare un significato storico-umano a quei quattro mostri. Ma occorre spingere lo sguardo molto più avanti, e molto più in alto. Sollevatevi, quando meditate i libri santi, dalla Terra, staccatevi dal momento presente, spingete lo sguardo nel futuro e nel soprannaturale. Lì è la chiave del mistero.
   Le quattro bestie: i quattro errori che precederanno la fine. I quattro errori che saranno quattro orrori per l’umanità e che partoriranno l’Orrore finale.
   L’uomo era un semidio per la Grazia e per la Fede. Come aquila e come leone sapeva affrontare e vincere i pericoli del senso e sollevare se stesso a spaziare nel clima di Dio, là dove l’anima si congiunge in nozze soprannaturali col suo Signore in continui e rapidi congiungimenti di ardori, da cui scende sulla Terra ogni volta rinnovellata nella forza, nella gioia, nella carità che effonde sui fratelli e poi slancia nuovamente, ancor più impetuosamente, verso Dio, poiché ogni congiungimento è aumento di perfezione che si compie quando il congiungimento diviene eterno nel mio Paradiso.
   L’ateismo strappò all’uomo le sue ali d’aquila e il suo cuore da semidio e lo fece animale camminante sul fango e portante sul fango, verso il fango, il suo pesante cuore tutto carne e sangue. Un pondo pesante più del piombo porta l’uomo nel suo “io” privo delle spirituali penne dello spirito, un pondo che lo curva, lo stende, lo sprofonda nel fango.
   L’uomo era un semidio per la Carità vivente in lui. Amando Dio e la sua Legge, che è legge di Carità, egli possedeva Dio, e con Dio la Pace, che è un principale attributo di Dio, e con la pace tanto bene universale e singolo.
   L’uomo respinse la Legge di Dio per assumere molte altre dottrine. Ma nessuna era ed è da Dio e perciò in nessuna è Carità vera. Onde l’uomo, che aveva abbracciato l’ateismo divenendo da aquila e leone semplice uomo, per un sortilegio infernale partorì se stesso divenuto orso, feroce divoratore dei suoi simili.
   Ma orrore chiama orrore. Per scala ascendente. Sempre più grande l’orrore perché nei maledetti connubi con Satana l’uomo, che il Cristo aveva riportato alla sua natura di semidio, genera mostri sempre più mostri. E sono i figli del suo errare che si vende a Satana per averne terrestre aiuto.
   Dall’uomo semidio venne l’uomo, dall’uomo l’orso, dall’orso il nuovo mostro feroce e falso come il leopardo, dotato da Satana di ali multiple per essere più veloce nel nuocere. Vi ho detto[98] che Satana è lo scimmiottatore di Dio. Anche esso dunque volle dare alla “sua” creatura, ormai sua creatura, all’umanità senza Fede e senza Dio, dare delle ali. Non di aquila, [ma] di vampiro perché fosse incubo dell’umanità stessa e fosse rapido nel suo correre ad abbattersi sulle parti di sé, vittime di sé, per suggerne il sangue.
   Io, mistico pellicano, mi sono aperto il cuore per darvi il mio sangue. Satana fa dell’uomo, al quale Io ho dato il mio sangue, il vampiro che sugge parti di se stesso e si dà morte con tormento.
   Non pare una leggenda di incubo? È invece la vostra realtà. Non è un mostro mitico. Siete voi che con fame diabolica divorate parte di voi stessi, svenandovi, mutilandovi per poi generare le nuove parti mentre divorate le già formate, con una continuità che ha in sé qualcosa di maniaco, ma di un maniaco diabolico.
   La potenza voluta, spinta, imposta sino al delitto, è la terza bestia. Dato che è potenza umana, ossia vendutasi a Satana pur di esser sempre più potente, contro ogni legge divina e morale, essa genera il suo mostro che ha nome Rivoluzione e che, come è della sua natura, porta nelle protuberanze della sua mostruosità tutti i più biechi orrori delle rivoluzioni, naufragio sociale del Bene e della Fede. Onestà, rispetto, moralità, religione, libertà, bontà, muoiono quando questo mostro alita su una nazione il suo fiato d’inferno, e come pestifera emanazione esso si spande oltre i confini contagiando di sé popoli e popoli, sinché contagerà il mondo intero preparando sui brandelli delle vittime, da lei uccise e sbranate, sulle rovine delle nazioni ridotte a macerie, la culla per il mostro finale: l’Anticristo.
   Ve l’ho detto[99] che esso sarà il figlio della lussuria dell’uomo, nato dal connubio della stessa con la Bestia. Ve l’ho detto. Non muto nel mio dire. Ciò che dico è vero. Lo conosco senza bisogno di leggerlo, lo ricordo senza bisogno di rileggerlo. È scritto nella mia mente di Dio davanti alla quale scorrono incessantemente, e l’uno sopra l’altro, senza che l’uno impedisca la visione dell’altro, tutti gli eventi dell’uomo nel tempo.
   Esso Anticristo, perfezione dell’Orrore come Io fui perfezione della Perfezione, con le sue infinite armi, simboleggiate nelle dieci corna, nelle mascelle dentate di ferro, nei piedi feroci e infine nel piccolo corno, simbolo dell’estremo livore di cui Satana doterà il suo figlio per intossicare l’umanità mentre con la bocca di menzogna la sedurrà facendosi adorare per dio, tormenterà a dismisura coloro che, piccolo gregge fedele, mi resteranno seguaci. D’ora in ora il piccolo corno crescerà per nuocere, crescerà l’intelligenza satanica per far dire alla bocca le più turbatrici menzogne, crescerà in potenza come Io crescevo in sapienza e grazia, armato di occhi per leggere il pensiero degli uomini santi e ucciderli per esso pensiero.
   Oh! i miei santi dell’ultimo tempo! Se eroico fu il vivere dei primi fra le persecuzioni del paganesimo, tre volte, sette volte, sette volte sette volte eroico sarà il vivere dei miei ultimi santi. Solo i nutriti con la midolla della Fede potranno aver cuor di leone per affrontare quei tormenti e occhi e penne d’aquila per affissare Me-Sole e volare a Me-Verità, mentre le tenebre li soverchieranno da ogni parte e la Menzogna cercherà persuaderli ad adorarla e credere in essa.




   Dopo i precursori dell’Anticristo verrà l’Anticristo stesso. Il periodo anticristiano, simboleggiato dalla Bestia armata di dieci corna – i dieci servi, che si credono re, di Satana, dei quali tre (nota bene) saranno strappati e gettati nel nulla, ossia nel baratro dove non è Dio e perciò dove è il Nulla, l’opposto di Dio che è Tutto – culminerà nella nascita e crescita, fino alla sua potenza massima, dell’undecimo corno, ragione della caduta di tre precursori, e sede del vero Anticristo, il quale bestemmierà Dio come nessun figlio d’uomo mai fece, calpesterà i santi di Dio e torturerà la Chiesa del Cristo; crederà, poiché è figlio [del connubio] della superbia demoniaca con la lussuria umana, “di poter fare grandi cose, di mutare i tempi e le leggi” e per tre anni e mezzo sarà l’Orrore regnante sul mondo.
   Poi il Padre dirà: “Basta” davanti al gran coro che, per il “rumore delle grandi parole” dei santi, si farà in Cielo; e la Bestia malvagia sarà uccisa e gettata nel pozzo d’abisso e con essa tutte le bestie minori per rimanervi con Satana, loro generatore, per l’eternità.
   Io sarò chiamato allora dal Padre per “giudicare i vivi ed i morti” secondo [quanto] è detto nel Simbolo della Fede. E i “vivi”, coloro che hanno serbato vita in loro per aver serbato viva la Grazia e la Fede, erediteranno “il regno, la potenza e la magnificenza di Dio”. I morti dello spirito avranno la Morte eterna secondo che la loro volontà ha scelto di avere.
   E non vi sarà più Terra e più uomo carnale. Ma solo vi saranno “figli di Dio”, creature affrancate da ogni dolore, e non vi sarà più peccato, e non vi saranno più tenebre, e non vi sarà più timore. Ma solo gioia, gioia, gioia immensa, eterna, inconcepibile agli uomini. Gioia di vedere Dio, di possederlo, di comprenderne il pensiero e l’amore.
   Venite, o uomini, alla Fonte della vita. Io ve ne apro la sorgente. Attingetene, fortificatevi in lei per essere intrepidi nelle prove e per giungere ad immergervi completamente in essa, in Me, sorgente di beatitudine, nel bel Paradiso che il Padre mio ha creato per voi e nel quale il triplice Amore del Dio Uno e la Purezza della Madre “nostra” vi attendono, e con essi coloro che per esser stati fedeli hanno già conseguito la Vita.»
   Dice poi Gesù a me­:
   «Quando Io ti vedo così attenta alle mie lezioni, mi sembri una scolara diligente e affezionata del suo maestro che per essa è lo “scibile” intiero. Quando invece da te scopri delle parti nuove, fai delle osservazioni (e questo nelle visioni), mi fai pensare ad un bambino buono che il suo padre tiene per la manina conducendolo davanti a ciò che vuole che il bambino veda per crescere nell’intelligenza, ma che nel contempo non interviene, per dare al suo piccolo la gioia di scoprire qualche cosa di nuovo e di sentirsi crescere nel concetto di sé.
   Per fare questo, tu devi essere sempre sgombra di sollecitudini umane. Sempre più sgombra. Devi essere sempre più sicura per camminare disinvolta per i sentieri della contemplazione e sempre più tranquilla e fiduciosa in Me che ti tengo per mano.
   Un papà non se ne fa accorgere, ma con mille arti amorose fa tanto finché la sua creatura vede quella data cosa che egli vuole che il bambino veda. Oh! Io sono il più amoroso dei padri e il più paziente dei maestri per i miei piccoli, e quando posso tenerne uno per mano, docile e attento, Io sono felice. Felice d’esser Maestro e Padre.
   È tanto difficile che le mie creature mi mettano con fiducia la mano nella mia mano per essere condotte, istruite da Me, e per dirmi: “Ti amo sopra tutte le cose e con tutta me stessa!”. A quelle poche che sono così tutte “mie”, senza riserve, Io apro i tesori delle rivelazioni e delle contemplazioni e mi do senza riserva.
   Però, Maria, siccome vi eleggo al ruolo di divulgatrici della mia Divinità, nelle sue diverse manifestazioni, presso coloro che hanno bisogno d’esser risvegliati e condotti ad intravvedere Dio, ricorda di essere scrupolosa al sommo nel ripetere quanto vedi. Anche una inezia ha un valore e non è tua, ma mia. Perciò non ti è lecito trattenerla. Sarebbe disonesto ed egoista. Ricordati che sei la cisterna[100] dell’acqua divina, alla quale essa acqua si versa perché tutti ne vengano ad attingere.
   Per i dettati sei giunta alla fedeltà più fedele. Nelle contemplazioni osservi molto, ma nella fretta di scrivere, e per le tue speciali condizioni di salute e di ambiente, ti avviene di omettere qualche particolare. Non lo devi fare. Mettili in calce, ma ségnali tutti. Non è un rimprovero, è un dolce consiglio del tuo Maestro.
   Giorni or sono mi hai detto: “Che gli uomini ti amino un poco di più, attraverso a me, giustifica e ripaga tutta la mia fatica e la mia vita; fosse anche un solo uomo che torna a Te per mezzo della tua ‘violetta nascosta’,[101] essa sarebbe felice”.
   Più sarai attenta ed esatta e più sarà numeroso il numero di coloro che vengono a Me, e più grande la tua felicità spirituale presente e la tua felicità eterna futura.
   Va’ in pace. Il tuo Signore è con te.»
   [Segue, in data 25 e 26 gennaio, il capitolo 36 dell’opera L’EVANGELO]

http://www.valtortamaria.com/operaminore/quaderno/2/manoscritto/14/25-gennaio-1944

[97] parla del mio avvento per esempio in Isaia 2, 1-5; 7, 13-17; 9, 1-6; 11, 1-9; quattro bestie descritte in Daniele 7, 1-8.11-12.15-25 (all’intero Daniele 7 rimanda la scrittrice accanto alla data del “dettato”); ministri diabolici descritti in Apocalisse 13; 17; 19, 11- 21; 20, 1-10.
[98] ho detto l’8 gennaio.
[99] l’ho detto il 23 luglio 1943.
[100] cisterna, come nel “dettato” del 21 giugno 1943 e nel secondo e terzo “dettato” dell’11 dicembre dello stesso anno.
[101] violetta nascosta, come nella “visione” del 22 aprile 1943, giovedì santo.

giovedì 18 luglio 2024

LA PARUSIA!

Parusìa è una parola di origine greca (dal termine greco παρουσία parousía), che significa "presenza" indicante in generale la presenza del divino. 

C'E'  UNA SECONDA VENUTA DI GESU'...!

Annunciamo la Tua Morte Signore

Proclamiamo la Tua Risurrezione

Nell'Attesa della Tua Venuta!

VIENI SIGNORE GESU' !



[27] E come è stabilito per gli uomini che muoiano una sola volta, dopo di che viene il giudizio,

[28] così Cristo, dopo essersi offerto una volta per tutte allo scopo di togliere i peccati di molti, apparirà una seconda volta, senza alcuna relazione col peccato, a coloro che l'aspettano per la loro salvezza. (Ebrei, 9, 27-28)



<<  GRAZIE PADRE SERAFINO. Mi permetto di aggiungere che i MILLE ANNI NON SONO MILLE, MA MIGLIAIA E MIGLIAIA DI ANNI  CHE SIGNIFICA MILIONI E MILIONI DI ANNI ... più numerosi di quelli che abbiamo avuto dalla Creazione dell'Uomo fino ad oggi (che sarebbero 50 milioni di anni). GRAZIE, Carissimo Apostolo di Maria DIVINA. DIO la benedica  >>

AMDG et D.V. MARIAE

martedì 16 luglio 2024

SANTA FILOMENA ... Santuario... in MUGNANO DEL CARDINALE


 

https://www.santuariosantafilomena.it/home1

E LA NOTTE FU : LA VERA STORIA DEL PECCATO ORIGINALE

 




È uno dei dogmi più trascurati e negati. Ma per Benedetto XVI è “di un’evidenza schiacciante”. Ne ha parlato tre volte in otto giorni. Senza di esso, ha detto, la redenzione cristiana “perderebbe il suo fondamento”

Benedetto XVI ha insistito su un dogma che è quasi scomparso dalla comune predicazione ed è negato dai teologi neomodernisti: il dogma del peccato originale.

Il mistero dell’Immacolata Concezione di Maria, che oggi solennemente celebriamo, ci ricorda due verità fondamentali della nostra fede: il peccato originale innanzitutto, e poi la vittoria su di esso della grazia di Cristo, vittoria che risplende in modo sublime in Maria Santissima.

“L’esistenza di quello che la Chiesa chiama peccato originale è purtroppo di un’evidenza schiacciante, se solo guardiamo intorno a noi e prima di tutto dentro di noi. L’esperienza del male è infatti così consistente, da imporsi da sé e da suscitare in noi la domanda: da dove proviene? Specialmente per un credente, l’interrogativo è ancora più profondo: se Dio, che è Bontà assoluta, ha creato tutto, da dove viene il male? Le prime pagine della Bibbia (Genesi 1-3) rispondono proprio a questa domanda fondamentale, che interpella ogni generazione umana, con il racconto della creazione e della caduta dei progenitori: Dio ha creato tutto per l’esistenza, in particolare ha creato l’essere umano a propria immagine; non ha creato la morte, ma questa è entrata nel mondo per invidia del diavolo il quale, ribellatosi a Dio, ha attirato nell’inganno anche gli uomini, inducendoli alla ribellione (cfr. Sapienza 1, 13-14; 2, 23-24). 

È il dramma della libertà, che Dio accetta fino in fondo per amore, promettendo però che ci sarà un figlio di donna che schiaccerà la testa all’antico serpente (Genesi 3, 15).

“Fin dal principio, dunque, ‘l’eterno consiglio’ – come direbbe Dante (Paradiso, XXXIII, 3) – ha un ‘termine fisso’: la Donna predestinata a diventare madre del Redentore, madre di Colui che si è umiliato fino all’estremo per ricondurre noi alla nostra originaria dignità. Questa Donna, agli occhi di Dio, ha da sempre un volto e un nome: ‘piena di grazia’ (Luca 1, 28), come la chiamò l’Angelo visitandola a Nazareth. È la nuova Eva, sposa del nuovo Adamo, destinata ad essere madre di tutti i redenti. Così scriveva sant’Andrea di Creta: ‘La Theotókos Maria, il comune rifugio di tutti i cristiani, è stata la prima ad essere liberata dalla primitiva caduta dei nostri progenitori’ (Omelia IV sulla Natività, PG 97, 880 A). E la liturgia odierna afferma che Dio ha ‘preparato una degna dimora per il suo Figlio e, in previsione della morte di Lui, l’ha preservata da ogni macchia di peccato’ (Orazione Colletta).

Carissimi, in Maria Immacolata noi contempliamo il riflesso della bellezza che salva il mondo: la bellezza di Dio che risplende sul volto di Cristo”.

TRATTO DA WWW.CHIESA ESPRESSONLINE .IT

DI SANDRO MAGISTER  11.12.2008

AMDG et D. V. MARIAE

lunedì 15 luglio 2024

TUTTI I SACRI CONCILII della Santa Chiesa Cattolica Apostolica Romana

 


CONCILI   ECUMENICI

 

Concilio ( universale) in cui il Papa convoca tutti i Vescovi per discutere e deliberare su gravi questioni dogmatiche o disciplinari. I decreti e i canoni conciliari sono vincolanti per tutta la chiesa. Mentre le chiese ortodosse riconoscono soltanto i primi sette concili ecumenici, la chiesa cattolica ne riconosce 21, da quello di Nicea (325) al Vaticano II  (1962-1965).

 

I

II

III

IV

V

VI

VII

VIII

IX

X

XI

XII

XIII

XIV

XV

XVI

XVII

XVIII

XIX

XX

XXI

Nicea I (325)
Costantinopoli I (381)
Efeso (431)
Calcedonia (451)
Costantinopoli II (553)
Costantinopoli III (680-681)
Nicea II (787)
Costantinopoli IV (869-870)
Laterano I (1123)
Laterano II (1139)
Laterano III (1179)
Laterano IV (1215)
Lione I (1245)
Lione II (1274)

Vienne (1311-1312)
Costanza (1414-1418)
Basilea-Ferrara-Firenze (1431-1443)
Laterano V (1512-1517)
Trento (1545-1563)
Vaticano I (1869-1870)
Vaticano II (1962-1965)

 

 

Nome del Concilio Località Pontefice Data

 

NICENO I (Nicea) Silvestro I Anno 325

 

Tenuto nel 325, fu il primo concilio ecumenico e venne convocato dall’imperatore Costantino I per risolvere la controversia ariana sulla natura di Cristo; a esso parteciparono 318 vescovi dell’impero su 1800. Il simbolo niceno, che definiva la consustanzialità del Figlio col Padre, venne accolto come posizione ufficiale della Chiesa circa la divinità di Cristo. Il concilio stabilì anche la celebrazione della Pasqua la domenica successiva alla Pasqua ebraica, e riconobbe al vescovo di Alessandria un’autorità sulla Chiesa d’oriente simile a quella semipatriarcale del vescovo di Roma, il papa. Da questa proclamazione di autorità nacquero i patriarcati.

 

 

COSTANTINOPOLITANO I (Costantinopoli) Damaso I Anno 381

 

 

Secondo concilio ecumenico della Chiesa, convocato da Teodosio I, imperatore d’Oriente. I 150 vescovi presenti pronunciarono la condanna di varie eresie (in particolare contro Macedonio di Costantinopoli che negava la divinità dello Spirito Santo), riaffermarono le decisioni del primo concilio ecumenico, quello di Nicea (325), affermarono che lo Spirito Santo è consustanziale e coeterno con il Padre e il Figlio con cui forma la Santissima Trinità e riconobbero al vescovo di Costantinopoli il posto d’onore dopo quello di Roma.

 

 

EFESINO (Efeso) Celestino l Anno 431

 

Terzo concilio ecumenico della Chiesa cristiana, convocato a Efeso nel 431 dall’imperatore d’Oriente Teodosio II e dall’imperatore d’Occidente Valentiniano III per risolvere la controversia derivata dall’eresia del nestorianesimo. Questa prese avvio nel 428, quando Nestorio, patriarca di Costantinopoli, rifiutò di riconoscere a Maria, Madre di Gesù Cristo, il titolo di  "Madre di Dio”. I sostenitori della sua tesi affermavano l’esistenza in Cristo di due persone, quella divina e quella umana, che agivano di comune accordo; di conseguenza Maria veniva considerata madre di Gesù-uomo, non del Gesù-Dio. Tale concezione si opponeva alla dottrina comunemente accolta dall’unicità della persona di Cristo, contemporaneamente Dio e uomo. Sotto la guida di Cirillo, patriarca di Alessandria, il concilio depose Nestorio e ne condannò la dottrina, dichiarando che Gesù Cristo è vero Dio e vero uomo, dotato di due nature  (umana e divina) unite in una sola persona. Come logica conseguenza di questa dottrina, il concilio approvò il titolo di “Madre di Dio” per Maria.

 

 

CALCEDONESE (CalcedoniaLeone I Magno Anno 451

 

Quarto concilio ecumenico, convocato nel 451 dall'imperatore d'Oriente Marciano su richiesta di papa Leone I, per correggere le decisioni del Condilo di Efeso del 449 e per riesaminare il processo contro Eutiche. Circa 600 vescovi parteciparono alle 17 sessioni, che ebbero luogo tra l'8 ottobre e il 1° novembre.

Il concilio condannò Eutiche e il monofisismo (sostenuto invece dal latrocinio di Efeso), dottrina che affermava la sola natura divina in Gesù Cristo, negandone la natura umana. La definizione calcedonese, ispirata alla formulazione di Leone nel suo Tomus a Flaviano, vescovo di Costantinopoli, e alle lettere sinodali inviate da Cirillo di Alessandria a Nestorio, stabilì che il Cristo possiede sia la natura umana sia la natura divina, in lui inseparabili.

Il concilio promulgò anche 27 canoni che regolano la disciplina e la gerarchia ecclesiastiche e la condotta clericale, che furono tutti accolti dalla Chiesa occidentale. Venne tuttavia respinto un 28° canone, che avrebbe garantito al vescovo di Costantinopoli uno status simile a quello del papa a Roma.

 

 

CASTANTINOPOLITANO II (Costantinopoli ) Virgilio Anno 553

Quinto concilio ecumenico della Chiesa: Fu convocato da Giustiniano I, imperatore bizantino. Condannò come infetti di eresia nestoriana i cosiddetti "Tre capitoli", cioè le opere di Teodoro di Mopsuestia, gli scritti di Teodoreto di Ciro, contro san Cirillo ed il Concilio di Efeso, e la lettera di Iba di Edessa al persiano Mari.

 

 

COSTANTINOPOLITANO III (Costantinopoli) Agatone-Leone II Anno 680-681

Sesto concilio ecumenico. Indetto dall'imperatore Costantino IV Pogonato, che partecipò personalmente al concilio, tenendone la presidenza durante le discussioni teologiche. Alla discussione conclusiva, l'imperatore fu acclamato "protettore e interprete della fede".

Il Concilio condannò i monoteliti, affermando la dottrina che in Gesù Cristo sussistono due volontà e due operazioni naturali, senza divisione e senza cambiamento, inseparate, inseparabili e inconfuse; quindi, due volontà, di cui una divina, alla quale è subordinata quella umana. Condannò, scomunicandoli, anche tutti coloro che avevano sostenuto la dottrina monotelita, come i patriarchi Sergio, Pirro, Ciro e lo stesso papa Onorio, che aveva mostrato delle aperture verso di essa.

 

 

NICENO II (Nicea) Adriano I Anno 787

Settimo concilio ecumenico. Indetto durante la reggenza dell'imperatrice Irene. Si tenne inizialmente a Costantinopoli (786), poi, a causa dei torbidi suscitati dagli iconoclasti, fu trasferito a Nicea. Si pronunziò in favore del culto delle immagini, ordinando che queste venissero ripristinate nelle chiese dell’impero, distinguendo tra la venerazione riservata ai santi rappresentati dalle immagini e l'adorazione dovuta solo a Dio. Parteciparono 350 vescovi.

 

 

COSTANTINOPOLITANO IV (Costantinopoli) Nicola I-Adriano II Anno 869-870

Ottavo concilio ecumenicoE’ considerato il quarto concilio di Costantinopoli dalla Chiesa che lo riconosce come proprio ottavo concilio ecumenico. Indetto dall'imperatore bizantino Basilio I il Macedone per confermare la deposizione da parte sua di Fozio, patriarca di Costantinopoli. Fozio, il principale artefice dello scisma del IX secolo tra la Chiesa d’Oriente e quella d’Occidente, fu deposto formalmente.  Sotto la presidenza dei legati pontifici, asserì la supremazia del papa anche sull'Oriente.Questo concilio non venne riconosciuto dalla Chiesa d’Oriente.

Fu l'ultimo dei Concili ecumenici tenuti in Oriente e convocati dagli imperatori.

 

 

LATERANENSE I (Roma - San Giov. Lat.Callisto II Anno 1123  

Nono concilio ecumenico. Venne  convocato nel 1123 da Callisto II e fu il primo concilio ecumenico svoltosi in Occidente. La sua decisione più importante fu la ratifica del concordato di Woems (1122) con l’imperatore Enrico V, che pose fine alla lotta per le investiture tra autorità secolari ed ecclesiastiche. Il concilio promulgò inoltre canoni che proibivano la simonia e il matrimonio del clero e annullò le ordinanze dell’antipapa Gregorio VIII (1118-1121).

 

 

LATERANENSE II (Roma - San Giov. Lat.Innocenzo II Anno 1139

Decimo concilio ecumenico.  Fu chiamato a risolvere lo scisma provocato dall’antipapa Anacleto II (1130-1138) e decretò la scomunica per i suoi seguaci;  sospensione della predicazione ed esilio di Arnaldo da Brescia e di Pietro di Bruys. Il concilio rinnovò i canoni contro il matrimonio del clero e proibì i tornei pericolosi. Condannò alcune eresie sui sacramenti del battesimo, cresima e matrimonio.

 

 

LATERANENSE III (Roma - San Giov. Lat.Alessandro III Anno 1179

Undicesimo concilio ecumenico.  Ratificò la pace con l’imperatore Federico I Barbarossa e stabilì la procedura per l’elezione papale da parte del conclave dei cardinali, decretando che erano necessari i due terzi dei voti. Condanna dei catari, dei patari e crociata contro gli albigesi.

 

 

LATERANENSE IV (Roma - San Giov. Lat.Innocenzo III Anno 1215

Dodicesimo concilio ecumenico. Viene ritenuto il più importante dei concili Lateranensi, e venne contraddistinto dalla presenza di due patriarchi d’Oriente, legati di molti principi secolari, e più di 1200 vescovi e abati. Tra i suoi 70 decreti spicca la condanna delle eresie dei catari e dei valdesi; una professione di fede che introdusse per la prima volta la definizione di transustanziazione; una disposizione che proibiva la fondazione di nuovi ordini monastici; la richiesta, rivolta a tutti i membri della Chiesa occidentale, di confessarsi e comunicarsi almeno una volta all’anno; disposizione per bandire una nuova crociata. Condannò le opere di Gioacchino da Fiore e Pietro Lombardo.

 

 

LIONESE I (Lione) Innocenzo IV Anno 1245

Tredicesimo concilio ecumenico. Pronunziò la deposizione dell'imperatore Federico II, quale usurpatore dei beni e oppressore della libertà della Chiesa, e deliberò l'invio di soccorsi a Costantinopoli e in Terra Santa. Dettò norme sulla procedura dei giudizi ecclesiastici.

 

 

LIONESE II (Lione) Gregorio X Anno 1274

Quattordicesimo concilio ecumenico. Ebbe particolarmente di mira la pacificazione e l'unione fra la chiesa latina e quella greca, su proposta dell'imperatore Michele VIII Paleologo. Ristabilì l'unione con i Greci che riconobbero, oltre la legittimità della dottrina del Filioque, il primato dei papi e il principio dell'appello a Roma. Regolamento per i conclavi. Crociata contro i musulmani.

 

 

VIENNESE (Vienne in Francia) Clemente V Anno 1311-1312

Quindicesimo concilio ecumenico. Fu decisa la soppressione dell'ordine dei Templari e condannati i beguardi e le beghine. Questione della povertà francescana. Decreti di riforma.

 

 

COSTANZA (Costanza in Germania) Martino V Anno 1414-1418

Sedicesimo concilio ecumenico. Convocato e presieduto in un primo momento dal pontefice Giovanni XXIII, che poi si ritirò. Pose termine allo scisma d'Occidente. Depose i papi Giovanni XXIII e Benedetto XIII, mentre Gregorio XII abdicava volontariamente. Condannò Giovanni HussWicliff e Girolamo da Praga. Proclamato papa Martino V, questi confermò la parte del Concilio riguardante la materia relativa alle questioni di fede. Non vennero invece approvate le decisioni che dovevano affermare la superiorità del Concilio sul papa.

 

 

FIORENTINO (Basilea - Ferrara - Firenze) Eugenio IV Anno 1431-1443

Diciassettesimo concilio ecumenico. Aperto nel 1431 a Basilea, sciolto da Eugenio IV (1437), riunito poi a Ferrara (1438) e trasferito a Firenze (1439), fu chiuso a Roma nel 1443. Vi intervennero l'imperatore Giovanni VIII Paleologo e il patriarca Giuseppe di Costantinopoli. Fu votata l'unione dei Greci con i Latini; vennero risolte le controversie relative alla processione dello Spirito Santo, all'Eucaristia e al Purgatorio, e proclamato da Greci e Latini il "primato" del pontefice romano. Pubblicò ancora decreti di unione relativi agli ArmeniGiacobiti, Siri, Caldei e Maroniti.

 

 

LATERANENSE V (Roma - San Giov. Lat.Giulio II-Leone X Anno 1512-1517

Diciottesimo concilio ecumenico. Convocato da Giulio II nel 1512 e continuato da Leone X fino al 1517. Prese provvedimenti per la riforma della disciplina ecclesiastica; annullò gli atti del conciliabolo di Pisa (1511) e confermò il concordato con Francesco I, che aboliva la Prammatica Sanzione di Bourges. Proibì la stampa di libri privi dell’approvazione eccelsiastica. Definizione della personalità e immortalità dell'anima umana contro Pomponazzi.

 

 

TRIDENTINO (Trento) Paolo III- Giulio III-Pio IV Anni 1545-1563

Diciannovesimo concilio ecumenico. Condanna di Lutero e delle sue dottrine, di Zwingli e di Calvino. Attuazione della Controriforma. Decreti di riforma della vita della Chiesa. Dottrina sulla Sacra Scrittura, sul peccato originale, sulla grazia e la giustificazione, sui sacramenti e sul sacrificio della messa, sul culto dei santi e delle immagini.

In reazione alla Riforma protestante, deliberò una riforma generale del corpo ecclesiastico e ridefinì i dogmi. I decreti conciliari ratificati da papa Pio IV il 26 gennaio del 1564 costituirono il modello della dottrina di fede e della pratica della Chiesa cattolica fino alla metà del XX secolo.

Benché fin dal tardo XV secolo la convocazione di un concilio fosse stata sollecitata da più parti, sia all'interno sia all'esterno della Chiesa, in particolare da Martin Luterò nel 1520, l'idea di un nuovo concilio trovò riluttante papa Clemente VII, che temeva di avallare indirettamente il principio secondo cui al concilio - e non al papato - sarebbe spettata l'autorità suprema della Chiesa. Inoltre, le difficoltà politiche che il luteranesimo aveva creato all'imperatore Carlo V fecero sì che gli altri sovrani europei, specialmente Francesco I di Francia, evitassero qualsiasi provvedimento che potesse rafforzare o favorire l'imperatore.

Fu papa Paolo III che nel 1542 convocò il concilio; tuttavia esso si aprì a Trento solo il 13 dicembre 1545, articolandosi in tre sessioni.

 

Prima sessione

Risolte le questioni procedurali, l'assemblea si rivolse alle fondamentali problematiche dottrinali sollevate dai protestanti. Uno dei primi decreti affermò che la Scrittura doveva essere interpretata secondo la tradizione dei padri della Chiesa: un rifiuto implicito del principio protestante della "sola Bibbia". Il lungo e complesso decreto riguardante la giustificazione condannava il pelagianesimo detestato da Lutero, ma tentava contemporaneamente di conferire un ruolo alla libertà umana nel processo di salvezza. Questa sessione affrontò inoltre questioni disciplinari, come l'obbligo dei vescovi di risiedere nelle loro diocesi.

 

Seconda sessione

Dopo un'interruzione provocata da una profonda incomprensione di natura politica tra Paolo III e Carlo V, la seconda sessione del concilio, convocato nuovamente dal neoeletto papa Giulio III, rivolse la sua attenzione soprattutto ai sacramenti. La sessione, alla quale parteciparono alcuni luterani, fu boicottata dai rappresentanti francesi.

 

Terza sessione

La terza sessione del concilio dibatté prevalentemente questioni disciplinari, in particolare il problema irrisolto della residenza episcopale, da molti considerata la chiave di volta della riforma ecclesiastica. Nel 1564 Pio IV proclamò la professione di fede tridentina (da Tridentum, l'antico nome romano di Trento) che sintetizzava le decisioni dell'assemblea in materia dottrinale. Tuttavia il concilio non affrontò mai una discussione riguardante il ruolo del papato nella Chiesa, questione sollevata ripetutamente dai protestanti. Tra i teologi che parteciparono al concilio, si ricordano in particolare Girolamo SeripandoReginaid Pole, Diego Lainez, Melchior Cano e Domingo De Soto.

 

Significato

Oltre a risolvere questioni dottrinali e disciplinari di grande rilievo per i cattolici, il concilio diede alle autorità ecclesiastiche la percezione di una coesione e di una prospettiva unitaria essenziali per la nuova vitalità della Chiesa durante la Controriforma. L'utilizzo dell'espressione "età tridentina" per definire l'epoca della storia della Chiesa cattolica dalla metà del XVI secolo fino al concilio Vaticano II.

 

 

VATICANO I (Roma, Vaticano) Pio IX Anno 1869-1870

Ventesimo concilio ecumenico. Sospeso a seguito dell'unificazione di Roma all'Italia. Indetto dal papa Pio IX, fu esteso alle Chiese ortodosse e protestanti che non accettarono. Pio IX a sua volta non accettò la proposta della Chiesa anglicana di presentare delle proprie tesi. Definizione del dogma della infallibilità pontificia. Condanna degli errori moderni del materialismo e del razionalismo contro la fede e la rivelazione. Definizione su Dio creatore, sulla Chiesa.

 

 

VATICANO II (Roma, Vaticano) Giovanni XXIII-Paolo VI Anni 1962-1965

Ventunesimo concilio ecumenico. Indetto dal papa Giovanni XXIII. A seguito della conferma dell'infallibilità pronunciata dal precedente Concilio, si riteneva che esso, come istituzione, sarebbe stato destinato alla decadenza. Dalle decisioni prese, era invece risultato che il Concilio rimaneva una valida istituzione. Esso infatti si era pronunciato, in armonia con i tempi, su questioni come l'apertura verso le altre chiese separate e sulla tolleranza verso le confessioni non cristiane. Erano risultate, inoltre, potenziate le prerogative collegiali dell'episcopato nei confronti della curia romana, la valorizzazione della funzione dei laici in seno alla chiesa e la democratizzazione del Concilio, con la netta separazione dei poteri nell'ambito del Concilio stesso. /Fondamentale era stata, infine, la riforma della liturgia/.

Come appendice del Concilio, l'enciclica "Humanae vitae", emanata dal papa Paolo VI nel 1968, è da considerare come interpretazione dei principi fissati nel Concilio.

Commissioni conciliari: a) per la Liturgia; b) teologica; c) dei vescovi e del governo delle diocesi; d) della disciplina del clero; e) delle Chiese orientali; f) delle Missioni; g) dell'apostolato dei laici; h) per la disciplina dei Sacramenti; i) per i religiosi; l) per i Seminari, gli studi e le scuole cattoliche; m) per gli affari straordinari.

 AMDG et D.V. MARIAE